Ultimo aggiornamento 4 Novembre, 2018, 11:59:04 di Maurizio Barra
TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
DALLE 10:17 DI SABATO 03 NOVEMBRE 2018
ALLE 11:59 DI DOMENICA 04 NOVEMBRE 2018
SOMMARIO
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
Barbra Streisand, oggi esce ‘Walls’, l’album anti-Trump
vigilia voto Usa, brani nati da notti insonni per colpa tycoon
Nata Stella figlia di Giuliano SangiorgiL’annuncio sui social, la mamma è la scrittrice Ilaria Macchia
La trama dei sentimenti di CaboniLa stanza della tessitrice, stoffe e abiti per inseguire i sogni
In sala restaurato Il settimo sigillo di BergmanDal 5 novembre per il centenario della nascita del regista
Al Maggio maratona per RossiniFirenze, 44 spettacoli in due mesi per 150/o anniversario morte
Tale e Quale Show, riparte il ‘Torneo dei campioni’L’ottava puntata vinta da Roberta Bonanno nei panni di Amy Winehouse
Spice Girls progettano tour ma senza PoshSecondo The Sun avrebbero registrato un messaggio di annuncio
Cacciari apre stagione a PadovaSerata-evento per inaugurazione stagione 2018/2019
Aurora Ruffino, 6 provini per Bianca de’ MediciAttrice consacrata da Braccialetti Rossi, sempre più richiesta
Mandela, grande ritratto di Jorit AgochE’ uno dei più noti esponenti della street art
Chesil Beach, amore ‘casto’ pre-BeatlesIn sala il film tratto dal best seller omonimo di Ian McEwan
Senza lasciare traccia, l’adolescenza, il viaggio, la natura.
#metoo, nel limbo da Allen a ‘Gore’Uscirà The current war con Cumberbatch prodotto da Weinstein
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
TUTTE LE ULTIMISSIME SEMPRE AGGIORNATE
L’ARTICOLO
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
Alla vigilia del voto di midterm, Barbra Streisand scende in campo oggi con un nuovo album: “Walls”, che evoca nel titolo il muro al centro della stretta migratoria di Donald Trump, e’ la trentaseiesima raccolta di brani della star di “Come Eravamo” e la prima in molti anni che include tanto materiale inedito. E’ anche il primo vero affondo professionale della diva di Brooklyn contro il tycoon. L’album, ha spiegato la Streisand al New York Times, e’ nato “a causa delle molte notti insonni” passate negli ultimi due anni per colpa del presidente.
“Stavo sveglia la notte con la rabbia per Trump che mi girava nella testa. Dovevo fare un altro disco per Columbia Records e mi sono detta, perche’ non usare quello che ho gia’ nella mente?”. Ed e’ cosi’ che in “Walls” la 76enne icona dello spettacolo a stelle e strisce se la prende con l’inquilino della Casa Bianca – senza peraltro mai menzionarlo esplicitamente – in brani come “What’s on My Mind” e “Don’t Lie to Me”, ispirato dal proliferare delle “fake news”, il cui tono melanconico evoca quello di una ballata sulla fine del mondo. L’album ha “un tempismo perfetto”, ha scritto l’Hollywood Reporter, notando che l’uscita “coincide con una ondata di antisemitismo e fascismo in America e nel mondo”.
La Streisand vota democratico, non e’ dunque una sorpresa il tono del suo nuovo album che include, oltre al clima tetro di canzoni come “Lady Liberty” e “Walls”, alcune cover all’insegna della speranza come “What a Wonderful World” e “Imagine”, quest’ultimo un omaggio a John Lennon. Barbra non ha paura di perdere fan per il taglio politico del nuovo album e ha rivelato al New York Times che medita il trasferimento in Canada se martedì vinceranno i repubblicani. L’album si chiude con “Happy Days Are Here Again,” un brano uscito originariamente negli anni della Grande Depressione prima di essere reintrodotto nel repertorio della Streisand degli anni Sessanta. Barbra Streisand, che ha stabilito un record con ben sei decenni di album “number one” in classifica, ha totalizzato 52 dischi d’oro, 31 di platino e 13 di multiplatino. Ha anche vinto due Oscar, cinque Emmy, dieci Golden Globe, otto Grammy, uno speciale Tony Award nel 1970 e due Cable Ace Award: è l’unica artista ad aver ricevuto dei riconoscimenti in tutti questi ambiti.
“È nata Stella Sangiorgi. Roma ore 2.35. 3 novembre 2018. Benvenuta amore mio!”. Giuliano Sangiorgi annuncia così sui social la nascita della sua prima figlia avuta con la compagna, la scrittrice e sceneggiatrice Ilaria Macchia. Tantissimi gli auguri e i messaggi affettuosi per il leader dei Negramaro e per la neo mamma da parte di tutti i fan.
– CRISTINA CABONI, LA STANZA DELLA TESSITRICE (Garzanti, pp.296, 18.60 Euro). Una piccola grande storia di tradizioni antiche e di suggestioni lente, che racconta di un tempo scandito dalla cura di fili e stoffe, seguendo il ritmo di un telaio che cuce all’infinito, nella convinzione che ogni abito sia anche un sentimento: coinvolge con delicatezza ma nel profondo il nuovo romanzo di Cristina Caboni, “La stanza della tessitrice”, edito da Garzanti. Al centro del libro ci sono Camilla, giovane stilista ansiosa di prendere in mano il suo destino, e la matura Marianne, la donna, dura e spigolosa, che l’ha cresciuta come fosse sua figlia e che non ha fatto i conti con il proprio passato. Tra di loro, la leggenda di Maribelle, la “tessitrice di sogni”, e un baule antico con un abito che al suo interno nasconde il segreto di uno scrapolario, un sacchettino di tessuto posto vicino alle cuciture interne contenente un messaggio. Ambientato tra Bellagio, Milano, ma anche Como, Oristano e Parigi, il romanzo mescola passato e presente, tradizioni e modernità, accompagnando il lettore alla scoperta del tessuto delicato e prezioso dei sentimenti. La scrittura coinvolgente di Caboni delinea con attenzione i caratteri delle due donne che tessono i fili della vicenda: sono loro che con caparbietà e coraggio vogliono realizzare i propri obiettivi, percorrendo strade lastricate di passi falsi, fragilità, ingiustizie e ferite dell’anima. “Ogni abito per me è un linguaggio che comunica senza parole, è un involucro che deve esaltare la personalità di chi lo indossa, che deve far star bene”, spiega Cristina Caboni, “ma l’idea del libro nasce da uno scrapolario regalatomi tempo fa. In Sardegna ancora si usa mettere dentro questo piccolo sacchetto qualcosa di misterioso: è un oggetto che si confeziona pensando alla persona che lo deve indossare”. “Vengo da una famiglia di tessitrici, e ricordo il telaio che scandiva ogni momento della giornata”, afferma l’autrice, “amo gli abiti, anche perché in Sardegna il vestito è una sorta di istituzione che racconta la persona anche socialmente. La mia è forse una sensibilità diversa, e per questo ho voluto parlare di un nuovo concetto di moda, che metta al centro la persona. Oggi avviene il contrario, perché i modelli nelle pubblicità sembrano dirci: indossa questo abito e diventerai come me”. “Le donne del romanzo vogliono cambiare le cose, inseguono i propri sogni: del resto io ho sempre avuto davanti a me persone che hanno lottato nella vita”, dice ancora, “nei miei libri c’è un continuo muoversi, correre, desiderare: scrivo storie per chi ama la complessità dei sentimenti”.
Per il centenario della nascita di Ingmar Bergman la Cineteca di Bologna porta in sala dal 5 novembre il restauro, realizzato dallo Svenska Filminstitutet, di uno dei titoli più iconici del regista svedese: Il settimo sigillo. Dopo l’anteprima, a giugno in Piazza Maggiore a Bologna nell’ambito della 32/a edizione del festival Il Cinema Ritrovato, Il settimo sigillo torna al cinema grazie al progetto della Cineteca di Bologna Il Cinema Ritrovato. Al cinema, per la distribuzione dei classici restaurati.
Realizzato nel 1957, Il settimo sigillo segue le tracce del cavaliere Antonius Block (Max von Sydow) e del suo scudiero Jöns (Gunnar Björnstrand) che, reduci disillusi delle Crociate, fanno ritorno nella Svezia del Trecento e la trovano in balia della peste e della disperazione. Sulla spiaggia Block incontra la Morte, e, in una delle più efficaci alternanze campo/controcampo mai realizzate, la sfida a una partita a scacchi per prendere tempo e poter compiere un’azione che dia un senso alla sua vita.
L’evocazione visionaria, tragica e farsesca del Medioevo scandinavo racchiusa nel Settimo sigillo ha origini remote che affondano nelle fantasie d’infanzia dell’autore. Capolavoro tra i capolavori di Bergman, questa grande allegoria dell’uomo in cerca di Dio e in balia della morte, torna a parlarci con la potenza grafica del suo paesaggio e la chiaroscurale profondità della sua inquietudine.
“L’idea di realizzare Il settimo sigillo – raccontava Bergman – è scaturita in me dalla visione dei temi trattati negli affreschi e nelle pitture medievali: i buffoni girovaghi, la peste, i flagellanti, la Morte che gioca a scacchi, i roghi delle streghe e le Crociate. Il film non ha però l’ambizione di restituire un’immagine realistica della vita in Svezia durante il Medioevo: è un saggio di poesia moderna, che traduce le esperienze della vita di un uomo moderno, un saggio tuttavia modellato, sia pure molto liberamente, su spunti medievali. Il mio intento è stato quello di dipingere come dipingevano i pittori del Medioevo, con lo stesso impegno oggettivo, con la stessa sensibilità e la stessa gioia”.
– FIRENZE
– Per ricordare Gioacchino Rossini (1792-1868), nell’anno in cui si celebrano i 150 anni dalla morte, il Teatro del Maggio dedica un mese di programmazione al compositore con 44 appuntamenti in calendario fra cui ‘La Cenerentola’ in versione originale, ‘Un lampo, un sogno, un gioco’ versione ridotta per ragazzi, lo spettacolo – anche questo per famiglie e ragazzi – ‘The Rossini Game’ e, infine, un concerto il 13 novembre (data della morte) davanti alla tomba in Santa Croce a Firenze. “Il Maggio non poteva che celebrare degnamente il genio di Rossini nell’anno di un anniversario così importante”, dice il sovrintendente Cristiano Chiarot.
‘Cenerentola’ debutta il 7 novembre (altre date 8, 9, 10, 11, 13 e 14 novembre), Giuseppe Grazioli sul podio e Manu Lalli regista. Cenerentola sarà Teresa Iervolino. Invece ‘Un lampo, un sogno, un gioco’ sarà l’8, 9, 10, 13, 14. Dal 17 novembre per 31 recite ‘The Rossini Game. Giocando con Gioacchino’.
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A colpi di imitazioni è ricominciato il “Torneo dei campioni di Tale e Quale Show”. L’ottava puntata, che conferma il varietà di Rai1 condotto da Carlo Conti leader degli ascolti del prime time con il 20.8 di share pari a 4 milioni 241 mila spettatori, è stata vinta da Roberta Bonanno nei panni di Amy Winehouse. La cantante ha sbaragliato la concorrenza e ha lasciato a bocca aperta la giuria nell’interpretazione di ‘Back to black’.
Secondo, il campione in carica del 2018, Antonio Mezzancella mentre per Andrea Agresti, terzo gradino del podio, con l’interpretazione di Francesco Sàrcina de Le Vibrazioni.
Ancora Wannabe e Viva Forever ma senza l’adorabile broncio della Posh Spice. Dopo mesi di rumors si fa più reale per le Spice Girls – secondo quanto riporta The Sun – il progetto di tornare assieme per un tour nel 2019 ma senza Victoria Beckham.Secondo il giornale la band avrebbe registrato un messaggio che sarà trasmesso lunedì in cui annuncia le proprie intenzioni. La band dovrebbe successivamente apparire in un’intervista in tv per il “chat show” di ITV condotto da Jonathan Ross, anche in questo caso a quanto pare senza Lady Beckham.
– PADOVA
– Una serata-evento ha aperto ieri la stagione del Teatro Verdi di Padova: sul palco Massimo Cacciari e lo spettacolo “Generare Dio”, prodotto dal Teatro Stabile del Veneto e ispirato al saggio con cui filosofo invita a una riflessione che supera ogni tempo, quella sulla Madre con il Bimbo, e tutta la problematica nel rapporto tra umano e divino.
Con la regia di Giuseppe Emiliani, lo spettacolo – in un Verdi gremito – ha visto Cacciari accompagnato dagli interventi musicali dell’Orchestra di Padova e del Veneto. Prendendo spunto da alcune opere d’arte – Simone Martini, Piero della Francesca, Beato Angelico, Andrea Mantegna, Giovanni Bellini, Masaccio, fino alla celebre Pietà di Michelangelo – Cacciari ha riletto la figura di Maria di Nazareth, che ‘sceglie di concepire il bambino che la sceglie’, per citare con l’autore le parole di Wystan H. Auden. Un mito, Maria con il Bambino, che da più di duemila anni esercita un fascino impareggiabile sulla devozione popolare, la lettura, l’arte, la filosofia.
Il debutto assoluto, avviene nel 2010, al cinema in modo quasi casuale ne “La solitudine dei numeri primi”, a dirigerla è un regista di calibro come Saverio Costanzo, nel film tratto dall’omonimo romanzo di Paolo Giordano, è anche se la protagonista è un’attrice come Alba Rohrwacher, tanto basta per farsi notare eccome, e poi in “Bianca come il latte, rossa come il sangue”. Parliamo dell’attrice torinese Aurora Ruffino, 29 anni all’anagrafe, ma un viso e un corpo minuto da eterna adolescente, che ogni giorno diventa più brava e convincente. Esploderà in tutta la sua bravura nelle fiction tv come in “Questo nostro amore” insieme a Neri Marcorè e Anna Valle, sarà amatissima con il personaggio di Cris in “Braccialetti rossi”. Quest’anno in “Non dirlo al mio capo 2”, aveva il ruolo di Cassandra un’assistente dello studio legale dal passato complicato, su Rai1 con Lino Guanciale e Vanessa Incontrada. Ruffino, è al momento tra le giovani attrici più richieste dai registi e più amate dal pubblico. In queste settimane è ancora su Rai1 nella bella parte di Bianca de’ Medici ne “Lorenzo il Magnifico (interpretato Daniel Sharman) di cui è la sorella ribelle. La serie una coproduzione internazionale girata in inglese che va in onda in 100 paesi, prodotta da Lux Vide in collaborazione con Rai Fiction, Big Light Productions, Altice Group, distribuita da Beta Film e prodotta da Luca Bernabei e Frank Spotnitz. Bianca de’ Medici, ha raccontato a Firenze in occasione della presentazione “è un un bellissimo personaggio. Sono molto orgogliosa di questo lavoro, il mio primo in inglese. È stato molto difficile ottenere il ruolo, ho fatto ben sei provini, ho studiato tanto, spesso ho fatto dei viaggi studi per migliorare la lingua”. Ed in una di queste occasioni che Aurora ha conosciuto, il suo fidanzato Maxime, un ingegnere francese che vive a Tolosa, con cui vive una bellissima storia d’amore da quattro anni. Con lui con lui parla in inglese. “Il mio personaggio Bianca de I Medici è una ragazza coraggiosissima perché si innamora dell’uomo sbagliato, Guglielmo Pazzi (Charlie Vickers), nipote di Jacopo (Sean Bean), e fratello di Francesco. E quindi lei e lui possono essere considerati un po’ come Romeo e Giulietta e Bianca, per proteggere questo amore, è disposta ad andare contro la sua famiglia, che in questo caso vuol dire contro suo fratello Lorenzo il Magnifico. Bianca farà di tutto per difendere il suo amore e si metterà anche contro la propria famiglia. Rifiuta un matrimonio combinato pur di proteggere il suo amore per Guglielmo e anche se stessa”. Aurora ha raccontato anche di essersi trovata bene con tutto il cast internazionale con gli attori che avevano il ruolo dei suoi genitori Julian Sands (Piero de Medici) Sarah Parish (Lucrezia de Medici). Mi sentivo sicura e protetta. E anche con i giovani da Daniel Sherman al mio ‘fidanzato Gugliemo (Charlie Vickers), agli attori italiani a cominciare da Matteo Martari (Francesco Pazzi) e tutti gli altri. Arrivavo sul set sempre prestissimo per ripetere la parte con il coach in inglese”, Aurora Ruffino sarà presente anche nella terza stagione che si sta già girando dal più di un mese cosi’ come ovviamente suo fratello Lorenzo il Magnifico”. Ma non è tutto ha girato anche un film che fa parte di un progetto destinato alle scuole chiamato Cineducazione, liberamente ispirato alla storia di Giorgia Benusiglio. Giorgia è una ragazza che ce l’ha fatta, ma “quando aveva 17 anni, per provare una pasticca di ecstasy, è quasi morta e si è salvata grazie ad un trapianto di fegato. Il film uscirà a marzo”.
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FIRENZE
– Un grande ritratto di Nelson Mandela realizzato da uno dei più noti esponenti della street art, sulla parete di un edificio di quattro piani, in piazza Leopoldo a Firenze. ‘Il Condominio dei Diritti’ è l’opera che Jorit Agoch sta creando in questi giorni sulla facciata laterale di un palazzo di edilizia residenziale pubblica. In un quartiere di antica tradizione popolare e operaria, spiega una nota, ‘Il Condominio dei Diritti’ vuole ricordare l’importanza di una battaglia per i diritti a cui Mandela dedicò l’intera vita. Nato a Napoli da madre olandese e padre italiano, Jorit concentra la propria arte sulla raffigurazione realistica del volto umano. Si è confrontato più volte con grandi ritratti di personaggi che hanno lasciato un segno nella storia.
La realizzazione dell’opera richiederà alcuni giorni. Sarà lo stesso Jorit Agoch a presentarla, anche se il suo lavoro lascia già intuire come sarà, al momento dello svelamento.
L’iniziativa è promossa dall’associazione Mandela Forum nell’ambito delle celebrazioni del centenario della nascita di Nelson Mandela, in collaborazione con l’assessorato all’accoglienza e integrazione, pari opportunità, casa e sport, politiche giovanili del Comune di Firenze, Casa spa, Unicoop Firenze, Fondazione CR Firenze, Città Metropolitana.
Quello che passa nelle cose d’amore tra Edward (Billy Howle) e Florence (Saoirse Ronan) è così delicato che incanta e sorprende. In realtà, tranne alla fine, non succede quasi nulla in questo “Chesil Beach” di Dominic Cooke tra i due protagonisti ingessati nel loro amore e nella loro giovinezza in cui tutto è inevitabilmente ‘per sempre’. Tratto dal romanzo omonimo di Ian McEwan (un vero best seller edito da Einaudi) che ne ha scritto anche la sceneggiatura, il film in sala dal 15 novembre con Cinema di Valerio de Paolis, ci porta negli anni Sessanta pre-rivoluzione sessuale. Da una parte troviamo Florence Ponting, violinista di talento che proviene da una famiglia ricca e conservatrice con tanto di padre autoritario (Samuel West), uomo d’affari di grande successo. Dall’altra Edward Mayhew, laurea in storia a pieni voti e voglia di essere scrittore, con padre (Adrian Scarborough) insegnante e madre (Anne-Marie Duff) psicolabile in seguito a un terribile incidente.I due, di diversa classe sociale ma profondamente innamorati, si sposano nonostante tutto. Si ritrovano così, poche ore dopo la cerimonia, in un hotel lungo la costa della contea del Dorset, a Chesil Beach. E qui quello che dovrebbe essere del tutto naturale, la prima notte di nozze, diventa tutta una serie di approcci andati a male. La paura del sesso di Florence diventa ben presto un blocco e la tensione tra i due monta fino a decisioni estreme e irreversibili. E questo mentre scorrono flash back del loro innamoramento. Certo l’amore tra Edward e Florence resta, ma anche quell’ostacolo, visto come insuperabile, che cambierà per sempre le loro vite.L’idea che anima il film – spiega il regista al suo debutto al cinema, ma già autore di una trilogia shakespeariana, The Hollow Crown, per la BBC – è che i due giovani protagonisti si trovassero nell’epoca sbagliata e che si sentissero sempre pesci fuor d’acqua, perché nel 1962 il mondo era fermo in un universo Edwardiano. Questa è diventata la costante del film dal punto di vista visivo. Volevo mettere in contrapposizione questo aspetto con la natura, e con quanto si sentissero a proprio agio quando erano circondati dalla natura.”A questo punto – conclude Dominic Cooke – avevamo una sorta di tavolozza visiva. Inoltre, mi piaceva l’idea che questo fosse il momento immediatamente precedente l’inizio di tutto. Eravamo alla vigilia del primo album dei Beatles ma l’atmosfera non era molto diversa da quella del 1952. Volevamo che questa cosa si sentisse”.
SENZA LASCIARE TRACCIA è il nuovo film di Debra Granik e si ispira al romanzo ‘My Abandonment’ di Peter Rock. È un ritratto misterioso e magnetico di un’esistenza vissuta ai margini. Una ragazza adolescente (l’esordio prorompente di Thomasin McKenzie) e suo padre (Ben Foster) hanno vissuto di nascosto per anni in Forest Park, un grande bosco situato alle porte di Portland, in Oregon. Un incontro casuale li poterà allo scoperto, ed entrambi saranno costretti a lasciare il parco per essere affidati agli agenti dei servizi sociali. Proveranno ad adattarsi alla nuova situazione, fino a che una decisione improvvisa li porterà ad affrontare un pericoloso viaggio in mezzo alla natura più selvaggia, alla ricerca dell’indipendenza assoluta, costringendoli a confrontarsi con il loro conflittuale desiderio di essere parte di una comunità e allo stesso tempo il forte bisogno di starne fuori. Il film, che uscirà l’8 novembre in Italia distribuito da Adler Entertainment, è stato presentato a diversi festival internazionali (tra cui il Sundance e Cannes) riscuotendo un notevole successo di critica.
– A poco più di un anno dall’inizio del terremoto #metoo resta lungo l’elenco di film già pronti e non distribuiti, perché realizzati da attori, produttori o registi coinvolti in qualche maniera nelle accuse di violenze e abusi. Si va da A Rainy day in New York di Woody Allen, al provocatorio Gore di Michael Hoffman, biopic del grande scrittore e sceneggiatore Gore Vidal (morto nel 2012), con protagonista Kevin Spacey che aveva finito di girare due settimane prima dello scandalo.
Il film, prodotto per Netflix che ne ha fermato la postproduzione, stando agli estratti della sceneggiatura pubblicati da Buzzfeed è problematico anche per gli involontari richiami alle vicende di Spacey. Infatti il racconto è in parte concentrato sul tentativo(non mancano le scene esplicite), di seduzione di Vidal verso un giovane scrittore suo fan.
Arriveranno invece in sala nei prossimi mesi alcuni film travolti dal tracollo della Weinstein, come The Current War con Benedict Cumberbatch nel ruolo di Thomas Edison. [print-me title=”STAMPA”]
