Ultimo aggiornamento 28 Ottobre, 2019, 03:55:18 di Maurizio Barra
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S. Cecilia: Lucchesini, Schumann romantico per antonomasia
Il pianista nel concerto inaugurale
26 ottobre 2019 12:10
– L’eccellenza romantica di Robert Schumann, dai brani fortemente influenzati dalla letteratura alla Fantasia op. 17, considerato il suo capolavoro, che l’autore stesso in una lettera alla sua amata Clara confessò di aver scritto nel modo più appassionato pensando a lei. Il pianista Andrea Lucchesini apre lunedì 28 ottobre con un recital interamente dedicato al compositore tedesco la Stagione da Camera dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. “Schumann è il compositore romantico per antonomasia – dice il musicista toscano -. Sono felice di presentare brani per me significativi S. Cecilia: Lucchesini, Schumann romantico per antonomasia e fondamentali che ho affrontato nel corso di questi anni”. In programma Papillons op. 2, suite per pianoforte composta tra il 1829 e il 1832, composta da dodici pezzi più un’introduzione, ispirata al capitolo finale di Flegeljahre, uno dei romanzi più famosi di Jean Paul. La prima parte si chiude con Carnaval op.
9, scritta nel 1835 per Ernestine von Fricken di cui Schumann era innamorato, composta da 22 pezzi. Dopo le Tre Romanze op.
28, composte prima del matrimonio con Clara Wieck, la chiusura è affidata alla Fantasia, nata nel 1836 per commemorare Beethoven e, osserva Lucchesini, occasione per l’autore di confrontarsi con la figura gigantesca del genio di Bonn, venerato e rispettato per le sue Sonate.
Andrea Lucchesini, 54 anni, accademico di Santa Cecilia dal 2008 e considerato tra gli interpreti romantici più importanti della scena internazionale, torna sul palcoscenico dell’Auditorium Parco della Musica dopo un intervallo di due anni. A Santa Cecilia ha esordito 30 anni fa con Chopin e, appunto, Carnaval di Schumann. “Il pubblico italiano ha un ascolto più istintivo, entusiasta e partecipe – dice – la nostra natura ci aiuta molto. Nei paesi anglosassoni l’ ascolto è più consapevole e ragionato, il pubblico arriva più preparato”.
Libri: diritti e poteri nell’età del “disincanto”Legnini, come uscire dalla crisi di consenso delle istituzioni
26 ottobre 201919:10
– GIOVANNI LEGNINI E DANIELE PICCIONE, ‘I POTERI PUBBLICI NELL’ETA’ DEL DISINCANTO’ (LUISS UNIVERSITY PRESS, PP. 176, EURO, 20) La perdita di centralità del Parlamento, l’ampliamento dell’area di competenza della magistratura, e al contempo i suoi momenti di caduta, l’irruzione nella quotidianità dei poteri delle authority “hanno determinato un senso di dispersione e frammentazione dei poteri pubblici, accentuando la crisi di consenso che circonda le istituzioni repubblicane”. Parte da queste considerazione il volume “I poteri pubblici nell’età del disincanto. L’unità perduta tra legislazione, regolazione e giurisdizione”, dell’ex vicepresidente del Csm Giovanni Legnini e Daniele Piccione, con la prefazione del giurista Natalino Irti.
“L’età del disincanto”, scrive Irti “è, a ben vedere, l’età di un nuovo ‘incantesimo’, della volontà umana superba di un potere tecnico che di giorno in giorno s’impossessa del mondo. E se il diritto decide di seguirla e governarla, allora si fa inevitabile la transizione dalle ‘leggi’ alle ‘regole'”. Che ne è allora della politica? Alla fine di un decennio di recessione economica e di scetticismo verso la capacità di risposta da parte dello Stato, il saggio afferma l’urgenza di un impegno politico, cercando uno spazio tra la tecnocrazia e “l’oscura inquietudine” delle folle. Una necessità che si accompagna a quella di superare l’atteggiamento di diffidenza verso i poteri pubblici, la cui “riserva di credibilità” è stata scalfita da recenti episodi. Tra questi gli autori, nell’introduzione, citano “le dolorose vicende che hanno riguardato la magistratura ordinaria e il Consiglio Superiore nell’estate del 2019, come pure non può tacersi delle forti spinte delegittimanti che hanno investito Consob e Banca d’Italia”.
La finalità di questo studio è “un’analisi approfondita dei mutamenti di rapporto tra le funzioni legislativa, giurisdizionale e regolatoria”, in un contesto in cui politiche economiche e diritti si incrociano – “talvolta drammaticamente” come nel caso dei risparmiatori colpiti dalle crisi degli istituti bancari o dell’Ilva di Taranto – e le forze che tendono a proseguire politiche europeiste si scontrano con le pulsioni sovraniste. La chiave, secondo Legnini e Piccione, sta “nella leale collaborazione tra i poteri”, con un’interpretazione “virtuosa degli spazi di autonomia”, “nel valore della certezza del diritto”, intesa anche come “tempestività” e “calcolabilità”, e in una crescita economica attenta alla sostenibilità e alla giustizia sociale.
Libro del giorno: il D’Annunzio golpista di Lucio VillariNel 1919 opera per distruggere la nascente democrazia liberale
26 ottobre 201920:17
– LUCIO VILLARI, ”LA LUNA DI FIUME – 1919 il complotto” (GUANDA, pp. 210 – 18,00 euro). Un Gabriele D’Annunzio assolutamente inedito nella precisione del ritratto e documentazione delle idee e dei fatti che farano discutere, in contrasto con quanto scritto anche in questo anno di celebrazione del centenario dell’impresa di Fiume, da cui certo derivarono aspetti esteriori e parole d’ordine del fascismo, di cui in realtà il poeta fu un più violento precursore col suo progetto eversivo, golpista, di distruggere la nascente democrazia liberale italiana, poco dopo la fine della prima guerra mondiale.
”D’Annunzio fu sicuramente e paradossalmente più a destra di Mussolini”, afferma Villari, spiegando in modo efficace e sintetico quanto diffusamente ricostruito in questo suo ultimo libro: ”il poeta soldato era bellicista, guerrafondaio, nazionalista, adoratore della violenza e del sangue, precursore dello squadrismo. Dopo Fiume progettò nel 1919-1920 una marcia su Roma senza timore di rischiare una guerra civile cruenta, per rovesciare con un colpo militare il governo prima di Nitti, poi di Giolitti e deporre Vittorio Emanuele III per sostituirlo sul trono col Duca d’Aosta, uomo di estrema destra”.
Il pretesto, l’occasione fu la famosa ”vittoria mutilata”, il risultato della Conferenza di pace di Versailles in cui gli stessi alleati dell’Italia, Stati Uniti in testa con Gran Bretagna e Francia, non trovarono alcuna ragione politica, giuridica, diplomatica per assegnare la città di Fiume al nostro paese, invece che alla nascente nazione che sarebbe poi stata la Jugoslavia. Da qui il colpo di mano e occupazione di Fiume di D’Annunzio e i suoi arditi che ne fecero una sorta di porto franco di violenze, di circolazione libera della droga, a cominciare dalla cocaina usata dallo stesso poeta, di un amore libero in cui le donne erano più usate che altro, tanto da deludere e rendere insofferenti gli stessi fiumani. Per Villari anche la celebre e citata Carta di Carnaro, Statuto della città, pubblicato più di un anno dopo la sua occupazione, che appariva sorprendentemente avanzato e democratico (dal ribadire la laicità delle scuole e il dritto alla cultura come strumento di libertà sino al voto alle donne) ”era una mistificazione, erano pure chiacchere di un abile mestatore che cercava di confondere le acque e che giustamente Giolitti fece poi sgomberare a suon di cannonate”.
Non a caso, e lo si ricorda anche in queste pagine, secondo De Felice D’Annunzio e Mussolini vissero ”moralmente e politicamente in due modi assolutamente diversi, contrastanti addirittura”. Il vero fascista antesignano estremista era il Vate che poi dal fascismo fu nei fatti isolato e, da uomo avido e corrotto quale era, profumatamente pagato perché si mettesse da parte.
Il libro di Villari, che probabilmente susciterà una bella discussione storico politica, ricostruisce una cospirazione di personaggi e venti che operò nei modi più diversi per destabilizzare, in un dopoguerra drammatico, l’Italia, in cui D’Annunzio ebbe un ruolo di primo piano. Sono pagine che raccontano senza pedanteria, il che le rende assai leggibili, senza note accademiche, ma ha alla fine 65 pagine di documenti inediti dell’Archivio Guido Jung (poi Ministro delle finanze e cofondatore dell’Iri nel 1933) avuti da Oscar Sinigaglia, industriale dell’acciaio, fondatore dell’Ilva e acceso nazionalista di destra. Sono lettere, verbali, resoconti riservati di azioni di ”persone che entravano con facilità nelle strutture del potere senza alcuna autorità per farlo , ma ottenendo sempre ascolto e attenzione” grazie a nascoste complicità, per ”cercar di influenzare in modo occulto, secondo una precisa visione nazionalistica, le iniziative della delegazione italiana a Versailles” (ora depositati all’Archivio Storico della Banca d’Italia).
Regista Imma Tataranni, che rivoluzioneA dicembre un docu su Lega Bossi, poi film che vi sorprenderà
27 ottobre 201918:30
E’ stata una rivelazione, o rivoluzione, Imma Tataranni – Sostituto Procuratore, una delle fiction Rai di punta per la stagione televisiva 2019. Ambientata a Matera, con protagonista una sorprendente Vanessa Scalera e vede dietro la macchina da presa Francesco Amato, che in una conversazione, fa il punta di un successo per molti inaspettato di ascolti, annunciando il progetto di una seconda stagione: “Ne stiamo parlando concretamente con la Rai, la produzione, sceneggiatori, il pubblico, ci scrive ce lo chiede”.
Per Amato il segreto di questo boom è da attribuire a tanti fattori: “eccezionale il cast che ho fortemente voluto, una sfida riuscita da questo punto di vista anche perché, pur non conosciutissimo salvo qualche eccezione, è composto di attori straordinari con una solida storia professionale”.
“Ma ha anche nel nobile obiettivo di valorizzare una città come Matera che ha mutato volto come nessun luogo in Italia” ha fatto “nell’ultimo decennio”. Il regista racconta l’iter di questa fiction, la scelta degli attori, ma svela anche i suoi progetti futuri alla vigilia dell’ultima puntata della serie in onda domani 27 ottobre su Rai1, una coproduzione Rai Fiction – ITV Movie è liberamente tratta dai romanzi del Premio Campiello Mariolina Venezia (editi da Einaudi). Imma Tataranni infatti ha avuto ottimi ascolti (con la prima ha tenuto incollati 5.118.000 spettatori pari al 23.3% di share, e dopo un calo nella seconda e terza, pur vincendo sempre la prima serata, è quindi risalita fi8no a tornare ai dati del debutto nella quinta domenica 20 ottobre con 5.040.000 spettatori).
Amato ha terminato le riprese del suo prossimo film, “18 regali” (titolo provvisorio), interpretato da Vittoria Puccini, Benedetta Porcaroli ed Edoardo Leo, che uscirà nelle sale nel 2020 “uscirà nelle sale a gennaio, ma c’è un embargo assoluto, è una storia che vi sorprenderà di una madre e una figlia che si ritrovano”). Mentre il 5 dicembre (“occhio alla data perchè è significativa”) andrà in onda il suo documentario “Umberto B.”, “sulla vita di Umberto Bossi e le origini della Lega Lombarda negli anni ’80, prodotto da EIE Film per Discovery Channel.
“Questo è film che avrebbe dovuto girare Monicelli perchè all’inizio erano una sorta di armata Brancaleone”. A interpretare l’effervescente Imma, l’attrice pugliese Vanessa Scalera (già protagonista di Lea Garofalo, di Marco Tullio Giordano) affiancata da Massimiliano Gallo, nel ruolo del marito da Alessio Lapice, l’affascinate appuntato Ippazio Calogiuri e da Carlo Buccirosso in quelli del Procuratore capo di Matera.
“Imma è una macchia di colore tra i Sassi, una figurina espressionista in un panorama realista. Se il tono della serie lo definisce questa donna di giustizia, con i suoi eccessi caratteriali e nell’abbigliamento, lo stile della serie è il risultato della combinazione tra realismo ed eccentricità, un realismo con venature pop. E Vanessa Scalera, è riuscita a dare a questo personaggio una caratteristica in pù grazie al suo grandissimo talento, a renderla empatica, rispetto alla Imma nata dalla penna di Mariolina Venezia, e il pubblico ha gradito.
Per un personaggio nuovo televisivo volevamo un attrice che non fosse già nota per altri ruoli tv, e Vanessa era perfetta”. “Ho scelto gli attori in base alla loro volontà di abbandonarsi alla storia e alle scelte del regista. Al centro del mio lavoro ci sono i personaggi e le loro storie”.
Francesco Amato ha firmato la sceneggiatura per la Rai di un’altra fiction di successo Nero a Metà con Claudio Amedola. Al cinema un successo di critica e pubblico per “Lasciati andare”, con Toni Servillo, Veronica Echegui, Carla Signoris e Luca Marinelli. un successo di critica e di pubblico: distribuito nel 2017, realizza un incasso di oltre 2 milioni di euro. Vince il Globo d’Oro come Miglior Commedia dell’anno. Amato vince il Festival del Film di Roma 2012 nella sezione Prospettive Italia con ‘Cosimo e Nicole’: con Riccardo Scamarcio e Clara Ponsot.
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Festa Roma: Travolta fan folle fa flop e vuole rinascita
Dopo insuccesso di The fanatic attore firma con nuovi agenti
27 ottobre 201919:28
In una carriera “incontri sempre alti e bassi, non sai mai come andrà un film” così John Travolta commenta in genere le montagne russe del suo percorso come attore. Ne ha parlato qualche giorno fa anche alla Festa del Cinema di Roma (dove è stato uno dei protagonisti più applauditi e generosi negli incontri con stampa e pubblico, ndr) che programma nella giornata conclusiva, dedicata principalmente a proiezioni/replica,, il suo ultimo thriller indie a basso budget, The fanatic di Fred Durst, per cui l’attore ha ricevuto un premio speciale dalla kermesse romana. “Non c’era stato modo di inserire il film nella stessa giornata della partecipazione di Travolta” hanno spiegato ieri nella conferenza stampa finale il direttore della Festa Antonio Monda e la presidente della Fondazione del Cinema di Roma Laura Delli Colli. Il film, diretto da Fred Durst più noto come leader dei Limp Bizkit, arriva dalla pessima accoglienza negli Usa, dove è stato il quarto pesante insuccesso al cinema di seguito per Travolta ( che da dopo il moderato successo internazionale di Le belve di Oliver Stone, con circa 83 milioni di incassi globali nel 2012, ha interpretato film, spesso low budget e indie, poco apprezzati da pubblico e critica). L’interprete di Pulp Fiction, candidato due volte agli Oscar e una all’Emmy (tre anni fa per la sua performance nei panni dell’avvocato di O.J. Simpson, Robert Shapiro in American Crime Story), ora sembra intenzionato a accelerare un’altra di quelle rinascite artistiche che hanno caratterizzato la sua carriera (in totale si calcola i suoi film abbiano incassato sopra i 4 miliardi di dollari): infatti ha deciso di affidarsi a nuovi agenti, firmando qualche giorno fa con la Icm, particolarmente forte nel creare progetti tv e rappresentante fra gli altri, di Shonda Rhimes, Ellen DeGeneres, Chris Rock e Christoph Waltz. In The fanatic Travolta è il 50enne Moose, ossessivo cacciatore d’autografi e di cimeli, che si guadagna da vivere esibendosi travestito da poliziotto inglese d’altri tempi sull’Hollywood Boulevard. E’ un fan appassionato/stalker del divo di horror Hunter Dunbar (Devon Sawa), ma dopo alcuni incontri traumatici con il suo idolo, il precario equilibrio di Moose va in pezzi. L’uomo, entrato nella casa di Dunbar si scatena in atti sempre più maniacali (pubblicati anche sui social network) contro l’attore, che è pronto a vendicarsi con una spietatezza molto maggiore. Il film è scomparso subito dalle sale ed è stato stroncato dai critici, con qualche eccezione come John Anderson del Wall Street Journal o Zaki Hasan del San Francisco Chronicle, che hanno lodato la performance di Travolta. “Nella storia mi piaceva come sia il fan che la star superassero i limiti del comportamente accettabile&ndash ha spiegato a Hot Topics l’attore -. Con i fans personalmente sono stato fortunato e il film non vuole lanciare messaggi. Moose è un uomo/bambino che potrebbe avere qualche disturbo autistico e la star è un brav’uomo e un bravo padre ma si comporta male con il suo fan, e la storia arriva a sfociare in un horror”.
Festival delle idee, boom di 8 mila presenze alla prima edizioneDal 24 al 27 ottobre al Museo del ‘900 di Mestre
27 ottobre 201918:55
– Bilancio super positivo per la prima edizione del Festival delle idee – ‘900 il grande secolo delle innovazioni’ che ha registrato 8 mila presenze in quattro giorni all’M9-Museo del ‘900 di Mestre. Inaugurato il 24 ottobre con tra i grandi ospiti Pupi Avati e Piergiorgio Odifreddi, il festival che si chiude il 27 ottobre con l’astronauta Paolo Nespoli, ha avuto circa il 90% di soldout per i 28 eventi proposti con un’importante risposta dei giovani per un 40% di prenotazioni nella fascia 18-35 anni. Trentamila visite al sito internetwww.festivalidee.it e lunghe code ai botteghini di M9.
La direzione artistica è già all’opera per una seconda edizione.
“E’ un festival per tutti perché la cultura può parlare in modo diverso a ognuno di noi” dice l’ideatrice e direttrice del festiva, Marilisa Capuano. E il fondatore Tommaso Santini sottolinea: “Il coinvolgimento della città e del territorio a questa prima edizione è il miglior risultato che potevamo desiderare perché è la conferma che la partecipazione attiva, specie delle giovani generazioni, ai progetti culturali, è il tema chiave per il futuro delle città”.
Hollywood festeggia Lina Wertmuller, icona delle donneIl 27 Oscar e poi la ‘stella’. Women in film, per noi è esempio
LOS ANGELES27 ottobre 201914:21
Ha scritto una pagina molto importante della storia del cinema americano, è stata nel 1976 la prima regista donna candidata all’Oscar (era il grottesco dramma sull’Olocausto ‘Pasqualino Settebellezze’ con l’attore feticcio Giancarlo Giannini) , per giunta non americana e oggi, a poche ore dall’Oscar alla carriera che le viene assegnato il 27 ottobre insieme a David Lynch e Geena Davis, Lina Wertmuller, è festeggiata con tutti gli onori proprio dalle donne. Nella Hollywood che ha vissuto lo tsunami Harvey Weinstein e che partendo da questo da due anni ha alzato l’asticella rispetto ai ricatti sessuali dei potenti del cinema dando origine, sotto la bandiera del #metoo, ad un movimento molto forte sul tema dell’uguaglianza di genere e di salario, si capisce come questa regista ribelle e anticonformista sia venerata, un’icona femminile. Oggi a 91 anni, accompagnata dalla figlia Maria Zulima Job, da Roma è arrivata a Los Angeles per una intensa settimana celebrativa che la sta emozionando per quanto il suo carattere conceda.”Welcome Lina” titolava Variety nei giorni scorsi annunciando i suoi festeggiamenti che prevedono tra l’altro il 28 ottobre anche la stella, la Walk of fame sul Sunset Boulevard, con la cerimonia di posa in cui interverrà lo sceneggiatore premio Oscar Steven Zaillian (ha scritto anche The Irishman di Martin Scorsese) e Pascal Vicedomini, segretario generale dell’istituto Capri nel mondo. Casualmente la stella della Wertmuller brillerà proprio accanto a quella di Ennio Morricone che per lei ha composto le musiche del primo film I basilischi, proiettato in prima americana il 26 ottobre al Tcl Chinese Theatre in una serata di gala realizzata da Vicedomini con il consolato generale italiano e l’istituto di cultura. “Pioneering director Lina Wertmuller to finally get her Oscar” titolano il Los Angeles Times, Variety e Hollywood Reporter e in quel ‘finalmente’ sta tutto l’entusiasmo per il riconoscimento.”Lo stavamo aspettando da 42 anni”, ha detto la produttrice Amy Baer, presidente della Women in Film, l’associazione no-profit che dal 1973 si batte per le donne nel cinema ma che dal caso Weinstein in poi è diventata ancora più rilevante insieme al Me Too movement, aprendo una linea telefonica e legale di aiuto contro le molestie nel cinema e svolgendo una attività costante sulla parità e inclusività nell’industria.”Una quarantina di film nella sua carriera, in un’industria dominata dagli uomini: bisogna pensare con che forza, capacità e tenacia una donna possa aver fatto tutto questo e senza il supporto degli studios”, ha proseguito la Baer al pranzo in onore della regista al Four Season di Beverly Hills. “Lina Wertmuller è una fonte di ispirazione, un’icona per noi tutte donne del cinema”, ha aggiunto la regista Nancy Meyers (It’s Complicated) applaudendola con Lisa Cholodenko, Martha Coolidge (Valley Girl) Dianne Warren, tutte nel direttivo dell’associazione. Selfie finali inevitabili con l’anziana regista. Durante l’evento Vicedomini, qui molto conosciuto anche per il festival Los Angeles, Italia giunto ormai alla 15/ma edizione (2-8 febbraio 20202), ha rivelato che quattro anni fa con una lettera di sostegno firmata tra gli altri da Sophia Loren e Hellen Mirren c’era stato un primo contatto con l’Academy.Domenica la cerimonia dei Governors Awards (così sono chiamati i riconoscimenti alla carriera) alla Ray Dolby Ballroom accanto al Dolby Theatre sede della notte degli Oscar per lei e gli altri tre ‘veterani’.
Viola Davis alla Festa Roma: ‘A Hollywood tutto bianco, c’è da lottare’All’attrice Marco Aurelio alla Carriera
ROMA27 ottobre 201916:04
Non solo a Hollywod “ma direi tutto in America, è bianco, tranne la Nfl e la Nba. Nel cinema poi lo sono quasi tutti i responsabili, i dirigenti, e con qualche eccezione, i film e i programmi tv”. Le cose “stanno cambiando ma la strada è ancora lunga”. Anche se “avessimo il 93% dei membri dell’Academy appartenenti a minoranze, finché tra i film prodotti ce ne sarà solo uno ogni tanto con protagonisti di colore, a cosa serve? Vogliamo essere pagati quanto gli attori bianchi e in genere questo ancora non accade”. Quello che “cerco di insegnare anche a mia figlia di nove anni, è che per quanto siamo il 12,5% della popolazione, non bisogna accontentarsi del 12,5% della torta. Io voglio tutto, tu vuoi tutto e dobbiamo lottare per questo”. Parole dell’incomparabile Viola Davis, due Tony, un Oscar e un Emmy, che ha affascinato il pubblico in sala Petrassi, dove ha ricevuto nella giornata finale della Festa del Cinema di Roma, il Marco Aurelio alla Carriera da Pierfracesco Favino, suo grande fan: “Mi lasci libero ogni tanto – ha detto l’attore consegnandole il riconoscimento – sono ossessionato dal suo talento da quando l’ho vista in Il dubbio”.Sorpresa per l’interprete di The Help e per gli spettatori è stato il video messaggio inviato dall’amica Meryl Streep: “Viola Davis è una delle più straordinarie attrici con cui abbia mai lavorato, ha un talento enorme, ma soprattutto le sue doti umane sono infinite. Ha un enorme forma morale e senso di compassione. Viola, sei una meraviglia come attrice, donna, madre, sorella e per fortuna mia come amica” ha detto l’attrice concludendo, in un mix di italiano e inglese “Congratulazioni cara”.Viola Davis, classe 1965, diventata prima una star di Broadway, e poi col tempo anche una protagonista al cinema, dopo una lunga gavetta in ruoli di contorno (la prima grande occasione sul grande schermo l’ha avuta proprio accanto al suo idolo e fonte d’ispirazione Meryl Streep, in Il dubbio, nel 2008) , ha dimostrato tutta la sua classe e carisma, in un incontro nel quale ha mescolato, nel rispondere alle domande del direttore della kermesse Antonio Monda e nel commentare clip tratte dal suo lavoro (si andava da The Help, per cui le è arrivata la prima nomination all’Oscar a Widows, da Barriere per cui ha vinto l’Academy a Le regole del delitto perfetto, dove il ruolo di Annalise Keating, “è stato durissimo, non immaginavo, all’inizio”) humour, riflessioni e ricordi. Fra questi l’essere stata arrestata, da piccola, insieme alla madre, durante una manifestazione per i diritti civili: “Già allora ho imparato l’importanza della difesa dei propri diritti”. Come artista di colore, il problema maggiore è che “i nostri personaggi sono spesso annacquati, o troppo carichi, troppo gentili o troppo arrabbiati, per piacere al pubblico. Per questo è bellissimo recitare ruoli come quelli scritti da August Wilson (grande drammaturgo afroamericano, autore fra gli altri, di Barriere), lui ci rappresenta come persone, in tutte le nostre sfaccettature, anche nelle negatività, ci ha dato una voce”.Un’artista, per lei, deve avere “il coraggio di dire la verità, perché è una cosa che molti non hanno nella vita. Indossiamo maschere sorridenti, mostriamo una versione ridotta di noi stessi per paura di essere giudicati. Noi artisti dobbiamo subentrare per restituirvi voi stessi senza filtri, rappresentando la reale umanità anche quella più dolorosa e più marcia”. Viola Davis nel costruire un personaggio lo indaga “come fossi un detective”. L’attrice, che ha fra i film in cantiere il sequel di Suicide Squad (dai fumetti Dc, era già nel primo capitolo), commenta anche la polemica innescata dalle dichiarazioni di Martin Scorsese sui cinecomics, che per il cineasta non sarebbero vero cinema: “E’ la sua opinione, la rispetto e amo tutti i film di Scorsese ma a me piace anche vedere un buon film della Dc o Marvel”. La fantasia “ti permette di creare mondi dove fuggire, dove ridefinirsi, se non l’avessi avuta sarei rimasta la ragazzina di Rhode Island che non veniva considerata attraente”. E’ “il giardino che ci ha dato Dio dove si può giocare e nessuno può decidere chi ne può fare parte e chi no. Penso ci sia un posto per tutto”.
Cinema: box office Usa, Joker si riprende la vettaMaleficent è ora secondo davanti a ‘La famiglia Addams’
27 ottobre 201919:17
– E’ ancora duello tra cattivi in vetta al box office Usa. ‘Joker’, il film di Todd Phillips con Joaquin Phoenix clown cattivo, incassa 18,9 milioni di dollari nel week end e riconquista la vetta alla quarta settimana di programmazione, superando i 277 milioni sul mercato nord americano e va verso gli 800 milioni di dollari a livello mondiale.
Perde il primo posto il sequel di Maleficent, remake-spin off del classico Disney La bella addormentata nel bosco, con Angelina Jolie e Michelle Pfeiffer, che è secondo con 18,5 milioni di dollari e un totale di 65 alla seconda settimana.
Terza piazza per ‘La famiglia Addams’ in versione animata con 11,7 milioni di dollari (72 in totale)
Lina Wertmuller,’questo Oscar è emozione fortissima’Gerwig e Jane Campion lo consegnano. Applausi per la prima Usa dei Basilischi
LOS ANGELES27 ottobre 201919:50
Greta Gerwig, la regista che potrebbe avere secondo i rumors la nomination agli Oscar per Piccole Donne e la regista australiana Jane Campion: sono loro, non a caso due donne, a consegnare oggi nel tardo pomeriggio (la notte tra domenica e lunedì in Italia) al Ray Dolby Ballroom dell’Hollywood & Highland Center l’Oscar alla carriera a Lina Wertmuller nell’ambito dell’11/mo Governors Awards dell’Academy che premia anche David Lynch, Geena Davis e Wes Studi. Anche Sofia Coppola e Kathreen Bigelow potrebbero salire sul palco, secondo quanto si apprende. “E’ un’emozione fortissima”, ha ripetuto la 91enne regista italiana preparandosi alla cerimonia per la quale il protocollo dell’Academy, nonostante l’età, le ha richiesto anche le prove sul palco. Durante la consegna viene proiettato un omaggio che ripercorre la sua lunga filmografia, fatta di film dai titoli lunghissimi – un marchio di fabbrica – e opere graffianti, ironiche, mai standard, controcorrenti. Proprio come lei che nonostante l’età sembra sopraffatta, persino incredula, dall’affetto che la comunità del cinema di Los Angeles le sta tributando da giorni, in particolare dalle donne per cui il suo esempio, regista donna in un mondo maschile, è visto come “fonte di ispirazione”.Glielo ha detto Jodie Foster al ricevimento in onore di Lina (che fu nel ’76 la prima donna candidata come regista) offerto da Marta De Laurentiis nella sua villa di Beverly Hills, presenti tra gli altri la Gerwig, Paolo Sorrentino, Alessandro Del Piero, Ted Sarandos, gran capo di Netflix. Glielo ha ripetuto Mira Sorvino, tra gli ospiti della serata organizzata da Pascal Vicedomini al Dolby Theatre in cui è stato proposto, mai visto in America, il primo film che l’allora 35enne assistente di Federico Fellini girò nel ’63 mostrando da subito il suo talento non convenzionale, I basilischi, ancora oggi godibile e persino divertente ritratto della gioventù tediata e immobile di un gruppo di giovani di Matera. Il caso vuole che uno dei protagonisti di quel film, insieme al prematuramente scomparso Stefano Satta Flores, sia stato un allora molto giovane Antonio Petruzzi, poi diventato imprenditore e presidente dell’Istituto Capri nel mondo Antonio Petruzzi, presente all’evento. C’erano anche Pietro Scalia, lo sceneggiatore di Green Book Nick Vallelonga, Mark Canton, Andrea Iervolino, la produttrice di Quentin Tarantino Shannon Mcintosh.
“Mia madre è una persona umile – ha detto Maria Zulima, detta Maci, la figlia di Lina – tutta quest’accoglienza la emoziona”.
Valerio Ruiz, che ha girato qualche anno fa su di lei un documentario “Dietro gli occhiali bianchi”, che in parte viene proiettato alla cerimonia degli Oscar, dice che anche la biografia, uscita per Mondadori nel 2012, è stata aggiornata “alla luce dei tanti premi e impegni di questi ultimi anni. Lina è instancabile – dice Ruiz, da anni suo fedele collaboratore – il lavoro è tanto per me, ci continua a ripetere. Dal 2012 c’è stata un’opera lirica, una piece a teatro, ha girato il documentario Rai su Gioacchino Rossini e a Natale tornerà in teatro, all’Eliseo, per tutte le feste con A che servono gli uomini?, una commedia musicale scritta da Iaia Fiastri, con Nancy Brilli protagonista e le musiche originali di Giorgio Gaber”.
