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TECNOLOGIA: TUTTI GLI AGGIORNAMENTI: Estate, più virus che rubano dati banca Tra questi Dorkbot, ha colpito il 7% aziende in tutto il mondoCinesi su web e chat,più design che vino Italia batte Francia su ricerche web e chat, ma non sul vino

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Ultimo aggiornamento 21 Luglio, 2018, 13:45:27 di Maurizio Barra

DELLE 13:45

DI SABATO 21 LUGLIO 2018

Ruba informazioni sensibili e mette ko i siti internet. Si chiama Dorkbot ed è un trojan, cioè un virus che ruba informazioni bancarie e ha colpito il 7% delle aziende di tutto il mondo. Lo rileva la società di sicurezza Check Point che sottolinea l’esplosione di virus di questo genere negli ultimi mesi, anche nel nostro paese.
“Abbiamo registrato un’ondata di attacchi che utilizzano i trojan bancari anche nella scorsa estate. Probabilmente, in questo periodo, i criminali informatici prendono di mira i turisti, meno attenti in vacanza alle misure di sicurezza, che potenzialmente accedono all’home banking attraverso dispositivi condivisi e connessioni meno sicure”, commenta Maya Horowitz, manager della società. Oltre a Dorkbot ci sono anche i trojan Emotet (ruba le credenziali dei conti bancari delle vittime e utilizza la macchina infetta per diffondersi) e Ramnit che ruba credenziali bancarie e password dei server Ftp, che trasferiscono file ai computer.

Dorkbot e Ramnit sono al settimo e decimo posto, in Italia, della classifica dei virus più diffusi compilata a giugno da Check Point. Al primo posto c’è il già noto Coinhive, un virus che genera criptovalute all’insaputa degli utenti: ha avuto un impatto su oltre il 17% delle imprese locali.

– L’Italia è molto presente nelle ricerche digitali in Cina, e l’analisi delle query su internet e chat riflette la ricchezza di appeal del nostro Paese, dal design al turismo fino alle opportunità di studio. Secondo un’indagine dell’Osservatorio Paesi terzi di Business Strategies sul posizionamento del made in Italy in Cina, condotta in collaborazione con Nomisma Wine Monitor, su Baidu (75% delle investigazioni online in Cina) è di 9.200 ricerche la media giornaliera per la parola chiave ‘Italia’, una frequenza superiore ad esempio rispetto a quella francese.
In generale, precisa l’analisi, le query associate a ‘Italia’ sono legate a info generali (34%) seguite dai simboli del made in Italy: ‘arredo e design’ (26%) e turismo (23%), con quote minori opportunità di studio (8%), ‘cibo’ (4%) e il vino, che chiude con l’1%. Un dato quello legato al prodotto enologico che però cresce fino al 6% nelle ricerche correlate alla Francia, che ci supera anche per turismo (34%) e moda/shopping (13%). Analizzando in particolare la verticale sul vino, la parola chiave ‘vino francese’ (circa 800 ricerche al mese nell’ultimo anno) registra il doppio di quelle sul ‘vino italiano’.
Quest’ultimo interessa maggiormente i giovani, con il 63% dei curiosi che è under 40, in maggioranza (63%) maschi. Tra le province, per entrambe le keyword, è Guangdong quella in cui si registrano il maggior numero di ricerche, mentre Pechino e Shanghai sembrano riscuotere maggior interesse verso il vino italiano rispetto a quello francese. Infine, il monitoraggio sul principale social cinese, WeChat, rivela come il ‘vino rosso italiano’ risulti essere in ascesa ma ancora lontanissimo dal competitor francese il cui indice – registrato a metà giugno – è di 10 volte più alto (33,360 contro 3,182).

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