Aggiornamenti, Cinema, Notizie, Spettacoli Musica e Cultura, Ultim'ora

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Tempo di lettura: 9 minuti

Ultimo aggiornamento 25 Marzo, 2019, 01:36:13 di Maurizio Barra

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA TUTTE LE NOTIZIE SEMPRE AGGIORNATE

DALLE 03:26 DI DOMENICA 24 MARZO 2019

ALLE 01:36 DI LUNEDì 25 MARZO 2019

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Haitiano Laferriere, sono giapponese
In Italia ‘titolare più rapido del West’ come ne parlò Vonnegut

24 marzo 2019 03:26

– DANY LAFERRIERE, ‘SONO UNO SCRITTORE GIAPPONESE’ (66THAND2ND, PP. 188, EURO 16,00) Spiazzare, scardinare il meccanismo che porta gli altri a vederci in un certo modo. Lo scrittore Dany Laferrière, haitiano-canadese, dal 2013 membro dell’Academie francaise, fa questo nel suo nuovo libro, ‘Sono uno scrittore giapponese’ (Edizioni 66thand2nd), che ha un titolo carico di senso e un effetto trainante sulla ricerca o lo smarrimento della propria identità. Un modo per scacciare, almeno dalla narrativa, ogni forma di nazionalismo.
“Si dice sempre quello che non si è. Si ha il coraggio di affermare una negazione, molto meno di dire con coraggio di essere qualcosa. Quando dico sono uno scrittore e sono haitiano le persone affermano ‘ah!, ma lei si vergogna di essere nero’.
Questo è l’inghippo in cui si precipita. Allora dico ‘bene, sono uno scrittore giapponese’ e allora mi chiedono ‘ma lei è mai stato in Giappone?’. Trovo sia preferibile questo tipo di domanda stupida, ma meno idiota della prima” spiega

lo scrittore, in questi giorni a Roma.
“In fondo – sottolinea – nessuno si pone il problema di dire se Moravia si vergognasse o meno di essere italiano o Tolstoj di essere russo. Sono scrittori universalmente conosciuti che non suscitano una domanda di appartenenza. Ma non si capisce perchè invece gli scrittori che vengono dal sud del mondo debbano essere etichettati in maniera nazionale”.
Questo titolo, continua Laferriere, “non si limita a liberarmi dal problema identitario ma crea un effetto a catena, nella narrazione, di sovversione nella società giapponese in cui tutti finalmente si svegliano e cominciano ad affermare che cosa sono in maniera altrettanto assurda. Nel libro ci sono esempi esilaranti ‘Io sono un camionista coreano’, ‘Io sono una spogliarellista malese'” racconta lo scrittore, maestro del non-sense, che ha un vero talento per i titoli tanto da essere definito da Kurt Vonnegut “il titolatore più veloce del West”.
“Non è un aneddoto e basta. E’ tutto vero. La moglie di Vonnegut mi ha riferito che il marito le disse questo di me e anche che se lui avesse avuto la mia capacità di fare questi titoli fantastici sarebbe stato il più grande scrittore del mondo. ‘In ogni caso i suoi libri sono migliori, ma i tuoi – mi ha detto la signora Vonnegut – hanno dei titoli superiori” afferma sorridendo Laferriere con al collo una sciarpa a righe nera e bianca.
“Siamo in un mondo che continua a porsi domande assurde come se fossero naturali e alle quali non si può rispondere semplicemente ‘si’ o ‘no’. Si precipita così in un dibattito che non è un vero dibattito. L’unico modo per disinnescare questa folla di domande assurde è rispondere con un’affermazione ancora più assurda” spiega. In ‘Sono uno scrittore giapponese’ è in scena così “la prospettiva di scrivere un libro che non c’è, di qualcuno che scriverà un libro ma che sa perfettamente che non potrà mai farlo, non essendo giapponese” racconta l’autore.
Laferriere ribalta anche la nostra consuetudine a pensare di dover fornire delle prove delle nostre affermazioni.
“Normalmente funziona così: io ho delle prove e affermo delle cose sulla base di queste e così la gente non cambia mai. Si fanno discorsi su cose provate, assodate, che tutti condividono.
Si continuano a scambiare le vecchie idee che hanno alla base prove da tutti condivise. Non si dice mai qualcosa che non ha delle prove a monte. E invece bisognerebbe fare proprio questo, cominciare ad affermare delle cose senza presentare delle prove perché non siamo obbligati a farlo. Io posso dire di essere uno scrittore giapponese senza dimostrare di esserlo, sono i lettori che portano a posteriori le prove. Mi dicono, per esempio, ‘ma non ama il sushi, non ama la musica giapponese, non è mai stato in Giappone’. E dunque sono uno scrittore giapponese che non somiglia a nessun altro scrittore giapponese, ma è esistito” racconta Laferriere, che è nato a Port-au-Prince nel 1953, vive a Parigi, è sempre in giro per il mondo, ma non salta mai un incontro all’Accademia di Francia. “Non dico mai dove vivo perché così posso sognare, essere sempre altrove” dice lo scrittore che con ‘Tutto si muove intorno a me’ è stato finalista al premio Von Rezzori, ed è autore tra l’altro de ‘L’arte ormai perduta del dolce far niente’ e vuole “ridare leggerezza alle cose che sono state caricate di negatività”.
Ucraina, tensione al concerto di Toto Cutugno a Kiev L’uomo viene fermato dagli uomini della sicurezza

24 marzo 201915:55

Blitz di uno spettatore al concerto di Toto Cutugno a Kiev: irrompe sul palco, seguono attimi di tensione, poi l’uomo viene fermato dagli  uomini della sicurezza. L’artista stava cantando ‘L’italiano’

Cutugno si rende conto evidentemente dell’assenza di cattive intenzioni da parte dello spettatore, invita la security a lasciarlo stare e poi gli stringe la mano, lasciandolo salire nuovamente sul palco mentre si allontana per la pausa.Nei giorni scorsi la notizia della richiesta di alcuni deputati ucraini al capo dei servizi di sicurezza (Sbu) Vasily Gritsak di precludere l’ingresso nel paese al cantante. Notizia, che segue quella riguardante Al Bano inserito nella lista nera dell’Ucraina perché il Ministero della Cultura lo considera ‘minaccia alla sicurezza nazionale’ per le sue presunte posizioni filorusse

Shazam!, diventare supereroi a 14 anniCommedia, action, fantasy e magia in film da fumetto DC Comics

24 marzo 201919:47

Le benefiche dosi di humour e ironia in Wonder Woman e Aquaman hanno allontanato il mantello di cupezza ‘cucito’ a volte troppo stretto sugli ultimi adattamenti di capisaldi della DC Comics come Superman e Batman. Ora è Shazam! di David F. Sandberg, con Zachary Levi, Mark Strong, Asher Angel, Jack Dylan Grazer e Djimon Hounsou, che fonde commedia action e fantasy con tono e humour adatti a tutta la famiglia, in arrivo in sala il 3 aprile con Warner Bros, a portare una nuova ventata di leggerezza nei cinecomic del DC Extended Universe. Nato da Bill Parker e C.C. Beck per la Fawcett Comics, nel 1939, con il nome di Captain Marvel, diventa Shazam (per evitare l’omonimia con il personaggio nato nel frattempo in Casa Marvel), quando la Dc Comics, che ne aveva acquisito i diritti, comincia a pubblicarlo dal 1973.Un’identificazione con la parola magica, che nella storia, consente al 14enne Billy Batson (Angel), cresciuto senza genitori e in perenne ricerca della madre, di diventare, quando vuole, e senza perdere il suo cuore di bambino, un supereroe adulto con la saggezza di Salomone, la forza di Ercole, la resistenza di Atlante, il potere di Zeus di scagliare fulmini, le abilità di combattimento di Achille e la velocità di Mercurio. Un personaggio dalla doppia anima perfettamente incarnato da Levi, già protagonista della serie tv comedy/spy Chuck e interprete, fra gli altri, del guerriero asgardiano Fandral negli ultimi due film della saga Marvel di Thor. Ad attribuire a Billy i superpoteri è un anziano mago (Djimon Hounsou), in cerca di un ‘campione’ dal cuore puro che possa succedergli nel preservare il mondo dal dominio dei Sette Peccati capitali. Una ricerca che per anni lo aveva portato a mettere alla prova, invano, decine di candidati, tra i quali il piccolo Thaddeus Sivana, che da adulto (Strong), trova il modo di rigenerarsi come supercattivo.Un versante fantasy, ben sviluppato nel film da Sandberg (regista svedese che ha contribuito con film come Lights Out e Annabelle 2: Creation, alla cosiddetta ‘rinascita dell’horror’ in corso nel cinema Usa), e controbilanciato con efficacia da un altro elemento che assume un ruolo fondamentale (e spettacolare) nella storia, la famiglia. Quella ideale che Billy sogna di riformare con la madre e quella reale alla quale, l’adolescente, sempre in fuga, viene affidato: un’accogliente casa famiglia dove tra i cinque nuovi ‘fratelli’ e ‘sorelle’ trova Freddy (Grazer), disabile, bullizzato e appassionato di fumetti, che aiuterà Billy/Shazam a testare i suoi poteri, con tanto di video in rete. Tra selfie con i fan, e dimostrazioni di potenza a contributo libero come gli artisti di strada, Shazam, da bravo supereroe, si ritroverà a combattere contro la sua nemesi.. “Abbiamo deciso di raccontare la storia di Billy Batson – spiega Sandberg nelle note di produzione – sottolineando che la famiglia non è necessariamente quella di sangue, ma quella dove si instaurano i legami forti: che puoi trovare una casa anche dove non la stai cercando. E poiché stiamo parlando di Shazam, abbiamo anche potuto sperimentare la realizzazione del desiderio di ogni bambino di diventare un supereroe, nel modo più grande, comico, eccitante, pieno d’azione e magico”.

Puccini a caccia di una verità dolorosaMentre ero via dal 28 marzo su Rai1, con Giuseppe Zeno

24 marzo 201919:46

“Una storia che in qualche modo può riguardare gran parte di noi, perchè affronta il tema della rimozione: a chi non è capitato di mettere da parte un’esperienza che preferiva dimenticare? Ma questa donna con tutte le forze preferisce andare a fondo, perchè è meglio ritrovare una verità anche dolorosa che vivere ingannando noi stessi”. Vittoria Puccini torna in tv (dopo il successo di Romanzo Famigliare di Francesca Archibugi) come protagonista del crime psicologico ‘Mentre ero via’, serie tv in 6 prime serate su Rai1 da giovedì 28 marzo con la regia di Michele Soavi. Puccini si racconta

Puccini si racconta raggiunta al telefono sul set a Mantova dove sta girando “Il processo”, una serie in 4 puntate dove dice: “interpreto una pm” (ma in questo caso per Mediaset). Poi in estate girerà un film per il cinema, “un progetto cui tengo molto ma di cui adesso non posso anticipare nulla”.Torniamo alla serie Rai: si racconta il percorso di riappropriazione della memoria, degli affetti e della propria immagine, sia pubblica che interiore. Puccini è la protagonista della vicenda, ambientata a Verona, al suo fianco Giuseppe Zeno, Stefania Rocca, Francesca Cavallin, Flavio Parenti, Carmine Buschini, Antonia Fotaras e Mariano Rigillo. Puccini è Monica Grossi, 38 anni, bella e determinata, si risveglia dopo quattro mesi di coma senza ricordare nulla degli ultimi anni della sua vita. Non riconosce il mondo in cui si ritrova e la donna che tutti le descrivono come manipolatrice, adultera, capace di tradire il marito Gianluca con Marco de Angelis e causa indiretta della morte di entrambi. “Sì ma non accetta questa descrizione: Monica si ritrova in ospedale convinta di essere lì per aver partorito il suo secondo figlio – spiega l’attrice -. In realtà il bambino ha otto anni. Al suo risveglio le viene detto che il marito è morto la sera stessa dell’incidente e che lei ne ha in parte la responsabilità e la causa è un litigio con il suo amante anche lui morto. Anna crede che le stiano parlando di una sconosciuta.Quando torna a casa decide di scoprire la verità: per ricostruirsi una vita ha bisogno di sapere chi era. Anche per riconquistare la fiducia dei suoi figli”. Il direttore di Rai Fiction Eleonora Andreatta tiene a sottolineare: “Mentre ero via rappresenta il terzo capitolo, dopo Un’altra vita e Sorelle, di un’ideale collection che Rai Fiction ha fortemente voluto perché incarna uno dei temi portanti della nostra linea editoriale: quello del femminile e della possibilità di una rinascita. In questo caso una donna che combatte per ritrovare la sua identità e il proprio posto nella famiglia e nel mondo. Si tratta di una grande storia femminile di riscatto, nel dubbio che separa la realtà dall’allucinazione e contro la gabbia dei pregiudizi costruiti dagli altri”. Monica ha un rapporto conflittuale con la figlia adolescente. Nella vita reale Puccini oltre ad essere un’attrice è una mamma (di Elena avuta da Alessandro Preziosi dal quale si è separata anni fa). Come sono i vostri rapporti? “Mia figlia ha 13 anni, c’è una grande intesa anche se sono spesso impegnata sul set, per fortuna è in un periodo in cui mi racconta tutto delle sue amicizie e della sua vita. Non è presente sui social, fa sport come me”. Non sarà facile per Monica riappropriarsi della sua vita e dei suoi ricordi; fortunatamente accanto a sé si ritroverà Caterina (Rocca), una psicologa, e Stefano (Zeno), fratello di Marco. Zeno del suo personaggio dice: “E’ un ruolo che mi è piaciuto molto, proprio perchè la storia ha un congegno narrativo che ricorda per complessità le grandi serie Usa o britanniche nelle molteplici dimensioni della suspense. Stefano è l’unico che non conosce Monica, e come lei è determinato a scoprire la verità, senza farsi influenzare. E’ un padre single ed è il fratello di Marco De Angelis, il presunto amante di Monica ucciso da Gianluca Grossi la notte dell’incidente. Insieme a Monica capisce che qualcosa non torna nella versione ufficiale dell’accaduto”.

Giacomo Balla, il pop trenta anni primaA Palazzo Merulana, dal futurismo alle icone del cinema

24 marzo 201916:58

– Dagli anni Trenta, dopo venti anni di Futurismo astratto, Giacomo Balla si allontanò progressivamente dall’avanguardia fondata da Filippo Tommaso Marinetti fino ad uscirne, e tornò a una pittura figurativa comunque proiettata in avanti. Cercava una strada nuova e la trovò nel cinema americano che proprio in quegli anni, grazie anche ai rotocalchi, stava creando nell’immaginario collettivo le icone e i divi del grande schermo. E scelse una tecnica che per certi versi anticipò i lavori di Warhol e Lichtenstein: dipingendo non più sulla tela ma sulla rete metallica incollata alla tavola il risultato era una immagine che ricorda l’effetto “pixel” delle foto dei quotidiani e delle riviste dell’epoca. Balla, dunque, antesignano del Pop? Su questa chiave di lettura intrigante si sviluppa la mostra “Giacomo Balla, dal Futurismo astratto al Futurismo iconico”, curata da Fabio Benzi a Palazzo Merulana, a Roma. Fino al 17 giugno, una sessantina di opere del grande maestro torinese si offrono sotto questa luce nuova.

Incassi Usa, debutta in vetta horror NoiSecondo Captain Marvel della Disney con un totale di 321 milioni

24 marzo 201919:48

– Debutto in vetta alla classifica Usa per Noi, l’horror targato Universal per la regia di Jordan Peele, atteso in Italia il 4 aprile. Il film ha incassato ben 70 milioni di dollari in 3.741 sale del Nord America. Scende così al secondo posto Captain Marvel della Disney che fa suoi altri 35 milioni nel terzo weekend in sala, per raggiungere un totale di 321 milioni. L’avventura animata di Paramount Pictures Wonder Park è terza con 9 milioni di dollari per un totale in due settimane di 29 milioni di dollari.         [print-me title=”STAMPA”]

La Tua opinione è importante! Vota questo articolo, grazie!
No votes yet.
Please wait...

Vuoi scrivere, commentare ed interagire? Sei nel posto giusto!

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.