Ultimo aggiornamento 26 Aprile, 2019, 12:06:11 di Maurizio Barra
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
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Lynch firma un tributo a Fellini
Dal 3/5 esposizione a Castel Sismondo con litografie e disegni
RIMINI24 aprile 2019 08:30
– Una mostra in anteprima italiana che il cineasta David Lynch ha realizzato per omaggiare Federico Fellini, ispirandosi all’ultima scena del film ‘8 e 1/2’, sarà fra gli eventi di punta de ‘La Settima Arte-Cinema e Industria’, manifestazione internazionale in programma a Rimini dal 3 al 5 maggio e inserita tra gli eventi di ‘Verso il 2020: 100 anni di Fellini’. L’esposizione ‘David Lynch. Dreams. A Tribute to Fellini’, allestita a Castel Sismondo, comprende 11 litografie realizzate da Lynch in onore di Fellini e 12 disegni del regista romagnolo scelti dallo stesso Lynch.
Altro momento significativo dell’iniziativa – ideata da Confindustria Romagna, Khairos e Università di Bologna, con 60 appuntamenti fra mostre, masterclass, proiezioni, presentazioni di libri – sarà domenica 5 al teatro Galli la cerimonia di consegna del premio ‘Cinema e Industria’, che verrà attribuito, da una giuria presieduta da Pupi Avati, a figure che si sono distinte nell’universo delle professioni che caratterizzano la filiera.
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Normal, ecco la follia dei generiTulli, racconto maschi e femmine senza dare risposte
24 aprile 201910:28
– ‘Normal’, il nuovo film documentario di Adele Tulli già presentato alla Berlinale nella sezione ‘Panorama’ e ora in sala dal 2 maggio con l’Istituto Luce, non racconta solo, in immagini e senza commento, gli stereotipi di genere, ovvero dell’essere uomo e d al di Adele Tulli onna oggi, ma fa molto di più. Come una gigantesca quanto asettica lente di ingrandimento, come in un quadro di Domenico Gnoli, la regista, classe 1982, mette lentamente sotto i riflettori e ingigantisce la realtà mostrando quanto ci sia in essa di oggettiva follia. Elenchiamo solo alcune di queste realtà normal-anormal presentate nel documentario: donne agli ultimi mesi di gravidanza in piscina che si misurano con una ginnastica pre-parto; un bambino vestito di tutto punto da pilota da un apprensivo padre per partecipare a una gara di mini-motociclismo; un fotografo alle prese con poetiche quanto imbarazzanti foto di una coppia di innamorati lontana mille miglia dal mainstream; torte a forma di fallo in un addio al celibato tutto al femminile; le ragioni da laureate ma dette in mutande, di tutta una serie di aspiranti Miss Mondo; una bambina alle prese con i suoi primi buchi alle orecchie; un corso di lap dance; maschi alfa alle prese con guerre finte e videogiochi violenti e ancora maschi alfa a lezione per perfezionare la loro virilità dialettica. In questo caravanserraglio di situazioni, accompagnate solo da una ossessiva colonna sonora, tutto il grottesco di ciò che ci circonda e che neppure vediamo. Adele Tulli, con già un profilo internazionale nella produzione di cinema del reale, ha studiato, tra l’altro, Screen Documentary alla Goldsmiths University of London. E questo film nasce proprio da un progetto universitario.
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“Nei miei film precedenti ho lavorato su temi relativi al genere e alla sessualità e poi mi sono sempre occupata di attivismo, politica, movimenti femministi lotta delle donne – dice la Tulli -, ma ci tengo a dire che Normal non ha alcuna volontà di dare risposte sui generi, ma casomai suscitare degli interrogativi. L’idea era quella di creare accostamenti che riescano a provocare un senso di straniamento e di sorpresa davanti allo spettacolo della “normalissima” realtà di tutti i giorni”.
La Tulli, figlia d’arte (la madre è Serena Dandini), nel 2011 realizza il primo documentario, 365 Without 377 prodotto da Ivan Cotroneo che ha vinto, tra gli altri, il premio per il Miglior Documentario al Torino GLFF 2011. Il suo secondo film, Rebel Menopause, ritratto intimo della straordinaria ultraottantenne Thérèse Clerc ha vinto l’IAWRT 2015 International Award.
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25 Aprile, tutti i programmi in tv e radio
25 aprile 201910:
In occasione della Festa della Liberazione che si celebra il 25 aprile, la Rai propone, all’interno di reti e testate, in tv e alla radio, servizi e approfondimenti, interviste e speciali, film e documentari dedicati alla ricorrenza. Al centro della programmazione – giovedì 25 aprile su Rai 1, dalle 10.50, a cura di Tg1 e Rai Quirinale – la Celebrazione in diretta da Vittorio Veneto per il 74° Anniversario della Liberazione alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Nella prima mattinata, intorno alle 9.00, finestre e collegamenti sui Tg e su Rainews24 con l’Altare della Patria a Roma per la tradizionale deposizione della corona d’alloro da parte del Capo delle Stato con le autorità civili e militari.
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Sempre su Rai1, diversi gli spazi di approfondimento, da “UnoMattina” a “La Vita in Diretta” nel pomeriggio della stessa giornata.Su Rai2 nel giorno della Festa che ricorda quel 25 Aprile di 74 anni fa anche “I Fatti Vostri” e “Detto Fatto” ricorderanno l’anniversario, mentre su Rai 3 andrà in onda alle 13.15 una puntata di “Passato e Presente” dal titolo “Le radio clandestine nella Resistenza”, alle 15.15, per La Grande Storia Anniversari sarà proposta “Italia Libera-Storia di una formazione partigiana”.
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Anche la puntata di Geo, alle 17.00, riserverà uno spazio all’argomento, mentre Blob (alle 20.00) dedicherà l’intera puntata. Infine, Timeline (0.45) programma digital di Rai 3 condotto da Marco Carrara, proporrà il racconto e la condivisione delle storie degli utenti sul 25 aprile – in streaming multicanale su RaiPlay, Facebook, Youtube e Twitter. Su Rai Movie si comincia con il Film “Nascita di una formazione partigiana” (08.45) e si prosegue con il film “La notte di San Lorenzo” (11.10) di Paolo e Vittorio Taviani.Anche Rai Ragazzi dedicherà alla ricorrenza l’intera puntata di SNAP (8.00, 15.00 e 18.35) realizzata presso il Museo diffuso della Resistenza a Torino. Non mancherà Rai Cultura con Il Giorno e la Storia (alle 00:10) che proporrà un’approfondimento sulla Festa della Liberazione. Poi, La lunga liberazione, il lungo racconto narrato da Carlo Lucarelli senza soluzione di continuità, dalle 8.30 alle 20.30, partirà dallo sbarco Alleato in Sicilia nel luglio del 1943 e via via seguirà le tappe cronologiche e geografiche fino alla data del 25 aprile 1945. Si chiude con “25 aprile: la memoria inquieta” (23.10) La memoria del giorno della Liberazione, anno dopo anno, dal dopoguerra agli anni ’90.
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Inoltre il portale web di Rai Scuola e i suoi canali Social propongono il web doc di Rai Cultura “25 aprile: il giorno della Liberazione” e il documentario di Rai Storia “Il 25 aprile nella storia della Repubblica italiana: 1946 – 1958” che analizza com’è cambiato, nell’arco di circa un decennio, il modo di ricordare e celebrare la Resistenza. Tutte le Testate Rai dedicheranno ampi spazi informativi alle celebrazioni dell’anniversario. RaiNews24 curerà uno “Speciale” (la cui programmazione è prevista più volte nel corso della giornata), con approfondimenti e finestre in diretta sulle cerimonie istituzionali. Massima attenzione dalle redazioni regionali della Tgr che realizzeranno servizi sugli appuntamenti e le principali iniziative istituzionali previste in ciascuna regione. Anche Radio Rai dedicherà ampio spazio del palinsestocon servizi all’interno dei Giornali radio. Inoltre testimonianze dirette, commenti di esperti, di storici, giornalisti e della società civile e della politica e numerosi spazi nei principali programmi di Rai Radio1, dal primo mattino fino a sera: Il mattino di Radio1, Radio Anch’io, Radio1 in viva voce, Zapping. Per il 25 aprile anche Caterpillar in onda su Rai Radio2 alle 18.00, dedicherà parte della puntata a una mappatura di eventi di spettacolo legati alla ricorrenza (film, letture, testimonianze) con particolare attenzione agli eventi pensati per le generazioni più giovani.Per tutta la durata della puntata sarà sempre aperto il canale con gli ascoltatori che interagiranno in diretta con i conduttori Massimo Cirri, Sara Zambotti, Paolo Labati, Saverio Raimondo e Laura Troja, segnalando il loro 25 Aprile. Il canale Rai Radio Techetè dedicherà tutta la giornata del 25 Aprile alle voci radiofoniche della liberazione, con una serie di programmi e radio documentari dell’archivio di Radio Rai.
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Jhumpa Lahiri, i miei ‘Racconti italiani’
Antologia di opere brevi da lei scelte, da Moravia a Ginzburg
24 aprile 201911:16
Un viaggio alla scoperta delle opere brevi scritte da autori italiani più o meno famosi, prevalentemente del ventesimo secolo, da Elio Vittorini a Natalia Ginzburg, ad Antonio Delfini e Fabrizia Ramondino. Ce lo fa compiere Jhumpa Lahiri con i ‘Racconti Italiani’ che ha scelto e introdotto in un libro speciale, pubblicato da Guanda, in cui ha creato un canone personale. Sono racconti vari, di diversi stili, eclettici, trasversali, laterali come il ‘Dialogo con una tartaruga’ di Calvino, scartato dal romanzo ‘Palomar’. “Ho privilegiato le donne, gli autori trascurati e meno conosciuti e quelli che hanno interpretato con particolare passione e virtuosismo la forma breve” racconta la Lahiri.
Quaranta gli scrittori raccolti perchè in un’antologia bisogna sempre compiere una scelta: “non c’è mai una soluzione giusta” dice la Lahiri, che incontriamo a Trastevere, a Roma, città che ama e dove vive quando viene in Italia da Princeton, dove ora insegna e abita. Nata a Londra da genitori bengalesi, cresciuta negli Stati Uniti, l’autrice di ‘La moglie’, ‘In altre parole’, ha anche scritto un romanzo in italiano, ‘Dove mi trovo’, e ha tradotto in inglese Domenico Starnone.
Dal suo amore per la lingua italiana è venuta la spinta per questo libro frutto di ricerche, di preziosi suggerimenti di amici e di scoperte anche al mercato dei libri usati di Porta Portese. “Un’antolgia è un’opportunità preziosa per rimettere in circolazione alcune voci. Tra uomini e donne non c’e’ ancora una vera parità anche ai premi, agli incontri letterari, nei giornali. C’e’ ancora l’idea della scrittura al femminile e mi da molto fastidio. Le donne possono raccontare qualsiasi situazione e viceversa. Volevo mescolare tutto, mettere insieme alcuni racconti che parlano del mondo delle donne dal punto di vista maschile come accade ne ‘La modista’ di Antonio Delfini o ne ‘L’altra faccia della luna’ di Alberto Moravia. Questa è la letteratura che può fare qualsiasi cosa” sottolinea la Lahiri. E aggiunge: “Basta con le etichette. Bisogna ridefinire queste piccole gabbie. Privilegio scrittori come Carlo Levi che hanno combattuto l’idea di etichetta in qualunque tempo o autori che hanno sperimentato altri punti di vista come Alberto Savinio autore di un bellissimo racconto, Bago, sulla vita interiore di un personaggio femminile. O Grazia Deledda che ne ‘La cerbiatta’ scrive di un uomo”.
Il faro della Lahiri è Elio Vittorini, al quale si è ispirata per le brevi biografie che introducono i racconti. “Essenziali, nello stile dell’antologia Americana da lui curata. Ammiro Vittorini, il suo impegno poliedrico come scrittore, traduttore e curatore. Bisogna sempre allargare il campo. Anch’io sto sperimentando tutte le identità. Sono diventata scrittrice, traduttrice, curatrice, insegnante. Non sono all’interno del mondo editoriale, mi manca questo” afferma.
L’antologia “è nata al contrario, per un pubblico non italiano, per un lettore anglofono. E’ uscita a marzo 2019 in Inghilterra, due mesi prima della pubblicazione in Italia e arriverà nelle librerie degli Stati Uniti in autunno” spiega la scrittrice, vincitrice di numerosi premi tra cui il Pulitzer, che nel 2012 è stata nominata membro dell’American Academy of Arts and Letters. “Nell’antologia ci sono anche autori che hanno scritto in lingue diverse dalla loro, Fenoglio in inglese e Tabucchi in portoghese” racconta.
“Il mondo editoriale chiede sempre romanzi perchè pensano che questo voglia il lettore. Un racconto sembra un’opera minore ma non è vero. E’ sbagliato, però esiste e permane questo pregiudizio. Il racconto è una forma autonoma in qualunque lingua, è slegato dal mercato. Nasce in maniera indipendente” sottolinea l’autrice che con ‘Racconti italiani’ ha fatto riscoprire anche ai lettori del nostro Paese un genere che trascuriamo ma in cui siamo maestri. “Volevo stuzzicare. Questa antologia è come un vassoio di antipasti, un aperitivo letterario, poi si va a cena. Assaggi, provi tutti questi gusti meravigliosi” dice la Lahiri che sta scrivendo in italiano dei suoi nuovi racconti e forse un nuovo romanzo. “Mi sono tuffata in questo mondo. La libertà di camminare senza meta, questa è l’arte. La scrittura è una via libera, fa male pensare sempre all’idea di pubblicare. Non voglio scrivere per scrivere, solo le cose necessarie” afferma. E avrebbe già tanto materiale anche per un secondo volume di questa antologia.
Endgame per Avengers,quando la fine è un inizio22/o film Marvel chiude un ciclo, tra epica e emozioni intime
24 aprile 201911:17
Una fine che ci riporta all’inizio: è la dimensione scelta fra epica, omaggi intrecciati al passato, accenni sul futuro, ritratti emotivi non superficiali, ritorni e addii, dai fratelli Anthony e Joe Russo per concludere al 22/o film del Marvel Cinematic Universe (Mcu) quest’arco narrativo con Avengers: Endgame, in arrivo in sala dal 24 aprile con Disney. Uno spettacolare capitolo finale (per quanto il presidente dei Marvel Studios Kevin Feige abbia da poco rivelato che anche il prossimo capitolo di Spider-man, Far From Home, in uscita a luglio, porrà il suggello su questi personaggi, dando il via nel contempo nuovi percorsi) per una saga aperta nel 2008 da Iron Man, e capace di incassare nel mondo in 11 anni, oltre 19 miliardi di dollari.
Il racconto riprende dallo scioccante finale di Avengers: Infinity War dove il despota Thanos (Josh Brolin) era riuscito, grazie alle gemme dell’Infinito, nel suo piano di sterminare metà degli esseri viventi dell’universo, supereroi compresi. Con l’umanità dimezzata e immersa nel lutto globale, gli Avengers superstiti, Iron Man (Robert Downey Jr), Vedova Nera (Scarlett Johansson), Captain America (Chris Evans), Thor (Chris Hemsworth), Hulk (Mark Ruffalo), War Machine (Don Cheadle), Occhio di Falco (Jeremy Renner) cui si aggiungono le new entry strategiche di Ant-Man (Paul Rudd) e Captain Marvel (Brie Larsson), si confrontano con il senso di perdita e varie dimensioni dello status di reduce. Senza rivelare troppo, si può dire che c’è chi, fra loro, sfoga la sua rabbia nei modi più violenti, chi si lascia andare, anche fisicamente, ai sensi di colpa (con tanto citazione del grande Lebowski), chi trova un nuovo equilibrio, chi cerca di andare avanti con la propria vita. La possibilità, con un ‘furto di tempo’ di cancellare l’orrore compiuto da Thanos, riporta in campo, uniti, i protagonisti, pronti ad andare avanti a qualunque costo.
I fratelli Anthony e Joe Russo che nel Mcu hanno già diretto Captain America: The Winter Soldier, Captain America: Civil War e Avengers: Infinity War rendono omaggio all’intera saga, da New York a Asgard, sia nella costruzione adrenalinica della storia con continui richiami e una valanga di cameo, che nei temi principi passati dai fumetti ai film: come il conflitto tra dovere e ricerca dell’identità, i rapporti tra genitori e figli, il senso di unione, la caduta e la rinascita. Un vortice a tratti molto complesso, che sa anche commuovere, in attesa di nuove avventure in prequel, sequel e debutti cinematografici di supereroi della casa fondata da Stan Lee (qui al suo ultimo cameo). Tra i prossimi film Marvel/Disney ad arrivare, dopo Spider-man – Far from home: Vedova Nera, The Eternals, Doctor Strange 2, Black Panther 2 e I Guardiani della Galassia 3.
Oscar: Film straniero ora è Feature filmCategoria estesa a 10 film nelle nuove regole della 92/ma edizione
24 aprile 201913:21
Il Consiglio direttivo degli Oscar ha approvato nuove regole per la 92/a edizione degli Academy Award che si terrà il 9 febbraio 2020 al Dolby Theatre at Hollywood & Highland Center in Hollywood. Tra le nuove regole quella che vede cambiare la dicitura “miglior film straniero” in quella di ‘International Feature Film’.La modifica del nome non cambia le regole di categoria esistenti e i requisiti di invio o idoneità. Inoltre, la rosa dei candidati al premio per il lungometraggio internazionale si allarga a dieci film; sette, scelti nella fase uno, dal Comitato di selezione cinematografica internazionale, e poi altri tre votati dall’International Feature Film Award Executive Committee. Altre modifiche arrivano per la categoria Film d’animazione.Intanto l’uscita nell’anno solare degli otto film candidabili non è più richiesta. Nella categoria Trucco e parrucco, il numero di film nominati passa da tre a cinque e la lista ristretta sale da sette a dieci.
IoScrittore, la palestra del talentoIl 30/4 chiudono iscrizioni alla IX edizione del torneo di GeMS
24 aprile 201911:10
– Un concorso ad alta competizione letteraria, ma soprattutto una vera e propria “palestra di scrittura”: si chiuderanno il 30 aprile le iscrizioni per partecipare a IoScrittore, il torneo letterario online gratuito promosso dal Gruppo editoriale Mauri Spagnol e giunto alla nona edizione. L’obiettivo del torneo è trovare nuove voci e inserirle nel panorama letterario attuale: un progetto di scouting editoriale che mette in contatto aspiranti autori con professionisti dell’editoria e che ha già trovato nomi interessanti. IoScrittore premia ogni anno 10 opere con la pubblicazione in e-book e cartaceo on demand. Inoltre, almeno uno dei partecipanti viene pubblicato in cartaceo da una delle case editrici di GeMS (Guanda, Longanesi, Garzanti, Bollati Boringhieri, Chiarelettere, Corbaccio, Nord, Ponte alle Grazie, Salani, TEA, Tre60). Basti pensare a Ilaria Tuti, scoperta da Longanesi durante l’edizione 2017, che è stata l’esordiente più letta in Italia nel 2018. Circa 2200 sono stati gli iscritti sul sito di IoScrittore nel 2018, a testimonianza dell’efficacia di una formula inedita che vede i partecipanti impegnati nella duplice veste di scrittori e di lettori: ogni candidato infatti legge le opere degli altri autori e riceve a sua volta giudizi utili per migliorare la qualità del proprio lavoro.
A teatro, Rigillo, Riondino, OmaggioElena Gigliotti firma Città inferno da film Castellani del ’59
24 aprile 201911:15
– ”Milano per Gaber” con David e Chiara Riondino ne ”Lo stallo” e Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini diretti da Giuseppe Dipasquale ne ”La brocca rotta” di Heinrich von Kleist, a Napoli; Carlotta Proietti e Gianluigi Fogacci protagonisti della commedia ”The Prudes” di Anthony Neilson e Maria Rosaria Omaggio in ”Leonardo Psychedelic Genius”, tutti a Roma; fino a ”Città inferno” di Elena Gigliotti ispirato al film di Renato Castellani del 1959, a Torino: sono alcuni degli spettacoli teatrali in scena nel prossimo week end.
Nadia Toffa lascia il fidanzato: ‘Non mi ha mai accompagnata a fare chemioterapia”Chi ti vuole bene il tempo per te lo trova, giusto?’
24 aprile 201911:38
Nadia Toffa lascia il fidanzato perchè assente nel periodo della malattia e delle cure e annuncia sui social :”Torno a ballare da sola”. Il post scatena le reazioni della rete ed è uno spunto per approfondire il tema della latitanza delle persone care, in alcuni casi, quando qualcuno si ammala. “Buongiorno amici miei! Tempo fa vi avevo parlato di una specie di compagno. Beh, l’ho lasciato perché non si è ricordato manco di un controllo; non mi ha mai accompagnata a una chemioterapia”, scrive Nadia Toffa. “Torno a ballare da sola. Decisamente! Sto con chi il tempo per me lo trova; i miei amici, tra cui ci sono colleghi adorati; la mia famiglia specialissima ; voi! Chi ti vuole bene il tempo lo trova giusto?! Che ne dite? Vi abbraccio fortissimo. E buoni scampoli di vacanza – aggiunmge – anche se il tempo è guasto. Ma chi se ne importa. Vi voglio bene e aspetto il vostro parere. Baci luminosi. P.S. Ovviamente non sono in cerca; vorrei solo il vostro parere. Vi strapazzo di baci. E – conclude – aspetto vostro parere. Grazie”
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Avengers, quando la fine è un inizio
22/o film Marvel chiude un ciclo, tra epica e emozioni intime
24 aprile 201912:01
– Una fine che riporta all’inizio: è la dimensione scelta fra epica, omaggi intrecciati al passato, accenni sul futuro, ritratti emotivi, ritorni e addii, dai fratelli Anthony e Joe Russo per concludere al 22/o film del Marvel Cinematic Universe (Mcu) quest’arco narrativo con Avengers: Endgame, in sala dal 24 aprile, in mille copie, con Disney. Uno spettacolare capitolo finale per una saga aperta nel 2008 da Iron Man, e capace di incassare in 11 anni, oltre 19 miliardi di dollari. Il racconto riprende dal finale di Avengers: Infinity War dove il despota Thanos (Josh Brolin) era riuscito nel suo piano di sterminare metà degli esseri viventi dell’universo, supereroi compresi. Gli Avengers superstiti, Iron Man (Robert Downey Jr), Vedova Nera (Scarlett Johansson), Captain America (Chris Evans), Thor (Chris Hemsworth), Hulk (Mark Ruffalo), War Machine (Don Cheadle), Occhio di Falco (Jeremy Renner) e le new entry Ant-Man (Paul Rudd) e Captain Marvel (Brie Larsson), si confrontano con il senso di perdita.
Vasco, 29 volte a San Siro in 29 anniPronta scaletta per live 2019, si parte con Qui si fa la storia
24 aprile 201917:00
– Vasco è pronto a battere se stesso ancora una volta. Il rocker di Zocca torna negli stadi con il Vasco Non Stop Live 2019, che ha già venduto oltre 330 mila biglietti: 1, 2, 6, 7, 11 e 12 giugno a San Siro a Milano. E’ la prima volta in assoluta che un artista si esibisce per 6 concerti allo stadio milanese. “Occuperemo lo stadio per una quindicina di giorni”: il più lungo soggiorno rock della storia in uno stadio. Vasco detiene anche il primato di 4 sold out consecutivi nel 2011 e altrettanti nel 2014. E con la sfida di quest’anno saliranno a 29 volte a San Siro, in 29 anni. Ai concerti milanesi si aggiungono i due alla Fiera di Cagliari il 18 e 19 giugno. “La scaletta c’è, è pronta e perfetta”, annuncia ancora Vasco su Facebook. E se un anno fa si riallacciava il discorso post Modena Park con la domanda “Cosa succede in città?”, l’incipit del 2019 è più diretto e complice, con le parole di “Qui si fa la storia”: “La disperazione è già qui/C’è solo un modo / che io conosco/la disperazione la soffochi con me/Con me…”.
‘Have you seen my shoes? Sulle tracce di Pino Daniele’, Alex racconta il papà agli studentiParte da Bologna e Napoli il percorso emozionale e didattico che valorizza l’opera del cantautore
24 aprile 201913:42
‘Have you seen my shoes? Sulle tracce di Pino Daniele’: prende in prestito il titolo di una canzone contenuta nell’album di Pino Daniele ‘Vai Mo’, pubblicato nel 1981, il percorso emozionale e didattico che si prefigge di promuovere e valorizzare le opere di Pino Daniele, a cura del figlio Alex, presidente della Fondazione Pino Daniele Trust Onlus.”Analizzare l’opera ed il percorso artistico di mio padre – spiega Alex Daniele – è una responsabilità, vuol dire far arrivare ai giovani anche una grande avventura umana e professionale per il rinnovamento culturale delle nuove generazioni”. L’iniziativa prende il via con due tappe: si parte l’11 maggio da Bologna nel Museo Suono e della Canzone Fonoprint, che ha la missione di condividere storia e prestigio del patrimonio dei principali prodotti discografici cantautorali italiani, e si replica il 18 settembre a Napoli nel Museo della Pace MAMT Mediterraneo Arte Musica e Tradizioni che ospita il percorso emozionale permanente ‘Pino Daniele Alive’. Relatori sono Alex Daniele e Fabrizio Bianco (PinoDaniele Trust Onlus), ai quali a Bologna si aggiunge Maurizio Biancani (Fonoprint).Tra testimonianze e documenti inediti, l’attività didattica prevede l’ascolto in alta definizione direttamente dagli album originali di Pino Daniele con l’analisi stilistica ed armonica delle sue opere. Il percorso è offerto gratuitamente agli studenti iscritti alle istituzioni ed ai corsi accreditati dal sistema del MIUR-AFAM (Ministero dell’ Istruzione dell’Università e della Ricerca-Alta Formazione Artistica Musicale).”Questo progetto – racconta Alex Daniele – è maturato durante il mio percorso come docente di ‘Strategia, Progettazione, Organizzazione e Gestione di prodotti di Cultura e di Spettacolo’ al conservatorio di Milano. Qui, dove oggi, grazie all’attuale direttore Cristina Frosini, si respira ogni genere di musica, ho avuto modo di constatare che le opere di mio padre sono espressione sociale di più generazioni. Il suo inconfondibile stile chitarristico è oggetto di analisi. Con grande gioia rileggo negli occhi dei giovani studenti i valori etici delle sue opere” come un messaggio che si rinnova nel tempo.”Mio padre – spiega ancora Alex – ha dedicato una vita allo studio dello strumento, alla ricerca sonora e al codice per comunicare, confrontando il suo modo di fare musica con i linguaggi delle culture del pianeta. Il metodo della condivisione è indispensabile per l’evoluzione sia artistica che sociale ed in questo percorso l’identità artistica di mio padre non ha mai perso la bussola, infatti il sistema di valori alla base della sua poetica espressiva ha origine nella matrice stessa della sua identità artistica”. Nel suo percorso, Pino Daniele ha studiato e condiviso musica con molte persone. Una di queste è il maestro Fabrizio Bianco, responsabile artistico dei progetti di alta formazione musicale della Pino Daniele Trust Onlus. “E’ presente nella nostra vita fin da quando ero piccolo – racconta Alex – ma lo vedevo poco perché passava ore con mio padre a studiare chitarra. Si chiudevano in una stanza in fondo al salotto di casa nostra a Formia, la stessa dove nacquero capolavori come ‘Anna Verrà’, ‘Quando’ e tante altre poesie. Sono particolarmente fiero di averlo al mio fianco”.
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Corto Maltese al Mann,tra mito e fumetto
Archeologico di Napoli ospita fino a 9 settembre eroe di Pratt
NAPOLI24 aprile 201914:12
– Il più affascinante e misterioso dei marinai è approdato al Museo Archeologico di Napoli: intitolata ‘Corto Maltese. Un viaggio straordinario’, si apre domani al pubblico (fino al 9 settembre 2019) la mostra dedicata al maestro del fumetto mondiale Hugo Pratt (1927 – 1995) organizzata da Comicon con Patrizia Zanotti di CONG: circa 100 i pezzi tra tavole, schizzi, fotografie ed ingrandimenti in un suggestivo e ricco percorso nel mondo di un personaggio solitario, ramingo, condottiero, imprevedibile e arguto nelle sue battute.
Allestita nelle sale che custodiscono reperti archeologici legati al mare, l’esposizione, spiega il direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Paolo Giulierini, “è la prima così completa che la città dedica a uno dei più grandi fumettisti mondiali e alla sua graphic novel”.
Premi: assegnati riconoscimenti LuchettaDal Congo a conflitti Siria e Yemen premiati i migliori racconti
TRIESTE24 aprile 201916:22
– Ancora una volta il Premio Luchetta racconta il mondo e le sue trincee: annunciati dalla Giuria della 16/a edizione, presieduta dal direttore di Rainews24 Antonio Di Bella, i vincitori: a Diego Bianchi-Zoro va il Premio reportage, “per l’emozionante diario di viaggio in Congo in onda su Propagandalive La7, in cui ha testimoniato l’emergenza che colpisce in particolare i bambini”. Nella categoria ‘Tv News’ premiata Orla Guerin per la corrispondenza della BBC News su 42 bimbi, vittime di un bombardamento aereo delle forze di coalizione nello Yemen. Per la stampa italiana il riconoscimento va a Daniele Bellocchio che ha raccontato per L’Espresso la fuga dei cittadini del Ciad da Boko Haram e la storia di Halima Adama, a 12 anni vittima di matrimonio forzato e obbligata dal marito a una missione suicida. Tra i premiati anche Margaux Benn, corrispondente de Le Figaro dall’Afghanistan, e Alessio Romenzi per la foto de L’Espresso che ritrae un padre al check point di Quayyara (Siria) insieme alle bambine.
Fox Simpson, canale dedicatoPer festeggiare 30 anni arrivo in Italia in attesa 25a stagione
24 aprile 201920:02
Ci saranno guest star degli episodi provenienti dal mondo del cinema e della tv come Lisa Kudrow, Jerry Springer, Alec Baldwin, Ron Howard. Ma anche esponenti del mondo musicale da Cyndi Lauper ad Elton John. Per festeggiare i 30 anni dall’arrivo in Italia di Simpsonoe e in attesa della partenza degli episodi della 25esima stagione, Fox lascia il telecomando nella mano a quattro dita di Homer e dedica un canale intero alla famiglia “in giallo” più famosa di sempre. Fox Simpson domination andrà in onda su Fox+1 (Sky, 113) dal 25 aprile al 2 maggio. Una maratona no stop che ripercorrerà i migliori momenti della famiglia più amata d’America e che culminerà con la messa in onda dei primi 4 episodi della venticinquesima stagione alle 21.50 del 2 maggio su Fox (Sky, 112), in simulcast con Fox Animation (Sky, 127). Una settimana dedicata alla serie d’animazione nata dalla mente di Matt Groening, specchio della società moderna, ormai diventata la serie più longeva d’America. Sarà un’occasione per rivivere i momenti più divertenti e iconici dei Simpson e l’opportunità per rivedere episodi memorabili come Il viaggio misterioso di Homer dove il capofamiglia comincia ad avere delle allucinazioni dopo aver mangiato il terribile peperoncino killer del Guatemala e si troverà a conversare con il suo spirito guida, un coyote, oppure l’episodio Homr in cui Homer si trasforma in una cavia da laboratorio e si scoprirà a cosa è dovuta la sua stupidità: a un pennarello nel cervello. O ancora Due pessimi vicini di casa durante il quale Homer è alle prese con un vicino di casa molto particolare, George W. Bush. Da giovedì 2 maggio alle 21.50, poi, andrà in onda su FOX (112, Sky) la stagione 25 della serie che ha vinto tre Primetime Emmy Awards. Fra gli episodi imperdibili di questa stagione, quello in cui Homer si risveglia in un mondo interamente costruito con i Lego, il cui titolo è Mattoncino come me ed è il 550° episodio della serie (ventesimo di questa stagione). Nell’episodio 10, Sposata con il blob, ci sarà invece un commovente tributo al celebre regista d’animazione Hayao Miyazaki.
Una intera settimana tutta dedicata ad Homer, Marge, Bart, Lisa, Maggie e tutti gli abitanti di Springfield! Quale miglior modo, d’altronde, per festeggiare l’arrivo della 25esima stagione su Fox e Fox Animation?
Chernobyl, a giugno su Sky la serie su catastrofe nucleareCon Jared Harris, Stellan Skarsgård, Emily Watson
24 aprile 201919:52
Sono passati esattamente 33 anni dalla più grande catastrofe nucleare della storia: l’esplosione del reattore numero 4 della centrale di Chernobyl, a 120 chilometri da Kiev, avvenuta il 26 aprile 1986. A partire da questa indimenticata tragedia, prende le mosse la nuova serie originale Sky e Hbo in cinque episodi – Chernobyl – che è attesa al debutto il prossimo 10 giugno in esclusiva su Sky.
Una delle peggiori catastrofi mai provocate dall’uomo raccontata attraverso gli atti di coraggio di quanti provarono a salvare l’Europa da un disastro inimmaginabile. Tra bugie e viltà, coraggio e tenacia, fallimento e nobiltà umana, la serie ripercorre il devastante disastro della famosa centrale nucleare, concentrandosi su come e perché è accaduto e raccontando le commoventi e straordinarie storie degli eroi che hanno rischiato la vita per arginare la catastrofe.
Nel cast Jared Harris (Mad Men, The Crown) interpreterà Valery Legasov, lo scienziato sovietico scelto dal Cremlino per indagare sull’incidente, fra i primissimi a cogliere la portata della tragedia imminente; Stellan Skarsgård (Melancholia, Mamma Mia!, Will Hunting – Genio ribelle), sarà Boris Shcherbina, a capo della commissione governativa su Chernobyl istituita dal Cremlino nelle prime ore successive al disastro. E ancora Emily Watson (Le onde del destino, Everest, Storia di una ladra di libri) vestirà i panni di Ulana Khomyuk, fisica nucleare sovietica impegnata a risolvere il mistero che ha portato al disastro: i suoi sforzi la porteranno a scontrarsi, fino a rischiare la propria libertà e a temere per la propria vita, con chi ha cercato di seppellire un terribile segreto. Infine, Jessie Buckley (Taboo) ha il ruolo di Lyudmilla Ignatenko, la giovane moglie di Vasily, un vigile del fuoco che non riuscirà a evitare l’esposizione alle radiazioni della centrale nucleare di Chernobyl. Più di chiunque altro, Lyudmilla è il vero volto della tragedia e affronterà un dolore inimmaginabile.
Completano il cast Paul Ritter (Electric Dreams, No Offense, Lovesick), Adrian Rawlins (Darkest Hour, War and Peace), Con O’Neill (Happy Valley, Telstar), Sam Troughton (Il Rituale, The Hollow Crown), Adam Nagaitis (The Terror, To Walk Invisible), Ralph Ineson (Il Trono di Spade, Harry Potter e il principe mezzosangue), Mark Lewis Jones (Apostle, Star Wars Episodio VIII), Fares Fares (Tyrant, Rogue One: A Star Wars Story) e David Densik (McMafia, Top of the Lake: China Girl).
Scritta da Craig Mazin (Io Sono Tu, Il Cacciatore e la Regina di Ghiaccio), Chernobyl è diretta da Johan Renck (Breaking Bad, Blackstar). I produttori esecutivi per Sister Pictures sono Jane Featherstone (Humans, Broadchurch) e Craig Mazin, affiancati da Carolyn Strauss (Il Trono di Spade, The Wire) per The Mighty Mint e Gabriel Silver per Sky. La serie è co-prodotta da Johan Renck e Chris Fry (Humans, The Smoke) e prodotta da Sanne Wohlenberg (Black Mirror)
World Press Photo, mondo allo specchioA Roma in anteprima mondiale le 140 immagini finaliste
24 aprile 201920:57
Il pianto inconsolabile di Yanela Sánchez, la bambina dell’Honduras che al confine tra Messico e Stati Uniti assiste alla perquisizione e all’arresto della madre da parte della polizia di frontiera. E poi, ancora in Messico, una folla di migranti in corsa disperata verso un camion che, fermatosi per dare loro un passaggio, potrà forse condurli verso un nuovo futuro. Ci sono le ferite del mondo e l’incapacità dell’umanità di curarle negli scatti di John Moore e Pieter Ten Hoopen, premiati al World Press Photo 2019 nelle sezioni Photo of the Year e Story of the Year, in mostra a Roma, in anteprima mondiale al Palazzo delle Esposizioni dal 25 aprile al 26 maggio, insieme alle altre immagini finaliste del celebre concorso.Ideata da World Press Photo Foundation di Amsterdam e organizzata dall’Azienda Speciale PalaExpo in collaborazione con 10b Photography, la mostra presenta gli scatti che compongono la 62esima edizione del contest di fotogiornalismo più importante a livello internazionale, una narrazione visiva di 140 fotografie che conducono il visitatore direttamente dentro i fatti più rilevanti dello scorso anno. I temi trattati in questa edizione sono tanti, in primis l’immigrazione e quei “muri”, fisici e ideologici, che ormai ovunque separano i popoli, ma anche l’inquinamento che distrugge l’ambiente, e poi le tradizioni sociali e le religioni, lo sport, il mondo animale, la politica, la diversità: ogni scatto ha la capacità di raccontare una storia e diviene ‘documento’, mostrando orrore e armonia, discriminazioni e violenze, ma anche i mille colori di un mondo nonostante tutto ancora bellissimo, seppure pieno di contraddizioni. Selezionati tra 4783 fotografi (che hanno inviato un totale di 78801 immagini), i finalisti e candidati ai premi della mostra sono 43 (di cui 14 donne, che corrispondono al 32%, in notevole aumento rispetto al 12% del 2018): tra i premiati anche 4 italiani, Daniele Volpe (2° premio, foto singole, sezione Notizie Generali), Lorenzo Tugnoli (1° premio, reportage, sezione Notizie Generali), Marco Gualazzini (1° premio, reportage, sezione Ambiente) e Matteo Delbò (con la giornalista Chiara Avesani, 3° premio, short, sezione Digital Storytelling). Dopo Roma, il cammino della mostra continuerà in altre 11 tappe italiane, tra cui Matera, Capitale della Cultura 2019, e Ferrara in autunno, per il Festival di Internazionale.”Questa mostra è il racconto della contemporaneità ma anche della storia, ed è importante che l’anteprima mondiale si svolga qui, a Palazzo delle Esposizioni”, ha detto oggi Luca Bergamo, vicesindaco del Comune di Roma, “in un’epoca di incertezza delle informazioni bisogna sottolineare il lavoro enorme del World Press Photo di verifica che questo racconto sia vero. E’ innegabile che i temi quest’anno siano le grandi crisi, quella umanitaria e quella ambientale, alle quali l’umanità non riesce a far fronte”. “Come dimostrano le foto che dal 1955 a oggi sono state premiate, questi lavori trascendono la cronaca e diventano documenti storici. Anche lo scatto premiato dell’americano Moore è una foto politica: l’autore ha aggiunto l’aspetto dell’umanizzazione al fenomeno dell’immigrazione, perché spesso questo tema è raccontato solo con numeri e statistiche”, ha detto Francesco Zizola, direttore creativo di 10b Photography, sottolineando la volontà del concorso di stare al passo con i tempi e aprirsi “con la nuova sezione Digital Storytelling ai linguaggi giornalistici più attuali fruibili da smartphone e tablet”. “Il linguaggio negli ultimi anni è cambiato perché è cambiata la percezione della realtà”, ha proseguito Zizola che è stato vincitore del World Press Photo of the Year nel 1996, “gli autori si trovano di fronte a una complessa rappresentazione del mondo e devono rispettare regole deontologiche ed etiche che permettono alla fotografia di essere credibile, cosa fondamentale oggi nell’era delle fake news”.
Renee Zellweger spegne 50 candelineBridget Jones è diventata grande, presto sarà Judy Garland
24 aprile 201920:48
Quando aprirà gli occhi domattina Renée Zellweger si sveglierà nella seconda metà della vita: ancora giovane per gli standard di oggi ma certo molto diversa dalla travolgente “mocciosa” che ha sedotto il pubblico mondiale con la maschera di Bridget Jones. Sono passati esattamente 18 anni da quando, nel 2001, indossò per la prima volta i panni della trentenne Bridget secondo il modello disegnato da Helen Fielding che a sua volta si era ispirata, molto liberamente alla trama di “Orgoglio e pregiudizio”. Fu una immediata standing ovation di ogni genere di pubblico, dai fan dei romanzi a coloro che non avrebbero mai più sentito il nome dell’eroina pasticciona senza associarlo alla texana dal cognome esotico. La storia di Renée è infatti quella di una predestinata: nasce nella piccolissima cittadina di Katy il 25 aprile del 1969 da un padre svizzero e una madre norvegese (di origine sami, ovvero della minoranza nordica di etnia lappone) si sono incontrati su un battello durante una vacanza americana e dalla terra del petrolio non soni più ripartiti.Va a scuola come una promettente futura atleta e laureata ma si iscrive a un corso di recitazione per avere i crediti necessari alla laurea. Ottiene consensi inattesi ma non le passa nemmeno perla testa di fare la valigia in direzione Hollywood. Pensa che sia certo la Mecca del Cinema ma anche l’anticamera del fallimento e quindi cerca qualche occasione più vicino a casa. Incredibilmente la trova a Huston, a due passi da casa, con una particina nel remake di un titolo di culto del cinema horror: “Non aprite quella porta IV ” del 1994. Si è fatta una certa fama con piccoli ruoli e spot pubblicitari ma è un amico a segnalarle i provini per “Luna&45” che sarà il film destinata a metterla in luce perché, a sorpresa, ha il ruolo principale. A questo punto si avventura a Hollywood e un’altra volta è la sorte a baciarla in fronte visto che Cameron Crowe la sceglie come fidanzata di Tom Cruise in “Jerry McGuire” del ’96. Determinata, simpatica, versatile com’è, chi fermerà più la bionda Renée? Al fianco di Meryl Streep in “La voce dell’amore” si cimenta in una parte drammatica, nel 200 vince il primo dei suoi 6 Golden Globes per il thriller comico “Betty Love”, l’anno dopo trionfa nel “Diario di Bridget Jones” e nel 2002 si propone come star da musical nel rutilante “Chicago” di Rob Marshall.Non ha mai preso lezioni di canto e ballo ma in pochi mesi è una perfetta showgirl e quasi ruba la scena alla sua amica Catherine Zeta-Jones. Tra le carte vincenti del suo mazzo c’è anche una simpatia che la lega solidamente a colleghe illustri come Michelle Pfeiffer, Nicole Kidman, la stessa Zeta-Jones. E c’è anche questa chimica da set alla base dei suoi successi, compreso l’oscar come miglior attrice non protagonista guadagnato per “Ritorno a Cold Mountain” del 2003. La terza e ultima puntata della saga di Bridget Jones è del 2016 e da allora Renée ha preferito centellinare le sua apparizioni sposando spesso la causa di opere indipendenti e registi giovani come “Diverso da me” di Michael Carney o “Qui e ora” di Fabian Constant. Tra breve sarà di nuovo sullo schermo invece in una grande produzione vestendo i panni di Judy Garland nel biopic ispirato alla sfortunata storia della grande attrice. Una nuova sfida per Renée che nel frattempo ha dovuto anche respingere le chiacchiere su presunte operazioni di chirurgia estetica (rigettate con sdegno, dicendo che adora vedere il suo volto trasformarsi con l’età) e chiacchiere sulla sua solitudine sentimentale. Perché tanto è fortunata nel lavoro, tanto sembra insicura nelle sue relazioni amorose: un matrimonio nel 2005 col cantante Kenny Chesney per il quale chiede e ottiene l’annullamento appena quattro mesi dopo, una chiacchierata relazione con Jim Carrey finita comunque nell’arco di un anno e molta privacy, difesa con le unghie e coi denti.E’ difficile trovare un equivalente di Renée Zellweger nel pantheon delle dive; ma in verità è facile accostarla a Shirley McLaine con cui divide la duttilità espressiva, il piacere della commedia, l’entusiasmo con cui affronta le imprese impossibili e l’umorismo innato che porta anche nella vita quotidiana con una buona dose di autoironia. Per anni hanno provato a farne la “fidanzata d’America” degli anni ’90 ma, proprio come Bridget, anche Renée si è sempre sottratta ai cliché troppo facili e l’unico che ha accettato trasuda appunto ironia da tutti i pori: Buoin compleanno Renée, hai ancora tutta la tua storia da scrivere. E se proprio ti stancherai, ricorda che da qualche parte hai ancora una bella laurea in letteratura inglese, la tua vera passione da ragazza.
Michael Madsen guidava in stato di ebbrezzaL’attore feticcio di Tarantino finito contro un palo a Malibù
MALIBU’ (CALIFORNIA)25 aprile 201909:36
E’ stato formalmente accusato di guida in stato d’ebbrezza Michael Madsen, uno degli attori feticcio di Quentin Tarantino.
Madsen, 61 anni, lo scorso mese è finito contro un palo mentre era a bordo del suo suv a Malibù, sulla costa sud della California. L’attore statunitense non è nuovo a questo tipo di reato. Non ha presentato appello e la causa al tribunale di Los Angeles è prevista per il 20 maggio. Madsen è noto in particolare per i suoi ruoli in ‘Kill Bill’, ‘Le iene’ e ‘The hateful eight’.
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
Roseberry nuovo stilista di Schiaparelli
Il designer nato in Texas 33 anni fa ha lavorato con Thom Browne
26 aprile 201910:44
– Daniel Roseberry è il nuovo direttore artistico di Schiaparelli. Ad annunciarlo una nota della maison del gruppo Tod’s, dove si precisa che il designer americano assume l’incarico per tutte le collezioni, i progetti e l’immagine della maison fondata da Elsa Schiaparelli nel 1927.
Nato in Texas, paese natio evidentemente fertile di creativi visto che ha dato i natali anche a Tom Ford, 33 anni fa, Daniel Roseberry, ha trascorso oltre 10 anni al fianco di Thom Browne a capo delle collezioni uomo e donna. Dalla Schiaparelli fanno sapere che si aspettano che Roseberry “trasmetta la visione creativa audace e all’avanguardia nella maison di Place Vendome, come già fece la sua fondatrice, Elsa Schiaparelli, il cui non convenzionale patrimonio creativo fa parte della storia della moda”.
Così parlò Madonna, con ‘Madame X’ torno alle radiciLa pop star ha presentato in diretta su MTV il video di ‘Medellin’
26 aprile 201910:56
“Madame X è tornata alle radici!”: così Madonna ha presentato la sua ultima metamorfosi, parlando durante un evento televisivo globale su MTV, in diretta da Londra e in collegamento via satellite con Milano, New York, Miami e San Paolo. L’occasione era il lancio del video di ‘Medellin’, singolo realizzato con Maluma e prodotto dal collaboratore di lunga data Mirwais che anticipa l’uscita del nuovo album dell’artista, ‘Madame X’, in arrivo il 14 giugno.
“La musica è l’anima dell’universo – ha detto, parlando dell’influsso multiculturale dell’album – Ovunque siamo, qualunque lingua parliamo, quando sentiamo della musica ci sentiamo subito connessi al sentimento e all’emozione che l’artista vi aveva infuso: non importa il genere o la lingua, siamo connessi in modo primordiale attraverso la musica. Lo eravamo già, anche prima di Instagram!”. Tra le ragioni di queste ispirazioni, la sua nuova vita a Lisbona, dove si è trasferita per incoraggiare la carriera calcistica del figlio David: “Sono diventata una mamma che accompagna i figli agli allenamenti! Sembra strano, per una ragazza controversa come me!”. A Lisbona è venuta in contatto con diverse culture e personalità: “Mi sono fatta tanti amici, artisti e musicisti, e ho partecipato alle loro sessioni di musica nei salotti”. Il video, invece, è stato influenzato dalla pittura e dal cinema surrealista: “Volevo che sembrasse un ritratto”. Nonostante i nuovi spunti estetici e musicali, Madonna percepisce ‘Madame X’ come un ritorno alle origini: “Quando ho iniziato, ero naif: non mi interessava il giudizio della gente, ero libera e pura. Volevo tornare a quel periodo. Il nome Madame X mi era stato dato proprio allora, quando avevo 19 anni”.
Daniel Craig sarà ancora James Bond nel 25/o film della serie Nel cast ci sarà anche Rami Malek, star di Bohemian Rapsody
NEW YORK26 aprile 201911:08
Per i fanatici di James Bond l’attesa è finita. E’ stato infatti annunciato ufficialmente il cast, qualche elemento della trama e la data di uscita nelle sale cinematografiche del film numero 25 del fortunato franchising di spionaggio. Tuttavia manca ancora un titolo e la pellicola per ora viene chiamata genericamente ‘Bond 25’.
I produttori Barbara Broccoli e Michael G. Wilson oltre al regista Cary Joji Fukanaga hanno confermato Daniel Craig nel ruolo di James Bond (il suo quinto) e Rami Malek, star di ‘Bohemian Rapsody’ come il villano. Per quanto riguarda la trama, il film inizia con Bond non in servizio attivo mentre si gode una vita tranquilla in Jamaica. Ma la pace dura poco e viene interrotta quando Felix Leiter della Cia gli chiede aiuto per liberare uno scienziato rapito.
Fukanaga ha rivelato inoltre che il film è stato girato tra Jamaica, Norvegia, Londra e l’Italia. Bond 25 uscirà il 3 aprile del 2020.
Steiner e la Spoon River dei pazziStorie di un manicomio con le foto di D’Anna e Berengo Gardin
26 aprile 201911:38
– MARCO STEINER, “ISOLE DI ORDINARIA FOLLIA” (MARCIANUM PRESS, pp. 144, EURO 18). Voci che hanno voglia di uscire dalla polvere, storie raccontate con “parole imbevute nell’ inchiostro delle fotografie” per descrivere sogni, frammenti di ricordi, ombre di vite senza nome. E’ un viaggio popolato di esistenze sospese, una onirica Spoon River dei pazzi il libro di Marco Steiner “Isole di ordinaria follia”, dove dalle nebbie della laguna di Venezia arriva l’ eco dei malati rinchiusi in passato nel manicomio dell’ isola di San Servolo. Steiner, che ha trascorso gli ultimi 15 anni a seguire le tracce lasciate in luoghi esotici da Corto Maltese, l’ eroe romantico di Hugo Pratt, stavolta punta la barra verso una destinazione interiore, fatta di connessioni, in cui la scrittura si intreccia con le foto scattate nel vecchio ospedale psichiatrico dallo svizzero Marco D’Anna, suo storico compagno di viaggi, e quelle raccolte nello stesso luogo dal grande Gianni Berengo Gardin prima del 1978, l’ anno in cui la legge Basaglia decretò la chiusura dei manicomi.
A offrire lo spunto per i racconti sono le storie contenute nelle cartelle cliniche dei registri del 1800 di San Servolo.
Poche indicazioni, a volte surreali, circa il tipo di patologia, qualche dettaglio sul comportamento o sulle vicende familiari dei malati, bastano all’ autore per dare corpo ai protagonisti e a immaginare le loro vite e i loro pensieri. In tutto quattordici storie, sette maschili e sette femminili, come i figli di Niobe, punita dagli dei con la loro uccisione per aver umiliato Latona, la moglie di Zeus che era riuscita a partorirne soltanto due, Apollo e Artemide. Nel cortile del manicomio di San Servolo c’ è appunto una statua della ninfa, che ricorda la sua pazzia provocata dalla tragedia, e la condanna a piangere senza fine per il dolore. Asciutto e muto è il dolore che filtra da ogni personaggio, dall’ organista che si immagina in un mondo nuovo suonando in chiesa dopo la dose di elettroshock, alla adolescente violentata dal padre che scappa di casa, diventa prostituta che finisce a San Servolo con la diagnosi di “ipomoralità costituzionale”. Il silenzio avvolge Guglielmo, il fabbricatore di bussole, ricoverato nel 1844: non parla, non sa una parola d’ italiano, muore di colera cinque anni dopo. E ancora, la donna innamorata di un marinaio sensuale che resta paralizzato dopo un incidente e si perde nell’ alcol e nella violenza finendo in manicomio con lei. Il bianco e nero delle foto dello svizzero Marco D’Anna, cupe e suggestive, scandisce i racconti. Densi di “ribellione e ruvida poesia” gli scatti d’epoca di Berengo Gardin, che ha offerto all’autore romano, suo amico, la raccolta dei provini delle visite nel manicomio con le annotazioni e le indicazioni sui tagli delle immagini. Lo psicoterapeuta Antonio Dragonetto nella postfazione osserva che le immagini “permettono di cogliere quell’attimo in cui la malattia mentale, con la sua violenza e la sua sofferenza, si manifesta”. I racconti di queste vite disperate lasciano però filtrare la speranza di una guarigione “con l’ ascolto e con la parola”. Marco Steiner ricorda che nel 1500 i pazzi spesso venivano abbandonati in mare su navi senza vele che affondavano o toccavano terre lontane lasciando che il loro carico umano vagasse nelle strade di paesi sconosciuti dove nessuno li capiva e magari potevano trovare qualcuno che si prendesse cura di loro. Di questo parla “La nave dei folli”, l’opera satirica in versi scritta da Sebastian Brant nel 1498. Più di cinquecento anni dopo questo libro segue la stessa scia, conduce in territori misteriosi e sfida a comprendere ciò che sfugge al sentire comune. Una zattera con le vite dimenticate di altri figli di Niobe in cerca di una costa su cui approdare e di qualcuno disponibile a mettersi in ascolto. [print-me title=”STAMPA”]
