Aggiornamenti, ECONOMIA, Notizie

ECONOMIA TUTTE LE NOTIZIE

Tempo di lettura: 8 minuti

Ultimo aggiornamento 26 Ottobre, 2018, 10:39:31 di Maurizio Barra

DALLE 08:01 ALLE 10:39

DI VENERDì 26 OTTOBRE 2018

SOMMARIO

ECONOMIA TUTTE LE NOTIZIE

Petrolio: in calo a 66,63 dollari barile
Brent cede a 76,27 dollari

Oro: in rialzo a 1.232,5 dollari l’onciaQuotazioni guadagnano lo 0,3%

Spread Btp Bund in rialzo a 312 puntiRendimento al 3,50%

Cambi: euro scende a 1,1372 dollariYen sale a 127,64

Borsa: Tokyo,chiude in lieve calo, -0,4%Nikkei a 21,184 punti

Borsa: Asia frena, pesa AmazonMale Seul, pesanti i futures sull’avvio mercati europei

Borsa: Milano apre in calo, -0,50%In ribasso anche l’indice Ftse All Share, -0,53%

Edison torna a utile, alza stime EbitdaRicavi a a 6,5 miliardi, sale debito per acquisizioni

Spread Btp Bund apre in rialzo, Piazza Affari deboleAsia frena dopo corsa Wall street, pesa Amazon

Borsa: Europa parte male, Londra -0,9%Deboli anche Francoforte e Parigi

Oggi arriva il giudizio di Standard & Poor’sSpread alto genera timori per le banche con la mina dei Btp

Borsa Milano debole con Europa, bene EniScivolano Brembo e Fca, negative le banche, piatta Luxottica

Iniziato a Milano sciopero dei trasportiMetro regolari fino alle 18. Anche una manifestazione in centro

Venerdì di scioperi, da scuole a treniProtesta dei settori pubblici e privati

Borsa: Europa scivola con autoFanno peggio Londra, Parigi e Francoforte, tiene Eni – Alleanza Ynap-Alibaba, il lusso in Cina
Joint venture per l’e-commerce. App e negozi on line

ECONOMIA TUTTE LE NOTIZIE

TUTTE LE NOTIZIE DI ECONOMIA SEMPRE AGGIORNATE

L’ARTICOLO

ECONOMIA TUTTE LE NOTIZIE

Quotazioni del petrolio in calo sul mercato after hour di New York dove i contratti sul greggio Wti con scadenza a dicembre passano di mano a 66,63 dollari a fronte dei 67,33 dopo la chiusura di Wall street. A cedere anche il Brent a 76,26 dollari.
– Sono in rialzo le quotazioni dell’oro che chiudono la settimana apprezzandosi sui timori per un rallentamento dell’economia mondiale. Il lingotto con consegna immediata sale dello 0,3% a 1232,5 .
– Apertura in lieve rialzo per lo spread Btp Bund che segna 312 punti contro i 309 della chiusura di ieri. Il rendimento del titolo decennale italiano è pari al 3,50%.
– Euro in ribasso in avvio di giornata.
La moneta unica passa di mano a 1,1372 dollari contro gli 1,1399 di ieri sera dopo la chiusura di Wall street. Nei confronti dello yen passa di mano a 127,6

– Chiusura in lieve calo per la Borsa di Tokyo che cede lo 0,4%. L’indice Nikkei segna 21.184 punti.
– Mercati asiatici e dell’area del Pacifico chiudono la settimana in calo sulla debolezza dei titoli tecnologici e sui futures di Wall street in frenata dopo la corsa di ieri, soprattutto per i risultati di Amazon sotto le attese.
In particolare negativi i listini di Seul sui quali pesa particolarmente l’hi tech: l’indice Kospi ha chiuso in calo dell’1,7%, il Kosdaq in scivolata di oltre il 3%. Male anche Singapore (-1,5%), con Hong Kong che in chiusura cede circa un punto percentuale. Poco sotto la parità le Borse cinesi, mentre Tokyo ha perso lo 0,4% finale. In tenuta la chiusura di Sidney (+0,02%), mentre sono chiaramente negativi i futures sull’avvio dei mercati europei.
– Avvio negativo per Piazza Affari: il primo indice Ftse Mib segna una perdita dello 0,50%, l’Ftse It All-Share un calo dello 0,53%.
– Edison ha chiuso i primi nove mesi dell’anno con ricavi a 6,5 miliardi e un utile di 87 milioni contro la perdita di 110 dello stesso periodo del 2017 “grazie alla buona performance della filiera elettrica e delle attività E&P, nonché al contenimento dell’impatto della volatilità legata all’attività di copertura su commodity e cambi”.
Lo si legge in un comunicato del gruppo, nel quale si specifica che “considerato lo scenario di riferimento e i risultati del periodo, Edison rivede ulteriormente al rialzo le previsioni di margine operativo lordo (Ebitda) per l’intero 2018 che supererà 740 milioni”.
L’indebitamento finanziario netto al 30 settembre 2018 è pari a 310 milioni dai 116 milioni di euro della fine del 2017 e include le acquisizioni di Gas Natural Vendita Italia, Attiva e Zephyro, che hanno inciso per 368 milioni incluso il debito.
Apertura in lieve rialzo per lo spread Btp Bund che segna 312 punti contro i 309 della chiusura di ieri. Il rendimento del titolo decennale italiano è pari al 3,50%.

Si allarga la corrente di vendite sui mercati azionari europei: Parigi perde l’1,6%, Francoforte un punto e mezzo, Londra l’1,3%, con Milano in calo dell’1,2% e Madrid in ribasso di circa un punto percentuale. Oltre ai risultati sotto le attese di Amazon e Alphabet, pesa la debolezza del settore auto dopo che la produttrice di componenti per il settore Valeo ha pubblicato dati deludenti soprattutto per il rallentamento della Cina e scivola del 17% a Parigi. In Piazza Affari Brembo cede così il 2,8% ed è il titolo principale peggiore con Leonardo, mentre Fca (-1,8%) ha ridotto il calo dell’avvio. In ribasso del 2,4% Mediobanca, mentre Mps perde perde l’1,2%. Ancora in controtendenza Eni dopo i conti (+0,4%) mentre tra i titoli a bassa capitalizzazione Astaldi risale del 9% a 0,59 euro.

Asia frena dopo corsa Wall street, pesa Amazon – Mercati asiatici e dell’area del Pacifico chiudono la settimana in calo sulla debolezza dei titoli tecnologici e sui futures di Wall street in frenata dopo la corsa di ieri, soprattutto per i risultati di Amazon sotto le attese. In particolare negativi i listini di Seul sui quali pesa particolarmente l’hi tech: l’indice Kospi ha chiuso in calo dell’1,7%, il Kosdaq in scivolata di oltre il 3%. Male anche Singapore (-1,5%), con Hong Kong che in chiusura cede circa un punto percentuale. Poco sotto la parità le Borse cinesi, mentre Tokyo ha perso lo 0,4% finale. In tenuta la chiusura di Sidney (+0,02%), mentre sono chiaramente negativi i futures sull’avvio dei mercati europei.

– Primi scambi in terreno negativo per i mercati azionari del Vecchio continente: Londra cede lo 0,9%, Francoforte ha aperto in calo dell’1,1%, Parigi perde un punto percentuale.
L’ultimo, più autorevole, allarme è arrivato dalla viva voce del presidente Bce Mario Draghi. Lo spread alto dei titoli di stato italiani verso il Bund a causa della sfida del governo con la Ue sui conti pubblici, sta già danneggiando le banche del nostro paese e il loro capitale a causa del deprezzamento dei Btp in portafoglio. Un rischio che la Borsa ha già segnalato punendo severamente nei mesi scorsi i titoli del settore (da Intesa a Unicredit passando per Ubi, Mps e Bper) che hanno perso da metà maggio, fra il 30 e il 40% a fronte di un calo di Piazza Affari del 22%. I 364 miliardi di titoli di Stato (di cui 256 Btp) in pancia degli istituti, seppure in calo, rappresentano un legame pernicioso che lega la loro sorte a quella del Paese o meglio alla percezione dei mercati della sua solvibilità e tenuta, misurato appunto dallo spread. Anche senza una recessione economica come quella vista negli anni scorsi che ha fatto schizzare i crediti deteriorati, lo spread potrebbe causare quindi una crisi bancaria di tipo sistemico. Nello scenario ‘peggiore’ di uno spread in continua crescita le perdite sul patrimonio causate dalla perdita di valore dei titoli dovrebbero essere ripianate. Non a caso si guarda agli stress test della prossima settimana che, negli scenari ipotizzati per verificare la solidità degli istituti, simulano una crescita del differenziale.

Gli occhi sono anche sulla revisione del giudizio di Standard and Poor’s in arrivo questa sera dopo il declassamento, seppure non drastico, di Moody’s. Lo stesso ministro dell’economia Tria comunque ha segnalato l’attuale livello di 320 punti ‘non sostenibile’. Dagli ambienti bancari e i suoi esponenti, da diverse settimane, pur con parole misurate si esorta l’esecutivo a raffreddare lo spread segnalando gli effetti negativi non solo sulla tenuta degli istituti ma anche sulla crescita economica visto l’inevitabile ripercussione sulla capacità di erogare prestiti e a condizioni peggiori. Una crisi bancaria peraltro colpirebbe pesantemente il Pil italiano ma anche la reputazione e l’immagine dell’esecutivo e della sua maggioranza. I due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini in queste ore stanno, con sfumature diverse, sottolineando come il governo abbia in mente il problema. Per Salvini “se qualcuno ha bisogno noi ci siamo, senza fare gli interventi del passato” mentre di Maio si è limitato a rilevare come l’esecutivo stia “monitorando” gli istituti di credito. Certo, al di la’ della disponibilità delle risorse pubbliche, la normativa europea impone, prima di arrivare a un intervento statale, di esplorare ogni forma di rafforzamento del capitale delle banche con capitale privato. E se l’esperienza delle venete (e ancor prima delle 4 in risoluzione) ha insegnato alle autorità europee che i costi collaterali di un bail in sono a volte maggiori e incontrollabili, non è pensabile un intervento tout court dello Stato italiano. Intervento che comunque dovrebbe comportare, per la direttiva Ue del burden sharing, il sacrificio almeno di una o più classi di azionisti/investitori. I bassi prezzi delle azioni e la scarsità di capitali di rischio privati nazionali potrebbero portare poi, secondo alcuni, a un facile shopping straniero delle nostre banche. La strada, ancora una volta, resta poco agevole per un comparto che era tornato da poco a fare utili e stava smaltendo i crediti deteriorati.

– Partenza chiaramente negativa per Piazza Affari in linea comunque con la debolezza dei principali listini europei: l’indice Ftse Mib, in un clima molto nervoso, dopo i primi scambi cede l’1%, con Eni in evidente controtendenza (+1,5%) dopo i conti.
Nel paniere degli altri titoli principali, male Brembo (-3,4%), Fca e Prysmian (-2,8%), con Stm che cede il 2,6%. Tra le banche le peggiori sono Banca Generali, Mediobanca e Banca Bpm che cedono circa due punti percentuali, mentre Unicredit perde l’1,5% e Intesa poco più di un punto percentuale, in linea con Generali. Piatta Luxottica (-0,2% a 55,3 euro) con l’avvio lunedì dell’Ops della holding EssilorLuxottica per la fusione con il gruppo francese.
– E’ cominciato come previsto, a Milano, lo sciopero dei mezzi pubblici indetto per oggi da Cub (Confederazione Unitaria di Base) e Sgb (Sindacato Generale di Base) che hanno proclamato uno sciopero generale nazionale di 24 ore con rivendicazioni riguardanti “il salario, il welfare, la rappresentanza nei luoghi di lavoro, i diritti universali, contro le privatizzazioni e liberalizzazioni, per abolizione delle diseguaglianze, per la salute e sicurezza”. Lo precisa l’Atm, l’azienda dei trasporti del capoluogo lombardo.
Le metropolitane cominceranno l’agitazione alle 18 e fino a quell’ora il servizio sarà regolare. I mezzi di superficie potranno invece subire dei rallentamenti dalle 8.45 alle 15 e dalle 18 al termine del servizio, non solo per lo sciopero ma anche per la concomitante presenza di un presidio in centro da parte dei dipendenti di una catena commerciale che potrebbe causare la deviazione di una decina di linee in via Albricci.
– Giornata di possibili disagi per lo sciopero generale che interessa vari settori dalle scuole alla sanità ai trasporti. Sono due, per la precisione, le azioni di protesta comunicate alla Commissione di Garanzia degli scioperi: lo sciopero generale nazionale di tutti i settori pubblici e privati proclamato da Cub, Sgb, Si-Cobas, Usi-Ait; e lo stop di tutte le categorie pubbliche e private proclamato da Usi e Sisa.
La protesta durerà per tutta la giornata . Per il trasporto ferroviario lo sciopero è iniziato alle 21.00 di ieri e duerarà fino a questa sera alla stessa ora (fino alle 21.00 di domani).
Ferrovie dello Stato ha fatto sapere che le Frecce dell’alta velocità circoleranno regolarmente; mentre per i treni regionali saranno garantiti i servizi essenziali. Per i vigili del fuoco la protesta è limitata dalle 8 alle 14.Possibili disagi anche per il trasporto aereo a Milano.
– Si allarga la corrente di vendite sui mercati azionari europei: Parigi perde l’1,6%, Francoforte un punto e mezzo, Londra l’1,3%, con Milano in calo dell’1,2% e Madrid in ribasso di circa un punto percentuale.
Oltre ai risultati sotto le attese di Amazon e Alphabet, pesa la debolezza del settore auto dopo che la produttrice di componenti per il settore Valeo ha pubblicato dati deludenti soprattutto per il rallentamento della Cina e scivola del 17% a Parigi.
In Piazza Affari Brembo cede così il 2,8% ed è il titolo principale peggiore con Leonardo, mentre Fca (-1,8%) ha ridotto il calo dell’avvio. In ribasso del 2,4% Mediobanca, mentre Mps perde perde l’1,2%. Ancora in controtendenza Eni dopo i conti (+0,4%) mentre tra i titoli a bassa capitalizzazione Astaldi risale del 9% a 0,59 euro.

ECONOMIA TUTTE LE NOTIZIE

I brand di lusso della ‘scuderia’ Ynap accelerano la conquista del mercato cinese, grazie un’alleanza fra Richemont e il colosso dell’e-commerce Alibaba.
Nell’ambito della partnership, Ynap e Alibaba costituiranno una joint venture, che svilupperà anche apposite app.
Grazie all’accordo, inoltre, il Tmall Luxury Pavilion, la piattaforma esclusiva di Alibaba dedicata ai marchi di lusso, lancerà gli online store di Net-a-porter e Mr porter, i negozi online multimarca in-season di Ynap.
“I consumatori cinesi in Cina e in viaggio all’estero – ha detto il presidente di Richemont, Johann Rupert – rappresentano una base clienti sempre più importante per Richemont e per l’industria del lusso in generale”. “Si stima che i consumatori cinesi rappresentino quasi la metà del mercato globale del lusso entro il 2025 – ha aggiunto il Ceo di Alibaba Group, Daniel Zhang – Grazie a questa partnership, Alibaba e Ynap saranno posizionati al meglio per cogliere questa grandissima opportunità di mercato”.   [print-me title=”STAMPA”]

La Tua opinione è importante! Vota questo articolo, grazie!
No votes yet.
Please wait...

Vuoi scrivere, commentare ed interagire? Sei nel posto giusto!

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.