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Ultimo aggiornamento 2 Ottobre, 2018, 12:03:18 di Maurizio Barra

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DI MARTEDì 02 OTTOBRE 2018

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L’AI per prevenire il crimine
A Maker Faire Rassegna Brain+, il dibattito su Minority Report

Amazon Innovation Award, è caccia a ideeA gara 3 atenei italiani,obiettivo idee consegna prodotti online

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Usare l’intelligenza artificiale e l’enorme mole di dati che provengono dagli smartphone, dai social e dalle transazioni delle carte di credito, per analizzare le città così da poter predire e prevenire i crimini.
A delineare lo scenario è stato un dibattito organizzato dalla Maker Faire nell’ambito della rassegna cinematografica Brain+, che fino al 4 ottobre approfondirà il rapporto tra uomo, robotica e AI.
Prendendo spunto da “Minority Report” – film di Steven Spielberg che raffigura una Washington 2054 libera dagli omicidi – alla Casa del Cinema di Roma è intervenuto Bruno Lepri, direttore del MobS Lab della Fondazione Bruno Kessler, insieme ad Adrian Raine, professore di Criminologia all’università della Pennsylvania, e Olivia Choy dell’università di Nanyang (Singapore). A moderare, la presidente di BrainCircleItalia e curatrice della rassegna, Viviana Kasam.
Cercare di predire i crimini che avvengono nei quartieri è possibile, usando gli strumenti offerti dall’AI, ha spiegato Lepri. Ad essere presi in esame sono diversi fattori: dalle caratteristiche delle città, che influenzano le relazioni sociali, alle condizioni economiche, fino ai dati offerti da smartphone e dispositivi indossabili, con cui tracciare i flussi delle persone e individuare le interazioni.
Reine, autore del libro “L’Anatomia della violenza. Le radici biologiche del crimine”, e Choy, autrice di una ricerca sulla riduzione delle intenzioni aggressive tramite stimolazione elettrica transcranica, hanno esaminato una serie di studi degli ultimi 20 anni da cui emerge, ad esempio, una minore grandezza dell’amigdala e una minore presenza di neuroni in aree specifiche della corteccia prefrontale del cervello degli psicopatici.
Uno dei possibili scenari futuri, hanno spiegato, prevede di sottoporre ogni ventenne a una scansione celebrale che, insieme a dati sociali, psicologici, genetici e a tecniche statistiche di AI per predire la violenza, valuta la probabilità che il soggetto possa compiere crimini e interviene con una detenzione ‘light’ per ridurre il rischio.

– E’ aperta la caccia alle idee per l’Amazon Innovation Award, il premio istituito dal colosso statunitense dell’e-commerce per stimolare gli studenti universitari a formulare progetti innovativi mirati a ottimizzare la consegna dei prodotti acquistati online. Saranno più di 200 i partecipanti solo al Politecnico di Milano, il primo ateneo a dar vita al contest tre anni fa, pronto anche quest’anno a contendersi la leadership con il Politecnico di Torino e l’Università di Roma Tor Vergata. In palio, un viaggio premio a Seattle che include la visita ad alcuni dei più innovativi centri di distribuzione di Amazon.
“Ogni anno l’azienda ci chiede di trovare soluzioni innovative per raggiungere obiettivi sfidanti, per esempio introdurre più automazione nelle attività di magazzino a supporto del lavoro del personale, oppure ottimizzare la logistica dell’ultimo miglio per ridurre i costi e aumentare l’efficienza delle consegne dei prodotti ai clienti finali”, spiega Riccardo Mangiaracina, del Politecnico di Milano. “Il valore aggiunto di questo concorso sta nel fatto che gli studenti hanno la possibilità di cimentarsi con i problemi reali e concreti di un’azienda, a cui devono proporre una soluzione innovativa che ancora non esiste e che devono elaborare sfruttando la loro creatività”. L’Amazon Innovation Award “è nato tre anni fa al Politecnico di Milano nell’ambito del corso di logistics management della laurea specialistica in ingegneria gestionale – precisa Mangiaracina – e ogni anno riscuote grande successo. Vi partecipano oltre 200 studenti dei circa 300 iscritti al corso: per il 20% sono studenti stranieri”.   [print-me title=”STAMPA”]

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