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Ultimo aggiornamento 6 Ottobre, 2018, 01:06:36 di Maurizio Barra

DALLE 17:58 DI VENERDì 05 OTTOBRE 2018

ALLE 01:06 DI SABATO 06 OTTOBRE 2018

SOMMARIO

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Tenta incidere nome su Fontana di Trevi
Denunciato per danneggiamento al patrimonio artistico

Uccise fidanzata: ‘voleva lasciarlo’Motivazioni condanna a 30 anni di reclusione

Venezia: leoncino imbrattato ripulitoDue giorni di lavoro e materiali speciali per la ‘restituzione’

Bruciò viva la moglie, conferma 30 anniIl brutale omicidio a Sassari nel 2016, riconosciute aggravanti

Calcio: domiciliari per ZampariniGiudici, gravi indizi colpevolezza. Esecutivo dopo Cassazione

Pedopornografia: 8 indagati, un arrestoIndagine Polizia Postale Veneto, perquisizioni in varie città

Francobollo, 26mila euro per Don BoscoAll’asta Bolaffi raro esemplare da 50 lire del 1988

Estorsioni mercato Firenze, 2 condannatiUn altro patteggia. Al processo contestata aggravante mafiosità

Ucciso per errore: via ergastolo a bossGiudici Bari riducono pena a 20 anni, esclusa premeditazione

Avellino,indagine su barriere autostradePartendo da perizia esperto durante processo per bus in scarpata

Spara alla ex moglie: si è costituitoIl ferimento nel Bergamasco, donna grave ancora in ospedaleNapoli, spari contro casa: un ferito
A Fuorigrotta, probabilmente non era il bersaglio. Indagini Cc

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Ha tentato di incidere le iniziali del suo nome, con una chiave, sulla Fontana di Trevi ma è stato fermato e denunciato per danneggiamento al patrimonio artistico.
E’ accaduto ieri sera, quando una pattuglia del I Gruppo Centro, in servizio di controllo alla Fontana, ha fermato un cittadino di nazionalità tunisina di 39 anni, residente in Germania, intento ad incidere con una chiave le iniziali del suo nome su uno dei “colonnotti” che circondano la parte superiore della fontana.
– UDINE

– Francesco Mazzega ha ucciso la fidanzata Nadia Orlando per “punirla per la disobbedienza manifestatagli nell’aver voluto rivendicare il suo diritto di partecipare all’impegno della sagra in compagnia delle amiche, ma soprattutto per avergli ribadito, la sera del delitto, la ferma volontà di porre fine alla loro relazione”. E’ questo, secondo il gup del tribunale di Udine Mariarosa Persico, il movente del delitto della giovane di 21 anni di Vidulis di Dignano (Udine), come riportato nelle 30 pagine di motivazioni depositate in questi giorni, dopo la sentenza di condanna dell’11 luglio scorso.
La giovane fu soffocata la sera del 31 luglio 2017 dall’ex fidanzato e collega di lavoro, Francesco Mazzega, 37 anni.
L’omicidio avvenne sul greto del fiume Tagliamento a pochi passi da casa della ragazza, poi l’assassino vagò in auto per l’intera notte con il cadavere affianco. L’uomo è stato condannato a 30 anni di reclusione.
– VENEZIA

– Sono stati completati, a tempo di record, i lavori cominciati nel pomeriggio di ieri per ripristinare il leoncino di Piazza San Marco imbrattato con vernice rossa da quattro giovani. Per il recupero della scultura, realizzata nel 1722 da Giovanni Bonazza in marmo rosso di Cottanello, San Marco Group, leader nel settore delle pitture e vernici per l’edilizia professionale in Italia, ha messo a disposizione i propri prodotti Isograff e Graffiti Remover.
– SASSARI

– La sezione staccata di Sassari della Corte d’appello di Cagliari ha confermato la condanna a 30 anni di reclusione per Nicola Amadu, il panettiere di 69 anni che il 9 novembre 2016 uccise la moglie, Anna Doppiu, di 66, bruciandola viva dopo averla massacrata di botte. Il collegio presieduto dalla giudice Plinia Azzena ha accolto la richiesta della procuratrice generale Roberta Pischedda ribadendo il verdetto pronunciato in primo grado nei confronti dell’impuato, difeso in aula dall’avvocata Letizia Doppiu Anfossi. La Corte d’appello ha confermato anche tutte le aggravanti riconosciute nella sentenza di primo grado: aver commesso il fatto “contro il coniuge vittima di maltrattamenti in famiglia”, “con premeditazione”, “con l’uso di un mezzo insidioso” e per “aver agito con crudeltà”.
“Rinunciare a mia moglie, per me, non era pensabile. Io vivevo per lei e non potevo accettare la sua decisione di separarsi. Meglio morta”.
– PALERMO

– Il tribunale del Riesame di Palermo, accogliendo il ricorso della Procura, ha disposto gli arresti domiciliari, negati in prima istanza dal gip, per l’ex patron del Palermo Maurizio Zamparini accusato tra l’altro di riciclaggio e autoriciclaggio. L’inchiesta è coordinata dai pm Dario Scaletta e Francesca Dessì, dall’aggiunto Salvo de Luca e dal procuratore Francesco Lo Voi. Il provvedimento non è esecutivo fino alla pronuncia della Cassazione.
– VENEZIA

– Erano una trentina gli utenti che si scambiavano in rete materiale pedopornografico scoperti da un’indagine della Polizia Postale del Veneto, che ha portato a perquisizioni domiciliari e informatiche nei confronti di otto persone, ora indagate, residenti in varie città italiane. Tra queste un sessantenne di Nuoro, che è stato arrestato per detenzione di una ingente quantità di materiale pedopornografico. Il giro di immagini e file avveniva per lo più tramite la piattaforma Skype. Si tratta di un’attività che la Polizia postale del Veneto ha avviato dopo le evidenze emerse da un processo scaturito da un’indagine condotta dal servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni di Roma ancora nel 2013.
– TORINO

– Si è conclusa con un realizzo complessivo di due milioni di euro, e oltre il 60 per cento di lotti venduti, la vendita di francobolli organizzata da Aste Bolaffi. Grande la partecipazione dei collezionisti in sala, a Torino, al telefono e su internet, a conferma dell’interesse per le emissioni di alta qualità provenienti dagli album di importanti collezioni private.
Top lot della vendita sono un’importante collezione di diverse centinaia di aerogrammi con tante rare affrancature (65.900 euro) e un blocco verticale con otto esemplari del quattrino del Granducato di Toscana su carta azzurra (46.300 euro). Ha riscontrato l’interesse dei collezionisti anche il capitolo degli Antichi Stati, mentre tra le emissioni più recenti il ‘Don Bosco solitario’ da 50 lire del 1988, uno dei cinque esemplari senza sfondo a causa di un difetto di inchiostrazione, è stato battuto a 26.800 euro. Protagonisti di numerosi rilanci anche un francobollo della Sierra Leone soprastampato su un fiscale da 2 sterline del 1897.
– FIRENZE

– Prime condanne nell’inchiesta per estorsione maturata al Mercato ortofrutticolo di Firenze, vicenda emersa nel novembre 2017 con cinque arresti e una decina di indagati in varie regioni da Dda e Gico delle Fiamme Gialle.
Al termine dell’udienza preliminare il giudice Fabio Frangini ha condannato per estorsione, in rito abbreviato, Alessandro Santini, di Bergamo, a 3 anni e 4 mesi, e Antonio Francesco Pizzimenti di Reggio Calabria, a 2 anni e 4 mesi. Ha patteggiato 1 anno e 7 mesi un altro imputato, Eugenio Potenza, napoletano, residente a Trento. Il giudice ha prosciolto gli imputati dall’accusa di bancarotta preferenziale. Rinviati invece a giudizio, con l’aggravante del metodo mafioso Carmelo Caminiti di Reggio Calabria, e Paolo Malara, di Catanzaro, legati alla cosca di ‘ndrangheta De Stefano Tegano: per l’accusa i due furono ingaggiati da Santini per attuare un recupero crediti illegale: doveva avere 70.000 euro da una ditta fallita di due fratelli fiorentini.
– BARI

– Il boss del clan mafioso Di Cosola di Bari, Antonio Battista, non premeditò l’agguato nel quale, per errore, fu ucciso Giuseppe Mizzi, il 38enne vittima innocente di mafia, ferito a morte il 16 marzo 2011 a pochi passi dalla sua abitazione nel centro del rione Carbonara di Bari. Lo ha stabilito la Corte di assise di appello di Bari che ha ridotto dall’ergastolo a 20 anni di reclusione la pena inflitta nei confronti di Battista, ritenuto il mandante dell’omicidio. Stando all’ipotesi accusatoria, sostenuta dal pm della Dda Federico Perrone Capano che ha chiesto di essere applicato anche al processo di secondo grado, il boss ordinò ai suoi di rispondere ad un agguato subito uccidendo un uomo, “il primo che trovate”, del clan rivale Strisciuglio e quella sera, per errore, Emanuele Fiorentino e Edoardo Bove, spararono a Mizzi scambiandolo per uno spacciatore. I due esecutori materiali sono già stati condannati con sentenza ormai definitiva rispettivamente a 20 anni e a 13 anni e 4 mesi di reclusione.
– AVELLINO

– Partendo dall’inchiesta sulle cause della sciagura del bus caduto in una scarpata, che causò la morte di 40 persone il 28 luglio 2013 su un viadotto della A16 Napoli-Canosa, la procura di Avellino potrebbe aprire un’indagine a livello nazionale sulla sicurezza delle barriere protettive lungo la rete autostradale. Lo si apprende da fonti giudiziarie, nel giorno in cui ha avuto inizio la requisitoria dell’accusa nel processo contro 16 imputati accusati a vario titolo di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e lesioni per la tragedia del bus.
Ad ampliare il raggio d’azione della procura potrebbe essere in particolare la perizia del professor Felice Giuliani, docente di ingegneria all’università di Parma, che ha messo sotto accusa la scarsa manutenzione delle barriere e dei “tirafondi” (i bulloni che bloccano i “New Jersey” alla sede stradale) che se non fossero risultati usurati avrebbero “derubricato al rango di grave incidente stradale” quello che ha invece causato la morte di 40 persone.
– MILANO

– Accompagnato dal suo legale, Stefano Sorrentino, si è costituito Salvatore D’Apolito, il cinquantenne di origine foggiana che il 27 settembre scorso a Negrone di Scanzorosciate, centro del Bergamasco, ha sparato sei colpi di pistola alla ex moglie, Flora Agazzi, 53 anni, ferendola gravemente. Lo ha reso noto la redazione della trasmissione ‘Chi l’ha visto?’. L’uomo viveva a Villasanta, in Brianza, ma a casa non è rientrato: nessuno lo aveva più visto dopo la sua fuga in Vespa, dalla villetta dove aveva atteso la ex moglie. I due non vivevano più insieme da gennaio 2017 e la donna era tornata ad abitare con i genitori a Presezzo (Bergamo). Dopo lo scooter bianco l’uomo ha usato nella fuga un vecchio camper. La donna è ancora grave, ma stazionaria, all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

NAPOLI

– Un uomo di 64 anni ha riportato un’escoriazione a causa di colpi di pistola sparati in serata nel quartiere di Fuorigrotta a Napoli. I carabinieri sono intervenuti in via Giacomo Leopardi dove erano stati segnalati colpi di arma da fuoco in strada. Secondo una prima ricostruzione alcune persone hanno sparato verso un’abitazione situata al piano terra e nella circostanza è rimasto leggermente ferito un 64enne, incensurato, che vive in quella strada. L’uomo – che probabilmente non era il bersaglio dei malviventi – si trovava in camera da letto e ha riportato, come detto, un’escoriazione. Sono in corso indagini dei militari della Compagnia di Bagnoli.   [print-me title=”STAMPA”]

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