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SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

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Ultimo aggiornamento 8 Aprile, 2019, 04:47:03 di Maurizio Barra

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SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA TUTTE LE NOTIZIE SEMPRE AGGIORNATE

DALLE 13:52 DI DOMENICA 07 APRILE 2019

ALLE 04:47 DI LUNEDì 08 APRILE 2019

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Alive in France, Abel Ferrara si racconta
Il regista in concerto con le canzoni dei suoi film

07 aprile 2019 13:52

Alive in France di e con Abel Ferrara è una forma di autoritratto d’artista in salsa musicale. Candidato al premio L’il d’Or per il miglior documentario al 70/o Festival di Cannes, il film – che sarà in sala dal 19 al 22 maggio distribuito da Mariposa Cinematografica – ci porta dentro la vita disordinata e sincopata del regista solo per qualche giorno. L’occasione sono i suoi concerti in Francia nel 2016 durante la rassegna sul suo cinema promossa dalla Cinémathèque de Toulouse intitolata Addiction at Work.Cosa si vede nel documentario? Come in un mega video-selfie, assistiamo alle rocambolesche giornate che hanno preceduto il concerto di Tolosa, con tanto di reunion della band, ovvero l’arrivo dal passato dei suoi storici amici, l’attore-cantante Paul Hipp e il compositore Joseph Delia (autore delle colonne sonore dei suoi film più importanti), e poi i concerti in giro per la Francia fino a quello di Parigi. In realtà non succede molto e succede troppo in questo documentario perché, come ha detto puntualmente Variety di ‘Alive in France’, è Abel Ferrara stesso un film. Ed è proprio così. Sono cinematografici i suoi amici, è cinematografica la sua giovanissima e bella moglie, Cristina Chiriac, che canta con la band e si lancia sul palco nel più sensuale dei semi-spogliarelli, ed è cinematografico, infine, il suo modo di muoversi e di relazionarsi. E questo sempre in maniera diretta, da strada, da Bronx, con chiunque incontri.La storia di questo regista scomodo – autore de Il cattivo tenente, ma anche di Paura su Manhattan, 4:44 L’Ultimo Giorno sulla Terra, L’Angelo della Vendetta e China Girl – sta tutta anche nelle sue canzoni, cantate con la sua voce rauca, come ‘Bad Lieutenant’ (tratta dal film omonimo e scritta da lui stesso) che dice “I’m a bad, bad, man/Don’t you understand/I’m a bad, bad, man/ Best you turn and ran/Oh oh”, o la bellissima ‘Midnight for You’ (tratta dal film China Girl e scritta da Paul Hipp). Il motivo dell’utilizzo di tante canzoni autoprodotte? Semplice, spiega lo stesso Ferrara nel documentario: “È anche una necessità, noi non possiamo comprare canzoni fatte da altri”.Frase cult di ‘Alive in France’, è quella che dice lo stesso regista con il suo timbro roco: “Cosa è la musica nei film? Il respiro degli attori”.

Il ritorno di Candice BergenIn sala Book Club, su Joi la serie cult Murphy Brown

07 aprile 201919:58

Attrice controvoglia, fotografa di successo, corteggiata e amata da molti, scrittrice, Candice Bergen torna alla ribalta: mentre è in sala con Book club – Tutto può succedere, la commedia di Bill Holderman sulle reazioni quattro amiche over ’60 di fronte alla scoperta del bestseller ’40 sfumature di grigio’ (con lei Diane Keaton, Jane Fonda e Mary Steenburgen), arriva ora in tv con il sequel della storica e pluripremiata sitcom Murphy Brown, che ha segnato un’epoca raccontando la vita dell’omonima anchorwoman, al debutto su Joi giovedì 11 aprile alle 21.15.Hillary Clinton è la prima guest star del revival di Muprhy Brpwn. L’ex first lady, poi segretario di Stato durante la presidenza Obama, quindi candidata sconfitta alle presidenziali 2016, si presenta negli uffici di Murphy per un posto da segretaria: “Sono molto esperta di mail”, afferma con autoironia. Tra gli altri camei spiccano quelli di Bette Midler, Katie Couric e Brooke Shields. Il ritorno di Murphy – a trent’anni dall’esordio ed a venti dall’addio alle scene – non è indolore. Il mondo dell’informazione è totalmente cambiato. Imperano cable news, social media e fake news. Anche il clima politico e culturale non è più quello degli anni ’90: Murphy ha lasciato il mondo delle news quando Woodward e Bernstein erano due eroi. Ora la Casa Bianca accusa la stampa di essere nemica del popolo e diffondere notizie false.Come reagirà a tutto questo la tosta giornalista televisiva di base a Washington DC? Nate liberal, Candice Bergen e Murphy Brown tornano con lo stesso spirito battagliero degli anni ’90, attaccando senza timori il presidente Trump ed i suoi sostenitori (Fake News e I (Don’t) Heart Huckabee, rispettivamente primo e secondo episodio). Nel terzo (#MurphyToo), il tema è quello delle molestie sessuali: le allusioni a Les Moonves, l’ex mogul Cbs accusato di molteplici abusi, sono altrettanto limpide e senza scrupoli. Con le sue storie ispirate all’attualità ed alla politica rilette in chiave satirica, Murphy Brown raggiunge la massima notorietà quando Dan Quayle (44/o vicepresidente degli Stati Uniti d’America), nel corso della campagna presidenziale del 1992 stigmatizza lo stile di vita della protagonista in un discorso elettorale.La Murphy del serial, infatti, oltre ad essere una reporter scontrosa, ostinata e incasinata, è un’orgogliosa mamma single, elemento che contribuisce a farne un personaggio di forte rottura verso il passato. Intanto, nell’88 (anno del debutto di Murphy Brown), il presidente degli Usa era il repubblicano Ronald Reagan, seguito da George W. Bush e quindi dal democratico Bill Clinton. In Italia, invece, sono ben nove i presidenti del Consiglio succedutisi tra il 1988 e il 1998: Giovanni Goria, Ciriaco De Mita, Giulio Andreotti, Giuliano Amato, Carlo Azeglio Ciampi, Silvio Berlusconi, Lamberto Dini e Massimo D’Alema. Candice Bergen, che interpreta l’agguerrita conduttrice della trasmissione FYI (poi Murphy in the Morning), con Murphy Brown ha vinto cinque Emmy e due Golden Globe. Nel cast, riconfermati gli storici Faith Ford (Corky), Joe Regalbuto (Frank), Grant Shaud (Miles), Charles Kimbrough (Jim), cui si aggiunge la new entry Tyne Daly (Phillis).Murphy Brown è una serie prodotta da Warner Bros. Television per Cbs. Candice Bergen, in coppia con l’ideatrice della serie Diane English, figura tra i produttori esecutivi.

Al via il festival ImmaginariaLa manifestazione a Roma dall’11 al 14 aprile

07 aprile 201915:02

– La 14/a edizione di “Immaginaria – International Film Festival of Lesbians & Other Rebellious Women si terrà dall’11 al 14/4 al Nuovo Cinema Aquila di Roma.
La manifestazione, nata per iniziativa dell’Associazione non profit Visibilia, ospita opere di registe italiane e internazionali in concorso nelle categorie lungometraggi e cortometraggi di fiction e documentari. Il programma 2019 include 29 titoli, di cui 6 lungometraggi di fiction, 9 documentari, 14 cortometraggi da Kenya, Canada, Svezia, Stati Uniti, India, Germania, Italia, Regno Unito, Israele, Pakistan, Australia. Tredici opere sono prime italiane, tra cui “Wild Nights with Emily” di Madeleine Olnek che ricostruisce la vita di Emily Dickinson.
Immaginaria 2019 sarà dedicata a Barbara Hammer, la pioniera del cinema lesbico scomparsa lo scorso 16 marzo. Per celebrarla saranno proiettati “Dykes Camera Action!” di Caroline Berler e il suo ultimo documentario “Welcome to This House”, sulla vita di Elizabeth Bishop, poetessa americana premio Pulitzer.
Magris, il cantore della MitteleuropaIl 10/4 compie 80 anni. Garzanti pubblica ‘Tempo curvo a Krems’
07 aprile 201920:00

Lo studio serio, ovviamente, ma mosso da una sempre viva curiosità intellettuale e guidato da una fedeltà a se stesso, ai principi della propria formazione, con l’uso costante della ragione non però disgiunta dal sentimento, da un umano sentire, sono le qualità che rendono la figura e il lavoro di Claudio Magris, saggista e scrittore che mercoledì 10 aprile compie 80 anni, importante per la seconda metà del Novecento, ma ancor più per questo inizio di nuovo millennio segnato dal tracimare di arroganza e presunzione oltre tutti i livelli di guardia, che si collega alla fine della memoria, alla scomparsa degli ultimi testimoni delle tragedie del secolo breve ma anche alla sottovalutazione dello studio della storia.Del resto il lavoro di questo studioso, docente di lingua e letteratura tedesca all’Università di Trieste, poi in quella di Torino nei caldi anni ’70 e quindi nuovamente a Trieste, si aprì nel 1963 con la pubblicazione di un saggio che resta un punto di riferimento storico-culturale, ‘Il mito asburgico nella letteratura austriaca moderna’, seguito poi da quello su Joseph Roth e l’ebraismo, che dette l’avvio alla riscoperta e allo studio della complessa cultura mitteleuropea come momento centrale storico e culturale per lo sviluppo di tutto il Novecento. La memoria appunto e il valore delle radici essenziali per capire da dove veniamo, quindi su quale strada siamo e decidere e capire dove possiamo andare. E proprio un viaggio, dalle origini al mare, è quello che racconta, indagando, riflettendo, cercando tracce del passato lontano e più recente in ‘Danubio’, un libro del 1986 che resta un pilastro e, oggi più che mai, anche una testimonianza del confluire della molteplicità in una realtà che era ed è Europa, formata dall’avventura nazista, testimoniata anche dal lager di Mauthausen, come dagli anni della Vienna rossa socialdemocratica con la grande edilizia popolare operaia delle Gemeindebau, dalla follia di Hitler alle illuminazioni di Freud, dalle acque cristalline della sorgente tedesca a quelle morenti del Mar Nero.L’impegno di Magris, che fu anche senatore (indipendente di sinistra) nella XII legislatura a metà anni ’90, non appare diverso quando crea come narratore. Lo testimoniano romanzi come ‘Alla cieca’ del 2007 che racconta la nascita e il morire delle ideologie delle illusioni del mondo moderno, e il bellissimo ‘Non luogo a procedere’ del 2015 che recupera la memoria della Risiera di San Sabba, l’unico lager di sterminio nazista in Italia, inserendolo nel contesto sociale e storico da cui nacque e che poi cercò di nasconderlo e dimenticarlo, ma anche, pur se in maniera più personale e poetica, dal precedente, intenso ‘Microcosmi’ (Premio Strega 1997), in cui, dalla grande visione europea del Danubio si passava ai minimi universi legati alla memoria della vita, agli studi e agli affetti di Magris, ma che più andava nel particolare, più metteva in evidenza valori universali, il senso di un modo di vedere e affrontare l’esistenza, di sopportarla, con ironia, partecipi e distaccati assieme, coinvolti ma capaci di coglierne dolore, gioia sullo sfondo della storia e di un mondo, quello del caffè triestino San Marco, che è “specchio della realtà” dove “trionfa vitale e sanguigna la varietà” in cui trovare senso e verità del presente.Del resto la salvezza passa per le cose minime, passa per se stessi, per il racconto, l’indagine, la testimonianza, l’analisi; salvezza è la scrittura stessa di Magris, alta e raffinata, limpida nel distillare con cura chiarezza e semplicità. Come lo è nei cinque racconti che escono in questi giorni, editi dall’editore di tutti i suoi libri, Garzanti, col titolo ‘Tempo curvo a Krems’, che riflettono sul passato e il presente, sul senso e sul valore del tempo. La necessità è “ricostruire nella realtà e nel cuore”, con rigore, come scriveva a proposito dei saggi di ‘Utopia e disincanto’ (1999) in quell”Infinito viaggiare’ (altro suo titolo – 2005) che è l’esplorazione dell’esistenza, tra l’aiuto a capire e essere che sono i libri, di cui si parla nei saggi di ‘Alfabeti’ (2008), e la storia, la società, come è affrontata nelle note civili di ‘Livelli di guardia’ (2011), per Magris superati troppo spesso nella nostra recente vita sociale e politica, tra corruzione e odio del diverso, violenza e incapacità di vergognarsi, nel venir meno di quella pietas e tenerezza, sentimenti umani profondi e identitari che non mancano mai nelle pagine di Magris, quelle citate e quelle dei suoi tanti altri titoli, letterari, drammaturgici, di saggistica, tasselli di un grande affresco culturale della nostra epoca.

Torna Le regole del delitto perfettoLa 5/a stagione su Fox. New entry il premio Oscar Timothy Hutton

07 aprile 201916:58

– Agguerrita, imprevedibile, la penalista Annalise Keating sta per riaprire il suo studio legale, pronta a districarsi tra nuovi misteri, drammi legati al passato, segreti e ricatti. Viola Davis (Oscar come miglior attrice non protagonista nel 2017 per Barriere) torna nei panni dell’avvocatessa in carriera della serie Le regole del delitto perfetto, firmata da Shonda Rhimes, dall’8 aprile alle 21 su Fox con la quinta stagione. Nei nuovi episodi, in prima visione, a fomentare gli animi sospettosi di Laurel, Michaela, Asher, Connor e Olivier sarà l’enigmatico studente Gabriel Maddox (Rome Flynn, Beautiful), il nuovo arrivato al corso di diritto penale della Middleton University che subito entrerà nelle grazie della docente Annalise Keating. New entry nel cast, Timothy Hutton, Oscar nel 1981 come miglior attore non protagonista per il personaggio di Conrad Jarrett nel film Gente comune: Hutton vestirà i panni del nuovo datore di lavoro di Annalise.
Francis Ford Coppola, gli 80 anni del ‘Padrino’ del cinemaDa emigrato a regista cult passando per 6 Oscar e Apocalypse Now

07 aprile 201919:36

L’autunno del patriarca, il bel romanzo di Garcia Marquez, potrebbe essere un regalo appropriato per gli 80 anni del lucano Francis Ford Coppola che l’America celebra tra i suoi più grandi artisti del ‘900, ma che al paese di Bernalda, da cui veniva suo nonno, è sempre rimasto legatissimo tanto da accettarne la cittadinanza onoraria nel 1989 e da aver più volte annunciato un impegno diretto da imprenditore a Matera e dintorni. Che turismo, utopie e tenute vinicole siano tra le sue passioni è noto, come testimonia l’ottimo vino prodotto da Coppola a Napa Valley, California.Francis Ford Coppola nasce giusto 80 anni fa a Detroit dove il padre Carmine era flautista e direttore d’orchestra nel programma radiofonico “The Ford Sunday Evening Hour”, sponsorizzato da Henry Ford. Come segno di riconoscenza Carmine diede al secondogenito Francis anche il nome della macchina-simbolo del sogno americano. Anche la mamma, Italia Pennino, aveva nel sangue i cromosomi della musica e del cinema: il nonno era il compositore napoletano Francesco Pennino, il padre gestiva un celebre cinema di Brooklyn. E fu così che a due anni Coppola, gracile e affetto da poliomielite, si trasferisce a New York dove il padre suona nella NBC Symphony Orchestra. Benché ami le materie tecniche, il ragazzo non è certo uno studente modello. Ma la famiglia, soprattutto il fratello maggiore August, crede nel suo talento e gli paga l’iscrizione alla UCLA di Los Angeles dove l’estro cinematografico diviene occasione di incontri che segneranno la sua carriera, da Roger Corman a George Lucas.

Nel ’62 debutta dietro la macchina da presa con la commedia western “Tonight for Sure” dai modesti esiti; più riuscito “Terrore alla 13ma ora” del 1963. A quegli anni risale anche il progetto del film “La conversazione” ispirato all’Antonioni di “Blow Up”, che potrà dirigere solo nel 1974 e con cui conquisterà la prima Palma d’oro nel ’74. In mezzo però c’è una carriera che ne fa già un monumento vivente: prima il trittico che lo fa notare (“Buttati Bernardo”, “Sulle ali dell’arcobaleno”, “Non torno a casa stasera” tra il ’67 e il ’69), poi un mazzetto di sceneggiature di successo (“Parigi brucia?”, “Questa ragazze è di tutti”, “Patton” con cui conquista il primo Oscar nel ’71) ma soprattutto il colossale successo de “Il padrino” dal romanzo di Mario Puzo. Prodotto dalla Paramount, il progetto è affidato a Coppola dopo il rifiuto di Sergio Leone, Elia Kazan, Arthur Penn. Ma proprio le controverse scelte del trentenne regista faranno la fortuna del film: prima la determinazione nel richiamare in servizio un declinante e rissoso Marlon Brando (vincerà l’Oscar e non andrà alla premiazione in polemica con il governo Usa), poi quella di affidare allo sconosciuto Al Pacino un ruolo che già volevano Dustin Hoffman e Robert Redford. Nel cast di questo epocale affresco sull’epopea mafiosa tra New York e Corleone alcuni degli amici più fedeli del regista: James Caan e Robert Duvall che si ritroveranno più di una volta nei suoi film. Nonostante un considerevole sforamento del budget, il film si rivela un trionfo: ad oggi ha incassato oltre un miliardo di dollari polverizzando il record di “Via col vento” e nel 1972 guadagna 10 nomination all’Oscar (vincendone tre), il Golden Globe, l’italiano David di Donatello e il secondo posto nella classifica dei migliori film americani di tutti i tempi. Così Coppola accetta – sia pur controvoglia all’inizio – di metter mano a un sequel che consacra definitivamente il genio di Al Pacino e rivela Robert De Niro il cui ruolo cresce molto dopo il rifiuto di Brando di prendere parte alla nuova impresa nel 1974. Il successo de “Il Padrino – parte II” surclassa perfino l’originale con 11 nomination, 6 Oscar (di cui 3 vinti dal regista, sceneggiatore e produttore, oltre all’indimenticabile colonna sonora di Nino Rota) e incassi stratosferici.

Apocalypse now -VideoIncoronato “re” di Hollywood, Francis Ford Coppola mette mano al progetto di una moderna rilettura del “Cuore di tenebra” di Joseph Conrad in cui la scena cambia dall’Africa coloniale al Vietnam in guerra. La storia di “Apocalypse Now” (1979) è di per sé un’epopea di gigantismo e dramma: tifoni sul set, follie divistiche (Brando torna a recitare solo per un milione di dollari alla settimana), drammi coniugali (la separazione dalla moglie che porterà Coppola sull’orlo del suicidio), crisi nervose, malattie (un infarto in piene riprese per Martin Sheen), eccessi per alcool e droga in tutta la troupe. Nel cast ritornano vecchie conoscenze: Robert Duvall, Frederic Forrest, Dennis Hopper, l’omaggio al compagno di scuola Jim Morrison con “The End” dei Doors nei memorabili titoli di testa. Il successo con la seconda Palma d’oro, due Oscar e 3 Golden Globe non pareggia la catastrofe economica che segnerà tutta la vita del regista, costretto a lavorare per ripagare i debiti. Non funzionano le sue incursioni nei generi, vanno meglio alcune opere apprezzate però soprattutto dalla critica: “I ragazzi della 56a strada” del 1983; “Cotton Club” con Richard Gere del 1984; “Peggy Sue” del 1986; “Tucker” del 1987.
Irrequieto e perseguitato dai debiti, Coppola si piega a un terzo episodio de “Il Padrino” girato quasi tutto in Italia e concepito come un omaggio al cinema d’inchiesta nello stile di Francesco Rosi: nel 1990 il film raccoglie consensi e spettatori soprattutto grazie a un “brand” consacrato, ma ha soprattutto il merito di rimettere l’autore al centro della scena. “Dracula” del 1992 con Gary Oldman e Anthony Hopkins ne lucida il blasone con una forza visionaria che sembrava smarrita. In qualche modo è il canto del cigno di un gigante e la promessa di nuove passioni. Nessuno dei film successivi (ben 6 fino a “Distant Vision” del 2015) passa alla storia, ma in tutti lampeggia a tratti l’estro dell’artista unito alla curiosità dello sperimentatore.

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Dior a Venezia, intramontabili eleganze
Dall’Archivio di Cameraphoto 40 scatti a Villa Pisani

07 aprile 201916:59

– Era il 1951, anno magico per Venezia.
La città era teatro dalla campagna del sarto più popolare del momento, Christian Dior. “Intramontabili eleganze. Dior a Venezia” è il titolo della mostra fotografica, a cura di Vittorio Pavan e di Luca Del Prete, dedicata al grande couturier francese e al suo legame con Venezia che si terrà nel Museo Villa Pisani, a Stra (Riviera del Brenta) dal 12 aprile al 3 novembre. Parte della mostra (40 foto) riguarda Il Ballo del secolo che il 3 settembre 1951 avveniva a Palazzo Labia. Quel Bal Oriental in maschera voluto da Don Carlos de Beistegui y de Yturbe che richiamò mille protagonisti del jet set. Un evento che impegnò Dior con Dalì, Cardin, Nina Ricci e altri creatori per realizzare i costumi degli ospiti. Testimoni degli eventi furono i fotografi di Cameraphoto, agenzia fotografica veneziana fondata nel ’46 da Dino Jarach. La mostra è stata resa possibile da Vittorio Pavan, conservatore dell’Archivio di Cameraphoto e Daniele Ferrara, direttore del Polo Museale Veneto.
Inaugurata la Maestà sofferente di Pesce”L’arte fa discutere e crescere il nostro cervello”

07 aprile 201918:37

– È stata inaugurata in piazza Duomo a Milano l’installazione ‘Maestà sofferente’ di Gaetano Pesce, un’enorme poltrona a forma di corpo di donna, trafitta da frecce, attaccata da teste di belve e legata con una catena a una grossa palla, per simboleggiare la violenza contro le donne.
L’opera, un omaggio alla poltrona Up5&6 che Pesce ideò 50 anni fa, da quando è stata posizionata in piazza Duomo ha scatenato polemiche.
“L’arte fa discutere e fa crescere il nostro cervello – ha detto Gaetano Pesce all’inaugurazione -. Secondo me questa opera è una festa, anche se triste perché si ricorda che le donne sono vittime di violenza, ma è meglio ricordarlo che negarlo. E’ un’occasione per discutere della violenza sulle donne e direi che ci siamo riusciti. Oggi è il tempo delle donne, anche in politica”.
“L’opera da ieri fa discutere e si è aperto un dibattito, ma questo già è un primo dato positivo”, ha commentato l’assessore alla Moda e Design del Comune di Milano, Cristina Tajani.
“Vorremmo che la design week sia anche un momento di riflessione e non solo di aperitivi e feste. Vorremmo che lo spazio della creatività che il design apre sia anche di contesa delle idee”.

Numeri record per la Storia in PiazzaSold out a Genova per lectio di Luciano Canfora su futuro Utopia

GENOVA07 aprile 201919:08

– 51 conferenze, 150 attività e laboratori didattici, 4 mostre, 2 conferenze-spettacolo, proiezioni di cortometraggi. Questi i numeri di ‘La Storia in Piazza’ dedicata al tema dell’Utopia che si è chiusa il 7 aprile a Palazzo Ducale di Genova con una lectio di Luciano Canfora su ‘Il futuro dell’Utopia’. Le conferenze dedicate alle scuole sono state seguite in streaming da oltre 1100 istituti della Liguria, Piemonte, Lombardia e in particolare di Milano. La lectio di Canfora ha registrato il sold out: il professore ha posto il quesito se sia possibile far previsioni sull’eventualità di una ulteriore sopravvivenza dell’utopia che ciclicamente viene data per spacciata quando al centro della questione vi è la discussione sulla ‘modificabilità’ della natura umana: una questione che ottenne nel mondo antico, greco e romano, risposte per lo più paralizzanti e che si intreccia con le grandi ‘religioni di salvezza’ per sfociare nella speranza novecentesca della formazione dell”uomo nuovo’. Tra i vari ospiti che hanno portato il loro contributo Antonio Brusa (La città ideale tra storia e utopia), Giorgio Metta (Uomini e macchine), Alessandro Vanoli (L’isola che non c’è, da Sindbad a Lewis Carrol), Donatella Di Cesare (La pace perpetua. Con Kant, oltre Kant), Guido Paduano (L’utopia in musica: il Don Chisciotte di Massenet), Gian Enrico Rusconi (Cosa resta dell’utopia), Michelangelo Bovero (Europa. Un’altra utopia capovolta? Rileggendo il Manifesto di Ventotene) Alain Schnapp. La Storia in Piazza si conferma per il prossimo anno dal 2 al 5 aprile, sempre con la curatela di Luciano Canfora con Franco Cardini: il tema sarà ‘Raccontare la storia’.
Mahmood: “I ragazzi sognano di fare musica””Il mio è appena iniziato. E dopo soldi aspettatevi altra bomba”

PERUGIA07 aprile 201922:09

“Molti ragazzi di oggi sognano di fare musica. Soprattutto nei luoghi da dove vengo io, dalle periferie”: a dirlo è Mahmood, il cantautore che ha vinto l’ultimo Sanremo. Questa volta protagonista non su un palcoscenico musicale ma del Festival internazionale del giornalismo a Perugia. L’artista ha parlato dei sogni, dei ragazzi e suoi.
“Vedo – ha spiegato Mahmood – che c’è tanta fame di fare, di creare musica. Conosco molti ragazzi che hanno grandi doti artistiche, capacità di creare e di rappare, di scrivere rime. Sto vedendo che la musica è uno di questi grandi sogni che ha la ‘mia’ gioventù”. Se si tratti di rap o altri generi per il cantautore poco importa.”Credo – ha sostenuto – che questa cosa di differenziare gli stili si stia mano a mano dissolvendo.

Perché credo che la musica, dai giovani ma anche da me, sia vista a 360 gradi. Come semplicemente una forma artistica, un modo di esprimersi libero. Senza per forza dovere stare in uno di questi territori. Pop o altro che sia”. Lui uno dei suoi sogni lo ha già realizzato vincendo il Festival di Sanremo. “Non uno dei miei sogni – ha subito precisato Mahmood – ma ‘il’ sogno. Perché sono diversi anni che faccio musica. Ora ho avuto questa grande visibilità che mi ha permesso di farmi conoscere meglio. Sono orgoglioso e felice di tutto ciò”. Al di là della voglia di fare musica, il vincitore di Sanremo percepisce nella gioventù anche il desiderio “semplicemente di non dipendere più dai propri genitori, di cercare un lavoro, costruirsi una famiglia e una casa”. “Desideri che credo stiano tornando – ha aggiunto – rispetto ad anni precedenti nei quali si stavano in qualche modo perdendo”.Al Festival del giornalismo Mahamood ha parlato anche dei suoi programmi. “Il sogno che sto vivendo – ha spiegato – in realtà ha molte sfaccettature e non si è ancora realizzato del tutto. Ho appena iniziato e devo svilupparlo. Dovrei fare un tour, vorrei prendere lezioni di chitarra e imparare a suonare meglio il pianoforte. Devo ancora studiare. Non è finita. Ho semplicemente iniziato”. Nell’immediato di Mahmood c’è la partecipazione all’Eurovision e i concerti dell’estate. Ma dopo Soldi cosa dobbiamo aspettarci? “Vi dovere aspettare un’altra bomba – ha concluso con il sorriso Mahmood – ma non posso dirvi cosa, quando e come…”.

A Camogli robot pianista esegue ChopinSi chiama Teotronico, nato da idea del pianista Roberto Prosseda

GENOVA07 aprile 201919:38

– Lui, Roberto Prosseda, è un pianista ‘umano’, con le consuete dieci dita che corrono veloci sulla tastiera. L’altro, Teotronico, è un pianista robot, con 53 dita che consentono senza alcun movimento di coprire altrettanti tasti di un pianoforte, dal Do#2 al Mi6. L’inconsueto duo ha dato vita nel pomeriggio del 7 aprile al Teatro Sociale di Camogli a un divertente concerto che si è sviluppato tra parole e musiche in un confronto continuo che ha affrontato anche temi importanti come l’interpretazione, l’esigenza filologica, la libertà dell’esecutore. In frac, sopracciglia, occhi e bocca luminosi blu, Teotronico – che ha eseguito musiche di Chopin, Mozart e Scarlatti – è un robot in progress che è partito da poche dita per ampliare le proprie potenzialità: la prospettiva è di arrivare a 88 dita per coprire l’intera tastiera e poter quindi affrontare qualsiasi repertorio.
Grignani a Musicultura, artisti necessariCantautore esorta i 16 finalisti a Recanati

RECANATI (MACERATA07 aprile 201920:23

– “Non prendersi mai troppo sul serio, non sentirsi mai capaci, non credere che sentirsi qualcuno significa essere un artista, il giorno che ti senti un artista purtroppo ti rendi conto che è come una malattia e devi accettarla. Se non sei un artista, sei altro e mi auguro che tra voi finalisti di Musicultura ci siano artisti perché ne abbiamo molto bisogno”. Cosi Gianluca Grignani ha esortato i 16 finalisti di Musicultura 2019 nel concerto in anteprima nazionale a Recanati, raccontando anche il suo grande sogno di poter duettare con Bob Dylan. A Recanati ha anticipato i temi del suo prossimo disco: “Sarà qualcosa di nuovo, ho cercato di inserire ciò che manca alla società e alla gente di oggi con argomenti che si rifanno ai cantautori on the road americani”. Poi alla chitarra ha intonato alcune delle sue più belle canzoni: Destinazione paradiso, Il cielo sopra il 2000, La mia storia tra le dita, Sdraiato su una nuvola, intervallando con il ritornello di Knockin’ On Heavens Door di Bob Dylan.
A Stefania Sandrelli l’Ulivo d’oroA Lecce si apre la 20/a edizione del Festival del cinema europeo

LECCE07 aprile 201919:07

– Da Napoli, dove è protagonista di un’opera prima tratta dal romanzo di Lorenzo Marone “La tristezza ha il sonno leggero”, diretta da Marco Mario de Notaris, Stefania Sandrelli arriverà a Lecce dove l’8 aprile riceverà ‘L’ulivo d’oro’ alla carriera, l’omaggio del Festival del Cinema Europeo diretto da Alberto La Monica, che si inaugura nel capoluogo salentino per concludersi il 13. L’attrice si racconterà in un incontro con il pubblico. Per l’occasione è prevista una retrospettiva dei suoi film e una mostra fotografica. Il Festival festeggia i suoi venti anni e i dieci anni del Premio Mario Verdone, un’occasione – sottolineano gli organizzatori – per festeggiare i successi e i traguardi raggiunti, proponendo un’edizione ricca di appuntamenti. Molte le anteprime e gli eventi speciali. La direzione del Festival ha deciso di attribuire l’ulivo d’oro a Luciana Castellina e a Fulvio Lucisano. Saranno ancora premiati Aleksandr Sokurov, Nino Frassica, Paola Minaccioni, Alessandro Siani.
Incassi Usa, Shazam spicca il voloSecondo Pet Sematary da Stephen King, Dumbo scivola al 3/o posto

07 aprile 201919:28

– Debutto in vetta al box office Usa per Shazam!: la commedia fantasy di David F. Sandberg, con Zachary Levi, storia di un quindicenne che scopre di poter diventare supereroe semplicemente pronunciando la parola ‘Shazam’, prodotta dalla Warner Bros, è il film più visto del fine settimana con 53,4 milioni di dollari. Al secondo posto un’altra new entry, Pet Sematary: l’horror di Dennis Widmyer, con Jason Clarke e John Lithgow, che racconta il cimitero vivente di Stephen King, in arrivo in Italia il 9 maggio con Fox, rastrella 25 milioni di dollari nel week end.
Scivola in terza posizione il Dumbo di Tim Burton, targato Disney, che deve accontentarsi di 18,2 milioni di dollari (in totale supera i 76 milioni sul mercato domestico).
Seguono l’horror Noi (Us) di Jordan Peele, quarto con 13,8 milioni di dollari nel fine settimana (per un totale di 152 milioni di dollari), e Captain Marvel che porta a casa altri 12,6 milioni, superando i 374 milioni nel mercato nord americano.

L’amore e la religione ai tempi del populismoIncontro con Pif e Lirio Abbate al Festival di giornalismo

07 aprile 201921:52

L’amore e la religione ai tempi del populismo Incontro con Pif e Lirio Abbate al Festival di giornalismo  LA DIRETTA

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Propaganda live al Festival di giornalismo

07 aprile 201922:48

Video, spiegoni, tutorial, social, fumetti, la musica della Propaganda Live Orkestra. Tutto questo in una serata live assieme all’originale ‘compagnia di giro’ capitanata da Diego Bianchi. Un appuntamento cult del Festival. Propaganda Orkestra: Roberto Angelini, Giovanni Di Cosimo, Gabriele Lazzarotti, Fabio Rondanini, Daniele Rossi, Daniele Tittarelli. GUARDA SU YOUTUBE        [print-me title=”STAMPA”]

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