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La diagnosi? Chiedo all'intelligenza artificiale. Ecco per cosa la usiamo

Tempo di lettura: 3 minuti

Ultimo aggiornamento 16 Aprile, 2024, 19:34:51 di Maurizio Barra

L’Intelligenza Artificiale (IA) è un argomento che suscita sempre più interesse e curiosità, ma anche preoccupazione e diffidenza. Cambierà la nostra vita? Cambierà le nostre città? A Torino, come emerge da una recente ricerca di Changes Unipol elaborata da Ipsos, l’IA è vista con fiducia da ben 7 intervistati su 10, ma allo stesso tempo polarizza le opinioni. E il risultato non dovrebbe sorprendere, considerando la vocazione stessa di Torino, dalla sede del Centro Nazionale per l’Intelligenza Artificiale – con già un primo investimento di 20 milioni di euro, 100 ricercatori e la sede alle Ogr – alle ricerche e al patrimonio di studi e applicazione, a partire da Stellantis che la sta introducendo in fabbrica. Vediamo i risultati della ricerca. 

Il 95% degli intervistati ha almeno sentito parlare di IA, il 60% afferma di conoscerla e il 20% di utilizzarla. Tuttavia, le risposte dei torinesi sono le più polarizzate in Italia quando si parla delle possibili implicazioni dell’IA. Da un lato, c’è un 19% di intervistati molto attratti e incuriositi, dall’altro, un 24% si mostra preoccupato e diffidente, percentuale che pone Torino al primo posto in Italia, alla pari con Roma.

L’82% dei torinesi utilizza l’IA per tradurre un testo da una lingua straniera, il 61% per organizzare viaggi e vacanze e il 39% per una consulenza finanziaria. Spicca il dato del 44% degli intervistati che sfrutta l’IA per ottenere una diagnosi medica, facendo di Torino la città con la percentuale più alta per questo utilizzo.

Secondo i torinesi, l’IA porterà miglioramenti principalmente nella digitalizzazione della pubblica amministrazione (59%), nel vivere esperienze culturali (57%), nel fare shopping (52%), nel divertirsi (51%), negli spostamenti e mobilità (49%), nella precisione e velocità delle diagnosi mediche (48%).

In ambito lavorativo, i torinesi si mostrano divisi. Se il 13% afferma che l’IA non produrrà vantaggi per la sfera lavorativa, il 42% vede come principale beneficio l’accesso a informazioni, dati e pubblicazioni come mai in passato. Il 32% si concentra sulla semplificazione delle attività lavorative e dei compiti più complessi, il 23% sulle maggiori e più estese opportunità di formazione e il 20% sul miglioramento della work-life balance grazie alle possibilità di automazione.

Nonostante l’ottimismo dei torinesi riguardo alla possibilità di riconoscere le informazioni reali da quelle generate dalla IA, il 50% raccomanda l’introduzione di regolamenti e leggi severi sull’uso dell’IA, con il 40% che vorrebbe inoltre un’opera di educazione e formazione dei cittadini ed il 34% che auspica una maggior responsabilizzazione delle piattaforme media nel monitorare e rimuovere la disinformazione. 

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