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L'Ad Roberto Sergio: "La Rai trasmetterà il documentario su Vincenzo Agostino"

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 22 Aprile, 2024, 01:10:06 di Maurizio Barra

“In memoria di Vincenzo Agostino, uomo di grande dignità e coraggio, che ha dovuto affrontare il dolore della perdita di suo figlio, un valoroso poliziotto caduto vittima della mafia. A te, Vincenzo, che hai portato avanti la tua battaglia senza mai conoscere la verità, vogliamo rendere omaggio per la tua forza e la tua determinazione. Che il tuo esempio di coraggio e sacrificio continui a illuminare il cammino per un futuro di giustizia e verità”. 

Così, in un post su Facebook, l’amministratore delegato della Rai, Roberto Sergio, ricorda Agostino, morto oggi a 87 anni, dopo essersi battuto per anni per ottenere giustizia per la morte del figlio Nino, l’agente di polizia assassinato dalla mafia, assieme alla moglie incinta Ida Castelluccio, l’8 agosto del 1989.      

“Riposa in pace, Vincenzo, e che il tuo ricordo rimanga vivo nei cuori di tutti coloro che lottano per un’Italia libera da ogni forma di malavita”, aggiunge Sergio, annunciando che “la Rai ha acquisito i diritti del documentario che racconta la sua storia e che andrà in onda nei prossimi giorni”.   

“Caro Vincenzo, ti ho abbracciato più volte in questo ultimo anno e nel salutarti per l’ultima volta sono certo che potrai, prima possibile, tagliare la tua lunga barba bianca in Paradiso, dove ti sei riunito alla amata moglie Augusta e a tuo figlio Nino, eroe della nostra amata Italia”, conclude l’Ad Rai.

Chi era Vincenzo Agostino

Vincenzo Agostino, morto oggi a Palermo, era il padre dell’agente di Polizia Nino, ucciso dalla mafia l’8 agosto del 1989, insieme alla moglie incinta, Ida Castelluccio. Da giorni le sue condizioni di salute si erano aggravate. In seguito alla morte del figlio e della nuora, in segno di protesta, per chiedere che venisse fatta luce sui mandanti dell’omicidio, Agostino si era fatto crescere la barba dicendo che non l’avrebbe tagliata fino alla scoperta dei mandanti.

Per 35 anni Vincenzo Agostino non ha mai smesso di lottare per ottenere verità e giustizia portando il suo impegno sociale nelle scuole con quella sua lunga barba bianca. Ha continuato senza sosta la suabattaglia fino all’ultimo, chiedendo che venisse fatta luce in particolare sui depistaggi nelle indagini sul duplice omicidio. Una prima verità è arrivata quando è stato condannato Madonia. Agostino aveva assistito a tutte le udienze sia del processo in abbreviato a Madonia sia a quelle col rito ordinario a carico di Gaetano Scotto e Francesco Paolo Rizzuto. “Si sta avvicinando il giorno in cui potrei tagliare la barba perché si avvia a conclusione anche il procedimento ordinario. In caso di condanna, quel giorno potrò mantenere la promessa che ho fatto sulla tomba di mio figlio – diceva – Intanto, Madonia resta in carcere, io spero che adesso decida di pentirsi e di raccontare tutto quello che sa”. Quel giorno non era arrivato. La corte d’assise si deve ancora pronunciare sulle responsabilità del boss Gaetano Scotto.

La sua morte è stata accolta con commozione da parte delle istituzioni e della politica, ad iniziare dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella che ha definito Agostino il “protagonista di una coraggioso impegno contro la mafia”. Cordoglio anche da Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana. Il presidente della Regione siciliana, Renato Schifani ha parlato di “un simbolo della testimonianza dell’antimafia, mentre il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, ha detto che “il suo impegno civile deve continuare a rappresentare uno sprone per le istituzioni e la magistratura per arrivare a una verità completa su questo omicidio”.

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