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Palermo, aiuta una donna canadese in ospedale e poi la violenta con il cugino

Tempo di lettura: 3 minuti

Ultimo aggiornamento 16 Aprile, 2024, 11:19:40 di Maurizio Barra


Palermo, aiuta una donna canadese in ospedale e poi la violenta con il cugino - foto 2

Tgcom24




 

Due cugini sotto indagine

 Adesso sotto indagine ci sono due cugini palermitani, 42 e 44 anni, accusati degli abusi sulla donna. Uno di loro, inserviente in ospedale, avrebbe inizialmente aiutato la canadese indicandole il reparto dove si trovava il fidanzato. Lei, secondo il racconto del “Corriere della Sera”, è rimasta talmente colpita dalla gentilezza di lui da lasciarsi convincere a farsi riaccompagnare al b&b in scooter, dopo la visita al fidanzato. Ai carabinieri ha raccontato che “era gentile, simpatico, e io mi sono fidata”. I due si sono anche scambiati il profilo Instagram.

 

La violenza nel b&b

 Così, una volta raggiunto l’alloggio della canadese, si sono comprati qualcosa da mangiare e sono saliti insieme in camera. Poi sono usciti a fare un giro in moto e nel tragitto hanno incontrato il cugino dell’uomo. Tutti e tre sono tornati al b&b e a questo  punto sarebbe cominciato l’orrore. Uno dei due, ha raccontato la donna al militare, “cercava di afferrarmi e baciarmi. Io mi mettevo a ridere e gli dicevo di no. Questo è l’ultimo ricordo preciso che ho, eravamo sul divano”. 

 

Il racconto della vittima

 La canadese si è poi risvegliata con addosso solo la felpa “che era bagnata – dice – e avevo i capelli ricci, mentre prima di uscire li avevo allisciati, segno che qualcuno mi aveva messo sotto la doccia”. E poi i lividi e i preservativi sparsi a terra. A questo punto ha capito quello che era successo e ha chiamato il fidanzato. 

 

La versione dell’accusato

 Il palermitano ai suoi messaggi risponde che il rapporto era stato consensuale. Ma i medici hanno riscontrato graffi e abrasioni sul corpo della donna. Quindi, si indaga per violenza. 

 

Le mogli intercettate

 Nel caso ci sono poi anche le intercettazioni delle mogli degli indagati, che al telefono commentano l’accaduto cercando prove per scagionarli. “Tuo marito secondo me quando quella gli si buttò nell’ascensore ha capito che si poteva fare. E così chiamò suo cugino”, dice una delle donne all’altra. Che risponde: “La sella del motore è veramente piccola. E’ talmente stretta che questo li stuzzicava, sicuramente per questo non capirono più niente”. 

 

La conversazione al telefono

 Le mogli ritengono che non sia stata violenza perché “‘sti ragazzi erano puliti e non avevano neanche un graffio”: insomma, se si fosse trattato di stupro, la vittima si sarebbe difesa lasciando qualche segno sugli uomini. E poi: “Lui queste cose le deve dire all’avvocato perché negli ascensori ci sono le telecamere. Lo state vedendo che lei si sta buttando di sopra. Ci sono un sacco di cose che fanno male a noi, però sono utili per la difesa”. 

 

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