Ultimo aggiornamento 22 Marzo, 2019, 07:27:41 di Maurizio Barra
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
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SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
Cannes: Variety, tornano Tarantino, Loach e Dardenne
Rocketman su Elton John, Malick e per Italia favorito Bellocchio
21 marzo 2019 01:59
Il cartellone del festival di Cannes (14-25 maggio) sarà annunciato a Parigi il 18 aprile, ma intanto cominciano ad arrivare indiscrezioni sui possibili film selezionati. Sembra fatta per il nuovo atteso film di Quentin Tarantino C’era una volta a Hollywood che riporterebbe così sulla Croisette due divi assoluti come Brad Pitt e Leonardo DiCaprio e l’emergente Margot Robbie. Variety dà per altamente probabili anche il biopic su Elton John Rocketman e il thriller Against All Enemies che racconta di come l’Fbi abbia sorvegliato Jean Seberg (interpretata da Kristen Stewart) quando si è schierata per i diritti civili durante il suo periodo a Los Angeles (sembra che l’agenzia investigativa, scrive Variety, abbia fatto pressioni sullo studio e sul festival per evitare il lancio a Cannes).Torna sulla Croisette Terrence Malick con il suo dramma sulla seconda guerra mondiale Radegund, che vede tra i protagonisti Bruno Ganz recentemente scomparso. Atteso anche l’ultimo film del due volte Palma d’oro Ken Loach con Sorry We Missed You, un altro ritratto contemporaneo su quel che resta del proletariato con un uomo che cerca di provvedere alla sua famiglia diventando un autista di delivery. Tornano anche altri grandi come i Dardenne con Ahmed, sul tema scottante del fondamentalismo in Europa. Film Netflix, notizia di qualche giorno fa, non dovrebbero esserci e così a Cannes non si vedrà l’attesissimo nuovo Martin Scorsese The Irishman (a Venezia per un bis del caso ‘Roma’ di Cuaron?). Per l’Italia Variety come pure Hollywood Reporter puntano sul nuovo film di Marco Bellocchio su Tommaso Buscetta Il Traditore con Pierfrancesco Favino. Ma, stando alle indiscrezioni raccolte all’Anica ieri per Moviement, “due o tre” potrebbero essere i film tricolore al festival.I nuovi film di Jim Jarmusch (uno zombie movie con Adam Driver), Xavier Dolan (Matthias & Maxime) e l’atteso Mektoub, My Love: Canto Due del franco tunisino Abdellatif Kechiche (il primo esordì a Venezia) potrebbero debuttare al festival come anche Pain & Glory di Pedro Almodóvar che sta uscendo in Spagna, con Penélope Cruz e Antonio Banderas, ma che potrebbe avere a Cannes la premiere internazionale.
Nolte e la figlia in una favola sull’AlzheimerIn sala dal 21 marzo Un viaggio indimenticabile 21 MARZO 2019 02:45
– La fragilità di un uomo che pian piano si perde nell’Alzheimer è incarnata da Nick Nolte in Un viaggio indimenticabile, in uscita il 21 marzo con Warner Bros. Lo dirige il divo tedesco Til Schweiger, che firma qui un remake in inglese con un cast internazionale (tra i protagonisti anche Matt Dillon, Emily Mortimer e Jacqueline Bisset), del suo film Honig Im Kopf (2014), visto in Germania da 7 milioni di spettatori con circa 60 milioni di euro di incassi.Schweiger, che ha conosciuto da vicino la malattia assistendo, nell’ultimo periodo di vita, il nonno, ha deciso di affrontare il tema mettendo in scena una favola sulla famiglia. E di famiglia ce n’è tanta anche per Nolte, classe 1941, nel film: infatti ad interpretare la nipote del protagonista è la sua vera figlia undicenne, l’esordiente (e talentuosa) Sophia Lane Nolte, che il regista ha chiesto di ingaggiare, dopo una visita a casa Nolte, colpito dalla spontaneità della bambina. Il remake, pensato per raggiungere un pubblico più ampio, ha fatto flop oltreoceano, anche per le durissime recensioni dei critici Usa, che, al di là delle convincenti prove degli attori, hanno accusato Schweiger di non aver saputo dosare comico e drammatico, con il risultato di banalizzare e a tratti ridicolizzare il racconto della malattia. Curiosa e involontariamente surreale anche la visione dell’Italia (Venezia è la meta finale del viaggio dei protagonisti) messa in scena da Schweiger, tra abiti e ambientazioni anni ’50 mescolati, senza un perché, all’oggi.La storia ruota intorno a Amadeus (Nolte), veterinario rimasto da poco vedovo, diventato ormai incapace di vivere da solo, per i suoi ripetuti vuoti di memoria e comportamenti insensati. Il figlio Nick (Dillon, in un ruolo interpretato nel film originale da Schweiger, che qui invece si ritaglia solo un cameo), che da anni con la moglie Sarah (Mortimer) e la figlia Matilda (Sophia Lane Nolte) in Inghilterra, decide di portarlo a vivere a Londra. Amadeus, protagonista di un numero sempre maggiore di incidenti tragicomici, dal dare quasi fuoco alla casa nel tentativo di cuocere una torta a una prova decisamente estrema di giardinaggio, riesce a trovare un vero dialogo solo con la nipote Matilda. La bambina, trascurata dai genitori, troppo presi dal lavoro e da una crisi matrimoniale, è l’unica che ha la pazienza di ascoltarlo. E quando Nick si rassegna all’idea di mettere il padre in un casa di riposo, Matilda decide di scappare con il nonno, per intraprendere insieme un viaggio della memoria. Nolte si è preparato al ruolo “esplorando la malattia in tre stadi – ha spiegato al Pittsburgh Current -. La perdita di memoria e la ripetitività, una perdita di memoria più profonda e alla fine il vuoto assoluto”.Per lui recitare con la figlia Sophia “è stata un’esperienza straordinaria”; l’ha aiutata sul set a gestire emozioni a comando, come il dover piangere: “quando è servito è stata capace di mettere molta verità nel ruolo. E’ stata veramente fantastica”.
La Gabbianella e il gatto, diversi è belloDistribuito in 200 copie, racconta la favola scritta da Sepulveda
21 marzo 201909:45
– Un gabbiano e un gatto, il bestseller mondiale del cileno Luis Sepulveda e la poesia di Enzo D’Alò: giusto 20 anni fa La Gabbianella e il Gatto al cinema fu uno di quei film spartiacque. Un film d’animazione italiano che in un tipo di industria dominata dalla Disney creò le file fuori ai cinema ed è ancora il maggiore incasso made in Italy. Uscì per le feste di Natale e fu una rivelazione, incassando oltre 20 miliardi delle vecchie lire. C’è da festeggiare un anniversario importante: per questo torna in sala il 21, 22, 23 e 24 marzo in 200 copie distribuito da CG Entertainment in collaborazione con RTI, Infinity e con ECI Consorzio Esercenti Cinema, per quei bambini che non erano nati, ma che certamente, nonostante tecnologia, stile grafico, effetti speciali siano ora ben diversi, potranno innamorarsene.
La storia è di un’attualità sconcertante. Racconta di Kengah, una gabbiana avvelenata da una macchia di petrolio nel mare del nord, che riesce ad affidare in punto di morte il proprio uovo al gatto Zorba (la voce è di Carlo Verdone), strappandogli tre promesse: quelle di non mangiare l’uovo, di averne cura finché non si schiuderà e di insegnare a volare al nascituro. La gabbianella orfana viene battezzata Fortunata e si trova di fronte uno strano compito: quello di imparare a conoscersi e capire di non essere un gatto, prima di imparare a volare. Al fianco degli amici felini, Colonnello, Segretario, Diderot, il giovane Pallino e ovviamente Zorba, Fortunata si troverà a dovere fronteggiare il pericolo rappresentato dai ratti che aspettano l’occasione di prendere il potere e proclamare l’avvento del Grande Topo (voce di Antonio Albanese).
Lo stesso Sepulveda (il suo Storia di una Gabbianella e del Gatto che le insegnò a volare è stato tradotto in 12 lingue) è la voce narrante.
“Era un libro per tutti e il film ancora di più – disse giusto 20 anni fa il regista napoletano Enzo D’Alò, presentando il film alla Mostra del cinema di Venezia – Si tratta di una grandissima metafora sul problema della diversità, sempre più centrale nella nostra società”. Il budget della produzione di Cecchi Gori fu straordinario: 10 miliardi ma si videro tutti: 200 artisti e tecnici crearono 1.200 scenografie, 220 mila i disegni necessari per animare i 75 minuti del cartoon. La sceneggiatura di D’Alò e Umberto Marino ebbe l’approvazione dello stesso Sepulveda.
Erano gli anni in cui il cinema d’animazione italiano, grazie alla torinese Lanterna Magica, faceva sperare in una riscossa: c’era stata la Freccia Azzurra a dare l’input e poi La Gabbianella e il Gatto, film di successo, grazie anche a investimenti importanti. Ora, dopo anni meno felici per il settore, di nuovo ci sono bagliori di luce, grazie alla scuola napoletana Mad che nel 2013 ha dato vita al piccolo gioiello dell’Arte della Felicità, seguito da Gatta Cenerentola (2017).
L’Italia Suonata, tra storia e musicaUn viaggio dagli anni del boom al nuovo millennio
21 marzo 201912:46
Storia e musica; cronaca e sette note. Sulla carta, due binari paralleli che non avrebbero motivo e necessità di incontrarsi; nella realtà, un filo invisibile ma destinato a non sfilacciarsi le unisce, unisce la sfera pubblica, dei grandi eventi, con il mondo privato di ciascuno di noi. E Stefano Mannucci, dopo “Il suono del secolo. Quando il rock ha fatto la storia”, torna a raccontare gli intrecci tra i fatti della storia e la colonna sonora della nostra vita, con gli occhi puntati all’Italia (ma senza rinunciare a qualche riferimento alle leggende internazionali del rock).
“L’Italia suonata è un viaggio”, scrive Fabrizio Moro nella prefazione che porta la sua firma. Ed è un viaggio lungo, lunghissimo, di quasi 800 pagine, dagli anni del boom ai giorni d’oggi, passando per molti degli eventi che raccontano al meglio, o a volte anche al peggio, l’Italia e gli italiani. Tra aneddoti, ricostruzioni, ricordi, trafiletti di giornali, a volte collegamenti a detta dello stesso autore “pretestuosi”, Mannucci “fruga nel tempo” per cercare di comprendere e capire cosa sia successo al Paese che in 60 anni “ha perso la bussola”.
“Se vogliamo calarci davvero nell’insidiosa voragine della Storia, dobbiamo ascoltare le voci dei nostri cantanti – avverte lo scrittore e giornalista -. Senza pregiudizi: guai a fare gli snob […], i so-tutto-io-della-materia che delimitano il pascolo e sbuffano se provi a collegare i pezzi di un puzzle molto più complicato di un elenco di dischi, di una serie di sterili informazioni tecniche. No, nei suoi anni migliori la musica italiana […] è stata un incanto. E’ la custode della nostra memoria”. Una storia a ritmo di pop e rock. Si parte da Domenico Modugno e da quella voglia e quel sogno condiviso di volare nell’Italia del dopoguerra pronta a spalancare le braccia al boom economico come fa il cantante sul palco del festival di Sanremo del 1958. Ma che solo pochi anni dopo dovrà fare i conti con la tragedia del Vajont. Il ’68 è dietro l’angolo: l’onda della rivolta parte da Valle Giulia dove gli studenti assaltano la Facoltà di Architettura. Tra loro anche un giovanissimo Antonello Venditti. I mesi dell’autunno caldo, che sfoceranno negli anni di piombo, sono accompagnati dalle canzoni dei cantautori che finiranno poi, a loro volta, sotto accusa per essersi venduti all’industria discografica: il processo a Francesco De Gregori, a Giorgio Gaber, a Fabrizio De André.
Francesco Guccini e Roberto Vecchioni si difendono con le canzoni, Edoardo Bennato si lancia nella rissa. I conflitti ideologici, sociali ed economici squassano l’Italia, mentre Adriano Celentano canta “Chi non lavora non fa l’amore”. In un Paese ancora bigotto ci si scandalizza degli amori proibiti di Mina. Si susseguono gli anni, con il disimpegno che ha caratterizzato gli Ottanta, la globalizzazione e l’avvento di internet, Tangentopoli, la Seconda Repubblica, le stragi di mafia degli anni Novanta, le contraddizioni del Duemila, tra migrazioni, ambiente, crisi economica, disillusioni e solitudini. Centinaia di storie, fra stragi impunite, il caso Moro, Tangentopoli. Il cerchio si chiude (momentaneamente) con Alessandro Mannarino che nel 2017 canta la tragedia dei migranti. Con la musica sempre a fare da sottofondo: ai funerali, ai cortei, in piazza.
Sterling Ruby è special guest PittiArtista presenterà prima collezione del brand S.R.Studio
FIRENZE21 marzo 201914:00
– L’artista americano Sterling Ruby è lo special guest di Pitti Immagine Uomo 96, in programma a Firenze dall’11 al 14 giugno. Noto per la natura poliedrica del suo lavoro – tra pittura, ceramica, collage, video e fotografia, tessuti artwork, scultura e installazioni – e per la personale rivisitazione del workwear americano, Sterling Ruby presenterà la prima collezione del brand S.R.Studio.La.Ca. con un evento speciale in programma il 13 giugno.
“Pitti Uomo occupa un posto speciale nel mondo della moda – dichiara Ruby -. Si è affermato come un luogo di grande centralità con una sua identità specifica, senza compromessi, un luogo del saper fare e dell’artigianalità, con un tempo tutto suo. L’invito di Pitti a essere lo special guest rappresenta per me il momento perfetto, per realizzare un progetto che sto esplorando privatamente, nel mio studio, da quasi dieci anni”.
Opificio Firenze restaura opera DuchampArrivata da Venezia la ‘Scatola in una valigia’
FIRENZE21 marzo 201914:22
– E’ arrivata al laboratorio dell’Opificio delle Pietre dure di Firenze, per un intervento di studio e conservazione, la ‘Scatola in una valigia’, opera di Marcel Duchamp, custodita nella Collezione Peggy Guggenheim a Venezia.
Questo esemplare della ‘Boite-en-valise’ è il primo di un’edizione deluxe di 20 valigette da viaggio Louis Vuitton in cui l’artista francese ha raccolto 69 riproduzioni e miniaturizzazioni di suoi celebri lavori realizzate su supporti diversi: pelle, carta fotografica con aggiunte a matita, acquerello e inchiostro. Tra le riproduzioni c’è una miniatura del famoso orinatoio rovesciato, ‘Fontana’ del 1917, e un ‘ready-made rettificato’ del 1919 della Gioconda di Leonardo da Vinci, con barba e baffi. Le valigie contengono anche un originale diverso per ogni valigetta: in quella giunta a Firenze c’è la riproduzione de ‘Le roi et la reine entourès de nus vites’ (del 1912), colorata ex-novo dall’artista. Presente anche una dedica a Peggy Guggenheim, che sostenne economicamente Duchamp.
Scarmarcio è Lo spietato, film NetflixIn sala 8-9-10 aprile, disponibile sulla piattaforma dal 19/4
21 marzo 201915:35
– Un viaggio lungo un quarto di secolo nell’universo della mala italiana raccontato attraverso la storia di Santo Russo, un gangster dalla mentalità yuppie, che si muove nella realtà caleidoscopica e vertiginosa della Milano da bere negli anni d’oro della moda, dei soldi facili, dell’arte d’avanguardia e della disco music. Riccardo Scamarcio è ‘Lo Spietato’, che dopo un’uscita evento in cinema selezionati l’8-9-10 aprile, sarà disponibile su Netflix dal 19 aprile.
Diretto da Renato De Maria, e scritto dallo stesso De Maria insieme a Valentina Strada e Federico Gnesini, il film è liberamente ispirato a “Manager Calibro 9” di Pietro Colaprico e Luca Fazzo. Scamarcio è Santo Russo. Ad affiancarlo Sara Serraiocco, Alessio Praticò, Alessandro Tedeschi e Marie-Ange Casta. Siamo a Milano, destinata a una crescita economica e criminale vertiginosa. Santo Russo, calabrese dopo i primi furti e il carcere minorile, decide di intraprendere definitivamente la vita del criminale.
Diventa Casa Museo abitazione Carol RamaGrazie all’acquisizione dei beni da parte della Fondazione Sardi
TORINO21 marzo 201915:38
– Diventa ‘casa museo’ l’abitazione lungo il Po dove Carol Rama, artista icona di Torino, visse per 70 anni. Uno studio, un luogo della mente, strapieno di opere, cimeli, oggetti tra loro diversissimi accomunati dalla passione e dalla creatività dell’artista, morta nel 2015 a 97 anni.
“La città si appropria di un gioiello che correva il rischio di perdere – spiegano le assessore alla Cultura di Regione Piemonte e Città di Torino, Antonella Parigi e Francesca Leon – grazie ad un mecenate culturale, la Fondazione Sardi per l’Arte che ha acquistato i beni contenuti nella casa per concederli in comodato all’Associazione ‘Archivio Carol Rama’, nata nel 2010 per tutelare le opere dell’artista.
Il pubblico potrà visitare la casa, sottoposta al vincolo della sovrintendenza come ‘studio d’artista’, dal prossimo autunno. “La speranza – conclude Parigi – è che a breve vengano messi in sicurezza anche i muri della casa di questa grandissima artista che in vita non venne valorizzata come meritava”.
Motta, tour al via dal 25 maggioIn scaletta i brani di Vivere e Morire e di La fine dei 20 anni
21 marzo 201916:47
– Partirà il 25 maggio, dal Mi Ami Festival a Milano, il nuovo tour di Motta, che tornerà dal vivo con un nuovo spettacolo che prende il nome da una frase contenuta in “Dov’è l’Italia”, brano presentato all’ultimo Festival di Sanremo. In scaletta si alterneranno le canzoni dei suoi album “Vivere o Morire” (Sugar) e “La fine dei vent’anni”.
“Sono anni che sono in giro e queste saranno le ultime date di un tour che in realtà non si è mai fermato da almeno tre anni, come non si è mai fermata la mia voglia di cambiare idea sulle cose – racconta Motta -. Da quando sono partito è cambiato quasi tutto e un po’ come la vita una persona passa il tempo a viaggiare per tornare al punto di partenza. Dopo questo tour mi fermerò per un po’. Per tornare bambino consapevole di tutto quello che è successo. L’esperienza di questi anni mi ha aiutato a capire questo, a cercare di essere adulto, forte e fragile nello stesso tempo e a capire quando il silenzio si fa musica”.
Coez, il 29 marzo esce il nuovo album”E’ sempre bello”, a Roma e Milano “invasioni” di messaggi
21 marzo 201916:53
– “È sempre bello” è il nuovo album di Coez in uscita il 29 marzo (Carosello Records). Lo ha annunciato il cantautore sui propri social, rivelandosi anche come autore degli slogan apparsi da febbraio su muri, strade, fermate e mezzi pubblici di Roma e Milano. Frasi come “L’amore come va?”, “Non basta un elastico per tenerci insieme”, “Vorrei fosse domenica”, “Siamo in isolamento ma con un’isola dentro”, che Coez ha scelto tra i versi delle sue canzoni, per dare vita al suo album prima dell’uscita. “Ho pensato che ‘È sempre bello’ fosse di tutti e che potesse iniziare a vivere da subito nelle strade, sui muri, sui mezzi pubblici. Volevo che un’idea diventasse reale, prendendo forma prima di tutto tra la gente”, ha detto il cantautore.
L’album contiene 10 tracce ed è il quinto album di Coez, che quest’anno festeggia 10 anni di carriera solista, con 20 dischi di platino all’attivo, e arriva a un anno e mezzo di distanza dal doppio platino Faccio un casino. Il 28 e 29 maggio Coez torna live al palaport di Roma.
Leonardo e il San Girolamo, corpo e fedeAi Musei Vaticani focus sull’unico capolavoro del maestro a Roma
21 marzo 201916:54
– Dal 22 marzo al 22 giugno è Leonardo da Vinci la star assoluta ai Musei Vaticani che, per i 500 anni dalla morte del genio toscano, dedicano un focus specifico al “San Girolamo nel deserto” (1486-1490 ca.), unica tela leonardesca delle collezioni pontificie nonché la sola presente a Roma. Ospitata dal Braccio di Carlo Magno a Piazza San Pietro, la mostra a ingresso gratuito nasce “anche dal desiderio di condividere con il pubblico un’opera che ha un forte messaggio di fede”, dice Barbara Jatta, direttrice dei Musei Vaticani.
Straordinaria è la tecnica esecutiva: dipinto a olio su una tavola di legno di noce, su due strati di disegno, per questo capolavoro Leonardo usò i pennelli ma anche il finger painting, la strofinatura e la tamponatura. La tela colpisce sia per la forza espressiva con cui Leonardo ha rappresentato il Santo, mostrandolo non come Padre della Chiesa ma come eremita pervaso di Fede, sia per la competenza anatomica e le caratteristiche del paesaggio.
Le imprese nello spazio, mostra a PisaEsposizione interattiva National Geographic a Palazzo Blu
PISA21 marzo 201916:57
– Palazzo Blu a Pisa celebra i 50 anni dallo sbarco sulla Luna con ‘Explore. Sulla Luna e oltre’, mostra che inaugura anche il “triennio dell’esplorazione di National Geographic: spazio, terra, mare”. Foto, video, modelli di satelliti, strumenti e persino un lanciatore Vega in scala di 10 metri di lunghezza, giornali d’epoca, esperienze immersive e interattive: questo e altro è l’esposizione, inedita, in programma dal 22 marzo al 21 luglio, con cui National Geographic (con il patrocinio di Asi ed Esa) racconta la storia delle grandi missioni che hanno permesso di compiere i primi viaggi nello spazio: da Yuri Gagarin al primo passo sulla Luna di Neil Armstrong, da Valentina Tereškova, la prima donna nello spazio, fino a Luca Parmitano e alle imprese di Samantha Cristoforetti.
La mostra attraversa anche il cammino delle sonde spaziali inviate verso gli altri pianeti del sistema solare: dalle Voyager, che oggi viaggiano nello spazio interstellare, ai rover che studiano il suolo di Marte, dallo studio del Sole e dei pianeti interni (Mercurio e Venere), fino a Plutone e alla missione Rosetta atterrata su una cometa. Poi la scienza: quella dei telescopi spaziali come Hubble, che ci hanno aperto una finestra nuova sul cosmo, e quella dei satelliti che scrutano la Terra per studiarne l’incessante mutamento. E infine il futuro, con le missioni che partiranno nei prossimi anni e le sfide più ambiziose, come costruire colonie sulla Luna o su Marte.
Bublé, conta la famiglia non la carrieraLa popstar torna in tour dopo la malattia del figlio maggiore
NEW YORK21 marzo 201917:04
– “Non penso alla mia carriera, vale zero sulla scala dei valori, conta il tempo con la mia famiglia”. Sono le parole di Michael Bublé, tornato di nuovo sulla scena dopo l’assenza per la malattia del figlio Noah, colpito nel 2016, a soli tre anni, da un cancro al fegato. Bublé in quell’occasione annunciò che avrebbe cancellato tutti i suoi impegni per dedicarsi interamente alla sua famiglia. Ora il bambino è guarito e Michael, dopo aver pubblicato l’album Love nel novembre scorso, ha intrapreso un tour mondiale.
In un’intervista a Usa Today, il cantante ha detto di aver strutturato il tour in modo da essere tre settimane in giro e due in Canada con la sua famiglia. “Questa è la miglior via possibile – ha spiegato Bublé -; non posso essere sul palco ed essere felice se non sono con la mia famiglia. Ricordo di essermi ritrovato a pensare, ‘perché mi importa di tutte queste stronzate? Di ciò che pensa la gente di me, di quanti ‘Mi piace’, di quanto ho guadagnato? Ora non mi importa più”, ha detto Bubblé.
Woodstock 50 con star di ieri e di oggiSantana, Jay-z e Miley Cyrus in riedizione concerto del secolo
NEW YORK21 marzo 201919:59
NEW YORK – Line-up di star vecchie e nuove per i 50 anni di Woodstock: a celebrare il mezzo secolo della leggendaria tre giorni di pace e musica (condite di sesso, droga e una pioggia torrenziale) ci saranno leggende del rock, pop e folk come Ringo Starr, Arlo Guthrie e Santana, ma anche nuovi nomi: Jay-Z, Chance the Rapper, Common, Princess Nokia per l’hip hop, e star pop/rock come Janelle Monae, The Black Keys, The Killers e Miley Cyrus.Oltre 40 artisti e migliaia di fan caleranno su Watkins Glen dal 16 al 18 agosto, a pochi chilometri dal prato di Bethel dove si tenne il festival originario. I biglietti andranno in vendita il 22 aprile. Per chi dovesse restare a bocca asciutta, tre “golden oldies” come Arlo Guthrie, Ringo e Santana saliranno sul palco al Bethel Woods Center for the Arts, la struttura creata sul terreno della fattoria di Max Yasgur dove si tenne la prima kermesse. La riedizione di Watkins Glen è organizzata da Michael Lang, uno dei creatori del concerto del secolo (scorso) che dieci anni fa, per mancanza di fondi, aveva dovuto rinunciare all’edizione del 40/o anniversario. “Torneremo alle nostre radici e all’intento originario e stavolta avremo controllo su tutto”, ha spiegato il promoter, alludendo al fiasco del 1999 che fu un totale caos logistico. “Sarà l’antitesi di vent’anni fa”, ha promesso Lang, con molti artisti che salirono sul palco nel 1969 come Dead and Company, Santana, John Fogerty, John Sebastian e Country Joe McDonald, ma anche nomi contemporanei che interpreteranno pezzi dei grandi del passato: tra gli altri a Janis Joplin, The Band, Jefferson Airplane e Joe Cocker. Un modo per far leva sulla nostalgia della generazione che 50 anni fa si ribellò all’establishment ma anche a figli e nipoti.”Voglio che sia un evento multigenerazionale”, ha spiegato Lang a Rolling Stone. Molti si sono già organizzati: motel, bed and breakfast e Airbnb della Sullivan County danno per i giorni dell’anniversario il tutto esaurito. Cinquant’anni fa la generazione di Woodstock non si fece di questi problemi: i ragazzi del ’69 dormirono sul prato sotto il palco improvvisato dove si esibirono per tre giorni 32 artisti, tra i quali Jimi Hendrix e Joan Baez, richiamando oltre mezzo milione di persone e lanciando al mondo il messaggio di pace e fratellanza che assurse a simbolo di una generazione. L’edizione “d’oro” avrà in comune con quella di 50 anni fa il messaggio sociale. La prima Woodstock Music & Arts Fair servì a unire l’America giovane in un momento di grandi tensioni. La nuova “tre giorni” vuole mostrare che “è possibile vivere in armonia e compassione per dare speranza a tutti i popoli del mondo”. Tra le tante cause sono rappresentate la protezione dell’ambiente, la fine della violenza delle armi e una giustizia più giusta.
Baglioni in Rai, colloquio dall’adContinua il tour ‘Al centro’, chiusura a Firenze il 26 aprile
21 marzo 201917:19
– Claudio Baglioni a Viale Mazzini per un colloquio – si apprende – con l’ad della Rai Fabrizio Salini.
Sul tavolo, un bilancio generale dopo il bis dell’artista come direttore artistico e conduttore di Sanremo, ma non si esclude che si parli anche di progetti futuri. Baglioni intanto è tornato ‘Al centro’, con la seconda parte del tour che lo vede protagonista delle principali arene indoor d’Italia. Lo show – che nel complesso ha avuto 410mila spettatori, premiato come ‘BestShow 2018’ dalla rivista Sound&Lite – si chiuderà il 26 aprile a Firenze. Queste le prossime date: 22 e 23/3 al Pal’Art Hotel di Acireale (CT); 26 e 27/3 al Palasport di Reggio Calabria; 29 e 30/3 al Palazzo dello Sport di Roma; 2/4 a Pala Rubini Alma Arena di Trieste; 5/4 al Forest National di Bruxelles; 7/4 al Hallenstadion di Zurigo; 9 e 10/4 a RDS Stadium di Genova; 12 e 13/4 al Mediolanum Forum di Milano; 15 e 16/4 al Pala Verde di Treviso; 18/4 all’Adriatic Arena di Pesaro; 24 e 26/4 al Nelson Mandela Forum di Firenze.
Basilica Palladiana, 3 mostre in 3 anniStrategia rilancio monumento e centro storico
VICENZA21 marzo 201917:33
– Tre grandi mostre nel prossimo triennio saranno ospitate nella Basilica Palladiana di Vicenza, per la nuova strategia culturale dell’amministrazione berica.
Fulcro del rilancio sarà il monumento dell’architetto Andrea Palladio che oltre ad ospitare i grandi eventi, da quest’anno sarà aperta tutto l’anno, al pari del Teatro Olimpico e degli altri musei berici, visitabile dai sotterranei del percorso archeologico fino alla terrazza panoramica al di sopra del secondo ordine di arcate.
La prima inaugurazione avverrà entro fine anno, dal 6 dicembre al 13 aprile 2020 con “Anni Venti. Una donna moderna.
Lo sguardo di Ubaldo Oppi”, mostra curata da Stefania Portinari, in collaborazione con l’Accademia Olimpica. Dal 5 dicembre 2020 al 5 aprile 2021 sarà la volta di “Rinascimento privato” che ospiterà opere provenienti dai più importanti musei mondiali.
Chiuderà il ciclo, dall’11 dicembre 2021 al 18 aprile 2022, “Tebe nel Nuovo Regno”, affidata a Christian Greco, con grandi opere prestate dal Museo Egizio di Torino.
Casa Roth a NY in vendita ‘intatta’Spazzolino nel bagno, scarpe sotto il letto. 3,2 milioni
NEW YORK21 marzo 201918:59
NEW YORK – Casa d’autore, spazzolino da denti incluso: a Manhattan l’appartamento di Philip Roth è stato messo in vendita per 3,2 milioni di dollari e tutto è esattamente o quasi come lui l’aveva lasciato. Roth non ha avuto figli e l’appartamento, a pochi passi dal Museo di Storia Naturale, è stato messo in vendita dagli eredi. Sono circa 150 metri quadri e tre balconi su West 79 Street: Roth, che divideva il suo tempo tra New York e la casa di campagna in Connecticut, ci ha abitato dal 2004 fino alla morte l’anno scorso a 85 anni. E anche se spazzolino e pantofole non sono compresi nel prezzo, per i potenziali acquirenti che fanno la fila con l’agenzia Brown Harris Stevens tutto è rimasto esattamente come un anno fa: le scarpe vicine al letto, i maglioni piegati nell’armadio, lo spazzolino sul lavandino del bagno, i libri sugli scaffali, su una delle scrivanie il Pulitzer vinto nel 1998 per “Pastorale Americana”.C’è il computer Dell usato per anni e la macchina del fax (lo scrittore cominciò a usare l’email solo dopo aver annunciato che non avrebbe più dato un romanzo alle stampe). La poltrona Eames dalla pelle nera consumata su cui amava leggere. Tra i pochi cimeli il cappello a cilindro indossato da Saul Bellow alla cerimonia del Nobel: premio che a Philip Roth fu sempre negato. Libri e parte dei contenuti dall’appartamento finiranno alla Newark Public Library per espressa volontà dello scrittore, ma ad alcuni vicini la presenza degli oggetti personali del defunto ha fatto specie: “Se la sua casa adesso è sul mercato, la sua privacy non dovrebbe esserlo”, ha protestato sul Guardian Terena Bell che abita alla porta accanto.”A Roth piaceva abitare nell’Upper West Side perché ci vivevano molti ebrei”, ha spiegato al Wall Street Journal il biografo Blake Bailey, mentre gli agenti immobiliari fanno la genesi della proprietà. Lo scrittore aveva inizialmente acquistato un monolocale nella stessa palazzina nel 1989, usandolo soltanto come ufficio dal momento che abitava a pochi isolati di distanza con la moglie Claire Bloom. Dopo il divorzio da Claire, Roth lasciò New York e per molti anni si ritirò a vivere in Connecticut usando l’appartamento della 79/a strada come occasionale pied-a-terre. Con il successo della “Trilogia Americana” (“Pastorale”, “Macchia Umana” e “Ho sposato un Comunista”), lo scrittore tornò a New York. Comprò l’appartamento adiacente allo studio e ne fece un’unica casa.
Muhammad Alì, 100 foto al PAN di NapoliImmagini dai grandi archivi internazionali
POLI21 marzo 201917:54
– Napoli rende omaggio a Muhammad Alì, una delle icone sportive più famose e celebrate del XX secolo, con una mostra al PAN – Palazzo delle Arti di Napoli in programma dal 22 marzo e fino al 16 giugno. La rassegna offrirà al pubblico 100 immagini, scatti provenienti dai più grandi archivi fotografici internazionali come il New York Post Archive, Sygma Photo Archives, The Life Images Collection in cui Alì è colto in situazioni e momenti fondamentali della sua vita non solo sportiva. La mostra inizia con le fotografie che celebrano le imprese pugilistiche più famose: dagli incontri con Sonny Liston, George Foreman e Leon Spinks che lo portarono, unico nella storia, a conquistare tre titoli pesi massimi, ai match dell’epica sfida contro Joe Frazier.
Bouchet, io nel film di ZaloneAttrice a Cortina, farò remake Vacanze romane. Quanta tv volgare
CORTINA D’AMPEZZO21 marzo 201919:54
CORTINA D’AMPEZZO – “Altro che sex symbol: avrei fatto volentieri la parrucchiera o la truccatrice”. La cucina? “Non so cosa sia, per farvi capire meglio: uso il mio forno solo come ripostiglio”. A parlare così oggi al festival Cortinametraggio è una tonicissima e bella Barbara Bouchet, sogno erotico italiano degli anni Settanta, ora 75enne e con ancora tanta voglia di lavorare.Intanto ha appena finito le riprese a Malindi del film ‘Tolo Tolo’, quinta fatica cinematografica di Checco Zalone, ma del suo ruolo non parla:”Checco mi ha cucito la bocca, non posso dire davvero nulla”. E poi tra una settimana sarà a Roma sul set romano di un remake di Vacanze romane (Rome in Love di Eric Bross): “Ho firmato un contratto con una tv americana. Sono la vicina del giovane giornalista a cui faccio un po’ da confidente, un ruolo che assumerò poi anche verso la ragazzina sua amante. Una donna non più giovane, che ama i fiori e ahimè la cucina che dovrò insegnare ad entrambi”. Non solo: per lei anche un remake-sequel di Milano calibro nove, film di Fernando De Leo del 1972, da girare a giugno, nel cast ance Marco Bocci e Xsenia Rappoport. “Lavorare con Zalone – aggiunge poi – è stato divertente, lui è di una comicità fantastica anche nella vita. Tra l’altro il film è iniziato male, perché il camion del ‘trucco e parrucco’ è stato bloccato alla dogana. Per fortuna la mia passione per queste due cose – dice con orgoglio l’attrice – ci ha salvato. Avevo con me tutto il necessario”.Per quanto riguarda gli inizi: “Non ho fatto nessuna università, né ho studiato come attrice. Mi avevano solo promesso di farmi fare un provino e così sono andata ad Hollywood e ho cominciato a lavorare prima in un negozio di scarpe e poi a consegnare pollo fritto. Nel frattempo facevo tutti i provini che mi capitavano”. Molestie in Italia? “Negli anni Settanta io venivo dall’America, avevo come un ingresso referenziale, i registi non si sono mai azzardati, non hanno tentato nemmeno”. Non nasconde che i due figli (Alessandro e Max) non hanno accettato volentieri da giovani di aver avuto una madre famosa per certi ruoli hard: “Per fortuna ora sono grandi, ma quando erano più giovani si sono lamentati, ma io in fondo grazie al mio lavoro li ho fatti crescere bene. Alessandro ha sempre detto che non avrebbe mai fatto il mio lavoro, ma in tv che fa, se non l’attore?”.La Bouchet, che non si spiega proprio il fatto che non ci siano ruoli al cinema e in tv per chi ha la sua età (“oggi la vita si è allungata e lì fuori siamo in tanti a volerci vedere rappresentati”), su una cosa è intransigente: la volgarità dell’oggi. “Oggi più sei volgare più finisci in tv. Se non hai scandali non si parla di te. Che devono pensare i nostri figli e nipoti? Che più maleducati si è più si diventa famosi? Gran parte della colpa di tutto questo è della televisione da cui escono personaggi che sembrano famosi, ma sono solo delle meteore”.
A Parigi torna il mistero di Tutankhamon’Il tesoro del Faraone’ 52 anni dopo la ‘Mostra del Secolo’
PARIGI21 marzo 201919:52
– Era il 1967 quando un milione e 200.000 visitatori sancirono il trionfo di quella che viene ricordata ancora oggi come “la mostra del Secolo” a Parigi. Il protagonista è sempre lui, il Faraone del mistero, Tutankhamon, accompagnato dal suo “Tesoro del Faraone”: 150 pezzi mozzafiato in esposizione, oltre 50 dei quali non avevano finora mai lasciato l’Egitto. Cinquantadue anni fa il mistero della più celebre tomba egiziana, scoperta nel 1922 e ricca delle storie e leggende che lo accompagnano, fu esposto al Petit Palais. Oggi lo spazio, suggestivo e curato nei minimi particolari, è quello su due piani della Grande Halle della Villette. Per una mostra che, ancor prima dell’apertura, il 23 marzo, ha già venduto 130.000 biglietti su Internet. E che punta a superare il record del Tutankhamon del 1967 entro la chiusura del 15 settembre.
Bisio torna presidente, il nostro è un inno anticattivista sull’ItaliaDi Maio, Salvini, Renzi nella satira del nuovo film del comico e conduttore tv
21 marzo 201920:15
Salvini e la dialettica “da bar”, Di Maio e la bolla dei social, il premier Conte, Renzi e l’opposizione di sinistra capace solo di accapigliarsi, ma anche la vecchia politica e noi italiani, che vogliamo il cambiamento senza essere disposti a fare il minimo per attuarlo, come pagare le tasse. Sono fra i bersagli di Bentornato presidente, la commedia satirica dei talentuosi Giancarlo Fontana e Giuseppe G. Stasi, in sala dal 28 marzo in 500 copie con Vision Distribution.E’ il sequel di Benvenuto presidente! (2013), otto milioni e mezzo di euro al botteghino, dove Claudio Bisio, nei panni di un uomo qualunque ma onesto (si chiama anche Giuseppe Garibaldi), arrivava, per caso, a diventare Presidente della Repubblica. Qui, dopo anni di buen retiro fra le amate montagne, accetta, per riconquistare la compagna Janis (Sarah Felberbaum), di fare da Presidente del Consiglio ‘di facciata’ per il governo di Teodoro Guerriero (Pietro Calabresi/simil-Salvini) leader di Precedenza Italia, tutto felpe e rabbia a comando, e Danilo Stella (Guglielmo Poggi/simil-Di Maio), leader con una faccia da bravo ragazzo del Movimento Candidi. “E’ un film rivolto a quelli che si sono un po’ stufati di questo odio reciproco che si respira nel Paese, alimentato dai social e a volte anche dai media – spiega Bisio -. Qualcuno dirà che è un film buonista, io invece lo vedo come un inno anticattivista”. Giuseppe, detto Peppino, Garibaldi resiste poco come premier teleguidato e, per dimostrare a Janis, da cui ha avuto una figlia, Guevara, di essere ancora un uomo di principi, si mette in gioco, con l’aiuto del fin troppo abile Ivan (Pietro Sermonti), un suo piano di riforme. E l’opposizione intanto? E’ chiusa in una perenne e litigiosa assemblea, con un rassegnato Vincenzo Maceria/simil Renzi (Marco Ripoldi) che alle consultazioni con un pacato ma molto lucido presidente della Repubblica (Antonio Petrocelli) dice di non volersi alleare con nessuno, “perché – spiega – sono troppo intelligente”.Sarah Felberbaum riprende il ruolo incarnato nel primo film da Kasia Smutniak: “Janis, dopo essersi messa da parte per dedicarsi a Peppino, sente che è arrivato il momento di fargli capire che vuole essere ascoltata, che si può far tutto, amare la propria famiglia e perseguire i propri obiettivi. E un bell’esempio di donna”. Da anni “lavoravamo all’idea di un sequel – prosegue Bisio -. Inizialmente avevamo pensato di ambientarlo in Europa. Poi un anno fa, quando abbiamo visto che non si trovava un Presidente del Consiglio, abbiamo pensato di costruire su questo la storia… in pratica è un instant movie”. Come pensa reagiranno i politici veri? “Le uniche reazioni che mi interessano sono quelle della gente. Fra tanti numeri che sentiamo la percentuale che colpisce è il 40% di astenuti alle elezioni. E’ ora di iniziare a rivolgersi a quelle persone”. Perché “i politici dovrebbero arrabbiarsi? – chiede sorridendo Calabresi -. Gli abbiamo fatto un merchandising straordinario, abbiamo cercato di dargli un’umanità che non so se gli appartiene. Il mio Teodoro Guerriero è un uomo con un gran cuore, ma quando vede una telecamera diventa un altro. Il filtro social sembra essere diventato quello della politica. E noi mazzoliamo un po’ tutti, destra, sinistra, vecchia politica, opposizione”.Con il film “abbiamo cercato di cavalcare l’attualità, e bastava andare sui siti per trovare spunti” dice Giancarlo Fontana. In questo momento storico “volevamo fare della sana satira su quello che ci circonda – chiosa Nicola Giuliano, coproduttore con Francesca Cima e Carlotta Calori, e coautore del soggetto con Fabio Bonifacci, che firma anche la sceneggiatura -. In questa particolare era, in cui si deve per forza stare da una parte o l’altra della barricata, ci siamo detti: ‘guardiamo quello che c’è, ridiamo di tutto e di tutti… e guardiamoci allo specchio”.
A Frassica l’Ulivo d’Argento a LecceCon Siani e Minaccioni per ‘contributo alla commedia italiana
LECCE21 marzo 201916:55
– Il Festival del Cinema europeo in programma a Lecce dall’8 al 13 aprile premierà con l’Ulivo d’Argento Nino Frassica, Paola Minaccioni e Alessandro Siani, per il loro contributo alla nuova commedia italiana. Il Festival propone anche una sezione non competitiva dedicata alla commedia europea e alla nuova commedia italiana, con 5 lungometraggi in anteprima e proiezioni e incontri con Frassica, Minaccioni e Siani. Negli ultimi quattro anni, con una sezione dedicata alla commedia europea e 3 edizioni degli Stati generali della commedia italiana, curate da Marco Giusti, è stato fatto il punto sulle tendenze del genere, l’evoluzione web della comicità e l’emergere del ruolo femminile. Per la commedia europea saranno proiettati in anteprima: Butterflies di Tolga Karaçelik (Turchia)÷ Happier times, Grump di Tiina Lymi (Finlandia), Hopelessly devout di Marta Díaz de Lope Díaz (Spagna), I feel good di Benoît Delépine, Gustave Kervern (Francia) e What Have We Done to Deserve This? di Eva Spreitzhofer (Austria). [print-me title=”STAMPA”]
