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L’universo di Italo Cremona che piace tanto anche a Sgarbi

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Ultimo aggiornamento 23 Aprile, 2024, 20:16:39 di Maurizio Barra

Quella di Italo Cremona, dice Sgarbi, «è una fantasia senza limiti, è la capacità di muoversi oltre i confini, senza temi obbligati. La forza di Cremona – sottolinea il critico d’arte ferrarese – è il non visto». Difficile, infatti, vedere in un quadro, come in quelli del pittore pavese d’origine e torinese d’adozione, una composizione con un cranio di airone o con le pelli di scimmia, una conchiglia che dialoga con un mattone o una conchiglia che dialoga con un guantone da scherma, o ancora pistole che prendono forme umane e diventano oggetti erotici, conturbanti.

A questo eccentrico e visionario artista del secolo scorso – è morto a Torino nel ’79 -, a questo poliedrico personaggio, non solo pittore ma anche scenografo, costumista, arredatore, sceneggiatore, scrittore, Vittorio Sgarbi ha sempre creduto. Sua, infatti, l’idea di dedicargli la mostra che si apre oggi alla Gam di Torino e che in autunno approderà al Mart di Rovereto.

«È il meno sconosciuto tra gli artisti sconosciuti – dice – ed è stato per la pittura ciò che Carlo Mollino è stato per l’architettura». Curata da Giorgina Bertolino, Daniela Ferrari, Elena Volpato, la rassegna “Italo Cremona. Tutto il resto è notte”, titolo che rimanda a una frase scritta da Cremona nella rubrica “Acetilene” che firmava per la rivista Paragone di Roberto Longhi, mette in mostra nelle sale della Galleria di via Magenta un centinaio di dipinti e una selezione di disegni e incisioni per un totale di 120 opere, frutto di prestiti di istituzioni pubbliche e di raccolte private. Dal Museo Casa Mollino proviene ad esempio il “Ritratto di Carlo Mollino” del 1928, dalla Collezione Rai di Torino “Piccolo Golem” del 1940, dalla Collezione Bottari Lattes “Vittoria sul cavallo di gesso” del 1940. Appartengono, invece alla Gam la serie “Metamorfosi” e “Inverno”.

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In questa mostra, che ripercorre cinquant’anni della carriera dell’artista, il percorso cronologico è inframmezzato da “isole senza tempo”, così le definisce la curatrice Volpato. Come il “cabinet des folies”, il cuore dell’esposizione , dedicato ai dipinti fantastici, grotteschi, surreali di Cremona. O la “Sala delle facciate”, dove sono ritratte le facciate silenziose dei palazzi e delle case torinesi, ad esempio quelle del suo studio in via Po. O ancora la produzione di nudi e i disegni delle “ armi improprie”. Concludono la rassegna due sale, a cura di Fabio Cafagna, che presentano una selezione di dipinti, fotografie e video di altri artisti presenti nelle collezioni Gam, tra questi Mario Sironi, Gabriele Basilico, Luigi Ghirri.

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