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Se muore l’auto Torino si spegne

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Ultimo aggiornamento 13 Aprile, 2024, 09:03:41 di Maurizio Barra

Alle minacce verso il nostro Governo di Carlos Tavares, Ceo di Stellantis “Se chiamate i cinesi, dovrete affrontarne le conseguenze”, come dire che in Italia deve restare un solo produttore, cioè quella ex Fiat in disfacimento che ha ormai il cuore e il cervello fuori dal nostro Paese, ieri ha risposto il sindacato unito. Ma Torino, checché ne dicano gli slogan, non c’era. O almeno non c’era quella città unita e composta che il 10 novembre 2018 si è ribellata al tentativo dei 5 Stelle di cancellare la Tav. E l’ha salvata.

Cinquemila persone in corteo (qualcuno dice il doppio) se da una parte hanno il merito di aver rotto un silenzio sull’emergenza lavoro durato 15 anni, dall’altro sono troppo pochi per testimoniare concretamente che Torino, le fabbriche dell’auto e l’indotto rischiano una crisi mai vista prima. Crisi che può travolgere l’intera economia del territorio. Forse è mancata la capacità di fare sintesi sul problema. Ossia mettere in chiaro che da una parte c’è Tavares con le sue delocalizzazioni (Polonia, Africa settentrionale, Sud America) e dall’altro ci sono il Governo e le istituzioni locali. Il braccio di ferro è lì. Tra Tavares e il ministro Urso, tra le elemosine di qualche nuovo reparto a Mirafiori e il progetto del ministro che comprende la produzione di un milione e 400 mila vetture l’anno.

Con Stellantis, se finisce questa vergognosa querelle, o con altri produttori. Immaginare che il sindacato, da solo, possa piegare il gigante ad una strategia locale, è come tornare alla leggenda di Davide e Golia. Serve compattezza, non ideologia. E occorre mano ferma visto che nell’agenda romana ci sono almeno 8 nomi di produttori mondiali, non solo i cinesi. Parliamo di Toyota, Suzuki, Kia e Hyundai, tanto per citarne qualcuno. Con una caratteristica: la produzione di vetture ibride e non elettriche. Vale a dire di auto alla portata del portafoglio dei futuri acquirenti, alla faccia del “credo Tavares” e degli obiettivi europei fissati dal Fit for 55 che vorrebbero vietare a partire dal 2035, di produrre e vendere auto o furgoni dotati di motori termici alimentati a diesel e benzina. Il rischio è grande: se l’auto more, si spegne Torino.

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