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“La Costituzione e’ strutturalmente antifascista e noi giuriamo sulla Costituzione ma la violenza perpetrata di chi si dichiara antifascista non ci appartiene”. E riguardo al partito fascista aggiunge: “nessuno intende rifarlo, sarebbe una follia antistorica. Il 25 aprile – aggiunge – e’ un fatto oggettivo”. E ricorda di aver celebrato la giornata lo scorso anno con gli studenti regalando copie delle Costituzione.
In studio a In Mezz’Ora su Rai3, il ministro dell’Agricoltura, della Sovranita’ alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida durante la trasmissione In Mezz’Ora su Rai 3 ricorda Sergio Ramelli che fu sprangato da antifascisti. “La parola antifascista, purtroppo, ha portato in tanti anni a morti”. “Questo termine è troppo generico e preferisco rifarmi alla Costituzione italiana, che e’ strutturalmente antifascista e sulla quale ho giurato”.
“Nella nostra comunità non è pensabile che uno esibisce il nome sulla scheda e poi non è conseguente. Per noi è una presa in giro dei cittadini. Non è una questione di Schlein, ma anche di Meloni e altri leader. Farlo per acquisire qualche voto in più per noi è impensabile. Io non sarà candidato”. Lo ha detto il presidente del M5s, Giuseppe Conte, a In Mezz’ora su Rai Tre.
Sarà candidata con M5s “Carolina Morace, una sportiva, una calciatrice che oltre ad avere superato tantissimi primati sportivi ha fatto saltare tutti gli stereotipi, ha rotto schemi in un campo prevalente dei maschi”.
La scritta Movimento 5 stelle 2050 e #pace. Il leader M5s Giuseppe Conte ha mostrato ‘In mezz’ora’ su Raitre il simbolo per le Europee, “non ci sarà il mio nome nel simbolo”, ha aggiunto.
Sarà candidata con M5s “Carolina
Morace, una sportiva, una calciatrice che oltre ad avere
superato tantissimi primati sportivi ha fatto saltare tutti gli
stereotipi, ha rotto schemi in un campo prevalente dei maschi”.
Lo ha detto il leader M5s Giuseppe Conte a ‘in Mezz’ora’ su
Raitre.
Elly Schlein ha sciolto la riserva: correrà alle europee come capolista nelle circoscrizioni Centro e Isole. Ma la mossa è stata bocciata da Romano Prodi: “Non mi dà retta nessuno” – ha detto – chiedere il voto e poi non fare l’europarlamentare provoca “ferite alla democrazia che scavano un fosso. Vale per Meloni, Schlein, Tajani e tutti gli altri”. Duro anche il papabile alleato di campo largo: “Per noi del M5s – ha detto Giuseppe Conte – è una presa in giro dei cittadini. Non è una questione di Schlein, ma anche di Meloni e degli altri leader”. A pesare di più in casa dem sono state però le parole di Prodi, piombate in mezzo alla direzione del Pd riunita per approvare le liste per le europee. Al Nazareno, il clima era già piuttosto teso, per la proposta del presidente del partito Stefano Bonaccini di inserire il nome della segretaria nel simbolo per le europee. Un’ipotesi che ha creato divisioni sia nella maggioranza del Pd sia nella stessa minoranza guidata proprio da Bonaccini. Tanto che la decisione è stata rinviata.
VideoEuropee: ‘Liberta” di Cateno de Luca prima lista depositata
Senza particolari scossoni, invece, il via libera ai candidati: i capolista sono Schlein al Centro e nelle Isole, la figlia del fondatore di Emergency Cecilia Strada al Nord ovest, Bonaccini al Nord est e la giornalista Lucia Annunziata al Sud. Fra i candidati, l’ex direttore di Avvenire Marco Tarquinio, l’ex sardina Jasmine Cristallo, i sindaci Giorgio Gori, Dario Nardella, Matteo Ricci e Antonio Decaro, il primo firmatario della legge contro l’omofobia, Alessandro Zan, che corre in più circoscrizioni, l’ex segretario Nicola Zingaretti, il giornalista Sandro Ruotolo. In direzione, il tema spinoso è stato quello del nome della segretaria nel simbolo. “Non sono dell’avviso che possa funzionare un modello di partito leaderistico”, ha detto Peppe Provenzano, che ha sostenuto Schlein al congresso.
Fra le minoranze, critico Gianni Cuperlo: “Una scelta non necessaria”. Contrari anche diversi esponenti di Energia popolare, l’area di Bonaccini. I loro interventi sono stati letti da molti anche come espressione di una polemica montante verso la leadership interna del presidente. Quella del nome nel simbolo “è una proposta che spacca il partito”, ha detto Annamaria Furlan. In difesa di Schlein, il capogruppo al Senato, Francesco Boccia: “Penso che il nome della segretaria nel simbolo serva a confrontarsi con Giorgia Meloni e a garantire quel valore aggiunto che tutti riconoscono” a Schlein.
La candidatura della segretaria ha alimentato un altro capitolo di polemica col M5s. Correre “per acquisire qualche voto in più per noi è impensabile – ha detto Conte – Io non sarà candidato e il mio nome non sarà nel simbolo”. La risposta indiretta di Schlein è arrivata nelle repliche in direzione: “La mia candidatura è a disposizione del partito” anche perché “se c’è una persona che ha in astio la personalizzazione della politica sono io”. E poi, un avvertimento: “Questa ostinazione nel metterci al servizio di una prospettiva più alta” per creare l’alternativa alla destra “non è porgere l’altra guancia, non è buonismo”.
Le liste sono “espressione di una idea dell’Europa e del Pd che vogliamo – ha aggiunto la leader – un partito aperto che si lascia attraversare dalle migliori energie della società e che rivendica la competenza dei suoi amministratori, dirigenti e militanti. Una lista plurale”. Ma resta aperta la questione del nome nel simbolo. E i tempi stringono, visto che la direzione si è tenuta alla vigilia della scadenza del deposito dei contrassegni. Nel rinviare la decisione, il partito ha dato “mandato alla segreteria di verificare le condizioni affinché possa dare il massimo contributo” al risultato nelle urne. Una formula che – in alternativa – potrebbe aprire all’ipotesi di una corsa di Schlein anche in altre circoscrizioni, magari in posizioni defilate.
“Onestamente quello che sta
succedendo nelle candidature alle europee vuol dire che non mi
dà retta nessuno”. Lo ha detto Romando Prodi nel suo intervento
alla rassegna La Repubblica delle idee a Napoli commentando la
candidatura di Elly Schlein, segretaria del Pd alle europee. “Io
faccio dei ragionamenti sul buon senso perché così si chiede
agli elettori di dare il voto a una persona che di sicuro non ci
va a Bruxelles se vince. Queste sono ferite alla democrazia che
scavano un fosso. Questo ragionamento riguarda Meloni, Schlein,
Tajani e tutti i leader che si candidano: non è un modo per
sostenere la democrazia”.
“Onestamente quello che sta succedendo nelle candidature alle europee vuol dire che non mi dà retta nessuno”. Lo ha detto Romando Prodi nel suo intervento alla rassegna La Repubblica delle idee a Napoli commentando la candidatura di Elly Schlein, segretaria del Pd alle europee. “Io faccio dei ragionamenti sul buon senso perché così si chiede agli elettori di dare il voto a una persona che di sicuro non ci va a Bruxelles se vince. Queste sono ferite alla democrazia che scavano un fosso. Questo ragionamento riguarda Meloni, Schlein, Tajani e tutti i leader che si candidano: non è un modo per sostenere la democrazia”.
Conte: “Candidarsi e non andare in Ue è presa in giro”
“Nella nostra comunità non è pensabile che uno esibisce il nome sulla scheda e poi non è conseguente. Per noi è una presa in giro dei cittadini. Non è una questione di Schlein, ma anche di Meloni e altri leader. Farlo per acquisire qualche voto in più per noi è impensabile. Io non sarà candidato”. Lo ha detto il presidente del M5s, Giuseppe Conte, a In Mezz’ora su Rai Tre.
E’ polemica nel Pd sull’intenzione di
Elly Schlein di inserire il suo nome nel simbolo del partito in
vista delle europee. Una ipotesi contestata da diversi esponenti
dem, tra cui Beppe Provenzano, Gianni Cuperlo, Paola De Micheli,
Annamaria Furlan.
Continuano le polemiche sul caso Scurati, dopo che il monologo dello scrittore sul 25 aprile è saltato dalla programmazione. Sulla questione è intervenuto anche l’ad Roberto Sergio. “Da settimane la Rai è vittima di una guerra politica quotidiana con l’obiettivo di distruggerla”. Lo spiega l’amministratore delegato della Rai, Roberto Sergio, in un colloquio con La Stampa dopo il caso della censura del monologo sul 25 aprile dello scrittore Antonio Scurati. E proprio su questo l’ad annuncia che “quello che è accaduto non può finire qui” e che “per lunedì ho chiesto una relazione, saranno presi provvedimenti drastici”. Infatti secondo Sergio è “surreale, surreale come sia potuto accadere, è necessario approfondire e dare risposte. Chi ha sbagliato paga”.
Anche gli editori hanno dimostrato solidarietà a Scurati. “L’Associazione Italiana Editori è a fianco degli editori nel ribadire che la libertà di espressione è al cuore della democrazia ed è principio guida inderogabile per tutto il mondo del libro. Un Paese forte della sua democrazia non dovrebbe mai temere le opinioni degli scrittori, qualunque esse siano”. A sottolinearlo è il presidente di Aie, Innocenzo Cipolletta, in merito al dibattito che si sta sviluppando intorno alla cancellazione del monologo sul 25 aprile che lo scrittore Antonio Scurati avrebbe dovuto proporre su Rai3.
Usigrai: “Controllo sull’informazione asfissiante”. La Rai: “Nessuna censura”
“Il controllo dei vertici della Rai sull’informazione del servizio pubblico si fa ogni giorno più asfissiante. Dopo aver svuotato della loro identità due canali, ora i dirigenti nominati dal governo intervengono bloccando anche ospiti non graditi, come Antonio Scurati a cui era stato affidato un monologo sul 25 aprile, in una rete, Rai3, ormai stravolta nel palinsesto e irriconoscibile per i telespettatori”. È il testo del comunicato dell’Usigrai letto in onda oggi in tutti i tg e giornali radio della Rai e pubblicato sui siti di Rainews, TgR e Televideo. “La stessa azienda – continua il comunicato – che ha speso 6 milioni di euro per il programma Avanti Popolo, ora avanza motivazioni di carattere economico per l’esclusione di Scurati. Motivazioni già smentite dai fatti. Siamo di fronte ad un sistema pervasivo di controllo che viola i principi del lavoro giornalistico. L’assemblea dei Comitati di redazione della Rai – si ricorda – mercoledì ha proclamato lo stato di agitazione e approvato 5 giorni di sciopero. Gentili telespettatrici e telespettatori, noi ci dissociamo dalle decisioni dell’azienda e lottiamo per un servizio pubblico indipendente, equilibrato e plurale”.
“Nessun controllo sull’informazione e nessuna censura sono state operate dall’azienda nei confronti di programmi e conduttori. La Rai è patrimonio di tutti gli italiani ed esprime oggi più che mai i valori del pluralismo e della libertà di espressione”. è la replica dell’azienda alla nota dell’Usigrai.
“Sforzo dell’azienda – continua il comunicato della Rai – è quello di aggiungere, innovare, sperimentare nuovi contenuti e nuove narrazioni. Aggiungere opinioni, idee e punti di vista vuol dire essere ancora più pluralisti di come la Rai è stata in passato. Nessuno ha mai messo in discussione la possibilità di partecipazione dello scrittore Antonio Scurati alla trasmissione Che sarà condotta da Serena Bortone, la cui presenza era stata ampiamente annunciata. Il tentativo di strumentalizzare con polemiche sterili un caso montato sul nulla, rischia di vanificare il grande impegno che in questi mesi l’azienda ha profuso per migliorare il proprio assetto industriale ed economico e tutelare e valorizzare la grande tradizione del servizio pubblico”.
L’ad Sergio: “Vogliono distruggere la Rai”
“Da settimane la Rai è vittima di una guerra politica quotidiana con l’obiettivo di distruggerla”. Lo spiega l’amministratore delegato della Rai, Roberto Sergio, in un colloquio con La Stampa dopo il caso Scurati. E proprio su questo l’ad annuncia che “quello che è accaduto non può finire qui” e che “per lunedì ho chiesto una relazione, saranno presi provvedimenti drastici”. Infatti secondo Sergio è “surreale, surreale come sia potuto accadere, è necessario approfondire e dare risposte. Chi ha sbagliato paga”.
Del monologo censurato “nessuno mi ha informato. Ho appreso del caso Scurati – racconta – dal post che la giornalista Serena Bortone ha pubblicato sui profili social. Si doveva agire diversamente. Possiamo anche discutere sulla richiesta di mille e 800 euro per un minuto in trasmissione, se fosse esagerata o meno o non compatibile con gli standard Rai, e quindi anche eticamente inaccettabile, ma certamente non lo avrei censurato”. “Io lo avrei mandato in onda e avrei chiesto a Serena Bortone, nel caso fosse stato necessario – prosegue – un riequilibrio ai sensi della normativa che disciplina la par condicio”. Infine sulle possibili ingerenze politiche da parte della politica l’ad Rai assicura che “io non ho mai ricevuto interventi o telefonate dalla maggioranza di governo per condizionare scelte su programmi, conduttori o argomenti di qualunque genere”.
“Un nuovo inizio”. Per Stefano Bonaccini, proiettato a Bruxelles con la candidatura alle Europee di giugno, ma anche per l’Emilia-Romagna, dove dopo quasi dieci anni di guida bonacciniana si apre ufficialmente la partita della successione. Con la sinistra a caccia di una nuova, forte, leadership e una destra che punterà, nuovamente, a espugnare il fortino rosso. Grandi manovre sotterranee erano già in corso, visto che senza il terzo mandato Bonaccini avrebbe comunque concluso la sua presidenza a inizio 2025, ma ora subiscono un’accelerazione perché l’ipotesi più probabile è che al voto regionale si vada in autunno. È lo stesso Bonaccini a indicare i tempi del suo passaggio di consegne in un lungo videomessaggio condiviso sui social per spiegare agli emiliano-romagnoli i motivi che l’hanno spinto ad accettare la proposta di Elly Schlein di candidatura per la circoscrizione Nord-Est.
L’Europa è dove si decide tutto, scandisce Bonaccini, ma del resto una volta scaduto il suo secondo mandato il governatore emiliano, presidente del Pd, avrebbe dovuto comunque ricollocarsi. Bonaccini assicura che rimarrà fino all’ultimo sul territorio, e “le elezioni regionali si svolgerebbero ragionevolmente nel prossimo autunno” dieci anni dopo la sua elezione del novembre 2014. “Sarà una transizione ordinata”. Ma il centrodestra lo attacca: “Si dimetta subito”. Stefano Cavedagna, di Fratelli d’Italia, lo ha paragonato a Schettino che “abbandona la nave che affonda”, mentre Matteo Rancan, capogruppo Lega in consiglio regionale, quello del governatore è “un gesto altamente irresponsabile”.
Verosimilmente il voto ci sarà a novembre. Escluso quindi, come pure previsto dalla legge regionale, che la legislatura termini sotto la guida della vicepresidente Irene Priolo a scadenza naturale. Per il Pd l’Emilia-Romagna non è una regione come un’altra. Insieme al campo più o meno largo che si riuscirà ad aggregare, i dem non possono permettersi di perdere la regione simbolo. La stessa Priolo, attuale numero due di Bonaccini, è in pole per la presidenza. Tra i nomi più quotati l’attuale sindaco di Ravenna, Michele de Pascale, che però dovrebbe interrompere prima il proprio mandato. Altro nome in ascesa, Vincenzo Colla, attuale assessore regionale al Lavoro, ex Cgil.
Altri aspiranti di mediazione al momento rimangono al coperto. Una partita tutt’altro che locale, non ultimo perché l’Emilia-Romagna è anche la regione della segretaria dem Elly Schlein, che proprio di Bonaccini era la numero due in Regione. I nomi in campo dipenderanno dal risultato delle stesse Europee e non sarà diverso per il centrodestra che tenterà nuovamente la storica impresa di conquistare una regione dove non ha mai governato. Le ultime regionali, dove a sfidare Bonaccini fu la leghista Lucia Borgonzoni, scatenarono una campagna elettorale praticamente nazionale in cui in prima persona si spese fra gli altri leader Matteo Salvini battendo il territorio instancabilmente da Piacenza a Rimini. Gli attacchi al vetriolo di esponenti del centrodestra al “capitano che scende dalla nave” sono già cominciati e ne sono un assaggio.
La platea dei pretendenti di centrodestra al momento è più sguarnita. Dopo che nelle ultime due occasioni il candidato presidente è stato espresso dalla Lega, oggi anche alla luce dei nuovi rapporti di forza nella maggioranza Fratelli d’Italia reclama il proprio turno. Galeazzo Bignami, nome più ovvio, viceministro e plenipotenziario del partito in regione, si è in più occasioni chiamato fuori. Anche in questo caso molto dipenderà dagli equilibri nazionali. Pure per il centrodestra la partita è molto più alta della “sola”, ma comunque storica, impresa di conquistare la rossa Emilia-Romagna.