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Andrea Colombi (Yamaha): “La nautica si assesterà su livelli superiori al pre-Covid”

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E’ incredibile come da un periodo di paura, dolore e incertezza possano nascere effetti positivi che perdurano nel tempo. E’ il caso del Covid e della pandemia. La nautica deve al virus un ritorno d’immagine sicuramente insperato in quei mesi cupi, durante i quali si fermava il mondo. Il settore aveva reagito, prima di altri, ma anche grazie alla pandemia si è capito più ampiamente che significa mare, barca, socialità a bordo, ambiente, vita all’aria aperta.

La riprova arriva dalle parole di Andrea Colombi, country manager di Yamaha, brand che ha anche una divisione nautica e che per le prove del suo nuovo motore, il 350 HP V6, ha scelto il golfo della Spezia, dove proprio in queste ore si stanno svolgendo le evoluzioni di sei imbarcazioni di diverse dimensioni dotate appunto del nuovo modello che – come dice Colombi – “va a colmare uno spazio nella nostra gamma dopo l’uscita dalla produzione del precedente 350 HP”.

Yamaha, giusto per inquadrare l’azienda, fattura circa 320 milioni di euro, con un contributo di 45 milioni dalla divisione marine. Il comparto dei motori marini fattura circa 200-250 milioni nel suo complesso. “Noi abbiamo quasi sempre detenuto circa il 20-25% del mercato”, dice Colombi, che è entrato in Yamaha nel 2006 come analista ed è diventato poi country manager nel 2015. Divisione che conta su 90 concessionari, “praticamente al 90% monomandatari”. Diverse le partnership, tra le quali quella con Capelli, di cui Yamaha è distributore.


L’exploit del mercato

Ci arriveremo, ma prima proseguiamo il discorso generale. “Uno degli effetti positivi della pandemia è stata l’esplosione del mercato. Dei motori fuoribordo, ma in generale di tutti i prodotti che vendiamo (moto e altro, ndr), legati alla libertà e alla mobilità personale. In particolare, durante il Covid si è verificata una inaspettata propensione delle persone ad approcciare il mare. Vuoi per una questione di limitazioni in atto, che vedevano nella barca un’isola dove poter stare all’aria aperta con i propri familiari, ma vuoi anche per la voglia di libertà che ha portato tanti a vedere nel mare un modo di soddisfare propri desideri, ambizioni, modi di vivere diversi”.

Il mercato della nautica, inteso come barche, è cresciuto. “Direi che è aumentato in maniera impressionante, tanto è vero che i produttori ci hanno messo un po’ di tempo per riposizionarsi sulle nuove produzioni”. E di rimando, c’è stata una grande richiesta di motori fuoribordo. “L’incremento di vendite c’è stato per tutte le categorie, ma in particolare per quella dei motori extra large, i cui numeri sono raddoppiati”. Stiamo parlando della gamma oltre i 200 HP. Perché? “Perchè sono cresciute le dimensioni delle imbarcazioni”, risponde Colombi. “C’è stato anche un grande exploit del noleggio, con un netto miglioramento della qualità delle flotte e dunque anche delle motorizzazioni, che sono anche in questo caso aumentate con le dimensioni delle barche stesse”.

Il boom del fuoribordo

Ci si può chiedere, ma perché si assiste a un incremento del fuoribordo rispetto all’entrobordo? Incremento che, scendendo nel dettaglio, ha visto la quota repowering – vale a dire montare un nuovo motore su una “vecchia” barca – raggiungere quella del “nuovo” assoluto – nuova barca, nuovo motore -. “Questo fenomeno è in atto da almeno dal 2018. E’ successo che tanti cantieri hanno iniziato a pensare a barche che prima potevano soltanto montare gli entrobordo in chiave del fuoribordo. Perché questi ultimi motori consentono di avere più spazio a bordo, meno vibrazioni e una manutenzione più facile. E così, barche sulle quali un tempo mai si pensava di montare un fuoribordo sono iniziate ad essere spinte proprio da quest’ultimo tipo di motori”. Motorizzazioni anche impensabili in passato, come quattro “bombe” da 450 HP l’uno.

I numeri aiutano a capire. “Nel 2018 si vendevano 16.600 motori fuoribordo, nel 2022 si è superato quota 20.000. E il mercato italiano è diventato il primo d’Europa”. Ciò si spiega anche con il numero di cantieri esistenti nella Penisola: più barche vendono, più motori servono. “Ma a contribuire è stato anche il cambio d’immagine della nautica, non più vista in modo ostile”. Più motori, e anche maggiori potenze. “La nostra gamma arriva sino a 450 HP, una potenza che non molto tempo fa era impensabile. Nella prima decade del 2000 il top era 300 HP, ma con una media di 100-150 HP. Noi siamo stati i primi nel 2008 ad uscire con un 350 HP, che è rimasto in produzione sino al 2018”. La gamma di Yamaha oggi vede sugli extra-large il 300, 350, 400, 425 e 450 HP.


Ovviamente, negli anni, gli stessi motori sono cambiati. Più flessibili, più sostenibili, più efficienti, più leggeri (il nuovo 350 HP pesa solo 6 chili in più del 300 HP), meno difficili da manutenere. E più “intelligenti”, Colombi ci passi il termine. “Il tema della flessibilità oltre al motore è legato al sistema di navigazione. Parlo del Helm Master EX, che è una vera rivoluzione e sul quale ci siamo molto focalizzati negli ultimi anni in termini di ricerca e sviluppo”. Si tratta di un sistema integrato che consente, tanto per capire, di gestire insieme il blocco motori – magari tre, quattro insieme – come fosse unico. Manovrando e ormeggiando con un joystick, tanto che sembrerà di avere un’elica laterale (il che, cancella anche l’ansia di dover gestire magari tre-quattro motori di elevata potenza). Un sistema, inoltre, che si potrà interconnettere con i sistemi di navigazione veri e propri della barca, tanto che i motori potranno “dialogare” con il pilota automatico o con l’ancora virtuale (il posizionamento fisso con Gps). Il tutto, gestito dal ponte di comando. E in un certo senso, customizzato sulle esigenze dell’armatore o proprietario della barca, che dir si voglia.

Il futuro più sostenibile

Non è un mistero che la casa giapponese abbia presentato al Boat Show di Miami il progetto di un primo motore a idrogeno. Il che apre alla discussione sulla sostenibilità. “C’è una fase più vicina e una più lontana di evoluzione. Si comincia dai materiali utilizzati, ad esempio la plastica riciclata, in alcuni casi recuperata in mare, per le calandre – dice Colombi -. E si lavora sulle emissioni. Come azienda ci siamo dati un piano chiamato Environmental Plan 2050, che ha l’obiettivo di ridurre del 90% le emissioni di CO2, a cominciare dai siti produttivi”. Si lavora in tal senso anche sui motori?, chiediamo. “Non vediamo in questo momento uno stop ai motori termici, ma stiamo studiando come farli consumare meno e che possano essere alimentati da carburanti alternativi”. Il biodiesel, il metano green, etc.

Poi, c’è anche l’elettrico. E c’è l’idrogeno. “Su quest’ultimo ci stiamo muovendo, c’è il progetto del prototipo presentato a Miami, ma non saprei dire se e quando avremo un motore a idrogeno in produzione. Va detto, a scanso d’equivoci, che nel nostro caso si tratta di un fuoribordo che utilizza l’iniezione diretta, quindi che inietta idrogeno e quindi è un motore a scoppio con l’idrogeno, non parliamo di fuel cell. Quanto all’elettrico, l’acquisizione di Torqueedo (motori elettrici, uno dei brand leader del mercato globale per la mobilità elettrica sull’acqua, 250 brevetti estesi anche ai sistemi di bordo e alle eliche, ndr) guarda senz’altro allo sviluppo dell’elettrificazione delle nostre applicazioni marine, che ci ha già visto presentare al Salone di Venezia un motore da 6 HP, pensato per una mobilità su acque calme”.


Previsioni

Torniamo al mercato. Che vede Colombi, nell’immediato futuro? “Penso che il boom che abbiamo vissuto negli ultimi anni, molto intenso, avrà una una lieve flessione e si posizionerà secondo me sul livello del vero mercato, senza effetto Covid. Si assesterà su numeri che saranno maggiori di quelli pre-pandemia, ma inferiori ai picchi post-pandemia, insomma”.

Subentrerà un po’ un effetto saturazione? “Be’, forse sì. Anche se abbiamo assistito a un allargamento della base della nautica, con nuovi ingressi. E questa è l’eredità positiva che ci lascia la pandemia, parlo di un approccio diverso al mare e alla nautica, che prima aveva barriere all’entrata altissime, anche in termini di costi, dalle patenti ai posti barca. Sembrerà banale, ma di finanziamenti articolati sulle barche fino a sette anni fa non se ne vedevano. Diciamo che c’è stato un passo verso la democratizzazione della nautica”. Guardando avanti? “Bisognerà vedere anche come la politica vorrà utilizzare questo momento positivo per accompagnare la crescita di questa industria”.

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Media: Harvey Weinstein ricoverato a New York

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NEW YORK. Harvey Weinstein è stato ricoverato a New York. Lo afferma il suo avvocato Arthur Aidala, secondo il quale l’ex re di Hollywood si trova in questo momento all’ospedale Bellevue dove è sottoposto a una serie di esami. Lo riporta l’Associated Press sul proprio sito.

Giovedì, la Corte d’Appello di New York ha annullato la sua condanna dopo aver concluso che un giudice del processo ha consentito troppe prove non direttamente correlate alle accuse che ha dovuto affrontare. Il 72enne Weinstein soffre di una serie di disturbi, tra cui problemi cardiaci, diabete, apnea notturna e problemi agli occhi.


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Uilca, in Molise e Abruzzo il calo degli sportelli più forte

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Molise, Abruzzo e Marche conquistano
il triste primato della desertificazione bancaria. E’ quanto
sottolinea il sindacato bancario Uilca secondo cui tra il 2018 e
il 2023 le tre regioni hanno rispettivamente visto ridurre la
presenza degli sportelli bancari nel proprio territorio del
28,4%, del 25,9% e del 25%.

   
Percentuali superiori alla media nazionale: -20,7% (-5.248), da
25.409 a 20.161. I comuni serviti da banche in Italia, negli
stessi anni, sono diminuiti del 13,4% (-717), da 5.368 a 4.651.

   
Anche i dipendenti hanno subito un calo del 6% (-16.727), da
278.152 a 261.425.

   
Nel 2023, sono 4.347.643 (pari al 7,4% dell’intera
popolazione) le persone senza accesso a uno sportello bancario.

   
Di questi, 1.373.919 sono over 60.

   
“La desertificazione bancaria continua purtroppo a registrare un
andamento negativo. Con la nostra campagna Chiusura filiali? No,
grazie, durante lo scorso anno, abbiamo girato molti territori e
parlato con tante persone. Il problema della chiusura degli
sportelli bancari riguarda tutta la popolazione e ha ricadute
sui territori in termini economici, di legalità e sociali”,
commenta il segretario generale Uilca Fulvio Furlan. “Questa
mobilitazione, insieme al Rapporto Annuale sulla
desertificazione bancaria che abbiamo presentato lo scorso
gennaio, ha agevolato la costituzione di un gruppo di lavoro
presso il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, grazie
al presidente Renato Brunetta che ha accolto il nostro appello”.

   
A gennaio Uilca ha presentato il primo rapporto sull’impatto
della desertificazione bancaria: nove persone su dieci sono
insoddisfatte dalla chiusura degli sportelli bancari nel proprio
comune e ritengono utile parlare con un operatore bancario. Per
otto su dieci non sarebbe lo stesso se lo sportello bancario
chiudesse e fosse sostituito da un bancomat. Per sette su dieci
la prossimità bancaria influisce sulla propensione
all’investimento in prodotti finanziari.

   

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Cdp, colloca 1,5 miliardi bond in Usa, domanda sfiora i 10

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Cassa depositi e prestiti ha chiuso il collocamento sul mercato americano di una seconda emissione obbligazionaria in dollari da 1,5 miliardi con un boom della domanda con ordini per oltre 9,9 miliardi pari a quasi 7 volte l’offerta. L’offerta dello ‘Yankee bond’ dedicata agli investitori istituzionali ha visto una partecipazione di quelli esteri per circa l’80% del totale.

 Circa il 55% sono statunitensi. La cedola annua lorda è pari a 5,875%; la scadenza di 5 anni. Il rating dei titoli è atteso pari a BBB per S&P e BBB per Fitch. 

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Condanna definitiva per Cospito a 23 anni di carcere

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Diventa definitiva la condanna a 23 anni di carcere per l’anarchico Alfredo Cospito nel procedimento legato all’attentato alla ex caserma allievi carabinieri di Fossano del 2006. Lo hanno deciso i giudici della Cassazione che hanno ribadito anche la condanna a 17 anni e 9 mesi di per Anna Beniamino. I magistrati della sesta sezione hanno rigettato i ricorsi della Procura Generale di Torino e delle difese, così come sollecitato dal pg. Cospito è attualmente detenuto al regime del 41 bis nel carcere di Sassari dove è rientrato a giugno, dopo aver trascorso oltre quattro mesi nel penitenziario di Opera: a Milano era infatti stato trasferito per motivi di salute scaturiti dallo sciopero della fame a cui l’anarchico si era sottoposto – dal 20 ottobre del 2022 al 19 aprile del 2023 – per protestate contro il regime del carcere duro.

I supremi giudici hanno quindi accolto la richiesta del procuratore generale, che aveva chiesto di confermare le condanne inflitte nel giugno dello scorso anno dalla Corte d’assise d’appello di Torino. Il rappresentante dell’accusa aveva sollecitato il rigetto del ricorso del procuratore generale di Torino e l’inammissibilità di quelli presentati dalle difese dei due imputati, gli avvocati Flavio Rossi Albertini e Caterina Calia. Secondo il pg di Cassazione, Perla Lori, il danno “effettivamente realizzato” nell’azione “è di particolare tenuità. Appaiono quindi corrette le determinazioni poste nella sentenza impugnata”, ha aggiunto. L’udienza in Cassazione è stata anticipata dalle azioni in solidarietà a Cospito e Beniamino messe in atto da alcuni militanti anarchici: con diversi blitz a Roma sono infatti stati dati alle fiamme cassonetti e danneggiate le vetrate di alcune banche e bancomat. Le azioni sono state compiute nella zona del quartiere Tuscolano dove è stata anche danneggiata un auto e sui muri sono comparse le scritte “Anna e Alfredo liberi”. Nelle motivazioni della sentenza di Appello, i giudici di Torino scrissero che l’azione del 2006 fu “un grave atto terroristico” che però ebbe ripercussioni “modestissime”. Una “strage politica”, certo, ma senza vittime e senza grossi danni, e che quindi deve essere considerata di “lieve entità”. “L’azione – si legge – ha avuto una blanda ripercussione sulla compagine statale o, comunque, su una parte di essa (l’Arma dei carabinieri, ndr), e ha comportato un pericolo limitatissimo di una lesione alla personalità dello Stato e all’ordine democratico”.

“La decisione della corte di Cassazione conferma quanto sostenuto dalle difese nel corso del giudizio di rinvio ovvero che la pena dell’ergastolo con un anno di isolamento diurno invocato dalla procura generale di Torino rappresentava una richiesta sproporzionata e non sorretta da alcuna valida ragione giuridica. Rimane comunque il rammarico per una condanna estremamente severa”. Lo afferma l’avvocato Flavio Rossi Albertini, difensore di Alfredo Cospito commentando la decisione della Cassazione.

Il procedimento rappresenta il troncone principale del maxi-processo alle Fai-Fri, gruppo anarchico cui è attribuita una lunga serie di attacchi (plichi esplosivi, posizionamento di ordigni) avvenuti fra il 2003 e il 2016. Per quanto riguarda il regime del carcere duro, sempre la Cassazione, il 20 marzo scorso aveva dichiarato inammissibile l’istanza presentata dai difensori dell’anarchico contro la decisione del tribunale di Sorveglianza di Roma che il 23 ottobre aveva confermato il 41 bis per Cospito.

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I futures sul gas risalgono a 29 euro al megawattora

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Prezzo del gas in rialzo sul
mercato di Amsterdam. I futures sul gas naturale salgono
dell’1,96% a 28,9 euro al megawattora.

   

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Borsa: l'Europa chiude in calo, Francoforte -0,3%

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Chiusura in leggero calo per le
Borse europee, indebolitesi nel pomeriggio in scia all’andamento
in rosso di Wall Street. Francoforte ha perso lo 0,27%, Parigi
ha ceduto lo 0,17% mentre Londra ha chiuso in flessione dello
0,05%.

   

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In Iran rapper condannato a morte, partecipò alle proteste del 2022

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“Mi hanno inviato il verdetto oggi, ma non dirò qual è perché potrebbe avere un impatto psicologico sui miei fan, soprattutto quelli giovani”. Toomaj Salehi non è riuscito a rivelare subito di essere stato condannato a morte quando ieri ha appreso della sentenza nel carcere Dastgerd di Isfahan, dove è rinchiuso da circa un anno e mezzo. Era stato arrestato nell’ottobre del 2022 durante le proteste esplose dopo la morte Mahsa Amini, la 22enne di origine curda deceduta dopo essere stata messa in custodia dalla polizia morale di Teheran perché non avrebbe portato correttamente il velo.

Toomaj è uno dei volti più noti tra i quasi 20mila manifestanti arrestati durante le dimostrazioni anti governative del 2022 perché era già famoso come rapper di protesta e durante le rivolte aveva pubblicato una canzone molto critica nei confronti della Repubblica islamica, diventata un inno per molti manifestanti.

È stato uno dei suoi avvocati, Amir Raesian, a rivelare che il musicista di 33 anni è stato condannato a morte a causa della sua partecipazione alle manifestazioni, per “corruzione sulla terra”. L’artista aveva ricevuto una condanna a sei anni e tre mesi nel 2023, ma una decisione della Corte Suprema aveva escluso la pena capitale.

Il tribunale rivoluzionario di Isfahan “con una decisione senza precedenti ha deciso di non mettere in pratica la sentenza della Corte Suprema e ha condannato Salehi alla punizione più dura”, ha detto l’avvocato del rapper al quotidiano riformista Shargh, mentre altri legali dell’artista hanno annunciato che presenteranno appello alla sentenza, che ancora non è stata confermata dalla magistratura iraniana.

A causa della sua popolarità come musicista, Toomaj è stato prima attaccato dei media iraniani vicini alle Guardie della rivoluzione e una volta arrestato si è trovato incastrato in un groviglio giudiziario in cui le prime accuse mosse contro di lui non comprendevano nemmeno il reato di “corruzione sulla terra” per cui è stato successivamente incriminato e poi condannato alla pena di morte.

Dopo più di 250 giorni di carcere, era stato rilasciato nel novembre del 2023 ma meno di due settimane dopo è tornato dietro le sbarre, in seguito alla pubblicazione di un video in cui raccontava di aver subito torture mentre era in prigione. Mentre la pena di morte è già stata eseguita per almeno sette dei manifestanti arrestati durante le proteste del 2022, la sentenza inflitta al rapper ha sollevato un coro di proteste da parte di attivisti per i diritti umani e politici.

“Quel regime è rimasto della stessa ferocia e brutalità: non voltiamoci dall’altra parte, non dimentichiamoci di chi lotta per la libertà”, ha affermato la deputata del Pd Lia Quartapelle commentando la sentenza, che è stata contestata anche da varie organizzazioni non governative. La condanna potrebbe diventare anche un nuovo terreno scontro tra Berlino e Teheran dopo che la Germania era stata tra le voci più dure nel condannare il regime degli ayatollah per la repressione delle proteste del 2022, dove sono morte oltre 500 persone negli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine.

Una sentenza “assurda e inumana”, ha affermato la parlamentare tedesca Ye-One Rhie, esponente del Partito Socialdemocratico al governo in Germania, che già in passato aveva difeso la causa del rapper iraniano e oggi è tornata a chiederne il rilascio.

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Tg2 Costume & Società del 24/04/2024

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Puntata del 24/04/2024 ore 13:30 | Tg2 Costume & Società, Rubrica di Rainews

REDAZIONE:

  • direttore: ANTONIO PREZIOSI
  • a cura di: ROCCO TOLFA
  • di: GIOVANNI ALIBRANDI

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Salvini, Europee fondamentali ma nessun riassetto di governo

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“Sarà un voto fondamentale per il
futuro dell’Europa. Al governo non cambierà nulla. Non penso che
ci sarà nessun riassetto. È un voto fondamentale per il modo di
vivere e di lavorare di chi è davanti al televisore. Qua non
sarà un voto ideologico, destra, sinistra, fascisti, comunisti,
leghisti o marziani”. Lo ha detto Matteo Salvini, vicepremier e
leader della Lega, ospite di Porta a porta, in onda questa sera
su Rai1, parlando delle prossime elezioni europee.

   

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