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Banche, in Molise gli sportelli scendono del 28,4% in 5 anni

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 22 Aprile, 2024, 22:45:37 di Maurizio Barra

“Le banche non solo abbandonano
i nostri territori, ma sembrano avere una gran fretta di farlo,
con chiusure che procedono a una velocità maggiore rispetto a
quanto avviene nelle altre regioni”. Lo afferma, a proposito del
Molise, la Fisac Cgil Abruzzo Molise che, analizzando i dati
Bankitalia, sottolinea come ogni anno la situazione appaia
“peggiorata rispetto a quello precedente”. A livello regionale,
gli sportelli bancari sono passati dagli 81 del 2022 ai 78 del
2023, con una flessione di 3 unità, pari al -3,7%. La flessione
arriva al -28,4% considerando gli ultimi cinque anni, dato che –
rileva il sindacato – colloca il Molise al primo posto tra le
regioni peggiori d’Italia.

   
A livello provinciale, in testa c’è la provincia di
Campobasso, con una variazione del -32,2% nei cinque anni (-4,8%
nel 2023), seguita dall’isernino (-13,6%; invariata nel nel
2023). Il risultato di tale situazione è che nel 2023, in
Molise, solo il 17,6% dei comuni, cioè 24, ha almeno uno
sportello bancario, dato di gran lunga inferiore alla media
nazionale del 58,9%. Il dato scende addirittura all’11,5% nella
provincia di Isernia, mentre è al 21,4% in quella di Campobasso.

   
“Non esistono banche in oltre 8 comuni su 10 – osserva il
sindacato – arrivando al dato di Isernia che vede gli abitanti
di quasi il 90% dei comuni costretti a spostarsi se vogliono
effettuare operazioni bancarie”.

   
L’andamento degli occupati nel settore bancario conferma la
situazione in atto: tra il 2022 e il 2023 sono passati da 533 a
505, con una variazione del -5,3%, percentuale che arriva al
-14,7% considerando gli ultimi cinque anni (-5,8% in Italia).

   
“Il tema dell’abbandono bancario – commenta il sindacato – ha
visto la Fisac impegnarsi a fondo, per denunciarlo ma anche per
cercare di proporre soluzioni alle aziende bancarie. Un
possibile provvedimento potrebbe consistere nello spostare i
centri direzionali dalle regioni del Nord a quelle del centro
Sud, riuscendo così a tamponare almeno l’emorragia
occupazionale, senza peraltro arrecare disagio alle aziende”.

   

   

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