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Cgil, i Cpr da chiudere perché non rispettano i diritti umani

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 15 Aprile, 2024, 23:22:23 di Maurizio Barra



“I Cpr vanno chiusi in quanto non
garantiscono il diritto d’asilo e il rispetto dei diritti umani.


   
Accoglienza e inclusione devono essere le linee guida di nuove
politiche dell’immigrazione nel segno dell’umanità. Non
possiamo accettare che la nostra Costituzione e i diritti
vengano calpestati”.


   
E’ la posizione espressa da una delegazione della Cgil di
Potenza dopo una visita nel centro di Palazzo San Gervasio
(Potenza): “Non è accettabile – ha spiegato il segretario della
Cgil potentina, Vincenzo Esposito – che i migranti vengano
rinchiusi in questi lager, privati dei più elementari diritti e
in condizioni spesso disumane. I Cpr sono frutto di una politica
migratoria che guarda esclusivamente a operazioni di controllo e
contenimento e non alla gestione del fenomeno migratorio, ai
diritti e alla necessità di guardare alle persone che arrivano
come nuovi europei e pezzi già esistenti della nostra società.


   
Una visione distorta del reale e dei principi di questo Paese:
nessuna strategia da parte del Governo che non fa alcuno sforzo
per considerare i migranti non come stranieri ma come titolari
di diritti. Il rischio della mancanza di strategia, come è
evidente anche nel caso di Palazzo San Gervasio, è che si
riproduca una stagione di ghetti e di disagio sociale nei
singoli territori e che l’accoglienza continui a rimanere un
tema esclusivo del ministero dell’Interno mentre dovrebbe e
potrebbe rappresentare un ambito ampio in cui al centro ci siano
i diritti, i servizi e si possano riattivare economie,
valorizzando anche territori marginalizzati e spopolati se
coinvolti tutti gli attori in campo: Governo, Regioni, Comuni,
terzo settore, sindacati – ha concluso Esposito – potrebbero
rappresentare ciascuno per la propria competenza un motore di
evoluzione in termini di diritti umani, sviluppo dei territori,
tutela dei diritti, lotta allo sfruttamento”.


   

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