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Disability Pride, la sfilata dei diritti: in 1.500 per una «vita indipendente»

Tempo di lettura: 4 minuti

Ultimo aggiornamento 21 Aprile, 2024, 02:44:06 di Maurizio Barra

In 1.500 sono partiti dal giardino Schiapparelli verso piazza Vittorio: è il corteo del Disability Pride Torino, alla sua seconda edizione. In testa gli organizzatori e le istituzioni, in diverse presenti alla manifestazione, da Jacopo Rosatelli assessore al Welfare e alle pari opportunità, in fascia tricolore a rappresentanza del sindaco. Tra i volti della politica locale anche Silvio Viale, Sarah Disabato e Diego Sarno.

Oltre le prime file, lo spazio silenzioso ovvero un “comparto” pensato per chi patisce i sovraccarichi sensoriali, dove il rumore è ridotto al minimo. A metri dietro, invece, Gabriele Capponi dj di Parma suona musica commerciale e revival sul furgoncino dove si trova la sua postazione. «Attuiamo la convenzione Onu. Ma facciamolo per davvero. È stata scritta nel 2006. E che ogni caregiver venga tutelato, una categoria troppo spesso lasciata in un angolo. Poi, autonomia e indipendenza: sono due cose diverse. Indipendente vuol dire fare quel che si vuole, anche con l’aiuto di qualcuno. Rendiamo la legge sulla vita indipendente possibile, soprattutto per chi vive in provincia, un provvedimento sugli assistenti personali». Il primo intervento di Dajana Gioffrè termina con un lungo applauso. Sarà lei a presentare sul palco i tanti interventi previsti una volta arrivati in piazza Vittorio. Come quello dei Terconauti, noti influencer che creano contenuti divertenti e virali su Instagram a tema inclusione.

Durante il corteo è stato illustrato il manifesto con le richieste: una società dove i disabili siano realmente al pari degli altri, con la possibilità di poter vivere con “normalità” tutti gli aspetti del quotidiano. Dalla sessualità, con assistenti dedicati, ai siti internet di pubblica utilità, spesso non accessibili per tutti. Poi il voto elettronico, per chi non ha possibilità di uscire e recarsi alle urne. E ancora le macchinette totem, come quelle dove si può pagare il parcheggio o acquistare le sigarette: troppo alte e complesse per esser utilizzate da chiunque. E ancora, mobilità e mezzi pubblici: autobus con più posti a disposizione per i disabili, semafori sonori e trasporto senza barriere architettoniche totale.

Arrivati in piazza Vittorio i partecipanti sono diventati 2.000: sotto al palco si è tenuto uno spettacolo di danza organizzato da Gabriella Cerritelli, curatrice del progetto “danzare la diversità” che si occupa di corsi di danza per tutti, anche per chi utilizza la carrozzina. Uno spettacolo che in tanti si sono fermati a osservare. «L’abiilismo è una forma discriminazione, va abbattuta combattendo le barriere fisiche, sensoriali e culturali» ha dichiarato Rosatelli.

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