Ultimo aggiornamento 18 Ottobre, 2018, 05:11:44 di Maurizio Barra
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ALLE 05:11 DI GIOVEDì 18 OTTOBRE 2018
SOMMARIO
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
Maratona di lettura per De Sanctis
Dedicata alla Storia della letteratura italiana, dal 22 al 26/10
Sfera Ebbasta, da aprile nei palasportTappe il 17 a Roma, il 19 a Napoli e il 27 Milano
Danza, tour italiano per Parsons DanceNel cast della compagnia americana anche Elena D’Amario
‘Maxi’, la Rai racconta la ‘piovra’ alla sbarra De Raho, latitanza Messina Denaro è capitolo da chiudere
Arbesser, donna Fay borghese in motorinoIl neo direttore creativo a Roma per presentare nuova collezione
Divi e storie vere tra gender e omofobiaViaggio nell’identità sessuale, da A Kid like Jake a Boy Erased
‘Mio fratello’ e la lotta per la vitaAlla Festa di Roma il docu-film familiare di Marco Leopardi
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
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L’ARTICOLO
SPETTACOLI CINEMAMUSICA CULTURA
Maratona di cinque giorni, dal 22 al 26 ottobre, per il bicentenario della nascita di Francesco De Sanctis, con la lettura pubblica e integrale della Storia della letteratura italiana, la sua opera più famosa, al Salone Borrominiano della Biblioteca Vallicelliana di Roma. Promossa dal Comitato Nazionale per le Celebrazioni del Bicentenario della nascita di Francesco De Sanctis avvenuta a Morra Irpino il 28 marzo 1817, e coordinata da Paola Paesano, direttrice della Biblioteca Vallicelliana, la lettura collettiva di cinque giorni vede già l’adesione di numerosi attori, studiosi e studenti tra i quali due eccellenze del teatro italiano come Piera degli Esposti e Roberto Herlitzka e la cantante Nichi Nicolai. La partecipazione richiederà a ognuno la presenza di circa un’ora, fra preparazione e lettura al microfono. L’invito è rivolto a tutti.
Convinti che la Storia della letteratura italiana possa leggersi come un romanzo, la scommessa è rivivere il testo collettivamente. Operazione già sperimentata in Vallicelliana per alcuni classici della letteratura universale, da Don Chisciotte a Pinocchio, e della letteratura politica come Il Manifesto di Ventotene.
L’azione di De Sanctis fra impegno politico, letteratura e pedagogia, “ci sembra oggi un modello ineguagliabile di pratica militante e di responsabilità di governo per la formazione delle coscienze civili giovanili” spiega il comitato organizzatore.
Prima di essere ministro dell’Istruzione pubblica, De Sanctis era stato nel 1860 direttore dell’Istruzione a Napoli, contribuendo così a un rinnovamento profondo della scuola e dell’università. Obiettivo della lettura è anche restituire quella particolare passione desanctisiana che “nella letteratura aveva colto non solo il senso di una fondamentale rifondazione della percezione culturale italiana, ma anche un rassicurante rifugio dai turbamenti e dalle familiari inquietudini.
– Dopo il grande successo del suo ultimo album “Rockstar”, già certificato triplo disco di platino nonché disco più venduto in Italia nel primo semestre dell’anno (Fimi), e i sold out registrati in tutta Italia e in Europa con il suo “Sfera Ebbasta Rockstar tour”, che ha contato oltre 50 date e milioni di spettatori, il rapper Sfera Ebbasta annuncia il “Popstar tour 2019” che lo vedrà protagonista dal 17 aprile.
Il debutto al Palalottomatica di Roma, per proseguire al Palapartenope di Napoli il 19 aprile e chiudere al Mediolanum Forum di Milano il 27 aprile.
– Nuovo tour italiano per la Parsons Dance, la compagnia americana amata dal pubblico per la sua danza atletica e vitale. Lo show andrà in scena a Cremona, Ravenna, Trieste, Portogruaro e Ferrara nel gennaio 2019, mentre a febbraio farà tappa a Senigallia, Carpi, Torino, Aosta, Perugia, Parma, Genova, Como, Varese, Bolzano e Rovigo. Infine, dal primo al 3 marzo, la compagnia sarà di scena al Teatro nazionale ‘Che banca’ di Milano.
La compagnia Parsons Dance è nata nel 1985 dal genio creativo del coreografo David Parsons e del lighting designer Howell Binkley. Gli show sono già andati in scena nei cinque continenti, in 22 paesi e in più di 383 città, nei più importanti teatri e festival di tutto il mondo fra i quali il The Kennedy Center for the Performing Arts di Washington, la Maison de la Danse di Lione, il Teatro La Fenice di Venezia, il Teatro dell’Opera di Sydney e il Teatro Municipal di Rio de Janeiro. Confermata nel cast di questo tour la ballerina italiana Elena D’Amario.
La piovra alla sbarra: una serie tv per raccontare, anche con il linguaggio della docufiction, la storia del maxi-processo del 1986-87 a Palermo. Quello contro Cosa Nostra, istruito dal pool di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, rivissuta attraverso le immagini delle udienze in aula (1.200 ore di materiale audiovisivo che le Teche Rai hanno restaurato, digitalizzato, studiato e approfondito) e arricchita da ricostruzioni con scene da serie televisiva. Una doppia narrazione intrecciata per raccontare in sei puntate, “Maxi. Il grande processo alla mafia”, una serie scritta da Cosimo Calamini, Alessandro Chiappetta, Marta La Licata e Davide Savelli, con la regia di Graziano Conversano, andrà in onda da martedì 23 ottobre alle 21.10 su Rai Storia e in anteprima su RaiPlay dal 17 ottobre.
Una serie che ha avuto anche il plauso del presidente della Repubblica Mattarella che ha inviato agli autori, alla direttrice di Rai Cultura Silvia Calandrelli, a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione del progetto, un messaggio attraverso il Quirinale: “Un’opera storiografica di grande rilievo che permetterà, soprattutto ai giovani, di comprendere l’impegno di quei tanti servitori della Repubblica che seppero tenere alta la bandiera della legalità”. Calandrelli ha sottolineato che il maxi-processo ha rappresentato “uno spartiacque nella lotta alla mafia. Iniziato infatti il 10 febbraio del 1986, che vide 476 imputati, 200 avvocati, 8mila pagine di sentenza. E quindi 19 ergastoli e 2665 anni di carcere complessivo. Abbiamo anche usato gli appunti di Grasso che era giudice a latere e gentilmente ce li ha prestati”. All’evento di presentazione nella sede Rai di Viale Mazzini ha partecipato il Procuratore Nazionale Antimafia e Terrorismo Federico Cafiero De Raho. Presenti in sala anche Pietro Grasso, all’epoca giudice a latere, il questore di Roma Guido Marino e il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone, il giudice Caterina Chinnici, la figlia del magistrato Rocco Chinnici (il suo nome è legato all’idea dell’istituzione del “pool antimafia”, fu assassinato da Cosa nostra nel 1983). Tra gli ospiti anche i giornalisti sotto scorta Federica Angeli e Lirio Abbate.
Nel corso del suo intervento in Rai Federico Cafiero De Raho ha parlato della mafia di oggi, sostenendo che “non è più possibile che uno come Matteo Messina Denaro si sottragga all’arresto, la sua latitanza è un capitolo che deve essere necessariamente chiuso”. De Raho, sollecitato dai cronisti, ha detto di ritenere che l’allarme espresso da Raffaele Cantone, presidente dell’Anac, di rischio di infiltrazioni – sul decreto Genova – vada “condiviso”, perché “le mafie oggi riescono a schermarsi e a mimetizzarsi e a essere presenti perché riciclano migliaia di euro”. Secondo il procuratore, infatti, oggi “individuare il soggetto economico mafia non è più facile se non si svolgono indagini approfondite che possono durare anche anni. Quanto maggiore è il sistema di selezione, tanto maggiore è la possibilità di escludere le mafie”.
Arricchito dalla colonna sonora originale di Giorgio Spada, il racconto si sviluppa attraverso la voce narrante di Franco, un giornalista Rai interpretato da Giovanni Guardiano, che si mescola alle immagini dell’epoca e fa rivivere “l’epopea” di giornalisti e tecnici Rai chiamati a documentare l’intero processo, per il pubblico italiano e per le tv di tutto il mondo. Accanto a Franco lavora una squadra composta da un cameraman, Gianni (interpretato da Fabrizio Colica) romano, trentenne, mandato come rinforzo, e Teresa (interpretata da Chiara Spoletini) montatrice e assistente alla regia appena assunta. Contornati da altre figure di redazione, Franco, Gianni e Teresa seguono l’intero processo, condividendo lo stress di un lavoro incessante, affrontando complesse situazioni emotive, pressioni psicologiche e minacce, fino alla sentenza finale. La prima puntata parte dal 10 febbraio 1986, il giorno d’inizio del maxiprocesso a Cosa Nostra. Per la prima volta più di 400 mafiosi sono chiamati a rispondere di decine di reati, in un’aula giudiziaria di enormi dimensioni costruita per l’occasione. Anche la Rai si mobilita per raccontarlo, con una redazione ad hoc di fronte all’aula bunker, che tutti chiamano appunto “l’astronave verde”.
Sul banco dei testimoni i boss che fecero la storia di una stagione del crimine organizzato in Italia. Tra questi, collaboratori di giustizia del calibro di Tommaso Buscetta, il boss dei due mondi, e Salvatore Contorno. Tra coloro che invece si videro comminare pene pesantissime uomini che hanno rappresentato due generazioni di mafia, come Pippo Calò detto il “cassiere della mafia”, Michele Greco, Luciano Liggio, Bernardo Provenzano e Totò Riina.
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
“Ho rivisitato l’archivio di Fay e penso che sia un marchio di prodotti identificabili, iconici, non di tendenza. Il giaccone 4 ganci è quello. Lo si può ripensare studiando in nuovi tessuti performanti, in una nuova palette di colori, rivedendo i dettagli come i ganci, ma deve essere riconoscibile e deve durare nel tempo. Io voglio che il cliente di Fay torni nel negozio con suo figlio. Così come credo che il target di riferimento femminile sia un certo tipo di donna borghese che lavora, scattante, ma molto attenta a cosa indossa. Le mie sono donne che vanno in motorino e hanno bisogno di giacconi antivento e antipioggia, confortevoli e chic”.
Così Arthur Arbesser, designer nato a Vienna ma adottato dall’Italia, visto che vive e lavora a Milano da diversi anni.
Arbesser, giudicato uno dei nomi più interessanti dell’attuale panorama della moda, è a Roma per presentare la nuova collezione Fay che ha disegnato da neo direttore creativo del marchio.
Teenager omosessuali vittime di terapie di ‘rieducazione’ (Boy Erased con Lucas Hedges, Nicole Kidman, Russell Crowe e The miseducation of Cameron Post con Chloe Grace Moretz), un bambino di quattro anni che ama vestirsi da principessa (A kid like Jake con Jim Parsons), la scoperta adolescenziale di sentimenti verso coetanei dello stesso sesso (Zen sul Ghiaccio sottile, Let me fall, Skam Italia); l’amore omosessuale, fra quotidiano e voglia di genitorialità (Mamma + mamma). Sono fra le strade attraverso le quali la Festa del Cinema di Roma (18-28 ottobre), sia nella selezione ufficiale e che in Alice nella città, sezione autonoma rivolta alle giovani generazioni, esplora gender, identità sessuale e omofobia, con opere spesso ispirate da storie vere.E’ da Oscar il cast di Boy Erased, dal libro di memorie di Garrard Conley: alla regia c’è Joel Edgerton, che è anche fra gli interpreti principali insieme a Nicole Kidman, Russell Crowe, Xavier Dolan e il protagonista Lucas Hedges. Il giovane attore, già candidato all’Oscar per Manchester By The sea, si cala nei panni di Jared, 19enne gay figlio di un pastore battista, che per non essere allontanato dalla famiglia, accetta di sottoporsi a un programma di ‘riconversione sessuale’. “Leggendo il libro mi sono infuriato. L’ho visto come la storia di una famiglia che si ama profondamente, ma fede e ideali li mettono uno contro l’altro” ha detto Edgerton a Queerty. Anche in The miseducation of Cameron Post di Desiree Akhavan la giovane protagonista adolescente (Chloe Grace Moretz) viene mandata a seguire a una terapia di ‘riconversione’ dopo essere stata sorpresa a baciarsi con una ragazza. Cameron però si ribella. “Sono stata una sostenitrice della comunità Lgbtq, sin da bambina, quando i miei fratelli hanno fatto coming out – ha spiegato Chloe Grace Moretz a Newsweek -. Il film non mi ha solo colpito emotivamente, per me racconta in modo veritiero le prime relazioni dei giovani gay”.Il tema riflesso da una prospettiva adolescenziale ritorna ad Alice nella città, con due film e una serie tv. Nell’islandese Let me fall di Baldvin Z., la forma è di spietato romanzo di formazione nel quale le due protagoniste, tra cui nasce un amour fou, condividono un percorso sfrenato di eccessi. Nella seconda stagione di Skam Italia, la serie di TimVision ispirata all’omonimo teen drama norvegese, è protagonista il liceale Martino (Federico Cesari) che prende consapevolezza della propria omosessualità, riuscendo a vivere una storia con un ragazzo conosciuto a scuola, Niccolò (Rocco Fasano). In Zen sul ghiaccio sottile, opera prima di Margherita Ferri, al centro della storia c’è Maia detta Zen (Eleonora Conti) 16enne talento dell’hockey, che nel piccolo centro dove vive è costantemente bullizzata per il suo aspetto e le sue scelte. Insieme a Vanessa, ragazza di un suo compagno di squadra, affronta i dubbi sulla sua identità. “L’inquietudine del sapersi “diversi”, la magia di essere attratti da una persona del proprio genere senza sapere cosa stia succedendo o nemmeno dare un nome a quel sentimento, il desiderio di essere visti e accettati per quello che si è: queste emozioni sono state l’essenza della mia vita da adolescente e oggi lo sono del film” ha spiegato la regista.Si è ispirata alla propria storia personale anche Karole Di Tommaso, che, in ‘Mamma + mamma’, dov’è interpretata da Linda Caridi, racconta la strada verso la maternità vissuta con la sua compagna. Infine, il divo di Big Bang Theory, Jim Parsons (che sarà alla Festa del Cinema di Roma), in A kid like Jake del regista transgender Silas Howard si cala nei panni del papà (la mamma è interpretata da Claire Danes) di un brillante bambino di 4 anni che ama vestirsi da principessa. Una fase o segnali precoci di un disagio legato all’identità di genere? “Il modo in cui il film affronta l’argomento – ha spiegato a Metro Parsons, gay dichiarato, che è anche coproduttore del film – spero aiuti a fugare i timori di chi non comprende queste tematiche o non ci si è mai confrontato. Non c’è niente di cui aver paura”.
Immaginate un’infinta serie di filmini di famiglia a cui si uniscono quelli ancora più numerosi e digitali di uno dei suoi componenti, il tutto raccolto in un unico film da un noto regista di documentari. È quello che propone ‘Questo è mio fratello’, film puzzle che passa oggi in anteprima alla Festa di Roma, diretto da Marco Leopardi e con protagonisti Massimo Leopardi, fratello minore del regista, da sempre afflitto da depressione, e i loro genitori.Un docu-film, prodotto da Donatella Palermo e Rai Cinema, che è uno strano miscuglio di filmati, da quelli classici di famiglia in Superotto, a quelli autoprodotti nel corso degli ultimi anni in digitale. Il tutto per raccontare la vicenda umana di Massimo, ora 55enne, uomo complicato, egocentrico, esuberante, colto, e in lotta con la depressione da 25 anni. Una lunga sofferenza, la sua, mai davvero vinta, ma combattuta con esperienze adrenaliniche ed estreme, dal parapendio al paracadutismo fino al jumping (è stato anche vicecampione mondiale master di tuffi). Massimo, tre mogli e tante esperienze, da pilota di satelliti a creative director di un sito di alimentazione vegana (www.Veggiechannel.it), ha cercato insomma la sfida contro la sua malattia praticando non solo gli sport più pericolosi, ma misurandosi anche con mestieri come l’attore, il produttore e il regista. Ma per lui nonostante dieci anni di analisi anche diversi tentativi di suicidio. Marco, suo fratello, parte da questa eclettica figura per ricostruire sia la sua storia sia quella della sua famiglia. Ma durante il montaggio dei filmati, sviluppa una tesi: il desiderio quasi maniacale di apparire del fratello, il suo narcisismo “è solo una continuata richiesta di affetto e forse anche il desiderio di lasciare una testimonianza che possa aiutare altre persone che vivono le sue stesse difficoltà. Un messaggio di speranza quello di Massimo che si oppone all’autodistruzione semplicemente con una vita dove coesistono sofferenze e momenti di assoluto divertimento”.”Nei periodi peggiori – dice Massimo – , non avevo neppure la forza di alzarmi dal letto. Dolori diffusi in tutto il corpo molto più forti di quanto gli stessi medici credano. È normale così avere voglia di aprire la finestra e buttarsi di sotto. Ti sembra in quei momenti l’unico modo per sfuggire al dolore. E le terapie farmacologiche poi fanno poco o ti fanno sentire male, ma in modo diverso”. Il perché di questo film? “Quello di dire a chi soffre di questa malattia di trovare il coraggio, di avere speranza e, soprattutto, di cercare aiuto perché – dice ancora Massimo – ci si cura proprio cercando aiuto”. [print-me title=”STAMPA”]
