Ultimo aggiornamento 28 Novembre, 2018, 17:30:14 di Maurizio Barra
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DALLE 08:57 ALLE 17:30
DI MERCOLEDì 28 NOVEMBRE 2018
SOMMARIO
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Google Maps, hashtag sulle recensioni
Funzione disponibile per i dispositivi Android
Wyano assume ex collaboratore di ObamaE’ Deboraj Hersman, era responsabile sicurezza strade
Huawei, stop sul 5G in Nuova ZelandaLa decisione dell’intelligence arriva dopo quella australiana
YouTube, spot nei nuovi contenuti videoCambia modello business. Indiscrezioni, ‘investimenti caleranno’
Usa, scoperta frode su pubblicità onlineSei russi e due kazaki hanno simulato visualizzazioni degli spot
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Su Google Maps ora è possibile aggiungere hashtag alle recensioni. E’ stata implementata una nuova funzione per aiutare gli utenti a scoprire i luoghi che altri raccomandano. Si possono aggiungere fino a cinque hashtag, vanno posizionati in fondo alla recensione per rendere il testo più leggibile. La società ha confermato il rilascio della funzione al sito TechCrunch, spiegando che è attivo al momento sui dispositivi Android. Finora, era disponibile solo ai membri del programma Local Guides di Google Maps, che premia gli utenti per recensioni, foto e luoghi che visitano.
Per utilizzare la funzione basta cliccare sull’hashtag e compariranno una serie di luoghi contrassegnati dallo stesso. La società al momento non ha specificato quando la funzione sarà disponibile per la versione web o per i dispositivi con sistema operativo iOS di Apple.
Qualche giorno fa Google ha inserito un’altra novità: ha portato i messaggi sulle Mappe per chattare con le aziende.
Raggruppa tutte le conversazioni con ristoranti, negozi e altre attività che hanno abilitato la funzione disponibile anche in Italia.
– NEW YORK
– Waymo, la divisione di auto autonome di Google, si affida all’ex presidente dell’autorita’ per la sicurezza stradale americana durante l’amministrazione Obama, Deboraj Hersman, come responsabile della sicurezza per la flotta di auto senza guidatore per le corse condivise. Hersman assumera’ l’incarico in gennaio. “Ho dedicato la mia carriera a promuovere la sicurezza nelle nostre comunità e ora mi unisco a Waymo”, che può “avere ancora un maggiore impatto nel ridurre gli incidenti stradali” afferma Hersman.
– Nuovo stop per Huawei nello sviluppo delle reti di telecomunicazione 5G. Il semaforo rosso è scattato in Nuova Zelanda, dove l’intelligence ha detto no all’uso delle apparecchiature di rete dell’azienda cinese da parte dell’operatore mobile Spark, a causa di un “rischio significativo per la sicurezza delle reti”.
Il blocco fa seguito a quello deciso lo scorso agosto dall’Australia, che ha escluso Huawei dallo sviluppo del 5G. Diversa, invece, la decisione della Papua Nuova Guinea, che in settimana ha confermato l’accordo con Huawei sull’infrastruttura internet, rifiutando una controfferta congiunta di Australia, Usa e Giappone.
Timori per la sicurezza, legati al cyber-spionaggio, sono stati espressi a più riprese anche dagli Stati Uniti, che hanno vietato l’uso di prodotti Huawei nelle agenzie governative e nelle aziende che lavorano per il governo. Stando alle indiscrezioni riportate la settimana scorsa dal Wall Street Journal, la Casa Bianca avrebbe fatto pressione sui Paesi alleati, Italia inclusa, chiedendo di non utilizzare le apparecchiature di rete a marchio Huawei.
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YouTube punta a modificare il modello di business per ampliare la platea dei suoi contenuti audiovisivi originali. Serie tv e reality show prodotti dalla piattaforma di Google non saranno appannaggio solo degli abbonati: potranno essere guardati anche gratis, ma con interruzioni pubblicitarie. La novità, confermata da un portavoce dell’azienda a diversi siti americani, riguarderà le produzioni del 2019, che arriveranno agli spettatori nel 2020.
Le produzioni, stando alle indiscrezioni riferite dall’Hollywood Reporter, nel 2020 subiranno però un ridimensionamento di budget. Attualmente per vedere i programmi “Originals” di YouTube – come la serie “Cobra Kai”, spinoff di “Karate Kid” – occorre pagare i 12 euro di abbonamento mensile a YouTube Premium, che comprende anche l’accesso a un servizio di musica in streaming.
Consentirne la visione anche ai non abbonati, in cambio della pubblicità, allargherebbe il bacino potenziale di utenti ai 2 miliardi di persone che nel mondo usano YouTube. “Nella prossima fase della nostra strategia amplieremo l’audience dei contenuti originali e daremo agli inserzionisti contenuti incredibili che raggiungono la generazione YouTube”, ha commentato un portavoce.
La produzione di programmi originali, secondo quanto riferisce l’Hollywood Reporter, potrebbe però subire una “seria riduzione del budget”, che non è mai stato all’altezza dei big del settore. YouTube, scrive la testata, investe nella produzione centinaia di milioni di dollari all’anno, a fronte dei miliardi investiti da Netflix e Amazon.
Il Dipartimento di Giustizia Usa ha accusato otto persone – sei di nazionalità russa e due del Kazakistan – per coinvolgimento in una frode milionaria sulla pubblicità online. Avrebbero simulato sia le pagine web che ospitano gli spot, sia le visualizzazioni da parte degli internauti, facendosi pagare oltre 36 milioni di dollari dagli inserzionisti. Le accuse, spiega il Dipartimento in una nota, sono frode telematica, intrusione informatica, furto di identità aggravato e riciclaggio di denaro. Per tre persone – arrestate tra ottobre e novembre in Malesia, Estonia e Bulgaria – gli Stati Uniti attendono l’estradizione, mentre gli altri cinque imputati sono in libertà. Le tipologie di frode sono due. In una gli imputati hanno usato server presi a noleggio, e nell’altra una “botnet” (rete di computer infetti).Nella prima, chiamata “Methbot” e portata avanti tra il 2014 e il 2016, gli imputati hanno noleggiato 1.900 server in data center e li hanno usati per caricare le pubblicità su finte pagine web. Per creare l’illusione che internauti in carne e ossa stessero guardando gli spot, i server sono stati programmati per simulare l’attività di navigazione online. Gli imputati hanno anche preso in affitto 650mila indirizzi IP, usati per far sembrare che fossero utenti residenziali a guardare gli spot. Il frutto dell’operazione supera i 7 milioni di dollari. Nel secondo schema di frode, chiamato “3ve” e usato tra il 2015 e il 2018, gli imputati hanno sfruttato una botnet, cioè una rete di 1,7 milioni di computer infettati e poi usati per all’insaputa dei proprietari. L’incasso è di 29 milioni di dollari. [print-me title=”STAMPA”]
