Ultimo aggiornamento 3 Dicembre, 2018, 03:20:51 di Maurizio Barra
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
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DALLE 12:48 DI DOMENICA 02 DICEMBRE 2018
ALLE 03:20 DI LUNEDì 03 DICEMBRE 2018
SOMMARIO
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
Addio Ennio Fantastichini a Casa Cinena
Camera ardente dalle ore 15 alle 19.30 poi alle 20 Mine Vaganti
Il 1933 secondo premio Goncourt VuillardPiccoli passi e gesti ridicoli che consegnarono Europa a Hitler
Torna Eleonora Danco con le sue donneUn trittico di monologhi forti e veri all’India – Teatro di Roma
Ozzy Osbourne 70 anni, da Black Sabbath a tvVita sregolata, traumi ed eccessi. Per infezione l’ultimo stop.
Box office Usa, domina Ralph SpaccaSegue Il Grinch versione animata poi Creed II
‘Vice’ apre Capri-Hollywood27 dicembre protagonista Christian Bale, produttore Brad Pitt
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L’ARTICOLO
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La Casa del Cinema a Roma ospiterà domani, lunedì 3 dicembre, il saluto di amici, parenti, appassionati e normali spettatori a Ennio Fantastichini, il popolare attore scomparso ieri. La camera ardente sarà aperta dalle ore 15 fino alle 19.30 e un ricordo pubblico è previsto intorno alle ore 18. Alle ore 20 in sala Kodak verrà proiettato “Mine vaganti” di Ferzan Ozpetek con cui Ennio Fantastichini ha vinto nel 2010 il David di Donatello e il Nastro d’argento. “La casa del cinema – dice il direttore Giorgio Gosetti – è da sempre il luogo in cui si ritrova chi il cinema lo fa e di chi lo ama. Insieme a Angelo Barbagallo, Pietro Valsecchi, la famiglia e tanti amici che con lui hanno lavorato nei film, in televisione, a teatro, abbiamo voluto che fosse domani, una volta ancora, la casa di Ennio. Non per un momento soltanto di raccoglimento e di tristezza ma per un saluto caldo, affettuoso e vitale proprio come Ennio e’ sempre stato e come resterà nella nostra memoria”.
ERIC VUILLARD, ”L’ORDINE DEL GIORNO” (ED E/O, pp. 138 – 14,00 euro – Traduzione di Alberto Bracci Testasecca).
Una cronaca, questa con cui Vuillard ha vinto lo scorso anno il Premio Goncourt, che ci affascina nella sua impietosa visione delle cose, raccontate, ricostruite, immaginate con ipotetica fedeltà nei piccoli gesti, gli atteggiamenti, le sensazioni, i discorsi, una sorta d’imparzialità che lascia parlare i fatti, da cui comunque al fondo affiora una certa aria sprezzante per le persone, individui e popolazioni, e il loro comportarsi e operare. Un romanzo dunque che si sofferma sui particolari, le piccole cose e avvenimenti che hanno portato per inettitudine, senza rendersene conto, all’ascesa della Germania nazista e al disastro europeo della seconda guerra mondiale e dell’olocausto.
Sembra tutto irreale e incredibile, oggi a posteriori, quel che invece ha una sua inesorabile, assurda quotidianità e abitudine, come quella dei 24 maggiori industriali tedeschi, da Krupp a Opel, da Flick a Siemens, convocati nelle stanze del potere e ricevuti dal Presidente del Reichstag Hermann Goering per parlare delle vicine elezioni e per presentar loro un Hitler ”sorridente e rilassato, niente affatto come lo immaginavano”, che illustra loro la necessità di spazzar via un regime debole e allontanare la minaccia comunista e dei sindacati, dopodiché quel 20 febbraio 1933 ognuno darà, come ha sempre fatto, un proprio ”banale” contributo alla campagna elettorale. Sono gli stessi industriali che, durante la guerra usufruiranno di manodopera a costo zero, uomini e donne alla loro morte sostituiti da altri praticamente schiavi selezionati tra i prigionieri nei lagher, e dopo la guerra opporranno Ostacoli e cercheranno, riuscendoci, di non pagare o pagare il meno possibile risarcimenti alle loro vittime, in un cerchio economico di investimento e sfruttamento ad alto reddito.
Ovvero, Auschwitz, Mauthausen, Dachau, Buchenwald e gli altri campi di concentramento hanno fatto prosperare la Bayer, la Daimler, la Krupp-Thyssen e altre industrie tedesche che sono marchi ancor oggi tranquillamente sul mercato internazionale.
L’altro momento di questo avvincente e stupefacente racconto, nella sua apparente normalità, gira attorno all’invasione-annessione dell’Austria il 12 marzo 1938, con la descrizione del pranzo a Londra nella residenza del premier Neville Chamberlain con la partecipazione di Winston Churchill e l’ambasciatore tedesco Ribbentrop, appena nominato da Hitler ministro degli esteri, che parla di tennis e si approfitta con spregiudicatezza dell’eccesso formale di educazione dell’ospite, aspettando che questi riceva durante il pranzo la notizia che i panzer tedeschi hanno passato il confine dell’Austria. In precedenza Vuillard ci aveva illustrato, con la solita, neutra meticolosità, anche il surreale e imbarazzante viaggio del premier austriaco Schuschnigg vestito da sciatore per incontrare Hitler e cercar di salvare il proprio paese, ma del quale comunque subisce la soggezione annaspando nelle risposte sino al ridicolo e abdicando totalmente alla propria dignità, senza ottenere alcun risultato reale. Lo dimostra il seguente anschluss, con la catena di suicidi in Austria, specie tra gli ebrei, da subito umiliati e sbeffeggiati. Tutto questo sottolineando anche beffardamente in altre lucide pagine di naturale, nera ironia, come la grande macchina da guerra tedesca fosse del tutto impreparata e i mezzi corazzati, mal progettati e peggio costruiti, finissero in panne ben prima di arrivare a Vienna, dove per la parata nazista si sarà costretti a portarli caricati su un treno. Lo scrittore francese costruisce momenti significativi nei piccoli dettagli rivelatori, restando sempre fedele alla verità storica con la coscienza che ”le più grandi catastrofi si annunciano spesso a piccoli passi” e sottolineando come ”la letteratura consenta tutto” e potrebbe raccontare conclusioni diverse, magari ricreando un po’ di grandezza dove manca totalmente, persino nel male. Invece registra solo un assurdo scivolare, non per destino ma con assoluta incoscienza e sino al tragicomico, nelle braccia di Hitler, che seduce persino i lontani americani, se nei magazzini di costumi di Hollywood già allora si trovano tante uniformi naziste con le loro croci uncinate.
– Le foto che Eleonora Danco posta su Instagram, in cui lei, distesa è schiantata, a terra in un supermercato o per strada, sulla banchina di una stazione o su una spiaggia, sono la sintesi di una poetica, di una disperata solitudine e bisogno d’amore, d’attenzione da parte di un mondo dalla violenta indifferenza. E’ ciò che ritroviamo nel suo film ”N-CAPACE” premiato al Torino Film Festival del 2014 come nel monologo teatrale ”Nessuno ci guarda” che quel film ha ispirato e ora ripropone in accoppiata con ”Donna n. 4” da martedì a domenica al Teatro India, dove è andato in scena nei giorni scorsi anche ”dEVERSIVO”, tre riproposte di produzioni del Teatro di Roma che vanno a formare una ”TrilogiaDanco”. I testi teatrali, sostenuti e ritmati dalle incisive musiche scelte da Marco Tecce, da lei scritti, interpretati e messi in scena con l’assistenza di Maria Stella Cassella, nascono ispirandosi ogni volta a un artista Robert Rauschenberg, Jackson Pollock, Francis Bacon.
L’ultima che gli è capitata, pochi giorni fa, è una gravissima infezione, che lo ha costretto a un ricovero in ospedale, causata da una seduta di manicure. Ora c’è da chiedersi se domani festeggerà a modo suo il 70mo compleanno e supererà anche questa prova. John Michael “Ozzy” Osbourne è dunque arrivato a un traguardo che, per come è andata la sua vita, è un autentico miracolo. Oggi di lui, della sua moglie-manager Sharon (si conoscono fin dagli anni ’60) e perfino dei figli, ovviamente disfunzionali a dir poco, si sa tutto grazie ai reality dedicati alla vita di una famiglia che più che agli Addams fa pensare agli incubi creati da Lovecraft. Una vita cominciata in una famiglia povera di Birmingham: il bullismo subito a scuola a causa della sua dislessia, il carcere minorile, gli studi lasciati a 15 anni, il lavoro in fabbrica sono le tappe formative della sua adolescenza prima che, grazie alla passione per i Beatles, decida di dedicarsi al rock’n’roll. Così già nel 1970, quando esce il primo album dei Black Sabbath, Ozzy, un soprannome che lo accompagna fin dai tempi della scuola, si ritrova a fare la storia. “Paranoid” è uno dei brani manifesto dell’heavy metal: suoni oscuri e taglienti, testi ispirati ai libri di Ailester Crowley, l’occultista più amato dai rocker. E’ la nuova formula che fa dei Black Sabbath una band seminale, che ha un ruolo decisivo nello sviluppo della musica heavy e un successo mondiale da decine di milioni di copie vendute. L’anno scorso, sfruttando il trend delle reunion, i Black Sabbath sono tornati insieme per un tour mondiale, superando antiche tensioni e antipatie. Risultato: Ozzy ha dichiarato: “non mi piace suonare con i Black Sabbath: nella band sono solo un cantante, da solo faccio quello che mi pare”. E in fondo lui da solo c’è andato abbastanza presto, dopo poco meno di dieci anni i Black Sabbath: era famoso e già totalmente fuori di testa, a causa degli eccessi con droghe e alcool. La sua vita e la sua carriera sono segnate da una data: il 19 marzo 1982. In quel giorno muore, in un modo assurdo, Randy Rhoads, suo amico fraterno e genio della chitarra. Con Randy, Ozzy aveva trovato il feeling perfetto, aveva messo a punto la formula che lo ha fatto diventare un “God of Metal”. Mentre erano in tour negli Usa, in una sosta, Randy lasciò i suoi amici sul tour bus, e decise di fare un giro su un aereo turistico. Tutti, compreso il pilota, erano strafatti. L’aereo toccò un capannone e si schiantò prendendo fuoco a pochi metri dal tour bus. In un documentario verità, Ozzy confessa di non avere mai superato quel trauma. Nonostante quell’episodio terribile, e nonostante una devastante tendenza all’autodistruzione, Ozzy Osbourne è diventato una leggenda, una figura quasi mitologica per il mondo del Metal ma non solo. In fondo c’è una corrispondenza tra la sua identità di sopravvissuto e i personaggi e le storie che animano i suoi testi. Nel bene e nel male, Osbourne ha alle spalle una carriera straordinaria celebrata dall’Ozzfest (altra intuizione di sua moglie) un festival dedicato all’Heavy Metal, organizzato per la prima volta nel 1996 e tornato in attività dopo qualche anno di interruzione. Soprattutto è venerato da milioni di fan e musicisti che vedono in lui l’indiscusso “padrino” del Metal. Oggi ha una faccia disegnata dalla chirurgia plastica e una serie di malanni che costringerebbero chiunque altro a una vita in ospedale. Lui invece continua a fare concerti e tour, a regalare materiale per i giornali di gossip a causa delle sue avventure extra coniugali, ad alimentare la sua leggenda. Come se non ci fosse davvero alcuna distinzione tra palco e realtà: in fondo il suo album più famoso non si intitola “Diary of a Madman?”
– Ralph Spaccatutto, ovvero il sequel Ralph Spacca internet ambientato tra videogiochi e web, sei anni dopo il primo, spacca anche il box office Usa con il secondo capitolo dei film Disney e nel fine settimana dopo il record del Ringraziamento mantiene ancora il primo posto e guadagna al box office 25.8 milioni di dollari. Al secondo posto “Il Grinch”, in versione animata, con 17.7 milioni in biglietti venduti nelle sale Usa e Canada. Segue un altro sequel, quello di Rocky, ovvero Creed II. Il dramma dedicato alla box della MGM incassa 16.8 milioni, raggiungendo un totale di 81.2 milioni. Infine l’horror della Sony “The Possession of Hannah Grace” esordisce in modo molto modesto incassando solo 6.5 milioni.
– NAPOLI
– L’anteprima europea di ‘Vice-L’uomo nell’ombra’ di Adam McKay con un Christian Bale da Oscar nel ruolo del potentissimo vicepresidente americano Dick Cheney, prodotto da Brad Pitt, aprirà il 27 dicembre la 23esima edizione di Capri,Hollywood-The International Film Festival. Lo annuncia Lina Wertmuller, presidente onorario dell’Istituto Capri nel mondo che organizza il festival prodotto da Pascal Vicedomini.
Il biopic, che uscirà negli Usa il 25 dicembre, sarà distribuito in Italia da Eagle Pictures e Leone Film Group, dal 3 gennaio.
‘Vice’ ripercorre la storia e l’ascesa politica di Dick Cheney, vero numero uno della Casa Bianca nel corso della presidenza di George W. Bush, un politico che ha esercitato un immenso potere rimodellando il suo Paese e il mondo con influenze che si avvertono ancora oggi, basti pensare alla crisi dell’11 settembre. Nel cast Amy Adams che è Lynne Cheney, Steve Carell (il segretario alla Difesa, Rumsfeld), Sam Rockwell (Bush). [print-me title=”STAMPA”]
