Ultimo aggiornamento 27 Settembre, 2018, 03:11:46 di Maurizio Barra
DALLE 06:40 DI MERCOLEDì 26 SETTEMBRE 2018
ALLE 03:11 DI GIOVEDì 27 SETTEMBRE 2018
SOMMARIO
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
50 anni Will Smith, lancio su G.Canyon
Evento in diretta streaming, per lui anche benedizione Navajo
A teatro Zeno, Bergamasco e MarchioniPrima volta a teatro per Così parlò Bellavista di De Crescenzo
Iuventa, se salvare migranti diventa una colpaIn sala docu sulla nave dell’ong tedesca
Marco Franzoso, l’InnocenteL’infanzia violata e l’importanza delle parole
Vacanza in Sardegna per BonoLeader U2 arrivato in gran segreto all’aeroporto poi al Forte
Libro in Usa e film, successo a 70 anniImprenditrice di professione con passione scrittura e teatro
David Garrett, violino rock in palasportArriva in Italia per 4 date ad ottobre il tour Explosive – Live
Mantegna a Roma, tra fede e storiaA Palazzo Barberini anche i Maestri della Madonna Straus
Wildside serie da ‘M.’ di ScuratiLibro che racconta il fascismo come un romanzo
Omaggio al ‘rosso’ di Carlo QuagliaLe opere a San Gemini e a Terni da 29 settembre a 14 ottobre
Apre al pubblico archivio di S. LorenzoRacchiude 1300 anni, anche lettere famiglia Medici a priori
I Nomadi in concerto a Modena il 29/09L’appuntamento, gratuito, per celebrare i 55 anni di carriera
Tornano I Bastardi, crimine e sentimentoDa ottobre su Rai1, D’Alatri esordisce alla regia di una serie
Loredana Bertè torna, libera e folleEsce ‘Libertè’ dopo 13 anni, 10 inediti fra rock, pop e punk
Saloni a confronto, il nuovo “no” di Torino a MilanoLo spiega presidente AIE, futuro fiera milanese il 28 ottobre
Morti e vivi in thriller post catastrofeIn sala il 27/9 ‘Sei ancora qui’ con Bella Thorne e Mulroney
A Firenze il Queer FestivalIn programma dal 2 al 7 ottobre
Scorsese cittadino italianoSindaco, spero venga in Sicilia per ricevere riconoscimento
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA TUTTE LE NOTIZIE
TUTTE LE NOTIZIE DI SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA SEMPRE AGGIORNATE
L’ARTICOLO
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
ARIZONA
– Come in una scena di un film d’azione di cui avrebbe potuto essere protagonista, Will Smith ha celebrato i suoi 50 anni lanciandosi con un elastico da bungee jumping da un elicottero vicino al Grand Canyon. Le telecamere, che hanno catturato le immagini del lancio per uno streaming su youtube, mostrano l’attore stretto in una imbracatura gettarsi su una gola nel nordest dell’Arizona. “E’ una delle cose più belle che ho visto in vita mia”, ha commentato l’attore mentre ancora oscillava nel cielo. Ha poi descritto l’esperienza come un passare “dal terrore allo stato puro all’estasi più assoluta”. L’intero evento si è svolto in un clima patinato da reality show. Alla fine, si vedono Smith, la moglie Jada Pinkett e i loro tre figli salutati da decine di parenti e amici sulla piattaforma d’arrivo. Il salto ha avuto luogo fuori dal Parco nazionale del Grand Canyon, al confine con una riserva indiana Navajo. Un medico indiano ha impartito a Will Smith una benedizione, ringraziandolo per la scelta.
– Giuseppe Zeno in ”Non si uccidono così anche i cavalli?” di Horace McCoy a Roma e la prima volta a teatro di ”Così parlò Bellavista”, dal film e romanzo di Luciano De Crescenzo, con Geppy Gleijeses e Marisa Laurito a Napoli. E poi ”Il miracolo della cena” con Sonia Bergamasco nella storia della prima Soprintendente donna Fernanda Wittgens, al Cenacolo vinciano a Milano; il ”Tiranno Edipo!” che Giorgio Barberio Corsetti dirige dalla tragedia di Sofocle e Vinicio Marchioni protagonista di ”Bagno Finale” di Roberto Lerici, entrambi ancora nella capitale; fino al ritorno in tour di ”Mamma mia!”, il musical con le musiche degli Abba nella regia di Massimo Romeo Piparo, al via dall’Arena di Verona: sono alcuni degli appuntamenti teatrali del prossimo week end.
Attraverso le azioni mirate a svuotare il Mediterraneo dalle navi delle Ong, “è in corso da parte dei governi la trasformazione del diritto/dovere al soccorso, in un reato. Non è in gioco l’altruismo ma un diritto fondamentale, quello al mutuo soccorso, su cui si fonda la società umana”. Ne è convinto Luigi Manconi, direttore dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali dopo aver assistito alla proiezione di ‘Iuventa’, il documentario di Michele Cinque, che racconta l’anno e mezzo di attività tra 2016 e 2017 di una di quelle navi finita al centro di una bufera giudiziaria e mediatica. E’ la Iuventa appunto, l’imbarcazione che la Jugend Rettet, ong tedesca fondata da un gruppo di studenti, era riuscita, grazie al crowdfunding, ad acquistare e attrezzare per il salvataggio dei migranti.Il film non fiction, in sala con Zalab e Wanted (sarà in tour nei cinema in giro per l’Italia) racconta l’inizio delle missioni in mare, la vita a bordo, compresi i drammi, il ritorno a Berlino dei volontari tra voglia di continuare e incognite, i nuovi salvataggi fino al sequestro preventivo della nave il 2 agosto 2017, nell’ambito di un’inchiesta sull’immigrazione clandestina. “Delle iniziative giudiziarie contro le Ong che prestavano soccorso in mare, non resta nulla – sottolinea Manconi . Non c’è stato nessun rinvio a giudizio e una sentenza di tribunale ha riconosciuto che da parte delle Ong non c’è stato nessun reato ma che hanno svolto il loro compito nel rispetto del diritto fondamentale della persona e del diritto internazionale”.Il documentario è stato già distribuito in 120 sale in Germania: “Ci sono proiezioni programmate fino al 2019 – spiega Michele Cinque, vincitore nel 2017 alla Mostra del Cinema di Venezia del premio Migrarti per la miglior regia con il corto Jululu -. E’ diventato un film manifesto, portato dalle Ong come bandiera, per far capire cosa succede nella search and rescue area. Per realizzarlo sono partito dall’idealismo di questi giovani tedeschi. La decisione di andare a salvare i migranti in mare doveva servire a fare pressione sulle istituzioni politiche europee, volevano rappresentare un esempio. Mi hanno colpito questi ventenni che non si arrendevano di fronte a mondo che sembra impossibile da cambiare. La loro sola colpa è essere stati naif”.Cinque è stato a lungo a bordo della Iuventa insieme ai volontari e “come loro ho subito uno shock post traumatico, non ero attrezzato ad affrontare l’orrore di ciò che ho visto”. A chi gli chiede se abbia mai pensato di includere nel film anche chi contesta i salvataggi in mare dei migranti, come Salvini, Cinque risponde: “il documentario racconta un’esperienza, in tutta la sua complessità. Non ho mai pensato di farlo diventare un botta e risposta televisivo”. Il lavoro “che abbiamo fatto con la Iuventa – dice Kathrin Schmidt componente della Jugend Rettet, arrivata a Roma insieme a un altro dei volontari che vediamo anche nel film, Sasha – spettava all’Unione Europea. Sapevamo che la nostra non sarebbe stata la soluzione ma quelle persone andavano salvate. La Ue ha cercato argomenti per mostrare che questi salvataggi erano reato. Noi invece siamo convinti che i diritti umani valgano per tutti e dappertutto e che è importante lottare per questo”.
– MARCO FRANZOSO – L’INNOCENTE (MONDADORI; euro 18; pagine 156) – Il male è tanto più violento quando è inconsapevole. Matteo, dodici anni, orfano di padre e appassionato di musica, sta viaggiando con la madre da un paese di campagna alla città vicina, dove sarà interrogato per un presunto abuso subito due anni prima. Un viaggio di formazione, un crescendo emotivo fino all’incontro fondamentale in quella che lui chiama la Stanza delle parole. ‘L’innocente’ dello scrittore padovano Marco Franzoso che torna ad affrontare la delicata sfera dell’infanzia, è una storia portatrice di una delicatezza senza giudizi morali o peggio etici, che pone domande, più che azzardare risposte. Un romanzo che tocca uno tra i temi più dolorosi e attuali della contemporaneità, raccontato per la prima volta in prima persona dal punto di vista di un bambino. È un’estate immobile quella che sta vivendo Matteo insieme a sua madre. La sua vita è stata colpita da un lutto, il più doloroso da superare, la morte dell’amato papà. Il pianto della madre “da quando era morto suo padre bastava un piatto fuori posto o una pentola che non entrava in lavastoviglie per farla piangere”, si contrappone al silenzio del figlio, in un ritmo familiare che mette a disagio il lettore, già in agguato per fatti solo accennati dei quali non si conoscono contorni, si prova dolore per il figlio e pietà per questa madre forse troppo fragile inadeguata per affrontare fatti di tale portata (“Matteo non devi avere paura. Oddio di cosa sto parlando. Però noi due dobbiamo restare uniti… se ci fosse tuo padre”). Matteo ha una sorellina piccola e due nonni materni che non fanno altro che aumentare il senso di inadeguatezza della donna colpevolizzandola per aver sposato un uomo che non stava mai a casa ritenendolo irresponsabile (guidava il camion di notte ed è morto per un colpo di sonno). Il giovane Matteo, non a caso si rifugia nei bei ricordi condivisi con il papà, capace di spiegargli la vita in tre semplici ma fondamentali mosse: misurare, scavare e poi dimenticare. Matteo è sempre solo, e pare tornare alla vita soltanto quando la madre lo iscrive al campo organizzato nella canonica del paese da don Andrea, un giovane sacerdote benvoluto da tutti e con la passione per la musica, al punto da aver messo su una band della quale ben presto anche Matteo farà parte.
Scopre così una nuova passione per la musica, che Matteo coltiva con partecipazione nelle ore trascorse da solo nella sua stanza a ripetere i passaggi sulla tastiera che gli è stata regalata da don Andrea.
Scritta in una lingua priva di morbosità, che non accusa e non assolve, in ascolto del vivido mondo interiore di Matteo.
Che cosa succede quando il male ci viene inferto da chi dovrebbe difenderci? Chi è colpevole: colui che produce il male coscientemente oppure chi, in buona fede, crea danni e dolore anche maggiori? Giudice e psicologa svolgono il loro necessario compito, ma proprio questo forse è alla radice del male che infliggeranno al “minore”, come lo chiamano. Minore, appunto.
Quasi fosse un dettaglio marginale di una storia tra adulti, in cui lui non è che una voce. Il viaggio di ritorno sarà breve, e segnerà per Matteo il vero spartiacque tra il mondo dell’infanzia e il suo trovarsi troppo presto “grande”. Con questo strappo il ragazzo troverà dentro di sé la capacità di reagire e di riconoscere finalmente l’ambivalenza delle parole, come della vita. Un viaggio che accompagna il lettore dietro al velo fumoso delle parole, con lo stesso stupore con cui l’infanzia scopre il volto della realtà adulta dietro le apparenze. Franzoso con sobrietà costruisce con grande intelligenza e fuori da ogni schema un romanzo anche sul dubbio.
Franzoso da sempre racconta storie legate all’infanzia. Da Il bambino indaco (Einaudi, 2012) Saverio Costanzo ha realizzato il film Hungry Hearts, interpretato da Alba Rohrwacher e Adam Driver (entrambi premiati con la coppa Volpi al festival di Venezia del 2014).
– CAGLIARI
– Il leader degli U2 Bono è in vacanza in Sardegna. In attesa di tornare sul palco per la prossima data del tour europeo, sabato 29 a Copenaghen, Bono – come scrive L’Unione Sarda – è sbarcato in gran segreto all’aeroporto di Cagliari-Elmas nella notte tra domenica e lunedì e ora
si trova in vacanza al Forte Village, resort turistico di lusso a Santa Margherita di Pula, a 40 km da Cagliari. Top secret le altre località dell’isola che Bono potrebbe visitare in queste ore prima di riprendere l’aereo per la Danimarca, così come non è certo che con lui ci sia la moglie Ali e anche l’inseparabile The Edge, che qualche fan avrebbe avvistato in barca a Cagliari proprio il giorno dell’arrivo di Bono. Gli U2 suoneranno in Italia per l’Experience+Innocence tour 2018 a ottobre per quattro date sold-out al Forum di Assago Milano l’11, il 12, il 15 e il 16.
– JESI (ANCONA)
– Una vita da imprenditrice nella provincia italiana, coltivando la passione per la scrittura e il teatro. Poi, a 70 anni, il successo internazionale con un libro tradotto in inglese che verrà lanciato negli Usa e il progetto di un film di produzione inglese. E’ il percorso compiuto da Federica Bernardini, che presenterà il 2 ottobre a Chicago, nella sede del consolato italiano, il romanzo “Le stanze del tempo”, un piccolo caso editoriale, pubblicato nel 2015 dalla casa editrice Scrivere per Volare di Jesi, la sua città, e per 40 settimane al top delle classifiche dei download sulle piattaforme di vendita di Mondadori e Feltrinelli, davanti ad autori internazionali come Ken Follet o Camilleri. Il lancio internazionale del libro, saga familiare ambientata nelle campagne marchigiane, a Genga (Ancona) e affresco storico che attraversa guerre mondiali e generazioni, è promosso da Charles Bernardini (l’omonimia è casuale), nello staff elettorale di Obama.
– A 9 anni il debutto, a 13 anni già suonava diretto da Claudio Abbado, a 15 anni incideva il primo disco da solista: oggi, a 38 anni, David Garrett è il violinista del diavolo, che unisce il repertorio classico alla musica contemporanea, oggi sempre più in auge. “Faccio parte, con orgoglio, di quella generazione che ha fatto da apripista alla riscoperta di riarrangiare pezzi moderni utilizzando strumenti classici. Ho iniziato per passione, ma è bello sapere che è un modo per avvicinare i giovani alla musica classica”, dice il maestro, a Roma per presentare Explosive – LIve, il suo primo tour nei palazzetti italiani. Quattro date in ottobre: il 17 a Roma, il 19 a Firenze, il 20 a Milano e il 21 a Bolzano. “Più che una responsabilità, è un onore suonare in questi luoghi. Ma i palsport non sono arrivati per caso: sono il frutto di 10 anni di lavoro, di passione. Non sono un premio, ma un’evoluzione naturale”, aggiunge Garrett, che può vanatre 23 dischi d’oro e 16 di platino conquistati in tutto il mondo.
– Il volto sofferente del Cristo nel celebre Ecce Homo di Andrea Mantegna è il grande protagonista a Palazzo Barberini, dove le Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma presentano “La stanza di Mantegna. Capolavori dal Museo Jacquemart-André di Parigi”, allestita dal 27 settembre al 27 gennaio. La mostra, attraverso 6 opere del Rinascimento italiano, raccolte dal collezionista Edouard André, costruisce un percorso sulla pittura devozionale del ‘500 che racconta molto anche di una fase della storia del collezionismo d’arte europeo della fine del XIX secolo. L’esposizione rappresenta l’occasione per ammirare l’arte del Mantegna di cui a Roma non si conservano opere autografe: accanto all’Ecce Homo è esposta anche la Madonna con il Bambino tra i santi Gerolamo e Ludovico di Tolosa. In contemporanea anche “Gotico Americano. I Maestri della Madonna Straus”, mostra che presenta due tavole trecentesche dei cosiddetti Maestri della Madonna Straus in arrivo in Italia dal Museum of Fine Arts di Houston.
– Wildside ha acquisito i diritti del romanzo “M. Il figlio del secolo” di Antonio Scurati (edito da Bompiani). La casa di produzione di Lorenzo Mieli e Mario Gianani (In Treatment, 1992, 1993, La Mafia uccide solo d’estate, The Young Pope, Il Miracolo, L’amica geniale) trasformerà il libro – che racconta il fascismo come un romanzo, dall’interno, senza filtro politico e ideologico – in una serie televisiva. Si tratta di “un romanzo, sì, ma un romanzo in cui d’inventato non c’è nulla. Al contrario, ogni singolo accadimento, personaggio, dialogo o discorso è storicamente documentato o autorevolmente testimoniato da più di una fonte. È la storia dell’Italia tra il 1919 e il 1925, dalla fondazione dei Fasci italiani di combattimento al delitto Matteotti, la storia di un Paese che si consegna alla dittatura, la storia di un uomo (M, il figlio del secolo) che rinasce molte volte dalle proprie ceneri. La storia della Storia che ci ha resi quello che siamo”.
– PERUGIA
-L’artista dei palazzi romani e della Roma della “dolce vita”, con quel suo caratteristico “rosso Quaglia”, sarà omaggiato con una doppia esposizione che, dal 29 settembre al 14 ottobre, si terrà nelle storiche sale di Palazzo Vecchio a San Gemini e, a Terni, negli spazi espositivi di Palazzo Montani Leoni della Fondazione Carit. ‘Carlo Quaglia. Dall’India alla Scuola Romana. Opere 1943-1970′ è il titolo della mostra, realizzata nell’ambito della 45/a Giostra dell’Arme di San Gemini, con circa 75 opere (20 a San Gemini e 55 a Terni) fra dipinti e disegni. Che si pongono come primo obiettivo di inquadrare definitivamente “un artista umbro e personaggio molto particolare, radicato nella cultura romana e che si vuole far uscire un po’ dall’ombra”, dopo la rassegna organizzata a Terni nell’ormai lontano 1992. A sottolinearlo sono stati a Palazzo Donini di Perugia, durante la presentazione, i curatori Massimo Duranti e Andrea Baffoni, che hanno allestito la mostra con la collaborazione di Valeria e Maria Adele Quaglia. L’artista noto soprattutto per gli scorci della “Città eterna” e per le facciate dei palazzi storici, gli “intonaci”, trovò confacente alla sua “maniera” l’utilizzo del rosso, codificato in questa occasione come “rosso Quaglia”, proprio per la sua specificità. La mostra così – è stato sottolineato – nasce dall’esigenza di “ricordare la figura” di Carlo Quaglia, artista importante per l’Umbria, nato a Terni ma vissuto e divenuto famoso a Roma, erede di quella tradizione pittorica che tra le due guerre fu della Scuola Romana. “In effetti, fu forte il suo legame con tale corrente artistica, nei riguardi dell’espressionismo di un Mafai o più attentamente delle cromie di Scipione” hanno affermato i curatori. “Amico di letterati e poeti, tra cui Ungaretti che nel 1970 curò una monografia fondamentale per la sua attività – hanno aggiunto -, Quaglia seppe ben distinguersi in anni in cui imperavano le avanguardie che guardavano Oltreoceano”. Questi gli aspetti che vuole quindi evidenziare la rassegna di San Gemini e Terni che può contare, inoltre, sul patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, oltre al supporto dell’Ente Giostra, Regione Umbria, Comune di San Gemini, Fondazione Carit e Rotary. La doppia esposizione punta così ad esplorare dettagliatamente l’itinerario pittorico di Quaglia, dagli esordi durante la guerra, nel campo prigionia di Yol, in India, ai piedi dell’Himalaya, e prima ancora a Derna, in Libia, nel 1939, e successivamente a Roma quando decise di dimettersi dall’esercito e di intraprendere professionalmente l’attività di pittore. Sette le sezioni tematiche: gli esordi in India, i ritratti, la natura morta, gli intonaci, il paesaggio romano, il paesaggio umbro, i disegni, che permetteranno al visitatore – hanno detto ancora i curatori – di attraversare l’intensa, sebbene non lunga, carriera dell’artista. “Affascinante la sequenza di facciate dei palazzi romani, dove il ‘rosso Quaglia’ emerge in tutta la sua poesia – hanno commentato Duranti e Baffoni – mentre il tutto si arricchisce dei tanti ritratti di amici e compagni di strada, tra cui alcuni toccanti ritratti realizzati nel 1943 nei difficili anni della prigionia ed altri in cui ritrae se stesso e artisti come Sante Monachesi o Stradone, compagni di vita e di arte”. Importanti anche le testimonianze riportate in catalogo, che sarà presentato in occasione del taglio del nastro (sabato 29 settembre alle ore 18 a Palazzo Vecchio di San Gemini), tra cui quella della figlia Valeria Quaglia che ben ricorda le vicende, anche intime, del padre cui è stata sempre accanto durante questa suggestiva vicenda artistica e umana.
– FIRENZE
– Apre per la prima volta al pubblico lo scrigno dell’Archivio Capitolare della Basilica di San Lorenzo a Firenze, che racchiude 1300 anni di scritture. Per l’Opera Medicea Laurenziana si tratta di pezzi di valore inestimabile come i carteggi tra la famiglia Medici e i priori della Basilica, e numerose composizioni originali di musica sacra. L’inaugurazione è domani alla presenza del cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze. “Sono in programma diversi step successivi – ha annunciato il presidente dell’Opera, Paolo Padoin – offriremo nuovi servizi per i visitatori, con interventi già realizzati o da ultimarsi nel Cortile interno fino ai sotterranei, dove è in corso il restauro dei locali dell’antica Compagnia delle Stimmate, destinati a iniziative varie”. “Abbiamo deciso di rivedere la disposizione e la fruizione degli spazi – ha dichiarato il priore Marco Domenico Viola – aprendo quanto più possibile il complesso sia alle realtà che operano nel sociale, sia ai turisti e ai cittadini”.
– MODENA
– Saranno ‘I Nomadi’, con il live ‘Per tutta la vita’ che celebra i loro 55 anni di carriera in musica, i protagonisti del concerto ‘Modena 29 settembre’, in programma in piazza Roma sabato 29 settembre alle 21.
L’appuntamento, a ingresso libero (un migliaio i posti a sedere, circa 4 mila in piedi con accesso a partire dalle 19), rappresenta una tappa del tour celebrativo dei Nomadi e si inserisce nel percorso avviato nel 2009 a Modena per festeggiare la città considerata ‘capitale del beat’ negli anni Sessanta.
– CAPRI
– “Questa seconda serie fa diventare caro agli spettatori ogni singolo personaggio e anche la città di Napoli. Sono fiero del prodotto che è venuto fuori, perché ho una grande affettività nei confronti di ogni mio personaggio”. Maurizio De Giovanni benedice così la seconda stagione de I Bastardi di Pizzofalcone, serie tratta dai suoi libri di successo sull’ispettore Lojacono, in onda dall’8 ottobre in prima serata su Rai1 (con un’anteprima su Rai Play della prima puntata dal primo ottobre) e presentata al Prix Italia a Capri. Alla regia arriva Alessandro D’Alatri, che prende il posto di Carlo Carlei, che ha diretto la prima stagione in onda all’inizio del 2017 con una media di 6.816.000 spettatori e del 26.18% di share. “E’ il mio esordio in una serie tv e quando mi è stata proposta mi tremavano le gambe – ha raccontato -. Era un piatto così appetibile perché Napoli è una città che amo perché ha mantenuto un’autenticità nei rapporti. Avevo voglia di far trasudare la città nel racconto, farla sentire e respirare”. In effetti Napoli, con le sue mille sfaccettature, è al centro del racconto, non solo il quartiere di Pizzofalcone, dove alta borghesia e popolo si mescolano in pochi metri, ma tanti suoi angoli nascosti che compaiono nelle varie puntate, sei in tutto. La storia riparte da dove è terminata: un brindisi sul terrazzo del commissariato di Pizzofalcone, ormai operativo a tutti gli effetti, che nessuno in questa nuova edizione tenterà realmente di chiudere. I Bastardi restano anime inquiete, afflitte da uno spleen che è la faccia nostalgica dell’allegria che si consuma all’ombra del Vesuvio. Lojacono (Alessandro Gassmann) vivrà la sua storia d’amore con Laura Piras (Carolina Crescentini) fra mille dubbi e incomprensioni. Un ostacolo è rappresentato da un nuovo personaggio: Buffardi (Matteo Martari), magistrato dell’Antimafia maschilista, narciso ed arrogante. “Comincio a somigliare sempre più al mio personaggio, che si evolve parecchio in questa seconda stagione – sottolinea Gassmann -. Sono convinto che questa seconda parte sia più vicina al lavoro dello scrittore e questo aiuterà il pubblico ad amarla”. “Laura è diventata più operativa – aggiunge Crescentini – e si affida alle sue intuizioni in casi straordinari e sempre più complessi da un vista psicologico”. Nella prima puntata, dal titolo ‘Cuccioli’, l’occhio è puntato sull’assistente capo Francesco Romano (Gennaro Silvestro). Uno dei personaggi più tormentati che, separato dalla moglie e prossimo al divorzio, deve fare i conti con una grande novità: una neonata in pericolo di vita che ritrova una mattina nel cassonetto davanti al commissariato. “Ho sempre e solo scritto di crimini passionali – spiega De Giovanni -, perché mi interessano quelli. Napoli è comune una cipolla. Si può raccontare sotto diversi aspetti, quelli di Elena Ferrante o di Roberto Saviano, ognuno è legittimo. A me interessa questo aspetto, ma se volessi potrei parlare anche di altro”. Nel cast anche anche Antonio Folletto, Tosca d’Aquino, Massimiliano Gallo, Gianfelice Imparato, Simona Tabasco, Gioia Spaziani, Serena Iansiti, Luigi Petrucci. Le sceneggiature sono firmate dallo scrittore con Dido Castelli, Francesca Panzarella, Silvia Napolitano e Salvatore de Mola. “E’ un prodotto ricco e stratificato – afferma la direttrice di Rai Fiction, Eleonora Andreatta -: elegante e ruvido nelle storie che racconta, variegato nei generi, profondo nei sentimenti e nei chiaroscuri dei suoi personaggi. I personaggi della squadra, infatti, sono tutti alla ricerca di un equilibrio, tentano strade, cercano qualcuno che li capisca. Il valore aggiunto di questa serie è il mix dei caratteri e il loro senso di appartenenza”.
Libertà e follia nella vita e nell’arte, libertà e follia anche come risposta a quando fu costretta a indossare la camicia di forza e a passare un periodo di tempo in un ospedale psichiatrico. E la camicia di forza richiama un capo da stilista volutamente così acconciato e stravolto della copertina di ‘LiBerte’, l’ultimo cd di Loredana Bertè, pubblicato a 13 anni di distanza dal precedente lavoro e con 10 inediti, in uscita venerdì con la caratteristica della realtà aumentata tramite una app e il cellulare. Sono “tutti singoli, fra pop rock e punk, di cui usciranno i video” spiega la cantante. Rilanciata, alla bella età di 68 anni anche dal successo di ‘Non ti dico no’ con i Boomdabash, l’ artista è un fiume in piena carica di energia e vitalità e con mille progetti fra cui il prossimo Festival di Sanremo: “io ho intenzione di presentarmi, ho riservato l’undicesimo inedito, e rompere le scatole per 5 giorni, poi decide Baglioni”. Il cd, la voce è forte e intensa (“mi piaccio più ora che a 20 anni”), cerca tra l’altro di impattare su un pubblico giovane oltre che sugli aficionados (“le date del tour sono tutte sold out, non riesco a crederci”). A dare spessore al cd fra gli autori ci sono qualcuno come Ivano Fossati (“Non scrive più per nessuno, in lui ho cercato più l’amico che l’autore, mi ha fatto davvero piacere mi abbia detto sì”, tiene a sottolineare Loredana), Maurizio Piccoli e Gaetano Curreri e poi la nuova generazione di Fabio Ilacqua e Gerardo Pulli. E nel brano ‘Gira ancora’ l’omaggio è ai Ramones, fra i fondatori del movimento punk rock newyorkese. Insomma un lavoro ricercato e nel quale ribadisce la Bertè, vestita di nero e un foulard celeste in sintonia con la coda di capelli, più volte in conferenza stampa: il leit-motiv è “il diritto alla libertà di pensiero, di dire quello che voglio, il diritto del ‘diverso'”. E Loredana, da par suo, spiega sincera: “io ascolto una sola volta i miei dischi, quando devo cantare me li devo riascoltare e studiare a memoria non come Renato Zero che non ascolta che se stesso e – dice ridendo – non ha bisogno del ‘gobbo’ quando è su un palco”. Alla domanda su cosa pensa della situazione politica attuale risponde netta: “sono stata e rimango di sinistra anche se non ne vedo tanti in giro oggi, mi piace come mi ha definito Fabrizio De André, un pettirosso da combattimento, i politici di ora mi appaiono ombrellai e arrotini”. Vorrebbe fare la doppiatrice per Tim Burton (“mannaggia non mi hanno cercato per ‘La sposa cadavere’, mi piace il gotico”). E poi appoggia il movimento internazionale anti-molestie: “chi è un maiale è giusto che paghi – sottolinea – una volta uno mi chiese di parlare di una canzone in albergo di sera e lo mandai al diavolo”. Di Asia Argento non dice nulla: “sono troppo coinvolta è una figlia per me”. E poi ricorda la straordinaria sorella Mimì, Mia Martini: “sono disperata, non è vero che il tempo fa passare le cose”.-
lla redazioneArchiviato inEditoriaRicardo Franco LeviAssociazione Italiana degli Editori(ANSA) – Due Saloni del libro sono troppo “onerosi per gli editori grandi e piccoli” e Milano rilancia a Torino la proposta di “unire le forze” e di avviare un progetto “nella condivisione più ampia”. Ma da Torino arriva un chiaro “no”. E si riapre il balletto e la questione sul futuro di ‘Tempo di Libri’, che “sarà deciso dopo il 28 ottobre, giorno del consiglio di amministrazione di Fiera Milano”. A spiegarlo è il presidente dell’Associazione Italiana Editori, Ricardo Franco Levi, a margine del Consiglio dell’Aie di oggi.Non si fa attendere la risposta della sindaca di Torino che dice: “il Salone del Libro è e rimane di Torino. Si torna a mettere in discussione un modello vincente, in grado di attrarre migliaia di appassionati e ormai simbolo internazionale dell’editoria. Rispediamo al mittente qualsiasi tentativo di scippo o di messa in discussione di questo modello, che da oltre trent’anni vive grazie alla passione, alle competenze e alle risorse del territorio”.”I nostri editori grandi e piccoli ci hanno detto con grande chiarezza che se rimanessero due fiere del Libro, una a Milano e una a Torino, a poca distanza una dall’altra e a poche settimane una dall’altra e di fatto con un modello simile, questo comporterebbe per loro un onere finanziario-economico non sopportabile” ha spiegato Levi. E, di fronte “a una prospettiva di questo genere e al dovere dell’AIE di non portare alcun elemento di divisione all’interno del mondo del libro e dell’editoria, abbiamo proposto a Torino di unire le nostre forze mettendo insieme il meglio di ciò che Torino e Milano possono apportare a un disegno e a un progetto più largo, con la condivisione più ampia possibile”.In sostanza la proposta rimetterebbe in ballo, in qualche modo, l’idea delle edizioni alternate. “Una fiera del libro sostanzialmente è, da un lato, una grande vetrina commerciale per la vendita dei libri e contemporaneamente una grande festa del libro con una grande operazione culturale. Un’ipotesi che abbiamo immaginato – dice Levi – era quella di dire, facciamo insieme, contemporaneamente, nelle medesime date, una grande festa del libro, un grande festival culturale dell’editoria e della letteratura che si estenda sul grande bacino di Milano e Torino, della Lombardia e del Piemonte. Quanto alla parte commerciale – più onerosa e impegnativa anche come organizzazione – facciamola, nelle medesime date, all’interno di questa grande festa, alternativamente un anno a Milano e un anno a Torino” ha detto Levi. “Disponibilissimi – ha aggiunto – a partire prima con Torino per riconoscere, in modo visibile, la sua primogenitura professionale. A una proposta di questo genere, che comportava anche la disponibilità a farsi parte attiva per contribuire a una soluzione dei problemi finanziari della Fondazione, e che non mirava in alcun modo alla conquista di Torino ma a una costruzione insieme del Salone, ci è stato risposto di no” ha affermato il presidente dell’AIE.”Torino ci ha detto che in nessun modo poteva immaginare una soluzione ch comportasse una pur minima diminuzione dell’offerta per la città, rispetto al modello storico del Salone. Il loro è un progetto politico per lo sviluppo della città e della Regione. Il tutto – ha spiegato Levi – basandosi sulla sicurezza e garanzia di poter contare su contributi pubblici che comunque saranno in grado di garantire il presente e futuro del Salone come progetto autonomo”. Ma la Appendino sottolinea: “non abbiamo ricevuto alcuna proposta formale dall’associazione Italiana Editori. E, anche se l’avessimo ricevuta, l’avremmo immediatamente declinata”.Un “gran peccato” per Levi non “poter mettere insieme il meglio di ciò che Milano e Torino possono fare. La tradizione e la storia sono del Salone di Torino che ha superato i trent’anni. E, per la parte milanese, la sua forza industriale, la solidità finanziaria, una garanzia di buona amministrazione, una solidità fieristica e una capacità di attrazione della città di Milano che non ha paragoni”. Tutto questo, ha anche spiegato il presidente dell’AIE, lo abbiamo proposto in totale sintonia e intesa con Fiera Milano, socio di maggioranza con il 51% della società che organizza Tempo di Libri” e con cui “decideremo il futuro di Tempo di Libri, tenendo in considerazione, dopo il 28 ottobre, tutte le possibili opzioni”. “Vorrei anche – ha precisato – che questa non venisse raccontata come una vittoria di Torino, perchè se vittoria è rimanere con un debito nei confronti dei fornitori e con conti che stanno in piedi a carico dei contribuenti italiani e degli stessi fornitori, ho qualche difficoltà a pensarlo”. Levi ha anche ribadito come la seconda edizione di ‘Tempo di libri’ “che si realizza sostanzialmente senza un euro di contributo”, sia stata “un successo di critica e pubblico che ha sfiorato i 100 mila visitatori veri, contati”
– “In un mondo in cui i morti e i vivi camminano insieme niente è come sembra”: è la frase chiave di ‘Sei ancora qui’, thriller post catastrofe diretto da Scott Speer con Bella Thorne e Dermot Mulroney, in sala dal 27/9 distribuito da Eagle Pictures e basato sull’omonimo libro di Daniel Waters (Sperling & Kupfer). E infatti nel film, ambientato in un futuro distopico e pensato per un pubblico young-adult, davvero vivi e morti (i cosiddetti ‘redivivi’) convivono. I primi portando avanti la loro vita normale, mentre gli altri appaiono a tratti per poi sparire in un nuvola.
Ronnie Calder (Bella Thorne), la sedicenne protagonista di ‘Sei ancora qui’, già passato ad Alice nella città, si ritrova ogni mattina a fare colazione con il padre scomparso dieci anni prima, una presenza costante e silenziosa. In realtà il padre è stato vittima insieme a milioni di altri abitanti del nord degli Stati Uniti di un esperimento scientifico nucleare top secret finito catastroficamente in tragedia.
– FIRENZE
– Al via dal 2 al 7 ottobre la sedicesima edizione del ‘Florence Queer Festival’, che prevede una settimana di eventi, incontri, proiezioni, presentazioni.
Diretto da Bruno Casini e Roberta Vannucci, organizzato dall’associazione Ireos – Centro servizi autogestiti per la Comunità Queer di Firenze, in collaborazione con Arcilesbica Firenze e Music Pool, con il contributo della Regione Toscana, quest’anno presenterà al pubblico un ricco programma di film, una nutrita selezione dei video Queer in concorso con ospiti come il regista Gustavo Sanchez o la cantante Adele Bertei. Tra le collaborazioni anche quella con il ‘Festival dei diritti’ promosso dal Comune di Firenze, con una doppia proiezione in anteprima. In apertura, a ingresso gratuito ed alla presenza dell’assessore Sara Funaro, Rafiki (martedì 2 ottobre, ore 17, Cinema La Compagnia) di Wanuri Kahiu primo film keniota a raggiungere Cannes (in selezione per Un Certain Regard).
Previsti appuntamenti musicali, sette presentazioni QueerBook e due mostre.
– PALERMO
– Il regista americano Martin Scorsese è cittadino italiano. L’atto di nascita è stato trascritto nel comune madonita di Polizzi Generosa. “L’ultima volta che ho visto il regista qui mi ha detto che voleva organizzare una manifestazione con la partecipazione di Giuseppe Tornatore. Il regista americano gli aveva consegnato l’Oscar nel 1990 per Nuovo Cinema Paradiso. Adesso vorrei tornasse a Polizzi per ricevere un riconoscimento alla carriera, magari proprio dalle mani di Tornatore”, ha detto il sindaco di Polizzi Generosa, Giuseppe Lo Verde. La madre di Scorsese, Caterina, era di Ciminna e il padre, Luciano, di Polizzi Generosa. “Alcuni anni fa Scorsese è venuto in paese per cercare i suoi parenti. Era con Isabella Rossellini. Un dipendente comunale gli disse che erano tutti morti. Non era così. C’era un errore. Il cognome originariamente era Scozzese, poi in America è diventato Scorsese. Io stesso sono suo cugino – aggiunge il sindaco – Alla fine siamo riusciti a incontrarlo di nuovo”. [print-me title=”STAMPA”]
