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CON CHIP IN CERVELLO UOMO DEL FUTURO BIONICO

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Ultimo aggiornamento 5 Ottobre, 2018, 15:37:55 di Maurizio Barra

DELLE 15:37

DI VENERDì 05 OTTOBRE 2018

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CON CHIP IN CERVELLO UOMO DEL FUTURO BIONICO
Maker Faire, rassegna Brain+.Dibattito sul film ‘Manchurian Candidate’

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CON CHIP IN CERVELLO UOMO DEL FUTURO BIONICO

 

Con un chip nel cervello l’uomo del futuro sarà bionico Avere una memoria migliore, muovere un braccio robotico con il pensiero, vedere anche se si è ciechi. Sono alcune delle cose che in futuro potrebbero essere rese possibili da microchip impiantati nel cervello. A guardare allo scenario avveniristico in cui l’uomo si trasforma in cyborg, cioè in un essere umano potenziato grazie alla tecnologia, è un dibattito organizzato dalla Maker Faire a Roma nell’ambito della rassegna cinematografica Brain+, che fino al 4 ottobre approfondirà il rapporto tra uomo, robotica e AI.CON CHIP IN CERVELLO UOMO DEL FUTURO BIONICO

 

Spunto del confronto è il film “The Manchurian Candidate” di Jonathan Demme, in cui i protagonisti scoprono di avere un microchip impiantato nel corpo. A parlarne Fabio Babiloni, professore di Fisiologia e neuroscienze e di Bioingegneria elettronica alla Sapienza di Roma, e Fiorella Operto, fondatrice della Scuola di Robotica di Genova, insieme alla moderatrice Viviana Kasam, presidente di BrainCircleItalia.

La tecnologia in uso più avanzata è l’impianto cocleare, una sorta di orecchio artificiale elettronico che, grazie a un microchip, consente alle persone sorde di sentire, ha spiegato Babiloni. Ma la ricerca sta procedendo in modo spedito, ed è riuscita a dimostrare, ad esempio, la possibilità di potenziare la memoria attraverso un chip collegato al cervello.

Tra gli ambiti allo studio c’è anche la possibilità di restituire la vista ai ciechi. L’intelligenza artificiale è infatti usata nel decoding cerebrale, anche se ancora con risultati non perfetti, per ricostruire ciò che una persona ha visto.

Operto ha evidenziato il forte sviluppo dei sistemi di “Brain-computer interface”, cioè le interfacce neurali tra cervello e computer, particolarmente utili per le persone disabili. La ricerca ha documentato ad esempio la possibilità, per una persona tetraplegica, di muovere un braccio robotico grazie a un chip collegato al cervello che, in pratica, traduce il pensiero in movimento. “Ogni anno nel mondo 15 milioni di persone sono colpite da ictus, che porta all’impossibilità a muovere una parte del corpo”, ha detto Oporto. Grazie alle interfacce neurali potrebbero riacquisire il movimento.   [print-me title=”STAMPA”]

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