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SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

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Ultimo aggiornamento 2 Novembre, 2018, 10:39:00 di Maurizio Barra

TUTTI GLI AGGIORNAMENTI

DALLE 09:28 DI MERCOLEDì 31 OTTOBRE 2018

ALLE 10:39 DI VENERDì 02 NOVEMBRE 2018

SOMMARIO

SPETTACOLI CINEMAMUSICA CULTURA

Paul Klee e le ‘origini dell’arte’
A Milano oltre cento opere dal 31 ottobre al 3 marzo 2019

Naomi Watts in prequel Trono di spadeProgetto Hbo vedrà la luce nel 2020

Achille Tarallo, ecco la tamar-tamar landIzzo, Celestini e Tammaro in un simil-musical da ridere

Bonisoli, alleati con gli Usa contro il traffico di opere d’arteCatalogo con oltre 200 opere recuperate e mostra in ambasciata

A teatro, tra ’68 di Rifici e la NothombBarbareschi-Cyrano. Mitchell dirige Trinca, Cucciari è Perfetta

Dodi Battaglia torna con un nuovo tour”Perle – Mondi senza età”, per festeggiare 50 anni di carriera

Virzì, Notti magiche è un atto d’amoreRegista presenta a Torino film nelle sale dall’8 novembre

Al Pan ‘Escher’, la mostra dei recordEvento espositivo che ha battuto ogni classifica di visitatori

Dubuffet, maestro di gioco e meravigliaA Reggio Emilia 140 opere tra tele, sculture e libri d’artista

Nathlie Provosty al Museo RisorgimentoPrima in un museo in Europa con monumentale Life of Forms

Nasce ‘nuovo’ Morlacchi, firma CucinelliRistrutturazione da 800 mila euro con l’Art bonus

Cucinelli, fare settimana custodia cittàDedicata ai luoghi e alle bellezze di Perugia

Cicatrici, l’arte dalle trinceeL”inutile strage’ in mostra a Cassina de’ Pecchi, nel milanese

Glocal, Festival giornalismo digitaleDall’8 all’11/11 la settima edizione, tappe a Pavia e Cremona

Barbareschi è Cyrano per i 100 anni dell’EliseoStoria d’amore quasi rap e molto spettacolare con 24 attori

Biondo, il 2 novembre esce l’album EgoL’ex allievo di Amici si rifà a Drake e Post Malone

Riaprono a Pompei domus e PraediaPaesaggi popolati da Pigmei e scene caccia con animali del Nilo

Eagles, tutta musica della band in boxEsce il 2 novembre “Legacy”, versione cd o lp

Francesca Michielin, tour elettronico”Tour sopra la techno”, nei club a novembre e dicembre

Opera di Lorenzo Quinn a Forte MargheraScultura è patrimonio culturale città. Brugnaro, Mose va finito

Esce in Italia ‘Nobel alternativo’ 2018Dal 7/11 in libreria per e/o ‘La vita perfida’ di Maryse Condé

Strumenti tradizionali e lingue popolari nel nuovo lavoro di Raffaello Simeoni –

Esce il 2 novembre il doppio album ‘Orfeo Incastorie’

X Factor: secondo live, ospiti Sting & ShaggyQuesta settimana alcune delle più grandi hit del 2018

Morto Carlo Giuffrè, una vita in palcoscenicoCon il fratello Aldo un sodalizio artistico di successo

X-Factor: eliminati Red Brics FoundationSting superospite, pubblico in delirio con ‘Message in a bottle’

Nasce il ‘Busseto Festival Guareschi’Saga ‘Mondo piccolo’, dibattiti, mostre e menu in trattoria

Alvarez, la mia Lisbeth nell’era #MeTooIn sala Millennium – Quello che non uccide da libro Lagercrantz

Torna Il settimo sigillo di BergmanDal 5 novembre per il centenario della nascita del regista

Ex modella, a 16 anni abusi da WeinsteinLa donna fa causa all’ex produttore di Hollywood

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L’ARTICOLO

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

E’ un grande lavoro à rebours quello che racconta Paul Klee nella mostra ‘Alle origini dell’arte’, da domani al Mudec di Milano. Una selezione di cento opere, suddivise in cinque sezioni tematiche, che offre una lettura diversa dell’artista: non solo linee, colori e geometrie tipiche delle sue opere astratte, ma anche lavori meno conosciuti al grande pubblico, come le incisioni grafiche giovanili in bianco e nero e le caricature, o la produzione con nuovi simboli, alfabeti e ideogrammi.
La mostra, accompagnata anche da preziosi manufatti etnografici della collezione del Museo delle Culture, pone l’attenzione sulla continua ricerca dell’artista dell’origine del gesto creativo e dell’arte primitiva e “intende approfondire il lavoro di Klee all’interno del fermento primitivista che scorre per l’Europa agli inizi del XX secolo. Le arti e le culture etnografiche esercitarono in quel periodo una particolare fascinazione sulle avanguardie europee – ha spiegato la direttrice del Polo Arte Moderna Contemporanea Anna Maria Montaldo -. Con il primitivismo Klee ha avuto un rapporto assolutamente personale e originale”. Tra le opere esposte, che provengono da importanti musei e collezioni private europee e dal Zentrum Paul Klee di Berna, anche alcune mai viste prima in Italia, come ‘Roccia artificiale’ e ‘Artista nomade-Manifesto’, e due videoinstallazioni: ‘Con gli occhi di Paul Klee’ che attraverso immagini e filmati storici donano al visitatore spunti sul contesto culturale e sull’immaginario che può aver ispirato l’artista tedesco, e ‘La lanterna magica’, strumento interattivo che anima le marionette che Klee creò per il figlio Felix.
“E’ una mostra che non vuole essere generalista e fiorisce al culmine di oltre dieci anni di ricerca sulle fonti figurative di Klee – ha spiegato Michel Dantini, uno dei curatori – per ritrovare tutte le sue conoscenze storico artistiche, i testi su cui si era formato e che lo avevano incendiato”. “Paul Klee viene spesso visto come quello che si è occupato di astrazione come Kandinsky – ha poi aggiunto la collega Raffaella Resch – ma in realtà segue una strada indipendente e si costruisce un suo percorso ribaltando le concezione accademiche del suo periodo. Per lui parlare di origini dell’arte significava re-inventare l’arte” e in questa esposizione emerge “la sua costante ricerca tecnica”. La mostra, promossa dal Comune di Milano e da 24 Ore Cultura, società del gruppo 24 Ore, sarà visitabile fino al 3 marzo 2019.

– LOS ANGELES

– Sarà Naomi Watts la protagonista della serie prequel de Il Trono Di Spade targata HBO. Nello show, scritto da Jane Goldman, co-creatrice insieme a George R.R. Martin, la Watts interpreterà “una carismatica esponente dell’alta società che nasconde un oscuro segreto”.
L’esatta trama del prequel non è ancora stata rivelata, tuttavia la major ha dichiarato che sarà ambientata ottomila anni prima degli eventi de Il Trono Di Spade e delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, pertanto nessuno degli attuali interpreti di Game of Thrones sarà presente nella serie. Lo show racconterà il declino dell’Età d’Oro degli Eroi, i segreti dei Westeros e le reali origini degli Estranei. La stagione finale della saga è in programmazione per il prossimo anno quindi il prequel, stando alle indiscrezioni, non vedrà la luce prima del 2020.
– E’ vero, è solo una commedia-musical sgarrupata, grottesca e tamarra, una tamar-tamar land in salsa napoletana, un film matto, ma Achille Tarallo di Antonio Capuano, con Biagio Izzo, Ascanio Celestini e Tony Tamarro alla fine ti prende per freschezza, colori e personaggi.
Il film, in sala in 90 copie con Notorious Pictures e prodotto da Skydancers – Mad Entertainment e Rai Cinema, ha come protagonista un autista di autobus di Napoli, Achille Tarallo (un bravissimo Biagio Izzo), circondato da una grande e rumorosa famiglia, moglie e tre figli, e con tanto di generosa amante maggiorata.
Ora, chiamarlo solo un autista di autobus sarebbe offensivo, perché Achille è anche un singolare cantante neo-melodico che però odia cantare in napoletano (“la canzone napoletana è una grande zoccola” dice). Il suo sogno, infatti, è essere Fred Bongusto.
Insieme al suo amico Cafè (Tony Tammaro) ha formato un duetto musicale che canta ai matrimoni che gli procura il confuso logorroico impresario Pennabic (Ascanio Celestini), proponendo ai novelli sposi un repertorio detto ‘Tamarro Italiano’.
Questi tre poveracci, Achille Tarallo, Cafè e Pennabic, pieni di autentica voglia di stare nel mondo dell’arte, insomma, si arrangiano nel quartiere popolare dove vivono e in cui anche la vita ordinaria, come diceva Eduardo De Filippo, è sempre teatro.
Ma un giorno per Achille Tarallo, autista dell’ANM che sogna di essere un grande artista, arriva un’occasione per evadere e cambiare la sua vita: una badante bielorussa troppo bella.
“Tutto nasce al funerale di mia zia, la sorella di mia madre, dove mancava uno dei suoi quattro figli maschi – dice oggi a Roma Antonio Capuano, scenografo e regista napoletano, autore di ‘Pianese Nunzio 14 anni a maggio’ -. Nessuno mi rispondeva sull’assenza inspiegabile di Enzo, suo figlio. Solo alla fine mi hanno detto: ‘Se n’è fuiuto con la badante’. Poi ho saputo anche – continua il regista napoletano – che Enzo cantava a tempo perso ed era andato in Ucraina a raggiungere la sua bella”.
“Sono napoletano, ma sono stonato e così quando Capuano mi ha proposto di fare Achille ho subito rifiutato – spiega Izzo -.
Poi ho capito che se canto insieme a qualcuno le cose vanno meglio”.
Guidare l’autobus a Napoli, spiega poi Izzo, “non è stato facile. Ho preso intanto qualche lezione, ma i veri problemi sono venuti dalla gente. C’è chi saliva sull’autobus, come se fosse stato davvero una vettura di linea, e chi mi riconosceva e faceva di tutto per accostarsi. Ho rischiato più volte così di avere un incidente”.

WASHINGTON – Affreschi pompeiani, quadri moderni, codici miniati, monete romane, vasi, anfore, monili, sculture e statuette dell’antichità: sono oltre 200, e hanno un valore di mercato di decine di milioni di dollari, le opere d’arte del Belpaese importate illegalmente e recuperate negli Usa in oltre 15 anni di collaborazione tra autorità americane e italiane grazie ad un memorandum d’intesa firmato nel 2001 e rinnovato nel 2016. Uno sforzo ora documentato per la prima volta dal catalogo “Saving art, preserving heritage” (Gangemi editore), presentato all’ambasciata italiana a Washington alla presenza del ministro dei beni culturali Alberto Bonisoli e di varie autorità dei due Paesi.Un evento suggellato da una piccola mostra nell’atrio dell’ambasciata con 20 preziosi oggetti recuperati negli ultimi due anni, tra cui un pezzo del pavimento musivo di una delle navi dell’imperatore Caligola. Altri tre ‘salvati’ negli ultimi giorni, reperti di epoca greca, sono state restituiti ufficialmente al nostro Paese proprio ieri: un piccolo vaso per oli e unguenti, una brocca da vino e una terrina per i cibi. Tutti torneranno presto in Italia, sanando una ferita ancora aperta nel nostro patrimonio artistico: alcuni torneranno al legittimo proprietario, altri saranno esposti, ad esempio nel padiglione Italia all’Expo 2020 di Dubai, come ha preannunciato Bonisoli. Tra le opere di maggior spicco recuperate in Usa, principale mercato d’arte mondiale anche per le opere italiane trafugate, figurano il cratere a figure rosse di Eufronio, la statua della Venere di Morgantina, la testa di Druso Minore e quella di Traiano. Non mancano una tela di Giovan Battista Tiepolo (San Clemente) e un’altra attribuita a Iacopo da Bassano (la parabola del seminatore). La ‘galleria’ è arricchita da una statua marmorea di Venere di epoca romana, pagine di un libro corale miniato medievale, un cratere attico a figure rosse del V sec a.C. decorato da Methyse, un affresco di Venere con Cupido proveniente da Pompei. C’è anche una perla come la lettera scritta da Cristoforo Colombo ai reali di Spagna per annunciare la scoperta del Nuovo Mondo. Ciascuno di questi oggetti è unico e ha una storia da raccontare. Alcuni sono stati trafugati dai siti archeologici originari. Altri sono stati rubati da musei italiani o collezioni private.Molti sono passati da persona a persona, o da persona a istituzioni, senza che se ne fosse accertata la provenienza in modo accurato. “Considero esemplari i risultati conseguiti grazie a questa collaborazione eccezionale e sono fermamente convinto della necessità di proseguire il cammino di cooperazione con gli Usa avviato oltre quindici anni fa tra Italia e Stati Uniti che, oltre all’attività di contrasto al mercato dei beni trafugati, ha offerto svariate opportunità per la ricerca accademica e una più ampia fruizione dell’immenso patrimonio italiano, anche attraverso il prestito delle nostre opere d’arte ad alcuni dei più grandi musei americani”, ha sottolineato Bonisoli. “L’Italia ha messo la conservazione dell’eredità culturale in cima alla sua agenda sia a livello domestico che internazionale”, ha osservato l’ambasciatore italiano in Usa Armando Varricchio, ricordando che essa è tra le priorità della presidenza italiana dell’Osce nel 2018 e “una delle forze trainanti delle relazioni bilaterali con gli Usa”.Alla cerimonia sono intervenuti, tra gli altri, il generale Fabrizio Parrulli, che guida il comando carabinieri per la tutela del patrimonio culturale, oltre a dirigenti dell’Fbi, del dipartimento di stato e della homeland security.

– Il ‘Cyrano de Bergerac’ di Rostand con il volto di Luca Barbareschi e ‘Il gatto’ dall’irriverente romanzo di Georges Simenon con Alvia Reale, entrambi a Roma; ‘La scortecata’ di Giambattista Basile secondo Emma Dante e Geppi Cucciari mattatrice in scena con ‘Perfetta’ di Mattia Torre, ancora nella capitale; il ’68 nel rapporto padre-figlia (quando la figlia è Margherita Cagol, futura leader delle BR) in ‘Avevo un bel pallone rosso’ di Angela Demattè diretto da Carmelo Rifici e i ‘Libri da ardere’ di Amélie Nothomb per Cristina Crippa ed Elio De Capitani a Milano. E ancora, ‘La maladie de la mort’ di Marguerite Duras secondo la star britannica Katie Mitchell, con Laetitia Dosch, Nick Fletcher e Jasmine Trinca, a Torino, fino a Leo Gullotta che diretto da Fabio Grossi torna a Pirandello in ‘Pensaci, Giacomino!’, a Catania: sono alcuni degli appuntamenti teatrali in scena nel prossimo week end.
– Il 2018 segna 50 anni di carriera per Dodi Battaglia. E il chitarrista ha deciso di celebrarlo con un nuovo tour teatrale, “Perle – Mondi senza età”: una serie di concerti nei quali porta sul palco le canzoni dei Pooh meno proposte nei live, quelle “perle” rimaste nei cuori per anni, come “Io in una storia” (Alessandra, 1972), “Classe ’58” (Boomerang, 1978) e “Senza musica e senza parole” (Musicadentro, 1994).
Le date: 17 novembre Napoli, 10 dicembre Milano, 28 dicembre Bolzano, 25 gennaio Roma, 26 gennaio Verona, 2 febbraio Torino, 8 febbraio Mestre (VE), 14 febbraio Genova, 15 febbraio Bologna, 16 marzo Trieste e 22 marzo Ancona.
“Perle – Mondi senza età è un progetto musicale che parte da lontano: dal desiderio di condividere un percorso artistico importante, durato una intera vita. Per la precisione, dal giugno del 1968 in cui venni arruolato come chitarrista dei Pooh fino al dicembre del 2016, quando fu decretata la fine del gruppo”, racconta Battaglia.
– TORINO

– “Un atto d’amore e di gratitudine” nei confronti del cinema, di cui racconta una stagione che non c’è più, con al centro un giallo, la morte di uno sceneggiatore che rappresenta una domanda: “chi ha ucciso quel cinema italiano?”. Paolo Virzì racconta così ‘Notti magiche’, il film presentato a Torino nelle sale dall’8 novembre.
“Era un’idea che mi portavo dietro da anni – prosegue – un magma indistinto di ricordi, di voglia di narrare quell’epopea di aspiranti cineasti sbarcati nella capitale”. La svolta il giorno del funerale di Ettore Scola: “era l’ultimo di una generazione di grandi maestri e decisi che volevo salutarli per sempre, dire loro grazie”.
Il film mescola cose vere e inventate raccontando “l’idea di una stagione del cinema che ha il mito di sé stesso” con al centro tre giovani protagonisti, sceneggiatori in erba. A interpretarli, quelli che il regista definisce “tre fenomenali attori che sono diventati complici di questo progetto”, Mauro Lamantia, Giovanni Toscano e Irene Ventre.
– NAPOLI

– Nelle sale del PAN – Palazzo delle Arti di Napoli arriva la grande retrospettiva ‘Escher’, evento espositivo che negli ultimi anni ha battuto ogni record di visitatori. Dal 1 novembre fino al 22 aprile 2019, i visitatori potranno ammirare e godere non solo delle oltre 200 opere del visionario genio olandese, amatissimo dal grande pubblico, ma potranno scoprire anche l’influenza che il suo lavoro ha avuto sulle generazioni successive, dai dischi ai fumetti, dalla pubblicità al cinema dando vita a un percorso che parte da Escher per arrivare ai giorni nostri. L’esposizione è promossa dall’assessorato alla Cultura del Comune di Napoli, è prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia in collaborazione con la M.C. Escher Foundation ed è curata da Mark Veldhuysen e da Federico Giudiceandrea. In mostra alcune delle opere più iconiche dell’artista come Relatività del 1953, Vincolo d’unione del 1956, Metamorfosi II del 1939 e Giorno e notte del 1938.
– C’è tutta la complessità, vivace, dinamica e imprevedibile, di un ‘homme-orchestre’ come Dubuffet nell’omaggio che la Fondazione Palazzo Magnani di Reggio Emilia rende al suo percorso artistico nel ‘900 con una grande retrospettiva dal 17 novembre al 3 marzo. Dal titolo “Jean Dubuffet, l’arte in gioco. Materia e spirito 1943-1985”, la mostra delinea la parabola di un originale artista artigiano che attorno ai 40 anni ha abbandonato il commercio dei vini per dedicarsi completamente al suo estro creativo ed è stato anche pensatore, letterato, musicista e grande sperimentatore di tecniche e stili. Una poliedricità dimostrata da Dubuffet fino alla morte, nel 1985, che il progetto espositivo, curato da Martina Mazzotta e Frédéric Jaeger, documenta attraverso 140 opere, tra dipinti, disegni, grafiche, sculture, libri d’artista, composizioni musicali, poetiche e teatrali, provenienti dalla Fondation Dubuffet e dal Musée des Arts Décoratif di Parigi, e da collezioni private di Francia, Svizzera, Austria e Italia.
– TORINO

– L’arte contemporanea torna al Museo Nazionale del Risorgimento che in occasione di Artissima presenta la personale dell’artista americana Nathlie Provosty, che per la prima volta in Europa espone in un museo. L’evento è realizzato in collaborazione con APALAZZOGALLERY di Brescia.
Fa parte dell’esposizione il monumentale lavoro Life of Forms del 2017 (427 x 488 cm), un dipinto formato da quattro pannelli giustapposti. È il più grande mai realizzato da Nathlie Provosty. Nonostante il grande formato, l’opera continua a seguire la stessa poetica di intimità e attenzione ai dettagli che contraddistingue i suoi dipinti. In mostra anche Triptych e Noon, che appartengono ad altre serie di lavori dell’artista e che sono qui presentate a completare un breve ma intenso viaggio tra le opere più recenti e rappresentative della sua produzione.
La mostra potrà essere visitata fino al 6 gennaio.

– PERUGIA

– Completati i primi interventi di sistemazione del teatro Morlacchi resi possibili da un finanziamento della ‘Fondazione Federica e Brunelli Cucinelli’ con l’Art bonus. Complessivamente un progetto da circa 800 mila euro complessivi, 570 mila dei quali relativi al primo stralcio.
In questa prima fase sono stati eseguiti interventi edilizi di demolizione e ricostruzione che hanno riguardato l’ingresso e la zona foyer, gli arredi e le dotazioni impiantistiche, i camerini sono stati integralmente ristrutturati ed è stata completamente sostituita la pavimentazione dei palchi dal primo al terzo ordine e quella laterale al palcoscenico.
“Trovo bella l’idea di custodire, di abbellire insieme la nostra città – ha affermato Cucinelli – e quella che per me è una bellissima opera, il Teatro Morlacchi. E’ affascinante pensare di custodirlo, restaurarlo e lasciarlo a coloro che verranno dopo di noi per i prossimi 200 anni”.
Apprezzamento è stato espresso dal sindaco di Perugia Andrea Romizi.
– PERUGIA

– Una settimana dedicata “alla custodia della città” ai suoi luoghi, alle bellezze: è l’idea rilanciata dal Morlacchi di Perugia da Brunello Cucinelli e raccolta dal sindaco Andrea Romizi, l’inaugurazione dei lavori di restauro del teatro finanziati dall’imprenditore.
“Dobbiamo proprio farla – ha detto Cucinelli -, mi stuzzica.
Mi affascina l’idea di abbellire, custodire. Dobbiamo convincere i perugini e non solo a decidere di custodire ognuno un pezzo della città: magari il portone di casa propria, il giardinetto.
Sono sicuro che lo spirito di emulazione sarebbe molto forte”.
“C’è un ponte prima di Solomeo – ha raccontato scherzando Brunello Cucinelli – dove qualcuno, che probabilmente è stato lasciato dalla fidanzata, si ostina a scrivere frasi d’amore per la ragazza. Lui le scrive e io le ri-pitturo. Arrivare in un luogo dove c’è una noncuranza delle cose rende l’atmosfera totalmente diversa. Da qui dobbiamo ripartire”.
“Bisogna assolutamente farla” ha risposto Romizi. La data? “Deve essere a primavera inoltrata – ha detto Cucinelli -, perché si dovrà concludere con una grande cena in piazza, con 20 mila persone, apparecchiando per strada”.
Secondo l’imprenditore del cachemire è questo che bisogna fare per “ritrovare la normalità della vita”. “Siamo troppo connessi e questa connessione ci rende pesante l’anima – ha sottolineato – ci crea un male dell’anima che in qualche modo dobbiamo curare. Se si misura tutto con le visualizzazioni, con i like, abbiamo ucciso l’umanità. A me non me la rubano e non gli do nessun peso, ma a volte devo dire seriamente – ha concluso Cucinelli – che basta un like non carino per creare il pathos e questo non lo condivido molto”.

Nelle trincee del primo grande conflitto del Novecento non solo si sparava e si moriva. Lungo i camminamenti, tra i soldati c’era chi aveva un’arma in più per descrivere e affrontare la paura, la tensione, le privazioni. Una matita o un carboncino, qualche colore, una punta per incidere, erano gli strumenti per dare forma ai sentimenti. A questi artisti in divisa nel centenario della fine di quella tragedia immane è dedicata la mostra “Cicatrici, le lacerazioni della Grande Guerra nelle opere riscoperte dei soldati”, a cura della storica dell’arte Carol Morganti e dello scrittore Dario Malini, dal 4 novembre al 2 dicembre nel Museo dell’Arte in Ostaggio (Maio), a Cassina de’ Pecchi, nel milanese.Cinquanta opere tra schizzi, disegni, oli, acquarelli, incisioni e litografie, raccontano i segni lasciati dalla “inutile strage”, gli sfregi visibili e invisibili che hanno straziato corpi e menti dei giovani chiamati a combattere, il luoghi delle battaglie. L’esposizione si concentra su sei artisti, il tedesco Fritz Gartner, lo svizzero Charles Harder, i francesi Maurice Le Poitevin e Henri Desbarbieux, il belga Henry De Groux e l’italiano G. Focardi. Di quest’ultimo, di cui al di là della firma non si è riusciti a sapere nulla, sono esposti dieci disegni di scene di feriti in un ospedale militare.Le litografie di Harder documentano la “strana la guerra mai combattuta” lungo le frontiere che la Svizzera aveva rinforzato per evitare sconfinamenti degli scontri. Le Poitevin combatté dal ’14 al 18 su due fronti tragici e cruciali, Verdun e La Somme. Desbardieux, in 14 acqueforti, descrive i dieci mesi di battaglie nel 1916 nella rete sotterranea di trincee di Verdun, il ‘tritacarne’. Degroux, che non era in età per combattere, fu un testimone in molti luoghi del fronte occidentale. Gartner, autore di acqueforti, fu impegnato nelle Fiandre e nei Balcani. Ad accompagnare il visitatore, le parole di Italo Svevo. Dopo il ritrovamento di una “rimarchevole fonte letteraria ignota” de La coscienza di Zeno, un saggio contribuisce “a un ripensamento profondo sui significati dell’ultimo romanzo dello scrittore triestino, il cui messaggio non può essere inteso senza tener conto degli eventi del conflitto”. “La mostra è un invito a ragionare sulle grandi cicatrici lasciate dalla guerra – dice Malini -. E’ importante far capire quell’evento ed evitare che si ripeta, soprattutto oggi che siamo alle soglie di eventi disastrosi. Bisogna far tesoro della lezione al di là dei nazionalismi”.

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CUTURA

Delineare il futuro di una professione in grande mutazione è l’obiettivo di Glocal, il Festival del Giornalismo Digitale, a Varese dall’8 all’11 novembre. Oltre 60 gli incontri e più di 180 gli speaker previsti nella 7/a edizione presentata il 31 ottobre. Tra le novità del 2018, un premio dedicato al giornalismo multimediale intitolato ad Angelo Agostini e uno al data journalism, oltre a due nuove tappe, il 4/12 a Pavia e il 6 a Cremona. “Nel 2018 è stato compiuto un passaggio storico: la maggioranza della popolazione mondiale è connessa alla rete. Abbiamo una grande responsabilità ed è indispensabile garantire un’informazione corretta” ha spiegato Marco Giovannelli, ideatore di Glocal e direttore di Varesenews. La quattro giorni varesina sarà l’occasione per lanciare Google News Initiative, progetto del colosso di Mountain View. Confermato anche BlogLab, laboratorio di giornalismo digitale dedicato agli studenti delle scuole superiori e universitari organizzato col Consiglio regionale della Lombardia. “L’emergenza oggi non è l’abolizione dell’Ordine ma l’impunità civile e penale sul web” ha sottolineato il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia, Alessandro Galimberti. Galimberti ha auspicato che proprio da Glocal “possa partire un movimento di opinione che solleciti sanzioni pesanti nei confronti di chi usa Internet come strumento di linciaggio e offese”. L’iniziativa “ha il pregio di mettere a fuoco i temi della comunicazione e del linguaggio chi si impegna nelle istituzioni – ha spiegato il presidente Alessandro Fermi -, un terreno da dissodare liberandolo dai freni della propaganda fine a se stessa”.
Molto spettacolare con ricche scene d’effetto, costumi teatralissimi, 24 attori, questo ‘Cyrano de Bergerac’ di Edmond Rostand scelto da Luca Barbareschi, che veste i panni del protagonista, per festeggiare e aprire alla grande la stagione dei cento anni del Teatro Eliseo.Lavoro antico e moderno, quasi l’ultimo testo teatrale di qualche rilievo scritto in versi rimati e assieme, come già annotò Valerio Magrelli, una sorta di rap ante litteram che racconta di una rivolta contro un mondo governato dal calcolo, dal piegare la testa ai potenti per averne favori, quindi ancora molto attuale, portando in scena una storia d’amore contrastata, appassionata e infine drammatica, in cui il protagonista mette parole, cuore e anima e il suo antagonista ne diventa il simulacro fisico, la maschera in un gioco d’ombre quasi pirandelliano. Cyrano è un gran spadaccino, cadetto di Guascogna dal carattere indipendente e valido poeta, irruente quanto di fini sentimenti, ma brutto, deturpato da un gran naso che nessuno deve mai nemmeno nominare se non vuol trovarsi davanti alla sua lama, e quindi non osa mai rivelarsi a una donna, tantomeno alla cugina Rossana di cui è innamoratissimo e la quale invece, con innocente crudeltà, gli chiede di proteggere Cristiano de Neuvillette, della cui bellezza si è invaghita e teme venga maltrattato dai rudi cadetti di cui novizio si trova far parte. Per amore lo farà sino alla fine e oltre, approfittando però dall’incapacità di esprimersi di questi, per mettergli lui in bocca e in lettere ardenti i propri profondi sentimenti per la donna che segretamente ama, creando così una situazione difficile e di cui rimarrà prigioniero, dopo la morte (quasi un suicidio ?) di Cristiano all’assedio di Arras.Barbareschi non poteva trovare un personaggio che per tanti versi gli somigliasse più di questo e basti pensare, oltre a quanto della sua storia si conosce pubblicamente, a quando portò in scena quel suo autobiografico ‘Cercando segnali d’amore nell’universo’ per rendersene conto. “Mi piace dispiacere”, afferma Cyrano, poi dichiara la sua libertà in una sequela di “No, grazie” a ogni atteggiamento troppo conformistico, è cadetto sbruffone e provocatorio, ma anche persona che vive i sentimenti non superficialmente. Per ora, in una prova comunque di bravura d’attore e vitalità, sembra squilibrare il personaggio più verso la sua parte guascone che su quella umana e sensibile. Ma siamo alle prime e impegnative repliche e siamo sicuri che Barbareschi troverà via via i suoi propri “segnali d’amore” giusti, la forza intima per dar misura e verità coinvolgente a questa storia. Così come si scioglieranno certi nodi di movimento dell’affollato e rutilante inizio, che già le pur belle scene (di Matteo Soltanto) che si muovono a vista non aiutano la leggerezza dell’insieme, perché la parola poetica risalti libera e protagonista nella sua dolce forza, sullo sfondo di quella bella quadreria seicentesca che sembra moltiplicare i giochi di finzione, rappresentazione e recita del teatro e di Cyrano stesso.Con Barbareschi meritano di essere ricordati e applauditi tutti, a cominciare dalla ottima Rossana di Linda Gennari e le insofferenze del Cristiano di Duilio Pacello, il bel piglio del De Guiche di Thomas Trabacchi, umanità e colore del Le Bret di Massimo De Lorenzo e del Ragueneau di Duccio Camerini.

– Esce il 2 novembre “EGO” (Sony Music), il nuovo progetto discografico di Biondo, uscito dall’ultima edizione della scuola di Amici: 10 tracce per un vero e proprio viaggio nel Contemporary Rnb (o, più semplicemente, Rnb) genere musicale che, da oltre un anno, dilaga in America, e che ha poco in comune con il più conosciuto Rhythm and Blues, collocandosi in un’area appartenente alla cultura Hip Hop.
“Drake, Post Malone, Bryson Tiller, PartyNextDoor sono gli artisti da cui sto imparando che l’Rnb è il genere a cui sento sempre di più di appartenere, e con EGO credo di dimostrare che anche in Italia è possibile scrivere musica nello stesso stile”, racconta Biondo, citando solo alcuni dei rappresentanti americani di questo nuovissimo movimento musicale dallo stile inconfondibile.
– POMPEI (NAPOLI)

– Una grande scena di caccia con animali selvatici e paesaggi popolati da Pigmei e animali tipici del Delta del Nilo. Sono i nuovi scenari in cui saranno calati i visitatori degli Scavi di Pompei che, dal 31 ottobre, potranno entrare anche la “Casa dei Ceii”, con il suo giardino e le pareti ornate degli ambienti amati dal magistrato Lucius Ceius Secundus, al quale si attribuisce la proprietà della ricca Domus. Un’attribuzione basata su una iscrizione elettorale dipinta sul prospetto esterno della casa.
Aprono al pubblico anche i Praedia di Giulia Felice, grande complesso residenziale con ampi spazi verdi, ricche decorazioni e il lussuoso quartiere termale privato.
Dei due edifici, la Domus dei Ceii era chiusa da diversi anni, mentre i Praedia di Giulia Felice erano stati in parte riaperti dopo il restauro degli apparati decorativi effettuato tra il 2015-2016 nell’ambito del Grande Progetto Pompei.
– Il 2 novembre esce “Legacy”, il cofanetto che riunisce tutta la musica che fece degli Eagles una delle band che vendette di più nella storia della musica.
“Legacy” sarà disponibile in due versioni. La prima versione contiene 12 cd e include tutti e sette gli album in studio della band, tre album live, ed una compilation di singoli e b-sides.
Comprende inoltre due video dei concerti: Hell Freezes Over (DVD) e Farewell Tour: Live From Melbourne (Blu-ray). La seconda versione, in vinile, raccoglie 15 LP. Entrambi i cofanetti sono contenuti in bellissime custodie accompagnate da un libro di 54 pagine con copertina rigida, pieno di foto rare e inedite, memorabilia e l’artwork che comprende l’intera carriera della band.
– Francesca Michielin annuncia il “Tour sopra la techno”, che farà tappa nei club da novembre a dicembre e che vedrà l’artista calarsi in un “electronic live set”. Il nuovo tour si presenta, infatti, come un set elettronico interamente suonato e cantato dal vivo da Francesca, che per l’occasione ha remixato i suoi successi e alcuni brani contenuti nell’ultimo disco “2640” in chiave dance, sperimentando anche generi afrobeat e minimal techno. Durante lo show, Francesca suonerà strumenti analogici come basso elettrico, synth Pad, moog e controller. Il titolo di questo nuovo progetto si rifà alla strofa “queste cose vorrei dirtele sopra la techno”, contenuta in “Io non abito al mare”: il brano, pubblicato un anno fa, ha accumulato oltre 10 mln di streaming e 15 mln di visualizzazioni su Youtube.
Le date: 24 novembre Castelvetrano (Tp), 1 dicembre Mantova, 7 dicembre Bassano del Grappa (Vi), 8 dicembre Rende (Cs), 14 dicembre San Giuliano Terme (Pi), 15 dicembre Spresiano (Tv), 16 dicembre Bagnolo Cremasco (Cr).
– VENEZIA

– Due mani di ragazzo tengono tesa una fionda che sta per lanciare una sfera, il pianeta terra.
Lorenzo Quinn ha attinto a un episodio personale, quando da ragazzino con una fionda distrusse un vetro antiproiettile che il padre Anthony aveva messo a protezione della casa, per realizzare “Stop Playing”, la scultura donata a Venezia e collocata a Forte Marghera. Un’opera, come nella tradizione dello scultore, dal valore simbolico e legato all’ambiente: “Venezia è una città così fragile e bella che va protetta”. Per il sindaco Luigi Brugnaro “le opere di marginamento del Mose, che va finito, non sono soltanto alle bocche di porto, ma riguardano anche le opere di compensazione che devono essere utilizzate per finire il grande progetto di salvaguardia della città”.
Sarà nelle librerie italiane dal 7 novembre ‘La vita perfida’ di Maryse Condé, vincitrice del Premio Nobel “alternativo” per la letteratura 2018. Il libro, nella traduzione dal francese di Guia Risari, esce per le Edizioni e/o.
“La Guadalupa è un piccolo paese, importante per noi che ci siamo nati, ma ricordato solo in occasione di uragani e terremoti. Sono felice che il nostro paese sia ora conosciuto anche per altri motivi, per questo premio letterario che sono davvero orgogliosa di ricevere” ha detto la scrittrice.
La Condé è stata insignita del New Academy Prize in Literature, il Premio Nobel “alternativo” assegnato quest’anno in mancanza del premio tradizionale, sospeso per i recenti scandali che hanno coinvolto l’Accademia di Svezia, il 12 ottobre 2018. “Condé racconta la follia postcoloniale, con i suoi scompigli e abusi, ma anche il calore e la solidarietà umana” viene sottolineato nella motivazione al premio.

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Si intitola ‘Orfeo Incastorie’ il nuovo doppio album di Raffaello Simeoni, in uscita il 2 novembre. Esponente della World Music italiana nel mondo, in particolare con l’esperienza dei Novalia, l’autore si distingue per la sua capacità di suonare strumenti provenienti da tutto il mondo, modificandoli ed inventandone anche di nuovi per accompagnare la sua voce con lingue moderne e popolari, come l’antico sabino della sua terra d’origine. L’anteprima live è in programma il 1 novembre a Roma all’Auditorium Parco della Musica nel Teatro Studio Borgna.

Si accende la gara dei Live di X Factor 2018. E se i concorrenti, rimasti in undici dopo l’eliminazione di Matteo Costanzo della squadra degli Over iniziano a prendere le misure del nuovo palco e di una competizione che promette scintille, i giudici – Fedez, Mara Maionchi, Manuel Agnelli e Lodo Guenzi – hanno iniziato a rodarsi nella loro nuova formazione.Il secondo live show del talent, prodotto da Fremantle, andrà in onda stasera alle 21.15 in diretta e in esclusiva su Sky Uno (canale 108), disponibile anche su digitale terrestre al canale 311 o 11. Colonna portante dello spettacolo è il timoniere Alessandro Cattelan.Non mancheranno le emozioni e le sorprese nelle performance dei ragazzi, che questa settimana canteranno alcune delle più grandi hit del 2018. La gara parte con Fedez, che proverà a stupire con l’eleganza di Renza Castelli sulle note di Labrinth, Sia e Diplo (LSD) con Thunderclouds e con la potenza di Naomi, che si esibirà con “Never Enough”, tema musicale del film “The Greatest Showman”.Insolita la scelta di Mara Maionchi che ha affidato al giovanissimo rapper Anastasio il brano nuovo di zecca di Elisa, “Se piovesse il tuo nome”, così come originale è la scelta di mettere alla prova il groove di Emanuele Bertelli con il brano “Zingarello” di Ghali, Leo Gassmann si muoverà invece sulle note di “Next to me” degli Imagine Dragons. Tra le Under donne capitanate da Manuel Agnelli c’è grande attesa per la performance della giovanissima Martina Attili pronta a stupire nuovamente con il brano “Sober” di Demi Lovato; la grintosa Luna si cimenterà invece in un mash-up che mette insieme “God is a woman” di Ariana Grande e “I Do” di Cardi B, mentre Sherol Dos Santos cercherà di conquistare il pubblico con il brano indie “Rank & File” di Moses Sumney. Infine Lodo Guenzi – al timone dei Gruppi – tenterà di far passare indenne il turno alla propria squadra affidando “No Roots” di Alice Merton in un’insolita rivisitazione ai Bowland, “Amore e Capoeira” che verrà stravolta dalla grinta dei Seveso Casino Palace e infine “Thoiry Remix” di Achille Lauro feat Gemitaiz, che sarà nelle mani dei Red Bricks Foundation.Una puntata da non perdere anche sotto il profilo degli ospiti che infiammeranno l’X Factor Arena. Per la prima volta Sting partecipa ad un talent show italiano portando sul palco di X Factor Italia una delle carriere più lunghe e di maggior successo al mondo. X Factor ospiterà in esclusiva uno dei pilastri della musica internazionale e il suo collega e partner discografico Shaggy, tra i maggiori rappresentanti della scena reggae mondiale. I due artisti presenteranno per la prima volta live il loro ultimo singolo “Gotta Get Back My Baby”, tratto dal fortunato album “44/876”, scritto e registrato a quattro mani tra la Jamaica e gli Stati Uniti.Sul palco, in qualità di ospiti, anche la Dark Polo Gang. Gli autori del tormentone “British” svestiranno i panni di giudici dello Strafactor per presentare il loro nuovo singolo “Cambiare Adesso”, tratto dall’album “Trap Lovers”, appena pubblicato, andato subito in vetta alle classifiche e già disco d’oro.Continua la gara di Strafactor il talent più stravagante che vede vecchia e nuova “scuola” musicale schierate l’una contro l’altra: i nuovi concorrenti selezionati dalla Dark Polo Gang contro i 5 “Big” delle edizioni precedenti capitanati da Elio e Pupo. Al timone dello Strafactor, per il 4 anno consecutivo, la conduttrice televisiva e radiofonica Daniela Collu. Giudice ospite di questa settimana Myss Keta.Tutti i giorni alle 19.40 l’appuntamento è con X Factor Daily, capitanato da Benji&Fede. Il duo pop più amato dalle nuove generazioni segue la vita di tutti i giorni nel loft e la preparazione dei concorrenti al live. Immancabile, ogni sabato alle 19.40 su Sky Uno, l’appuntamento con X Factor Weekly, che oltre a ripercorrere i momenti più salienti della settimana, mostrerà il primo concerto live dell’eliminato.

Se ne è andato nella notte di tutti i santi, a poche settimane dal suo novantesimo compleanno Carlo Giuffré. Napoletano verace, cresciuto all’ombra (e poi in simbiosi) del fratello maggiore Aldo con cui divideva la passione e l’eredità del magistero di Eduardo De Filippo il cui repertorio gli era familiare fin dall’immediato dopoguerra prendendo parte agli spettacoli del maestro.Diplomato all’Accademia d’arte drammatica, Carlo non si accontenta però della sua maschera, sovente improntata al grottesco e alla matrice originaria della scena partenopea e nel 1963 entra nella Compagnia dei Giovani insieme a Valli, De Lullo, Falk per scalare i gradini del teatro pirandelliano.Torna a Eduardo dopo quasi 10 anni, in coppia con il fratello e ne ottiene un successo personale e di compagnia che proseguirà per molti anni. Come molti della sua generazione trova però la popolarità e una diversa identità grazie al cinema, passando per la televisione e i popolarissimi romanzi sceneggiati degli anni ’60. Debutta sul set giovanissimo con Eduardo in “Napoli milionaria” (1950) e viene subito adottato come caratterista da artigiani del cinema popolare come Marcello Marchesi, Mastrocinque, Mattoli, lo stesso Anton Giulio Majano che poi lo avrebbe portato alla televisione. Ma com’era uso del tempo anche i maestri maggiori attingono ai generi popolari e ritroviamo Carlo Giuffrè anche ne “La macchina ammazza cattivi” (Rossellini), “Il ferroviere” (Germi), “Belle ma povere” (Risi).Nel 1956 debutta in tv con “L’alfiere” di Majano ma diventerà familiare nelle case con titoli come “Tom Jones” (1960) di Eros Macchi e “Le avventure di Laura Storm” (1966) in coppia col fratello Aldo e Lauretta Masiero. Sul grande schermo la grande occasione arriva con Mario Monicelli e “La ragazza con la pistola” (1968) anche se questo lo porterà poi a un certo macchiettismo nella commedia scollacciata degli anni ’70 tra professoresse, vedove, mogli e supplenti non sempre all’altezza del miglior cinema e delle sue doti di attore multiforme. Ciò accadrà invece nella sua piena maturità quando Benigni lo sceglie come Mastro Geppetto per il suo “Pinocchio”, Maurizio Ponzi lo vuole con Francesco Nuti in “Son contento”, Carlo Vanzina lo sceglie a fianco di Gian Maria Volontè per “Tre colonne in cronaca”, Liliana Cavani (“La pelle”) e Vincenzo Salemme (“Se mi lasci non vale”) che nel 2016 segna il suo addio al cinema.In teatro invece , dove si era diretto molte volte valorizzando il repertorio di Scarpetta, Curcio e Eduardo, aveva poi affidato per l’ultima volta la regia al figlio Francesco nella “Lista di Schindler” del 2014. Malato da tempo si era ritirato nella sua Napoli dopo la morte del fratello Aldo e oggi ci lascia il ricordo di un volto ironico e placido che riassume il carattere di una città che è anche un’idea della vita: la stessa che gli apparteneva, tanto regionale quanto universale.

Si riaccendono i riflettori dell’X Factor Arena e il palco è tutto per Sting, gigante della musica internazionale e ospite d’onore che con la storica ‘Message in a bottle’ dà il via al secondo appuntamento del live show e infiamma il pubblico. Le voci dei concorrenti lo seguono poi in una corale di ‘English man in New York’ e ‘Every breath you take’.E se lo show si apre con tre evergreen senza tempo, la puntata è invece dedicata a canzoni che hanno scalato le classifiche degli ultimi dodici mesi. Un tema, quello delle hit del 2018, che sembra non essere piaciuto molto a Fedez: “È più limitante che stimolante, un tema molto televisivo ma che si sposa poco con X Factor” e che “mi ha messo in difficoltà”. È Luna ad aprire la prima manche con un mash-up di ‘God is a woman’ (Ariana Grande) e ‘I Do’ (Cardi B): una “mitragliatrice che canta come un usignolo”, la presenta il suo coach Manuel Agnelli, capitano delle Under donne. Esibizione “notevole” per Lodo Guenzi e “molto interessante” per Mara Maionchi, mentre il rapper Fedez, pur riconoscendo il talento di Luna, avrebbe preferito che la sedicenne riscrivesse il rap di Cardi B. È il turno di Leo Gassmann, a cui Mara Maionchi ha assegnato ‘Next To Me’ degli Imagine Dragons. Criticato la scorsa settimana per essere troppo teatrale e impostato, Gassman è “migliorato” e “cresciuto” secondo tutti i giudici.La hit che ha fatto ballare per un’intera estate ‘Amore e Capoeira’ (Takagi & Ketra Feat Sean Kingston e Giusy Ferreri) è stravolta dai suoni punk e rock dei Seveso Casino Palace. Un “esperimento particolare”, ha detto Maionchi ma “confuso” (Fedez) che non ha convinto del tutto i giudici. Dopo aver perso nella scorsa puntata il primo concorrente Over, Matteo Costanzo, Fedez punta in questa prima manche sulla potenza della cantante lirica Naomi con ‘Never Enough’ di Loren Allred, che riceve il primo grande applauso dell’arena. “Hai dimostrato che puoi vincere X Factor”, ha commentato soddisfatto il suo coach Fedez, trovando il sostegno dei colleghi di tavolo. “Una precisione quasi imbarazzante, sei perfetta” ha aggiunto Mara Maionchi. La giovane e delicata Martina Attili, dita che corrono sui tasti del pianoforte, canta ‘Sober’ e fa emozionare giudici e platea: “Sei comodamente seduta sulla metro verde per la finale ad Assago”, è sicuro Lodo; “forte, intensa, un fatto miracoloso” per Mara Maionchi.”Mai avrei pensato che mi sarebbe piaciuto così tanto un pezzo di Demi Lovato, ci sono perle ovunque”, ha aggiunto un Agnelli ormai ammorbidito nei confronti delle hit degli anni 2000. Chiudono la prima manche i Red Bricks Foundation, che dopo il ballottaggio del primo live cercano il riscatto con ‘Thoiry Remix’. I cliché da rockettari (per cui la band era stata criticata la scorsa settimana) non mancano, con il cantante che alla prima strofa si spoglia e rimane a petto nudo. La performance funziona per i giudici, che li approvano, ma non per il pubblico, che invece ‘punisce’ ancora una volta i Red Bricks Foundation e li manda al ballottaggio. Nella seconda manche è standing ovation per Sherol Dos Santos, che ha conquistato l’arena con ‘Rank & File’ di Moses Sumney. “Una fuori classe che non sa di esserlo”, per il suo capitano Manuel Agnelli, appoggiato anche dagli altri giudici. Critiche invece per Emanuele Bertelli che interpreta ‘Zingarello’ (Ghali), ma la trap non è il suo abito e i giudici se ne accorgono: il sedicenne è “fuori fuoco” su questo pezzo. Ben definiti e “indispensabili per il programma”, secondo Agnelli, sono invece i Bowland che sul palco portano ‘No Roots’ (Alice Merton).”Sono sbalordito: riuscite a prendere brani così distanti e farli sembrare figli di progetto molto chiaro e coerente”, ha fatto eco Fedez, che nella seconda manche ha poi riportato sul palco l’eleganza di Renza Castelli con ‘Thunderclouds’ di Labrinth, Sia e Diplo. Il rapper cantautore Anastasio chiude la seconda manche, riscrivendo una parte del nuovo testo di Elisa ‘Se piovesse il tuo nome’ e,m come nell’esibizione del primo live, soddisfa tutti i giudici. Dopo il ritorno sul palco di Sting e Shaggy, che cantano il nuovo singolo di coppia ‘Gotta Get Back My Baby’ (con qualche problema tecnico e di audio, di cui il timoniere Alessandro Cattelan si scusa con pubblico e artisti), sale sul palco anche la Dark Polo Gang, altra special guest di questo live, con ‘Cambiare Adesso’ singolo già disco d’oro e in cima alle classifiche. Chiuso il televoto, a sfidare i Red Bricks Foundation è Emanuele Bertelli. I verdetti dei giudici arrivano però alla parità e si va al ’tilt’: si torna così al voto del pubblico che salva il sedicenne e manda definitivamente casa i Red Bricks Foundation.

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PARMA

– Nasce il Busseto Festival Guareschi, ‘Don Camillo & Peppone’, incentrato sul cinema tratto dai testi di Giovannino Guareschi, a 110 anni dalla nascita e a 50 dalla scomparsa. La prima edizione, dal 10 novembre al 9 dicembre al teatro Verdi, a cura di Ater, vedrà la proiezione dei cinque film della saga di ‘Mondo piccolo’ con Fernandel e Gino Cervi (1952-1965), messi a disposizione da Mediaset, introdotti da coppie di critici, studiosi, politici e giornalisti, tra cui Giorgio Vittadini, Alessandro Sallusti, Ermete Realacci, Roberto Balzani e l’assessore regionale alla cultura Massimo Mezzetti.
Già dal 3 novembre, intanto, l’Ibc e l’Archivio Guareschi di Roncole Verdi proporranno due mostre – ‘Giovannino Guareschi fotografo 1940-1952’ e ‘Giovannino a Busseto, fotocronaca dalla nebbia’ – sul corso e nella piazza di Busseto. Le trattorie della Bassa, dal canto loro, in occasione dell’annuale kermesse ‘November Porc’ dedicheranno per tutto il mese un menu che avrebbe messo d’accordo Don Camillo e Peppone.
LOS ANGELES – Esce il 31 ottobre nelle sale cinematografiche italiane Millennium – Quello che non uccide, il sequel di Millennium – Uomini che odiano le donne (2011) diretto dal regista uruguaiano Fede Alvarez (La Casa, Man in the Dark), adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo scritto da David Lagercrantz, séguito della saga Millennium di Stieg Larsson presentato alla Festa di Roma. A interpretare la protagonista, Lisbeth Salander, una giovane hacker investigatrice dal carattere riservato e sotto interdizione legale – non c’è più Rooney Mara ma Claire Foy.L’attrice britannica è all’apice della sua carriera. Dopo lo straordinario successo ottenuto con la serie tv The Crown, in cui ha interpretato la Regina Elisabetta II e grazie al quale si è aggiudicata un Golden Globe (2017) e un Emmy Award (2018), di recente la Foy è stata scelta anche dal regista premio Oscar Damien Chazelle per affiancare Ryan Gosling nella sua ultima pellicola, Il Primo Uomo. “È straordinaria – rivela Fede Alvarez – Un regista se ne accorge subito, appena accende la spia rossa della telecamera. È quella sensazione che provi solo quando ti rendi conto che il personaggio che avevi in mente ora è lì davanti ai tuoi occhi, in carne e ossa”. Quella della Foy (e di Alvarez) è una versione del tutto nuova della Lisbeth Salander che abbiamo imparato a conoscere. Parola del regista, che spiega: “Non abbiamo dato molto peso al suo look: vestiti, trucco, ha solo un paio di piercing mentre prima ne aveva centinaia. E poi non volevo renderla sexy e bellissima a tutti i costi come spesso accade in quei film in cui ci sono delle super eroine. Non sono per la bellezza ovunque, che paradossalmente è il contrario di quello che si cerca a Hollywood”.La Salander è per la prima volta la vera protagonista della storia. “Questo film è il primo incentrato esclusivamente su di lei – prosegue Alvarez – Racconta la sua storia e le sue esperienze di vita attraverso i suoi occhi. Finalmente possiamo conoscerla meglio. Perché piace così tanto? Perché è forte, tanto da non scendere mai a compromessi. Cerchiamo di comprenderla a fondo ma è sfuggente, che è un po’ la storia di tutte le ragazze delle quali mi sono innamorato da ragazzino. Non conosciamo i suoi segreti e le sue vergogne ed è questo quello che più ci affascina di lei”. Insomma, il profilo perfetto della donna post #MeToo e Time’s Up. “Lo scandalo è scoppiato mentre eravamo ancora al lavoro sul film – rivela il regista – Per questo ogni giorno eravamo molto attenti alle notizie, a tutto quello che accadeva, e ovviamente ne abbiamo preso ispirazione. È sempre ottimo quando fai uscire un film su temi che sono rilevanti anche nell’attualità”. A chi lo chiama Il re dei reboot, Fede Alvarez risponde: “È sicuramente una bella etichetta da avere, credetemi, perché vuol dire che hai la possibilità di realizzare tantissimi film. Non credo però sia molto adatta a me: non sono il re, per quell’appellativo dovrei essere J.J. Abrams”.

– Per il centenario della nascita di Ingmar Bergman la Cineteca di Bologna porta in sala dal 5 novembre il restauro, realizzato dallo Svenska Filminstitutet, di uno dei titoli più iconici del regista svedese: Il settimo sigillo. Dopo l’anteprima, a giugno in Piazza Maggiore a Bologna nell’ambito della 32/a edizione del festival Il Cinema Ritrovato, Il settimo sigillo torna al cinema grazie al progetto della Cineteca di Bologna Il Cinema Ritrovato. Al cinema, per la distribuzione dei classici restaurati.
Realizzato nel 1957, Il settimo sigillo segue le tracce del cavaliere Antonius Block (Max von Sydow) e del suo scudiero Jöns (Gunnar Björnstrand) che, reduci disillusi delle Crociate, fanno ritorno nella Svezia del Trecento e la trovano in balia della peste e della disperazione. Sulla spiaggia Block incontra la Morte, e, in una delle più efficaci alternanze campo/controcampo mai realizzate, la sfida a una partita a scacchi per prendere tempo e poter compiere un’azione che dia un senso alla sua vita.
– WASHINGTON

– Nuove accuse ad Harvey Weinstein: contro l’ex produttore di Hollywood è stata presentata una causa civile da parte di una donna che afferma di essere stata molestata quando aveva 16 anni e di aver subito anni di abusi. Si tratta di una ex modella il cui nome àè Jane Doe.
I fatti risalgono al 2002 e teatro dell’aggressione sessuale è il famigerato appartamento di Weinstein a Manhattan, nel quartiere di Soho. Doe accusa l’uomo di averla minacciata più volte di bloccare la sua carriera se avesse rifiutato le sue avances.   [print-me title=”STAMPA”]

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