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Donald Trump alla sbarra, si apre il processo per il caso Stormy Daniels

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Ultimo aggiornamento 15 Aprile, 2024, 08:36:43 di Maurizio Barra

Salvo sorprese dell’ultima ora, oggi per la prima volta nella storia degli Stati Uniti un ex presidente – nonché a breve candidato alla presidenza – sarà seduto al banco degli imputati in un processo penale.

Si apre infatti a New York il primo processo a carico di Donald Trump: quello istruito dal procuratore distrettuale di Manhattan Alvin Bragg, in cui il tycoon è accusato di avere falsificato le sue dichiarazioni finanziarie nel 2016 per occultare 130mila dollari pagati a una ex attrice porno, Stormy Daniels, affinché tacesse sulla loro relazione.
I capi di imputazione sono 34, i tentativi di rinviare le udienze sono falliti e questo è l’unico procedimento che potrebbe chiudersi prima del voto del 5 novembre.

Tutto ruota sul fatto, già accertato, che Michael Cohen, allora avvocato di Trump, pagò Daniels e poi fu rimborsato da Trump che fece figurare quei soldi come spese legali. Cohen è stato condannato a tre anni nel 2018 per la stessa vicenda e per avere mentito al Congresso: ora sarà uno dei testimoni chiave del processo, con la difesa che tenterà in ogni modo di screditarlo. Ha già iniziato lo stesso Trump, a modo suo: “Cohen e Daniels sono due bugiardi – ha detto – due sacchi di spazzatura”.

Si inizia dunque oggi con la selezione della giuria e si prevede che in tutto il procedimento durerà sei settimane, con udienze tutti i giorni della settimana tranne il mercoledì.
Attirerà un’enorme attenzione mediatica, considerando che l’imputato per legge dovrà essere sempre presente. Tra i potenziali testimoni, la stessa Daniels e forse anche Karen McDougal, una modella di Playboy che pure afferma di essere stata pagata per tacere sulla sua relazione con Trump.

Non sarà però uno show mediatico: le telecamere non sono ammesse in aula e ai fotografi sarà concesso solo un breve accesso per ogni singola udienza. Trump ha confermato che ci sarà: “Testimonierò, dirò la verità e la verità è che un caso che non esiste”. Il candidato repubblicano – manca solo l’investitura ufficiale della convention del partito – ha tutto l’interesse a spettacolizzare l’evento, usandolo in chiave elettorale per denunciare quella che definisce una persecuzione giudiziaria dettata da motivazioni politiche. Nel frattempo ha iniziato a delegittimare lo stesso giudice del processo, Juan Merchan, accusandolo di essere a favore dell’avversario Joe Biden.

La corte d’appello di New York deve ancora pronunciarsi su tre ricorsi degli avvocati di Trump, tra i quali quello contro l’ordine che vieta all’imputato di continuare ad attaccare sui social testimoni, procuratori o loro familiari e quello per ricusare il giudice – ma intanto hanno detto che il giudice può procedere.

Se condannato, Trump rischierebbe fino a quattro anni di carcere per ogni capo di imputazione, ma molti esperti escludono una conclusione così drammatica: molto probabilmente rimarrebbe libero per continuare la campagna elettorale, in attesa dell’appello. Del resto, una condanna non pregiudicherebbe il suo status di candidato – e perfino di presidente, se dovesse vincere.

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