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Per Filippo Mosca e Luca Cammalleri il giudizio d'appello il 17 maggio

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Ultimo aggiornamento 20 Aprile, 2024, 03:14:30 di Maurizio Barra

   Rinviata al prossimo 17 maggio la sentenza del giudizio d’appello per Filippo Mosca e Luca Cammalleri, i due giovani di Caltanissetta rinchiusi ormai dai primi di maggio dell’anno scorso nel carcere di Porta Alba, a Costanza, in Romania. Lo hanno deciso in mattinata i giudici romeni. Mosca e Cammalleri, arrestati a maggio del 2023 e detenuti ormai da quasi un anno, sono stati condannati in primo grado il primo a 8 anni e 6 mesi e il secondo a 8 anni e 3 mesi per traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Insieme con i due amici una loro conoscente italiana, della quale non si conosce il nome.

“Non ho ancora sentito Filippo e non so come dargli questa notizia – dice all’ANSA la madre Ornella Matraxia – So quanto pesa ogni giorno trascorso lì dentro, senza nessuna risposta, senza nessuna certezza, nella immobilità fisica e psicologica, nella sofferenza di chi sa di essere innocente. È un logorio immane per lui e per me e non ha senso. I giudici di appello si erano presi già due mesi di tempo per esprimere la loro decisione e questi ultimi giorni di attesa sono stati incredibilmente pesanti”.

“Non vedevamo l’ora che arrivasse questo giorno – aggiunge la mamma del detenuto – per entrare, in ogni caso, in una nuova fase. Per andare avanti. Ma adesso si ferma tutto, e lì dentro il tempo si dilata. Chiedo ai media e alla nostra politica di intervenire, di abbracciare la nostra lotta. Di fare di più e con più forza”.

“E’ rimasto in silenzio senza parole”. Lo dice all’ANSA Pietro Cammalleri che poco fa ha sentito al telefono il fratello Luca, recluso nel carcere di Porta Alba, a Costanza, in Romania, assieme all’amico Filippo Mosca. “Non ci sono parole – aggiunge Pietro – non possiamo continuare a subire tutto questo. Non è giusto. I tempi adesso si dilatano ulteriormente e i primi di maggio Luca e Filippo avranno trascorso un anno di carcere senza colpa. Siamo delusi, amareggiati, distrutti. Vogliamo una giustizia giusta”.

 
   

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