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Sanità in crisi, in due anni persi 32mila posti negli ospedali

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Ultimo aggiornamento 19 Aprile, 2024, 00:35:35 di Maurizio Barra

Dal 2020 al 2022 negli ospedali italiani sono stati tagliati 32.500 posti letto e fra il 2019 e 2022 oltre 11.000 medici hanno lasciato le strutture pubbliche. Scende anche il numero degli ospedali: in 10 anni ne sono stati chiusi 95, pari al 9%. E le risorse sono sempre meno: nel 2024, il finanziamento del Fondo sanitario è aumentato in termini assoluti rispetto al 2021 ma è diminuito rispetto al Pil ed è eroso dall’inflazione. Questi dati sono presentati dalle 75 Società scientifiche dei clinici ospedalieri e universitari (FoSSC), che chiedono al governo una «grande riforma strutturale e misure urgenti per salvare il Ssn. A rischio le cure per tutti».

In appena due anni, durante l’emergenza Covid, rileva il coordinatore del Fossc, Francesco Cognetti, il numero dei posti letto «è diminuito, e ne sono stati tagliati 32.508: nel 2020 erano 257.977, ridotti a 225.469 nel 2022. Si stima che, negli ospedali italiani, manchino almeno 100 mila posti letto di degenza ordinaria e 12 mila di terapia intensiva». Ed ancora: «l’età media dei medici è sempre più elevata, con ben il 56% che ha più di 55 anni rispetto al 14% della Gran Bretagna, ed entro il 2025, andranno in pensione 29.000 camici bianchi e 21 mila infermieri, senza un sufficiente inserimento di nuovi professionisti, e sempre più giovani, formati a spese dello Stato, circa 150mila euro ognuno, vanno all’estero, dove ricevono stipendi anche tre volte superiori».

Diminuisce anche il numero dei nosocomi: in 10 anni ne sono stati chiusi il 9%. Nel 2012 erano 1.091, nel 2022 sono calati fino a 996, con una riduzione più consistente per quelli pubblici (67 in meno, da 578 a 511). Non solo. Nel 2024, afferma, «il finanziamento del Fondo sanitario nazionale è aumentato in termini assoluti rispetto al 2021, ma è diminuito rispetto al Pil, e queste risorse sono state in larga parte utilizzate per aumenti contrattuali irrisori del personale, che non sono in grado di contenere l’esodo dei medici». Oggi in conferenza stampa a Roma, nella sede della rappresentanza in Italia del Parlamento e della Commissione Europea, la Fossc denuncia la situazione critica del Servizio sanitario nazionale: «È indispensabile il potenziamento degli ospedali», è la richiesta delle società scientifiche. Cognetti sottolinea inoltre che «i livelli essenziali di assistenza, cioè le cure considerate fondamentali, non sono rispettati in dodici regioni su ventuno. E si tratta – precisa – dei livelli attualmente in vigore che risalgono addirittura al Dpcm 29 novembre 2001, aggiornati a12 gennaio 2017, ma mai attuati».

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