Ultimo aggiornamento 17 Aprile, 2024, 01:27:39 di Maurizio Barra
(di Leonardo De Cosmo)
La metà del traffico Internet è
dovuta ai bot, sistemi automatizzati in grado produrre contenuti
o interagire come un umano, e la gran parte di questi (il 65%) è
programmata per creare danni a siti, generare disinformazione o
invadere le mail di spam. A dirlo è il rapporto Imperva Bad Bot
di Thales che sottolinea inoltre che il traffico dovuto a utenti
umani è solo del 50,4% mentre grazie anche all’Intelligenza
Artificiale la presenza generale di bot (compresi quelli non
malevoli) ha raggiunto nel 2023 livelli record, con il 49,6% del
traffico globale.
“I bot sono una delle minacce più pervasive e in crescita
che ogni settore deve affrontare”, ha detto Nanhi Singh, General
Manager, Application Security di Imperva, società del Gruppo
Thales. “Dal semplice web scraping alla creazione di account
dannosi, allo spam e all’impossibilità di utilizzare i servizi
di rete – ha aggiunto – i bot hanno un impatto negativo sulle
organizzazioni, colpiscono i servizi online e richiedono grandi
investimenti per supporto ai clienti e le infrastrutture”. Si
tratta di sistemi sempre più avanzati e allo stesso tempo
economici, come dimostrato anche da Jack Brewster, redattore di
NewsGuard, l’organizzazione internazionale che valuta
l’affidabilità dei siti di notizie, che sul Wall Street Journal
ha raccontato come sia possibile comprare un ‘newsbot’, un bot
specializzato nella generazione di false notizie, per appena 100
dollari. Agenti automatizzati che diffondono disinformazione e
che potrebbero avere un ruolo non trascurabile nell’orientare le
scelte popolari, questione particolarmente pericolosa in vista
delle prossime elezioni negli Usa.
Spinti proprio dai continui miglioramenti dei modelli di
IA generativa, capaci di produrre testi e contenuti credibili
indistinguibili da quelli umani, il rapporto di Thales conferma
come il traffico generato dai bot sia in costante crescita, con
un aumento di 2 punti percentuali rispetto al 2022, con picchi
di bot dannosi concentrati in alcuni paesi come Irlanda (71%) e
Germania (67,5%).
Ovviamente non tutti i bot sono malevoli, una parte consistente
di essi (circa il 35%) sono infatti sistemi automatici ideati
per varie funzioni, come le chat in grado di interagire con i
clienti di un’azienda, sistemi per analizzare i contenuti del
web, fino ad agenti automatizzati per identificare possibili
attacchi hacker. Ma il 65% dei bot in azione sono malevoli e
occupano il 32% dell’intero traffico Internet, si tratta di
sistemi in grado simulare il comportamento umano, eludere le
difese informatiche e produrre anche gravi danni: un problema
particolarmente sentito nel gaming, dove si registra un traffico
generato da bot malevoli del 57,2%, seguito dalle vendite al
dettaglio (24%), viaggi (21%) e servizi finanziari (16%). “I bot
automatizzati – ha aggiunto Singh – supereranno presto la
percentuale di traffico Internet proveniente dagli esseri umani,
cambieranno il modo in cui le organizzazioni produrranno e
proteggeranno i siti Web e le applicazioni”. Proprio per questo,
sottolinea il rapporto Thales, occorre investire in strumenti
più avanzati per sicurezza, capaci di gestire le minacce dovute
al traffico automatizzato.
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