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Banche, in Abruzzo gli sportelli scendono del 5,1% nel 2023

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 22 Aprile, 2024, 22:05:52 di Maurizio Barra

“Le banche non solo abbandonano i
nostri territori, ma sembrano avere una gran fretta di farlo,
con chiusure che procedono a una velocità maggiore rispetto a
quanto avviene nelle altre regioni”. Lo afferma, a proposito
dell’Abruzzo, la Fisac Cgil Abruzzo Molise che, analizzando i
dati Bankitalia, sottolinea come ogni anno la situazione appaia
“peggiorata rispetto a quello precedente”. A livello regionale,
gli sportelli bancari sono passati dai 429 del 2022 ai 407 del
2023, con una flessione di 22 unità, pari al -5,1%.

   
La flessione arriva al -25,9% considerando gli ultimi cinque
anni, dato che – rileva il sindacato – colloca l’Abruzzo al
secondo posto tra le regioni peggiori d’Italia. A livello
provinciale, in testa c’è la provincia dell’Aquila, con una
variazione del -29,4% nei cinque anni (-4,3% nel 2023), seguita
dal Teramano (-26,7%; +6,1% nel 2023), dal Pescarese (-24,3%;
-4,8% nel 2023) e dal Chietino (-23,5%; -5,1% nel 2023).

   
Il risultato di tale situazione è che nel 2023, in Abruzzo,
solo il 39% dei comuni, cioè 119, ha almeno uno sportello
bancario, dato di gran lunga inferiore alla media nazionale del
58,9%. Il dato scende addirittura al 26,9% nell’Aquilano, mentre
arriva al 63,8% nel Teramano. Il sindacato parla infatti di “due
situazioni ben distinte: ad una, tutto sommato accettabile,
nelle province di Pescara e Teramo, fa da contraltare il dato
relativo alle province di Chieti e L’Aquila, caratterizzate da
tanti comuni ubicati nelle aree interne”.

   
L’andamento degli occupati nel settore bancario conferma la
situazione in atto: tra il 2022 e il 2023 sono passati da 2.870
a 2.797, con una variazione del -2,5%, percentuale che arriva al
-19,5% considerando gli ultimi cinque anni (-5,8% in Italia).

   
“Il tema dell’abbandono bancario – commenta il sindacato – ha
visto la Fisac impegnarsi a fondo, per denunciarlo ma anche per
cercare di proporre soluzioni alle aziende bancarie. Un
possibile provvedimento potrebbe consistere nello spostare i
centri direzionali dalle regioni del Nord a quelle del centro
Sud, riuscendo così a tamponare almeno l’emorragia
occupazionale, senza peraltro arrecare disagio alle aziende”.

   

   

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