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Ultimo aggiornamento 10 Ottobre, 2018, 11:24:30 di Maurizio Barra

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‘Attacco di panico’, via dalla ‘bestia’
Primo romanzo del neurologo Sorrentino tra cure, paura e amore

Lele Spedicato, chitarrista dei Negramaro è fuori pericoloRespira autonomamente, è vigile, sciolta la prognosi

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ROSARIO SORRENTINO, ‘ATTACCO DI PANICO – A UN PASSO DALLA LIBERTA” (MONDADORI, pp 156, euro 18). La ‘bestia’, spesso silente, è dentro ciascuno di noi, pronta a saltar fuori quando meno te lo aspetti e ad impadronirsi di cuore, cervello e muscoli: gli attacchi di panico imprigionano corpi e desideri e superarli è una vittoria della volontà, ma soprattutto di cure appropriate. A questa patologia, più diffusa di quanto si immagini, è dedicato il romanzo del neurologo e divulgatore Rosario Sorrentino, dove a parlare in prima persona è Laura, quarantenne con una professione, una vita sociale, un matrimonio finito alle spalle ma con amici e interessi, che racconta la sua caduta e la sua resurrezione dall’abisso di un recinto ideale dal quale è convinta di non poter uscire, un’area di pochi passi da dove è parcheggiata la sua auto che diventerà presto la sua casa-prigione.
“Attacco di panico – A un passo dalla libertà” è il primo romanzo di Sorrentino, ma è anche il primo romanzo dedicato da un medico alla “bestia”, al “veleno” che può annidarsi dentro alla apparente normalità. La cifra narrativa del romanzo è scelta per parlare un linguaggio che non sia quello dei saggi tecnici, per non lasciare sola la letteratura scientifica nella battaglia contro gli attacchi di panico. Laura è un personaggio più immaginato che immaginario, è la sintesi dei tanti pazienti che il neurologo ha avuto in cura: i primi malesseri, la diagnosi di ansia da stress, fino a non poter allontanarsi che per pochi metri dall’ospedale nel quale ha comunque rifiutato le cure, ma vicino al quale parcheggia la sua auto-casa-prigione per essere comunque pronta, in caso di emergenza (ma in questo caso l’emergenza è totale e continua) a trovare un rifugio.
Laura scende tutti i gradini dell’angoscia, fino a vivere e comportarsi come una clochard suo malgrado, nella morsa di paure feroci che vanno dal timore di avere un infarto a quella di restare chiusa nel bagno del bar che è l’unico altro luogo che riesce a raggiungere perché fortunatamente compreso nel perimetro fisico che si è imposta. L’incontro con un ragazzo che ha avuto i suoi stessi problemi, e del quale si innamorerà fino a perderlo, e l’odio per un gruppo criminale che tenterà di approfittare della sua fragilità di “barbona” la spingeranno a reagire, a cominciare dalla faticosa vittoria sul suo rifiuto di assumere anche una sola goccia di farmaco. E, quasi senza che se ne accorga, la cura darà i suoi effetti infondendole forza e, soprattutto, vincendo quella “paura di aver paura” e la stessa vergogna della malattia, che Sorrentino indica come il primo ostacolo da superare.
“Non è più in pericolo di vita, è vigile e respira autonomamente” Emanuele Spedicato, detto Lele, il chitarrista dei Negramaro ricoverato dal 17 settembre scorso in Rianimazione all’ospedale Vito Fazzi di Lecce perché colpito da emorragia cerebrale. Lo comunicano i medici che “dopo un’attenta e ponderata analisi hanno deciso di sciogliere la prognosi”. Nel bollettino medico diramato dalla Asl, si evidenzia che Spedicato “risponde bene agli stimoli e presenta valori buoni in tutti i parametri”. “Il quadro clinico neurologico – sottolineano i medici – ha mostrato evidenti progressi negli ultimi giorni, per cui è stato possibile staccare i macchinari per la respirazione autonoma/automatica”. Superata la “fase più difficile – precisano i medici – i prossimi dieci giorni saranno fondamentali per i sanitari che dovranno monitorare accuratamente le condizioni del paziente, al fine di valutare la possibilità di un suo trasferimento in un centro specializzato, così da poter avviare un adeguato percorso di riabilitazione”.   [print-me title=”STAMPA”]

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