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Morto il filosofo Tullio Gregory
90 anni, docente alla Sapienza, in Treccani dal ’51
ROMA03 marzo 2019 07:24
– E’ morto a Roma il filosofo e storico della filosofia Tullio Gregory. Aveva compiuto 90 anni il 28 gennaio e lavorava tutti i giorni (il suo ultimo saggio è Translatio linguarum). Il 4 marzo la camera ardente nella sede dell’Enciclopedia Italiana Treccani a Roma. Docente di storia della filosofia medievale e di storia della filosofia all’università La Sapienza, Gregory è stato attratto dai momenti storici in cui si sono verificate grandi svolte culturali che hanno portato a un cambiamento delle società. Nel 1993 aveva fatto parte del consiglio d’amministrazione della Rai, il cosiddetto cda dei professori. Socio nazionale dal 1987 dell’Accademia dei Lincei, Gregory ha promosso nel 1964 ed è sempre stato direttore del gruppo di ricerca CNR e poi Istituto del Lessico Intellettuale Europeo. Professore alla Sorbona (1986-87) che gli ha conferito la laurea honoris causa nel 1996.
Entrato alla Treccani nel 1951 ha guidato e ideato molte delle opere, tra cui un progetto sulle parole chiave del XXI secolo.
E’ morto sabato 2 marzo a Roma il filosofo e storico della filosofia Tullio Gregory. Aveva compiuto 90 anni il 28 gennaio e lavorava tutti i giorni (il suo ultimo saggio è Translatio linguarum).La camera ardente per il saluto a Tullio Gregory, il filosofo e storico della filosofia morto ieri a 90 anni, sarà domani a Roma dalle 10.30 alle 19 alla Treccani in Piazza dell’Enciclopedia. Martedì 5 marzo alle 11.30 la commemorazione del professore emerito nella ‘sua’ facoltà, Villa Mirafiori, sede di filosofia dell’Università La Sapienza.Docente di storia della filosofia medievale e di storia della filosofia a La Sapienza a Roma, è stato attratto da sempre dai momenti storici in cui si sono verificate grandi svolte culturali che hanno portato a un cambiamento della vita degli uomini, delle società: prima lo studio e la passione per il Medioevo e in particolare il XII secolo con la sua rinascita grazie alla scoperta del pensiero greco e arabo, poi il Seicento con la caduta della metafisica tradizionale e la nascita della nuova scienza e di quello che viene chiamato illuminismo, da cui gli deriva quella ”fiducia nella ragione, che va sempre difesa perché se si perde si perde la sostanza del nostro essere uomini. Ma sapendo che impegnarsi nell’uso duro e demitizzante della ragione va fatto alla luce del dubbio. Chi è sicuro di sé può diventare un tiranno”. E’ stato uno studioso ma che proprio in collegamento con i suoi interessi principali, si è trovato a farsi parte attiva nel mondo, a criticare, denunciare, proporre soluzioni e spesso a agire in prima persona, in tante commissioni ministeriali legate a problemi universitari o di beni culturali, alla Treccani, al Cnr, e persino alla Rai, dove fece parte nel 1993 del Cda cosiddetto dei professori: ”Chi invita alla ragione, chi pretende venga messa al centro dei problemi e le riflessioni dovrebbe sentirsi poi in dovere di impegnarsi usandola nei confronti degli altri e con gli altri”. Socio nazionale dal 1987 dell’Accademia dei Lincei, Gregory ha promosso nel 1964 ed è sempre stato direttore del gruppo di ricerca CNR e poi Istituto del Lessico Intellettuale Europeo. E’ stato directeur d’études all’ecole pratique des hautes études di Parigi (1975-77, 1985-86) e professore alla Sorbona (1986-87) che gli ha conferito la laurea honoris causa nel 1996. Entrato alla Treccani nel 1951, ha diretto la sezione di storia della filosofia e del cristianesimo e ha poi collaborato e guidato e ideato molte delle opere e linee di sviluppo dell’Istituto della Enciclopedia Italiana, dove ancora oggi cura un progetto sulle parole chiave del XXI secolo.Così il suo impegno morale in una vita che potremmo definire per molti aspetti ascetica ha poi risvolti invece di partecipazione e godimento della materialità dell’esistenza, tanto che a un certo punto è diventato un noto gourmet, un difensore della tradizione e della grande cucina che ”è un fatto culturale”, di cui ha scritto in più occasioni (anche una storia e lode del pomodoro per l’inaugurazione vicino Parma di un ”Museo del pomodoro”), specie a ogni apertura del Festival della filosofia di Modena, di cui è uno dei fondatori e membro del comitato scientifico e per il quale cura i ”menù filosofici”, convinto che ”ognuno deve impegnarsi a fare al meglio quel che fa, anche un piatto di spaghetti alla amatriciana” e spiegando che ”a tavola forse troviamo davvero quella verità intera, piacevole, morbida, profumata che possiamo non solo contemplare ma gustare, come volevano i mistici medievali”. La sua vasta bibliografia è tutta ispirata a quell’idea di filosofia come ”modo di riflettere sulle condizioni umane storiche e culturali, strumento che aiuta nel tempo a crearsi una metodologia e dà suggerimenti per intendere meglio la realtà in cui ci si muove”. I titoli vanno da ”Platonismo medievale. Studi e ricerche del 1958 a ”Studio su Gassendi” (1961), ”Etica e religione nella critica libertina” (1986), ”Mundana sapientia. Forme di conoscenza nella cultura medievale” (1992), ”Origini della terminologia filosofica moderna. Linee di ricerca” (2006), ”Principe di questo mondo. Il diavolo in Occidente”, sino all’ultimo ”Michel de Montaigne o della modernità” (2016) su cui ha fissato la propria attenzione, all’ultimo saggio Translatio linguarum.
Gloria Bell, donna normale e fantasticaLelio firma il remake del suo stesso film con Julianne Moore
03 marzo 201912:33
Per un pittore sarebbe del tutto normale fare più di una copia dello stesso quadro alla ricerca della perfezione estetica, ma per un regista è diverso. Non la pensa così il cineasta cileno Sebastián Lelio che con ‘Gloria Bell’ mette in campo il remake americano di un film da lui stesso diretto nel 2012, dal titolo ‘Gloria’. Il film, nelle sale italiane dal 7 marzo distribuito da Cinema di Valerio De Paolis, ha come protagonista una splendida Julianne Moore affiancata questa volta da John Turturro, Alanna Ubach, Michael Cera, Sean Astin e Jeanne Tripplehorn.
Chi è Gloria? Si potrebbe dire una donna qualsiasi e straordinaria allo stesso tempo, una cinquantenne ancora molto bella che vive a Los Angeles, ama i suoi figli, ormai adulti, ed è anche una nonna attenta. Tra le sue passioni, quella di ballare nei club per single e comunque non smettere mai di credere all’amore. Durante una di queste serate incontra Arnold (Turturro), un tipo buffo e con qualche problema di troppo. Tra i due però nasce una passione inaspettata, che travolgerà Gloria. “Perché reinventare un film? Potrei parlare per ore di questa cosa – dice Leilo che nel primo ‘Gloria’ seguiva sempre gli alti e bassi di una cinquantenne (interpretata da Paulina Garcia) in Cile -, ma la risposta è una ed è molto semplice: perché nutro un ammirazione sconfinata per Julianne Moore. L’ho conosciuta a Parigi nel 2015 d’estate. Mi avevano detto che adorava il film ‘Gloria’, ma non avrei mai pensato che lo volesse rifare. La sua passione per il personaggio mi ha commosso e al termine dell’incontro la Moore mi ha detto: ‘Lo farei solo se lo dirigessi tu’. E io ho subito risposto: ‘Lo dirigerei solo se lo interpretassi tu'”.
E ancora il regista, premio Oscar l’anno scorso per il miglior film in lingua straniera con ‘Una donna fantastica’: “Gloria Bell è come la cover di una melodia creata insieme, suonata in un momento nuovo in un nuovo contesto e da una band nuova. Un ritratto femminile molto intenso e incisivo. Vediamo così – sottolinea ancora Lelio – questa donna, in ogni singola scena, raccontare la sua esistenza nel mondo, momento dopo momento.
Gloria è apparentemente un personaggio secondario nella vita di chi la circonda e il gioco del film è proprio quello di trasformare quel personaggio secondario in un protagonista assoluto”. Frase cult del film, che ha nella colonna sonora ‘Gloria’ di Umberto Tozzi, quella pronunciata dalla protagonista: “Se il mondo dovesse crollare mi troverà che sto ballando”.
Tante storie dentro una baleraIn sala La notte è piccola per noi di Lazotti
03 marzo 201919:54
Tante storie dentro una balera piena di musica. ‘La notte è piccola per noi’ di Gianfrancesco Lazotti, in sala dal 14 marzo con Distribuzione Indipendente, ha come protagonista principale appunto una balera (esattamente quella ‘romana’) durante un sabato italiano qualsiasi. Dentro questo spazio, tanti eterogenei protagonisti, ognuno alla ricerca della propria personale felicità . Dedicato ad Ettore Scola (“ma non è una rivisitazione di Ballando ballando” ci tiene a dire Lazotti già suo aiuto regista) il film scorre veloce sulle note dei grandi classici della canzone italiana: da 24mila baci a Malafemmina. Nessun vero protagonista, tranne forse la band degli Stag con la cantante Thony, ma tanti coprotagonisti di un’unica notte come: Michela Andreozzi, Francesca Antonelli, Riccardo De Filippis, Gegia, Tommaso Lazotti, Barbara Livi, Francesca Reggiani, Ruben Rigillo, Rino Rodio, Andrea Sartoretti, Giselda Volodi e la partecipazione straordinaria di Alessandra Panaro e Philippe Leroy. Da qui una commedia ironica, piena di gag e sentimenti che si svolge sulla grande pista illuminata da led colorati, circondata da tavoli e dove si pratica il ballo sociale. Tra i siparietti, quello che vede protagonisti un ragazzo e una donna più matura che si sono dati un appuntamento al buio e ora si cercano nel locale; un pugile ex alcolista che vuole riconquistare la sua ex, la bella cantante della band. Sulla pista anche un carabiniere che si imbatte purtroppo in una vecchia conoscenza, un pregiudicato, quattro professoresse un po’ imbranate in libera uscita e, infine, una coppia di ultra ottantenni gelosi e rissosi. Come spiega Lazotti parlando del suo film prodotto da Ad Hoc Film con Rai Cinema: Una sala da ballo alla periferia di Roma è il teatro di questo racconto d’incredibile attualità, un luogo che non invecchia mai perché non concede nulla alla provvisorietà delle mode; non fa tendenza e quindi non esclude nessuno, non ci sono obblighi formali e nemmeno zone vip. Ci si va vestiti come si vuole e se non sai ballare fa lo stesso perché in pista si pratica il “ballo sociale”, una formula democratica che impegna tutti a seguire la stessa sequenza di passi. Gente semplice, per lo più. Facce di ogni età, dai venti agli ottanta, qualcuna segnata, qualcun’altra ritoccata, espressioni divertite, tragiche o afflitte da pesi, che per una sera verranno provvisoriamente accantonati. La sala da ballo – conclude il regista – è l’osservatorio popolare che abbiamo scelto per gettare uno sguardo in giro, ai tempi che stiamo vivendo”.
Michael Jackson a rischio fortuna patrimonio con il film sulla pedofilia”Jacko” morì nei debiti, oggi tra “ricchi dalla tomba”
NEW YORK04 marzo 201912:06
Michael Jackson mori’ pieno di debiti. Ora e’ considerato tra i “ricchi dalla tomba”. Da oggi tutto potrebbe cambiare. Riusciranno le accuse di due ex bambini, protagonisti del documentario “Leaving Neverland”, a scalfire un mito che due processi per pedofilia mentre Jacko era in vita non sono riusciti a incrinare? Il film di Dan Reed e’ in onda il 3 e 4 marzo sulla rete HBO. Gli eredi Jackson (madre, i tre figli e varie organizzazioni per l’infanzia) hanno dichiarato guerra facendo causa per danni da cento milioni di dollari.
“C’e’ sempre stata questa ombra sulla figura di Michael”, ha detto al New York Times Charles Koppelman un ex consigliere finanziario del cantante: “Il documentario sara’ visto da milioni e milioni di persone. Inevitabile l’effetto negativo sulla sua fortuna finanziaria”. Nel film di Reed, presentato al festival di Sundance e promosso da Oprah Winfrey, parlano due uomini adulti, Wade Robson e James Safechuck, che accusano Jackson di avere avuto ripetuti rapporti sessuali con loro quando avevano rispettivamente sette e dieci anni e lui era all’apice della sua carriera. La tesi del documentario e’ che Michael era un “uomo-bambino” per cui le lussuose suite di hotel, i jet privati, il ranch di Neverland non erano piaceri fine a se stessi, ma esche per attirare bambini e i loro genitori. “Jacko” giustificava queste azioni perche’ lui stesso si considerava un bambino.
Le accuse di “Leaving Neverland” non sono nuove ma acquistano nuova luce nell’era del #MeToo in cui potenti uomini dell’entertainment come Bill Cosby e Harvey Weinstein sono finiti o rischiano il carcere per atti sessuali non graditi. E intanto la famiglia Jackson riduce del 70% il prezzo del ranch teatro degli abusi: 31 milioni di dollari dai 100 del 2015. Jackson mori’ sul lastrico, la sua reputazione apparentemente distrutta per sempre, nonostante l’assoluzione, dall’ultimo processo del 2005, dopo il quale il cantante lascio’ gli Usa per il Barhein.
Rientrato negli Usa il cantante tento’ il grande ritorno con una tournée. Mori’ ancor prima di cominciare per overdose di sonniferi forniti dal medico personale poi condannato per omicidio colposo. La morte del cantante segno’ la rinascita della fortuna. Gli eredi conclusero quasi subito lucrosi accordi per film, nuovi album e show teatrali, uno dei quali con il Cirque du Soleil e’ fisso a Las Vegas dal 2013. C’e’ anche un musical in arrivo a Broadway nel 2020: “Don’t Stop ‘Til You Get Enough”, prodotto dagli eredi e Sony Pictures – copione della due volte premio Pulitzer Lynn Nottage e coreografie del luminare del balletto Christopher Wheeldon – potrebbe esser il primo vero test dell’impatto di “Leaving Neverland”.
Torna il cinema maschile e plurale, una ritrovata linea narrativaMastandrea-Giallini, Gassmann-Bentivoglio tra le nuove coppie
03 marzo 201919:52
Amici, parenti, complici, nemici, amanti: sono tante le combinazioni di coppie al maschile protagoniste in sala e sulle piattaforme nei prossimi mesi. Una linea ritrovata dal cinema italiano, pensando al debutto in contemporanea in questi giorni, di Domani è un altro giorno di Simone Spada, con Valerio Mastandrea e Marco Giallini, su due amici che si ritrovano in un momento estremamente difficile, e Croce e delizia di Simone Godano, sull’inaspettato amore che nasce fra due padri di famiglia (Fabrizio Bentivoglio e Alessandro Gassmann). Tra i film in arrivo, si va da Kevin Costner e Woody Harrelson, poliziotti che tornano in servizio per dare la caccia a Bonnie e Clyde in HighwayMen – L’ultima imboscata di John Lee Hancock, disponibile su Netflix dal 29 marzo, a Hobbs & Shaw di David Leitch (agosto) con Dwayne Johnson e Jason Statham che riprendono i loro personaggi di Fast & Furious, per una difficile alleanza contro una minaccia globale. Fra gli italiani, c’è Il campione di Leonardo D’Agostini (aprile), con Stefano Accorsi professore con il compito di impartire un po’ di disciplina a una giovane e viziata star del calcio (Andrea Carpenzano). La coppia diventa, all’inizio, un trio in The vanishing – Il mistero del faro di Kristoffer Nyholm (in sala dal 28 febbraio) con Gerard Butler, Peter Mullan e Connor Swindells, per tre guardiani di un faro in uno scontro mortale. Nel biografico Il Professore e il Pazzo di P.B. Shemran (marzo), Mel Gibson è lo scozzese James Murray, lessicografo e filologo al quale nel 1878 viene affidata la redazione del primo dizionario al mondo che racchiuda tutte le parole di lingua inglese (L’Oxford English Dictionary). Un compito per il quale avrà il preziosissimo aiuto del dotto William Chester Minor (Sean Penn) ex chirurgo schizofrenico e omicida, ricoverato in manicomio criminale. Matthias Schoenaerts e Reda Kateb sono in Fratelli nemici di David Oelhoffen, due amici di infanzia che si ritrovano da adulti l’uno contro l’altro come criminale e poliziotto. La star Omar Sy (Famiglia all’improvviso), nel road movie ‘La storia di Yao’ di Philippe Godeau (aprile), interpreta proprio un divo del cinema che ritrova le sue radici riportando in Senegal, Yao (Lionel Basse) uno suo fan 13 enne scappato di casa per incontrarlo. Riccardo Scamarcio e Alessio Boni incarnano in Non sono un assassino di Andrea Zaccariello, i personaggi centrali di un thriller su un’amicizia d’infanzia tradita e la lotta alla criminalità. Nel western condito di humour nero I Fratelli Sisters di Jacques Audiard (maggio) John C. Reilly e Joaquin Phoenix sono i fratelli fuorilegge del titolo. Promette lacrime il duo composto da Steve Carell e Thimotée Chalamet, rispettivamente padre amorevole e figlio caduto nella tossicodipendenza, in Beautiful boy di Felix Van Groeningen (giugno). John C. Reilly e Steve Coogan hanno accettato la sfida di dare vita alla coppia simbolo della comicità, in Stanlio e Ollio di Jon S. Baird. Tornando in Italia, nella commedia Restiamo amici di Antonello Grimaldi, Michele Riondino e Alessandro Roja sono amici che concepiscono un surreale piano per tre milioni di euro.
Barbie 60 anni, non è solo un’icona modaNata il 9 marzo 1959, vestita alla moda, fa 200 professioni
03 marzo 201917:41
– Città di Willow, nel Wisconsin, negli Stati Uniti, siamo nel 1958. Ruth Handler osserva sua figlia giocare e si accorge che alla piccola Barbara piace dare alle sue bambole ruoli da adulte. All’epoca la maggior parte delle bambole rappresentava neonati. Nasce così la prima Barbie che esordì nel New York Toy Fair il 9 marzo 1959, vestita con un costume da bagno zebrato, la pelle chiara e i capelli neri legati in una lunga coda. Nel primo anno furono venduti 350.000 esemplari. In seguito però sarebbe apparsa quasi sempre bionda.
Negli ultimi 60 anni, Barbie ha ispirato le potenzialità illimitate in ogni bambina e recentemente modificato i suoi connotati diventando più simile alla varietà umana. Attraverso oltre 200 carriere – di recente anche astronauta con il volto di Samantha Cristoforetti – le trasformazioni e i differenti look, Barbie ci racconta la storia della moda e della società delle ultime sei decadi.
L’intenso When the rain stop fallingBella regia di Ferlazzo Natoli su difficile testo australiano
04 marzo 201911:54
E’ raro oggi vedere uno spettacolo di tanta alta qualità, raffinato nel testo come nella regia, sottile e coinvolgente come questo ”When the rain stops falling” dell’australiano Andrew Bovell realizzato su progetto di Lacasadargilla e firmato da Lisa Ferlazzo Natoli, che ha visto il Teatro di Roma, l’Ert e Teatro Due di Parma mettersi assieme per sostenerlo, anche se poi la programmazione è corta (all’Argentina solo 6 giorni dal 26 febbraio al 3 marzo) e la tournée è ancora in via di definizione. Una storia famigliare tra Londra e l’Australia lungo quattro generazioni il cui quotidiano si tinge di noir fino a che il cerchio si chiude e nasce un finale di speranza, affidato al giovane Andrew e a suo padre che accetta di fare i conti con se stesso e la sua vicenda. Un lavoro sul tempo il suo passare e le sue illusioni, sulla difficoltà dei rapporti genitori figli e l’importanza delle parole, sulla banalità e ripetitività del quotidiano e assieme sull’imprevedibilità e l’inesorabilità della vita, segnata qui da una pioggia incessante come segno di un nuovo diluvio universale, fino a quando, come dice il titolo, smetterà di cadere. E la linea padre-figlio è quella rilevante, con non a caso un imprescindibile (visto come si sveleranno fatti e persone, Henry Law in particolare) richiamo a Saturno, che nel deserto australiano si può veder di notte, pianeta come tale etimologicamente vagabondo e col nome del dio che divorò suo figlio. Si parte da una madre, Elizabeth Perry, che alleva da sola il figlio Gabriel, chiusa in un mutismo assoluto per tutto ciò che riguarda il padre, di cui gli nasconde anche le cartoline che invia a casa. Ma la strada di Gabriel col padre, che si metterà sulle sue tracce a ripercorrerne i viaggi, si incrocerà drammaticamente un giorno, segnando la sua vita e soprattutto, visto la sua più che prematura scomparsa, quella di suo figlio e la madre. Ma questo racconto forte non ha la sua forza nel contenuto, ma nel modo in cui tutto viene raccontato, nella costruzione stilistica e strutturale del testo, assolutamente unico nel far susseguire una serie di dialoghi e monologhi, 22 scene che appaiono come un continuum, pur avendo continui slittamenti temporali, in un andare avanti e indietro nel tempo, finché, partendo dagli anni ’50, si arriverà a far coincidere questi sviluppi in un futuro prossimo, datato 2039, quando Andrew compie 28 anni e suo padre 50. Una scrittura sottilissima, fatta di continui rimandi interni, di ripetizioni nel tempo di situazioni e discorsi, senza che sia l’accumulo a creare profondità, ma la levità incisiva e poetica della drammaturgia e delle sue parole, come una trama che inspessendosi pian piano rivela un disegno, mostra un terribile segreto. Un testo difficilissimo da mettere in scena, ma Lisa Ferlazzo Natoli non è stata meno dell’autore per lievità e scelta stilistico-linguistica, sostenuta dalla semplice e finissima scena praticamente fissa di Carlo Sala e dalle raffinate luci di Luigi Biondi, che fanno continuamente tutto traslucere, illuminarsi e spegnersi leggermente in un gioco di evanescenze e presenze, di sfondi, di fermi in controluce, di mettere in evidenza persone e cose (pochissime, essenziali) a seconda dei momenti temporali e narrativi, riuscendo a rendere sottilmente chiaro e intenso il complicato e tenue sviluppo dell’azione. Due ore di stupefacente spettacolo teso che ottiene l’attenzione e il silenzio più assoluto sino ai lunghi e calorosi applausi finali, per tutti gli ottimi interpreti (coadiuvati da microfoni ma tarati con grande maestria) che è giusto citare tutti in questo caso in cui l’equilibrio generale è essenziale: Caterina Carpio, Marco Cavalcoli, Lorenzo Frediani, Tania Garriba, Fortunato Leccese, Anna Mallamaci, Emiliano Masala, Camilla Semino Favro, Francesco Villano.
Incassi Usa, al top Dragon Trainer 3Secondo posto per la black comedy di Tyler Perry
03 marzo 201919:24
Il film di animazione Dragon Trainer il mondo nascosto, il terzo della saga, è ancora primo al box office americano, per il secondo fine settimana consecutivo.
Realizzato con un budget di 129 milioni di dollari, il blockbuster è vicino ai 100 milioni di dollari d’incassi americani dopo il 30 milioni di questo weekend, per un totale di oltre 375 milioni nel mondo. Al secondo posto con 27 milioni lo tallona la black comedy di Tyler Perry A Madea Family Funeral.
Terza posizione a distanza, con 7 milioni di dollari Alita: Angelo della battaglia che raggiunge i 72 milioni casalinghi.
Tv: American Woman, sesso e liberazione negli anni ’70Serie con Alicia Silverstone, Mena Suvari e Cheyenne Jackson
04 marzo 201912:12
Ispirata all’infanzia di Kyle Richards (zia di Nicky e Paris Hilton) star del popolare reality show di Bravo The Real Housewives of Beverly Hills, la serie American Woman con Alicia Silverstone, Mena Suvari e Cheyenne Jackson racconta le peripezie di una eccentrica madre single e delle sue due figlie. Sbarca anche in Italia la comedy americana creata da John Riggi il 4 marzo 2019 sul canale Premium Stories. La serie è ambientata a Los Angeles durante un particolare periodo storico: quando il movimento femminista negli anni ’70 inizia a lottare per l’abbattimento degli stereotipi sessisti. Alicia Silverstone veste i panni di Bonnie Nolan, una donna dalla vita apparentemente perfetta: è sposata con un agente immobiliare di gran fama, è la madre di due splendide bambine e vive in una lussuosa villa sulle colline di Hollywood, con tutti i comfort del caso. Ma quando Bonnie scopre che il marito la tradisce ed è indagato per un losco giro d’affari, decide di fare una scelta piuttosto anticonformista per la sua epoca, gli Anni ’70: lascia il marito e cerca di rifarsi una vita a Los Angeles con l’aiuto delle sue due migliori amiche, la ricca e solare Kathleen (Mena Suvari di American Pie e American Beauty) e la cinica banchiera Diana (Jennifer Bartels). Insieme, le tre donne scopriranno il piacere dell’indipendenza in un periodo di grandi cambiamenti, in cui il movimento femminista prosegue a spada tratta la lotta per l’abbattimento degli stereotipi sessisti. La serie, co-creata dal produttore di 30 Rock Riggi e dallo sviluppatore di Shameless John Wells, trae ispirazione dalle prime stagioni di The Real Housewives of Beverly Hills, trasposto però in un 1975 che sta testimoniando una fase importante dei movimenti femministi. Accanto alle tre splendide attrici anche l’attore canadese James Tupper, conosciuto per la serie tv Men in Trees, qui nel ruolo di Steve Nolan, l’ex marito di Bonnie. Cheyenne Jackson interpreta invece Greg, il fidanzato di Kathleen. Alicia Silverstone aveva dichiarato al momento del debutto negli Usa “Si può guardare con entusiasmo e incanto a quegli anni, con quei vestiti, la musica, i capelli, i gioielli ma le donne ancora non avevano conseguito un piano di parità”, aveva sottolineato l’attrice in un’intervista a Entertainment Weekly “quarant’anni dopo stiamo ancora parlando di retribuzione equa.
In ogni caso, abbiamo fatto parecchia strada da allora, ed è bello vedere da dove sia partita quella liberazione”. La serie non è stata rinnovata per problemi legati a dissapori e cambio di produzione.
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Le due Valerie sorelle “villeggianti”
Autobiografia immaginaria di Bruni Tedeschi con Golino-Scamarcio
04 marzo 201911:18
I film che dirigo “sono come capitoli di un’autobiografia immaginaria. Nella vita è difficile toccare la verità, grazie alla finzione mi sembra ci si riesca più facilmente. Prendo spunto dalla realtà, da quello che conosco e lo rielaboro”. Lo spiega Valeria Bruni Tedeschi parlando del suo film da regista e protagonista, I villeggianti, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia in sala dal 7 marzo con Lucky Red. Il ricco e ottimo cast comprende amici come Valeria Golino, Riccardo Scamarcio, Pierre Arditi, Yolande Moreau, Noemie Lvovsky, oltre alla vera mamma (Marisa Borini), la zia Gigì e la figlia adottiva dell’attrice e regista, Oumy, di origine senegalese, che oggi ha quasi 10 anni.
Anche stavolta verità, finzione e autobiografia familiare si mescolano e la prospettiva si amplia, con in scena ben 21 personaggi, durante un’estate al mare in una bellissima casa in Costa Azzurra. Anna (Bruni Tedeschi), in piena preparazione del nuovo film, non si rassegna alla rottura con il suo compagno attore (Scamarcio), che la vuole lasciare per un’altra donna.
Tra famiglia e servitù vengono fuori verità, traumi (tra i quali una molestia che Anna ha subito da bambina), amori improvvisi, dolori, rabbia, lutti, nuovi inizi. “La sfida era raccontare un microcosmo che sembra protetto ma non lo è – dice la regista -. Le storie di 21 personaggi, i loro rapporti sociali, l’erotismo, con l’eco del mondo intorno”.
Valeria Golino, grande amica dell’attrice e regista, interpreta la sorella di Anna, Elena, sposata a un industriale senza troppi scrupoli (Arditi), che anni prima l’aveva fatta abortire. Ha mai chiesto a sua sorella Carla Bruni di recitare il ruolo? “Glielo chiedo sempre, ma lei non vuole far l’attrice, o meglio l’ha fatto solo per Woody Allen. Però Valeria (Golino) ormai fa parte del clan familiare, non avrei potuto immaginare il film senza di lei”. “Sono la seconda scelta – scherza l’attrice -. Con Valeria come regista ti liberi dei tuoi limiti e delle tue paure, ti senti protetta. Ti affidi a lei, a volte mi fa molto arrabbiare, con lei posso essere al mio peggio senza vergognarmi. Poi lavora con persone straordinarie. Mi ha aiutato molto vedere come dirige gli attori prima di girare il mio film da regista”.
Anche Riccardo Scamarcio si sente senza difese con Valeria Bruni Tedeschi: “Per lei faccio tutto quello che chiede, sono disarmato. Per questo ho cercato all’inizio di non farlo questo film, dando buca due volte ai provini a Parigi. Lei però è venuta da me a Roma”. Per il modo in cui gira “mi ricorda Woody Allen, c’è la base solida della sceneggiatura, ma vuole anche la spontaneità”. Bravissima anche la figlia, Oumy Garrel Tedeschi : “Rappresenta l’unica persona adulta della storia, volevo prendere la sua verità e lasciarla libera. Sono rimasta allibita al montaggio dalla sua potenza e lei ora dice che è il personaggio principale” afferma la regista.
Incassi, Dragon Ball balza in testaRisale secondo Green Book, terzo Domani è un altro giorno
04 marzo 201911:31
Dragon Ball Super: Broly esordisce in testa al box office italiano del weekend: il film tratto dalla saga di Akira Toriyama ha incassato 1 milione 670 mila euro con una media 4.387 euro su 380 sale.
Effetto Oscar sulla seconda posizione: il recente vincitore dell’ambita statuetta, Green Book, che risale dal sesto posto al podio guadagnando 1 milione 84 mila (con una media di 2.282 euro con 475 copie) e un risultato complessivo di 7 milioni 311 mila.
Esordisce terzo Domani è un altro giorno con Marco Giallini e Valerio Mastandrea: l’incasso è di 706 mila euro.
Le altre new entry della top ten sono al quarto posto Ancora auguri per la tua morte diretto da Christopher Landon, sequel della horror comedy del 2017 con Jessica Rothe, che incassa 553 mila euro; al sesto Croce e Delizia di Simone Godano con Alessandro Gassmann, Fabrizio Bentivoglio, Jasmine Trinca e Lunetta Savino, che mette via 531 mila euro; al nono il cartoon C’era una volta il Principe Azzurro che guadagna 311 mila euro.
I sensi e il pudore dopo la legge MerlinL’abolizione delle case chiuse e la rivoluzione dei costumi
04 marzo 201911:22
LILIOSA AZARA , I SENSI E IL PUDORE (DONZELLI EDITORE, pp. 230 – 24,00 euro) – “L’idea di riaprire le case chiuse ripropone un modello vecchio di 150 anni”.
Liliosa Azara, docente di Storia delle Donne all’ Università Roma Tre, è drastica nel giudicare l’ orientamento diffuso tra i leghisti, rilanciato ora dal ministro dell’ Interno Matteo Salvini. Alla legge Merlin e a quanto seguì dopo la sua approvazione nel 1958, la studiosa ha dedicato il saggio “I sensi e il pudore. L’ Italia e la rivoluzione dei costumi (1958-68), la rilettura di un Paese pervaso da una morale sessuale influenzata pesantemente dalla Chiesa e da una visione del sesso in cui le esigenze maschili trovavano ogni giustificazione, dove fu proprio una donna a scardinare il meccanismo delle case chiuse mettendo fine alla regolamentazione della prostituzione da parte dello Stato. Angelina Merlin, prima donna eletta in Senato, è nota solo per questa sua battaglia ma aveva alle spalle una lunga militanza nel movimento operaio. Nata a Chioggia, socialista, fu arrestata dalla polizia fascista nel 1926, scontò cinque anni di confino e entrò nella Resistenza. Dopo la Liberazione fu tra le fondatrici dell’Unione Donne Italiane. La sua legge costituì una delle premesse per lo stravolgimento dei rapporti provocato dai movimenti giovanili. Liliosa Azara concentra l’ attenzione sul dibattito politico scaturito nel 1948, quando la proposta di legge fu presentata. “La posizione leghista richiama l’ angoscia che colse le istituzioni, e in particolare le autorità di Pubblica Sicurezza, all’ indomani della approvazione della legge. Non sapendo cosa fare, vennero rispolverate vecchie misure repressive o si pensò di inasprire le norme in vigore sulla condotta delle persone pericolose, considerando tali anche le prostitute. Gli argomenti sono gli stessi, l’ ordine pubblico, la sicurezza, la diffusione delle malattie. Non conoscere il fenomeno e parlare alla pancia degli italiani condiziona tutto il dibattito”. Nel 1948 l’ Italia era uno dei pochi paesi in Europa a tollerare ufficialmente la prostituzione. I postriboli erano 730 frequentati da due milioni e mezzo di persone. Ogni anno lo Stato incassava dai 10 e i 15 miliardi di tasse versate dai gestori. Fuori dalle case chiuse la prostituzione era florida: alle 4000 donne sotto controllo facevano da contraltare le circa 20mila “veneri vaganti in libertà”, soprattutto nel meridione e nelle isole. “La senatrice Merlin – chiarisce l’ autrice – lo ripetè molte volte: non mirava ad abolire la prostituzione ma a mettere fine al coinvolgimento dello Stato come mediatore e ‘cassiere’ “. Il libro descrive contromisure e divieti “in difesa della moralità e della pubblica decenza” che oggi fanno sorridere, dalle circolari del 1948 del ministro dell’Interno Mario Scelba sul divieto assoluto dello slip nelle spiagge, alla richiesta di un sacerdote di Venezia di impedire le “esibizioni di nudismo” delle turiste, soprattutto straniere. A Roma nel 1957 il Questore bandì shorts e camicette trasparenti. A Torino spuntarono le squadre di anti bacio: poliziotti che controllavano chi “in luogo pubblico compie atti gravemente lesivi della morale”, nonostante la Cassazione avesse stabilito che i “baci pudichi scambiati da innamorati in una sala cinematografica non costituiscono reato”. Attingendo ai documenti processuali, Azara ricostruisce il primo processo nel 1956 a Roma per “tratta delle bianche”. Dietro il pretesto di una compagnia di ballo il principale imputato era accusato di aver reclutato ragazze per farle prostituire. Spazio poi al fenomeno, importato dagli Usa, delle ragazze squillo, pronte a gestire per telefono gli incontri con i clienti. Nel 1959 Milano è capofila della nuova moda, con 10mila call girls. Nel 1966 scoppia il caso “la Zanzara”: due ragazzi e una ragazza del giornale del Liceo Parini di Milano processati per una inchiesta sull’educazione sessuale dei giovani. In base a una circolare di epoca fascista i due giovani furono costretti a spogliarsi in procura e a subire una visita medica. Il caso arrivò in Parlamento ma si chiuse con l’ assoluzione. A riprova del mutamento dei costumi sul finire degli anni sessanta, ecco i servizi del giornale scandalistico Abc sulle perversioni in famiglia e le lettere delle donne sui desideri più segreti.
Alla legge della senatrice veneta si attribuirono tutte le colpe dei pericoli e della decadenza morale che una prostituzione libera avrebbe comportato per un Paese abituato a considerare le case di tolleranza come un “legittimo” sfogatoio delle pulsioni maschili. Lina Merlin non solo chiuse i postriboli ma aprì la strada ad una accelerazione del percorso che, tra mille contraddizioni, avrebbe portato l’ Italia ad una concezione nuova delle relazioni tra le persone.
Stanze di M. Palmieri in mostra a MilanoFotografie in grande formato per indagare lo spazio
04 marzo 201912:25
– ‘Stanze’ è la nuova serie di fotografie di Marco Palmieri, l’ultimo e più stretto allievo di Ettore Sottsass, raccolte in una mostra che sarà inaugurata mercoledì alle 18 e 30 nella galleria di Antonia Jannone in corso Garibaldi a Milano. La mostra (catalogo con testo di Denis Curti) sarà visitabile fino al 27 marzo.
Palmieri – spiegano i responsabili della mostra – analizza la poetica di ambienti intimi e domestici, descrive e ricostruisce situazioni in cui lo spazio rimane l’elemento da indagare. Gioca con la luce, sua continua ricerca che caratterizza il suo tratto e il suo sentire profondo. Si tratta di uno studio che prosegue in una nuova serie di fotografie di grande formato, stampate a getto di inchiostro su carta cotone Hahnemühle e montate su alluminio. I soggetti di queste rappresentazioni sono luoghi minimali e scarni, spazi angusti in cui netti tagli di luce definiscono e abitano di volta in volta lo spazio puro e monocromatico. Bucature, squarci, feritoie permettono alla luce di invadere le stanze e rivelare la propria forza come elemento in grado di trasformare lo spazio, di renderlo percepibile trasformandone il vuoto in pieno. È una ricerca introspettiva in cui l’artista non ritrae spazi esistenti ma spazi astratti, che crea e progetta appositamente, per poterli poi fissare come immagine attraverso l’uso della fotografia.
Matera 2019, francobollo commemorativoCon una veduta della città incentrata sui ‘Sassi’
04 marzo 201913:29
E’ stato emesso il francobollo dedicato a Matera, Capitale europea della cultura 2019. Come già preannunciato, la vignetta del valore postale, stampato in rotocalco, mostra una veduta delle città incentrata sui “Sassi”, gli antichi quartieri scavati nelle rocce. Il francobollo è valido per la posta ordinaria destinata all’Europa e all’area mediterranea. L’annullo speciale primo giorno di emissione è disponibile nell’ufficio postale di Matera città.
Picenni e le forme visibili della poesiaA Villa Lagarina dal 9 marzo al 14 aprile
TRENTO04 marzo 201913:44
– “Le forme visibili della poesia” è il titolo della mostra personale dedicata a Fernando Picenni allestita dal 9 marzo al 14 aprile a palazzo Libera, a Villa Lagarina.
La mostra, a cura di Leonardo Conti e Michele Beraldo con l’organizzazione di Claudio Tovazzi, è incentrata sulla ricerca recente del maestro bergamasco e milanese di adozione (classe 1929), con 30 opere su tela anche di grandi dimensioni.
“Quella di Picenni – sottolineano gli organizzatori – è una pittura fatta di profondissimi spazi, luce sorgente, inedite forme e un inedito uso vibrante del colore, che, nelle sue poetiche declinazioni, svela l’intima connessione picenniana tra l’arte e la vita. Eppure il lavoro incessante del pittore (‘Quando entro in studio appendo la vita al chiodo’) risiede proprio nel mettere da parte la realtà quotidiana che viviamo, per inventarne un’altra, tra i quattro lati della tela”.
Morto Keith Flint, cantante dei ProdigyLo riferisce il Daily Star, aveva 49 anni
04 marzo 201913:55
Il cantante dei Prodigy, Keith Flint, 49 anni, è stato trovato morto nella sua abitazione a Dunmow, Essex. Lo riferisce il Daily STAR. Lo voglio ricordare così:“Siamo stati contattati poco dopo le 8 di questa mattina per constatare le condizioni di un uomo in un’abitazione a Brook Hill”, ha spiegato un portavoce della polizia dell’Essex allla rivista musicale britannica Nme: “Al nostro arrivo, sfortunatamente, è stata dichiarata la morte di un uomo di 49 anni. I parenti sono stati informati. La morte – spiega ancora – non è stata giudicata sospetta e presto il coroner presenterà un dossier”.
Keith Flint ha raggiunto il successo negli anni 90 con la band di musica elettronica The Prodigy, il cui disco di maggior successo, The Fat of The Land del 1997, li ha portati all’attenzione della scena musicale mondiale. Flint ha iniziato come ballerino, e poi come cantante proprio con The Fat of the Land
Nel giugno 2004, a Milano, fu protagonista di una passerella choc per Versace
“La morte non viene considerata sospetta e verrà preparato un dossier per il medico legale”, ha spiegato la polizia, che è stata chiamata questa mattina intorno alle 8 ora locale e non ha potuto fare altro che constatare la morte del cantante.
Partito come ballerino dei Prodigy, è poi diventato vocalist del gruppo britannico Prodigy. Tra i brani più noti, Breathe, Smack My Bitch Up, Firestarter.
“E’ con profondissimo shock e tristezza che confermiamo la morte del nostro fratelli e grande amico Keith Flint”, ha scritto la band, considerata tra gli esponenti di spicco del Big Beat anni ’90. E’ stato “un vero pioniere, un innovatore, una leggenda. Ci mancherà per sempre. Grazie a tutti per il rispetto della privacy in questo momento così difficile”.
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
In S.Caterina Gentileschi celato dipinto
Opera forse ‘mash up’ autoritratto e ritratto figlia Medici
FIRENZE04 marzo 201914:00
– La S.Caterina d’Alessandria di Artemisia Gentileschi come risultato dell’unione tra l’autoritratto della pittrice e il ritratto di Caterina, figlia del granduca Ferdinando de’ Medici, realizzato durante la permanenza alla corte dei signori toscani. È l’ipotesi emersa dalle analisi svolte dall’Opificio delle pietre dure di Firenze sulla tela della pittrice custodita agli Uffizi di Firenze: lo studio ha mostrato che sotto la superficie dell’opera esiste una versione preesistente della Santa Caterina, senza corona e con un turbante, ed il volto più rivolto verso l’osservatore, anziché di tre quarti e con lo sguardo rivolto verso l’alto, in contemplazione, come appare nel dipinto finito.
Dall’analisi i restauratori hanno notato come la versione precedente della martire ritratta con il turbante sia praticamente identica all’opera della Gentileschi acquistata mesi fa dalla National Gallery di Londra. È stato quindi ipotizzato che entrambe le tele derivino dallo stesso disegno.
Pacifico, canzoni dal giro del mondo’Bastasse il cielo’ è il nuovo album in uscita venerdì 8 marzo
04 marzo 201914:24
– ‘Bastasse il cielo’ è il titolo del nuovo album firmato da Pacifico, in uscita venerdì 8 marzo, che riporta in scena il cantautore a sette anni di distanza dal lavoro precedente. Con una scaletta di dieci brani, da quello che dà il titolo a tutto il lavoro, fino a ‘Quello che so dell’amore’, l’album sarà anche il protagonista di un tour in partenza sempre l’8, dal Teatro Filarmonico di Piove di Sacco, in provincia di Padova. “Questo lavoro è pieno di parole, ma anche di musica – ha detto Pacifico – per quella che è diventata una sinfonia internazionale di musicisti sparsi per il mondo che hanno messo mano alle mie canzoni”.
Scamarcio, Buy, Rohrwacher protagonisti nel nuovo film di Nanni MorettiInizio riprese lunedì 4 marzo dal romanzo Tre Piani di Nevo
03 marzo 201914:14
Nanni Moretti, dopo il documentario Santiago, Italia torna sul set: cominciano lunedì 4 marzo a Roma le riprese del nuovo film, tratto dal romanzo Tre piani di Eshkol Nevo (Neri Pozza). Prodotto da Sacher Film e Fandango, con Rai Cinema e Le Pacte su sceneggiatura di Nanni Moretti, Federica Pontremoli e Valia Santella, il film è interpretato da Riccardo Scamarcio, Margherita Buy, Alba Rohrwacher, Adriano Giannini, Elena Lietti, Nanni Moretti, Denise Tantucci, Alessandro Sperduti, Anna Bonaiuto, Paolo Graziosi, Tommaso Ragno, Stefano Dionisi.
Il film uscirà nel 2020 e sarà distribuito in Italia da 01 Distribution, in Francia da Le Pacte e nel resto del mondo da The Match Factory. Il romanzo dell’autore israeliano da cui è tratto il film è ambientato a Tel Aviv: italiana sarà invece l’ambientazione della storia che racconta tre famiglie che vivono nello stesso condominio borghese.
La Libertà, in edizione speciale 10 anniPiersanti con le musiche di Montalbano e prima volta i 12 Strega
04 marzo 201914:40
– Festeggia i 10 anni con un tema cruciale, ‘Libertà’, ‘Libri Come 2019’ che dal 14 al 17 marzo ospiterà all’Auditorium Parco della Musica di Roma oltre 250 autori tra star e scrittori da scoprire, molti ancora poco famosi nel nostro paese, dalla polacca Olga Tokarczuk all’autrice di culto anglocanadese Rachel Cusk e dalla nuova generazione di scrittori russi Zoja Svetova. Dalla Spagna arrivano Javier Cercas, Clara Uson, Manuel Vilas e dagli Usa Peter Cameron. Grande attesa per il concerto di Franco Piersanti e l’Orchestra Roma Sinfonietta che il 15 marzo presenteranno le musiche della serie dedicata al Commissario Montalbano. E all’Auditorium potrebbe arrivare anche il regalo di una lezione sulla Libertà di Andrea Camilleri. Tanti gli autori italiani tra cui Gianrico Carofiglio, Niccolò Ammaniti, Michela Murgia e i candidati al Premio Strega 2019, Marco Missiroli e Antonio Scurati. L’apertura, come è ormai consuetudine, sarà in contemporanea in 10 biblioteche di Roma.
In un’ottica rara di condivisione e collaborazione, dieci autori saranno presenti sia a Libri Come che al festival degli editori indipendenti ‘BookPride’ di Milano che si svolge negli stessi giorni della manifestazione prodotta dalla Fondazione Musica per Roma e curata da Marino Sinibaldi, Michele De Mieri e Rosa Polacco. E per la prima volta, il 17 marzo, verranno annunciati a Libri Come i dodici candidati del Premio Strega 2019. [print-me title=”STAMPA”]
