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Ultimo aggiornamento 26 Ottobre, 2018, 16:08:18 di Maurizio Barra

DALLE 10:43 ALLE 16:08

DI VENERDì 26 OTTOBRE 2018

SOMMARIO

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Tim Cook a sorpresa all’Apple Store a Milano
L’occasione è stata primo giorno vendita nuovo modello iPhone XR

Google, scoppia scandalo molestieNyt, coinvolge ex manager Andy Rubin

Google, in Venezuela app contro censuraCollega utenti direttamente ai domini dei siti

Netflix: Wsj, cultura lavoro spietataInchiesta alza velo su società celebrata da Silicon Valley

Torino sperimenta auto a guida remotaGrazie alla collaborazione tra Tim, Ericsson e Comune

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L’ARTICOLO

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Sorpresa all’Apple store di Milano dove di prima mattina è arrivato il numero uno della società, Tim Cook, in occasione del primo giorno di vendita in Italia del nuovo modello iPhone XR. Il Ceo di Apple è giunto a sorpresa, confondendosi con i clienti che fino dalle 8 erano stati fatti entrare nel negozio.
La sua visita è durata circa 30 minuti e ha creato un certo scompiglio. Il manager si è fatto scattare qualche foto insieme a clienti e lavoratori del negozio inaugurato lo scorso luglio a Milano.
Il numero uno di Apple si trova in Europa per un tour lavorativo e ha colto l’occasione per visitare per la prima volta lo store milanese.
Mercoledì ha partecipato ad un convegno sulla privacy a Bruxelles, è stato anche a Berlino e Madrid.

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Lo scandalo delle molestie sessuali non risparmia la Silicon Valley e si abbatte su Google nel giorno della trimestrale, che mostra un rallentamento della crescita della raccolta pubblicitaria maggiore delle attese nonostante il balzo dell’utile. Immediata la reazione in Borsa, dove Google arriva a perdere oltre il 3%. Ad agitare Big G le ricostruzioni del New York Times, secondo il quale Mountain ha coperto tre manager accusati di molestie nell’ultimo decennio.
Fra questi il ‘padre di Android’, Andy Rubin, al quale ha assicurato una buonuscita da 90 milioni di dollari. “L’articolo del New York Times contiene numerose inesattezze sul mio lavoro a Google e una grande esagerazione riguardo il mio compenso. Non ho mai costretto una donna ad avere sesso in una stanza di hotel”, afferma su Twitter Andy Rubin.
Secondo la ricostruzione del Nyt, una donna ha accusato Rubin di averla costretta a sesso orale in una camera di albergo.
Google ha indagato sulla denuncia e l’ha ritenuta credibile. A quel punto la societa’ ha fatto sapere a Rubin che l’AD Larry Page chiedeva le sue dimissioni. Rubin e’ uscito da Google come un ”eroe” e Mountain View ha anche investito nelle nuove avventure imprenditoriali. ”Rubin e’ uno dei tre manager coperti da Google” aggiunge il Nyt, precisando come i due fondatori di Mountain View, Page e Sergey Brin, hanno ‘favorito’ una cultura permissiva sul luogo di lavoro. Nella Silicon Valley e’ noto che Page ha avuto una relazione con Marissa Mayer, poi diventata amministratore delegato di Yahoo. Eric Schmidt, l’ex amministratore delegato di Google, ha avuto per un periodo una delle sue amanti come consulente. Brin ha intrattenuto una relazione extraconiugale con una dipendente nel 2014.
Riguardo la trimestrale, l’utile netto e’ salito del 37% a 9,19 miliardi di dollari. I ricavi sono saliti del 21%, meno del +24% registrato nello stesso periodo dello scorso anno. I ricavi dalla pubblicita’ sono saliti del 20% a 28,95 miliardi di dollari. A deludere sono soprattutto i ricavi esclusi i pagamenti effettuati ai siti partner: si sono attestati a 27,2 miliardi a fronte dei 27,3 miliardi attesi dal mercato.

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Google testa uno strumento per aggirare la censura delle informazioni, il paese pilota è il Venezuela dove i giornalisti lamentano dal 2014 un blocco di alcuni siti. “Il governo – spiega ABC News che riporta la notizia – controlla il web come proprietario di Cantv, il più grande fornitore di servizi Internet con oltre 2,5 milioni di clienti”.
Lo strumento messo a punto da Google è l’app Intra, che collega i telefoni degli utenti direttamente ai server di Google che accedono ai domini dei siti. Un sistema che evita i blocchi creati dai provider di Internet, rendendo più difficile per i governi o altre istituzioni negare l’accesso a determinati siti web.
L’iniziativa sembra in contraddizione con il progetto di Google in Cina, paese non proprio amico di Internet, che ha scatenato polemiche dei dipendenti e di alcune associazioni per i diritti umani come Amnesty International. Si chiama Dragonfly, è stato scovato dal sito The Intercept qualche settimana fa, e prevederebbe una versione censurata del popolare motore di ricerca per la Cina.

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Una cultura del lavoro che può essere “spietata e demoralizzante”. Dopo Google e Amazon, si scoprono particolari aziendali anche di Netflix a lungo celebrata nella Silicon Valley per i suoi principi culturali. A sollevare il velo un articolo del Wall Street Journal che parla di test dei manager per tenere o mandare via dipendenti, aneddoti di persone che vanno al lavoro col timore di essere licenziate o pressioni per non mostrare supporto ai colleghi in uscita.
“Crediamo che questo articolo non rifletta il modo in cui la maggior parte dei dipendenti sperimenta Netflix, lavoriamo costantemente per imparare e migliorare”, ha replicato la società alla testata.
A differenza di altre aziende tecnologiche, come Amazon spesso nel mirino per la loro cultura del lavoro, Netflix è stato a lungo celebrato nella Silicon Valley per i suoi principi. Il Ceo Reed Hastings sta anche scrivendo un libro sull’argomento. A giugno un manager della società è stato licenziato per avere usato insulti a sfondo razziale almeno in due incontri con i dipendenti. Proprio quell’incidente e come è stato gestito sono stati punti chiave nell’inchiesta del Journal.

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TORINO

– L’auto si muove, gira, accelera e si ferma ma al volante non c’è nessuno. Il futuro della mobilità è a Torino che, per la prima volta in Italia, sperimenta la guida remota – grazie alla collaborazione tra Tim, Ericsson e Comune – nella centrale piazza Castello. Di fronte a Palazzo Madama è stata installata sul tetto di un palazzo la prima antenna 5G che consente di sperimentare i nuovi servizi offerti dalla tecnologia.
La auto a guida remota sono controllate esclusivamente dall’esterno e a differenza di quelle a guida assistita (entrambe rientrano nella categoria di auto a guida autonoma) non prevedono l’intervento del passeggero in alcune manovre.
Sull’auto a guida remota una piattaforma di controllo raccoglie in tempo reale i dati multimediali inviati da sensori, telecamere e radar, trasmettendoli alla postazione remota da dove viene guidata. L’applicazione nei prossimi mesi permetterà di avviare il progetto Smart Road per la sperimentazione delle auto a guida autonoma. Il software consente di immaginare un futuro nel quale il car sharing, ad esempio, arriva sotto casa del cliente.
Tra le prime a salire sull’auto a guida remota l’assessore all’Innovazione di Torino, Paola Pisano. “Tutto nasce per dare nuovi servizi alla città e nuove opportunità ai nostri cittadini – commenta – Per questo motivo, Torino continua a puntare sull’innovazione e a dimostrarsi città laboratorio”.   [print-me title=”STAMPA”]

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