Ultimo aggiornamento 29 Ottobre, 2018, 17:39:53 di Maurizio Barra
DALLE 10:18 ALLE 17:39
DI LUNEDì 29 OTTOBRE 2018
SOMMARIO
TECNOLOGIA TUTTE LE NOTIZIE
Ibm: acquista Red hat per 34 mld dollari
E’ la maggiore acquisizione nella storia della società
Apple indaga sul lavoro degli studenti per produrre Watch Uno dei suoi fornitori li userebbe illegalmente in Cina
E’ offline la piattaforma Gab, usata dal killer di Pittsburgh Tagliata fuori dal provider Internet
Elettronica sulla carta, la rende smartNasceranno da progetto Ue coordinato dall’università di Pisa
Giovani superconnessi ma non comunicanoEsperto, vero problema è una carenza educativa,non le tecnologie
Google, in futuro app in abbonamentoLa società ha sondato l’opinione degli utenti su nuovo servizio
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NEW YORK – Ibm acquista il pioniere del software open-source Red Hat per 34 miliardi di dollari, in quella che è la maggiore acquisizione nella storia di Ibm. Le nozze aiuteranno tutte e due le società ad accelerare lo spostamento verso il cloud computing dei grandi clienti, oltre a dare una spinta alla crescita dei ricavi di Ibm.
Apple ha aperto un’indagine sulla sua catena di produzione dopo aver ricevuto la denuncia che uno dei suoi fornitori usa illegalmente studenti come dipendenti in Cina per produrre l’Apple Watch.
Lo riporta il Financial Times, citando il gruppo a tutela dei diritti civili Sacom. Secondo quest’ultimo, il fornitore taiwanese Quanta Computer ha usato illegalmente studenti per la produzione dell’Apple Watch nella città cinese di Chongqing.
– E’ offline Gab, la piattaforma usata dal killer di Pittsburgh che sabato in una sparatoria alla sinagoga ha fatto 11 vittime, considerata un’alternativa di destra ai social media come Facebook e Twitter. “Sara’ inaccessibile per un po’, siamo sotto attacco”, si legge sull’homepage del sito che sta cercando un nuovo provider Internet che lo ospiti dopo che GoDaddy, quello a cui si appoggiava ha concesso 24 ore per traslocare e poi ha chiuso le porte. La piattaforma è stata bannata anche da PayPal e un altro servizio di pagamenti offline, Stripe, sta pensando di tagliare fuori il sito.
“In risposta alle critiche ricevute nel weekend, GoDaddy ha indagato e scoperto numerosi contenuti sul sito che promuovono e incoraggiano la violenza contro le persone”, ha commentato il provider prima di bannare Gab. Oltre a PayPal ha chiuso rapporti con la piattaforma anche il sito Medium. E in passato Apple e Google hanno tagliato fuori l’app per i suoi contenuti violenti.
Prodotti di uso comune come bende, pannolini o cerotti che acquistano nuove funzionalità e diventano capaci di monitorare i nostri parametri biomedici tipo il ph, l’umidità o il glucosio, con il vantaggio di essere ecocompatibili. E’ la sfida di Wasp, il progetto di ricerca europeo triennale, coordinato dall’università di Pisa (2019-2022) con l’obiettivo di rendere ‘intelligenti’ questi oggetti di uso quotidiano a partire dallo studio dei prototipi sino alla progettazione industriale su larga scala e su carta.Wasp unisce partner scientifici (università di Manchester, Roma Tor Vergata, l’istituto catalano di nanoscienza e nanotecnologia e l’Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne) e industriali come Quantavis, spin off dell’ateneo pisano, ed Essity, compagnia leader mondiale nel settore dell’igiene e della salute che ha tra in suoi marchi una celebre marca di fazzolettini di carta. E tra gli aspetti innovativi del progetto c’è proprio la carta sulla quale saranno stampati dispositivi elettronici e circuiti.”Puntiamo a rivoluzionare l’elettronica flessibile e indossabile – spiega Gianluca Fiori, docente del dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa – sviluppando una nuova tecnologia per la stampa di dispositivi elettronici e circuiti su carta, che è un substrato flessibile, pieghevole, a basso costo, biodegradabile, facilmente ottenibile in natura e compatibile con la produzione industriale su larga scala”. Del resto, conclude il docente pisano, “l’uso di risorse sostenibili è una delle principali sfide della nuova elettronica e la tecnologia di Wasp si basa su un processo rispettoso dell’ambiente: alla fine rilasceremo un prototipo che avrà come supporto la carta e sarà in grado di rilevare i parametri biometrici e di comunicare con un lettore esterno”.
Lo spiega
lo psicoterapeuta Domenico Barrilà, autore del libro “I superconnessi, come la tecnologia influenza le menti dei nostri ragazzi e il nostro rapporto con loro” (URRA Feltrinelli), che aggiunge: il problema parte dagli adulti, gli stessi che, pur lamentando l’uso eccessivo di smartphone e web dei propri figli, mostrano di non avere controllo sul loro rapporto con i dispositivi digitali. “I figli imparano dai nostri comportamenti, non dalle parole, è impossibile portarli dove noi stessi non sappiamo arrivare – spiega Barrilà – dunque un genitore che utilizzi in modo immaturo gli strumenti digitali perde autorevolezza e lede le sue chance di correggere i figli”.”I giovani nell’ansia di voler essere costantemente ‘connessi’, trasferiscono il bisogno di “legami” – continua l’esperto. Quindi più che mettere sotto accusa le nuove tecnologie, dovremmo preoccuparci di munire i figli di solidi sentimenti comunitari”.”La Rete – precisa – è un caso particolare di vita sociale, che rivela perfettamente, magari esasperandoli, gli orientamenti profondi dei nostri figli. Dice chi siamo veramente. Sui social i ragazzi veicolano l’immagine che si sono fatti di sé, drammatizzano, come in una recita, ciò che credono di essere”. Tuttavia in Rete si agisce senza investire il proprio volto, la propria corporeità, dunque in modo molto più disinibito, col rischio di smettere di rispettare la sensibilità e lo spazio altrui. Ma non serve “disconnettere” i figli dal mondo digitale, piuttosto, conclude, è ora di riappropriarsi della nostra responsabilità educativa favorendo in loro lo sviluppo dello spirito cooperativo per salvarli dagli eccessi.
Come la musica e le serie tv, anche le applicazioni per smartphone potrebbero in futuro essere fruibili in abbonamento. Il modello, che prevede il pagamento di una somma mensile anziché l’acquisto di singole app, sarebbe allo studio di Google. L’ipotesi trova sostanza in un sondaggio somministrato dalla società di Mountain View, in cui si ipotizzava un servizio in abbonamento.La domanda riportata dalla stampa online americana rientra in un sondaggio di Google Opinion Rewards, una app di Big G che offre una somma da spendere nel negozio di applicazioni Play Store in cambio della risposta a brevi quesiti. Agli utenti è stata chiesta l’opinione su un abbonamento che dà “applicazioni e giochi a pagamento per un valore di centinaia di dollari” a fronte di un pagamento mensile.Il servizio, sul modello di Netflix o Apple Music, potrebbe chiamarsi Play Pass. Il nome era emerso nei mesi scorsi, all’interno di stringhe di codice analizzate da Xda Developers, una comunità di sviluppo software per dispositivi mobili con oltre 6 milioni di membri nel mondo. [print-me title=”STAMPA”]
