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Autovelox non omologati, in Veneto a rischio sanzioni per milioni

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Ultimo aggiornamento 21 Aprile, 2024, 03:26:20 di Maurizio Barra



Le multe per eccesso di velocità
rilevate sulle strade italiane attraverso apparecchiature uguali
a quelle adottate dal Comune di Treviso sulla strada regionale
n.53, meglio nota come “Tangenziale”, potrebbero essere
annullate.


   
E’ la conseguenza che rischia di derivare da una sentenza
della Corte di Cassazione la quale, come riportano i giornali,
ha accolto l’impugnazione di un avvocato di Treviso che, da
automobilista, aveva ricevuto una sanzione per aver viaggiato a
97 chilometri orari dove il limite è di 90.


   
L’iniziativa del ricorrente era stata assunta anche alla luce
di un contenzioso nato due anni fa tra il giudice di pace, al
quale si era rivolto un precedente guidatore multato, e la
magistratura ordinaria, nel corso del cui svolgimento si erano
ottenuti pronunciamenti contrapposti. Le motivazioni della
Suprema Corte risiedono nel fatto che le apparecchiature
sarebbero state autorizzate dal ministero delle Infrastrutture
ma non sottoposte dallo stesso Governo ad una verifica tecnica
più puntuale necessaria alla loro omologazione. Vi sarebbe in
sostanza un vuoto normativo che, in assenza di correzioni,
metterebbe al riparo d’ora in poi da conseguenze pecuniarie gli
automobilisti colti dagli autovelox per ora giudicati non
regolamentari.


   
Per quanto riguarda le finanze pubbliche del Veneto,
mediamente le sanzioni per violazioni al codice della strada
valgono circa 50 milioni l’anno e sono per un terzo addebitabili
al superamento dei limiti di velocità riscontrato dalle
apparecchiature elettroniche. La quota normalmente riscossa dal
Comune di Treviso sarebbe di poco inferiore ai 4 milioni.


   



   

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