Ultimo aggiornamento 29 Aprile, 2020, 22:04:41 di Maurizio Barra
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
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Moda: tema Africa e codici Dior nella capsule Dioriviera
Maria Grazia Chiuri prosegue su scia collezione Cruise 2020
12 dicembre 2019 14:25
– Lo spirito della nuova capsule Dioriviera disegnata da Maria Grazia Chiuri per Dior, mostra un guardaroba estivo che trae ispirazione, com’è avvenuto per la collezione Cruise 2020, dal design, dai colori vivaci e dalle stampe d’ispirazione Africa, mescolate ai codici iconici di Dior.
Fanno parte della capsule anche le emblematiche borse modello Book Tote, le Diorcamp e la Lady Dior, nonché i costumi da bagno, i sarong pieni di stampe animalier sul tema giungla o i motivi rivisitati dei tarocchi. Questi pezzi iconici si fondono con il toile de Jouy, l’importante cifra della maison, oltre che con una selezione di gioielli, che riportano il nome di “Christian Dior” – e con altri accessori progettati da Maria Grazia Chiuri.
Moda: Marc Jacobs lancia nuova linea orologiIn collaborazione con Bedrock Manufacturing Company
12 dicembre 201915:54
Marc Jacobs International e Bedrock Manufacturing Company presentano la nuova collezione di orologi firmati The Marc Jacobs. Forme pulite attirano l’attenzione sui dettagli. La superficie ininterrotta enfatizza la semplicità della forma, mentre i quadranti riportano la sigla The Chain Watch Marc Jacobs, presente in tutte le categorie della linea. Ricca la tavolozza dei colori dei quadranti, mentre i cinturini possono essere in pelle oppure in acciaio inossidabile.
“Ammiro l’impegno di Bedrock nell’artigianato e siamo entusiasti di collaborare al lancio degli orologi The Marc Jacobs” ha detto Marc Jacobs.
Esce su Netflix ‘6 undergorund’ di BayGirato in Emirati Arabi, California e Italia
TARANTO12 dicembre 201916:14
– Esce su Netflix il 13 dicembre ‘6 underground’, nuovo film dell’americano Michael Bay (regista anche della saga Transformers) interpretato da Ryan Reynolds e girato tra California, Emirati Arabi e diverse città italiane, tra Firenze, Roma, Siena. A Taranto, set promosso dall’Apulia Film Commission, sono state prodotte alcune delle scene più spettacolari di questo thriller d’azione costato intorno ai 150 milioni di dollari. In Puglia la troupe ha lavorato tra il 26 settembre e il 5 ottobre 2018, anche sul Ponte girevole di Taranto e con scenari di guerra all’ombra del Castello Aragonese dove è stato ancorato il panfilo da 65 milioni di dollari Kismet. Riprese anche tra le vie dalla Città Vecchia e in Corso Due Mari, con l’esplosione di due auto, oltre a inseguimenti e incidenti che all’epoca avevano monopolizzato i social dei tarantini. “Adesso – sottolinea l’Apulia Film Commission – tocca agli spettatori di tutto il mondo apprezzare la mega produzione americana e le straordinarie bellezze di Taranto”.
La Bohème a Rocca di Vignola con Raina Kabaivanska e allieviConcerto di Natale il 13 dicembre, serata a ingresso libero
12 dicembre 201916:32
– I giovani allievi della scuola della celebre soprano Raina Kabaivanska saranno protagonisti del concerto di Natale ospitato venerdì 13 dicembre alle 20.30 nella Sala dei Contrari della Rocca di Vignola.
All’evento, organizzato dalle associazioni culturali Vignola e Identità e Mezaluna, con il supporto dell’amministrazione comunale e del sindaco Simone Pelloni, presenzierà la stessa Kabaivanska che presenterà uno a uno i cantanti. Marily Santoro, Alexandrina Mihailova, Reynaldo Droz e Carlo Seo si esibiranno nella Bohème di Giacomo Puccini, accompagnati al pianoforte dal Maestro Paolo Andreoli. Dalla scuola del grande soprano sono usciti i nomi più importanti dell’attuale panorama musicale internazionale, come quello di Maria Agresta, voce oggi fra le più celebri al mondo. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti.
L’evento è stato reso possibile dal supporto di Bper e di aziende come Sitma di Spilamberto, Chiarli e Biagini Tempra Metalli. La serata gode del patrocinio dei club Rotary e Lions di Vignola e della parrocchia dei SS Nazario e Celso. La sala è stata concessa dalla Fondazione di Vignola.
I sei finalisti del ‘Premio Wondy’ per la letteratura resilienteIl 9 marzo 2020 la premiazione
12 dicembre 201916:34
– Sono stati annunciati i sei autori finalisti della terza edizione del Premio Wondy per la letteratura resiliente, nato nel 2018 in memoria della giornalista e scrittrice Francesca Del Rosso , morta nel 2016, autrice di ‘Wondy – ovvero come si diventa supereroi per guarire dal cancro’ (Rizzoli) nel quale ha raccontato, con ironia e coraggio, la sua lotta contro il tumore. La premiazione sarà al Teatro Manzoni di Milano il 9 marzo 2020 nel corso di una serata di festa, organizzata dall’associazione “Wondy Sono Io”.
Selezionate dal Comitato Promotore del Premio tra le 62 proposte inviate dalle case editrici,, ecco le sei opere finaliste che verranno sottoposte al giudizio di due giurie, una tecnica e una popolare, sono: “Senza salutare nessuno” (Laterza) di Silvia Dai Prà , sull’esodo degli italiani d’Istria e Dalmazia e le ‘foibe’; ” La straniera” (La nave di Teseo) di Claudia Durastanti, già nella cinquina del Premio Strega 2019. Il racconto di un’educazione sentimentale contemporanea, disorientata dalla cognizione della diversità fisica e da distinzioni sociali irriducibili. ‘Cinzia’ (Bao Publishing) di Leo Ortolani, un romanzo grafico nel quale l’autore racconta uno dei suoi personaggi più memorabili e amati: Cinzia, una transessuale patinata; ‘ L’uomo che trema’ (Einaudi) di Andrea Pomella. La storia della depressione di un giovane uomo che guarda il suo male in faccia; ‘Come mosche nel miele’ (Solferino) di Francesca Tassini, che racconta il cuore di tenebra di una generazione, devastata dalla tossicodipendenza e ‘Ninfa dormiente’ (Longanesi) di Ilaria Tuti, un thriller resiliente con Teresa Battaglia, commissario di polizia che indaga con tenacia nonostante sia minata dalla malattia.
La giuria tecnica per questa edizione è presieduta da Massimo Gramellini. Al vincitore decretato dalla giuria tecnica andrà un premio di 5000 euro e un’opera su tela dell’artista Luca Tridente. Alla giuria popolare potranno partecipare tutti coloro che, a partire dal 7 gennaio 2020, esprimeranno la propria preferenza sulla pagina facebook del Premio (www.facebook.com/wondysonoio). Il vincitore avrà un premio di 2000 euro.
Elodie protagonista campagna feste di YamamayFoto di Alfonso Ohner. Nel video cantante intona Jingle Bells
12 dicembre 201917:33
– Elodie di Patrizi è la protagonista della nuova campagna per le feste di Natale di Yamamay che prevede oltre alle immagini firmate dal fotografo Alfonso Ohnur, anche un videoclip. La cantante si esibisce nel filmato sulle note di Jingle Bells, reinterpretata in esclusiva per il brand, in una versione inedita. Ad accompagnare Elodie, quattro ballerini d’eccezione che indossano i capi della collezione natalizia: Greta Zuccarello e Giulia Pauselli, già protagoniste lo scorso autunno della campagna Yamamay ‘Everybody’, Arianna Griffini, Alimah Grasso e Marcello Sacchetta, guidati dal coreografo Mommo Sacchetta.
Zavattini, il viaggio come impegno Ritratto inedito su ruolo e fortuna dell’artista all’estero
12 dicembre 201917:45
ricchezza vivida delle idee mai disgiunta dall’impegno; lo sguardo “neorealista” capace di andare oltre le apparenze della realtà attraverso il cinema, la letteratura, il pensiero; il viaggio inteso come scoperta ma anche come occasione di diplomazia culturale. Sarà un ritratto inedito quello offerto dalla mostra “Zavattini oltre i confini.
Un protagonista della cultura internazionale”, in programma a Reggio Emilia negli spazi di Palazzo Da Mosto dal 14 dicembre al 1 marzo, che racconta al pubblico non solo lo spirito eclettico ma soprattutto il ruolo rivestito all’estero da Cesare Zavattini.
Il progetto, che prende vita nel trentennale dalla morte dell’intellettuale di Luzzara, ha richiesto ben 2 anni di lavoro da parte di uno “staff multidisciplinare composto da 12 studiosi per approfondire, accanto all’attività svolta da Zavattini nei diversi ambiti artistici, la sua capacità di intessere relazioni straordinarie anche al di fuori dall’Italia”, ha detto in un’intervista Alberto Ferraboschi, curatore della mostra. In particolare l’esposizione svela di Za, come lo chiamavano gli amici, lo spiccato talento di “stabilire reti in tutto il mondo partendo dalla cultura come veicolo di pace, fratellanza, incontro e conoscenza di altre culture”, ha aggiunto. Una sorta di “diplomazia informale” la sua, sviluppata a partire dagli anni ’50 e portata avanti con determinazione in periodi di certo non facili per gli equilibri internazionali, tra Guerra Fredda e contrapposizioni ideologiche. Ecco dunque la sua amicizia con lo scrittore Gabriel García Márquez, i rapporti con gli ambienti ebraici e la mediazione culturale in quelli del patto di Varsavia, l’impegno per la decolonizzazione e la nascita di una cinematografia sperimentale in Africa: aspetti che rivelano la modernità innegabile e l’intelligenza di un personaggio centrale nella cultura del ‘900 in Italia e che oggi forse andrebbe riscoperto soprattutto dai più giovani.
Il percorso, sviluppato in 9 sale come un lungo viaggio seguendo i Paesi visitati da Zavattini – dalla Francia alla Spagna, dall’Americano Latina agli Usa all’Europa orientale fino all’Africa – si compone di immagini fotografiche, carte originali, libri, video, manifesti, annotazioni autografe, ma anche di dettagli che restituiscono l’uomo, come il basco, la macchina da scrivere, la borsa da viaggio. Interessantissima la sezione dedicata al rapporto stretto con l’arte e i suoi protagonisti: “Zavattini aveva la passione del collezionismo e ai suoi amici artisti chiedeva di ricevere due piccoli quadretti, di formato 8x10cm, uno con l’autoritratto e l’altro a soggetto libero”, prosegue Ferraboschi. E la mostra documenta questa passione, presentando 150 quadretti (dei 1500 della collezione di Zavattini) firmati da artisti del calibro di Burri, Fontana, Guttuso, Balla, Sironi, de Chirico, Depero. Non manca il tema del ritorno a casa, a Luzzara, “la sua piccola patria a cui era legatissimo, anche con alcuni scatti inediti di Gianni Berengo Gardin, fotografo al quale Zavattini aveva chiesto di rileggere il suo libro su Luzzara fatto nel 1955 con Paul Strand”, ha spiegato il curatore.
Promossa dalla Fondazione Palazzo Magnani, Regione Emilia-Romagna-IBC, Comune di Reggio Emilia e Archivio Cesare Zavattini, la mostra prevede anche una corposa attività didattica per far conoscere ai bambini e ai ragazzi delle scuole la fondamentale e attualissima figura di Zavattini.
Ermal Meta, live nei palasport nella primavera 2021Dopo la sparizione dai social, l’annuncio di sette date
12 dicembre 201918:37
– Dopo aver destato la curiosità del popolo web (diventando Trend Topic su Twitter) con la sparizione improvvisa e sospetta di tutti i suoi post su Instagram e la comparsa sui canali social di misteriosi video, Ermal Meta annuncia a sorpresa sette date live nei palasport previste per la primavera del 2021.
Questi concerti toccheranno, dal mese di marzo, le arene indoor delle principali città italiane: mercoledì 3 marzo al PalaInvent di Jesolo (Ve), venerdì 5 marzo al Mediolanum Forum di Assago (Mi), lunedì 8 marzo al Palaflorio di Bari, sabato 13 marzo al Pala Alpitour di Torino, martedì 16 marzo al Nelson Mandela Forum di Firenze, sabato 20 marzo al Palazzo dello Sport di Roma e lunedì 22 marzo alla Unipol Arena di Casalecchio di Reno (Bo).
Carmen Consoli live a Roma a CapodannoTra gli ospiti al Circo Massimo
12 dicembre 201918:44
– “Avevamo preso un impegno: che il programma de La Festa di Roma – Capodanno 2020 sarebbe stato sorprendente. Oggi vi annuncio che il 31 dicembre sarà con noi un’altra grande artista: si tratta di Carmen Consoli, che sarà tra gli ospiti del Circo Massimo insieme alla sua band, per un live in versione rock!”. Lo annuncia la sindaca di Roma Virginia Raggi su Fb.
Da Altan a Ratigher per Fumetti nei musei29 nuovi albi a Istituto grafica. Terza tappa andrà in Sicilia
13 dicembre 201912:51
i esploratori dell’Appia antica, la “regina delle strade”. Papi, soldati, mercanti, imperatori che, chissà, per i ragazzi di Gud hanno lasciato qualche tesoro da ritrovare. La voce della Dea che nei tratti di Eliana Albertini soffia nella notte tra Villa Adriana e Villa d’Este a Tivoli. E ancora i samurai di Marco Galli al Museo Orientale di Venezia o le “quattro chiacchiere” con il mammut di Spugna al MuNDA dell’Aquila, fino al Maestro Altan che per il Castello Scaligero di Sirmione in Acqua passata ripercorre la leggenda del fantasma Ebengardo da 700 anni vaga in cerca della sua Arice. Seconda tappa per Fumetti nei musei, il progetto Mibact realizzato con Cocoino Press – Fandango e il supporto di Ales spa, per avvicinare il pubblico più giovane alle collezioni d’arte e archeologia e ai luoghi preziosi che li ospitano. Dopo il successo dei 22 fumetti della prima edizione, premiata nel 2018 con il Gran Guinigi come miglior iniziativa editoriale dell’anno al Lucca Comics & Games, la collana si arricchisce ora di altri 29 albi, ambientati in altrettanti musei italiani, per offrire una diversa visione a bambini e ragazzi dei laboratori didattici, a suon di tavole, vignette e ballon, fino al 16 febbraio anche in mostra collettiva all’Istituto Centrale per la grafica di Roma.”Un modo di avvicinare i ragazzi ai musei. Questa volta, poi, accanto a realtà molto frequentate ne abbiamo anche di meno note”, racconta il ministro dei Beni culturali e Turismo, Dario Franceschini. “Un percorso iniziato qualche tempo fa. Non era previsto fossimo qui anche per la seconda tappa”, sorride. E che risponde “alle linee di questo mandato” perché se “abbiamo fatto molto per il patrimonio che ci hanno lasciato dal passato, molto poco abbiamo fatto invece per far conoscere la creatività di questa generazione. E qui ci sono i lavori di 51 artisti che sono arte contemporanea”. Così accanto ai Passatempo delle nuvolette di Risuleo e Pronostico al Parco Archeologico di Ostia antica ecco la Naumachia di Luca Negri R.S.M. al complesso monumentale della Pilotta a Parma; bimbo Tito per Marco Corona al Museo Nazionale di Palazzo Massimo a Roma e L’eterno galoppo dei cavalieri Bulgari guidati al Museo Sannitico di Campobasso, per Ratigher, nella doppia veste di autore e direttore editoriale Coccoino Press – Fandango. L’Istituto Centrale per la grafica “acquisirà le tavole dando vita alla nostra nuova collezione sulla graphic novel”, spiega la direttrice Maria Cristina Misiti. Ma questa volta è anche protagonista dell’albo disegnato da Giacomo Nanni che mette insieme Roma e i Cardinali Lorenzo e Neri Corsini ne L’immaginifico signore.”Abbinamenti a volte quasi ‘obbligati’, altri vere scommesse come Mara Cerri, al suo primo fumetto per la Rocca di Gradara – racconta Ratigher – Solo ad Altan abbiamo detto ‘fai quello che vuoi’. E lui, per l’occasione, ha ripreso a disegnare dopo non meno di 15 anni che faceva solo storie per adulti, ad esclusione della Pimpa, con un racconto divertentissimo, in cui ridi già alla seconda pagina, sugli elementi umani”. Presto anche in vendita, i “Fumetti nei musei – aggiunge Mattia Morandi, tra gli ideatori del progetto – avranno un sito e con il Miur si lavora a percorsi tematici ad hoc”. Una “nuova terza edizione” vedrà la luce già “nel 2020 e questa volta – conclude – sbarcherà in Sicilia”, che essendo Regione Autonoma non ha musei statali “ma dove potremo raccontare archivi o istituti”.
Milano e London Fashion Week alleate partendo dall’uomoDal 10 al 14 gennaio 2020 77 collezioni
12 dicembre 201919:42
l giorno in cui in Gran Bretagna si vota, divisi tra Brexit e no Brexit, la moda si è già espressa. La Camera Nazionale della Moda Italiana annuncia una collaborazione con il British Fashion Council (BFC) che porterà a Milano, durante l’edizione di Milano Moda Uomo in programma dal 10 al 14 gennaio 2020, una parte della London Fashion Week, tra i quali Stella McCartney e Alexander McQueen. “E’ una preziosa opportunità per realizzare un importante lavoro di congiunzione e unione tra i nostri mondi – commenta il Presidente di Camera Nazionale della Moda Italiana, Carlo Capasa – Questo progetto darà a CNMI la possibilità di espandere i suoi orizzonti e di rendere Milano Moda Uomo ancora più internazionale”.
Le sfilate apriranno venerdì 10 gennaio con le sfilate di Dsquared2, che celebrerà il 25/o anniversario e di Ermenegildo Zegna. Tornano a sfilare poi sulle passerelle milanesi Gucci, che chiuderà le sfilate martedì 14, Iceberg, Miaoran, MSGM, N.21, Prada e Salvatore Ferragamo. Al debutto troviamo invece Fabio Quaranta che sfilerà supportato da CNMI, il danese Han Kjbenhavn e il cinese Reshake. In cinque giorni saranno presentate 77 collezioni, con 26 sfilate, 46 presentazioni, 5 presentazioni su appuntamento e 22 eventi in calendario. Il London show Rooms occuperà lo Spazio Savona 56 e sarà un ‘contenitore di talenti’ in cui verranno presentate le collezioni di 10 designer emergenti inglesi e 5 italiani. Verrà esposta anche un’installazione curata da The Mill e prodotta da YouConcept per raccontare i nuovi trend della moda, con un focus sulla diversità, l’energia e il talento dei giovani designer che dopo l’evento sarà aperta al pubblico. Nell’ambito della stessa collaborazione lunedì 13 gennaio sfilerà a Palazzo del Ghiaccio il vincitore del Bfc/Gq Designer Menswear Fund & Newgen, A-Cold-WallL. VAI ALLE NOTIZIE IN TEMPO REALE
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Tamaro, mi ritiro dalla vita pubblica
“Non ho più energie, rimango a casa per poter ancora scrivere”
TERNI12 dicembre 201920:22
– “Mi ritiro dalla vita pubblica perché non ho più energie. Come sapete soffro di una sindrome neurologica, la sindrome di Asperger, che dà tanti vantaggi, come una memoria spaventosa, ma anche tanti svantaggi, soprattutto dopo 50 anni”: ad annunciarlo è stata Susanna Tamaro, parlando ad una platea di lettori durante l’evento ‘Buon compleanno, Susanna’, organizzato in occasione del suo 62/o compleanno ad Orvieto dalla Fondazione Luca&Katia Tomassini.
“Finché non ero giovane ho potuto gestire la malattia – ha spiegato – dopo i 50 anni ho cominciato a peggiorare, perché porta grande alterazione delle percezioni. Non posso più muovermi, viaggiare, fare incontri, non ho più forza per farlo e dovendo scegliere scelgo di rimanere a casa per poter ancora scrivere. Non è un ritiro per il disgusto del mondo”.
X Factor 2019, la vittoria va a Sofia TornambeneOspiti della finale Robbie Williams,Ultimo e Lous and the Yakuza
13 dicembre 201911:13
Il vincitore dell’edizione 2019 di X Factor è Sofia Tornambene. Il risultato è arrivato al termine di una lunga serata di musica sul palco del Mediolanum Forum di Milano, sul quale si erano presentati i quattro concorrenti del talent di Sky, rimasti in gara dopo le selezioni delle prove live. I finalisti del giudice Samuel erano due, per la prima volta nella categoria band, ovvero Booda e Sierra. Malika ha invece portato fino al palco del Forum Davide Rossi, mentre a rappresentare le ‘under donna’ di Sfera ci ha pensato la diciassettenne Sofia. Senza concorrenti, alla finale, è arrivata invece Mara Maionchi. Come super ospite internazionale della serata, al Forum si è presentato Robbie Williams. Ospiti anche Ultimo, che ha presentato in anteprima assoluta il suo nuovo singolo ‘Tutto questo sei tu’, oltre alla stella nascente della musica internazionale Lous and the Yakuza.
Mostre, tre secoli di storia del gioco da tavolo a Ravenna’Oche, civette e dadi’ dal 20 dicembre alla Biblioteca Classense
RAVENNA13 dicembre 201911:17
– Un viaggio in tre secoli di storia del gioco da tavola: è quello che propone dal 20 dicembre al 2 febbraio, alla Biblioteca Classense di Ravenna, la mostra ‘Oche, cuvette e dadi’. Sarà possibile ammirare alcuni degli oltre 300 esemplari di gioco conservati in Classense, volumi e materiali per un totale di circa 60 documenti. L’allestimento si compone soprattutto di giochi di percorso, sul genere del ‘gioco dell’oca’, ma è ricca anche la presenza di giochi di dadi e ad estrazione, con pezzi a tema letterario, pubblicitari, di viaggio, legati a raffigurazioni carnevalesche o di animali.
Saranno esposti alcuni giochi incisi alla fine del Seicento dall’artista bolognese Giuseppe Maria Mitelli, tra cui ‘Il Gioco della Cucagna che mai si perde, e sempre si guadagna’. Uno dei fogli più antichi in mostra è un Gioco dell’oca tedesco datato agli anni Ottanta del Seicento, mentre tra i più recenti c’è un’opera di Jacovitti creata negli anni ’80 del Novecento, che promuoveva la riduzione dei consumi elettrici.
Palazzo Doria Pamphilj apre il Ninfeo di DianaRoma, con la biblioteca sarà visitabile gratuitamente
ROMA16 dicembre 201912:33
– La vasca-conchiglia in marmo bianco al centro della piccola sala affrescata a grottesche, agli angoli statue di epoca romana e sulle pareti i le immagini e i frutti delle quattro stagioni. E’ il Ninfeo di Diana, la sala da bagno-alcova pompeiana commissionata dal principe Filippo Andrea nel 1840 per farne dono alla moglie Mary Talbot, che apre le porte ai visitatori di Palazzo Doria Pamphilj, nel cuore di Roma. Il gioiello architettonico degli appartamenti privati Floridi dello splendido edificio si potrà ammirare gratuitamente dal 14 dicembre, insieme con la biblioteca, altro ambiente finora chiuso al pubblico.
Sarà l’occasione anche per ripercorrere momenti salienti delle antiche famiglie nobiliari descritti dalla mostra itinerante ‘Memorie/Tradimenti’, organizzata fino al 12 gennaio dalla Associazione Genius Loci Floridi Doria Pamphili, alla sua ultima tappa dopo aver toccato i castelli e i borghi tra le Alpi e gli Appennini liguri. Alle testimonianze dell’arte antica si aggiunge il segno contemporaneo dell’ artista senese Flavia Bigi, due grandi dadi in marmo bianco e nero che sotto il titolo ‘Traditur’ evocano il richiamo alla tradizione, alle possibilità offerte dalla sorte e ai tradimenti che hanno scandito i rapporti tra le casate.
L’associazione Genius Loci, fondata da Donna Gesine Pogson Doria Pamphilj e Don Massimiliano Floridi (ideatore e curatore della mostra), si propone di valorizzare sul piano storico, culturale e turistico i luoghi legati alla storia delle due famiglie che dalla Liguria alla Calabria ha toccato Roma, Napoli, Venezia e Genova e più di cento piccoli comuni italiani.
Palazzo Doria Pamphilj – galleria privata con opere straordinarie della pittura classica e capolavori di Caravaggio, Tiziano, Velasquez, Tintoretto, Raffaello, Guercino – è stato dimora di principi e principesse dal Seicento, quando Camillo Pamphilj volle ampliare la residenza con magnifiche sale, decorate e arredate di volta in volta secondo il gusto del principe padrone di casa.
Tirabassi torna in tv con Liberi tutti, prima serie RaiPlay/ VIDEOda autori di Boris, con Caprioli, Trabacchi, dal 14 dicembre
13 dicembre 201918:57
Una commedia “metropolitana, raccontata con uno stile spettinato e moderno”. Liberi tutti è la prima serie originale di RaiPlay scritta e diretta da Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo (noti per aver scritto Boris con Mattia Torre, scomparso quest’anno) con protagonisti Giorgio Tirabassi, Anita Caprioli, Thomas Trabacchi, Valeria Bilello, Caterina Guzzanti. Sarà disponibile integralmente, in esclusiva, su RaiPlay a partire da sabato 14 dicembre. Una coproduzione Rai Fiction – Italian International Film, prodotta da Fulvio e Paola Lucisano. Composta da dodici episodi della durata di mezz’ora, ruota attorno a Michele Venturi (Tirabassi), arido avvocato che pensa solo a se stesso e che si ritrova costretto agli arresti domiciliari in un cohousing gestito dall’ex moglie, Eleonora, ex giornalista interpretata da Anita Caprioli, che ha una stabile relazione con Riccardo (Trabacchi). Il cohousing è un modello di coabitazione solidale ed ecosostenibile, dove le famiglie vivono condividendo spazi, servizi, consumi e diverse filosofie di vita. – “Il meccanismo base della serie era il politicamente corretto della cohousing. Ci siamo ritrovati subito – ad essere una classe di quinto anno di liceo, con quel tipo di affiatamento e di goliardia. Quando ho visto i primi montati, ne chiedevo subito altri. Spero che la stessa cosa avvenga per i telespettatori. RaiPlay è il futuro”. Così il protagonista Giorgio Tirabass che segna il ritorno in video dopo l’infarto che l’ha colpito un mese fa, dell’amatissimo e poliedrico attore. “Sono Michele – rileva – un avvocato arido e spregiudicato, ma il mio personaggio subirà un’evoluzione. All’inizio viene sorpreso con 25 milioni nell’auto e arrestato, e per non finire in carcere opterà per i domiciliari dalla sua ex moglie… peccato che da anni vive in un posto particolare”. Composta da dodici episodi della durata di mezz’ora, la serie vede nel cast anche Ludovica Martino, Ugo Dighero, Giordano De Plano, Rossana Gentili.
“Eleonora è un’idealista nel senso bello del termine – dice Caprioli -. L’apparente equilibrio della cohousing viene minato dall’arrivo di Michele. Dico apparente perché ogni personaggio, alla fine, ha le proprie debolezze. Sono personaggi ai quali vuoi bene”. “Io non sono stato usato spesso nella commedia – afferma Trabacchi -. Il mio è un ruolo estremamente interessante da giocare, è un mediatore. Provo tenerezza per questo personaggio “discutibile”.
Liberi tutti è lo slogan che accomuna i protagonisti: se lo dicono i cohouser alla fine delle interminabili assemblee, Michele (Tirabassi) potrebbe farne il sottotitolo della sua esistenza e gli intercettatori se lo ripetono a fine turno per comunicarsi il sollievo di staccare. Ma liberi da cosa? Definire la convivenza vuol dire definire il tipo di libertà che si cerca. La direttrice di Rai Fiction Eleonora Andreatta rileva: “è un titolo importante per il suo processo di innovazione.
Liberi Tutti rappresenta l’apertura di un nuovo capitolo. Visto che è una comedy tagliente e ironica, dal formato di 30 minuti, poco sfruttato in Italia e che invece ha una grande diffusione a livello internazionale”.
Dopo VivaRaiPlay, che si sta rivelando uno strumento importante per l’avvicinamento del grande pubblico alla piattaforma, arriva Liberi tutti. Per Elena Capparelli, direttrice di RaiPlay, “questo è un passaggio verso il futuro”.
Una coproduzione Rai Fiction – Italian International Film, prodotta da Fulvio e Paola Lucisano. Liberi tutti sarà disponibile in esclusiva sulla nuova piattaforma digitale della Rai da domani. Le puntate saranno pubblicate tutte assieme in un box set.
In maniera scanzonata ma attenta al sociale, Vendruscolo e Ciarrapico raccontano come l’avvocato, costretto nel cohousing, ribattezzato ‘Il Nido’ e gestito da Eleonora’ passi da un iniziale disprezzo verso la vita in comunità ad aiutare gli altri inquilini, che rischiano uno sgombero per motivi sanitari.
Ritroviamo inoltre Caterina Guzzanti (era tra le protagoniste di Boris ndr) nei panni di Martina, la migliore amica di Eleonora. In “Liberi tutti” le vite dei protagonisti vengono osservate da un occhio esterno, quello di due intercettatori che indagano sui loschi affari di Michele. A forza di ascoltare gli inquisiti, finiranno per condividerne i problemi, le ansie e le emozioni. Tirabassi è nel ricco cast dell’attesissimo film di Gabriele Mainetti, Freaks Out, la cui uscita è prevista per il 2020.
Bestseller della Niven su Netflix dal 28 febbraio 2020Per DeA Planeta esce 11/2 anche ‘L’universo nei tuoi occhi ‘
13 dicembre 201913:40
– Il bestseller mondiale ‘Raccontami di un giorno perfetto’ (DeA Planeta) di Jennifer Niven sarà disponibile su Netflix dal 28 febbraio 2020, in contemporanea mondiale in 190 Paesi. Lo annuncia DeA Planeta Libri. La Niven, che vive a Los Angeles ma è cresciuta nello Stato dell’Indiana, è coinvolta nella sceneggiatura.
I protagonisti del romanzo sono Violet e Finch, due adolescenti fragili che nel film sono interpretati da Elle Fanning e Justice Smith. DeA Planeta ha in catalogo anche il secondo romanzo, ‘L’universo nei tuoi occhi’, della Niven che sarà in libreria con l’edizione tie-in di ‘Raccontami di un giorno perfetto’ l’11 febbraio 2020.
‘Raccontami di un giorno perfetto’ è un libro young adult da record: in corso di pubblicazione in 31 Paesi, in testa alle classifiche di vendita mondiali per settimane, oltre 30.000 copie vendute solo in Italia, vincitore di moltissimi e prestigiosi premi letterari, tra cui il Premio Mare di Libri 2016, il Goodreads Choice Award e il Guardian Best Book of the Year 2015 e finalista alla Carnegie Medal 2015 e al Premio Andersen 2016.
Bestseller della Niven su Netflix dal 28 febbraio 2020Per DeA Planeta esce 11/2 anche ‘L’universo nei tuoi occhi ‘
13 dicembre 201913:40
– Il bestseller mondiale ‘Raccontami di un giorno perfetto’ (DeA Planeta) di Jennifer Niven sarà disponibile su Netflix dal 28 febbraio 2020, in contemporanea mondiale in 190 Paesi. Lo annuncia DeA Planeta Libri. La Niven, che vive a Los Angeles ma è cresciuta nello Stato dell’Indiana, è coinvolta nella sceneggiatura.
I protagonisti del romanzo sono Violet e Finch, due adolescenti fragili che nel film sono interpretati da Elle Fanning e Justice Smith. DeA Planeta ha in catalogo anche il secondo romanzo, ‘L’universo nei tuoi occhi’, della Niven che sarà in libreria con l’edizione tie-in di ‘Raccontami di un giorno perfetto’ l’11 febbraio 2020.
‘Raccontami di un giorno perfetto’ è un libro young adult da record: in corso di pubblicazione in 31 Paesi, in testa alle classifiche di vendita mondiali per settimane, oltre 30.000 copie vendute solo in Italia, vincitore di moltissimi e prestigiosi premi letterari, tra cui il Premio Mare di Libri 2016, il Goodreads Choice Award e il Guardian Best Book of the Year 2015 e finalista alla Carnegie Medal 2015 e al Premio Andersen 2016.
Gino e Michele, esce il ‘Frankenstein delle formiche”Il Formichetti 2020’ con oltre 8 mila battute
15 dicembre 201915:16
NO & MICHELE, IL FORMICHETTI 2020 (BALDINI+CASTOLDI, PP 1280, EURO 30. Sono state raccolte per la prima volta in un unico volume, ‘Il Formichetti 2020’ di Gino & Michele, tutte le formiche dal 1990 ad oggi. Sono “oltre 8000 battute in un tomo pesantissimo ma solo nel peso fisico, perché poi si ride e moltissimo” spiegano Gino & Michele del libro che esce per Baldini+Castoldi a trent’anni da ‘Anche le formiche nel loro piccolo s’incazzano’.
“Come per il Dizionario dei Film che tutto il mondo ci invidia – che vanta più imitazioni della Settimana Enigmistica -, anche per il Formichetti come per il Mereghetti ci saranno numerosi indici ragionati, che renderanno la lettura anche un modo per ripercorrere trent’anni e più di comicità mondiale; per capire cosa siamo diventati. E riderci su”. Gino e Michele spiegano come è nata l’idea di raccogliere in un libro le migliori battute:”Intorno alla metà degli anni Ottanta, all’interno del gruppo di autori di Drive In, fra i quali c’eravamo anche noi: si annotava che esistevano manuali di ogni cosa, ma che mancava una classificazione seria della materia che, in fondo, era il nostro pane quotidiano. Poi accadde che, chiusa l’esperienza televisiva, ci venne l’idea di selezionarne cento, le migliori a nostro giudizio, e inviarle a cento fra comici e addetti ai lavori, chiedendo a ciascuno di sceglierne 5 per poi raccogliere il tutto e proclamare la Battuta del Secolo.
Tutto questo si concretizzò in un live show veramente speciale condotto da Claudio Bisio e Antonio Catania all’inizio del 1990, allo Zelig. La battuta vincitrice e quindi giudicata la migliore del secolo era di Walter Fontana, allora non ancora autore affermato, e così recitava: ‘Era un bambino presuntuoso e saccente. Quando la maestra di prima elementare gli chiese ‘Ma tu credi in Dio?’, lui rispose: ‘Beh, credere è una parola grossa. Diciamo che lo stimo'”. “A quel punto – raccontano – divenne per noi quasi una sfida cercare un editore che pubblicasse la nostra ormai corposa raccolta. Quando ormai tutto sembrava perduto, il mitico Oreste del Buono, allora responsabile dei tascabili Einaudi, si impuntò (spalleggiato dal nipote Alessandro Dalai, ad di Einaudi e poi fondatore della prima Baldini&Castoldi) affinché ‘Anche le formiche nel loro piccolo s’incazzano’ uscissero con il prestigioso Struzzo torinese. Tre editori, qualche milione di copie e trent’anni dopo oggi il cerchio si chiude, e per la prima volta il Frankenstein delle Formiche vede la luce”.
Cinema: Polvere, contro la droga per sensibilizzare ragazziUn cortometraggio con Alessandra Ferrara. Presentato al Senato
13 dicembre 201914:21
– S’intitola Polvere, il cinema contro la droga, il cortometraggio diretto da Francesco Bellomo e Walter Croce, con Alessandra Ferrara e Giulio Base, parte di un progetto di Corte Arcana sui giovani e le dipendenze: la droga, la ludopatia, il bullismo, l’alcolismo.
L’iniziativa, riguarda le scuole del territorio del Comune di Roma e, in particolare, gli studenti delle Scuole Secondarie di secondo grado ed è stata presentata a Palazzo Giustiniani, presso il Senato di Roma. All’evento c’era parte del cast- Daniele Locci, Noemi Esposito, Sara Baccarini, Daniele Gatti, Massimo Vulcano – il produttore e regista Francesco Bellomo, il co-regista Walter Croce, lo sceneggiatore Mauro Graiani, il vicepresidente del Senato Ignazio La Russa. Relatore dell’evento lo psichiatra e saggista Raffaele Morelli, il quale ha parlato di quanto le dipendenze possano distruggere le persone e che quindi vanno combattute in ogni modo, soprattutto quando si è ancora giovani, cercando di conoscere se stessi, parlando con amici e genitori di tutto, cercando di essere positivi, trovandosi una passione e coltivarla, portando avanti i propri sogni. In Polvere, Rosa è una giovane e bella studentessa siciliana, appena arrivata a Roma che condivide con altri due ragazzi, Nunzio e Lina, oltre all’appartamento, la passione per la recitazione. I tre ragazzi frequentano infatti l’ambito corso di recitazione di un grande attore di teatro e cinema, che si rivela anche nelle sue lezioni, maestro di vita. Rosa insieme agli amici, vive la spensieratezza dei primi “incontri” nel mondo di mezzo dello spettacolo: feste, party; anche se dopo un po’ non tardano ad arrivare i problemi. La conoscenza con ricchi personaggi senza scrupoli, le false promesse, la droga, l’imminente dipendenza. Ad affiancarla in questa discesa agli inferi ci sarà, tutto il tempo, un ambiguo personaggio, Cesare, una sorta di mediatore molto conosciuto nel mondo dello spettacolo. Un giorno, Cesare, le promette un incontro importante, tutto sembra apparentemente migliorare, in realtà è solo l’inizio di un declino inarrestabile. Rosa entra in un giro sempre più pericoloso.
Guns N’ Roses, unica data in Italia nel 2020 a FirenzeRock band salirà sul palco del Visarno Arena festival il 12 giugno
FIRENZE13 dicembre 201915:45
Unica data italiana nel 2020 per i Guns N’ Roses al Firenze Rocks: la rock band salirà sul palco della Visarno Arena venerdì 12 giugno 2020. Lo annunciano gli organizzatori.Si completa così il calendario di concerti per l’edizione 2020 del festival, che inizierà con Vasco Rossi il 10 giugno, a cui seguiranno i Green Day l’11, i Guns N’ Roses il 12 e Red Hot Chili Peppers il 13 giugno.
Notte Taranta, il cinema tema portante edizione 2020Il maestro concertatore Buonvino, “incontro tra generi diversi”
MELPIGNANO (LECCCE)13 dicembre 201915:31
– Sarà il cinema il tema dell’edizione 2020 della Notte della Taranta, che già nel 2015 aveva avviato un percorso di apertura alle altre arti.
L’annuncio è stato dato oggi nella sede della Fondazione Notte della Taranta durante la presentazione di alcune anticipazioni della prossima edizione del festival che avrà il suo clou il 22 agosto con il concertone di Melipignano. All’incontro hanno partecipato il maestro concertatore, Paolo Buonvino, il presidente della Fondazione Notte della Taranta, Massimo Manera, l’assessore regionale al Turismo, Loredana Capone e il sindaco di Melpignano, Ivan Stomeo.
“Ho già iniziato a incontrare gli artisti” ha raccontato Buonvino che ha sottolineato l’importanza del concetto di “incontro” tra generi, stili e mondi diversi. “Mi sono sentito a casa, venendo qui – ha detto – ho ritrovato molte cose della mia Sicilia che ci accomunano. Ma soprattutto condivido con gli organizzatori e i musicisti, con gli studiosi, una cultura dell’incontro”.
Musica: Mingardi presenta il vinile ‘Ho visto cose che…’Il 17/12 a Bologna. 13 brani e nuovo singolo ‘Riaprono i locali’
BOLOGNA13 dicembre 201915:33
– Andrea Mingardi presenta martedì 17 dicembre a Bologna, nello spazio eventi Gallery 16 dalle ore 19, il vinile del suo ultimo lavoro ‘Ho visto cose che…’: 13 brani che spaziano dal soul al jazz, dal pop al rock, dal blues alla ballad. E’ inoltre in via di pubblicazione una riedizione in digitale di alcuni brani tratti dal catalogo jazz dell’artista bolognese, in cui reinterpreta live grandi pezzi di Porter, Gershwin e altri autori.
Il vinile, in cui Mingardi è accompagnato dalla sua band storica, i Supercircus, sarà lanciato con il nuovo singolo ‘Riaprono i locali’. La sua uscita è stata preceduta dal cd, con tre singoli proposti nell’ultimo anno: ‘Ci vuole un po’ di Rock’n’roll’, ‘La cosa più importante’ e ‘Anima Soul’ featuring Frankie Hi-NRG, che hanno totalizzato migliaia di passaggi in radio. ‘Ci vuole un po’ di Rock’n’roll’, in particolare, primo video e singolo del nuovo lavoro, è uscito a 12 anni dall’ultimo inedito del cantautore ed è stato interpretato anche da Mina nell’album ‘Maeba’.
“Bluesman”, la storia da riscoprire di Guido ToffolettiPioniere del blues italiano, amico di A.Korner e Rolling Stones
VENEZIA13 dicembre 201915:37
– Sono passati venti anni dalla tragica scomparsa a 48 anni di Guido Toffoletti, il musicista veneziano considerato uno dei pionieri del blues italiano. Il giornalista Giò Alajmo ne ricostruisce la storia attraverso testimonianze, aneddoti, fatti e ricordi. Figlio scapestrato di un giornalista, cresciuto a Venezia, Guido ha fatto della sua vita un omaggio alla sua grande passione per la musica attraversando, diventandone uno dei protagonisti, l’ultimo quarto musicale del Novecento.Era sotto il palco del Piper ai tempi del beat, ospite fisso come al Big Club di Mestre, roadie per i Renegades e poi per Joe Strummer dei futuri Clash, poi i tv con Claudio Ambrosini e la sua prima opera beat. L’incontro a Londra con Alexis Korner, venerato padre del blues inglese, lo galvanizzò al punto da creare una propria band e incidere nel 1976 il primo disco blues di un musicista italiano. La sua Blues Society fu scuola per numerosi giovani musicisti locali, veneti e friulani, chiamati a suonare e a incidere con i grandi del blues internazionale che riusciva di volta in volta a coinvolgere. E tra le collaborazioni più prestigiose di Guido si ricordano oltre a Korner, anche Paul Jones, John Mayall, Andy J.
Forest. B.B. King e altri. Nonche’ con Ian Stewart, Keith Richard e Mick Taylor, tre dei Rolling Stones. Appassionato di rock’n’roll, dei Beatles e di Elvis Presley, collezionista di chitarre elettriche e di memorabilia legate ai suoi idoli musicali, Toffoletti che ha inciso oltre 20 album, era anche un romantico solitario, un amico che sapeva creare con tutti rapporti che sembravano unici, era un burlone e un eterno Peter Pan che aveva inseguito i suoi sogni fino a toccarli. La sua storia si interruppe tragicamente, il 22 agosto 1999, travolto da una macchina mentre correva in bici in piena notte.
Kappa festeggia a Miami 50 anni di logo con ominiPerformance di Vanessa Beecroft e Neville Wakefield
13 dicembre 201915:56
– Kappa, marchio icona dell’abbigliamento sportivo, ha festeggiato all’Art Basel Miami i primi 50 anni del logo degli Omini con l’artista italiana Vanessa Beecroft. Nel giorno dell’inaugurazione pubblica di Art Basel, l’autore e curatore d’arte britannico Neville Wakefield, assieme alla Beecroft, ha presentato un’inedita rilettura del marchio italiano con una performance di ballerini che ne ha interpretato il logo attraverso 50 diverse iterazioni.
“Tratteggi minimalisti, performance art, film e moda – spiega Neville Wakefield – le performance di Vanessa si sono sempre distinte come forma particolare di ritrattistica dal vivo. Dando vita all’iconico logo Kappa, l’artista ci invita a esplorare non solo le relazioni tra individui, in continua evoluzione qui rappresentati dalla coppia degli Omini ma anche quelle di un marchio con il mondo nella sua complessità”.
Nella performance, Vanessa Beecroft, artista celebre per i suoi tableau vivant, quadri viventi interpretati, in passato, da donne più o meno vestite, per la prima volta metterà in scena entrambi i sessi: 100 attori divisi a coppie per rievocare il logo Kappa, di cui la performance di Vanessa enfatizza la natura unisex. Gli Omini prendono vita nella scenografia di 50 coppie disposte lungo l’intera superficie del Lot 11.
Gli attori sono vestiti con toni neutri e inizieranno la performance in piedi, per poi liberarsi, assumere la posizione del logo Kappa – un uomo e una donna seduti schiena contro schiena – e infine si spostano nello spazio secondo gli schemi della coreografia di Jacob Jonas The Company, orchestrata dalla Beecroft, attraverso movimenti coreografici alternati ad altri ricchi di spontaneità. La performance è fortemente ispirata a Zabriskie Point, opera anticonformista e film-cult del regista italiano Michelangelo Antonioni.
Matera 2019: passeggiata urbana per scoprire la CapitaleDomani, nella zone della Città dei Sassi rigenerate dall’arte
MATERA13 dicembre 201916:01
– Dalla periferia al centro di Matera (Capitale europea della Cultura 2019). Un percorso che racconta una “nuova identità”, tutta da scoprire. Quella dell’arte urbana realizzata da artisti di fama internazionale, come Momo, Jorit, Mister Thoms, Giorgio Bartocci su tutto il territorio lucano, anche grazie ai progetti promossi dalla Fondazione Matera-Basilicata 2019, come le residenze artistiche, i progetti di comunità e il progetto Capitale per un giorno.
Sabato 14 dicembre, sarà possibile passeggiare nelle zone della Città dei Sassi rigenerate da queste forme d’arte, create in molti casi con il coinvolgimento delle realtà cittadine di riferimento. Una vera e propria mappa dell’arte urbana verrà presentata e consegnata a tutti coloro che vorranno aderire a quest’esperienza, creata dalla Fondazione Matera Basilicata 2019 insieme alla Momart Gallery.
Luci e ombre, il ‘600 napoletano dopo CaravaggioA Prato dipinti mai visti raccontano la storia di due collezioni
PRATO16 dicembre 201912:33
– Un Cristo con barba e cappello che sfiora gentile i capelli rossi della Maddalena eppure non la tocca e non la guarda, quasi non la vedesse, ormai lontano, come gli occhi di lei, bellissimi, non riescono a incontrare quelli di lui. C’è tanto del Caravaggio, almeno nella.luce e nelle ombre, nella carnalità dei protagonisti di Noli me tangere del napoletano Giovanni Battista Caracciolo, detto il Battistello, e c’è già la consapevolezza del ‘dopo’ di una pittura che il genio del Merisi rompendo le regole aveva ormai cambiato.
A questo ‘dopo”, allo spartiacque che nella pittura napoletana del ‘600, epoca d’oro dell’arte, creò il passaggio di Caravaggio, è dedicata a Prato una piccola, preziosa esposizione – dal 14 dicembre al 13 aprile 2020 a Palazzo Pretorio – che indaga il dialogo tra due collezioni, quella ricchissima di Palazzo Pretorio appunto e quella più raccolta, ma infinitamente raffinata, messa insieme nell’ultima metà del secolo scorso da Giuseppe De Vito, e insieme racconta, proprio attraverso le raccolte di opere d’arte, la storia e le ricchezze, i rapporti con Roma, con Napoli e con i protagonisti dell’arte di allora, di alcune famiglie di Prato.
Due sale in tutto nelle quali l’intimo allestimento tende a ricreare l’atmosfera di un salotto, come sottolineano le.curatrici Rita Iacopino e Nadia Bastogi, ricche però di opere molto poco conosciute, in alcuni casi mai viste, accanto a tele seicentesce di grande notorietà e suggestione del museo pretorio, per una mostra accompagnata da un ricco catalogo e da una serie di studi che hanno portato a novità per la storia del territorio e che offrono ai visitatori una finestra raffinata e interessante su un momento fondamentale della pittura italiana.
Libro dell’anno 2019, ‘Il colibrì’ di Sandro VeronesiClassifica Qualità de la Lettura , 2/o Serotonina di Houellebecq
13 dicembre 201919:40
‘Il colibrì’ di Sandro Veronesi il miglior libro del 2019. Il romanzo, pubblicato da La nave di Teseo, ha vinto con un larghissimo margine sugli altri titoli. Questo secondo la Classifica di Qualità de la Lettura del Corriere della sera, arrivata alla sua ottava edizione. ‘Il colibrì’, che racconta il nostro presente attraverso la storia di un uomo imperfetto, Marco Carrera, che cerca ostinatamente di rimanere fermo mentre la sua vita cambia a ritmo vertiginoso, ha superato ‘Serotonina’ di Michel Houellebecq, pubblicato sempre da La nave di Teseo, che è arrivato secondo. In terza posizione ‘Transiti’ di Rachel Cusk (Einaudi). La cerimonia di premiazione si terrà il 24 febbraio alle 18.30 al Piccolo Teatro Grassi a Milano.La giuria della Classifica di Qualità, presieduta da Marzio Breda, segretario del premio Severino Colombo, quest’anno è composta da 317 membri, redattori, collaboratori, amici de ‘La Lettura’ e traduttori: ciascun partecipante è stato chiamato a esprimere un massimo di tre preferenze tra tutti i libri usciti in Italia nel 2019, spaziando liberamente tra narrativa italiana e straniera, saggistica, varia, libri per ragazzi, poesia, graphic novel. I libri votati in questa edizione sono stati in totale 441. La stessa giuria aveva anche la possibilità di esprimersi per la migliore traduzione.Arrivata alla terza edizione, la Classifica della Traduzione vede al primo posto Silvia Pareschi per ‘La generosità della sirena’, volume di racconti di Denis Johnson, pubblicato da Einaudi. Al secondo posto Susanna Basso per ‘Macchine come me’ di Ian McEwan (Einaudi), al terzo posto pari merito tre traduzioni da tre lingue diverse (inglese, ebraico e spagnolo): Fabio Pedone ed Enrico Terrinoni per Finnegans Wake di James Joyce (Mondadori), Raffaella Scardi per L’ultima intervista di Eshkol Nevo (Neri Pozza) e Bruno Arpaia per In tutto c’è stata bellezza di Manuel Vilas (Guanda). Silvia Pareschi è stata votata anche per la traduzione de I ragazzi della Nickel di Colson Whitehead (Mondadori) e di Ragioni per vivere di Amy Hempel (Sem). Ai vincitori un’opera dell’artista Velasco Vitali.
Moda: Balmain ha un nuovo ceo, è Jean Jacques GuévelNegli ultimi tre anni è stato ceo di Zadig et Voltaire
13 dicembre 201917:23
– Jean-Jacques Guével è stato nominato ceo della storica maison di moda parigina Balmain. La nomina, annunciata in una nota della Balmain – segue alla recente decisione del precedente ceo, Massimo Piombini, di lasciare l’azienda per motivi personali, dopo aver guidato Balmain negli ultimi due anni. Guével inizierà a lavorare per Balmain nel febbraio 2020. Laureato alla Business School e Sciences a Parigi, Guével ha iniziato la sua esperienza nel campo della moda e del lusso da Louis Vuitton e ha ricoperto incarichi dirigenziali presso Céline e nel gruppo Lvmh. Negli ultimi tre anni è stato ceo di Zadig et Voltaire. Come ceo di Balmain, supporterà l’espansione della maison, lo sviluppo delle sue linee di accessori e accelererà sulla crescita.
La maison è stata fondata nel 1945 da Pierre Balmain. Fin dall’inizio il suo stile audace e femminile ha trasformato la casa parigina in una delle preferite della elite europea e di Hollywood. Dalla morte di Pierre Balmain nel 1982, la maison è stata guidata da diversi designer. Quando il direttore creativo Olivier Rousteing, allora 25enne, è stato scelto come capo del team creativo di Balmain nel 2011, è diventato uno dei talenti più giovani mai nominati alla guida di una storica maison parigina. Sin dalla sua prima collezione, Rousteing ha lavorato coerentemente sulla storia della casa, riflettendo sempre i gusti della sua generazione, il suo “Balmain Army” come dice lui. Il gruppo d’investimento Mayhoola ha acquisito il controllo del 100% di Balmain nel 2016.
Forever, un profumo dedicato a Laura BiagiottiEssenza evocativa firmata dal maestro Jordi Férnandez
13 dicembre 201917:46
Forever, nuovo profumo dedicato a Laura Biagiotti, è l’essenza che lega le tre generazioni di donne della famiglia: Delia, fondatrice dell’azienda, Laura che l’ha trasformata in un gruppo, Lavinia, ultima generazione proiettata nel futuro. Forever vuole essere il profumo della memoria, un’essenza evocativa.
“I ricordi sono una cosa che hai o che hai perduto ?”si chiede Woody Allen nel film “Un’ altra donna”. Jordi Férnandez, maestro profumiere di Givaudan risponde con la complessa partitura olfattiva di Forever, una eau de parfum che appartiene alla famiglia dei floreali, chypre e gourmand. Nelle note di testa forti ed evidenti (bergamotto italiano, ribes nero, bacche di rose Co2, accordi di mela e di pera). In quelle di cuore vibranti come i primi segnali del cambiamento e tutta l’eccitazione di una nuova scoperta (rosa, mughetto, viola, praline e tuberosa). Le note di fondo sono sottili e persistenti, prive d’incertezza e affidabili come l’amore di una donna (vaniglia, musk, fava Tonka e benzoino del Laos).
Il flacone riproduce in verticale il simbolo dell’ infinito che ha la forma di un otto disteso. Inventato nel 1655 dal matematico John Wallis, viene anche detto “lemniscata” che in latino significa nastro. Il flacone di Forever Laura Biagiotti è infatti costruito dalle preziose volute di un nastro metallico che in alto forma l’intero tappo e sotto abbraccia il flacone di cristallo. Da qui traspare il colore rosa della fragranza.
La campagna del profumo dedicato a Laura Biagiotti, è stato girato nella capitale, città-simbolo del brand e del concetto di eternità. La testimonial è l’attrice e modella Laura Chiatti che cammina sui tipici sampietrini delle strade di Roma a passi lenti sui tacchi alti, arriva in Piazza di Spagna, supera la Barcaccia e prima di cominciare a salire la scalinata di Trinità dei Monti, spruzza due gocce di profumo che si rivela un potente attivatore di ricordi…
Addio Danny Aiello, l’italoamericano di Spike LeeFu anche in C’era una volta in America. Aveva 86 anni
W YORK13 dicembre 201919:07
– E’ morto a 86 anni Danny Aiello, considerato l’italoamericano del cinema. Aiello aveva infatti interpretato il ruolo (non protagonista) in film come ‘Fa’ la cosa giusta’ di Spike Lee per il quale fu nominato ai Premi Oscar 1990 e ‘C’era una volta in America’ di Sergio Leone.
L’attore ha lavorato anche con Madonna, interpreta infatti la parte del padre della cantante nel video della canzone ‘Papa don’t preach’.
La hit parade incorona subito VascoSul podio Ferro e The Supreme, in testa anche tra i singoli
13 dicembre 201919:19
Vasco NonStop Live 2019, il doppio cd, dvd e bluray con tutta la scaletta dei concerti di San Siro dello scorso giugno, si prende subito la vetta della classifiche di vendita Fimi-Gfk (ed è quinto nella top ten dei vinili). Resiste al secondo posto, con Accetto miracoli, Tiziano Ferro, davanti a Tha Supreme, con 23 6451. Il rapper e produttore dei record guida anche la classifica dei singoli con Blun7 a Swishland.Scivola in quarta posizione Cremonini 2C2C The Best Of, prima grande raccolta della produzione ormai ventennale di Cesare Cremonini, che precede Marracash con persona e e Mina Fossati”, stabile al sesto posto. Risale dalla 27/a posizione alla settima Salmo con Playlist Live (da ben 57 settimane in classifica), davanti a FSK Trapshit Revenge, versione deluxe del disco d’esordio degli FSK Satellite. Chiudono la top ten i Coldplay con Everyday Life.Tra i vinili balzo in vetta per Lorenzo sulla luna, il concept album di Jovanotti.Ecco la top ten Fimi/Gfk degli album più venduti della settimana dal 6 al 12 dicembre:1) VASCO NONSTOP LIVE, VASCO ROSSI (VIRGIN-UNIVERSAL MUSIC)2) ACCETTO MIRACOLI, TIZIANO FERRO (VIRGIN – UNIVERSAL MUSIC)3) 23 6451, THA SUPREME (EPIC SONY)4) CREMONINI 2C2C THE BEST OF, CESARE CREMONINI (VIRGIN-UNIVERSAL MUSIC)5) PERSONA, MARRACASCH (ISLAND-UNIVERSAL MUSIC)6) MINA FOSSATI, MINA & IVANO FOSSATI (PDU – SONY)7) PLAYLIST LIVE, SALMO (EPIC-SONY)8) FSK TRAPSHIT REVENGE, FSK SATELLITE (THAURUS-SONY)9) EVERYDAY LIFE, COLDPLAY (COLDPLAY / PLG 3P-WMI)10)CHIARAMENTE VISIBILI DALLO SPAZIO, BIAGIO ANTONACCI (IRIS SRL-SONY)Ecco la classifica dei singoli più scaricati:1) BLUN7 A SWISHLAND, THA SUPREME (EPIC SME)2) DANCE MONKEY, TONES AN I (ELEKTRA-WMI)3) CHARLES MANSON (BUON NATALE 2), SALMO, DANI FAIV & NITRO FEAT. LAZZA (EPIC-SME)4) FUCK 3X, THA SUPREME (EPIC-SME)5) SUPREME (L’EGO), MARRACASH, THA SUPREME & SFERA EBBASTA (ISLAN-UNI)Infine, la classifica dei vinili:1) LORENZO SULLA LUNA, JOVANOTTI (POLYDOR-UNIVERSAL MUSIC)2) KO DE MONDO, C.S.I. (UNIVERSAL STRATEGIC-UNIVERSAL MUSIC)3) LUCIO DALLA LEGACY EDITION, LUCIO DALLA (RCA RECORD LABEL-SONY)4) THE DARK SIDE OF THE MOON, PINK FLOYD (PARLOPHONE-WMI)5) VASCO NONSTOP LIVE, VASCO ROSSI (VIRGIN-UNIVERSAL MUSIC)
Cinema: a Rotterdam Rosa Pietra Stella di Marcello SanninoOpera prima con Ludovica Nasti, la Lila de L’amica Geniale
13 dicembre 201919:11
Sarà presentato in anteprima mondiale, in Selezione Ufficiale, al prestigioso International Film Festival di Rotterdam (22 gennaio/2 febbraio) Rosa Pietra Stella, opera prima di Marcello Sannino, affermato documentarista, interpretato da Ivana Lotito, Fabrizio Rongione e Ludovica Nasti.
È la storia di Carmela è una giovane donna, bella e indomita come un’amazzone che tira avanti giorno per giorno con lavori precari e vane ambizioni, finché non le capita, per conto di un avvocato, di fare affari con gli immigrati clandestini. È stata la madre poco presente di una bambina di 11 anni, Maria, ma ora vuole rimediare, assumersi le proprie responsabilità e vivere la sua maternità. Conosce Tarek, un quarantenne algerino, e lo travolge nella sua lotta per trovare un equilibrio, una vita.
Gran parte del film è ambientato a Portici, un piccolo ma popoloso paese vicino Napoli dove Carmela ha il volto di Ivana Lotito (l’Azzurra Avitabile, moglie di Genny Savastano di Gomorra), e la figlia di dodici anni, Maria, è Ludovica Nasti (la piccola attrice rivelazione di L’amica geniale nei panni di Lila). Il tunisino Tarek ha il volto di Fabrizio Rongione e Anna, la madre di Carmela, è Imma Piro.
“Carmela usa le poche armi che ha a disposizione per la sua sopravvivenza. È quello che può fare in un mondo dove la lotta di classe è stata sostituita da una lotta interna tra coloro che vivono nella marginalità, nella clandestinità. Questo è l’ambito sociale e politico nel quale si svolge la storia – dichiara il regista Marcello Sannino, pluripremiato regista di documentari come Corde, La seconda natura, Porta Capuana tra gli altri, ora alla sua opera prima di finzione – Il punto è: parlare delle persone o dei problemi sociali? In realtà, secondo me, non esiste nessun problema sociale chiaramente delineato. I problemi sono tutti problemi umani. Certo, siamo nel pieno di una fase di decadenza, di ingiustizia sociale, di disumanizzazione, ma lo sappiamo tutti e non abbiamo più armi per difenderci. Quindi ripartiamo dalla persona, dalla gente coinvolta negli argomenti, spinta dalla necessità di sopravvivere e di cercare la vita”.
Il film è una produzione Parallelo 41, Bronx Film, PFA Films con Rai Cinema.
Ravenna Festival 2020, da Philip Glass alla Fura dels BausAnche Capossela e 100 Cellos. Sul podio Muti, Fischer e Gergiev
RAVENNA14 dicembre 201912:05
– Sulla 31/a edizione di Ravenna Festival (3 giugno-17 luglio 2020) splende un cielo dal “dolce color d’oriental zaffiro”: quello che Dante descrive nel Purgatorio (I, 13) e che forse aveva ammirato nei mosaici di Galla Placidia. Questa immagine luminosa ha il proprio lato oscuro in un Oriente non più da favola, ricordato nel concerto Le vie dell’Amicizia diretto da Riccardo Muti ‘Per la Siria’, ma anche nella minacce al nostro paradiso terrestre, ritratto nell’inno ambientalista di ‘Koyaanisqatsi’.
Se il capolavoro di Philip Glass apre il Festival, la conclusione è affidata alla Fura dels Baus con i Carmina Burana in esclusiva italiana e al gala omaggio ad Alicia Alonso. Nel firmamento danza anche il debutto del ‘Don Juan’ di Johan Inger, il Balletto delle Fiandre e la Hofesh Shechter Company. Salgono sul podio, oltre a Muti, Ivan Fischer e Valery Gergiev. E ancora, Vinicio Capossela, Stefano Bollani, Neri Marcorè e i 100 Cellos, mentre Sant’Apollinare Nuovo ospita Theatre of Voices di Paul Hillier.
Ravenna Festival, Cristina Muti accetta presidenza onorariaOfferta dal sindaco ‘a coronamento 30 anni straordinario lavoro’
RAVENNA14 dicembre 201913:15
– Il sindaco di Ravenna Michele de Pascale ha offerto a Cristina Mazzavillani Muti la presidenza onoraria di Ravenna Festival, in occasione della presentazione della 31/a edizione, “a coronamento di 30 anni di straordinario lavoro” e nella certezza che “la grandezza di chi ha saputo costruire la storia culturale di Ravenna sta non solo in quanto ha fatto, ma in quanto ha preparato per il futuro”. “Rimarrò vigile e innamorata – ha risposto Cristina Muti, nell’accettare la presidenza onoraria – in fondo non si può sostituire una mamma e continuerò a promuovere il Festival. Resterò sempre la prima sostenitrice”.
Nei giorni scorsi la stampa cittadina aveva riferito di una lettera ai dipendenti con la quale Cristina Muti spiegava di lasciare la presidenza di Ravenna Festival dopo anni di lavoro “meraviglioso”. Una notizia che “ci ha colto di sorpresa”, le aveva scritto a stretto giro il sindaco dicendosi preoccupato “per il percorso futuro del Festival e più in generale dell’offerta culturale di Ravenna”.
Musica: Hänsel und Gretel, applausi e ovazioni a CagliariIncanto favola in musica chiude in bellezza Stagione del Lirico
CAGLIARI14 dicembre 201913:24
– Una favola metropolitana, dove realtà e sogno si intrecciano. Tra boschi incantati e case di marzapane, bambini, la strega cattiva, una folla di clochard con tanto di giacigli di cartone si aggira sullo sfondo di una opulenta città. Ci sono voluti 60 anni per riportare a Cagliari l’incanto e la meraviglia di Hänsel und Gretel, opera romantica di Engelbert Humperdinck, ispirata all’omonima fiaba dei fratelli Grimm. Un piccolo capolavoro del Natale che chiude, tra lunghi applausi e ovazioni, la Stagione di Lirica e Balletto. In sala anche il nuovo sovrintendente Nicola Colabianchi. Una serata all’insegna della bellezza, con il raffinato allestimento nato per il Teatro alla Scala e ora acquisito dalla Fondazione cagliaritana, con la regia di Sven-Eric Bechtolf, ripresa a Cagliari da Daniela Zedda. Efficaci e affascinanti gli effetti scenici tra quinte in movimento che si aprono su mondi colorati e fantastici, proiezioni video, bambini trasformati in biscotto, giganteschi alberi e uccelli. Al suo debutto sul podio cagliaritano, Johannes Debus ha diretto la compagnia di canto, un’orchestra del Teatro Lirico dalle belle sonorità e il coro dei bambini, l’ensemble di voci bianche del Conservatorio guidato da Enrico Di Maira, protagonista di una toccante esibizione. L’opera è andata in scena nella versione originale tedesca con i sopratitoli in italiano. Perfetta nel suo ruolo – la madre Gertrud – ha fatto sentire la sua presenza scenica e vocale Susan Neves. Per lei sono partiti ovazioni e entusiastici “brava”. Buona prova per tutto il cast che ha raccolto grandi tributi da parte del pubblico: Anna-Doris Capitelli, convincente Hänsel (en travesti), Francesca Manzo, la timorosa e intraprendente Gretel, accanto a Gustavo Castillo, Martina Serra, Francesca Pia Vitale. Una rilettura contemporanea della fortunata favola drammatica, in cui la dimensione onirica e fiabesca si intreccia alle contraddizioni della moderna civiltà: la miseria morale e materiale della famiglia e lo sfruttamento dei bambini, affamati e malvestiti, non spegne la gioia di vivere e la curiosità dei piccoli protagonisti.
Musica: concerto di Natale nella Basilica di AssisiPresente anche Mattarella. Sarà trasmesso su Rai 1 il 25
AEROPORTO DI PERUGIA SANT’EGID14 dicembre 201913:27
– Alla presenza anche del presidente della Repubblica Sergio Mattarella – che ha ricevuto dai frati di Assisi la Lampada della pace – del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e del presidente della Conferenza Episcopale Italiana, card. Gualtiero Bassetti, si è tenuto questa mattina ad Assisi il tradizionale Concerto di Natale nella Basilica Superiore di San Francesco.
Diretto dal maestro Steven Mercurio e con la partecipazione di Massimo Ranieri, Anna Tifu al violino, Marco Braito ed Ercole Ceretta alle trombe, il concerto verrà poi trasmesso su Rai 1 il 25 dicembre alle 12.30 dopo il messaggio Urbi et Orbi di Papa Francesco. Ad accompagnare gli artisti nei tradizionali canti natalizi è stata l’Orchestra sinfonica nazionale della Rai, il coro di voci bianche “I piccoli musici” e il coro maschile del “Coenobium vocale”, guidati dai maestri Mario Mora e Maria Dal Bianco.
Prima dell’inizio del concerto il presidente Mattarella ha ricevuto da padre Gambetti la Lampada della pace.
Natale: Bach per il tradizionale concerto in Duomo a MilanoIngresso libero fino ad esaurimento dei posti
MILANO14 dicembre 201914:13
– Si rinnova l’appuntamento divenuto ormai tradizione nel panorama milanese in attesa del Natale: il grande concerto in Duomo offerto alla città dalla Veneranda Fabbrica e dal Comune di Milano.
Il concerto si terrà il 20 dicembre alle 19.30: protagonista dell’evento, realizzato anche con il sostegno di Assolombarda, sarà laBarocca, l’ensemble specializzato in musica sei-settecentesca dell’Orchestra Verdi diretto dal Maestro Ruben Jais, affiancato dall’ensemble vocale diretto dal Maestro Jacopo Facchini e da quattro voci soliste.
Il programma musicale prevede estratti dall’Oratorio di Natale per soli, coro e orchestra BWV 248 di Johann Sebastian Bach (Prima cantata: “Jauchzet, frohlocket” e Sesta cantata: “Herr, wenn die stolzen Feinde schnauben”). L’ingresso al concerto in Duomo, libero fino ad esaurimento posti, sarà consentito a partire dalle 18.45. VAI A TUTTE LE NOTIZIE ECONOMICHE IN TEMPO REALE
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
La parola ai giurati di Simi
Romanzo su un delitto e sei cittadini chiamati in Corte d’Assise
14 dicembre 201917:35
– GIAMPAOLO SIMI, ”I GIORNI DEL GIUDIZIO” (SELLERIO, pp. 546 – 15,00 euro). Ecco un gruppo di giurati popolari prescelti per estrazione e che si sentono più o meno obbligati a confrontarsi con qualcosa che è loro spesso estraneo, il codice penale e le regole di un processo, a cominciare dal fatto, che ricorda loro il presidente, anzi in questo caso la presidente, ”una sentenza non può essere motivata da un documento o una prova che non abbiamo visto, letto o ascoltato in aula”, aggiungendo che ”l’intimo convincimento è sacrosanto, ma non può prescindere da motivazioni derivanti solo da quanto le parti hanno portato nel processo”. E’ la cosiddetta ”verità processuale” che potrebbe anche essere diversa dalla…. verità dei fatti.
Quindi, la parola ai giurati, o meglio ecco, raccontati da Giampaolo Simi, i giurati che avranno parola nel giudicare della colpa o dell’innocenza altrui. In un processo che scotta, che li coinvolge anche fuori dell’aula, perché riguarda gente ricca e importante, i Bonarrigo, e tra le mura provinciali di Lucca non si parla d’altro, con due cadaveri rimasti a terra, violentemente trucidati nella loro villa la Falconaia, quello di Esther Bonarrigo e quello del suo presunto amante Jacopo Corti, così che sospetti e indizi si concentrano sulla figura del marito di lei, Daniel Bonarrigo, proprietario di una catena internazionale di piccoli ristoranti a cucina italiana.
Il racconto quasi corale (e un po’ costruito e scritto come pensando a uno sceneggiato tv) vede intrecciarsi indagini e dibattito processuale coi suoi risvolti gialli e vicende personali e private dei giurati che indosseranno la fascia tricolore in Corte d’Assise. Sono sei (guidati dalla presidente e da un giudice a latere) e a ognuno Simi intitola un capitolo, di cui l’intestatario e un po’ il perno ma con tutti gli altri che continuano a girargli attorno. C’è Emma ex Miss e spregiudicata proprietaria di una boutique a Viareggio; Serena, cameriera precaria in una grande birreria e in attesa di un principe azzurro, con nonno Anselmo di cui occuparsi; Terenzio, pensionato che ce l’ha con tutto e tutti, col figlio Tommaso che studia da geometra; Malcom esperto del Web, amante di videogames e in più Youtuber di successo, col gatto Ponzio; la bibliotecaria Iris, di buon carattere, femminista e attenta agli altri, atea e materialista; Ahmed, magazziniere di origine marocchina, perso tra i pancali dei giorni precedenti il Natale, tifoso del Barcellona e seguace di rapper volgari che ostentano la loro ricchezza. Insomma un manipolo di persone messe assieme a caso e che pare poco possano amalgamarsi e trovare una qualche unità di vedute. Dal giorno in cui vengono prescelti pian piano sembra che tutto vada degenerando, che di ognuno esca la parte peggiore durante i preliminari e poi l’inizio del processo, dando un ritratto desolante di chi dovrebbe amministrare la giustizia e decidere della vita di un altro, del ricco, importante, adulato, invidiato, odiato Daniel. Ma Simi non è un narratore che punta al colore, al noir fine a se stesso, inquietante a tinte forti, perché non perde di vista che quella piccola corte è un po’ lo specchio di una città e, in fondo, di tutto il paese, e allora costruisce ritratti intriganti, mostra interazioni, complicità, seduzioni, interessi e antipatie, portandoci senza colpi di scena eclatanti, ma con un racconto che si sviluppa denso, sino al finale che ci rifiutiamo di dire a sorpresa, ma che che mostra quel po’ di ottimismo e fiducia nelle persone che è sempre necessario e spesso vero.
Il nostro Papa, Bergoglio migrante italianoIn sala il documentario di Tiziana Lupi e Marco Spagnoli
15 dicembre 201915:32
rriva in sala con l’Istituto Luce il 16 e il 17 dicembre – in coincidenza con il compleanno del Pontefice (il 17 dicembre) – il film-documentario Il Nostro Papa, diretto da Marco Spagnoli e Tiziana Lupi. Una sorta dì mockumentary tratto dall’omonimo libro a firma della stessa Lupi che mette al centro di tutto la natura di migrante di Papa Bergoglio. Senza l’emigrazione della sua famiglia in Argentina, fa capire più volte il filmato, oggi in Vaticano non ci sarebbe nessun Papa Francesco. Una tesi, quest’ultima, che percorre tutto il documentario nello spirito che la storia si ripete sempre. Così quella parte d’Italia oggi che è intollerante verso la migrazione non sa di aver avuto degli antenati migranti che hanno subito la stessa intolleranza e pregiudizi. Il film intreccia allo stesso tempo immagini storiche, interviste, memorie pubbliche e private del percorso e del pontificato di Jorge Mario Bergoglio. Ci sono cosi materiali d’archivio (dell’Istituto Luce, degli archivi Vaticani e della Fondazione Ansaldo tra gli altri) e una parte di pura fiction con protagonista Iago Garcia (Il segreto, Non dirlo al mio capo) , un attore sulle tracce di quel Papa Bergoglio che deve interpretare. Tutto parte da Genova, dove si sono imbarcati verso l’Argentina milioni di italiani, con Massimo Minella esperto di storia delle migrazioni dall’Italia all’Argentina tra ‘800 e ‘900 che ci racconta questa storia poco conosciuta. Il nostro Papa ripercorre così la storia della famiglia Bergoglio a partire dalle sue origini italiane e dall’emigrazione in Argentina, che l’ha vista, tra l’altro, scampare a un terribile naufragio (quello della Principessa Mafalda). Nel docu poi anche più di un intervento del Papa, sempre sul tema emigrazione, nel segno di “quel perché loro e non noi” che indica come il nostro destino favorevole ci dovrebbe far riflettere. Il film – co-produzione tra Italia e Argentina, prodotta da Mario Rossini per Red Film e Antonio Cervi per Lazos de Sangre, in collaborazione con Rai Cinema – dovrebbe approdare su Raiuno il prossimo anno e sarà visto quanto prima dallo stesso Papa Bergoglio. “La nostra sembra una favola, ma è solo quanto accaduto alla famiglia di Francesco e allo stesso Papa, un uomo che per impegno e dedizione merita solo rispetto e attenzione, ma anche una sconfinata ammirazione per la sua semplicità e la sua determinazione a cambiare lo stato delle cose. Per i poveri, certo, ma anche per gli umili, gli offesi, i piccoli, i deboli, gli uomini e le donne che non godono della protezione di niente e di nessuno”, dicono Spagnoli e Lupi nelle loro note di regia.
E ancora i registi: ‘È il racconto delle origini del Papa: una sorta di prequel ideale a quanto sappiamo o crediamo di conoscere di lui”.
In tempi di Brexit vince il British style di tweed e tartanAnche per l’uomo è vincente il made in London
16 dicembre 201911:14
In tempi di Brexit, è inevitabile subire un’ondata di British style nel nostro guardaroba, a cominciare dalla quintessenza dello stile tipicamente inglese, che vede i suoi principali alleati nel tweed, nel tartan, nei trench, nei tipici cappelli da Ascot. E nei volti da copertina di due donne iconiche britanniche, imitate in tutto il mondo, l’inossidabile top model Kate Moss e l’ineguagliabile duchessa di Cambridge, Kate Middleton.
Per non parlare della sartoria maschile made in Gb, l’osannato tailoring. “L’abito maschile sta a Londra come il parmigiano sta a Parma” disse Boris Johnson, fieramente in posa fra un gruppo di modelli sul marciapiede di Savile Row, mecca dell’autentico su misura di alta classe. E ora per la gioia dei fan della sartoria inglese, il british style trasmigra da noi, poiché la London Fashion Week si è alleata con Camera della Moda di Milano per accogliere 10 marchi inglesi emergenti nelle sfilate delle collezioni maschili del gennaio 2020. Sfileranno da noi anche gli inglesissimi Stella McCartney e Alexander McQueen, ma gli inglesi manterranno in patria lo zoccolo duro dei marchi cool come Burberry e Richard James, gli stilisti emergenti in ascesa Edward Meadham e Benjamin Kirchhoff.
Sandro Veronesi, i fili del suo ColibrìLibro dell’anno per la classifica di Qualità de la Lettura
14 dicembre 201915:12
– Mette tutta la sua energia nel restare fermo Marco Carrera, ‘Il Colibrì’ del nuovo romanzo di Sandro Veronesi, scelto come libro dell’anno dalla Classifica di Qualità 2019 de ‘la Lettura’, pubblicato da La nave di Teseo. Ma lo stare fermo di Marco, in un tempo come il nostro che da sempre più valore al cambiamento, è un atto di coraggio. In questa storia, ambientata a Roma e Firenze, sono tanti i fili e le sospensioni reali e simboliche. Come il filo che sente di avere attaccato alla schiena la figlia del protagonista, Adele, avuta con la moglie Marina. La bambina manifesta questo disturbo percettivo a tre anni i si isola. Il filo “per qualche ragione nessuno lo vedeva, e quindi lei era costretta a stare sempre attaccata al muro, per evitare che la gente ci inciampasse o ci rimanesse intrappolata” racconta Veronesi. O come l’amaca, che diventa la culla trasportabile in ogni luogo della piccola Miraijin, la figlia di Adele che aveva trovato quel nome per la sua bambina in una saga di manga giapponesi. Lei è tutto per il nonno Marco e il nonno è tutto per lei che apre a un nuovo mondo, a una nuova umanità, apre all’uomo del Futuro (che è il significato del suo nome in giapponese), dopo i grandi dolori che hanno segnato la vita del Colibrì. Dopo i tanti lutti, la morte dei genitori, il suicidio della sorella Irene, che hanno travolto Marco compreso quello per cui non è ancora stato trovato un nome, la morte di un figlio. Una perdita innominabile che Veronesi racconta facendoci entrare nell’incubo in pagine scritte al ritmo del driiin di una telefonata che azzera la vita.
Colibrì era il nome con cui la mamma chiamava il suo bambino che non cresceva, che restava basso e minuto per un deficit ormonale, corretto poi con una cura che non era stato facile far accettare a Probo, il padre di Marco. Ma alla fine anche Luisa Lattes, la donna che Marco ha sempre amato, che aspettava di vedere d’estate, alla quale ha scritto tante lettere, lo chiamerà colibrì dando in questo modo corpo a due opposti che non si incontrano eppure si intercettano: il movimento, il cambiamento e lo stare fermi, immobili . Due condizioni opposte che hanno tenuto separati Marco e Luisa. Ma la vita cambia a ritmo vertiginoso anche per chi crede di restare fermo, come accade a Marco, che soffre anche per la lontananza del fratello Giacomo, e nella cui figura, in un certo senso, si incontrano lo spazio e il tempo.
Premio Strega 2006 con ‘Caos calmo’ diventato un film di Antonello Grimaldi, con protagonista Nanni Moretti, Veronesi ne ‘Il colibrì’ scende in modo potente alla radici di quell’energia che annienta e fa rinascere, ci racconta in un’architettura romanzesca perfetta la perdita e l’amore, il destino e le scelte , la ricerca di se stessi, la psicoanalisi, i sogni, i simboli con tante suggestioni e citazioni letterarie di cui lo scrittore da ampio conto alla fine del romanzo che ha una copertina gialla un po’ fluo. La storia procede seguendo gli episodi della vita di Marco e al centro ci sono la famiglia, con tutte le sue mitologie, come la collezione di Urania del padre, e l’amore che è anche contemplazione.
Per Natale ai bimbi tante emozioni di cartaParole e disegni per affrontare insieme i grandi temi della vita
17 dicembre 201910:03
n solo giocattoli: sotto l’albero di Natale è bello far scoprire ai nostri bambini e ragazzi tante emozioni fatte di carta, parole e disegni, anche per provare ad affrontare insieme, con un pizzico di leggerezza, sorrisi e toni adeguati, i grandi temi della vita. Via libera dunque ai libri da scartare nella sera più magica dell’anno, sfruttando le tante proposte delle case editrici.
Andrée Poulin/Enzo Lord Mariano, QUI DA NOI NON C’E’ POSTO (Lindau Junior, pp.32, 16 euro). “Qui da noi non c’è posto”, con i testi di Andrée Poulin e i disegni di Enzo Lord Mariano, è l’albo illustrato più “impegnato” di Lindau Junior: l’accoglienza e la speranza sono al centro del libro con la storia dei fratelli Marwan e Tarek che, in fuga dal proprio Paese, dopo una lunga traversata per mare riescono a trovare rifugio grazie alla generosità di altri bambini.
Francesca Cavallo, ELFI AL QUINTO PIANO (Feltrinelli, pp.128, 14 euro). Francesca Cavallo scrive per Feltrinelli la fiaba “Elfi al quinto piano”, illustrata da Verena Wugeditsch: protagonisti i piccoli Manuel, Camila e Shonda con le loro due mamme Isabella e Dominique, alle prese con i pregiudizi dei nuovi vicini di casa e con la missione impossibile di un gruppo di simpatici elfi che chiedono aiuto per impacchettare oltre 200 mila regali di Natale.
John Burningham, L’ULTIMO REGALO DI NATALE (Mondadori, pp.48, 17 euro). Beniamino Stamberbugio, un bambino molto povero la cui casa si trova sul Monte Rotolo, molto molto lontano, rischia di rimanere senza il suo unico regalo perché Babbo Natale si è dimenticato di consegnarglielo: è la fiaba di John Burningham, edita da Mondadori, in cui il buon Babbo Natale combatterà la stanchezza e dimostrerà coraggio e determinazione per non venire meno al suo ultimo impegno nella sera della vigilia.
Bian Floca, L’UOMO SULLA LUNA (Jaca Book Ragazzi, pp.56, 18 euro). Colpiscono l’estrema precisione e il rigore scientifico, non senza una buona dose di poesia, nel racconto che Brian Floca fa di una delle imprese più incredibili e sconvolgenti dell’umanità: perfetto per stupire i bambini a Natale è “L’uomo sulla Luna”, libro di Jaca Book che narra l’allunaggio del 1969 e i suoi protagonisti, in cui la grande storia si fonde con l’avventura e le emozioni.
Disordinary Family & Enrica Mannari, LA FAMIGLIA 3 COGNOMI (De Agostini, pp.48, 12.90 euro). Famiglia è ovunque ci sia amore e fiducia: è il messaggio de “La famiglia 3 cognomi”, edito da De Agostini, che racconta la storia di Orsetta Mannara e suo fratello Gatto Vampiro. I due piccoli non si somigliano e hanno un papà diverso ma poco importa, perché a legarli è il bene che si vogliono.
Paul McCartney, CHE STORIA, NONNO! (HarperCollins, pp.32, 16 euro). Pesci volanti, mandrie imbufalite e micidiali valanghe: dalla fantasia di un mito della musica come Paul McCartney e dal talento dell’illustratrice Kathryn Durst, arriva per HarperCollins “Che storia, Nonno!”, un libro adatto a chiunque sia curioso di conoscere il mondo e vivere imperdibili avventure. Al centro della vicenda c’è il nonno di Lucy, Tom, Em e Bob, un intrepido e instancabile esploratore.
Fernando Aramburu, MARILUZ E LE SUE STRANE AVVENTURE (Guanda, pp.80, 13 euro). Sembra una bambina normale, ma in realtà Mariluz ha davvero qualcosa di speciale: si affida completamente alla fantasia e grazie a questo, se da un lato si caccia nei guai, dall’altro riesce a vivere strabilianti e magiche avventure. “Mariluz e le sue strane avventure” (Guanda) è un libro affascinante, scritto con sapienza dal grande autore basco Aramburu, con le illustrazioni di Clara Luna.
Rania Zbib Daher, IL CANTO DEL MARE (Gallucci, pp.36, 14 euro). Un bel regalo potrebbe essere “Il canto del mare”, libro bilingue di Rania Zbib Daher, con i disegni di Debora Guidi e la traduzione dall’arabo di Elisabetta Bartuli, della collana Gallucci Kalimat, nata per favorire il dialogo tra i bambini del Mediterraneo e le diverse culture. La storia di Lyn è un inno alla speranza: la bambina, che trasforma in allegre canzoni le storie portate dalle onde, dovrà inventare un modo per far fronte alla tristezza del mare.
Passaggi di penna, a scrivere 46 autoriVolume di racconti di viaggio ne contiene altri 29
FIRENZE15 dicembre 201919:28
n libro che ne contiene in realtà 29, scritti a mano da 46 scrittori di tutta Italia che ne hanno riempito le pagine con i loro racconti sul viaggio. E’ ‘Passaggi di penna’, edito da Apice Libri di Firenze (400 pagine, 15 euro), frutto di un progetto di Claudia Piccini e Daniele Locchi. I 29 libri hanno fisicamente viaggiato dal Nord al Sud dell’Italia e gli scrittori se li sono materialmente passati di mano. Una volta conclusi poi sono stati scannerizzati e stampati, mantenendo le caratteristiche di impaginazione originarie di ciascuno. Il pittore Leonardo Locchi ha arricchito il volume con le sue illustrazioni che verranno esposte in occasione della presentazione. Piccini e Locchi, spiega una nota, “nell’era del pc” hanno “voluto recuperare la fisicità, ormai sconosciuta ai più, dello scrivere a mano, portando sulla carta il carattere, il sentimento, la fatica del voler comunicare con le parole qualcosa che va al di là delle parole stesse e trasforma le pagine di un libro da tela neutra, a testimonianza originale ed unica impressa dalla scrittura. Un modo anche per fidarsi dell’altro, passandogli il libro nel quale hai appena scritto, con grande fatica, il tuo pezzo unico, il tuo racconto. Ti scelgo, mi fido, ti affido una parte importante di me. Perché l’arte può non essere soltanto un afflato individuale, ma anche un fenomeno collettivo prodotto da tanti individui per tante persone”.
Fotografia: Come una danza, la Tuscia di Roberto SalbitaniNell’ateneo di Viterbo l’occhio del maestro su luoghi e natura
13 dicembre 201916:05
– Raccontare la Tuscia in maniera fantastica e visionaria cogliendo forme, colori e fascino misterioso di vie cave, resti archeologici etruschi e medievali, abitazioni ipogee e ponti, con una puntata finale alla Torre di Chia dove Pier Paolo Pasolini si ritirava per meditare e scrivere nel suo ultimo periodo di vita. L’ occhio di Roberto Salbitani, uno dei maestri della fotografia italiana, grande viaggiatore dalla fine degli anni Sessanta, si è soffermato per oltre dieci anni su territori, luoghi e natura di questo spicchio di Italia seguendo il ritmo di un ballo “lento e necessario”. A darne conto sono gli scatti in bianco e nero, una quarantina di immagini stampate in formato circolare, esposti dal 17 dicembre al prossimo 20 gennaio a Santa Maria in Gradi, sede dell’ Università della Tuscia, nella mostra ‘Danzare la terra. La Tuscia antica dello sguardo’.
La storia di Salbitani, padovano di 74 anni, è storia di viaggi come necessità fisiologica di movimento, intrecciata al bisogno di osservare, andando in profondità, di leggere al di là delle immagini. Capitoli fondamentali della sua ricerca sono diventati passaggi cruciali della cultura fotografica italiana, a partire dal lungo itinerario seguito attraversando le città italiane ed europee, raccontando nel libro ‘ La città invasa’ (1978) lo spazio urbano, luogo per eccellenza della modernità, con le grandi trasformazioni degli anni Settanta. Negli ultimi anni l’ autore si è mosso tra Roma e il territorio della Tuscia, coniugando l’ attenzione per la metropoli e la provincia, la città eterna e l’entroterra viterbese, i segni visivi riconosciuti nell’immaginario globalizzato e la bellezza di tratti inediti e spesso nascosti, esplorando e cercando natura, forme e cultura oltre il confine della grande città, in un territorio dalla bellezza misteriosa. In questo scenario di luoghi arcaici, antiche necropoli e simboli misteriosi “il fotografare – dice l’ autore – aiuta come un filo di Arianna sgualcito ma in grado talvolta di rischiarare la visuale dello spettatore accecato dalle sue stesse emozioni”.
La mostra ”Danzare la terra” è la prima tappa del progetto “L’archivio sensibile” che Il Dipartimento di Scienze umanistiche, della comunicazione e del turismo (Disucom), diretto dal prof. Giovanni Fiorentino, ha pensato offrendo uno spazio per ricevere, conservare e valorizzare la produzione fotografica contemporanea che nel tempo si aggiungerà per arricchire la raccolta. Salbitani è il primo fotografo ad inaugurare il progetto donando una trentina di stampe fotografiche vintage, parte delle quali riguardano appunto la Tuscia Viterbese, che andranno a costituire il primo nucleo di un archivio fotografico dedicato alla fotografia contemporanea e alla Tuscia. Il giorno dell’ inaugurazione, alla presenza dell’ autore, alle 11:30 nell’ Aula Magna dell’ Università della Tuscia, presente l’ autore, interverranno il Rettore Stefano Ubertini; il sindaco di Viterbo Giovanni Arena; e l’ archeologa Marina Micozzi, e docente dell’ ateneo. “Archivio sensibile/la fotografia per la Tuscia – spiega Fiorentino – punta ad accogliere collezioni, archivi e frammenti fotografici locali del XIX e XX secolo Inizialmente l’attenzione si concentrerà sull’opera di fotografi contemporanei che hanno lavorato a Viterbo e nel territorio della Tuscia e dell’alto Lazio. L’ obiettivo più generale è raccogliere tasselli indispensabili per costruire una mappa del patrimonio fotografico nazionale evitandone così la sua dispersione”.
Liberarsi dalle false immagini di DioVolume del teologo Cosentino con prefazione di Enzo Bianchi
CATANZARO15 dicembre 201915:15
FRANCESCO COSENTINO “NON E QUEL CHE CREDI” EDB, p. 168, EURO 13. Liberarsi delle immagini distorte e negative di Dio e superare il conseguente fraintendimento che s’insinua anche tra i credenti e che rischia di offuscare la freschezza e l’umanità del Vangelo. S’interroga (e induce a interrogarsi) sulla necessità e l’urgenza di affrontare una delle più grandi sfide che il mondo cattolico ha davanti Francesco Cosentino, docente di Teologia fondamentale alla Pontificia Università Gregoriana e officiale della Congregazione per il clero, nel suo ultimo libro “Non è quel che credi. Liberarsi dalle false immagini di Dio”, edito dalle Dehoniane di Bologna (pagine 168, euro 13).
A metà strada tra analisi e provocazione, il nuovo volume di Cosentino, giunto alla terza ristampa, si propone di dare risposte sull’attualità della fede invitando il lettore a ritornare alla parola e all’essenza del messaggio cristiano. “A che punto è – si domanda Enzo Bianchi, nella prefazione – l’annuncio del Vangelo come buona notizia nella nostra società italiana? Con che linguaggio possiamo rendere le nostre parole su Dio comprensibili, prima ancora che accettabili e convincenti? Se dopo secoli di cristianità, in cui esigenze evangeliche, precetti ecclesiali, morale privata, etica pubblica, diritto civile, istituzioni statali viaggiavano in sostanziale armonia – insiste il fondatore della Comunità di Bose – sono bastati pochi decenni di secolarizzazione perché molti battezzati vedessero prevalere attorno e dentro di sé immagini di Dio negative e malsane, com’è possibile ritrovare la freschezza del Vangelo e ridare splendore al volto di Cristo, il Figlio di Dio, l’uomo Gesù che ha saputo narrarci il Padre con parole che nessuno aveva mai udito prima?”.
Di pagina in pagina le argomentazioni del giovane teologo calabrese – partendo da questi presupposti e facendo propria l’impostazione del papato di Francesco – si appalesano limpide e propongono, davanti all’impasse del Vangelo nella società contemporanea, la necessità di una nuova evangelizzazione. In più l’autore invita a liberarsi delle immagini di Dio “false e oppressive” che condizionano tanto chi crede quanto contribuiscono ad aumentare il fossato che esiste con i non credenti. “Ci sono immagini di Dio – mette in guardia Cosentino – che hanno generato un atteggiamento religioso alimentato dalla paura, portando alcune persone a vivere nel senso di colpa e a non sentirsi mai a proprio agio dinanzi a una presenza divina sperimentata non come ‘amore misericordioso’, ma come giudice severo e spietato”.
L’autore prende in esame, poi, le immagini di Dio presenti nella Bibbia e, in particolare, il ritratto che Gesù fa del Padre come di un Dio-amore, che si prende cura dei suoi figli, ha compassione per le loro ferite, accompagna la loro storia coinvolgendosi dal di dentro e, alla fine, sospinge con un colpo d’ali, senza mortificare mai e offrendo a tutti la possibilità di rialzarsi e cambiare. In definitiva, come suggerisce nelle righe finali l’autore, si tratta di “tornare a leggere, meditare e pregare il Vangelo. Solo così sarà possibile l’incontro personale con Gesù e l’affascinante riscoperta dell’autentica immagine di Dio, quell’immagine che ogni essere umano custodisce indelebile nel più profondo del proprio essere”.
Sofia Loren ‘Legend award’ a Capri, HollywoodIl 30 dicembre il premio sarà consegnato da Lina Wertmüller
NAPOLI14 dicembre 201916:52
Sofia Loren riceverà il 30 dicembre il Capri Legend Award dalle mani della sua amica Lina Wertmüller. L’evento avverrà ad Anacapri in occasione del Galà della 24esima edizione di ‘Capri, Hollywood – The International Film Festival’. La celebre regista è chairperson onoraria del festival sin dal 1995.
“La più grande diva al mondo, icona del cinema italiano, avrà tutti gli onori possibili in una cerimonia ideale proseguimento dalla notte dei Governors Awards (gli Oscar alla carriera, lo scorso ottobre, ndr), quando fu proprio Sofia Loren a chiamare sul palco la sua grande amica regista – dichiara Pascal Vicedomini, fondatore e produttore di Capri Hollywood – Sofia a Capri e’ una magia, un sogno che si avvera. Il miglior modo per iniziare le celebrazioni del 25.mo anniversario della fondazione dell’Istituto Capri nel mondo e del nostro Festival”.
“Ad Hollywood davanti al Chinese Theatre ci sono le impronte della celebre attrice al fianco di quelle di Marcello Mastroianni – racconta Tony Renis, un ‘ambasciatore’ del Festival caprese – Sulla Walk of Fame c’è poi una stella a lei dedicata, la numero 2000. Nel 1999 l’American Film Institute inserì Sofia Loren al ventunesimo posto tra le più grandi star della storia del cinema. Dieci anni dopo, nel 2009 Sofia è entrata nel Guinness dei Primati come l’attrice italiana più premiata al mondo. Insomma stiamo per accogliere a Capri la leggenda di tutte le leggende”.
Capri e’ il luogo dove sessant’anni fa l’attrice giro’ ‘La baia di Napoli’ di Melville Shavelson insieme a Clark Gable.
Remo Anzovino, cofanetto con tutte le colonne sonoreDa “Hitler contro Picasso e gli altri” a “Frida. Viva La Vida”
14 dicembre 201919:31
Reduce dalla prima tournée americana (Washington, Chicago e New York), il pianista e compositore Remo Anzovino ha pubblicato “Art Film Music” (Sony Classical), il box set celebrativo che contiene in 5 cd le colonne sonore da lui scritte, dirette e orchestrate per la serie “La Grande Arte al Cinema” di Nexo Digital.
Da “Hitler contro Picasso e gli altri” a “Frida. Viva La Vida”, passando per “Van Gogh tra il grano e il cielo”, “Le Ninfee di Monet” e “Gauguin a Tahiti”, sono i 5 album di Anzovino, celebrati in Italia con il Nastro D’Argento 2019 – Menzione Speciale Musica dell’Arte.
“Le mie colonne sonore per il cinema – dichiara Anzovino – non nascono mai insieme alle immagini. Passo molto tempo, piuttosto, a leggere la sceneggiatura e a guardare il film, quasi disinteressandomi di quale musica proporrò. Cerco, cioè, di assorbire il più possibile la storia e lo stile visivo. Solo poi, ricordando le emozioni che il racconto ha suscitato in me, e con lo schermo rigorosamente spento, compongo la musica principale. In qualche modo – conclude il compositore – questo permette anche a me di sentirmi spettatore del film e, soprattutto, dal punto di vista creativo mi rende libero e non limitato dai tempi delle scene, ottenendo così una musica non didascalica e ispirata, che possa aggiungere valore alle immagini e, insieme, una musica capace di avere un arco narrativo completamente autonomo dal film e che il pubblico godrà nell’album della colonna musicale”.
Questo progetto tra arte, cinema e musica, si è completato alla fine di novembre con “Frida. Viva La Vida”, il docu-film dedicato a Frida Kahlo con la regia di Giovanni Troilo che dopo il debutto in Italia verrà proiettato in oltre 50 Paesi.
Reunion per Grease, tornano Danny e SandyOlivia Newton-John e John Travolta nei panni della coppia
15 dicembre 201914:33
– “Per la prima volta in costume da quando abbiamo girato il film. Sono così felice!”. Così Olivia Newton-John ha commentato su Instagram la reunion con John Travolta nei panni di Danny e Sandy, protagonisti di Grease. I due attori, 41 anni dopo l’uscita della celebre pellicola, hanno indossato i costumi di scena: camicetta, cardigan e gonna gialla per lei e la mitica giacca di pelle per lui. La reunion, avvenuta per la prima volta dal 1978, si è svolta al Coral Sky Amphitheatre di West Palm Beach, in Florida.
DeVito-Dwayne Johnson strana coppia da videogameA Natale Jumanji – The Next level. Tornano Black e Gillan
15 dicembre 201914:29
budget di circa 90 milioni di dollari e incassi globali di dieci volte tanto, per oltre 960 milioni, hanno suggellato il trionfo, non scontato, di Jumanji_ Welcome to the jungle (uscito a fine 2017 negli Usa e in Italia a inizio 2018) di Jake Kasdan con Dwayne Jonhson, Jack Black Kevin Hart e Karen Gillan, sequel dell’adventure comedy del 1995 costruita su un irrefrenabile Robin Williams. Nelle logiche di Hollywood, non poteva mancare un nuovo capitolo, realizzato sempre da Kasdan gli stessi protagonisti per i ‘giocatori’/avatar (con le riuscite new entry di Danny DeVito, Danny Glover e Awkwafina), in Jumanji – The next level, in arrivo in Italia il giorno di Natale distribuito da Warner Bros, in diretto scontro con Star Wars – L’ascesa di Skywalker. L’idea introdotta dal film di due anni fa, è l’aver trasformato il gioco da tavola al centro di Jumanji nel 1995, in un videogame.Ne era nato un divertente incrocio di identità: la cheerleader Bethany (Madison Iseman) diventava il goffo ma brillante cartografo/paleontologo Dr. Sheldon “Shelly” Oberon (Black) ; i nerd brillanti e timidi Spencer (Alex Wolff) e Martha (Morgan Turner) finivano negli ultratonici e supereroici avatar dell’archeologo Smolder Bravestone (Dwayne Johnson) e della letale, carismatica e acrobatica Ruby Roundhouse (Gillan). Stavolta a trasformarsi in eroi da videogioco sono anche due ultrasettantennI: Eddie, brontolone nonno di Spencer che finisce a incarnare Bravestone e il tranquillo amico di Eddie, Milo (Glover) , ‘spedito’ nell’avatar dello zoologo Mouse Finbar (Kevin Hart) abitualmente iperattivo, resettato su ritmi decisamente rallentati vista la pacatezza dell’anziano giocatore per caso. “Cosa impareresti di te stesso passando una giornata nel corpo di un’altra persona? E’ il grande punto di partenza di questi film, ovviamente – spiega Jake Kasdan nelle note di produzione -. Ma la serie di risposte cambia totalmente quando la applichi a questi nuovi personaggi, che guardano indietro alle loro vite.Ed ha lo stesso significato importante, secondo me. Solo perché si hanno più anni non vuol dire che non si possano più scoprire cose su se stessi”. A riportare tutti nel videogioco mezzo rotto, è la repentina decisione di Spencer, che sta attraversando un periodo complicato, di concedersi, nonostante avesse promesso insieme a gli amici di non farlo più, una nuova avventura virtuale nel corpo di Bravestone. Le carte però si rimescolano e Spencer finisce a incarnare l’avatar ‘new entry’ Ming (interpretata dalla rapper e performer Awkwafina, vera rivelazione del film), abile ladra affetta da allergie. Il nuovo gruppo si troverà negli scenari del videogame, tra Artico e deserto, giungla e fortezze, ad affrontare un nuovo cattivo, Jurgen (Rory McCann, già interprete de Il trono di spade), che si è appropriato del ‘Gioiello’ che dona fertilità alla terra di Jumanji. Rispetto a Jumanji: Welcome to the jungle, la trama ha perso fatalmente di originalità ma Kasdan riesce a costruisce comunque un godibile percorso per l’adventure comedy, che ha come picchi alcuni scambi comici tra i protagonisti e scene action come lo scontro con un branco di scatenatissimi babbuini. Una delle sfide principali, la affronta Dwayne Johnson, nel dover riflettere la comicità molto fisica del suo ‘ospite’ DeVito. Un’impresa riuscita a metà per l’ex wrestler, molto più a suo agio nelle schermaglie con gli altri compagni di missione. In ogni modo, non mancano nella trama, i segnali che i realizzatori, abbiano tutta l’intenzione di regalare dagli universi del folle videogioco, nuove avventure.
Verdone premiato a Cagliari per 40 anni carriera”Fare un film qui? Perché no, ho visto scorci interessanti”
CAGLIARI15 dicembre 201914:29
gno di folla a Cagliari per il regista e attore Carlo Verdone, premiato per i quarant’anni di carriera dall’associazione culturale L’Alambicco. Tutti in fila e posti esauriti per la serata di premiazione questa sera al T-hotel.
Il protagonista di Un sacco bello e Borotalco ha dedicato due giorni alla visita del capoluogo. Magari cercando un posto e l’ispirazione per un prossimo film. “C’è una bella luce – ha detto Verdone incontrando i giornalisti prima della cerimonia – ho visto degli scorci molto interessanti nella parte vecchia che in genere non si conosce, c’è tanta poesia. Non mi interessa l’immagine da cartolina, ma ci vuole un soggetto preciso legato all’ambientazione. E allora, se mi venisse un’idea, perché no?”.
Lunghi giri nei quartieri storici. “Ho visitato la Cattedrale, bellissima – ha detto – e le stradine della Marina.
E poi mi sono fermato davanti alla casa di Emilio Lussu”.
Ma Verdone è rimasto piacevolmente sorpreso dalla gente. “La cosa più bella, tutti gentili, accoglienti e premurosi”.
Promosso anche il cibo: “Ho provato di tutto – ha continuato Verdone – sono un ghiottone. Mi sono piaciuti molto i dolcetti.
Anzi no, in realtà mi è piaciuto davvero tutto. Davvero una bella cucina”.
Una battuta sul calcio e sul Cagliari, club con tanti ex della Roma, la squadra del cuore di Verdone: “Una squadra molto simpatica, ma mi starà anche più simpatica lunedì (quando alla Sardegna Arena ci sarà Cagliari-Lazio, ndr).
Morta Anna Karina, attrice simbolo della Nouvelle Vague e musa di Godard
16 dicembre 201909:52
E’ morta Anna karina, l’attrice francese simbolo della Nouvelle Vague, conosciuta soprattutto per i suoi ruoli nei film di Jean-Luc Godard, è deceduta a Parigi per un cancro all’età di 79 anni. Da ‘Questa è la mia vita’
“Anna è partita ieri in un ospedale di Parigi a causa di un cancro, era un’artista libera, unica”, ha detto il suo agente, Laurent Balandras, citato da Le Figaro. “Oggi il cinema francese è rimasto orfano. Perde una delle sue leggende”, ha twittato il ministro della Cultura, Franck Riester. “Il suo sguardo – ha aggiunto il ministro – era lo sguardo della Nouvelle Vague. Resterà per sempre”.
Di origine danese, Anna Karina aveva girato sette film con Godard, a quel tempo suo compagno, negli anni ’60. Ha avuto anche una carriera da cantante, specie al fianco di Serge Gainsbourg. Alla fine degli anni ’60 il giornale Paris Match l’aveva battezzata come “la fidanzata della Nouvelle Vague”.
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
La Casa del Cinema ricorda Furio Scarpelli
Una mostra e una giornata di celebrazioni
16 dicembre 201909:44
nedì 16 dicembre a partire dalle ore 16 alla Casa del Cinema la giornata dedicata al grande sceneggiatore con la proiezione di Ballando Ballando, un incontro a lui dedicato e l’inaugurazione della mostra con i suoi disegniRoma, 13 dicembre 2019 – Per celebrare i 100 anni dalla nascita del grande sceneggiatore Furio Scarpelli, il 16 dicembre alla Casa del Cinema di Roma, in collaborazione con Romics, ci sarà una giornata di eventi e proiezioni e l’inaugurazione della grande mostra che rivela e racconta il Furio Scarpelli Disegnatore.A partire dalle ore 16.00 si partirà con la proiezione del film Ballando Ballando di Ettore Scola, in collaborazione con la Cineteca Nazionale, il capolavoro del 1983 che racconta mezzo secolo di storia tra musica, sguardi e atmosfere uniche. A seguire l’imperdibile incontro che coinvolgerà registi, attori, personaggi del mondo della cultura e dell’arte che hanno lavorato con lui e amato le sue opere e l’inaugurazione dell’originale mostra, in collaborazione con Romics, che rivela e racconta il Furio Scarpelli disegnatore, illustratore e fumettista.La Mostra è un affascinante percorso, in quattro sezioni, che narra di una passione e di un’instancabile attività che ha percorso tutta la vita di Furio Scarpelli: il disegno. Una mostra antologica tra storici fumetti, ritratti, vignette satiriche e sceneggiature disegnate, che rivela il talento dello sceneggiatore. Passando anche per l’inedito progetto, come sempre accompagnato da illustrazioni, firmato insieme ad Age e a Monicelli nel 1967: un soggetto per un film dal titolo Big Deal on the Moon. La storia anticipava di qualche anno lo sbarco di Armstrong e Aldrin e rappresentava una sorta di seguito ideale ai Soliti ignoti, in cui i protagonisti si uniscono per tentare l’impresa che li riscatti e li renda immortali: raggiungere la Luna. Romics con questa mostra ha voluto fortemente portare alla luce un patrimonio quasi del tutto inedito con un lavoro coordinato dal figlio Giacomo Scarpelli, Sabrina Perucca, Direttore Artistico di Romics e in collaborazione con Gallucci Editore.ore 16.00 Ballando ballando di Ettore Scola (1983, 112’)
«Diviso, come La famiglia, in cinque momenti storici pienamente identificabili (il 1936, il 1940, il 1956 e il 1968), ritenuti cruciali per la storia francese ed europea, il film, che ha una rigorosa e rigida struttura corale, può essere quasi considerato un’esercitazione virtuosistica, magnificamente eseguita, per dimostrare (quasi sulla scia del grande teorico tedesco Rudolph Arnheim) come il linguaggio cinematografico, pur disponendo del sonoro (infatti ascoltiamo solo rumori e soprattutto musica), possa farne a meno e possa raccontare storie senza bisogno di dialoghi, pervenendo a una sintesi espressiva molto efficace e poetica. Il film poggia su evidenti rimandi al teatro, all’operetta, al balletto e al musical, ma non può ridursi né a teatro né a operetta né a musical» (Bispuri).a seguire l’inaugurazione della mostra e l’incontro moderato da Sabrina Perucca con Carlo Gallucci, Giorgio Gosetti, Francesco Martinotti, Leone Pompucci, Giacomo Scarpelli
Strenne, da Allende a Ferrante tante scrittrici sotto l’alberoTra le sorprese il graphic novel Mahabaratha
17 dicembre 201910:05
La potente voce di Isabel Allende e quella di Margaret Atwood, di Elena Ferrante e di Melania Mazzucco. Una Nobel tutta da scoprire in Italia, la polacca Olga Tokarczuk, e nel decimo anniversario della scomparsa di Alda Merini un libro che raccoglie le poesie più significative dell’ultimo decennio Sono le scrittrici a dominare la scena tra le Strenne 2019.
Momento d’oro per recuperare il tempo perduto, le feste natalizie possono riservare anche grandi sorprese e tra quelle da mettere sotto l’albero spicca il graphic novel Il Mahabaratha che merita davvero un posto speciale.
Ecco una scelta di titoli: – LUNGO PETALO DI MARE (FELTRINELLI) DI ISABEL ALLENDE. La storia di un uomo e una donna in fuga per sopravvivere agli sconvolgimenti della Storia del Ventesimo secolo. La Allende ci porta dalla Spagna alla fine della guerra civile alla fuga in Francia e da li in Cile, a bordo del piroscafo preso a noleggio da Pablo Neruda per trasportare più di duemila profughi spagnoli.
– I TESTAMENTI (PONTE ALLE GRAZIE), DI MARGARET ATWOOD. Evento letterario dell’anno, l’attesissimo seguito de ‘Il racconto dell’ancella’ da cui e’ stata tratta la premiatissima serie tv, distribuita in Italia da Timvision,ci porta nel regime di Gilead che si e’ evoluto: non e’ piu’ all’inizio, ma nel periodo di mezzo. Ed è il momento delle purghe.
– LA VITA BUGIARDA DEGLI ADULTI (E/O) DI ELENA FERRANTE. Non ci sono Lila e Lenù, ma il rapporto tra Giovanna, una ragazzina di dodici anni che vive in una casa con tanti libri, e la zia paterna Vittoria che è la cosa più intensa e forte di questo nuovo romanzo. Siamo sempre a Napoli, ma anche in quella del Rione Alto e del Vomero e seguiamo le menzogne dei grandi, lo sgretolarsi delle certezze, la separazione dei genitori di Giovanna e una poco esaltante iniziazione sessuale.
– L’ARCHITETTRICE (EINAUDI) DI MELANIA MAZZUCCO.
Il ritratto di una straordinaria donna del Seicento, Plautilla, la prima architettrice della storia moderna che nasconde audacia e sogni per poter realizzare l’impresa in grado di riscattare una vita intera: costruire un’originale villa di delizie sul colle che domina Roma, disegnata, progettata ed eseguita da lei.
– I VAGABONDI (BOMPIANI) DI OLGA TOCARCZUK. Costruito a costellazioni è il romanzo con cui, prima polacca, ha vinto l’International Man Booker Prize 2018. Il viaggio, la liberta’ di spostarsi da un luogo all’altro, il tempo di chi non sta mai fermo, sono l’anima del romanzo dove a fare da spirito guida è una narratrice che fin da bambina ha un grande desiderio, essere in movimento.
– VOCE DI CARNE E ANIMA (FRASSINELLI) DI ALDA MERINI. Carnalità e trascendenza in questa scelta di versi, dal 2000 al 2009, tratti dai libri che la Merini ha affidato negli ultimi dieci anni della sua vita all’amico Arnoldo Mosca Mondadori, per la prima volta raccolti in volume. Da Corpo d’amore al Poema della croce a La carne degli angeli, al Magnificat fino al travolgente Eternamente vivo.
– MARIA CALLAS, IO, MARIA (RIZZOLI, PP 560, EURO 21). La Divina e la donna in un sorprendente autoritratto che le restituisce la sua voce vera, più intima. La scopriamo in Maria Callas. ‘Io, Maria’ a cura del regista e fotografo Tom Volf che ha raccolto le sue memorie e un’ampia raccolta di lettere private, per la maggior parte inedite, dal 1946 al 1977.
– IL SEGRETO DEL CANTO DI NATALE (HARPER COLLINS) DI VANESSA LAFAYE. In perfetto stile Strenna, piccolo caso editoriale in Inghilterra, questo romanzo commovente di amicizia e solidarietà, ci riporta nelle atmosfere del capolavoro di Dickens raccontandoci la storia di uno dei suoi personaggi più misteriosi, il socio in affari di Ebenezer Scrooge. L’autrice è scomparsa nel 2018, prima di poterlo finire e la sua migliore amica, Rebecca Mascull, ne ha raccolto il testimone.
– IL MAHABHARATA (L’IPPOCAMPO) DI JEAN-CLAUDE CARRIERE CON ILLUSTRAZIONI DI JEAN-MARIE MICHAUD. L’opera letteraria più estesa al mondo è finalmente disponibile in un graphic novel che mantiene la stessa intensità narrativa e forza espressiva. Ci sono voluti oltre tre anni di grande lavoro da parte del disegnatore e fumettista Jean-Marie Michaud, che ha illustrato in migliaia di tavole i testi del grande sceneggiatore Jean-Claude Carrière , amico di Luis Bunuel, per restituirci in 440 pagine il complesso e labirintico “poema del mondo”.
Passerelle, il lungo cammino di una donnaPeretti descrive le emozioni dell’universo femminile
15 dicembre 201919:29
MURIEL PERETTI, PASSERELLE (Ensemble, pp.82, 12 euro). Una scrittura che, in modo languido e musicale, vivido e penetrante, riesce a descrivere nell’intimo le varie fasi del cammino di una donna, dall’infanzia alla maturità: è il libro di Muriel Peretti, dal titolo “Passerelle”, edito da Ensemble. La scrittrice corsa, in questo primo libro in lingua italiana, racconta i passaggi che una donna deve attraversare nella sua vita: sono tanti, e tutti diversi, sono fisici e affettivi, biologici e anche spirituali. Nelle pagine, in capitoli brevi e intensi, si rincorrono i sentimenti: sono emozioni che fluiscono e si modificano al cambiare della donna, dapprima bambina, che percorre le passerelle del gioco, allegre e spensierate, e poi adulta, che si ritrova a camminare lungo nuovi, più complessi passaggi. Ed è proprio in queste nuove ‘passerelle’ che la donna incontrerà l’amore, forse per tutta la vita o forse solo una breve e travolgente passione, e poi la gioia, la nostalgia e anche il dolore, quando magari una persona che si ama va via per sempre e bisogna dirle addio.
Tra librerie e biblioteche, dieci film girati tra i libriDa La storia infinita a Notting Hill, storie d’amore e mistero
15 dicembre 201918:22
– Piccole librerie, biblioteche prestigiose e storiche e megastore modernissimi: sono molti i film che girano scene tra libri, manoscritti e volumi antichi.
Eccone 10 da rivedere per chi ama leggere e vuole ritrovare quelle atmosfere uniche ed emozionanti.
Colazione da Tiffany E’ nella biblioteca pubblica di New York, all’angolo tra la 42esima e la Fifth Avenue, che Paul dichiara il suo amore a Holly: tra i volumi della sala dei cataloghi i protagonisti di “Colazione da Tiffany”, film del 1961 tratto dall’omonimo romanzo di Truman Capote, girano una scena indimenticabile.
Paul, interpretato da George Peppard, accompagna Holly, una giovane e bellissima Audrey Hepburn che ama solo la vita notturna, a scoprire luoghi storici e culturali della città come la biblioteca pubblica nello Stephen A. Schwarzman Building. Qui le sussurra tutto il suo amore.
Tutti gli uomini del presidente Nella Library of Congress, la biblioteca del Congresso di Washington, i giornalisti Woodward e Bernstein – interpretati da Robert Redford e Dustin Hoffman nel film del 1976 “Tutti gli uomini del presidente” – controllano alcune schede elettorali. I due giovani cronisti stanno seguendo una pista di corruzione che porta direttamente a Richard Nixon e alla sua rielezione come Presidente degli Stati Uniti. La ricerca in biblioteca mostra tutta la fatica che si faceva prima dell’avvento di Internet.
La storia infinita Diretto nel 1994 da Wolfgang Petersen e tratto dall’omonimo romanzo di Michael Ende, il film racconta la storia di Bastian che, per scappare da tre bulli, entra nella prima porta che trova, una libreria fatiscente piena di vecchi testi, dove un anziano signore lo accoglie molto duramente. L’uomo tiene in mano uno strano libro intitolato “La storia infinita”, che il ragazzino gli ruba, portandoselo a casa; qui inizia a leggere la storia di questo libro di fantasia, di cui diventa il narratore.
Breakfast Club Alle prese con l’ultimo anno in un liceo di Chicago cinque adolescenti sono costretti per punizioni varie a trascorrere l’intero sabato nella biblioteca della scuola. Il preside Richard Vernon, che deve sorvegliarli, assegna loro il tema “Chi sono io?”. Nella noiosa biblioteca scolastica del film “Breakfast Club”, diretto da John Hughes nel 1985, il tempo sembra non passare mai ma costringe gli studenti ad aprirsi e a raccontarsi.
Il nome della rosa Tratto dal celebre romanzo di Umberto Eco e girato nel 1986, il film racconta di Malachia, bibliotecario di un’abbazia sperduta tra le Alpi piemontesi, dove avvengono morti inspiegabili.
Malachia è l’unico che può entrare nella biblioteca costruita come un labirinto perché è il solo capace di orientarsi tra i libri, registrati nella sua memoria «secondo l’ordine delle acquisizioni, delle donazioni, del loro ingresso nelle nostre mura». Nella biblioteca esiste una sezione a tutti inaccessibile ma il francescano Guglielmo e il benedettino Adso riescono a entrarvi e scoprono che gli omicidi sono opera dell’ex bibliotecario cieco Jorge che ha voluto impedire la lettura di un libro secondo lui pericoloso per la cristianità, avvelenandone le pagine. Scoperto, Jorge dà fuoco alla biblioteca.
Il cielo sopra Berlino La Staatsbibliothek zu Berlin è la biblioteca di Stato di Berlino, frequentata da alcuni angeli nel film in bianco e nero “Il cielo sopra Berlino”, diretto da Wim Wenders nel 1987.
Ispirato dalle poesie di Rainer Maria Rilke, il film narra di due angeli che vagano e ascoltano i pensieri di alcuni berlinesi, riflettendo sulla vita degli esseri umani. Le due entità vivono nella biblioteca e le scene girate tra i libri sono tra le più riuscite, grazie all’accogliente struttura dell’edificio. Qui i due angeli consolano gli avventori e sbirciano da sopra le loro spalle quello che stanno leggendo.
C’è posta per te E’ una commedia romantica del 1998 interpretata da Tom Hanks e Meg Ryan: attorno alla loro storia d’amore si parla del sempre attuale problema della sopravvivenza delle piccole librerie indipendenti, minacciate dai potenti megastore. Nel film “C’è posta per te” la protagonista Kathleen è la proprietaria del negozio “The Shop Around The Corner”, dove si punta tutto sulla competenza e sull’empatia; la giovane si scontra con Joe, cinico proprietario della catena “Fox and Sons Books”. I due, ignari delle loro rispettive identità, cominciano una fitta e tenera corrispondenza per mail ma scoprono di essere nemici quando l’amore è già scoppiato. Il film è anche un omaggio alla tenacia dei piccoli librai che sopravvivono, seppur con difficoltà, alle leggi di mercato dei più forti.
Notting Hill William Thacker, interpretato da Hugh Grant nel film “Notting Hill” del 1999, è il proprietario di un piccolo negozio specializzato in libri di viaggio nel quartiere londinese di Notting Hill. Un giorno incontra Anna Scott, interpretata da Julia Roberts, che nel film è un’attrice di successo. Lì, tra i libri, nasce l’amore ma una serie di difficoltà e incomprensioni rende difficile il loro rapporto.
La nona porta Boris Balkan è un editore e bibliofilo newyorkese che commissiona a un esperto di libri antichi un’indagine su un testo di cui possiede uno dei tre esemplari esistenti al mondo, “Le nove porte del Regno delle Ombre”, scritto nel 1666 dal veneziano Aristide Torchia, giustiziato sul rogo dalla Santa Inquisizione. L’esperto, interpretato da Johnny Deep, si reca in Europa dai collezionisti in possesso delle altre due copie per scoprire e identificare quella autentica. Il film “La nona porta”, diretto nel 1999 da Roman Polanski, racconta una storia fitta di misteri e simbolismi che girano attorno ai libri e a collezionisti bibliofili.
Angeli e demoni Tratto dal romanzo di Dan Brown “Angeli e demoni”, è un thriller diretto nel 2009 da Ron Howard che racconta del professore di simbologia Robert Langdon, interpretato da Tom Hanks, invitato in Vaticano per decifrare il significato di un simbolo recapitato insieme con una lettera minatoria. La ricerca porta a una setta segreta che vuole distruggere la Chiesa. Il film d’azione è ricco di suspense e di misteri; piene di suggestione sono le scena nella Biblioteca Angelica di Roma e nella Biblioteca Vaticana, dove il protagonista trova molte informazioni utili per la sua ricerca.
‘Piccole donne’ aprirà Capri,HollywoodIl 27 dicembre anteprima del film, aspettando la Loren
NAPOLI15 dicembre 201919:00
– Sarà l’anteprima di ‘Piccole Donne’ (‘Little Women’) di Greta Gerwig ad aprire la 24esima edizione di ‘Capri, Hollywood – The International Film Festival’, il 27 dicembre: film di Natale negli Usa, con un super cast (Saorise Ronan, Emma Watson, Laura Dern, Timothee Chalamet e Meryl Streep), uscirà nelle sale italiane il 9 gennaio.
Raccogliendo l’indicazione della presidente onoraria del Festival Lina Wertmuller , espressa nella notte dei Governors Awards nel ricevere l’Oscar alla carriera proprio dalla Gerwig (insieme a Sofia Loren, Isabella Rossellini e Jane Campion), ‘Capri, Hollywood’ 2019 sarà dedicato al ruolo delle donne nell’industria cinematografica e alla parità di genere, un tema al quale potrà dare il suo contributo Sofia Loren, il 30 dicembre attesa sull’isola azzurra per ritirare il Legend Award dalle mani dell’ amica regista.
‘Piccole Donne’ è considerato dalla critica americana uno dei film lanciati verso più nomination 2020 da parte dell’Academy.
”Siamo onorati che Sony Pictures abbia scelto ‘Capri, Hollywood’ per la sua prima proiezione italiana” dichiara il presidente dell’Istituto Capri nel mondo Tony Petruzzi.
Affermata attrice, Greta Gerwig (‘ To Roma with Love’, ‘Jackie’), ha debuttato come regista con ‘Lady Bird’ (2017 ) ricevendo subito due nomination all’Oscar (miglior sceneggiatura e miglior regia), quinta donna della storia degli Academy Awards ad essere candidata per questa categoria. ‘Piccole donne’ è per l’ American Film Institute e per la rivista Time uno dei migliori dieci film dell’anno, ed ha ricevuto due nomination ai Golden Globes. Ottavo adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo del 1868 di Louisa May Alcott, il film è prodotto da Amy Pascal, Denise Di Novi e Robin Swicord.
Roberto Benigni torna a Sanremo, è una favola ‘Eccome se ci vado!’, ha risposto a Che tempo che fa a Fabio Fazio che gli chiedeva se sarebbe stato presente all’Ariston
16 dicembre 201918:08
Roberto Benigni torna al Festival Di Sanremo. “Eccome se ci vado!”, ha risposto a Fabio Fazio che gli chiedeva se sarebbe stato presente all’Ariston nel corso di Che tempo che fa, dove era ospite con il regista Matteo Garrone per presentare il film Pinocchio. “Sono io che lo preparo, sono la cosa sicura, Amadeus non so se verrà! – ha scherzato – Quando mi dicono Sanremo per me è come dire Pinocchio, è una favola, è il 70esimo anniversario, è la festa degli italiani più bella, è veramente una favola! Sarà un Sanremo straordinario”.
Buon motivo per non vedere Samremo Benigni fuffa
— Alvara (@Alvara67931120) December 16, 2019
Benigni torna all’Ariston – il palco dal quale lanciò il celebre ‘Wojtylaccio’ – dopo la straordinaria performance del 2011, una lezione di storia patria dedicata ai 150 anni dell’unità d’Italia: il suo commento all’inno di Mameli – con il memorabile ingresso sul palco a bordo di un cavallo bianco – fece volare il festival oltre i 15,3 milioni di spettatori in prima serata, unendo il Paese, raccogliendo apprezzamenti bipartisan e il plauso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Del resto Benigni da record all’Ariston non è una novità: sfiorò i 20 milioni nel 2002, ospite di Pippo Baudo, quando in uno degli interventi più emozionanti della storia del festival presentò una sua versione in chiave politica del Giudizio Universale e si lanciò in battute sugli organi sessuali dello stesso Baudo (“Sono stato io a mettere per primo le mani lì, anche prima della signora Ricciarelli” e giù con la celebre ‘strizzatina’), di Berlusconi, Di Pietro, Fassino. A tenere banco per tutta la settimana sanremese era stata la minaccia di Giuliano Ferrara, creatore del comitato BoBe (Boicottiamo Benigni): il direttore del Foglio aveva promesso di sbarcare al festival per lanciare uova contro il comico. Ma poi non se ne fece nulla.
E ancora nel 2009 il suo show di mezz’ora, tutto incentrato sulla politica, superò i 15 milioni di spettatori e il 55% di share. Spazio a Veltroni, a Berlusconi, ma anche agli omosessuali che “non sono fuori dal piano di Dio”. Nel 2011 è stato ospite di capitan Gianni Morandi, con l’intervento dedicato all’inno nazionale ma ricco come sempre di spunti di attualità: “Dov’è la vittoria sembra scritto dal Pd”, “150 anni per una nazione che volete che siano, e’ una bambina … una minorenne, ‘sta storia delle minorenni e’ nata a Sanremo con la Cinquetti si e’ spacciata per la nipote di Claudio Villa. Ruby Rubacuori: l’ho detto, se non ti piace cambia canale e vai sul Due: no, la’ c’e’ Santoro”; “ha detto che e’ la nipote di Mubarak, bastava andare all’anagrafe in Egitto e vedere se Mubarak di cognome fa rubacuori”. Poi il cambio di registro e l’esegesi dell’inno: Benigni si trasformò in un cantore appassionato, mescolando l’analisi del resto alla storia e alla letteratura e facendo emergere dal passato uomini e donne che hanno contribuito alla nascita del nostro Paese.
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Star Wars, sfida resta ‘in famiglia’
Icone saga in L’ascesa di Skywalker che chiude trilogia sequel
18 dicembre 201916:45
I legami famigliari, di sangue e non, che portano alla salvezza o alla dannazione, sono fra gli elementi fondanti dei mondi creati da George Lucas in Star Wars.
Un viatico che ritorna con un trionfo di simboli della saga, in L’ascesa di Skywalker, l’attesissimo capitolo finale della trilogia sequel, che dal 18 dicembre ‘invade’ le sale italianein 800 copie distribuito da Walt Disney. Un’uscita che precede di due giorni il debutto in Usa, con previsioni di incassi globali nel mondo per il primo weekend, intorno ai 450 milioni di dollari.
Dietro la macchina da presa torna J.J Abrams, motore del ritorno “nella galassia lontana lontana”, e già regista del primo capitolo della nuova trilogia ‘Il risveglio della Forza’ (2015), seguito nel 2017 da ‘Gli ultimi Jedi’ di Rian Johnson, che aveva provato qualche scelta più eterodossa rispetto alla ‘Bibbia’ della saga, attirandosi sui social gli attacchi dei fan più oltranzisti. Abrams, azzera, o quasi, i rischi di Johnson, regalando agli appassionati un viaggio dal ritmo incalzante dominato da icone (compresi un paio di cameo a sorpresa) e nuovi miti per la sfida senza appello tra l’Ordine finale dei Sith, guidato dal malefico Imperatore Palpatine (Ian McDiarmid, di ritorno dalla trilogia originale) e la Resistenza del Generale Leia (Carrie Fisher, scomparsa nel 2016, ma presente in maniera rilevante nel film, grazie all’uso di scene non utilizzate per Il risveglio della Forza). Proprio la Forza e il suo lato Oscuro abitano il confronto fra le due figure di riferimento della ‘nuova generazione’ : la ‘predestinata’ Jedi Rey (Daisy Ridley) che ha di fronte nuove pericolose domande ed emozioni difficili da controllare nella sua ricerca di identità e il leader del primo Ordine Kylo Ren (Adam Driver), tra riconoscimento reciproco, rimorsi, dubbi, scoperte e rinascite. Un percorso nel quale si rinnovano i ruoli centrali dei coprotagonisti John Boyega (Finn) e Oscar Isaac (Poe), in un cast che comprende il ritorno di un altro interprete icona della trilogia originale, Billy Dee Williams, per Lando Calrissian, e fra gli altri, Mark Hamill, Anthony Daniels Domhnall Gleeson, Lupita Nyong’o, Joonas Suotamo e Kelly Marie Tran. Fra le new entry, Abrams recluta Richard E.
Grant generale dell’Ordine finale e continua a puntare su donne forti: Naomi Ackie, nel ruolo di Jannah, nuova alleata della Resistenza, e Keri Russell (che per il regista è già stata interprete della sua prima serie tv di successo, Felicity e di Mission Impossible III) qui nei panni dell’abilissima e ironica Zorri Bliss, furfante intergalattica, ed ex compagna di scorribande di Poe. Abrams, anche coproduttore, ha deciso di cofirmare la sceneggiatura e dirigere il film, dopo l’addio al progetto per divergenze artistiche, in fase di preparazione, di Colin Trevorrow (Jurassic World). Dopo varie riscritture, per arrivare alla versione finale dello script c’è stato anche un incontro con George Lucas. Abrams chiude il cerchio con mano sicura, disegnando un’avventura fin troppo carica di elementi (il rischio di esagerare non l’ha spaventato) ma comunque spettacolare, introspettiva e densa di emozioni, alleggerita con sapienza da momenti di humour affidati in particolare alle interazioni con i droidi (che non vanno mai sottovalutati, ci ricorda Leia), C-3PO (Daniels, presente sin dal primo film della trilogia originale nel 1977), R2-D2 e il nuovo arrivato D-O e alla bromance di Finn e Poe. Non si lesinano le citazioni cinefile e artistiche, da Intrigo internazionale a La signora di Shanghai, da Escher a Shakespeare. La saga degli Skywalker può essersi (per ora) chiusa ma la Disney ha intenzione di continuare a esplorare l’Universo di Guerre stellari: si sta iniziando a immaginare un nuovo film, che avrà come coproduttore Kevin Feige, presidente dei Marvel Studios, altro asset di grande valore per la casa madre di Topolino. Intanto sulla piattaforma Disney+ ha debuttato la serie originale nata da Star Wars, The mandalorian.
Benigni torna al festival di Sanremo, ecco le altre volte sul palco dell’AristonL’ultima volta nel 2011, memorabile il show con Pippo Baudo nel 2002
“Quando mi dicono Sanremo per me è come dire Pinocchio, è una favola, è il 70esimo anniversario, è la festa degli italiani più bella, è veramente una favola! Sarà un Sanremo straordinario”. Roberto Benigni ha annunciato così il suo ritorno sul palco dell’Ariston. Ecco le altre volte:Nel 2011, ospite di Gianni Morandi, entra sul palco in sella a un cavallo bianco e fa una lezione di storia patria dedicata ai 150 anni dell’unità d’Italia. Fa volare il festival oltre i 15,3 milioni di spettatori in prima serata. Plauso del presidente Napolitano.Nel 2009 il suo show di mezz’ora, tutto incentrato sulla politica, supera i 15 milioni di spettatori e il 55% di share. Spazio a Veltroni, a Berlusconi, ma anche agli omosessuali che “non sono fuori dal piano di Dio”. Il conduttore, Paolo Bonolis. Sfiora i 20 milioni di spettatori il suo intervento nel 2002, uno dei più memorabili della storia del festival: presenta una sua versione in chiave politica del Giudizio Universale e si lancia in battute sugli organi sessuali di Pippo Baudo.
Incassi, debutto in vetta per Il primo NataleFrozen perde il trono e va al secondo posto segue L’Immortale
16 dicembre 201911:06
– Debutto in vetta alla classifica degli incassi nelle sale cinematografiche italiane del week end appena trascorso, secondo i dati forniti da Cinetel, per “Il primo Natale”, la commedia sulla nascita di Gesù di Salvo Ficarra e Valentino Picone, registi e protagonisti, che, uscito in 773 sale, registra 3.142.556 euro in quattro giorni di programmazione (3.142.947 totali) . Perde lo scettro da noi e anche in Nord America Frozen 2 – Il segreto di Arendelle, il cartoon blockbuster Disney del 2019, che anche negli Usa resta comunque secondo e fa suoi altri 5 milioni, sfondando il tetto del miliardo di dollari incassati in tutto il mondo e da noi ottiene 1.640.886 (14.959.715 in tre settimane). Scivola di una posizione e si ferma al terzo posto anche L’Immortale, di e con Marco D’Amore e con Giuseppe Aiello, film sulle tracce della serie tv Gomorra in cui debutta in proprio il personaggio Ciro di Marzio, che registra 1.114.347 euro, 4.921.958 euro in due settimane. Perde una posizione e scivola al quarto posto Cena con delitto di Rian Johnson, con Daniel Craig nei panni di un ispettore alla Poirot, che segna 1.024.963 euro, 2.540.498 totali. Segue sul quinto gradino la nuova commedia di Woody Allen Un giorno di pioggia a New York che registra 395.422 euro, 2.927.418 euro in tre settimane. L’ultimo debutto nella top ten si piazza al sesto posto, è Che fine ha fatto Bernadette? con Cate Blanchett nei panni di una leggenda nel campo dell’architettura che a un certo punto sparisce, film tratto dall’omonimo romanzo bestseller di Maria Semple che ha ottenuto 180.700 euro.
Il totale incassi è 8.547.934 euro, -18% rispetto alla precedente settimana, ma +16% rispetto allo stesso periodo del 2018, che segnava 7.368.708 euro.
Premi: il Mario La Cava a Nadia Terranova per Addio FantasmiRiconoscimento speciale al critico letterario Walter Pedullà
BOVALINO16 dicembre 201911:19
– Nadia Terranova, con “Addio fantasmi” (Einaudi), si è aggiudicata l’edizione 2019 del Premio letterario “Mario La Cava” la cui cerimonia di consegna si è svolta a Bovalino, città natale dello scrittore.
La giuria tecnica, composta da Andrea Di Consoli, Stefano Ercolino, Marco Gatto, Loredana Lipperini e Vito Teti, con scrutinio segreto, ha decretato l’opera vincitrice nella terna che comprendeva anche “Ti rubo la vita” di Cinzia Leone (Mondadori) e “L’ora del mondo” di Matteo Meschiari (Hacca).
Il Premio, organizzato dal Comune di Bovalino in collaborazione con il Caffè letterario “La Cava”, con il patrocinio della Regione Calabria e il contributo del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Locri, giunto alla terza edizione, era incentrato sul tema “Il viaggio. Percorsi vissuti, narrati e immaginati”.
Premio speciale “La Melagrana” consegnato al critico letterario Walter Pedullà che a Mario La Cava è stato legato da profonda stima e amicizia.
Moda: la doppia vita del cachemire rigeneratoLo propone il marchio Malo nei suoi laboratori
16 dicembre 201912:18
– Malo, storico marchio fiorentino specializzato in maglieria di cashemire lancia il servizio di rigenerazione dei suoi capi, ovvero la possibilità di dare nuova vita agli articoli del brand realizzati in cashemire, lana e fibre naturali di qualsiasi età. Si tratta di una sorta di servizio di riparazione e rigenerazione artigianale che avviene nei laboratori di Malo, dove ogni capo viene esaminato, riparato dove necessario, lavato con cura grazie all’uso di saponi delicatissimi che rendono le fibre ancor più morbide al tatto.
Dopo il lavaggio vine eseguita la rasatura, essenziale per eliminare eventuali “pallini” dovuti all’utilizzo negli anni. In questa fase il capo viene delicatamente pettinato a mano in tutte le sue parti. Dopo il trattamento ogni capo riprende corpo e lucentezza, rimesso a nuovo per una nuova vita. Il capo da rigenerare può essere consegnato al personale nei negozi Malo che lo manda in lavorazione nei laboratori. Nella stessa boutique avverrà anche il ritiro alla riconsegna.
Teatro: un viaggio nella Sicilia di Sciascia con VilloresiIl 21 dicembre a Palazzo Reale e il 22 al Biondo di Palermo
16 dicembre 201912:25
A trent’anni dalla sua scomparsa, un viaggio antologico letterario e teatrale rende omaggio all’opera creativa di Leonardo Sciascia, esplorando anche il contesto degli autori siciliani dell’epoca. “La Sicilia come Metafora” nasce da un’idea della Fondazione Federico II e del Teatro Biondo. È già tutto esaurito per la prima del 21 dicembre in Sala Mattarella a Palazzo Reale. La replica è in programma al Teatro Biondo il 22 dicembre alle 19.30.
In scena con la straordinaria partecipazione di Pamela Villoresi andranno gli allievi della “Scuola dei mestieri dello spettacolo” del Teatro Biondo diretta da Emma Dante. Lo spettacolo è a cura di Michele di Martino, musiche di Luciano Vavolo eseguite in scena dallo stesso e da Nicola Innocenti.
“Lo spettacolo – afferma Gianfranco Miccichè, presidente e della Fondazione Federico II – intende dare voce al ‘coro’, talvolta rimasto inascoltato, di innumerevoli siciliani che cercano quotidianamente il superamento di quella Sicilitudine analizzata da Sciascia anche nella sua accezione negativa: un eccesso di identità astratta, inconcludente, parolaia e selvatica, da ribaltare in positivo”.
“Nel viaggio antologico proposto – dichiara Patrizia Monterosso, direttore generale della Fondazione Federico II -, il ‘coro’ è guidato idealmente dallo scrittore di Regalpetra, accompagnato da autori siciliani come Pirandello, Vittorini, Quasimodo, Buttitta, Bufalino e Consolo. Questa non è una commemorazione. Il teatro restituisce un pensiero di Sciascia al presente. Il pungolo della riflessione vive attraverso il pensiero dei poeti messo in scena attraverso il talento degli attori, a cominciare da quello di Pamela Villoresi”.
Pamela Villoresi dice di provare “grande emozione” per questo spettacolo: “Far rivivere le belle parole di Sciascia, ripensare i suoi pensieri, rivedere questa terra attraverso i suoi occhi… a distanza di anni da quel bel progetto, Regalpetra, che ideammo con Michele Abbate; declamare i suoi versi con i suoi familiari, i nuovi amici; ricordarlo per questa ricorrenza, con la preziosa collaborazione della Fondazione Federico II, a Palazzo Reale e nel Teatro che orgogliosamente dirigo; ma soprattutto, farlo attraverso i nostri allievi, con la consapevolezza di trasmettere loro un grande patrimonio, di regalargli un tesoro, di passare un testimone”.
Scala: festa per Domingo, non posso credere passati 50 anniStanding ovation del pubblico e poi torta nel retropalco
16 dicembre 201912:59
– La Scala vuole bene a Placido Domingo, al di là delle polemiche sul #metoo, e ieri lo ha dimostrato con una festa per i suoi 50 anni di collaborazione con il teatro milanese nell’ultimo giorno da sovrintendente di Alexander Pereira, da oggi alla guida del Maggio musicale fiorentino.
Prima si è svolto il Gala in cui il cantante si è esibito con il soprano Saioa Hernández, il tenore Jorge de León e il basso Ferruccio Furlanetto, terminato con 18 minuti di applausi. Poi nel retropalco si è svolta la festa con tanto di torta a tema con sopra un’immagine del teatro e la scritta 50. “Non posso credere che siano passati cinquant’anni – ha detto -. Ho visto nascere e crescere i miei figli nel frattempo. Ma ho ritrovato nell’applauso di questa sera quello di 28 anni fa”.
“Grazie ad Alexander – ha aggiunto -. Abbiamo fatto tanti progetti insieme. E ogni volta mi chiedevo se avrei avuto la voce per cantare”. Di voce ne ha ancora e infatti ha spiegato di essere “felice di tornare a giugno” per cantare il ruolo di Germont nella Traviata.
Boni è Ambrosoli, un esempio speventoso per tutti / VIDEOAnteprima in Bankitalia con Visco, nel quarantesimo omicidio
17 dicembre 201909:35
“All’inizio non me la sentivo di interpretare Giorgio Ambrosoli, non sono neanche un’unghia di quest’uomo… Ma quando sono entrato nella sua vita… non sono più riuscito ad uscirne. Era un uomo che faceva il suo lavoro che, per la sua etica ha continuato ad andare avanti consapevole dei rischi che correva. E’ un esempio spaventoso per noi adulti e per le nuove generazioni. Ambrosoli mi ha dato una lezione irripetibile”. Così Alessio Boni, che a quarant’anni dall’assassinio dell’eroe borghese (come lo aveva ribattezzato Corrado Stajano), interpreta il protagonista nella docu-fiction “Giorgio Ambrosoli – Il Prezzo del coraggio”, prodotta da Stand by me in collaborazione con Rai Fiction e in onda mercoledì 18 dicembre in prima serata su Rai1.
La proiezione in anteprima a Roma nella Sede della Banca D’Italia preceduta dal saluto del governatore Ignazio Visco, del Presidente della Rai Marcello Foa e dell’AD Fabrizio Salini, alla presenza della vedova dell’avvocato, la signora Annalori e dei figli Umberto e Francesca . Per raccontare alle nuove generazioni la storia esemplare di un uomo comune ed eroico al tempo stesso, che amava la sua famiglia e il suo lavoro e che credeva nel significato della responsabilità e della legalità.
“Oggi – ha detto Visco – viviamo in un clima difficile, la situazione economica non è favorevole e si è spesso alla ricerca di illusori capri espiatori e i sentimenti di odio che ne derivano possono portare i nostri giovani a pensare che non vi sia più spazio per la competenza, per l’integrità morale e per il senso del dovere”. Visco nel descrivere la figura dell’avvocato milanese sottolinea: “Ambrosoli aveva un grande senso del dovere, a cui univa una notevole preparazione professionale e un coraggio davvero eccezionale”.
Nel cast oltre a Boni nei panni dell’avvocato, Dajana Roncione (la vedova Annalori Ambrosoli), Claudio Castrogiovanni (Silvio Novembre), Fabrizio Ferracane (Michele Sindona). Una narrazione mixata tra fiction e racconto documentaristico.
Il racconto si concentra sugli anni cruciali della vicenda, dall’ottobre del 1974 fino all’uccisione l’11 luglio 1979, periodo in cui Ambrosoli fu commissario liquidatore della Banca Privata Italiana di Michele Sindona. Il punto di vista è quello del maresciallo della Guardia di Finanza Silvio Novembre che fu suo collaboratore nei cinque anni del suo incarico. Cinque anni in cui Ambrosoli indagò gli snodi di un sistema politico-finanziario corrotto e letale sono ricostruiti nelle scene di finzione e approfonditi con rigore filologico all’interno dei contenuti documentaristici, tra materiali di repertorio e documenti chiave (in particolare le agende private, in cui Ambrosoli annotava tutto, custodite nell’Ufficio Corpi di Reato del Tribunale di Milano, e gli atti relativi alla Banca Privata Italiana e alla sua liquidazione, che dopo il deposito presso l’archivio della Camera di Commercio di Milano sono stati resi disponibili al pubblico solo alla fine del 2016).
Tra le testimonianze ‘intervista alla moglie Annalori. Il marito aveva lasciato una lettera-testamento a lei indirizzata: “Sarà per te una vita dura, ma sei una ragazza talmente brava che te la caverai sempre e farai come sempre il tuo dovere costi quello che costi”. Ai suoi funerali, nessuna autorità pubblica.
Nel tv movie viene mostrata anche un frame dell’intervista di repertorio ad Andreotti del 2009 con la celebre risposta: “Se l’andava cercando”.
Tra i testimoni della fiction, il figlio Umberto; i cari amici di famiglia Giorgio Balzaretti e Franco Mugnai; il professor Vittorio Coda e l’avvocato Sinibaldo Tino, che affiancarono Ambrosoli nel lavoro di liquidazione; i magistrati Gherardo Colombo e Giuliano Turone, incaricati dei processi a carico di Sindona; lo scrittore Corrado Stajano autore del libro “Un eroe borghese”; Anna Maria Tarantola, all’epoca dei fatti in Banca d’Italia; il procuratore americano John Kenney, titolare delle indagini sul fallimento della Franklin Bank di Sindona, che collaborò assiduamente con Ambrosoli. Il figlio Umberto Ambrosoli: “Ho sentito l’esigenza, in occasione del quarantesimo anniversario, di rafforzare il senso di comunità.
Il nostro patrimonio storico è ricco di risorse dalle quali attingere per quanto riguarda il nostro ruolo di cittadini e di uomini. Quest’anno, inoltre, è venuto a mancare Silvio Novembre”.
Il direttore di Rai Fiction Eleonora Andreatta sottolinea: “si completa il trittico di docu-fiction civili che abbiamo realizzato per la rete. Giorgio Ambrosoli, fu uno dei più grandi rappresentanti del senso di responsabilità, fino al punto di sacrificare la propria vita, per costruire un domani migliore per le generazioni future. Fu un uomo lasciato solo”.
Mirò, le immagini dedicate agli amiciEsposto in Puglia anche libro d’artista voluto da Eugene Ionesco
BARI16 dicembre 201914:13
– Si chiama “Miró. Quelques fleurs pour des amis” (‘Alcuni fiori per gli amici’) la mostra delle immagini che l’artista catalano ha dedicato agli amici come Ionesco, Max Ernst, Matisse, Nina Kandinsky e che, raccolte nell’omonimo libro d’artista, saranno esposte in tre sedi della provincia di Bari dal 22 dicembre al 26 aprile 2020. A Casamassima, la mostra sarà a Palazzo Monacelle; a Gioia del Colle a Palazzo San Domenico e a Turi nella Chiesa di Sant’Oronzo. Il libro d’artista, stampato nel 1964, è la trasposizione litografica voluta da Eugène Ionesco nel raccogliere in un unico volume gli acquarelli di questa serie di un fiore e una dedica. La mostra, organizzata da Sistema Museo con i Comuni interessati, è visitabile con un biglietto unico per tutte le tre sedi.
Nasce Brera/z, trimestrale di cultura e artePromosso da Equita, collaborazione tra Domus e ‘sistema Brera’
16 dicembre 201920:10
Nasce ‘Brera/z’, nuovo trimestrale dedicato al mondo delle mostre, dell’arte contemporanea, delle gallerie, dell’architettura e alle storie che rendono Brera un grande laboratorio di cultura a Milano.
La rivista è frutto della collaborazione tra Editoriale Domus e l’intero ‘sistema Brera’ – che comprende Pinacoteca, Accademia, Osservatorio astronomico, Orto botanico, l’archivio Ricordi e l’Istituto lombardo di scienze e lettere -, ed è finanziata da Equita.
“Brera/z è un piccolo grande evento, perché colma un vuoto che esisteva nei confronti di una delle più significative realtà europee – ha detto Walter Mariotti, direttore editoriale del magazine oltre che di Domus -. Parlare di Brera significa parlare di uno dei ventricoli del cuore di Milano, che desideriamo continui a battere”.
Di cuore ha parlato anche James Bradburne, direttore della Pinacoteca: “Ventricolare è un’espressione non casuale, il mio scopo è sempre stato quello di rimettere Brera nel cuore della città”.
Cesare Bocci guida d’eccezione in VaticanoScheri, più spazio alla divulgazione, l’attore presto in fiction
16 dicembre 201919:02
o come Alberto Angela? No, è troppo bravo, certo mi piacerebbe essere come lui, soprattutto quando si dimostra curioso e affascinato, descrivendo le cose, la chiave giusta per attirare cuore e attenzione di chi ci sta guardandolo”. Cesare Bocci sbarca su Canale 5 come guida d’eccezione nel Vaticano, in una serata-evento ‘Viaggio nella grande bellezza’, in onda mercoledì 18 dicembre in prima serata. Ma non solo. L’attore, caro al grande pubblico per il ruolo di Mimì Augello, il vice del commissario Montalbano nella serie televisiva di Rai1, è anche il protagonista di una fiction, ‘I fratelli Caputo’, che andrà in onda presto sulla rete Mediaset. Coprotagonista Nino Frassica.Realizzato da Rti in collaborazione con Vatican Media e RealLife Television, lo speciale di mercoledì’ sera, ha detto il direttore Giancarlo Scheri, potrebbe anche essere il primo di una serie sul genere divulgazione scientifica. E potrebbe pure segnare un cambio di passo nelle prime serate di Canale 5, finora prevalentemente all’insegna delle fiction e dell’intrattenimento. “La tv generalista ha bisogno di tutti i generi e noi facciamo 200 ore l’anno anche di programmi dedicati al territorio, alla cultura, come Melaverde, che proprio nell’ultima puntata ha realizzato il record del 18% di share – ha detto Scheri – E’ vero che in prima serata era un po’ che non facevamo nulla sulla divulgazione scientifica, ma abbiamo comunque una lunga tradizione, ora proviamo con questo speciale, realizzato come tutti i nostri programmi tenendo conto del pubblico a cui è rivolto, fatto da famiglie, dai bambini agli adulti, con un linguaggio popolare che non vuol dire basso, ma comprensibile a tutti”. Il cammino di Bocci in Vaticano parte da Piazza San Pietro, il perimetro delineato dalle 284 colonne del Bernini, coronato dalla Basilica, la più grande al mondo, e dalla Cupola, icona della Roma spirituale e urbana. Il tracciato seguito dall’attore-guida procede quindi verso i Palazzi Vaticani, sede dei principali Dicasteri Pontifici.Con il direttore dei Musei Vaticani, il cicerone di ‘Viaggio nella Grande Bellezza’ va alla riscoperta della Cappella Sistina: 2500 mq di affreschi, tra cui il Giudizio Universale di Michelangelo e La creazione di Adamo del Buonarroti. Ci sono anche gli interventi di testimoni come il Cardinale Angelo Comastri, Vicario di Sua Santità per la Città del Vaticano; Monsignor George Gänswein, Prefetto della Casa Pontificia; Andrea Tornielli, direttore editoriale del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede; Barbara Jatta, direttore dei Musei Vaticani. Attraverso l’uso di droni e tecniche di ripresa di ultima generazione, l’esperienza visiva offerta è inedita, con punti di osservazione unici e privilegiati. Per Bocci una grande soddisfazione aver partecipato a questo progetto, con una sola delusione, ha scherzato, non aver incontrato il Papa. “Perché c’e’ una domanda che avrei voluto tanto fargli: ogni volta che entro lì dentro mi sento piccolo piccolo e – ha detto – avrei voluto chiedergli come si è sentito lui”.
Max Pezzali raddoppia a San SiroSold out il concerto del 10 luglio, nuova data l’11
16 dicembre 201916:18
In tre settimane “San Siro canta Max”, il concerto evento di MAax Pezzali allo Stadio San Siro di Milano registra il tutto esaurito e raddoppia. Dopo la data annunciata del 10 luglio, si aggiunge così quella dell’11.
Durante i due live, Pezzali ripercorre insieme al pubblico i più grandi successi della sua carriera. “Per me l’idea di cantare a San Siro è inspiegabile, devo ancora metabolizzarla: è come un sogno che ho sempre avuto paura di sognare perché troppo grande e bello – racconta Max Pezzali -. Un sogno così bisogna meritarselo e ora so di voler mettere tutto me stesso per poterlo realizzare e per far vivere una serata unica e indimenticabile alle persone che verranno a cantare con me le mie canzoni. Per me sarà sicuramente sarà memorabile”.
Da “Nord Sud Ovest Est” a “Come mai”, passando per “Sei un mito” e “L’universo tranne noi” fino ai successi più recenti: San Siro diventerà il luogo che celebrerà oltre 25 anni di carriera del cantautore per dare vita a un grande karaoke.
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
Ian Anderson e Griminelli in concerto a Ferrara
Il 21/12 per sostegno reparto Oncologia pediatrica ospedale Cona
FERRARA16 dicembre 201916:29
– Il leader dei Jethro Tull, Ian Anderson, e il flautista solista Andrea Griminelli saranno i protagonisti del concerto ‘Christmas Jethro Tull charity tour’, sabato 21 dicembre al teatro Comunale di Ferrara, a favore dell’associazione di volontariato Giulia: i fondi serviranno per sostenere il reparto di Oncologia pediatrica dell’ospedale di Cona con strumentazioni e figure professionali come lo psicologo e il musicoterapeuta. Già esauriti, in soli due giorni di apertura della biglietteria, gli 880 posti a disposizione.
Il Comune di Ferrara ha sostenuto l’iniziativa con un contributo da parte dell’assessorato alle Politiche sociali e con la concessione gratuita del Comunale, che per la prima volta ospita l’evento ‘Un angelo di nome Giulia’, giunto alla 13/a edizione.
Griminelli, considerato uno dei maggiori flautisti al mondo, ha ottenuto importanti riconoscimenti, dal Grammy al Prix de Paris. I Jethro Tull sono una leggenda della musica, con più di 60 milioni di album venduti in tutto il mondo.
Matera 2019: il 20/12 la chiusura, coordina Manuel AgnelliLa cerimonia nella Cava del Sole, dove ci fu l’inaugurazione
MATERA16 dicembre 201916:45
– “Gli Afterhours saranno la band che farà da collante rispetto agli altri artisti che saliranno sul palco e che suoneranno con noi”: così Manuel Agnelli ha presentato, a Milano, il programma di “Open Future, Together!” la cerimonia conclusiva di Matera 2019 che si terrà il 20 dicembre alle ore 19, nella Cava del Sole, nello stesso luogo quindi della prima parte dell’inaugurazione dello scorso 19 gennaio.
Oltre ad Agnelli (coordinatore artistico della cerimonia), sono intervenuti alla conferenza stampa anche Rodrigo D’Erasmo, degli Afterhours, e il direttore generale della Fondazione Matera Basilicata 2019, Paolo Verri. Il 20 dicembre saliranno sul palco di Matera anche Damon Albarn, Lous and the Yakuza, Fatoumata Diawara, Carmen Consoli, Daniele Silvestri e Rancore.
Su La7 ‘Eden’ , torna Licia l’ambientalistaCiclo di puntate da 40 Paesi del mondo
16 dicembre 201919:11
L’editore di La7 Urbano Cairo, annunciando l’arrivo sulla rete di Licia Colò con un programma dedicato all’ambiente, l’aveva paragonata ad una Greta ante litteram. “Magari avessi ottenuto il consenso e i risultati che è riuscita a smuovere quella ragazzina, ce ne fossero come lei – ha detto oggi la conduttrice – L’ho preso per un complimento, e comunque io è dal 1989 che faccio informazione di questo genere”. L’ultima sua battaglia a favore dell’ambiente si intitola ‘Eden, un pianeta da salvare’, e andrà in onda dall’8 gennaio in prima serata. Un ciclo di puntate sui posti più interessanti, le varie criticità e il delicato equilibrio tra uomo e ambiente, in un giro da 40 paesi del mondo.”Eden è quello che abbiamo sotto i piedi, non abbiamo un pianeta B – ha detto la conduttrice – e noi vogliamo accendere i riflettori sulla bellezza che rischiamo di perdere e avvertire che abbiamo preso una strada che potrebbe non avere ritorno, ma io sono ottimista e sono sicura che si può ancora fare molto”. “È arrivato il momento che La7 ricominci a parlare di natura – ha aggiunto il direttore di rete Andrea Salerno – Questo programma è un po’ un incrocio tra le cose più belle del pianeta e un report ambientalistico”.Tra i servizi previsti la desertificazione (con un racconto dal Neghev in Israele), i tesori del sottosuolo (come la grotta di ghiaccio più grande del mondo), l’abbandono dei territori italiani, ovviamente l’Amazzonia, ma anche i luoghi più green, le nuove tecnologie che aiutano l’ambiente, i paradisi che restano naturali, l’energia circolare e la sostenibilità ambientali di alcune città, prima fra tutte Oslo, nominata nel 2019 ‘European Green capital’. “Ma tutti dobbiamo imparare ad essere responsabili delle nostre scelte – ha aggiunto Licia Colò – Penso che sia sbagliato legare l’ambiente alla politica, perché questa è una tematica nell’interesse di tutti”. In ogni puntata ci saranno anche cinque minuti dedicati ai rischi e alle difficoltà incontrate dalla stessa Licia e da tutta la troupe per riprendere luoghi spettacolari ma spesso anche rischiosi.
Dalle calzature dei soldati alle scarpe delle starA Palazzo Pitti 80 opere antiche a confronto con Genny e Celine
FIRENZE16 dicembre 201917:27
– Dalle robuste caligae dei soldati romani ai sandali delle cortigiane greche; dai calzari indossati dagli dei alle calzature ai piedi delle star nei kolossal dedicati all’antichità: è quanto propone la mostra ‘Ai piedi degli dei’ nel museo della Moda e del costume di Palazzo Pitti a Firenze dal 16 dicembre al 19 aprile 2020.
Il percorso espositivo, curato da Lorenza Camin, Caterina Chiarelli e Fabrizio Paolucci, mette in mostra 80 opere, esemplari delle principali tipologie di calzature usate nel periodo compreso fra il V secolo a.C. e il IV d.C. tra le quali anche rilievi e vasi dipinti. L’antico inoltre è messo a diretto confronto con il contemporaneo: scarpe di alcuni stilisti come Genny, Céline, Richard Tyler, Renè Caovilla, Donna Karan saranno esposte insieme ai modelli realizzati per il cinema, in particolare i sandali di Liz Taylor nei panni di Cleopatra, i calzari di Charlton Heston-Ben Hur, quelle del Gladiatore Russell Crowe, le calighe dell’Alexander-Colin Farrell.
A due anni dall’ultimo tour Kodō ritorna in ItaliaPrevendite aperte per le date di Milano, Firenze e Roma
16 dicembre 201917:39
– A due anni dall’ultimo tour Kodō ritorna in Italia con un programma inedito: Kodō One Earth Tour 2020: Legacy, che sottolinea già dal titolo la continuità con una tradizione più che quarantennale. Il cambio generazionale e la crescita creativa, sviluppata sotto la direzione artistica della star del Kabuki Tamasaburo Bando, sono avvenuti nel segno dell’evoluzione, senza rinnegare mai i principi del gruppo fondatore, Sado no Kuni Ondekoza (1971-1979), che ha rivoluzionato a livello mondiale la pratica delle percussioni.
Il programma di questo tour nasce da un lungo studio del repertorio tradizionale del gruppo, integrandolo con nuove composizioni. Il regista dello spettacolo, Yuichiro Funabashi, afferma di essersi interrogato sulle forme emblematiche delle performance di Kodō nel corso degli anni, per poter poi procedere, solo dopo aver estratto la quintessenza del lavoro dai ricchi archivi dell’ensemble, alla creazione del programma che ora presentano al pubblico europeo e italiano.
Prevendite aperte per il 3 e 4 marzo a Milano al Teatro Dal Verme, il 7 marzo a Firenze Teatro Verdi e il 9 marzo a Roma Auditorium Parco della Musica-Sala Santa Cecilia.
Premio Andersen, debutta la categoria professionistiSezione per graphic novel in occasione centenario Gianni Rodari
GENOVA16 dicembre 201919:46
a categoria dedicata agli scrittori professionisti e una sezione dedicata alle graphic novel in occasione del centenario dalla nascita di Gianni Rodari saranno le principali novità del 53/o Premio Andersen, in programma dal 4 al 7 giugno a Sestri Levante per incoronare le migliori fiabe inedite. La rassegna è stata presentata a Genova dall’assessore regionale alla Cultura Ilaria Cavo, dal sindaco di Sestri Levante Valentina Ghio, dall’assessore comunale alla Cultura Maria Elisa Bixio e un video collegamento della scrittrice Lidia Ravera.
“Entro il 20 marzo gli scrittori potranno presentare una fiaba inedita composta da un minimo di tre ad un massimo di dieci cartelle e il premio in palio sarà di 3.000 euro”, spiega Ghio ricordando le oltre mille favole arrivate l’anno scorso da tutto il mondo. “Un concorso che è cresciuto tanto in questi anni, dedicare anche una parte ai professionisti penso che sia un grande segnale”, commenta Cavo ringraziando Ravera per l’impegno come presidente della giuria. Nella sezione ‘graphic novel’ sarà chiesto ai partecipanti di raccontare una storia il cui tema centrale tragga ispirazione dalle opere di Gianni Rodari o che esprimano ciò che l’autore rappresenta per loro.
In programma anche la 23/a edizione dell’Andersen Festival incentrata sul tema ‘mondi possibili’ che dal 4 al 7 giugno trasformerà Sestri in un teatro di strada con spettacoli, artisti, danza e musica.
Antonello Venditti, 5/o sold out a Roma in un annoCon il tour che celebra i 40 anni di Sotto il Segno dei pesci
16 dicembre 201917:45
– Ancora un sold out per Antonello Venditti a Roma. Il cantautore torna, il 20 dicembre, per la quinta volta in un anno nella Capitale e registra il nuovo tutto esaurito al Palazzo dello Sport, a testimonianza del forte legame che unisce l’artista alla sua città.
In scaletta la celebrazione di un album, Sotto il segno dei Pesci, che nel 1978, anno della sua pubblicazione, ebbe un forte impatto sul Paese, sia a livello musicale che culturale. Tra tematiche sociali mai affrontate prima in maniera così esplicita in una canzone (come in Sara o Giulia), brani dagli arrangiamenti moderni e rivoluzionari (come Sotto il segno dei Pesci, ancora oggi un’inesauribile fonte di ispirazione per i nuovi cantautori it-pop) e tracce che sono una preziosa testimonianza della scena musicale anni ’70 (come Francesco, dedicata all’amico De Gregori), l’album riuscì a farsi strada nel cuore e nell’immaginario italiano. A novembre è stato pubblicato Sotto Il Segno dei Pesci – The Anniversary Tour.
Il tour, oltre alla data di Roma del 20 dicembre, fa ancora tappa il 15 febbraio a Livorno, il 29 febbraio a Jesolo, l’8 marzo a Londra.
Nel centro storico di Genova un murales per De AndréLo sta realizzando lo street artist Cufrini
GENOVA16 dicembre 201918:02
– Un murales dedicato a Fabrizio De André nel nel centro storico di Genova, ai giardini Luzzati. Sta prendendo forma in questi giorni, grazie allo street artist Umberto Cufrini, su una parete vicino a piazzetta Rostagno, sul retro di un asilo nido. Lo stile di questo artista è molto particolare, è simile a un bassorilievo ma con la tecnica dello stencil. “Il volto di De André rimarrà così testimonianza perenne ai Giardini Luzzati – Spazio Comune – spiegano i promotori dell’iniziativa – luogo di condivisione e inclusione per eccellenza. Attraverso testi, musica e parole, Faber, più di ogni altro, è riuscito con le sue canzoni a fornire uno spaccato realistico e poetico della nostra società e della precaria condizione dell’essere umano”. L’opera è un omaggio a Faber che, il prossimo 18 febbraio, avrebbe compiuto 80 anni. In queste settimane Genova è capitale della street art, con i murales illuminati sui palazzi di Certosa, vicino al cantiere del nuovo ponte, alla mostra dedicata a Banksy a palazzo Ducale.
Lionel Richie ‘leggenda’ in nome di Capri, HollywoodAlla popstar il ‘Person Award’ alla vigilia del festival
16 dicembre 201919:21
– Lionel Richie ha ricevuto a Roma, dalle mani di Tony Renis e dei premi Oscar Bertolazzi e Quaranta, il premio ‘Capri Person of the Year Award’ (in virtù del suo sincero e costante impegno umanitario) durante il Gala del festival ‘Capri, Hollywood’, aspettando la kermesse sull’Isola Azzurra dal 27 dicembre al 2 gennaio. Richie si è prestato a cantare e ballare alcuni dei suoi successi: All Night Long, Hello, Amo, ti amo e nel gran finale We Are The World.
Dopo aver raccontato divertito la sofferenza nell’imparare a cantare in italiano con un maestro severo come Renis, e dopo aver ribadito il proprio amore per l’Italia, la sua cultura ed i suoi ambasciatori culturali più carismatici di sempre ” Luciano Pavarotti e Sofia Loren”, il leggendario artista Usa è scappato nella notte insieme alla nuova fidanzata Lisa Parigi ed al suo manager Bruce Erskowitz, promettendo al pubblico di ritornare nella Penisola prima possibile. “E’ tra le mie destinazioni preferite”, ha detto Richie, e ha poi aggiunto a Pascal Vicedomini, produttore di ‘Capri, Hollywood’: “Sono commosso di tanto calore e dell’ affetto genuino che mi avete dimostrato. E poi succedere nell’albo d’oro delle leggende premiate in passato col Capri Person Award, mi inorgoglisce e mi fa riflettere. Tra tutti il mio pensiero più affettuoso va a Luciano Pavarotti che premiaste nel 1996. Luciano aveva una voce unica e duettare con lui al Pavarotti and friends è stato uno dei momenti più emozionanti della mia carriera”.
Reduce dall’udienza con Papa Francesco dopo il concerto di Natale registrato per Canale 5 in Vaticano, Richie si era intrattenuto anche col regista Paolo Genovese, col flautista Andrea Griminelli, con i premi Oscar Alessandro Bertolazzi e Gianni Quaranta, con Enrico e Federica Vanzina e lo stilista Gianluca Isaia.
Poletto
Testo parte con la bella editoriaDg Pitti racconta la mostra, quasi 25.000 titoli e 100 editori
16 dicembre 201919:36
– Quasi 25.000 titoli in mostra, 100 case editrici italiane e un’arena con 7 stazioni che raccontano il percorso e la vita di un libro. Ecco i numeri di ‘Testo. Come si diventa libro’, la nuova fiera organizzata da Pitti Immagine da un’idea della libreria fiorentina Todo Modo, negli spazi della Stazione Leopolda di Firenze con i suoi 2.100 mq. La prima edizione è prevista a marzo 2020, dal 20 al 22, con una formula speciale: fiera aperta al pubblico, ingresso gratuito (con registrazione al front desk) e in omaggio un ‘kit da lettore’, con un taccuino dove annotare i titoli preferiti. A raccontare la filosofia e la genesi della nuova fiera è Agostino Poletto, direttore generale di Pitti Immagine e anima del progetto.
“Quando Testo è nato abbiamo bussato agli editori, grandi e piccoli, c’è stata una grande adesione, – racconta Agostino Poletto – voglia di sentire un racconto diverso sul libro, guardare al libro con una visione sistematica, non solo come un parallelepipedo chiuso; da chi lo scrive a chi lo legge c’è un filo in mezzo, riempito da numerosi mestieri e figure.
Noi a Pitti siamo produttori-registi, mi è arrivata una bella sceneggiatura da Todo Modo, presentata con energia e l’abbiamo sentita vicina al dna di Pitti”. L’idea è di raccontare il libro in tutto il suo percorso di vita.
“Lavoreremo dentro la Leopolda, ci saranno tre tappe: una prima con gli editori. Qui abbiamo fatto una selezione (siamo già a 80 editori, l’obbiettivo è di arrivare a 100, tutti italiani). Ogni editore si presenterà con i suoi 40 volumi più interessanti, le novità e collane che vuole spingere, esposti su tavoli quadrati con dispositivi scenografici per mettere in risalto i volumi. Avranno accanto una scaffalatura lunga come tutta la Leopolda con altri 200 titoli ciascuno”.
Quindi in totale circa 400 titoli sui tavoli, e altri 20.000 sugli scaffali. La seconda tappa è l’arena “dove noi costruiremo un nostro programma di eventi. Ci saranno 7 stazioni e 7 capi-stazione, ognuna rappresenterà una fase della vita del libro”, spiega Poletto. Qui saranno organizzati incontri, workshop, letture su 7 temi diversi: il manoscritto, il risvolto su come si pubblica un libro, la traduzione, il segno (la grafica), il racconto, la libreria e infine il lettore. “Abbiamo puntato su questa sceneggiatura per mettere in risalto 7 mestieri e tutte le cose importanti che valorizzano un libro. – continua Poletto – Ogni tappa avrà un evento centrale. Su questa matrice si aggiungeranno altre iniziative”.
La terza tappa è la libreria, in cui ci saranno 7 volumi per ogni editore, ispirati ai 7 temi dell’arena. Quindi almeno altri 700 libri. Alla fiera si potrà fare acquisti e trovare anche audiolibri, collane per bambini, libri di fotografia, insomma tutta la bella editoria italiana, per riscoprire l’oggetto libro e il piacere di leggere. “Il libro va raccontato – conclude Poletto – bisogna riportare l’attenzione sulla ricchezza del fenomeno libro, in un moto oscillatorio tra piacere materiale del libro e la sua forma di racconto, anche digitale”.
I 250 anni di Beethoven, al via il giubileo a BonnConcerti in casa e intelligenza artificiale, il genio rivive
BERLINO16 dicembre 201920:05
Ottocento concerti in casa, per dimostrare che “Beethoven è con noi”. Gigante inarrivabile, eppure parte della nostra quotidianità. Ma la musica eseguita negli ultimi due giorni fra appartamenti, chiese, birrerie, case di riposo, stazioni e centri di yoga in Germania era solo il prologo. Duecentocinquanta anni fa, il 16 dicembre 1770, nasceva a Bonn il compositore della musica più suonata nel mondo, Ludwig van Beethoven. E il 16 dicembre, nell’ex capitale dell’ovest, si è aperto un anno giubilare che vede oltre 700 eventi dedicati a questo mito assoluto del repertorio classico.”Scoprire di nuovo Beethoven” è il motto che hanno scelto i promotori della serie di iniziative, non solo tedesche, che si concluderà il 17 dicembre del 2020. La portata del simbolo si capisce bene dal fatto che sia stato scritto un passaggio del contratto di governo Merkel IV, sull’impegno politico in gioco per questo compleanno. E dunque un migliaio di concerti, conferenze, mostre. C’è perfino il tentativo di ascoltare la sua decima sinfonia: completata per l’occasione da alcuni musicologi, con l’intelligenza artificiale. Il risultato del progetto (sostenuto dalla Deutsche Telekom) sarà presentato il 28 aprile, sempre nella città natale.”Beethoven incontra l’essere umano nel suo nucleo più profondo. Incontra la nostra umanità, la nostra capacità di provare gioia e dolore. La responsabilità che abbiamo nella protezione del creato”, ha detto Monika Gruetters, sottosegretaria alla Cultura, parlando al magazine digitale che fa da voce all’anniversario, sul sito ufficiale. “Non è solo il musicista più eseguito al mondo, ma anche il più importante ambasciatore della cultura tedesca nel mondo”. Stasera, nella casa di Beethoven, ha lodato “quell’aura di autenticità che ci avvicina a lui”, fra le quattro mura con i due pianoforti a martello. Dopo gli 800 concerti in casa, fra il 14 e il 15 dicembre, il 16 dicembre all’Opera di Bonn si è tenuto alle 20 il Festakt, che apre l’anno beethoveniano. Ed è accessibile al pubblico una mostra che approfondisce e rivede il classico itinerario nella casa del compositore, esponendo manoscritti sottratti da tempo al pubblico, per motivi di manutenzione. Come lo schizzo dell’ode alla Gioia, oggi inno europeo, del 1812.Annunciati anche due Emoti chairs che tentano di far capire agli appassionati come percepisse Beethoven la musica quando era ormai sordo; condizione che lo colpì a partire dai 32 anni e con la quale dovette convivere e continuare a comporre, sfidando il suo genio. Quella partita vinta che lo portò ad andare ben oltre l’orizzonte estetico del suo tempo. Fino al 26 aprile sarà possibile anche seguire una esposizione dedicata al celebre ritratto di Josef Karl Stieler. Il Fidelio, sua unica opera lirica, sarà proposto a Vienna, dal 16 marzo, nel teatro in cui fu messo in scena per la prima volta nel 1805. Mentre il 25 e il 26 aprile ci sarà una “Beethoven Marathon” di 24 ore, a cura della Filarmonica, a Berlino. Il programma si chiude con un concerto nel parlamento di Bonn il 17 dicembre, fra un anno.
Su Sky arriva The Race, una corsa per sopravvivereDal 17/12 su Atlantic la nuova serie con Sean Bean e Adam Brody
16 dicembre 201920:21
– Quello immaginato in The Race- Corsa Mortale, la nuova adrenalinica serie britannica firmata Sky Original in arrivo su Sky Atlantic e Now TV dalle 21.15 del 17 dicembre, è un mondo che all’imbrunire diventa letale per colpa di un pericolosissimo virus. Un mondo in cui scesa la notte, serrate porte e finestre e svuotate le strade, un rigido coprifuoco ha inizio. L’unico modo per ottenere la libertà e lasciare la Gran Bretagna è vincere una delle corse clandestine più folli e mortali al mondo, organizzata da un misterioso miliardario (interpretato da Adam Brody, l’amatissimo Seth Cohen di The O.C.). Nel cast Sean Bean (indimenticato Ned Stark ne Il Trono di Spade), Billy Zane (Titanic, Zoolander) e la vincitrice di due Golden Globe Miranda Richardson.
In un distopico futuro prossimo il Regno Unito è infettato da un inarrestabile virus dalle origini ignote, in grado di trasformare gli esseri umani in feroci creature che temono la luce e il cui unico obiettivo è infettare quanti sono rimasti sani. Per impedire il propagarsi del virus, e scoraggiare quanti vogliono lasciare la città, un governo totalitario ha indetto un rigidissimo coprifuoco notturno controllato dalle autorità: chiunque venga catturato sarà posto in quarantena.
Max Larssen è un genio del tech che fece il suo primo milione di sterline a 12 anni. A 18 diventò miliardario. Gli algoritmi erano la sua specialità: scrivendo codici, sviluppando software, riuscì a predire il futuro, a investire le sue fortune di conseguenza e a prevedere – unico al mondo – l’arrivo del virus che avrebbe infestato la Gran Bretagna. Muovendosi tempestivamente, acquistò un’isola nel Sud Pacifico, fornendola di risorse che avrebbero garantito la sopravvivenza per almeno 60 anni. Ma l’isola andava popolata. Per dar nuova vita al mondo non bastavano scienziati, artisti e ingegneri di prim’ordine, aveva bisogno anche di persone con il fuoco nelle vene, gente disposta a tutto pur di sopravvivere. Per questo motivo decise di indire una corsa automobilistica clandestina che garantisse la salvezza e una via di fuga a quanti avrebbero vinto la gara.
Ogni anno, per tutta una lunga e folle notte che potrebbe cambiare per sempre le vite dei partecipanti, venticinque squadre si mettono in viaggio, un viaggio lungo 1000 chilometri.
Ad attenderli, la libertà.
Bellocchio fuori dalla corsa all’Oscar’Il traditore’ escluso da shortlist per miglior film straniero
WASHINGTON17 dicembre 201900:44
– L’Italia con ‘Il traditore’ di Marco Bellocchio è fuori dalla corsa per il Best international feature film (nuova definizione dell’Oscar per il miglior film straniero). L’Academy of Motion Picture Arts and Sciences ha appena comunicato le shortlist preliminari di alcune categorie, tra le quali quella del miglior film internazionale. I dieci titoli ancora in corsa sono ‘Parasite’ di Bong Joon-ho (Sud Corea), ‘Dolore e gloria’ di Pedro Almodovar (Spagna), ‘The Painted Bird’ di Vaclav Marhoul (Repubblica Ceca), ‘Truth and Justice’ di Tanel Toom (Estonia), ‘I Miserabili’ di Ladj Ly (Francia), ‘Those Who Remained’ di Barnabás Tóth (Ungheria), ‘Honeyland’ di Tamara Kotevska e Ljubomir Stefanov (Macedonia del Nord), ‘Corpus Christi’ di Jan Komasa (Polonia), ‘La ragazza d’autunno’ di Kantemir Balagov (Russia) e ‘Atlantics’ di Mati Diop (Senegal). Le candidature finali per tutte le categorie saranno annunciate il 13 gennaio e la cerimonia degli Oscar 2020 si svolgerà il 9 febbraio.
Schweblin, ecco il mio robottino KentukiUn romanzo tra tecnologia e relazioni umane
17 dicembre 201910:06
SAMANTA SCHWEBLIN, KENTUKI (SUR, PP 230, EURO 16,50). Non ha nulla a che vedere con i social network, ma allo stesso tempo ha molto a che fare con tutto questo. Ecco a voi il kentuki, un dispositivo inventato che ci mostra il rapporto tra tecnologia e relazioni umane in modo inquietante. A immaginarlo è la scrittrice argentina Samanta Schweblin che di questo robottino che scruta, sbircia, si muove dentro la vita di un’altra persona, ci mostra gli effetti nel suo romanzo che si chiama appunto ‘Kentuki’, pubblicato in Italia da Sur nella traduzione di Maria Nicola.
“Cercavo qualcosa che mi permettesse di parlare della vita tecnologica e del nostro rapporto con i social in un solo oggetto. Doveva funzionare a livello simbolico. Mi piacerebbe che tra 50 anni, se qualcuno dovesse leggere questo libro, senza avere idea di che cosa sono facebook o whatsapp, capisse quali sono i problemi che stiamo avendo con l’uso della tecnologia” spiega
la Schweblin che è nata a Buenos Aires nel 1978, vive da 7 anni a Berlino e nel 2010 è stata selezionata dalla rivista Granta come una dei 22 migliori scrittori in lingua spagnola sotto i 35 anni.
All’apparenza innocui e adorabili peluche che vagano per il salotto di casa, questi robottini con telecamere al posto degli occhi e rotelle ai piedi collegate casualmente ad un utente anonimo che potrebbe essere ovunque, a Zagabria come aTel Aviv, fanno sì, tra voyeurismo e ossessione, che un ragazzino di Antigua possa lanciarsi in un’avventura per le lande norvegesi e che una pensionata di Lima possa seguire le giornate di un’adolescente tedesca.
“Credo sia una situazione che può interessare tutti. In fondo si tratta di voyerismo che non è interessante solo perchè ci permette di vedere le tette della vicina, ma nasconde una questione più esistenziale. Che ha a che fare con la ricerca della verità, non solo in termini astratti ma anche nelle piccole cose. Per esempio ci chiediamo: ‘sarò mai felice?’ ‘E come si fa a misurare la felicità?’. Credo che, anche se può essere sbagliato, molto spesso la misuriamo paragonandoci agli altri. E anche quello però è incerto perchè come facciamo a sapere se gli altri sono davvero felici? Guardare gli altri ci da la sensazione di scoprire chi sono, che cosa vogliono, se davvero ci vogliono bene. Quello credo sia il desiderio più profondo, tantrico degli utenti del kentuki” sottolinea la Schweblin, tra i protagonisti dell’edizione 2019 della fiera della piccola e media editoria ‘Più libri più liberi’.
“Il libro è un insieme di domande su un tema che mi preoccupa molto. Il kentuki, i social, la tecnologia in generale, in qualche modo tolgono il corpo dalle nostre relazioni. E che cosa succede? Che una grande parte del linguaggio viene perduta. Se si toglie il corpo dalla comunicazione c’è una sorta di neutralità che non sempre ha un senso e non sappiamo interpretare le reazioni dell’altro senza vedere il suo corpo” afferma la Schweblin che trasporta il lettore in un’atmosfera ipnotica.
L’idea di questo robottino “mi è venuta riflettendo su questi temi. Ero a Buenos Aires in un momento in cui c’è stata una sorta di boom di fotografie scattate dai droni e all’improvviso con i miei amici abbiamo scoperto dei posti del nostro quartiere, dei luoghi che avevamo frequentato per tutta la nostra vita, che ci risultavano nuovi perchè non avevamo mai visto che cosa c’era dietro il muro del vicino. Allora, mi sono detta, se esiste un drone può esistere anche un dispositivo semplice come un kentuki. Che poi che cos’è in fondo? E’ come una specie di apparecchietto che si muove per il salotto e diventa interessante perché si muove nel salotto della casa di qualcun altro, non nella nostra”.
Il nome racconta la scrittrice argentina “è apparso per la prima volta dal nulla mentre stavo scrivendo la prima bozza del romanzo. Molto tempo dopo, avevo quasi concluso il libro, mi sono resa conto che dovevo pensarci sul serio e quindi ho fatto una lista di tutte le cose che volevo che il nome del dispositivo evocasse. Volevo che suonasse straniero, americano, gringo ma anche un po’ giapponese. Volevo che fosse qualcosa di economico, da quattro soldi. Che fosse popolare, accessibile e mi sono resa conto che kentuki aveva tutto questo. Allora lo ho cercato su google e mi sono accorta che non era soltanto il kentucky fried chicken, l’importante marca americana, ma anche una città in Ucraina, un famosissimo cavallo da corsa russo o uno dei cibi giapponesi più importanti”, dice la Schweblin che non ha avuto più dubbi che dovesse restare così.
Ridley, un degno finale per la trilogia di Star WarsAttrice, comprenderete la personalità di Kylo e la solitaria Rey
17 dicembre 201909:45
– ‘L’ascesa di Skywalker’, è per la nuova trilogia di Star Wars, “un finale molto degno. Spero che il pubblico sarà d’accordo. Sul set c’era un sentimento condiviso di gioia. Eravamo molto felici di quello che stavamo facendo. E penso che tutto questo si vedrà anche sullo schermo”.
Lo dice nelle interviste ufficiali per il film Daisy Ridley, protagonista, nei panni della potente e misteriosa Jedi Rey, della trilogia sequel per l’universo creato da George Lucas, che si conclude con l’ultimo capitolo ‘L’ascesa di Skywalker’, nelle sale italiane dal 18 dicembre con Walt Disney due giorni prima dell’uscita americana. Torna dietro la macchina da presa J.J Abrams, motore del nuovo corso della saga e già regista del primo capitolo ‘Il risveglio della Forza’ (2015), seguito nel 2017 da ‘Gli ultimi Jedi’ di Rian Johnson.
Fra le chicche già annunciate (anche dal trailer) c’è il ritorno di Billy Dee Williams, nei panni di uno dei personaggi icona della trilogia originale, Lando Calrissian. Nel cast, insieme ai coprotagonisti John Boyega, Oscar Isaac e Adam Driver, ci sono, fra gli altri, anche Anthony Daniels, Naomi Ackie, Domhnall Gleeson, Richard E. Grant, Lupita Nyong’o, Keri Russell, Joonas Suotamo, Kelly Marie Tran, Ian McDiarmid e in forme che il pubblico scoprirà, Carrie Fisher e Mark Hamill. Sulla trama come al solito massimo riserbo, a parte due righe di stringatissima sinossi ufficiale, che garantiscono un nuovo “epico viaggio verso una galassia lontana lontana”, nell'”avvincente conclusione dell’iconica saga degli Skywalker, in cui nasceranno nuove leggende e avrà luogo la battaglia finale per la libertà”.
Per Daisy Ridley “J.J. è la persona giusta per questo film, ed essendo anche un grandissimo fan di Star Wars con un’enorme conoscenza di base (della saga), sa collegare tutti gli elementi meravigliosamente”. L’attrice inglese, classe 1992, che da giovane promessa è diventata, già con il primo capitolo della saga sequel, una star globale, considera il percorso del suo personaggio in questo terzo film “difficile. Ma penso che Rey si sia formata grazie a ognuno (degli altri personaggi) in una maniera che capirete. Comprenderete la personalità intricata di Kylo (Driver) e quella solitaria di Rey. Capirete tutti”.
L’attrice, che si è a lungo allenata prima delle riprese (“ho anche imparato la kickboxing”) per affrontare al meglio le scene di combattimento e d’azione (tra le quali una spettacolare con i velocissimi speeders), è stata molto toccata dal film anche a livello emotivo: “Qualcuno mi ha detto che sono stata forte per tutto il tempo. Ma ci sono state così tante lacrime. Ti coinvolge emozionalmente girare quelle scene, per ottime ragioni. E’ come fare un film con qualcuno che ami veramente. E’ stata dura”.
Daisy Ridley considera L’ascesa di Skywalker ” anche molto commovente. Lo è stato per me e penso per molti altri. Se togli l’elemento dello spazio, si parla di persone che cercano il modo di affrontare e superare degli ostacoli veramente difficili. Si è di fronte a piccole e grandi storie emozionanti che sono tutte interconnesse e a un elemento centrale che attraverso una causa e un effetto si ripercuote su tutta la galassia”. Fra le scene più complesse da girare quella di combattimento con Adam Driver “nella quale continuavano ad inzupparci con cannoni ad acqua.
Eravamo in Inghilterra a novembre, quindi faceva freddo, Ma sapevo dentro di me di potercela fare”. Tra gli altri interpreti, ritroviamo anche un’altra icona di Star Wars, Anthony Daniels, che fin dal primo film della trilogia originale, ha dato vita al robot C-3PO, che in questo ultimo film, torna ad avere un ruolo importante: “Gli sono successe delle cose, è stato coinvolto, è tornato parte del team. Non capitava dal primo film di Star Wars che C-3PO vivesse una vita così piena”. Ritroveremo anche Chewbacca, l’imponente e incomprensibile Wookie interpretato nella trilogia sequel dal finlandese Joonas Suotamo: “Uno di motivi di fascino infinito di queste storie è l’ambire ad entrare in questo mondo che ci ricorda in qualche modo il nostro – spiega – ma che ci offre anche una realtà dove poterci rifugiare, imparare qualcosa e vivere attraverso questi personaggi”.
Arbore, Fiorello straordinario, Amadeus farà benissimoTorna per tre serate su Rai2 con ‘Ll’arte d’ ‘o sole’
17 dicembre 201921:13
a “scorpacciata colossale di canzoni napoletane, una cinquantina in tutto, una più bella dell’altra, per sei ore di musica, distribuite in tre puntate, registrate a Napoli negli Studi di Napoli di ‘Guarda e Stupisci, dove c’erano ancora quelle belle scenografie di Cappellini e Licheri, ma anche in tutto il mondo nelle mie tournée in Italia e all’estero, da Pechino a Mosca, da New York a Rio de Janeiro, dall’Olympia di Parigi alla Royal Albert Hall di Londra con L’Orchestra Italiana”. Parola di Renzo Arbore che
racconta il suo ritorno su Rai2, con un’edizione aggiornata di “Ll’arte d’ ‘o sole” in onda il 18, il 25 dicembre e l’1 gennaio in seconda serata.Le immagini che vengono dalle tournée, “le ho sempre fatte io di mia iniziativa, per avere un documento. Il programma così è stato a costo praticamente zero per la Rai, circa 5000 euro a puntata”, aggiunge. “Ho in cantiere anche altri progetti su Rai2, vedremo con il nuovo direttore – dice lo showman -. Un altro che mi appassiona in particolare è la mia web tv, Renzoarborechannel, che per adesso tengo un po’ carbonara, Ci sono cose mie e altre che scelgo, del passato e del presente, in Italia e all’estero, mi diverte fare da scopritore di tv di qualità”. A proposito di web, ha visto il programma su Rai Play di Fiorello? “Come no, certo, è molto carino, lui è sempre simpatico, dinamico, straordinario. E ha una musicalità straordinaria, che gli permette di lavorare con tutti i cantanti”. Tuttavia, escludendo artisti come Fiorello, “nella tv generalista di oggi, quello che manca un po’ è l’intrattenimento d’autore, che piaccia a tutti. C’è molto a livello musicale, ma poche grandi risate”.Arbore fa anche il tifo per Amadeus a Sanremo: “Penso che sarà un successo, anche perché la manifestazione resta un evento. Amadeus lo farà benissimo, metterà il gotha della canzone moderna, insieme a grandi personaggi come Fiorello e Benigni, sarà una bella kermesse. D’altronde questi sono tutti ragazzi molto bravi”. Tornando a Ll’arte d’ ‘o sole, con Arbore e l’Orchestra Italiana ci sarà anche Maurizio Casagrande che leggerà e commenterà i testi di alcuni di questi brani, per “celebrare l’importanza della canzone napoletana d’autore, da metà dell’800, scritta spesso da grandissimi letterati, come l’autore della Canzone del Piave, E. A. Mario (pseudonimo di Ermete Giovanni Gaeta, ndr), che ha firmato Tammurriata nera e Santa Lucia lontana, Salvatore Di Giacomo, Donizetti, che da bergamasco ha scritto brani meravigliosi come Io te voglio bene assaje, fino a Pino Daniele, Gragnaniello e Lucio Dalla, autore di un capolavoro come Caruso”. Sono “le canzoni più belle del mondo, per le liriche, che sono delle poesie, e le melodie che, come dico sempre, sono le più melodiose del mondo. Se ne possono trovare di questo valore solo in alcune opere, come quelle di Verdi. Tanto è vero che i grandi cantanti lirici hanno sempre canzoni napoletane nel loro repertorio”. Un percorso, quello di Arbore con l’Orchestra italiana, che va avanti da quasi 30 anni: “L’ho fondata nel 1991, nel 1993 ho fatto il primo concerto a New York. Da allora ne abbiamo fatti tra Italia e estero, fatti circa 1500, con la stessa formazione. E’ l’Orchestra stabile più longeva del mondo; con questi ragazzi, o ex ragazzi, siamo andati e continuiamo ad andare dappertutto. E’ un’esperienza straordinaria”.”L’arte d’o sole’ (che era andato in onda in una prima versione su Rai5, ottenendo un grande successo) prende il titolo “da un’antica canzone napoletana che parla di questa arte che ha il sole di fare quello che vuole lui. I napoletani ne sono beneficiati tutto il giorno, anche per la posizione della città”. In questo viaggio nella musica napoletana, c’è una canzone preferita? “Era de maggio, che poi era anche la canzone preferita di Luciano De Crescenzo. E’ stata riscoperta da tanti grandi artisti. Lucio Dalla diceva: ‘Rispetto a Era de maggio, Let it be è un jingle televisivo'”.
Cinema e letteratura, a Modena il primo ‘Buk Film Festival’A marzo affiancherà consueta kermesse piccola e media editoria
MODENA18 dicembre 201920:56
Dal 2020 a Modena il Buk Festival affiancherà la consueta kermesse dedicata alla piccola e media editoria italiana con un concorso cinematografico che vedrà in gara una selezione di lungometraggi, tutti tratti da un libro o adattamento di un’opera letteraria. Evento di spicco della prima edizione di Buk Film Festival (5-8 marzo), con proiezioni non solo nel capoluogo ma anche a Sassuolo e Castelfranco, sarà l’omaggio al comico francese Louis de Funès, con spezzoni di film, documenti rari, raccolte di Gaumont, fotografie, taccuini di lavoro. Per l’8 marzo, Giornata internazionale della donna, il percorso sarà dedicato alle questioni di genere, con la prima del cortometraggio ‘Conciliare stanca’, protagonista l’attrice Carmen Di Marzo, che tratta il tema della violenza sulle donne.
Il festival, fondato da Francesco Zarzana, vede alla direzione artistica l’autrice, filmmaker e produttrice francese Capucine Lemaire. La giuria sarà guidata da Eric Garandeau, presidente del Centro francese di cinematografia.
Tv: Benedetta Barzini, arriva il docu diretto dal figlioSu Laf ‘La scomparsa di mia madre’ di Beniamino Barrese
17 dicembre 201913:24
– La trasposizione visiva dell’intimo dialogo tra un figlio e una madre, che, a 75 anni, sceglie di “scomparire”, di lasciare la propria quotidianità e gli affetti e iniziare un’altra vita, lontana da tutto ciò che ha sempre conosciuto. Mercoledì 18 dicembre alle ore 21.00 arriva in prima tv assoluta su laF (Sky 135) il documentario “La scomparsa di mia madre”, che vede protagonista Benedetta Barzini, icona di bellezza e stile degli anni ’60, musa di artisti e fotografi internazionali come Andy Warhol, Salvador Dalì, Irving Penn, scrittrice, giornalista e docente. L’opera, che ha già ricevuto importanti riconoscimenti dalla critica nazionale e internazionale, è girata dal figlio Beniamino Barrese. Il documentario è stato proiettato nei migliori festival di cinema di tutto il mondo, dal Sundance Film Festival al BFI London Film Festival, nominato agli European Film Awards nella categoria Documentario Europeo.
“Ho sempre avuto l’illusione che nessuno mi abbia mai fotografata. Ho interpretato dei ruoli, con le ciglia lunghe, il trucco, gli infiniti cambi d’abito, ma la mia persona non è fotografabile”. È così che Benedetta Barzini introduce il tema cardine del documentario, quello dell’immagine: della donna nella società degli anni ’70, vincolata allo stereotipo della maternità quale sublimazione del suo ruolo biologico e sociale, e di se stessa come icona di una bellezza sfuggente che non riconosce come merito”. In un’alternanza tra girati contemporanei e video di repertorio, tra il racconto in prima persona e senza filtri della protagonista e la scelta di affidare a diverse attrici la narrazione di alcuni momenti cruciali della sua vita e della sua carriera, emerge la sua poliedrica personalità: modella e antropologa della moda controcorrente, femminista e attivista per i diritti delle donne, madre che sceglie di “ferire se stessa” per assecondare il desiderio del figlio di riprendere il periodo antecedente alla propria scomparsa.
“Il lavoro che stiamo facendo, è un lavoro di separazione” – racconta la Barzini alla telecamera del figlio. “Tutto il lavoro si basa esclusivamente sul tuo desiderio di farlo, e non sul mio desiderio di vederlo fatto. Come fai a dimenticarti ogni volta che io non ho niente a che fare mentre tu hai tutto a che vedere con l’immagine? Questo problema è insolvibile e lo sarà fino alla fine”; “Io odio la memoria, non la voglio, non la capisco.
Non ci serve per andare avanti. Capisco che il cinema voglia le immagini, ma le immagini sono quello che io disprezzo”.
“La scomparsa di mia madre”, scritto da Beniamino Barrese, è prodotto da Nanof in collaborazione con Rai Cinema e Ryot Film con il supporto del MiBAC – Direzione Generale Cinema e realizzato nell’ambito del Programma Sensi Contemporanei Toscana per il Cinema. Le musiche sono firmate da Aaron Cupples, Miguel Miranda & Jose Miguel Tobar.
Ezio Bosso, la musica lenisce tutti i doloriTorna su Rai3 Che storia è la musica per serata evento a Natale
17 dicembre 201921:14
a musica ti cambia la vita, la musica lenisce tutti i dolori. Bisogna credere in lei e lasciarsi guidare”. Il maestro Ezio Bosso, dopo il successo a giugno scorso, che incollò davanti alla tv più di un milione di spettatori su Rai3, raccoglie nuovamente la sfida per una serata evento di ‘Che storia è la musica’, il giorno di Natale alle 21.20. Dopo Beethoven, stavolta il racconto si snoderà tra la vita e la genialità di Cajkovskij, avvicinando il pubblico alla sesta sinfonia, la celebre “Patetica”.”Nessuno più di lui poteva essere il protagonista di Natale, amò questa festa come nessun altro”, sottolinea il compositore e direttore d’orchestra che non nasconde i suoi timori nell’accettare il nuovo impegno. “Avevo paura, sì. I motivi sono tanti, a partire dal fatto che dopo due minuti che mi vedo sullo schermo sono già stufo e la considero un’occupazione militare dei media. Poi per ragioni personali e per il fatto di aver preso mazzate in passato. A convincermi ad accettare è stata l’Orchestra e il fatto che ritengo non importante ciò che farai, ma ciò che hai fatto e che lascerai”. Ma non si tratta di una semplice replica, in una linea già tracciata: “Abbiamo alzato l’asticella rispetto a giugno, c’è molta più musica. Rifare la stessa cosa avrebbe significato cadere nella banalità: io continuo ad andare contro i luoghi comuni”.Ad intervallare il racconto tra parole e musica, che andrà avanti per quasi tre ore, ci saranno diversi ospiti, anche apparentemente lontani dal mondo classico: da Corrado Augias a Diego Bianchi, passando per Max Tortora, Mario Tozzi, Igor Cassina. “Ogni ospite entra personaggio ed esce persona – dice Bosso – perché la musica emoziona e spoglia di tutte le maschere. La mia maschera è la bacchetta, che nasconde il dolore. Cajkovskij (considerato tra i più grandi compositori russi, ebbe un’esistenza segnata da depressione e lutti, ndr) è l’esempio più grande di come la musica riesca a curare i malati”. “Ezio Bosso è in grado di superare qualsiasi grammatica verbale – dice il direttore di Rai3 Stefano Coletta -. Il successo di questa trasmissione è nella sua capacità di emozionare e di arrivare diretto al cuore di chi ascolta e guarda”.’Che storia è la musica’ (registrato al Teatro dell’Unione di Viterbo, con la direzione artistica di Angelo Bozzolini) vede protagonista, accanto a Bosso, l’Orchestra Europa Filarmonica, da lui fondata e per l’occasione arricchita dai giovani dell’Orchestra Filarmonica di Benevento, e il Coro Filarmonico Rossini di Pesaro. “Ascoltateci a tutto volume, disturbate i vicini quella sera. Cambieremo il mondo a colpi di musica”, è l’auspicio di Ezio Bosso che il 21 e 22 dicembre torna anche sul podio dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, all’Auditorium Parco della Musica, per dirigere due delle sinfonie più conosciute di Beethoven: la Sinfonia n. 5 e la Sinfonia n. 7, preludio alle celebrazioni nel 2020 per i 250 anni dalla nascita del compositore.
Sul palco a gennaio le donne valorose di Lella CostaDebutta ‘Se non posso ballare, allora non è la mia rivoluzione’
17 dicembre 201913:58
– “Se non posso ballare, allora non è la mia rivoluzione”, scriveva Emma Goldman nella sua biografia. Ha per titolo la frase dell’ attivista anarchica e femminista, il nuovo spettacolo teatrale di Lella Costa, che sarà in tour in tutta Italia dal 25 gennaio 2020 all’autunno 2021, accompagnato da un progetto didattico, ‘Io ballo per lei’, rivolto alle ragazze e ai ragazzi tra i 14 e i 19 anni e realizzato grazie a The Circle Italia Onlus.
La rappresentazione teatrale, ispirata al libro Il Catalogo delle donne valorose di Serena Dandini edito da Mondadori, grazie all’idea drammaturgica della regista Serena Sinigaglia, mette in scena una straordinaria schiera di donne che hanno lottato per raggiungere traguardi che sembravano inarrivabili, se non addirittura impensabili. Lo spettacolo debutterà il 25 gennaio a Melzo (MI) -Fondazione Teatro Trivulzio e toccherà poi le principali città d’Italia.
Il progetto didattico voluto da The Circle Italia Onlus, il network di donne fondato da Annie Lennox, è stato ideato per coinvolgere anche i più giovani a contribuire alla stesura di un nuovo grande catalogo di donne valorose. Agli studenti, in tante città d’Italia, verrà chiesto di esprimere la preferenza per la propria donna valorosa.
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
Venezia, rinascono dopo il restauro i Giardini Reali
Franceschini, una bella storia ricca di generosità
VENEZIA17 dicembre 201914:11
– Venezia si riappropria di un altro dei suoi gioielli, i Giardini Reali, alle spalle di Piazza San Marco. Il 17 dicembre la cerimonia di riapertura dopo il restauro, cui ha contribuito la Fondazione The Human Safety Net.
“I Giardini Reali sono nel cuore di Venezia, erano un luogo di abbandono, ma grazie a un restauro perfetto e all’impegno del volontariato e di imprese che hanno donato somme importanti, questo spazio è stato restituito alla città. Grazie anche allo strumento fiscale dell’art bonus, mi sembra proprio una bella storia per tutta Italia e un esempio da imitare per molti” ha detto il ministro dei Beni e delle attività culturali, Dario Franceschini. Un importante sostegno al restauro è stato dato da Generali, che sta anche curando la ristrutturazione delle Procuratie di piazza San Marco. Il ceo della compagnia, Philippe Donnet, ha detto di sperare che la conclusione del restauro possa arrivare nel 2021, l’anno del 190/o anniversario delle Generali.
Razzismo: media stranieri, ‘trittico scimmie è un oltraggio’Network Fare, calcio italiano lascia il mondo senza parole
17 dicembre 201915:18
– ”Ancora una volta il calcio italiano lascia il mondo senza parole. Una campagna che sembra uno scherzo malato. Queste creazioni sono un oltraggio”. Oltre ad alcuni club e alle proteste sui social, anche alcuni media internazionali bocciano la scelta della Lega Serie A di presentare un’iniziativa anti razzismo con l’opera Trittico di tre scimmie realizzato da Simone Fugazzotto. Le parole di Fare (Football Against Racism in Europe) network nato per combattere la discriminazione nel calcio europeo supportato da FIFA, Uefa e commissione europea, pubblicate ieri su Twitter vengono condivise dal The New York Times, dalla BBC, dalla CNN e dal The Sun, solo per citare alcune testate.
Numerosi gli articoli che esprimono perplessità sulla scelta della Lega Serie A per un’opera che era stata realizzata nel maggio scorso in occasione della finale della Coppa Italia.
”Queste creazioni sono un oltraggio – continua Fare -, saranno controproducenti e continueranno la disumanizzazione delle persone di origine africana. È difficile capire cosa pensasse la Serie A, con chi si sono consultati? È tempo che i club progressisti della Lega facciano sentire la loro voce”.
Goal.com parla di ”clamoroso autogol”. Anita Asante, giocatrice del Chelsea, in un tweet si domanda: ”Cosa c’è di sbagliato nella Lega Serie A? Quante persone hanno guardato questa opera d’arte commissionata e l’hanno approvata?”.
Les Étoiles, il gala tra tradizione e contemporaneoTre serate a Roma con grandi star, da Ivenko a Bernal e Choi
17 dicembre 201919:26
a maratona di grande danza, ma soprattutto una festa affollata di stelle provenienti da ogni parte del mondo: saranno tre quest’anno le serate del gran gala Les Étoiles, a cura di Daniele Cipriani, in programma il 24 e 25 gennaio (ore 21) e il 26 (ore 17) alla Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica di Roma. Un appuntamento ormai storico, giunto alla nona edizione, che come da tradizione proporrà al pubblico un programma capace di spaziare dai classici di repertorio di Petipa, a brani di coreografi del XX secolo per arrivare fino ai giorni nostri: grande varietà di stili e scuole, dunque, vista anche la diversità dei protagonisti, che sul palco daranno vita a momenti di ineguagliabile grazia e “impossibili” prodezze tecniche.I nomi delle “ètoiles” faranno girare la testa agli appassionati: Oleg Ivenko, divenuto famoso dopo aver interpretato il giovane Nureyev nel film “The white crow” (Tatar Academic State Opera and Ballet Musa Jalil), che interpreterà il “Tartaro volante”, Eleonora Sevenard in coppia con Denis Rodkin, entrambi del Teatro Bolshoi di Mosca, impegnati nel “Passo a due Il Cigno Nero”, l’argentina Marianela Nuñez, ormai presenza costante al gala, che danzerà con il russo Vadim Muntagirov (tutti e due dal Royal Ballet di Londra) i passi a due de “La Bayadère” e “Bella Addormentata”. E ancora, Aurélie Dupont (direttrice dell’Opera di Parigi) interpreterà la ricostruzione di “Ekstasis”, assolo di Martha Graham, mentre la coppia formata da Robert Fairchild del New York City Ballet e Stella Abrera dell’American Ballet Theatre porteranno il pubblico nel mondo del musical. Un ricordo della grande ballerina Alicia Alonso, scomparsa recentemente, sarà invece offerto da Yanela Piñera (Queensland Ballet di Brisbane) e Luis Valle (Ballet Méditerrannée dell’Opera di Nizza), impegnati in un brano tatto dal “Don Chisciotte” e nel passo a due “Acque di Primavera” di Asaf Messerer. Un’importante novità riguarderà poi due danzatori, il madrileno Sergio Bernal, del Balletto Nazionale Spagnolo, e il coreano Young Gyu Choi, del Balletto Nazionale Olandese, che nei loro brani, rispettivamente il carismatico e appassionato “Zapateado” e l’esotico e virtuosistico “Idolo d’Oro”, indosseranno costumi disegnati per l’occasione da un gigante della moda, Roberto Capucci.”A 90 anni un maestro come Capucci si cimenta nella danza. Da qualche anno disegna bozzetti per danzatori, ormai nella sua collezione sono circa 400, ma questa è la prima volta che due costumi vengono realizzati”, ha spiegato oggi a Roma Daniele Cipriani, anticipando che la collaborazione con lo stilista “continuerà anche la prossima estate, con un importante progetto nell’ambito di un grande festival, nel quale saranno realizzati 20 dei suoi 400 bozzetti”. “Grazie al costume di Capucci due arti come la danza e la moda si mescolano. La Spagna è tutta in quel costume di color rosso vivo e oro”, ha detto il ballerino Sergio Bernal, in questi giorni nella Capitale, che tornerà a grande richiesta al gala anche quest’anno. Il ballerino madrileno sarà impegnato in un brano di flamenco, nel quale darà prova anche della sua perfezione tecnica: “la danza classica si fonde perfettamente con il moderno e anche con il flamenco. Le posizioni, le linee e il virtuosismo del classico di sposano con la forza della danza tradizionale spagnola”, ha spiegato. “In questo gala c’è davvero un grande lavoro: è importante per il pubblico che si riescano a radunare su uno stesso palco artisti di questa qualità ed è una cosa difficile perché tutti abbiamo agende complicate”, ha poi aggiunto, “per noi danzatori è fondamentale confrontarci gli uni con gli altri: sarà davvero una festa di grandi artisti”.
Torre Pisa: paleografa decifra scritta, ‘La fece Bonanno’Decrittata incisione latina. E’ stesso nome tramandato da Vasari
PISA17 dicembre 201916:08
– Un’incisione non decifrata su una matrice in pietra per la fusione di una lastra di bronzo, ritrovata per caso nel 1838 e finora mai rivelata nel contenuto, nasconderebbe la ‘firma’ di colui che sarebbe l’autore della Torre Pendente di Pisa, ossia lo scultore e bronzista medievale Bonanno Pisano. Lo rivela uno studio di Giulia Ammannati, ricercatrice di paleografia alla Scuola Normale di Pisa, che pubblica uno studio nel libro ‘Menia Mira Vides. Il Duomo di Pisa: le epigrafi, il programma, la facciata’ (ed. Istituti Editoriali e Poligrafici Internazionali). Giulia Ammannati ricostruisce il testo di quell’epigrafe, che fu redatto dall’autore in forma poetica in latino: ‘Mìrificùm qui cèrtus opùs condéns statui ùnum, Pìsanùs civìs Bonànnus nòmine dìcor’, (‘Io che sicuro ho innalzato, fondandola, un’opera mirabile sopra ogni altra, sono il cittadino pisano chiamato Bonanno’).
Reynolds si prende una pausa dagli Imagine DragonsFrontman vuole passare più tempo con moglie, figli e amici
NEW YORK17 dicembre 201916:19
– Dan Reynolds, frontman degli Imagine Dragons, si prende una pausa dalla band per dedicarsi alla famiglia e agli amici. Lo ha detto lui stesso in un’intervista alla Cnn specificando che non c’è alcun problema con gli altri membri del gruppo ma spiegando che dopo circa dieci anni di intensa attività musicale tutti avevano bisogno di prendersi un po’ di tempo per se stessi.
“Ci siamo presi una pausa – ha detto – per riconnetterci con la famiglia e gli amici. Siamo in giro da quasi dieci anni consecutivi e ognuno di noi aveva bisogno di riscoprire cosa vuol dire essere un padre, un amico o un figlio”.
Ed in questi giorni, Reynolds si gode un periodo di relax a Las Vegas con la moglie Aja Volkman, la figlia Arrow di sette anni, i gemelli Gia e Coco, di due anni e il nuovo arrivato Valentine.
Torna Masterchef, giuria a tre e nuovo grembiuleDa 19/12 talent Sky con Barbieri, Cannavacciuolo e Locatelli
17 dicembre 201921:14
Torna Masterchef Italia e sarà una competizione di “alto livello”, con un nuovo grembiule grigio durante la selezione degli aspiranti chef e la nuova prova dello Skill Test. “Quest’anno abbiamo alzato l’asticella”, hanno detto i ‘giudici stellati’ Bruno Barbieri, Antonino Cannavacciuolo e Giorgio Locatelli, schierati nella nona edizione in un tridente dopo la pausa di Joe Bastianich, “un grandissimo amico che ha fatto la storia del programma e che rimane sempre nel giro”, ha detto Cannavacciuolo.”Sono passati 9 anni, io li ho fatti tutti: posso garantire che quest’anno abbiamo fatto un grandissimo lavoro e ci siamo concentrati sulla cucina – ha spiegato il decano dei giudici Barbieri alla presentazione a Milano -. I concorrenti li abbiamo scelti con un solo criterio: il talento. Sono preparati, hanno capito che per venire a Masterchef bisogna saper fare, e vengono per vincere”. “Quando nove anni fa parlavamo di tecniche vedevamo il vuoto negli occhi, oggi ci rispondono: vuol dire che si è alzato il livello”, gli ha fatto eco Cannavacciuolo. Tra le novità del programma, il metodo di assegnazione dei grembiuli e una nuova prova di abilità durante la gara. Chi riceve tre sì unanimi alla presentazione di un piatto a scelta riceve il grembiule bianco ed accede direttamente all’ultimo step della selezione; il nuovissimo grembiule grigio andrà invece a chi riceve 2 sì su 3, e passerà alla prova successiva. Stesso grembiule grigio anche a chi riceverà un solo sì dello chef che “mettendoci la faccia e la firma” concederà una seconda chance ad un concorrente, scommettendo sulle sue qualità.Una volta formata la classe dei 20 aspiranti Masterchef d’Italia, alle prove già note del talent – Mistery Box, Invention Test e Pressure Test – si aggiunge lo Skill test, esame di abilità tecnica a sorpresa. Un talent culinario, quello di Sky Uno prodotto da Endemol Shine Italia (in onda da giovedì 19 dicembre alle 21.15 su Sky Uno e su Tv Now), che di fatto ha cambiato l’idea di cucina e i connotati di un mestiere: se prima la cucina era confinata ai ristoranti o alle casalinghe, ora “c’è il sogno di diventare chef, un mestiere che è un privilegio”, ha detto Locatelli. Un sogno, infatti, che per diversi dei vecchi concorrenti è diventato un lavoro vero anche a riflettori spenti: da Maradona, concorrente della 5/a edizione che ha aperto due locali in Libano, a Gilberto, 24enne dell’ultima edizione entrato proprio ieri nella brigata di Locatelli a Londra. “E’ bello quando alla fine del programma pensiamo a chi vorremmo a lavorare con noi, vuol dire che tra quei concorrenti c’è qualità”, ha detto Cannavacciuolo. Non mancheranno poi i super ospiti tra cui il maestro Iginio Massari, gli chef stellati Yannick Alléno, Jeremy Chan e Henrique Fogaca, mentre diminuiscono le prove in esterna “per riportare l’attenzione sulla cucina”: sfide a La Colombaia di Vercelli, al Teatro Regio di Parma, al ristorante Armani di Milano e in un segretissimo ristorante stellato all’estero prima del gran finale.
Viva RaiPlay, per finale De Gregori e VendittiPoi Malika, Jovanotti e Giorgia
17 dicembre 201916:59
– “L’esperienza da piattaformista, tra le diverse novità, mi ha dato la grande soddisfazione di sentirmi cercato e scelto davvero da ciascuno degli spettatori, ops! utenti. E la magia è che sabato le luci del live saranno spente, ma noi saremo a portata di click per tutto il 2020”. Lo sottolinea Rosario Fiorello in occasione del gran finale: mancano tre appuntamenti al termine di Viva RaiPlay! (18-19-20 dicembre, ore 20,35), la più innovativa operazione multimediale di varietà che la Rai abbia realizzato e che ha come protagonista proprio lo showman. Tra gli altri, sono previsti domani 18 dicembre Francesco De Gregori ed Antonello Venditti, giovedì 19 Malika Ayane e venerdì 20 dicembre Jovanotti e Giorgia.
In un comunicato si ricorda che la sfida di Viva Rai Play “di proporre uno show nuovo e di esplorare i più moderni modi di fruizione del varietà è già vinta: nelle sei settimane di programmazione è tra i contenuti più visti on demand e il più visto in diretta streaming. Sono 13,4 milioni le visualizzazioni totali, di cui oltre il 33% in live streaming e 4,1 milioni sono le visualizzazioni su YouTube. Uno show live di poco più di 60 minuti ottiene risultati confrontabili con i più importanti eventi Rai come Sanremo e le partite della Nazionale di calcio.
In 6 settimane, l’impatto di Viva RaiPlay si è fatto sentire sia nella fruizione in diretta con +50% utenti registrati attivi, sia sull’on demand con +23% di utenti registrati attivi e un incremento del 61% di utenti registrati attivi da app e app tv.
Numeri che certificano il successo della mission Rai: ampliare la platea conquistando una nuova fetta di pubblico. Con l”operazione Fiorello’ si è raggiunto anche un ottimo posizionamento di RaiPlay, oggi conosciuta dalla maggior parte del pubblico”. In sintesi oltre 30 ore di grande varietà live, più di cento ospiti, duetti e monologhi cult nel primo format originale della piattaforma Rai
Mariah Carey al numero 1 con “All I want for Christmas”Miracolo natalizio 25 anni dopo l’uscita in “Merry Christmas”
NEW YORK17 dicembre 201919:24
Miracolo natalizio per Mariah Carey: “All I Want for Christmas is You”, a 25 anni dal debutto nel 1994, e’ diventata per la prima volta “number one”. La canzone e’ anche la prima “number one” della cantante dal 2008 nella classifica Billboard 100 e la sua 19esima, a un solo passo dai Beatles che detengono il primato. Completando un viaggio di 25 anni, la canzone co-star di “LoveActually”, il film piu’ amato e odiato di Natale quando a interpretarla fu la teenager Olivia Olson, era stata originariamente pubblicata nell’album “Merry Christmas”.Il miracolo e’ dovuto in parte al crescente uso della tecnologia che ha cambiato le abitudini degli ascoltatori tra cui l’ubiquita’ delle playlist per la stagione delle feste che hanno decretato l’ingresso della canzone nel canone natalizio accanto a brani iconici come “White Christmas”. Recentemente la Carey ha spiegato a “USA Today” la sua versione della genesi della canzone: “Avevo cominciato a pensare cosa mi piaceva a Natale? Luci, regali, caminetti accesi? Amavo Natale da fin da bambina, ma sono sempre stata senza soldi e dunque non ho mai potuto vivere la festa come i miei coetanei. Venendo da una famiglia disfunzionale volevo che il mio Natale fosse perfetto. Cosi’ quando l’ho scritta ci ho messo ogni grammo del mio voler cercare di ricostruire un attimo perfetto”.Un’altra versione della storia vede la diva del pop da sola in una casa nelle campagne di New York davanti alla tv dove andava in onda un’altra icona dell’entertainment natalizio, “La Vita e’ una Cosa meravigliosa”. Mariah aveva creato una melodia e i primi accordi della canzone furono poi sviluppati nell’arrangiamento del suo braccio destro Walter Afanasieff.E’ intanto dal 2014 che la Carey e’ tornata in tournee con un serie di show natalizi ancorati sulla canzone del miracolo con tappe a Las Vegas, Parigi, Londra e Madrid. Domenica scorsa a New York ha chiuso il tour al Madison Square Garden con un tutto esaurito circondata da undici alberi di Natale, coro gospel, i due figli, neve finta e Santa Claus. In novembre in vista del 25esimo anniversario, Sony ha ripubblicato un’edizione di lusso dell’album “Merry Christmas”, con quattro versioni di “All I Want”. Il risultato: la scorsa settimana la versione in streaming e’ stata ascoltata da 45 milioni di persone, un record per gli Stati Uniti.
Ken Loach a Bologna: ‘i diritti conquistati stanno sparendo’Dopo proiezione dell’ultimo film dibattito con riders e Fiom
17 dicembre 201918:05
– Le elezioni in Gran Bretagna, i diritti dei lavoratori, i sindacati, la crisi della sinistra e i cambiamenti climatici. Il regista britannico Ken Loach è arrivato a Bologna per presentare il suo ultimo film, ‘Sorry we missed you’ (in sala dal 2 gennaio), una storia senza speranza sui nuovi lavoratori sfruttati in Gran Bretagna, quelli che consegnano i pacchi coi loro furgoni e lavorano fino a 14 ore di fila senza tutele, e dopo la proiezione si è confrontato a 360 gradi con alcuni giovani rider e con i lavoratori dell’azienda Samp in crisi. “Facendo questo film ci siamo accorti che il lavoro è cambiato, tutto ciò che hanno raggiunto i sindacati, garanzie e diritti, stava scomparendo”, ha spiegato Loach. Una situazione difficilmente risolvibile. “Finché si permetterà al sistema capitalista di essere concorrente basandosi sulla riduzioni degli standard di lavoro – ha detto – per i lavoratori non ci sarà modo di cambiare niente”. La speranza può arrivare solo dai giovani, che hanno “le idee giuste”.
Venezia, terminato restauro Pietà Battistero San MarcoIntervento sostenuto da Coop Alleanza 3.0
VENEZIA17 dicembre 201918:26
– E’ stato restituito alla Basilica di San Marco a Venezia il complesso statuario della Pietà del Battistero, interamente restaurato, grazie ai soci di Coop Alleanza 3.0. La Pietà del Battistero della basilica marciana appartiene al genere Vesperbild, termine di origine tedesca usato per indicare “l’immagine del Vespro o della sera”. Era infatti davanti a immagini come questa che si riunivano la sera i fedeli per la preghiera e si celebravano nelle chiese le messe vespertine. E’ stata realizzata in un tipo di pietra gessosa di colore grigio scuro ed è cava sul retro: la Madonna siede su un sedile decorato su ciascun lato da un motivo gotico a bifore sovrastate da un arco trilobato.
Berlino: Garrone porta “Pinocchio” per “special Gala”Categoria fuori concorso sarà eliminata da nuovo festival
BERLINO18 dicembre 201914:20
Il regista italiano Matteo Garrone presenterà alla Berlinale di quest’anno il suo nuovo film “Pinocchio”, con Roberto Benigni. Lo ha comunicato il festival oggi a Berlino. Quest’anno la categoria “fuori concorso” non ci sarà, si legge sul sito della rassegna cinematografica dell’Orso, diretto da quest’anno da Carlo Chatrian. I film che non partecipano alla competizione, come quello di Garrone, saranno parte del “Berlinale Special Gala”. L’edizione 2020 della Berlinale parte il 20 febbraio.
Mostre: il genio di Escher, antologia di 200 opere a TriestePer la prima volta esposte xilografie su giorni della Creazione
TRIESTE17 dicembre 201919:17
– Una collezione di circa 200 opere per raccontare il “genio” artistico di Maurits Cornelis Escher: è la mostra antologica “Escher”, dal 18 dicembre al 7 giugno al Salone degli Incanti di Trieste.
Un allestimento con i lavori più rappresentativi dell’artista olandese – “amato dai matematici ma non solo”, ha sottolineato il curatore, Federico Giudiceandrea – a cui si aggiunge, in esposizione per la prima volta al mondo, una sezione dedicata a “I giorni della creazione”, un nucleo di sei xilografie realizzate tra il dicembre 1925 e il marzo 1926, che racconta i primi sei giorni della Creazione del mondo.
In mostra, ancora, le opere più iconiche della sua produzione quali Mano con sfera riflettente (1935), Vincolo d’unione (1956), Metamorfosi II (1939) Giorno e notte (1938) e la serie degli Emblemata. L’iniziativa – presentata oggi a Trieste – è promossa in collaborazione da Comune di Trieste, Arthemisia, Generali Valore Cultura e Promoturismo Fvg.
Arriva ‘Capitan Tsubasa’ e la sigla è di Cristina D’AvenaRemake di ‘Holly e Benji’, la cantante ha firmato anche il brano
BOLOGNA17 dicembre 201919:30
– Sarà Cristina D’Avena a cantare la sigla di ‘Capitan Tsubasa’, remake della serie cult ‘Holly e Benji’, che andrà in onda dal 23 dicembre su Italia 1. Il brano, intitolato ‘Tutta d’un fiato (fino al fischio finale)’ – edito da Rti e disponibile da venerdì 20 dicembre in tutti gli store digitali – è firmato dalla stessa D’Avena in collaborazione con Jacopo Ettorre, Giordano Cremona e Federico Mercuri.
L’artista, con Mediaset, ha tenuto vivo un catalogo molto particolare per la discografia italiana: le sigle dei cartoni animati, infatti, continuano a essere ascoltate, scaricate e amate da diverse generazioni. I 52 episodi che andranno in onda seguono fedelmente il racconto del manga ideato nel 1981 da Yoichi Takahashi, che vede protagonisti i piccoli calciatori Holly e Benji. Una curiosità: in uno degli episodi di questa nuova edizione, ci sarà, in versione fumetto, Yuto Nagamoto, il calciatore giapponese, ex Inter, oggi in forza al Galatasaray.
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
Sanremo: in un libro la storia del festival
Autori Marino Bartoletti e Lucio Mazzi
BOLOGNA17 dicembre 201920:27
– Oltre duemila interpreti e 2.003 canzoni nella storia della più celebre rassegna canora italiana, un vero Abc. E’ l”Almanacco del Festival di Sanremo’, pubblicato da Marchesini Editore in cui i giornalisti Marino Bartoletti e Lucio Mazzi raccontano le sessantanove edizioni della kermesse in 400 pagine riccamente illustrate, con tanto di dizionario, molti aneddoti, le statistiche e l’elenco di tutte le canzoni, la prefazione di Renzo Arbore, Pippo Baudo e Carlo Conti, e i disegni di ‘Matitaccio’.
Gli autori lo hanno presentato a Bologna, a Palazzo d’Accursio, insieme all’assessore alla cultura del Comune, Matteo Lepore – “Bologna è sempre più la città della musica” ha detto -; al trio de ‘Il Volo’ che vinse il Festival nel 2015, ormai bolognesi di adozione; a Silvia Mezzanotte dei Matia Bazar; a Andrea Mingardi e al direttore d’orchestra, Fio Zanotti;, oltre al duo ‘Idea’ di Zelig.
Libri: Silvia Dai Pra’, senza salutare nessunoTerzo romanzo dell’autrice che parte da una violenza subita
17 dicembre 201920:53
– SILVIA DAI PRA’, ‘SENZA SALUTARE NESSUNO’, (LATERZA, PAG. 160, 16 EURO) – Le conseguenze della violenza taciuta tracciano solchi in cui la storia si annida, intrecciandosi al destino delle famiglie. Ma non sempre la memoria storica e quella familiare coincidono come racconta Silvia Dai Pra’ che in “Senza salutare nessuno. Un ritorno ad Istria”, il suo terzo romanzo edito da Laterza, ci restituisce con piglio lieve e a tratti post-adolescenziale una tragedia personale che è un pezzo di storia: quella del Paese di nonna Iole, istriana d’origine.
Silvia è poco più che 20enne quando l’ex Jugoslavia è teatro di truci stermini, l’esito del collasso di lunghe lotte intestine, ed è ancora una studentessa di lettere quando decide di partire come volontaria per la Bosnia; quel viaggio è il pretesto per riannodarsi alle proprie radici istriane lungo le tappe a ritroso di una triste storia che parte dal disfacimento del regno di Tito fino alla vicenda di Romeo Martini, nato Martinchich, il suo bisnonno infoibato. Chi era e perché è finito nella foiba di Vines? Inizia qui il percorso sulle tracce della sciagura taciuta che è all’origine dei quei lunghi pianti inspiegabili di nonna Iole, sparita quando Silvia aveva solo 11 anni, lasciandosi dietro un biglietto: “non mi salutate nessuno”.
Un padre comunista, l’altra nonna – materna – ex partigiana e sullo sfondo la città di Massa, medaglia d’oro alla Resistenza.
Silvia cresce lungo la linea gotica, ha la tessera dei Giovani Comunisti e fuma Diana Blu quando sente per la prima volta urlare: “E allora le foibe?”, slogan preso a prestito da formazioni neofasciste alla fine degli anni Novanta.
L’aveva già sentita pronunciare quella parola ma sottovoce, un balbettio servito dalla signora Mercedes insieme a un sorso di rakjia. La vecchietta le aveva detto che “erano tanto ricchi…” i suoi nonni quando furono costretti a scappare, nel ’43, lasciandosi dietro ogni ricchezza.
Un genogramma spezzato, questo il termine tecnico indicato dalla terapista a Silvia che, mentre porta in grembo la sua bimba, comprende che per ricostruirlo dovrà portare avanti un’indagine lunga due anni, tra archivi distrutti, foto, interviste rubate e lettere strappate.
Il risultato è in questo libro che spezza il tempo del silenzio, necessario per continuare a vivere, e segna quello della ricostruzione.
Sheng Keyi, in Cina si pensa solo ai soldiScrittrice cinese in Italia con ‘Fuga di morte’
18 dicembre 201910:43
SHENG KEYI, FUGA DI MORTE (FAZI, PP 429, EURO 18,50). L’eredità della protesta di Tienanmen e il tabù intorno agli eventi del 1989. Con coraggio si confronta con questi temi la scrittrice Sheng Keyi, una delle voci più interessanti della narrativa cinese contemporanea, in ‘Fuga di morte’. Pubblicato da Fazi editore nella traduzione di Eugenia Tizzano, il romanzo, rifiutato in Cina per il suo contenuto controverso, uscito per la prima volta in inglese, mette in scena l’apparizione di un enorme escremento a forma di pagoda sulla piazza principale di Beiping, capitale dello Stato di Dayang. Da qui esplodono gravi tensioni che innescano un movimento di protesta guidato da poeti e intellettuali.
“Molte cose sono cambiate in Cina da Tienanmen a oggi. E’ cambiata la percezione dei valori. L’89 ha portato ad una grande divisione. Molti intellettuali si sono convertiti al commercio per arricchirsi. Non si parla più di ideali, non ci sono più sogni da realizzare. Il successo e i soldi hanno sostituito tutto. Le persone inseguono la ricchezza, il governo vuole alzare il valore del Pil interno” racconta Sheng Keyi che è nata nel 1973 in un remoto villaggio della provincia di Hunan, si è trasferita a Shenzhen nei primi anni Novanta e oggi vive a Pechino.
“Ci sono stati tantissimi scempi ambientali e sociali. La maggior parte dei fiumi è inquinata. Alcune statistiche indicano la sparizione del 50% dei fiumi in Cina. E anche sul piano morale si peggiora sempre di più. Ci sono abusi sessuali negli asili e nelle scuole in generale, vaccini falsi. I prodotti alimentari sono inquinati. Tutto questo porta sfiducia” dice con rammarico Keyi. E racconta che “la verdura viene messa a bagnomaria con un prodotto chimico e una volta nel frigorifero continua a crescere da sola. Queste sono tutte mie esperienze, cose vere. Tutto ciò ha provocato tantissime forme di tumori in Cina. C’è solo una categoria di persone che riesce ad ottenere prodotti di qualità perchè hanno un orto dedicato e fornitori specializzati. Con l’export non accade, è tutto controllato”.
L’eredità della protesta è per Keyi “dolore, ripensamenti, delusioni ma anche speranza. Nel romanzo ho utilizzato tantissime metafore. Gli escrementi sono una di queste, rappresentano la corruzione della pubblica amministrazione, del governo, che ha provocato la rivolta degli studenti, la stessa cosa di Tienanmen” afferma la scrittrice che è stata tra gli ospiti dell’ultima edizione della fiera degli editori indipendenti ‘Più libri più liberi’ a Roma.
In ‘Fuga di morte’ leader della protesta è Qi Zi che scomparirà in circostanze misteriose. Il suo compagno, il poeta-medico Yuan Mengliu, che non riesce ad accettare la repressione ma neppure ad abbracciare in pieno gli ideali rivoluzionari di Qi Zi, parte alla sua ricerca e si ritoverà in un luogo sperduto, la Valle dei Cigni, un inquietante mondo utopico e totalitario.
“Quando avevo vent’anni ho conosciuto molti intellettuali degli anni Sessanta. Gli anni Ottanta sono stati il periodo di massima fioritura intellettuale in Cina. Le persone e i ragazzi avevano molti ideali, sogni e sentimenti. Li stimo molto” spiega l’autrice che ha dedicato il romanzo “ai cinesi nati negli anni Sessanta”.
E del rifiuto di ‘Fuga di morte’ in Cina dice: “A Taiwan ho visto un tipo di fiore di ciliegio che si apre al rovescio, verso il basso. Fiorisce al contrario. Ho pensato che fosse dovuto all’ambiente molto nebbioso. Poi mi hanno spiegato che invece questo fiore cresce proprio così. Ecco, a proposito di censura, ci sono degli intellettuali che si comporterebbero come questi fiori, a prescindere dalle condizioni ambientali. E ci sono invece intellettuali che si comportano in un certo modo perchè ci sono determinate condizioni ambientali. La cosa più importante è l’autore nella sua determinazione e indipendenza” racconta la scrittrice cinese addolorata per la situazione ad Hong Kong. “Quando ero piccola era come se fosse il paradiso.
Amavamo la sua cultura, l’ambiente, la voglia di libertà. Adesso se apro la tv quello che vedo è il sangue, Hong Kong è diventata l’inferno. Qualcosa di bello è stato distrutto ma spero che si torni in pace e che i cittadini possano vivere come vorrebbero” dice Sheng Keyi.
A teatro, Marchioni e Zeno, ‘banda’ per MonicelliBarbareschi-Lante Della Rovere 20 anni dopo; Guanciale regista
18 dicembre 201911:33
– Luca Barbareschi e Lucrezia Lante Della Rovere, vent’anni dopo, in “Skylight – Il cielo sopra il letto” di David Hare e “I soliti ignoti”, capolavoro di Mario Monicelli, secondo Vinicio Marchioni con Giuseppe Zeno, tutti a Roma; Lino Guanciale alla sua prima regia per “Nozze” del Premio Nobel Elias Canetti, a Bologna, e Sal Da Vinci con Fatima Trotta nel musical “La fabbrica dei sogni”, a Napoli; Mascia Musy, a Palermo, diretta da Emanuela Giordano in “Anna dei miracoli” di William Gibson e il ritorno di Gianluca Guidi in “Aggiungi un posto a tavola”, di Garinei, Giovannini e Iaia Fiastri sulle musiche di Armando Trovajoli, ancora nella capitale: sono alcuni degli spettacoli teatrali in scena nel prossimo week end.
Saviano lancia collana ‘Munizioni’ in esclusiva su StorytelPreceduta da tre video muti campagna #TellTheStories
18 dicembre 201911:57
– “Sono rimasto in silenzio un giorno intero per dimostrare cosa significhi essere censurati”. Svelato il significato dei tre misteriosi video muti postati il 17 dicembre da Roberto Saviano sui suoi canali social nei quali lo scrittore appariva in uno studio di registrazione tra casse e microfoni, parlava ma non si sentiva nulla di quello che diceva.
“Ogni anno, nel mondo, centinaia di persone vengono minacciate da organizzazioni di stampo criminale e dalle lobby di potere dei Paesi in cui vivono. Le loro voci appartengono ad amministratori locali, giornalisti, scrittori. Appartengono a chi non ha mai avuto paura di dire la verità” dice in un video, questa volta con audio, Saviano svelando il significato della campagna di sensibilizzazione #TellTheStories. E annunciando l’arrivo della collana ‘Munizioni’ di Bompiani su Storytel, la piattaforma di audiolibri e podcast che pubblicherà in esclusiva l’audiolibro di ciascun titolo di ‘Munizioni’. Il primo, disponibile dal 18 dicembre su Storytel, è quello con cui è partita la collana: ‘Di’ la verità anche se la tua voce trema’ della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia , assassinata nel 2017. “La situazione sta diventando piuttosto allarmante.
Sarebbero felici di vedermi morta: sembra essere l’unico modo di zittirmi” è la voce della Caruana Galizia che Saviano fa sentire al registratore. Il 20 dicembre sarà sulla piattaforma anche Fariña di Nacho Carretero.
“Abbiamo deciso di raccogliere queste voci all’interno di Munizioni, una collana nata con l’intento di dare voce a quelle storie che ogni giorno rischiano di venire zittite dalle minacce, dalla censura e dalle intimidazioni. E, insieme a Storytel, vogliamo essere sicuri che nessuna di queste voci venga messa a tacere per sempre” sottolinea lo scrittore nel video.
Con Munizioni Roberto Saviano dà spazio a storie di giornalisti e scrittori vittime di controllo e minacce, alcuni dei quali hanno pagato con la vita il diritto a mantenere la propria libertà di parola, e propone testi che attraverso le parole mirano a incidere nella realtà. Ma presta anche letteralmente la voce a chi non viene ascoltato leggendo la prefazione al primo titolo della collana su Storytel.
In arrivo a fine gennaio, in contemporanea con l’uscita in libreria, il romanzo Gotico americano di Arianna Farinelli.
La matematica dietro le armonie delle opere di LeonardoCagliari, in mostra i retabli dell’epoca che dimostrano teoria
CAGLIARI18 dicembre 201912:45
– La soluzione dell’enigma dell’uomo vitruviano e della sua armonia non è nel cerchio e non è nel quadrato. Ma in una doppia spirale con misure perfette e ripetute. Non solo in quell’opera ma anche nella Gioconda e nel Cenacolo. Dai retabli sardo catalani alla soluzione di uno dei misteri della storia dell’arte internazionale. I “trucchetti” di Leonardo Da Vinci usati per la “divina proporzione” di una delle sue opere più celebri, sono già nei dipinti ospitati alla Pinacoteca di Cagliari. E sono il tratto comune delle più importanti opere della storia dell’arte. È il risultato dello studio condotto in oltre trent’anni di fatiche dallo storico dell’arte Roberto Concas.
Matematica e “spirito divino” che guidano la mano degli artisti. Leonardo stesso – ha spiegato Concas – usava i suoi codici e le sue ‘doppie spirali’ geometriche nelle sue opere.
Qualcosa che era davanti agli occhi di tutti, ma che è stato decifrato proprio da Concas e mostrato (e dimostrato) matematicamente a 500 anni dalla morte di Leonardo. Per la prima volta si propone una teoria inedita della storia dell’arte tra il IV e il XVIII secolo. L’illuminazione è arrivata proprio dall’analisi attentissima ed esperta dei retabli di Castello a Cagliari. E dal confronto con l’armonia e la perfezione dell’uomo vitruviano. Un enigma mai sciolto. Anche andando a guardare e riguardare cerchio e quadrato dell’opera di Leonardo.
“La soluzione non era lì, in quel cerchio e in quel quadrato – ha ribadito Concas – noi abbiamo trovato una chiave matematica, dimostrabile e ripetibile. Senza nessuna presunzione, nessuno aveva dimostrato la ricorrenza di queste geometrie in maniera così rigorosa”.
Il 19 dicembre a Cagliari si ribadirà il concetto anche con fili di lana che sui retabli andranno a dimostrare la scoperta di Concas. Ed è un punto di vista nuovo che sicuramente farà discutere perché propone chiavi di lettura inedite su secoli di arte. Concas ha svelato anche il perché delle quattro gambe dell’uomo vitriviano. La soluzione? Un banalissimo specchio che consente di guardare gli arti inferiori anche da un altro punto di vista.
Moda: Kate Moss protagonista campagna di ScervinoLa top model in posa a Londra con i fotografi Luigi
18 dicembre 201913:19
– Kate Moss è la protagonista della nuova campagna di Eermanno Scervino Ermanno Scervino per la primavera/estate 2020. La top model ha posato a scattata a Londra negli scatti in bianco e nero dei fotografi Luigi & Iango.
Le immagini, realizzate in studio, focalizzano lo sguardo su Kate Moss e sulla sua interpretazione dei capi più significativi della collezione. Una semplicità di stile volta a sottolineare il fortissimo impatto visivo della bellezza femminile, esaltata dalle creazioni della maison toscana.
“Ho sempre voluto fare una campagna con Kate – ha commenta Ermanno Scervino – perché mi è sempre piaciuta molto. Per me lei è sempre stata un’icona della moda, e mai come in questo momento, per rappresentare i miei capi avevo più bisogno di un’icona che di una modella”.
La campagna debutterà sulla stampa internazionale a partire da febbraio.
Moda: London style ed è subito party anche per luiCollezione agender da Beautiful bastard
8 dicembre 201913:19
– London style, un pò bad boy e un poco baronetto inglese, ed è subito party anche nell’abbigliamento maschile. Sofisticato, irriverente, fluido, il marchio Beautiful Bastard nasce dalla commistione tra couture e amore per la contemporaneità. Ha un’anima complessa divisa tra metropoli e cuore del Mediterraneo, culla dell’Occidente, luogo di transito costante, punto d’incontro e di scambio. Non conosce generi, né stagioni; rifiuta tutte le imposizioni. Tessuti e trame, forme e volumi: i particolari di ogni capo restituiscono la complessità della ricerca, del lavoro. La collezione plasma elementi in contrapposizione. Sono state scelte le righe per farlo, chiamate a combaciare, a unirsi, a giocare tra loro. E con uguale libertà anche i colori, il gli stili concorrono a generare effetti contrastanti. Il bianco e il nero, il maschile e il femminile, il formale e l’informale: tutti gli opposti contribuiscono a creare armonia.La collezione nasce sotto il segno della fluidità: è composta da giacche sahariane di organza oppure in denim doppiato in organza, leggere come camicie, in tessuti morbidi e sensuali, quasi liquidi, da camicie gessati trasparenti e opache, da giacche e completi in colori sensuali come quello in tasmanian rosso sangue.
Musica: nuova data italiana per Kraftwerk, 23 maggio a ParmaLa città emiliana si aggiunge ai concerti di Padova e Milano
PARMA18 dicembre 201913:22
– I Kraftwerk aggiungono una nuova data italiana, il 23 maggio al teatro Regio di Parma, al tour ‘3-D 2020’. I pionieri della musica elettronica – già in cartellone il 21 maggio al Gran Teatro Geox di Padova e il 25 e 26 al Teatro degli Arcimboldi di Milano – si esibiranno dal vivo con uno show multimediale, che fonde insieme musica e arte performativa. Il concerto emiliano sarà un’anteprima del festival ‘Parma Cittadella Musica’, che si terrà dall’8 al 23 luglio.
I Kraftwerk, nati nel ’70 dall’unione di Ralf Hutter e Florian Schneider, con la loro visione avanguardistica hanno creato la colonna sonora per l’era digitale del 21/o secolo e nelle performance dal vivo emerge con forza la loro profonda fiducia nell’interazione tra uomo e macchina. Nel 2016 Hutter è stato insignito del Grammy alla carriera e lo scorso anno i Kraftwerk si sono aggiudicati il Grammy per il miglior album di musica dance ed elettronica con ‘3-D The Catalogue’, rivisitazione in chiave high-tech dei precedenti lavori della band.
2400 libri di Franca Sozzani a Ied e Accademia Costume&ModaDonazione dal figlio e nipote storica direttrice Vogue Italia
18 dicembre 201913:57
– I libri di Franca Sozzani andranno agli studenti dell’Istituto Europeo di Design (Ied)e dell’Accademia di Costume & Moda di Roma. Le biblioteche delle due scuole di moda e design beneficeranno di una donazione di volumi appartenuti alla storica direttrice di Vogue Italia. I patrimoni della Sala Consultazione di Ied Moda Milano e della Biblioteca dell’ Accademia Costume & Moda saranno arricchiti dall’importante donazione dei volumi appartenuti a alla storica guida di Vogue Italia prematuramente scomparsa nel dicembre 2016. La donazione a vantaggio dei futuri talenti del design e della moda, arriva su iniziativa del figlio della Sozzani, Francesco Carrozzini, e di sua nipote, Sara Sozzani Maino: si tratta di edizioni italiane e internazionali che spaziano dal fashion design al gioiello, dalla storia del costume alle arti visive (in primis fotografia e pittura, con le preziose edizioni monografiche dell’editrice Charta, ma anche scultura, graphic art e cinema, soprattutto dal punto di vista delle sue icone femminili); e poi architettura e design di prodotto fino alla musica, alla letteratura e alla storia. Così, proprio a tre anni dalla sua scomparsa, inoltre, Ied Milano intitola la Sala Consultazione di Moda a Franca Sozzani, che per oltre dieci anni ha seguito la direzione scientifica dell’area fashion Ied, mentre la storica Biblioteca, Emeroteca & Archivio (Bea/SbnEi) dell’Accademia Costume & Moda, aggiunge al patrimonio a disposizione del pubblico il Fondo Franca Sozzani.
“Non c’è nulla che mi piaccia di più del vedere un giovane imparare quello che cerchi di trasmettergli – diceva spesso Franca Sozzani – .Quando poi vedi che va avanti da solo e che trova la sua strada o che addirittura diventa bravo e famoso, allora senti veramente di aver fatto qualcosa: non hai solo realizzato un numero del giornale, ma hai realizzato il sogno di una persona. Che è molto di più. Sia nel lavoro che a scuola o all’università, lo scambio con i giovani è importante. Loro apprendono dalla tua esperienza, ma tu impari dalla loro naturalezza, dalla loro mente fresca, ancora libera da condizionamenti”.
Star Wars, sfida resta ‘in famiglia’Icone saga in L’ascesa di Skywalker che chiude trilogia sequel
18 dicembre 201914:21
– L’attesa è finita: esce mercoledì 18 dicembre da Walt Disney nei cinema italiani il nono e ultimo film della saga Star Wars: si intitola L’Ascesa di Skywalker e completerà la saga creata da George Lucas iniziata nel 1977.
Dietro la macchina da presa torna J.J Abrams, motore del ritorno “nella galassia lontana lontana”, e già regista del primo capitolo della nuova trilogia ‘Il risveglio della Forza’ (2015), seguito nel 2017 da ‘Gli ultimi Jedi’ di Rian Johnson, che aveva provato qualche scelta più eterodossa rispetto alla ‘Bibbia’ della saga, attirandosi sui social gli attacchi dei fan più oltranzisti. Abrams regala agli appassionati un viaggio dominato da icone (compresi un paio di cameo a sorpresa) e nuovi miti per la sfida senza appello tra l’Ordine finale dei Sith, guidato dal malefico Imperatore Palpatine (Ian McDiarmid, di ritorno dalla trilogia originale) e la Resistenza del Generale Leia (Carrie Fisher, scomparsa nel 2016, ma presente in maniera rilevante nel film, grazie all’uso di scene non utilizzate per Il risveglio della Forza). Proprio la Forza e il suo lato Oscuro abitano il confronto fra le due figure di riferimento della ‘nuova generazione’ : la ‘predestinata’ Jedi Rey (Daisy Ridley) e il leader del primo Ordine Kylo Ren (Adam Driver). Un percorso nel quale si rinnovano i ruoli centrali dei coprotagonisti John Boyega (Finn) e Oscar Isaac (Poe), in un cast che comprende il ritorno di un altro interprete icona della trilogia originale, Billy Dee Williams, per Lando Calrissian, e fra gli altri, Mark Hamill, Anthony Daniels Domhnall Gleeson, Lupita Nyong’o, Joonas Suotamo e Kelly Marie Tran. Fra le new entry, Abrams recluta Richard E. Grant generale dell’Ordine finale e continua a puntare su donne forti: Naomi Ackie, nel ruolo di Jannah, nuova alleata della Resistenza, e Keri Russell (che per il regista è già stata interprete della sua prima serie tv di successo, Felicity e di Mission Impossible III) qui nei panni dell’abilissima e ironica Zorri Bliss, furfante intergalattica, ed ex compagna di scorribande di Poe.
Sanremo: Amadeus, ho scelto i Big ma ora penso ai giovani19 dicembre su Rai1 Sanremo Giovani,in palio 8 pass per Ariston
18 dicembre 201914:30
– “Il festival edizione n.70 è entrato nel vivo, ma io non sono agitato, sono felice. Fosse per me mi sarei trasferito a Sanremo già due mesi fa”. Ostenta tranquillità Amadeus che alla prima uscita in vista del prossimo festival ha già battuto un record: è il primo conduttore a fare la conferenza stampa all’Ariston. L’occasione è la presentazione di Sanremo Giovani, che domani 19 dicembre su Rai1 in prima serata, decreterà gli 8 finalisti che si daranno battaglia tra le Nuove Proposte a febbraio (4-8 febbraio). “I giovani sono stati il mio primo pensiero, volevo ripartire da loro, per dare vita a un Sanremo che rispetti la tradizione e guardi alla realtà discografica”.
A decretare chi avrà il pass sarà la giuria tv composta da Pippo Baudo, Piero Chiambretti, Antonella Clerici, Carlo Conti, Gigi D’Alessio, insieme alla Commissione del Festival, alla giuria demoscopica e al televoto.
Ma Amadeus è al lavoro anche sui Big, che saranno svelati il 6 gennaio durante I Soliti Ignoti. “La mia playlist di 22 è pronta. Almeno dieci sono rimasti fuori con dispiacere”.
Tra le novità Al Bano e Romina Power super ospiti di Sanremo 2020. Lo ha anticipato lo stesso cantante a Porta a Porta, mentre durante la trasmissione VivaAsiago10! Fiorello ha annunciato che Jovanotti non sarà al festival.
Mostre: a Milano macchine a spalla, monumenti in movimentoGigli di Nola, Varia di Palmi e altri patrimoni umanità Unesco
MILANO18 dicembre 201914:50
– Monumenti in movimento che accompagnano da secoli la storia italiana, conservando la memoria degli avvenimenti per cui sono nate, le macchine a spalla sono protagoniste della mostra ‘Con straordinario trasporto’ allestita nella chiesa sconsacrata di San Sisto, sede dello Studio Museo Francesco Messina.
Per la prima volta in mostra e per la prima volta insieme: i Gigli di Nola, la Varia di Palmi, la Macchina di Santa Rosa di Viterbo e i Candelieri di Sassari, che fanno parte della “Rete delle Grandi Macchine a Spalla Italiane” Patrimonio dell’Umanità UNESCO. La Torre del Giglio di Nola svetta dal piano inferiore dello Studio fino alla cupola; “Spirale di Luce”, al piano terra, riproduce una storica Macchina di Santa Rosa; la gigantesca Varia di Palmi, sulla cui cima il giorno della festa ‘vola’ una bambina; i Candelieri di Sassari con i loro nastri colorati e, infine, i Ceri di Gubbio in arrivo dalla gloriosa “Corsa” eugubina. La mostra, appena aperta, sarà visitabile fino al 14 febbraio.
S. Cecilia, Ezio Bosso dirige BeethovenI due concerti fuori abbonamento, ultimo appuntamento 2019
18 dicembre 201914:57
– E’ dedicato a Beethoven l’ ultimo appuntamento del 2019 di Santa Cecilia che vedrà sul podio dell’ Audiorium Parco della Musica Ezio Bosso dirigere l’ Orchestra dell’ Accademia Nazionale in due delle sinfonie più conosciute del genio di Bonn: la Quinta e la Settima. I due concerti fuori abbonamento – sabato 21 e domenica 22 dicembre alle 20:30 faranno da preludio alle celebrazioni nel 2020 per i 250 anni dalla nascita del compositore. Ezio Bosso, compositore e direttore d’orchestra, ha anche il merito di aver riportato la grande musica classica in tv, in prima serata, con “Che storia è la musica” (Rai 3) in cui ha affrontato due grandi sinfonie, appunto Quinta e Settima, alla testa della Europe Philharmonic Orchestra. Bosso ha debuttato a Santa Cecilia nel 2017 proprio con la Settima di Beethoven, invece nel 2018 ha diretto la sua Sinfonia n. 1 “Oceans” e la Sinfonia n. 9 “Dal nuovo mondo” di Dvořák. La Quinta sinfonia di Beethoven, che aprirà il concerto, include probabilmente l’incipit più noto della storia della musica. I primi appunti sulla Quinta risalgono a un periodo compreso tra il 1802 e il 1804 e già allora nella mente di Beethoven era chiaro il celebre attacco, anche se la Sinfonia fu poi completata nel 1808, eseguita la prima volta in un concerto, diretto dallo stesso autore, il 22 dicembre dello stesso anno al Teatro an der Wien.
Natale all’americana, Robbie Williams spopola a LondraPopstar promuove album e riconquista l’Arena fra show e aneddoti
LONDRA18 dicembre 201920:32
Performance da 10 e lode per Robbie Williams all’Arena di Wembley a Londra, ma solo per chi non sia allergico alle gioconde melodie delle feste e alle celebrazioni natalizie american style. Il concerto di Natale dell’ex Take That per promuovere l’album fresco di uscita The Christmas Present ha confermato le doti di showman del cantante, che ha mandato in visibilio ieri sera una platea punteggiata di festose paillettes e berretti rossi orlati di pelliccia, con un mix di vecchie hit e brani natalizi tratti dal suo nuovo disco.
“Se avete comprato il biglietto per il concerto, ma non il mio album, siete un po’ fottuti, ma se rimanete nei paraggi, canterò Angels”, ha rassicurato i fan con un pizzico d’ironia la popstar di Stoke-on-Trent, vestito a festa con una giacca luccicante scarlatta. Accompagnato da una schiera di ballerine degne di un musical di Broadway, Williams ha cantato senza mai sbagliare una nota, ballando con l’energia di quando era un giovane Take That e intrattenendo l’audience con aneddoti sulla sua vita, introdotti con sapienza istrionica fra un track e l’altro. Come quando ha raccontato di avere scritto No Regrets in un periodo di rabbia, durante il quale viveva in balia di droga e alcol, o di come il lavoro lo possa trattenere via da casa anche per 5 o 6 settimane, al punto che la figlia per Natale ha espresso il desiderio che lui non lavori mai più.
In un valzer di arabeschi di luce che disegnavano cristalli di neve sul palco, il cantante inglese ha alternato canti natalizi della tradizione popolare, talora rivisitati, a suoi successi storici come Let Me Entertain You, Kids e Feel. Fra gli inediti di Natale tratti dal nuovo album, ha spiccato il singolo Time for Change.
Gioielli di Gianni De Benedittis by futuroRemoto in un libroBiografia del designer di Gattinoni di Giovanna Ciracì
18 dicembre 201915:12
GIANNI DE BENEDITTIS FUTUROREMOTO GIOIELLI – DI GIOVANNA CIRACI’ – I QUADERNI DEL BARDO EDIZIONI DI STEFANO DONNO) – Gianni De Benedittis, considerato un orafo artista, partendo dal Salento, la sua terra d’origine, crea il marchio di gioeilli futuroRemoto, con cui raggiungerà un successo globale. Il cinema di Ferzan Ozpetek e la moda di Gattinoni lo accolgono come il creatore ufficiale di gioielli dallo stile identificabile, che abbelliscono molte celebrities. Collane, pendenti, orecchini e spille sorprendono per le forme inusuali. Nelle sue collezioni ogni pezzo lascia stupiti, non solo per come è stato costruito, ma soprattutto per quello che rappresenta, come nel caso dell’Anello Orinatoio o dell’Anello Etilometro. De Benedittis è l’ideatore di un mondo tutto da scoprire, in cui nulla è lasciato al caso, ma ogni elemento è studiato nei minimi dettagli.
Giovanna Ciracì, analizzando la personalità dell’orafo e tutto ciò che ruota attorno a lui, conduce il lettore in un viaggio nella storia di uno dei marchi pugliesi più apprezzati nel mondo del fashion. Partendo dalle origini fino al suo presente, l’autrice di questa monografia racconta l’ascesa e l’evoluzione di un successo che continua a crescere. Il volume si presenta come un prodotto editoriale innovativo, una monografia che reinterpreta la formula del catalogo d’arte, nato dall’incontro tra la casa editrice I Quaderni del Bardo di Stefano Donno, l’autrice e giornalista e Gianni De Benedittis. Un lavoro che rende omaggio al fondatore di futuroRemoto con l’obiettivo di porre in rilievo una delle eccellenze salentine che ha saputo far apprezzare a livello internazionale. Designer e creatore di gioielli, fondatore e direttore creativo del brand futuroRemoto Gianni De Benedittis nel 2007 ha vinto vince il concorso Who is on Next? per la gioielleria; nel 2009, a Milano, il Premio delle Arti, Premio della Cultura. Numerose le mostre in Italia e all’estero. Ha collaborato con il regista Ferzan Ozpetek nella creazione dei gioielli per il film Mine Vaganti (2010); per Aida del 74/o Maggio Musicale Fiorentino (2011); nel film Magnifica Presenza (2012); ne La Traviata al Teatro San Carlo di Napoli (2012), a Hong Kong (2013), a Bari (2014), a Napoli (2017); per i film Allacciate le cinture (2014), Rosso Istanbul (2017), Napoli Velata (2017). Dal 2009 disegna e crea gioielli per le collezioni alta moda di Gattinoni disegnate da Guillermo Mariotto.
L’Amica Geniale su Rai1 da 10 febbraioStoria nuovo cognome al cinema il 27, 28 e 29 gennaio
18 dicembre 201917:38
Dal 10 febbraio in prima visione su Rai1 arriva la seconda stagione de L’amica geniale. Gli eventi del secondo libro de L’amica geniale riprendono esattamente dal punto in cui è terminata la prima stagione. Lila (Gaia Girace) ed Elena (Margherita Mazzucco) hanno sedici anni e si sentono in un vicolo cieco. Lila si è appena sposata ma, nell’assumere il cognome del marito, ha l’impressione di aver perso sé stessa.
Elena è ormai una studentessa modello ma, proprio durante il banchetto di nozze dell’amica, ha capito che non sta bene né nel rione, né fuori. Nel corso di una vacanza a Ischia le due amiche ritrovano Nino Sarratore (Francesco Serpico), vecchia conoscenza d’infanzia diventato ormai studente universitario di belle speranze. L’incontro, apparentemente casuale, cambierà per sempre la natura del loro legame, proiettandole in due mondi completamente diversi. Lila diventa un’abile venditrice nell’elegante negozio di scarpe della potente famiglia Solara al centro di Napoli; Elena, invece, continua ostinatamente gli studi ed è disposta a partire per frequentare l’università a Pisa. Le vicende de L’amica geniale ci trascinano nella vitalissima giovinezza delle due ragazze, dentro il ritmo con cui si tallonano, si perdono, si ritrovano.
“L’Amica Geniale – Storia del Nuovo Cognome” (8 episodi da 50′) è prodotta da The Apartment e Wildside, parte di Fremantle, e da Fandango in collaborazione con Rai Fiction e con HBO Entertainment e in co-produzione con Umedia. La serie, di Saverio Costanzo tratta dal Best Seller di Elena Ferrante edito da Edizioni E/O, ha visto la partecipazione di 125 attori e migliaia di comparse, circa 8500 maggiorenni e 860 minorenni, e la realizzazione di circa 2.000 costumi tra realizzazioni originali e di repertorio. I primi due episodi della nuova stagione saranno presentati in anteprima nelle sale italiane solo il 27, 28 e 29 gennaio. L’evento al cinema è distribuito in esclusiva da Nexo Digital.
Musica: una bacchetta femminile torna all’opera del CairoNuovo concerto di Ambrosini nella capitale egiziana
18 dicembre 201916:41
– Una direttrice italiana è tornata a esibirsi al Cairo, alla guida dell’orchestra sinfonica della capitale egiziana che quasi mai si affida a una bacchetta femminile: protagonista dell’evento è stata ancora una volta Isabella Ambrosini che con questo ritorno, dopo un primo concerto tenuto quasi due anni fa, ha consolidato così l’apertura fatta dall’istituzione musicale cairota.
L’esibizione, avvenuta sabato scorso alla Cairo Opera House, ha proposto un programma tutto italiano, ad eccezione del doppio concerto di Bach per due violini e orchestra che ha concluso la prima parte del programma, connotato dal belcanto e dall’interpretazione di uno dei maggiori soprano egiziani, Iman Moustafa. Ha risaltato anche un foltissimo coro delle proporzioni (50 elementi) richieste dall’Inno del sole dell’Iris di Pietro Mascagni.
Ambrosini, che fra l’altro ebbe l’onore di dirigere più volte alla presenza di papa Giovanni Paolo II e resta dal 2012 l’unica donna ad aver diretto un’orchestra a Montecitorio, ha reso anche un tributo indiretto al Cairo e ai 150 anni dell’inaugurazione del Canale di Suez interpretando l’ouverture dell’Aida: l’opera infatti è legata a Ismail Pascià, il Chedivé d’Egitto, che voleva commissionare a Verdi un inno per celebrare l’apertura del Canale di Suez avvenuta nel novembre del 1869; il compositore di Roncole di Busseto rifiutò dicendo che non scriveva musica d’occasione ma poi compose la partitura per l’inaugurazione del nuovo teatro del Cairo aperto nel dicembre 1871.
Direttore artistico e musicale – oltre che fondatrice – dell’Orchestra Roma Sinfonica e del Coro Roma Tre, Ambrosini ha scelto un programma che ha incluso anche musiche di Puccini e Respighi.
Artista nativo riscrive storia colonizzazione al MetMonumentali dipinti di Kent Monkman accolgono il visitatore
NEW YORK18 dicembre 201917:04
In giorni come i nostri, “i musei non possono restare neutrali”: il Metropolitan di New York sfida la storia della colonizzazione del “nuovo mondo” mettendo in mostra nell’atrio di ingresso due monumentali dipinti di Kent Monkman, artista canadese della tribu’ dei Cree, che appropriano l’arte occidentale – tecniche, immagini, motivi – e la trasformano per esprimere le storie dei popoli indigeni e allo steso tempo affrontare di petto temi del nostro tempo: migrazioni, razzismo, cambiamento climatico, identità sessuale. The Great Hall Commission: mistikôsiwak (Wooden Boat People) in mostra fino al 9 aprile, prende il nome da una parola Cree usata per i primi coloni francesi ma qui applicata a tutti gli europei che colonizzarono il Nord America. L’installazione e’ parte di una serie di nuove commissioni del museo che include le “cariatidi” di della keniota-americana Wangechi Mutu sulla facciata installate in settembre: “Luoghi inaspettati del museo per invitare al dialogo con le nostre collezioni”, ha detto il direttore Max Hollein. Le nuove iniziative hanno molti significati, storico-politici e socioculturali: una istituzione fondata sull’appropriazione di antichita’ dai “vecchi mondi” e con una visione della cultura eurocentrica si apre di nuovo all’esterno con un progetto che ha ben poco di europeo. La commissione a Monkman arriva alla vigilia del 150/o del Met a conferma dell’impegno di Hollein di espandere il dialogo con artisti contemporanei fuori dal canone occidentale. Nel 2018 del resto, per la prima volta in quasi 150 anni, il Met aveva riclassificato l’arte degli indiani d’America: non più arte tribale indigena, ma arte americana di pieno diritto. L’affondo sugli orrori del colonialismo proseguira’ nel 2020 con la riapertura delle gallerie britanniche. Nel caso di Monkman, l’ispirazione e’ anche a opere nelle collezioni tra cui l’iconico “Washington Crossing the Delaware” di Emanuel Leutze del 1851. Ma, come ha fatto notare l’artista, l’iconografia si appropria di altre iconiche immagini del canone euro-americano: Rubens,Saint-Gaudens, Delacroix, Crawford, Courbet, Tiziano.
Diodato, Che vita meravigliosa il nuovo albumsingolo omonimo fa parte colonna sonora film La Dea Fortuna
18 dicembre 201917:50
– Esce il 14 febbraio, dopo l’uscita del singolo omonimo e l’annuncio di due date live a Milano e Roma ad aprile 2020, “Che Vita Meravigliosa” (Carosello Records), il terzo e nuovo album di inediti di Diodato, cantautore tra i più apprezzati del nuovo pop italiano.
Il suo nuovo progetto discografico è un album composto da 11 brani che rappresenta un’evoluzione, la voglia e la curiosità di sperimentare, crescere, rinnovarsi, mantenendo sempre uno stile di scrittura introspettivo e profondo, accompagnato da un sound dinamico e mai prevedibile che rendono la musica di Diodato immediata e carica di carnalità e passione.
Che Vita Meravigliosa” è anticipato, oltre che dal precedente singolo “Non ti amo più” e dal brano “Il Commerciante”, dal nuovo omonimo singolo che è il romantico tributo di Diodato alla vita, in tutte le sue sfaccettature e declinazioni. Questo canto di un essere umano disperso nel mare esistenziale, è stato scritto dal cantautore immaginando le atmosfere del cinema di Ferzan Ozpetek, con il quale è nato poi un proficuo confronto che ha permesso di arrivare alla versione del brano che fa parte della colonna sonora de “La Dea Fortuna”, il nuovo film del regista italo-turco, con protagonisti Stefano Accorsi, Edoardo Leo e Jasmine Trinca, nelle sale da domani, giovedì 19 dicembre, distribuito da Warner Bros Pictures. Il nuovo album, i cui testi e musiche sono di Diodato ed è prodotto da Tommaso Colliva, produttore discografico di fama internazionale, nonché vincitore di un Grammy Award nel 2015, arriva a distanza di tre anni dall’ uscita di “Cosa siamo diventati” (Carosello Records, 2017).
Diodato, inoltre, è pronto a tornare sul palco con due imperdibili date live: mercoledì 22 aprile 2020 all’Alcatraz di Milano, e mercoledì 29 aprile 2020 all’Atlantico di Roma.
Faggiani e Buoninconti vincono il Biblioteche di RomaRiconoscimenti 2019 per la narrativa e per la saggistica
18 dicembre 201920:55
anco Faggiani con ‘Il guardiano della collina dei ciliegi’ (Fazi editore), per la narrativa, e Francesca Buoninconti con ‘Senza confini’ (Codice edizioni), per la saggistica, sono i vincitori del Premio ‘Biblioteche di Roma’ 2019.
I vincitori sono stati proclamati il 18 dicembre alla presenza di Paolo Fallai, presidente delle Biblioteche di Roma e del Comitato Scientifico del Premio presieduto da Gioacchino De Chirico.
Faggiani, autore de ‘La manuenzione dei sensi’, nel suo romanzo che è quasi una favola ‘Il guardiano della collina dei ciliegi’ racconta la storia di Shizo Kanakuri, un maratoneta giapponese realmente esistito, mescolando elementi reali e di fantasia. In ‘Senza confini’ la naturalista Buoninconti, ripercorre le straordinarie storie degli animali migratori.
Il Premio Biblioteche di Roma, è promosso dalle Biblioteche di Roma – Assessorato alla Crescita culturale e si distingue nel panorama dei premi letterari italiani per l’attività diffusa sul territorio tramite la rete delle biblioteche e un costante coinvolgimento dei lettori riuniti in Circoli di lettura.
Mostre: alla Gam La Fiera di Saluzzo, quadro monumentaleRealizzato da Carlo Pittara, è alto più di 4 metri e largo 8
TORINO18 dicembre 201917:17
– E’ esposto alla Gam di Torino la maestosa Fiera di Saluzzo, presentata da Carlo Pittara nel 1880 alla IV Esposizione Nazionale di Belle Arti di Torino. Il quadro, che rievoca una fiera seicentesca con animali, ambientata poco fuori le mura di Saluzzo, ha dimensioni monumentali: 4,08 metri di altezza per 8,11 metri di larghezza.
L’opera fu esposta per l’ultima volta nell’estate del 1981 a Palazzo Madama, nell’ambito della mostra Alfredo d’Andrade.
Tutela e restauro. La tela fu poi avvolta su rullo e riposta nei depositi del Museo dove è stata conservata fino a oggi.
Al dipinto è affiancato un grande grafico che permette di individuare edifici e dimore saluzzesi, e apprezzare lE specie degli animali raffigurati. Per il riconoscimento e lo studio degli animali dipinti da Pittara, la mostra si avvale dell’apporto di docenti ed ex docenti del Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Torino, una collaborazione nell’ambito delle celebrazioni per i 250 anni della Scuola Veterinaria di Torino.
Capodanno: laguna-terraferma,doppio San Silvestro a VeneziaFuochi artificio in Bacino, musica e dj in piazza a Mestre
VENEZIA18 dicembre 201918:14
– Venezia lancia il ‘doppio’ Capodanno, con feste, musica e fuochi d’artificio sia in laguna che in terraferma, a Mestre. La notte di San Silvestro sarà illuminata dalla spettacolo pirotecnico in Bacino San Marco, e nello stesso tempo, mentre i turisti si augureranno buon 2020 davanti alla laguna, a Mestre scatterà la festa in Piazza Ferretto, con un programma musicale che vedrà sul palco, tra gli altri, il rapper Anastasio e i Dj di Radio Stereo Città. E’ il Capodanno promosso da Vela Spa per conto dell’amministrazione comunale. A Mestre le dnaze si apriranno in Piazza Ferretto già alle 22.00 – alle 23.15 sul palco entrerà Anastasio – mentre a Venezia si attenderà la mezzanotte per vedere accendersi il Bacino di San Marco con i fuochi d’artificio, e i giochi di luce sull’acqua. Anche un consiglio per i turisti: la visuale migliore per godere dello spettacolo – suggerisce Vela spa – è in prossimità della fermata Actv Arsenale.
Arbesser firma costumi per Der Rosenkavalier Opera BerlinoGli abiti in scena a febbraio firmati da stilista austriaco
18 dicembre 201918:15
– Arthur Arbesser firma i costumi della nuova produzione “Der Rosenkavalier” di Richard Strauss al Berlin State Opera. In occasione della messa in scena della sua prima opera, l’artista multimediale André Heller ha affidato allo stilista austriaco la cura del guardaroba degli artisti che calcheranno il palcoscenico. Per realizzarlo, Arthur Arbesser illustra la scena: “Vienna, XVIII secolo, Der Rosenkavalier è una storia spiritosa di amore, relazioni e società – speiga Arbesser – con ricchi costumi ispirati alla bellezza dell’Art Decò viennese. Mentre gli abiti dell’aristocratico Marschallin sono sinonimo di modernità sofisticata e mondanità con intensi blocchi di colore accanto alla grafica in bianco e nero, alla festa di fidanzamento di Sophie le ragazze ricche della città competono per l’abito più sopra le righe. Con lo splendore dorato di Gustav Klimt, motivi geometrici e tanto colore questa produzione dovrebbe essere, come desiderava il regista André Heller ‘una festa per gli occhi e un sogno da guardare'”.
La nuova produzione di Der Rosenkavalier di Richard Strauss, la cui prima si terrà il 9 febbraio 2020, si preannuncia il momento clou della stagione 2019/20. Il direttore d’orchestra sarà il famoso Zubin Mehta, direttore d’onore della Staatskapelle di Berlino, mentre la scenografia sarà curata dalla pittrice austriaca Xenia Hausner. Günther Groissbock interpreterà il barone Ochs auf Lerchenau. Il resto del cast è composto da: Camilla Nylund (The Marschallin), Michèle Losier (debutto come Ottaviano), Roman Trekel (Herr von Faninal) e la soprano americana Nadine Sierra (debutto come Sophie).
Torino Città Cinema 2020, al lavoro su Comitato scientificoGhigo, obiettivo è dare sostegno a numerose iniziative previste
TORINO18 dicembre 201918:16
– Torino Città del Cinema 2020 si appresta a confermarsi capitale della settimana arte. Pochi giorni e si entrerà nel vivo del programma di iniziative previste per l’occasione e ribattezzato ‘Un film lungo un anno’.
Per dare organicità ai numerosi eventi in programma, il Museo Nazionale del Cinema sta pensando di dare vita ad un comitato scientifico. Ad annunciarlo il presidente Enzo Ghigo nel tradizionale incontro con i giornalisti per gli auguri di Natale.
“L’obiettivo è quello di sostenere Torino 2020, attraverso il lavoro congiunto dei soci della Fondazione, per offrire alla città – spiega Ghigo – un programma all’altezza delle aspettative degli appassionati di cinema e non solo”. Tra le iniziative già in programma l’installazione di venti totem nei luoghi di Torino che hanno fatto da scenografia a film famosi, per dare vita a un percorso cine-turistico, masterclass per studenti e la mostra ‘Cinema Addosso’ di Anna Moda sui costumi di scena.
Dal 14 febbraio su Sky la nuova serie Zerozerozero /TRAILERSet in tre continenti su cocaina. Da bestseller Saviano, regia di Sollima
18 dicembre 201920:31
Prime immagini ufficiali per ZeroZeroZero, l’attesa serie Sky Original diretta da Stefano Sollima e tratta dall’omonimo libro di Roberto Saviano edito da Feltrinelli. Un mastodontico affresco a tinte crime sul traffico internazionale di droga che si svela per la prima volta nell’adrenalinico trailer ufficiale. Tre continenti (America, Europa e Africa), sei lingue (inglese, spagnolo, italiano, francese, wolof e arabo) e quasi un anno di riprese per otto episodi prodotti da Cattleya – parte di ITV Studios – e Bartlebyfilm per Sky, CANAL+ , Amazon Prime Video e Studiocanal TV in esclusiva per l’Italia su Sky dal 14 febbraio 2020.
ZeroZeroZero racconta di sistemi criminali e familiari diversi tra loro ma ugualmente violenti e assetati di potere, e come i cartelli messicani, la ‘ndrangheta e uomini d’affari americani corrotti si contendano la supremazia delle rotte della merce più distribuita al mondo: la cocaina. Internazionale il grande cast della serie, con protagonisti Andrea Riseborough e Dane DeHaan e con Gabriel Byrne, Harold Torres, Giuseppe De Domenico , Adriano Chiaramida, Francesco Colella e Tcheky Karyo. ZeroZeroZero è creata da Stefano Sollima e dagli head writers Leonardo Fasoli e Mauricio Katz, di cui il primo episodio basato sul trattamento degli stessi Fasoli e Sollima con Stefano Bises e Roberto Saviano. Max Hurwitz e Maddalena Ravagli completano il team di scrittura. Con Stefano Sollima alla regia, Janus Metz e Pablo Trapero .
Roberto Alagna e Aleksandra Kurzak in Arena VeronaPer la serata di gala di Cavalleria rusticana e Pagliacci
VERONA18 dicembre 201918:45
– Roberto Alagna e Aleksandra Kurzak saranno tra i protagonisti del Festival 2020 all’Arena di Verona, in scena per la serata di gala di Cavalleria Rusticana e Pagliacci dell’8 agosto: il tenore, al suo debutto areniano, si esibirà insieme alla compagna d’arte e di vita.
La nuova produzione, che aprirà la stagione areniana il 13 giugno, vivrà l’8 agosto una serata speciale con Alagna e Kurzak che daranno voce ai protagonisti dei capolavori di Mascagni e Leoncavallo. I due artisti, definiti dalla rivista tedesca Oper! Das Magazin come “la coppia ideale del mondo dell’opera”, hanno espresso grande entusiasmo per questo evento all’Arena di Verona.
Il cartellone del 98/o Festival lirico proporrà dal 13 giugno al 5 settembre Cavalleria rusticana e Pagliacci, insieme ai grandi titoli già conosciuti e apprezzati in Arena: Aida, Turandot, Nabucco e La Traviata, più le serate di gala.
Skam Italia, la quarta stagione su Netflix e TimvisionIn contemporanea nel 2020. Da 1 gennaio prime stagioni
18 dicembre 201919:01
– Sarà disponibile in contemporanea su Timvision e su Netflix nel 2020 la quarta stagione di Skam Italia, la cui produzione è in fase di ultimazione da Cross Productions e Timvision, in associazione con Netflix. A partire dal 1 gennaio 2020, le prime 3 stagioni di Skam Italia saranno disponibili anche su Netflix, in co-esclusiva con Timvision. Skam Italia e’ un remake della serie norvegese Skam, un teen drama amato dal pubblico giovane. La regia e la sceneggiatura della quarta stagione sono affidate nuovamente a Ludovico Bessegato, produttore creativo per Cross Productions.
Le prime tre stagioni sono una produzione Cross Productions e Timvision, nella quarta è entrata anche Netflix in associazione.
Pompei: domani in anteprima la “Casa del Frutteto”Riapre a Febbraio Domus di un ricco vinaio pompeiano
NAPOLI18 dicembre 201919:24
– E’ una delle case più belle di via dell’Abbondanza, a Pompei, dove tuttora i restauratori sono al lavoro per completare il recupero degli affreschi. La “casa del Frutteto” è stata restituita al pubblico. Con i fondi ordinari, e non più del Grande Progetto Pompei, che volge al termine, viene riaperta al pubblico la Domus appartenuta probabilmente ad un ricco vinaio dell’antica Pompei.
L’ ipotesi è emersa quando, durante gli scavi del Maiuri nel 1951, nel giardino della casa furono rinvenute molte anfore destinate a contenere vino. Tra gli utensili della casa, si trovò anche un grande bollitore, che i romani utilizzavano per riscaldare l’acqua da mescolare al vino.
Domani e dopodomani i visitatori potranno osservare da vicino, in anteprima, i meravigliosi affreschi della Domus, mentre i restauratori sono ancora all’opera: ambienti di bellezza sorprendente, che riproducono le essenze arboree utilizzate nei giardini. Limoni, corbezzoli, peri, ciliegi, susini che documentano le piante esistenti nei luoghi abitati.
Mostre: il Realismo magico nell’arte sarda del ‘900Collezione de Montis a Cavalese, da un’idea di Vittorio Sgarbi
TRENTO18 dicembre 201919:32
– “Il Realismo magico nell’arte sarda. La Collezione De Montis” è il titolo di una mostra aperta dal 21 dicembre a Cavalese, al palazzo della Magnifica Comunità di Fiemme, da un’idea di Vittorio Sgarbi e a cura di Beatrice Avanzi. In esposizione una selezione della più importante raccolta di arte sarda del ‘900, con opere e oggetti provenienti dalla Collezione privata del professor Stefano De Montis, unica per ricchezza e varietà di dipinti, sculture, tessuti, argenti e prodotti dell’artigianato sardo.
La mostra, aperta fino al 13 aprile, inaugura il progetto ‘Galassia Mart’, una nuova proposta di mostre e appuntamenti sul territorio per valorizzare il Trentino come sistema museale diffuso.
Cinema: l’Andromeda a Primavalle compie 20 anniLa storica sala di Lucisano festeggia e si aggiorna
18 dicembre 201920:08
– Nel territorio urbano dove le sale cinematografiche chiudono continuamente, c’è un cinema storico, neppure centrale ma nel quartiere Primavalle, che arriva a festeggiare 20 anni. E’ il cinema Andromeda, storico esercizio di Lucisano Media Group, che il 19 dicembre a tutti gli spettatori regala per il traguardo biglietti gratuiti da usare fino a giugno.
«Il terreno sul quale ora sorge la Multisala – racconta Lucisano – era l’orto di mio padre nel quale noi bambini ci recavamo per giocare e andare a cavallo, prendevamo il tram 34 fino a Forte Braschi partendo da Piazza Cavour, dove vivevamo, e poi da lì a piedi fino al terreno. Via Mattia Battistini era inesistente vi scorrevano le acque piovane. Nel punto esatto dove ora sorge il cinema c’era un capannone industriale che acquistai in seguito da mio padre».
Nel corso della sua storia, il Cinema Andromeda non ha mai messo da parte la volontà di ampliarsi e rinnovarsi e per i suoi 20 anni si doterà di un’altra sala, che va ad aggiungersi alle 8 già presenti, per complessivi 1175 posti, tutti accessibili ai portatori di handicap, dotate di proiettori Sony 4K e innovativo audio Dolby Atmos, al passo con le sale europee.
In un momento in cui le sale cittadine vanno sparendo, l’Andromeda si espande, si dota di aree comuni multifunzionali, di servizi accessibili a tutti, confermandosi luogo di aggregazione e incontro a servizio del quartiere e si arricchisce di uno spazio dedicato ai bambini, un sushi bar plastic free e una piccola libreria.
Fulvio Lucisano conferma la sua vocazione di esercente che crede fortemente nella sala cinematografica come luogo ineguagliabile di esperienza visiva, dove poter apprezzare il cinema in tutta la sua bellezza con immagini di qualità altissima, poltrone ultra confortevoli, servizi come il kids garden per far tornare le coppie al cinema.
Come già in molte città europee, la sala cinematografica si potenzia, per diventare luogo in cui incontrarsi, stare insieme e godere di un’esperienza impossibile da eguagliare con l’home vision.
E in più, l’Andromeda è anche a impatto zero, essendo stato il primo cinema a dotarsi con i pannelli solari, di impianto fotovoltaico per limitare il consumo di energia.
Amadeus,voglio festival pop e imprevedibileDomani sera è la volta dei Giovani, scelti i 22 Big in gara
SANREMO18 dicembre 201920:28
l festival di Sanremo dichiara ufficialmente aperti i lavori per l’edizione 2020, quella che celebra i 70 anni. Affidato ad Amadeus, conduttore e direttore artistico della manifestazione, il simbolico taglio del nastro con il primo incontro alla vigilia di Sanremo Giovani, in onda stasera su Rai1, che decreterà gli otto giovani che si sfideranno sul palco dell’Ariston a febbraio (da martedì 4 a sabato 8). “Finalmente ci siamo – dice il padrone di casa -, fosse stato per me, mi sarei trasferito qui già due mesi fa. Agitato? Per niente, anzi sono felice. Ho la fortuna di fare tv tutti i giorni e vedere la telecamera accesa è normale”. Si va per gradi, però: prima i giovani, poi i Big.
“I giovani sono stati il mio primo pensiero, quando sono stato chiamato come conduttore e direttore artistico. Volevo ripartire da loro, per dare vita a un festival che rispettasse la tradizione senza dimenticare la realtà discografica”. E’ proprio questa la cifra del prossimo Sanremo, condivisa anche dal direttore di Rai1 Teresa De Santis: guardare al passato, in un anniversario importante, per rivolgersi al futuro. E anche se il cast non è stato ancora ufficializzato (lo sarà la sera del 6 gennaio durante I Soliti Ignoti su Rai1), i nomi che circolano sono quelli che più cercano di riflettere il panorama attuale: da Levante a Giordana Angi, da Francesco Gabbani a Raphael Gualazzi, passando per Piero Pelù, Paolo Jannacci, Irene Grandi, Rancore, Anastasio, Diodato, i Pinguini Tattici Nucleari, Marco Masini. “I giochi sono fatti per i Big. La mia playlist è pronta, ma almeno dieci che meritavano sono rimasti fuori. Ho scelto 22 canzoni bellissime, al passo con l’attualità e la discografia di oggi. Io le conosco già a memoria”, ammette Amadeus che avrebbe voluto far salire il numero dei cantanti in gara fino a 24, dovendo poi arrendersi ai tempi stretti dettati dalla tv.
Carte sparigliate, invece, sul fronte ospiti. Se da una parte il conduttore vorrebbe tornare a dare un’impronta internazionale “come spetta a Sanremo” (che Claudio Baglioni aveva invece rinnegato) con artisti del calibro di Lady Gaga (“vedremo, non abbiamo chiuso. Nomi importanti ci saranno ma i contratti saranno confermati solo a ridosso della manifestazione e dipenderà da chi è in Europa, chi in promozione”), dall’altro ci dovrà esserci spazio per celebrare la memoria del festival e i suoi protagonisti. Jovanotti, dato per certo fino a poche ore fa, si è defilato causa “viaggio in bici in Perù” per interposta persona (Fiorello, che sarà il “folletto” del festival). Al Bano, che inizialmente sembrava in lizza per la gara, nello studio di Bruno Vespa a Porta a Porta ha annunciato di andare con Romina da ospite (stesso annuncio, altra trasmissione qualche giorno fa per Roberto Benigni). “Se lo ha detto lui…”, se la ride Ama che sostiene di non sapere cosa faranno i suoi amici (Jova e Fiore), ma che per loro la porta sarà sempre aperta. “Vorrei che fosse un festival imprevedibile, oltre che pop. Non in senso dispregiativo, ma inteso come qualcosa che possa arrivare a tutti”, aggiunge.
Tornando a Sanremo Giovani sono Avincola (con il brano Un rider), Eugenio in via di Gioia (Tsunami), Fadi (Due noi), Fasma (Per sentirmi vivo), Leo Gassmann (Va bene così), Jefeo (Un due tre stella), Réclame (Il viaggio di ritorno), Marco Sentieri (Billy Blu), Shari (Stella), Thomas (Ne 80) i dieci artisti in cerca di un pass per il festival (selezionati tra 842 candidati). I ragazzi saranno giudicati da Giuria televisiva (formata da Carlo Conti, Pippo Baudo, Piero Chiambretti, Antonella Clerici, Gigi D’Alessio), Commissione del Festival (di cui fa parte lo stesso Amadeus), giuria demoscopica e televoto.
“Chiederò ai cinque giudici tv di tornare anche a febbraio”, annuncia poi Amadeus che si dice “strafelice” se un passaggio all’Ariston lo facesse anche Paolo Bonolis. Ai cinque finalisti, si aggiungeranno la vincitrice di Sanremo Young, Tecla, e due artisti da Area Sanremo. Tutti e 8 saranno protagonisti anche del Capodanno di Rai1 da Potenza (padrone di casa il solito Amadeus), mentre i migliori quattro saranno in tour in sette Paesi ospiti degli istitui italiani di cultura all’estero. E si pensa anche a lavorare sul brand Sanremo Giovani, con un contest.
Il lago dei cigni del tradimento di Pech all’Opera di Roma1/o titolo stagione balletto. Ricavi pomeridiana 2/1 a La Fenice
18 dicembre 201920:29
“Dai, se hai coraggio, colpiscimi”. Benno, l’amico, insospettabile traditore, sfida il principe Siegfried. E lui, accecato dall’odio, imbraccia la balestra. Un attimo e l’esito è fatale, mentre Odette, colpita al cuore, cade a terra. È il dramma della gelosia, del tradimento, del senso di rivalsa, quello che Benjamin Pech torna a mettere in scena con il suo Lago dei cigni, che dal 31 dicembre all’8 gennaio inaugurerà la stagione di balletto 2019-2010 del Teatro dell’Opera di Roma. Un grande classico di repertorio, che nella versione del coreografo francese lo scorso anno ha registrato i massimi incassi della storia del balletto in scena al Costanzi.
“Sono rimasto in gran fedele al libretto immaginato da Petipa”, racconta lui, già etoile dell’Opera di Parigi, oggi primo maître e assistente alla Direzione del Ballo del Teatro dell’Opera di Roma, mentre in sala, tutù rosa, a trasformarsi in cigno oggi è l’étoile Rebecca Bianchi. Ma nel corso delle repliche sul palcoscenico ci saranno anche i primi ballerini Susanna Salvi, Claudio Cocino e Alessio Rezza, i solisti Giacomo Castellana e Michele Satriano, oltre a ospiti internazionali come Polina Semionova (prima ballerina che “incarna la ‘russità’ di questo balletto”, dice Pech), Amandine Albisson étoile dell’Opéra di Parigi (“la mia eredità artistica, quel tocco francese immancabile”) e Daniel Camargo guest principal dancer, con il corpo di ballo dell’Opera di Roma diretto da Eleonora Abbagnato.
“Il ricavato della recita pomeridiana del 2 gennaio – fa sapere il sovrintrendente Carlo Fuortes – sarà devoluto al Teatro La Fenice. Un gesto di vicinanza e solidarietà per la difficilissima situazione in cui il teatro si è trovato nei giorni immediatamente prima dell’inaugurazione della nuova stagione, in seguito allo straordinario fenomeno dell’acqua alta, e un contributo ai lavori necessari per il restauro”.
Intanto, in sala prove, ecco il Principe e Benno (per un giorno interpretati da Michele Satriano e Loick Pireaux) che si fronteggiano. Pur rimanendo fedele all’originale, Pech ha rielaborato la drammaturgia del libretto in una ‘sua’ versione, che non prevede il mago Von Rothbart. E che, soprattutto, finisce tragicamente. “Mi sono ispirato all’Otello di Shakespeare e al tradimento di Iago – racconta il coreografo in perfetto italiano – La versione in cui il cigno torna principessa non mi ha mai convinto, non ci credo. È lo stesso Čajkovskij che sin dall’inizio ci dice che finirà male”. Così Benno geloso e avido di potere, che manipola il Principe Siegfried e solo alla fine del terzo atto rivelerà la sua vera natura. “Siegfried – spiega Pech – è un principe che rifiuta le sue responsabilità. L’altro vorrebbe il suo posto e pensa che distruggendolo di dolore potrà prenderne il posto. Sono due uomini stupidi”. A pagarne le conseguenze è Odette, uccisa per un fatale errore. È il dramma del tradimento, quello di Benno nei confronti del Principe e del Principe nei confronti di Odette, pur senza volerlo. “A distanza di un anno – aggiunge Pech – ho avuto modo di vedere e di rivedere il balletto. Non ho cambiato nulla, solo piccoli aggiustamenti. Ho lavorato sulla profondità, rendendola più prospettica, e sulla pantomima, facendola più asciutta e vicina alla modernità. E sulla presenza scenica di Benno, rafforzando la sua duplice natura di amico e di traditore”. Le scene raffinate e i preziosi decori sono firmati dallo scenografo Aldo Buti. Dirigono l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma, Nir Kabaretti e Carlo Donadio (il 7 e 8 gennaio).
Ken Loach, vi racconto gli schiavi di AmazonSorry We Missed You un pugno allo stomaco sulle nuove schiavitù
18 dicembre 201920:31
Prima di fare un acquisto on line, magari per i regali di Natale, o farvi recapitare un pranzo a domicilio o usare le consegne per qualcosa pensateci bene. Dal 2 gennaio con l’uscita in sala di Sorry We Missed You vi sarà un po’ più difficile essere disinvolti in tema delivery: il nuovo film di Ken Loach è un pugno nello stomaco e non lascia indifferenti. Racconta la discesa negli inferi della working class ridotta a schiavitù nell’illusione turbocapitalista e quello che capita al protagonista Ricky e alla sua famiglia ridotta in breve sul lastrico potrebbe accadere a tutti. Sì ma come avrà votato il padroncino del camioncino delle consegne vessato dall’azienda vessata a sua volta? La domanda è lecita dopo l’esito delle elezioni in Gran Bretagna con la schiacciante vittoria dei tory di Boris Johnson.
Ken Loach, l’irriducibile maestro inglese, cantore delle sventure della classe operaia sin dai primissimi film per la Bbc due volte Palma d’oro a Cannes (Il vento che accarezza l’erba, nel 2006 e Io, Daniel Blake nel 2016) arriva in Italia, ieri a Bologna oggi a Roma, ancora stordito dalla batosta. La stampa gli tributa una standing ovation lunghissima e affettuosa al cinema Quattro Fontane al termine della proiezione, lui, 83 anni di lucida consapevolezza politica, ringrazia. “Mi auguro che i miei protagonisti abbiano votato per Jeremy Corbyn, ma non sono sicuro, magari erano confusi anche loro come tanti nel mio paese”, dice Loach. Le bugie della propaganda Tory di Boris Johnson “hanno ridicolizzato il programma di sinistra radicale di Jeremy Corbyn e convinto l’elettorato che fosse razzista o addirittura simpatizzante di terroristi o nemico della tecnologia, quando invece nel suo programma si diceva una cosa sensata, ossia di puntare a 32 ore settimanali di lavoro”: afferma Ken il rosso che ha appoggiato fortemente il leader laburista sconfitto.
Secondo Loach l’esito del voto è dovuto alla macchina “feroce e sofisticata della propaganda” ma anche alle polemiche dei LibDem. In Sorry We Missed You, scritto con il grande Paul Laverty, siamo nella provincia inglese, proprio quella che ha fatto vincere Boris Johnson. Non piu’ contratti regolari, non piu’ assicurazioni, l’illusione di mettersi in proprio e la realta’ di venire stritolati da un infernale meccanismo di competizione, deregulation, assenza di diritti elementari.
Persino fare pipi’ e’ un lusso: si ferma il camioncino delle consegne e si fa nella bottiglia, neanche un minuto e si riparte, perche’ tutto e’ tracciato, tutto e’ una performance obbligata. E’ un j’accuse alla societa’ in rovina, ad una disgregazione sociale che sembra ormai ad un passo dal baratro definitivo quella che racconta questo film potentissimo con attori non attori ma poveri cristi.
Ricky (Kris Hitchen) e’ un uomo di mezz’eta’ costretto a ricominciare da capo dopo aver perso il lavoro come tanti.
Mettersi a fare il freelance per le consegne dei pacchi puo’ essere un’idea: il delivery impazza anche a Newcastle, si compra su Amazon qualunque cosa e qualcuno te la deve recapitare.
Peccato che il camioncino costi una follia e che il manager dell’agenzia, sottolineando che e’ lavoro in proprio, sia a capo di fatto di un’organizzazione di consegne ad orologeria che non ammette altro e per cui non ci sono ferie, non ci sono emergenze, non ci sono diritti, altrimenti la competizione fa fallire anche lui.
Tutto costa a Ricky e il lavoro e’ fonte di stress e guai, quelli piu’ piccoli (il destinatario del pacco che non si fa trovare) fino a quelli piu’ grandi (il furto del prezioso scannerizzatore delle consegne). Ma intanto e’ un lavoro e pazienza se bisogna vendere l’utilitaria di Abby (Debbie Honeywood, ipoteca la Palma) che andra’ in bus a fare il suo lavoro: custodire per un’agenzia che non paga straordinari le persone in difficolta’, anziani, disabili. Lei ha una regola: trattare tutti come fossero suoi parenti con dolcezza e calore.
A casa ci sono anche i due ragazzi, la dolce Liza di 10 anni (Katie Proctor) e l’adolescente ribelle Seb (Rhys Stone).
E’ una famiglia modesta, ma l’amore tra loro e’ la vera forza dirompente in una vita di fatica e abbrutimento, miserabile. Forse persino un anticorpo. Ma le cose non sono lineari, il ragazzo si mette nei guai, viene sospeso a scuola, ha discussioni con il padre: il conflitto familiare esplode ma il lavoro deve venire prima di tutto, chi paga altrimenti le rate del van?
Bestseller della Niven sbarca su Netflix a febbraioPer DeA Planeta esce 11/2 anche ‘L’universo nei tuoi occhi ‘
13 dicembre 201919:42
l bestseller mondiale ‘Raccontami di un giorno perfetto’ (DeA Planeta) di Jennifer Niven sarà disponibile su Netflix dal 28 febbraio 2020, in contemporanea mondiale in 190 Paesi. Lo annuncia DeA Planeta Libri. La Niven, che vive a Los Angeles ma è cresciuta nello Stato dell’Indiana, è coinvolta nella sceneggiatura. I protagonisti del romanzo sono Violet e Finch, due adolescenti fragili che nel film sono interpretati da Elle Fanning e Justice Smith. DeA Planeta ha in catalogo anche il secondo romanzo, ‘L’universo nei tuoi occhi’, della Niven che sarà in libreria con l’edizione tie-in di ‘Raccontami di un giorno perfetto’ l’11 febbraio 2020.’Raccontami di un giorno perfetto’ è un libro young adult da record: in corso di pubblicazione in 31 Paesi, in testa alle classifiche di vendita mondiali per settimane, oltre 30.000 copie vendute solo in Italia, vincitore di moltissimi e prestigiosi premi letterari, tra cui il Premio Mare di Libri 2016, il Goodreads Choice Award e il Guardian Best Book of the Year 2015 e finalista alla Carnegie Medal 2015 e al Premio Andersen 2016.
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
Tom Cruise è tornato, il nuovo trailer di Top GunIl sequel in sala nel 2020 dopo 34 anni
16 dicembre 201919:00
“Il vostro istruttore è uno dei migliori che questo programma abbia prodotto. Le sue imprese sono leggendarie. Ciò che ha da insegnarvi può significare la differenza tra la vita e la morte”. I piloti di aerei da caccia hanno un nuovo istruttore: 34 anni dopo il film che lo rese una star, Tom Cruise torna a interpretare Pete “Maverick” Mitchell, nel sequel del film del 1986 che uscirà nelle sale cinematografiche di mezzo mondo nel 2020.E’ stato diffuso da Paramount Pictures in tutti i paesi il nuovo trailer che vede Cruise invecchiato ma sempre in formissima. Da quel poco che si riesce a intuire, il film è ambientato più o meno ai giorni nostri e vede Maverick chiamato a fare da istruttore a una nuova generazione di piloti per aerei da guerra. Il regista di ‘Top Gun: Maverick’ è Joseph Kosinski.”La sua reputazione la precede”, viene chiesto a Maverick dai superiori. “Devo ammettere che non mi aspettavo un invito a tornare”, è la risposta. “Non è un invito, è un ordine”, la controreplica. Insomma dopo più di trent’anni di servizio nella Marina, il tenente Pete Mitchell (Tom Cruise) non ha perso la sfrontatezza, quando viene chiamato ad allenare un distaccamento di allievi dell’accademia per una missione specializzata che nessuno al mondo ha mai portato a compimento. Il film, le cui riprese sono iniziate nellìestate del 2018, non vedrà tra i protagonisti l’attrice Kelly McGillis, la fascinosa Charlie Blackwood che fece innamorare il pilota ribelle. IL TRAILER
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
John Frusciante torna nei Red Hot Chili Peppers
Il rientro dello storico chitarrista annunciato sui social
16 dicembre 201917:48
John Frusciante, storico chitarrista dei Red Hot Chili Peppers, torna nella band californiana dieci anni dopo il suo addio. Ad annunciarlo sui social è stato lo stesso gruppo, comunicando l’addio al chitarrista che li ha accompagnati nell’ultimo decennio, Josh Klinghoffer. “Josh è un grande musicista che rispettiamo e a cui vogliamo bene – si legge nel posto -. Siamo molto grati per il tempo trascorso insieme. Annunciamo inoltre, con grande entusiasmo e di cuore, che John Frusciante rientra nel gruppo”.
Frusciante entrò nella band a 18 anni, nel 1988 per poi lasciarla una prima volta nel 1992 per problemi di dipendenza dall’eroina ed altri problemi personali. Newyorkese, con famiglia di origine campana, fu la chitarra di Blood Sugar Sex Magik, uno dei capolavori della band californiana, uscito nel 1991.Dopo una carriera da solista tornò nuovamente nel gruppo nel 1998 per poi lasciarla ancora una volta nel 2009. Inserito nella Rock and Roll Hall of Fame, Frusciante nel 2010 è stato riconosciuto dalla Bbc come miglior chitarrista degli ultimi 30 anni, mentre la rivista Rolling Stones lo ha riconosciuto come uno dei 100 migliori chitarristi di sempre. Nel 1994 Enrico Brizzi si ispirò a lui per il titolo del suo romanzo Jack Frusciante è uscito dal gruppo, divenuto poi anche un film.
Ricerca: Eurac, ben conservate le mummie del museo EgizioLo rivela uno studio di Eurac Research
BOLZANO16 dicembre 201911:36
– Dopo due anni di lavori uno studio di Eurac Research di Bolzano ha accertato che lo “stato di salute” di tutte le mummie custodite al museo Egizio di Torino è buono.
Microrganismi e umidità, se non controllati, possono portare alla totale decomposizione dei reperti antichi, intaccando un patrimonio culturale di inestimabile valore. Per questo il Museo Egizio ha affidato agli esperti di Eurac Research lo studio dello stato di conservazione di tutte le mummie esposte o conservate a Torino. Dopo due anni di esami nel museo e nei laboratori di Bolzano, i ricercatori di Eurac Research hanno potuto rassicurare i loro partner scientifici: con un grado di umidità relativa compreso tra il 25 e il 65 per cento, i 116 resti umani conservati nelle vetrine e negli archivi del Museo Egizio sono nell’intervallo di sicurezza e quindi in buona salute. Le analisi microbiologiche svolte dagli esperti di Eurac Research sui reperti hanno individuato molte spore di microrganismi, ma anche verificato che gli ambienti di conservazione sono idonei a non farle proliferare. Il risultato di questa approfondita analisi è stato pubblicato sulla Rivista del Museo Egizio. Concluso lo studio sullo stato di conservazione, un altro importante capitolo della ricerca in collaborazione con il Museo Egizio entra nel vivo. Nei laboratori dell’Istituto di Eurac Research, i ricercatori stanno portando avanti le analisi antropologiche e genetiche delle mummie per determinare aspetti come il sesso, l’età, la causa di morte e le patologie di cui soffrivano in vita, si legge in una nota di Eurac.
Giorgio Bassani, teorico del sèLe sue interviste, gli incontri con gli amici, una vita
16 dicembre 201912:30
GIORGIO BASSANI, INTERVISTE 1955-1993. (Feltrinelli, pag 404, Euro 25,00).
”I cosiddetti libri d’autore non sono popolari, in Italia, perchè, in genere, non sono fatti per essere popolari. E’ un bene? E’ un male? Forse è un male. Ma la popolarità non può costituire un proposito. Quando si verifica è sempre un dono, un premio non cercato”. Lui, Giorgio Bassani, è stato uno degli intellettuali che in Italia ha avuto maggiore possibilità di incidere sul tessuto culturale del paese grazie anche alla sua popolarità e al fiuto per l’altrui popolarità. Romanziere di successo, capacità infallibile da editore, sceneggiatore, poeta, vicedirettore Rai, politico, fondatore di Italia Nostra, un uomo capace di coniugare in molteplici forme il dono per quella che lui chiamava solo e semplicemente ”poesia”.
”Ho abbastanza fiducia nel mio gusto, e nella reazione, quasi fisica, che provoca in me la presenza della poesia. La poesia, diceva Barenson, produce sempre in noi una sorta di aumento della vitalità”. Una sensazione che aveva provato, racconta, quando aveva letto le prime pagine di quel manoscritto che gli aveva raccomandato Elisa Croce, la figlia di Benedetto.
Era Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, un capolavoro ma anche uno straordinario successo editoriale appunto. Bassani poi – qui in veste di editore per Feltrinelli – aveva capito subito che era un libro incompleto ma l’autore era oramai morto e allora era salito sul treno di corsa verso la Sicilia cercando di recuperare le parti mancanti dalla vedova riottosa.
Della poesia racconta a Walter Pedullà in un’intervista del 1960 mentre a L’Express nel 1962 spiega che in quel libro ”per la prima volta i lettori italiani, di tutta Italia, hanno potuto leggere un romanzo non dialettale che esprimeva il pessimismo di tutta Italia, il loro pessimismo. Il Gattopardo ha sgonfiato un secolo di letteratura nazionale. Gli italiani hanno applaudito la propria sconfitta”. Si legge in questo meraviglioso libro appena pubblicato da Feltrinelli che raccoglie le Interviste, o meglio le parole che Giorgio Bassani ha donato agli altri sul suo lavoro tra il 1955 e il 1993, in frammenti altamente significanti. Tanto che nell’introduzione Domenico Scarpa racconta di quanto si disperassero gli amici Claudio Varese e Mario Soldati, che lui non scrivesse quelle riflessioni tanto lucide che faceva, ma solo a voce, sul suo stesso lavoro e su quello degli altri. Sono interlocutori altrettanti affascinanti, come Manlio Cancogni, Enzo Siciliano, Aldo Rosselli, Ferdinando Camon e molti altri quelli con cui si misura in queste pagine che restituiscono l’impressione di una voce in presa diretta.
Bassani non aveva tempo per il riflettere evidentemente preferiva il fare, così come non entrava mai nelle polemiche, a chi ad esempio gli chiede degli attacchi del Gruppo 53 non vuole mai replicare, glissa sostenendo con ferocia che ci parlerà quando scriveranno qualcosa, che sono infantili. Pagine straordinarie insomma che ci riportano in modo vivo in una realtà italiana in cui il dibattito culturale e quello sociale e politico erano strettamente intrecciati nella dottrina, appunto, del fare. ”Io scrivo soltanto per dare testimonianza di me e della mia verità. Ora ho questo tema in mente, ma a un certo punto non sono io, è il personaggio stesso che si fa avanti, che decide d’essere scritto” e anche, dalla sua voce, raccontato.
Totonomi festival tra Gabbani, Pelù, Gualazzi e JannacciTanti ex talent, tra ipotesi anche Morgan e Pelù. Lista il 6 gennaio
14 dicembre 201914:59
llice in alto o pollice verso: l’arena dell’Ariston sta dando i primi verdetti. Stanno arrivando, infatti, in queste ore le telefonate da Sanremo ai venti artisti (senza escludere che il numero iniziale previsto dal regolamento possa salire a 22 o a 24) che dal 4 all’8 febbraio saranno in gara sul palco del festival, per l’edizione che ne celebra i 70 anni. Per l’ufficialità dei nomi, però, bisognerà attendere il 6 gennaio, quando Amadeus, padrone di casa e direttore artistico della manifestazione, li renderà noti durante la trasmissione I Soliti Ignoti, in prima serata su Rai1.
E così, nell’attesa, impazza il totonomi. Sembra data per certa la presenza di Francesco Gabbani, che dopo l’exploit che lo ha visto vincere due anni consecutivi prima tra le Nuove Proposte e poi tra i Big, è a caccia di un rilancio. Accreditato anche Marco Masini, che festeggerebbe così i 30 anni dalla vittoria tra i Giovani con Disperato nel 1990 (e avrebbe la meglio su Paolo Vallesi). Prima volta in gara, invece, per Piero Pelù, senza i Litfiba. Anche Paolo Jannacci, figlio dell’indimenticato Enzo e raffinato musicista a sua volta, avrebbe conquistato un pass per l’Ariston. Atteso nella Città dei Fiori Raphael Gualazzi (l’ultima volta aveva gareggiato nel 2014, insieme al musicista mascherato The Bloody Beetroots), così come Michele Zarrillo, Diodato e Rocco Hunt.
Ma è il plotone dei “giovani” a farla da padrone. I nomi che più convincono sono quelli di Levante, di Achille Lauro (sarebbe un bis per lui, dopo l’ottima prova dell’anno scorso), di Rancore (un anno fa in coppia con Daniele Silvestri per la bellissima Argentovivo che si aggiudicò il Premio della Critica). In quota talent, cercano spazio e visibilità Alberto Urso, il vincitore dell’ultimo Amici, e Giordana Angi, la seconda classificata, ma anche Elodie ed Anastasio (re di X Factor 2018).
Tra i nomi che non ti aspetti spunta quello dei Pinguini Tattici Nucleari, che a fine febbraio hanno in programma un tour nei palazzetti e non disdegnerebbero un po’ della popolarità che è in grado di regalare Sanremo. Altra band quotata è quella de Le Vibrazioni. Irene Grandi vuole festeggiare i suoi 25 anni di carriera su un palco importante come quello del festival, e tornerebbe volentieri anche Giusy Ferreri, magari in duetto.
Possibile anche il ritorno di Noemi e magari anche quello di Annalisa. Una sorpresa potrebbe essere Fred De Palma, il re del reggaeton italiano.
Scendono le quotazioni per Al Bano (con o senza Romina) e salgono invece quelle di Ghali e di Morgan.
E poi ci sono le certezze. Fiorello che, in nome dell’amicizia che lo lega ad Amadeus, ha confermato da tempo che ci sarà. Come anche lo scozzese Lewis Capaldi, primo ospite internazionale ufficializzato. Tra gli italiani non dovrebbero mancare Tiziano Ferro (che potrebbe addirittura essere presente quattro sere su cinque per duettare con gli altri ospiti), Jovanotti e Ultimo. Probabile che un passaggio lo faccia anche il vincitore dello scorso anno Mahmood e che si affacci Emma, nell’anno dei festeggiamenti dei suoi 10 anni di carriera.
Cate Blanchett donna in crisi di nervi
In sala Che fine ha fatto Bernadette? di Linklater
13 dicembre 201910:04
– Quella faccia indisponente e spocchiosa di Bernadette Fox (Cate Blanchett) alla fine nasconde un film natalizio. Ma bisogna compiere il lungo percorso previsto in ‘Che fine ha fatto Bernadette?’ di Richard Linklater, in sala dal 13 dicembre con Eagle Pictures e Leone Film Group. E va detto che la Blanchett – in un ruolo che le è valso la decima candidatura ai Golden Globe – è perfetta per interpretare una leggenda nel campo dell’architettura che a un certo punto da Los Angeles si è ritirata a Seattle, con tanto di marito e figlia adolescente, per fare una vita privata che odia.Il film, tratto dall’omonimo romanzo di Maria Semple che dopo il debutto nel 2012 è subito salito in cima alla lista dei bestseller del New York Times, racconta appunto di questo architetto geniale che sembra odiare davvero tutti, compresa se stessa. Fatto sta che nessuno la può vedere. A salvarsi, almeno in parte, dalla sua cronica anaffettività sono la figlia Bee (Emma Nelson) e il marito Elgie Branch (Billy Crudup) ricercatore Microsoft.
Quando ormai la depressione con tendenze suicide di Bernadette diventa un fatto conclamato e una psicologa è pronta ad intervenire, la figlia Bee le chiede di accompagnarla in un viaggio in Antartide come premio per la sua pagella perfetta. La madre sembra accettare il viaggio, ma tutta una serie di imprevisti fanno sì che Bernadette, più che seguire la figlia, si dia alla fuga. La solitudine è la cosa che le è più congeniale come quella creatività che da troppo tempo ha soffocato. Nel cast di questo film anche Kristen Wiig, Judy Greer e Laurence Fishburne.”È il ritratto davvero complesso di una donna di mezza età particolarmente geniale ma che non pratica la sua arte – dice il regista -. Ciò che viene dopo è divertente e anche un po’ spaventoso. Per chiunque. È anche un ritratto meravigliosamente complesso di una relazione a lungo termine, della genitorialità e degli alti e bassi che la caratterizzano”. Per il premio Oscar Cate Blanchett, invece: “è uno sguardo molto divertente e doloroso su una donna che si trova in un momento di caos, in procinto di affrontare un enorme cambiamento nella sua vita. Tutte le negatività vengono fuori da ciò che pensavi di essere, dovendo affrontare chi sei veramente, per passare poi a chi potresti diventare. E così – ribadisce l’attrice – troviamo Bernadette e la sua famiglia in un momento di crisi. Penso che stia attraversando il caos, perché non si può sfuggire a ciò che si pensa di essere, e ci si deve confrontare con chi si è in realtà prima di poter andare avanti – e ciò accade spesso nella mezza età”. E, infine, sempre la Blanchett: “La cosa con cui forse mi sono identificata maggiormente è l’impossibilità di sfuggire a se stessi e soprattutto il fatto che, quando si invecchia, è necessario affrontare il passato e assumersi la responsabilità di se stessi per poter andare avanti”.
Roberto Benigni, il mio Geppetto è un super babboGarrone, è un Pinocchio per tutti,universale con amore al centro
13 dicembre 201915:42
tteo Garrone affronta il racconto che lo accompagna da bambino, “lo disegnavo a sei anni e da allora è con me, era difficile resistere alla tentazione di farci un film, nel rispetto assoluto di Collodi ma con una cifra in più di leggerezza, ironia e comicità”. Il regista parla di Pinocchio, il suo nuovo, atteso film, una trasposizione produttivamente impegnativa del romanzo universale e con un cast tutto italiano guidato da Geppetto – Roberto Benigni, in sala in 600 copie dal 19 dicembre con 01.“Il mio nome è spesso legato ad un cinema violento e duro – dice il regista – vorrei invece che si capisse che questo mio Pinocchio è per i piccoli e per i grandi. Mi appartiene ogni fotogramma, ma si rivolge a tutti così come il capolavoro di Collodi, mi piace l’idea di far riscoprire ancora una volta un grande classico, magari riuscendo a sorprendere ancora anche se è una storia che tutti abbiamo dentro”. Tra Benigni e Garrone c’era un accordo: non farsi i complimenti. Ma Roberto lo infrange subito: “Non mi ricordo l’ultimo che ho visto e chi lo ha fatto ma questo di Matteo è decisamente il più bello”, scherza il regista che nel 2002 aveva diretto un Pinocchio, riservandosi il ruolo del burattino di legno. Questa volta è invece Geppetto, “ma io farei anche la balena. Garrone è un grande regista, è un pittore, racconta in maniera unica con le immagini, è commovente e divertente, questo Pinocchio, per i bambini dai 4 agli 80 anni, è un regalo per il mio cuore. E poi Geppetto, che dire di questo babbo per eccellenza, il più famoso insieme a San Giuseppe, entrambi con due figli adottivi che più discoli non potrebbero essere?”. Garrone replica sottolineando il Benigni “straordinario, generoso, coraggioso che si è messo a disposizione del film”.
Emoziona, non emoziona? Il Pinocchio di Garrone si accende nei personaggi chiave del film, la volpe (Massimo Ceccherini), il gatto (Rocco Papaleo), nell’irresistibile lumaca (Maria Pia Timo), nello scenario neorealista alla Paisà come pure Benigni sottolinea. “La povertà come la rappresenta Garrone non è solo dignitosa, ma è quella che ti fa sembrare la vita un miracolo in ogni cosa che accade, come in Chaplin”. La storia di Pinocchio è “un libro che non è solo una fiaba ma quasi divinatorio – dice Benigni – con simbolismi, metafore, allegorie, mille insegnamenti: non dire le bugie che si allunga il naso, ad esempio, una trovata geniale altro che Spiderman, oppure studia se no diventi un somaro, o attento ai brutti incontri e al denaro facile, credi nei miracoli che poi avvengono, ama chi ti ama. Pinocchio è un puro che pensa che nel mondo non ci sia il male e Garrone ce lo restituisce con libertà e originalità”.
L’universalità del racconto di Collodi è alla base del fascino di uno dei libri più amati non solo in Italia, ma Garrone ammette che delle tante chiavi di lettura quella che ha fatto leva su di lui è la più spontanea: “la storia d’amore tra un padre e un figlio, la potenza della redenzione e l’importanza dell’amore, la debolezza delle tentazioni. Ciascuno si riconosce in questo”. Dal punto di vista iconografico, “sono partito dalle origini, dalle illustrazioni di Enrico Mazzanti che lavorò con Collodi stesso alla fine dell’Ottocento”, spiega Garrone, includendo nelle sue ispirazioni i Macchiaioli e il Pinocchio tv di Comencini.
Per convincere i suoi attori, Garrone con la complicità di Pietro Scola ha mostrato una rielaborazione già negli abiti del personaggio: “sembravo mio nonno”, scherza Benigni, “ero Geppetto e non lo sapevo”, “io invece sembravo Rasputin”, aggiunge Proietti che nel film è Mangiafuoco. E poi Ceccherini, anche sceneggiatore, in duo con Papaleo “è innamorato della lumaca” e il Pinocchio in carne ed ossa, Federico Ielapi, 8 anni “quattro ore di trucco al giorno per tre mesi, è stato duro ma mi pagavano bene ed avevo vicino il premio Oscar Benigni e il truccatore Mark Coulier, che di Oscar ne ha ben due”.
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
“Il mio nome è spesso legato ad un cinema violento e duro – dice il regista – vorrei invece che si capisse che questo mio Pinocchio è per i piccoli e per i grandi. Mi appartiene ogni fotogramma, ma si rivolge a tutti così come il capolavoro di Collodi, mi piace l’idea di far riscoprire ancora una volta un grande classico, magari riuscendo a sorprendere ancora anche se è una storia che tutti abbiamo dentro”. Tra Benigni e Garrone c’era un accordo: non farsi i complimenti. Ma Roberto lo infrange subito: “Non mi ricordo l’ultimo che ho visto e chi lo ha fatto ma questo di Matteo è decisamente il più bello”, scherza il regista che nel 2002 aveva diretto un Pinocchio, riservandosi il ruolo del burattino di legno. Questa volta è invece Geppetto, “ma io farei anche la balena. Garrone è un grande regista, è un pittore, racconta in maniera unica con le immagini, è commovente e divertente, questo Pinocchio, per i bambini dai 4 agli 80 anni, è un regalo per il mio cuore. E poi Geppetto, che dire di questo babbo per eccellenza, il più famoso insieme a San Giuseppe, entrambi con due figli adottivi che più discoli non potrebbero essere?”. Garrone replica sottolineando il Benigni “straordinario, generoso, coraggioso che si è messo a disposizione del film”.
Emoziona, non emoziona? Il Pinocchio di Garrone si accende nei personaggi chiave del film, la volpe (Massimo Ceccherini), il gatto (Rocco Papaleo), nell’irresistibile lumaca (Maria Pia Timo), nello scenario neorealista alla Paisà come pure Benigni sottolinea. “La povertà come la rappresenta Garrone non è solo dignitosa, ma è quella che ti fa sembrare la vita un miracolo in ogni cosa che accade, come in Chaplin”. La storia di Pinocchio è “un libro che non è solo una fiaba ma quasi divinatorio – dice Benigni – con simbolismi, metafore, allegorie, mille insegnamenti: non dire le bugie che si allunga il naso, ad esempio, una trovata geniale altro che Spiderman, oppure studia se no diventi un somaro, o attento ai brutti incontri e al denaro facile, credi nei miracoli che poi avvengono, ama chi ti ama. Pinocchio è un puro che pensa che nel mondo non ci sia il male e Garrone ce lo restituisce con libertà e originalità”.
L’universalità del racconto di Collodi è alla base del fascino di uno dei libri più amati non solo in Italia, ma Garrone ammette che delle tante chiavi di lettura quella che ha fatto leva su di lui è la più spontanea: “la storia d’amore tra un padre e un figlio, la potenza della redenzione e l’importanza dell’amore, la debolezza delle tentazioni. Ciascuno si riconosce in questo”. Dal punto di vista iconografico, “sono partito dalle origini, dalle illustrazioni di Enrico Mazzanti che lavorò con Collodi stesso alla fine dell’Ottocento”, spiega Garrone, includendo nelle sue ispirazioni i Macchiaioli e il Pinocchio tv di Comencini.
Per convincere i suoi attori, Garrone con la complicità di Pietro Scola ha mostrato una rielaborazione già negli abiti del personaggio: “sembravo mio nonno”, scherza Benigni, “ero Geppetto e non lo sapevo”, “io invece sembravo Rasputin”, aggiunge Proietti che nel film è Mangiafuoco. E poi Ceccherini, anche sceneggiatore, in duo con Papaleo “è innamorato della lumaca” e il Pinocchio in carne ed ossa, Federico Ielapi, 8 anni “quattro ore di trucco al giorno per tre mesi, è stato duro ma mi pagavano bene ed avevo vicino il premio Oscar Benigni e il truccatore Mark Coulier, che di Oscar ne ha ben due”.
Archistar Libeskind a Torino, visita Museo CinemaMole Antonelliana struttura senza uguali nel mondo, è sogno
TORINO12 dicembre 201920:18
– “Nessun museo del cinema nel mondo ha uno spazio come questo, è una struttura senza uguali, un pezzo di fantasia. Questo è un posto per sognare. E non c’è niente di più importante dei sogni, tanto più per il cinema, che è l’arte dei sogni”. Così Daniel Libeskind, archistar del decostruttivismo, dopo avere visitato la Mole Antonelliana simbolo di Torino, sede del Museo Nazionale del Cinema. La visita su invito dei nuovi vertici del Museo, il presidente Enzo Ghigo e il direttore Domenico De Gaetano.
“Qualunque architetto – ha sottolineato l’archistar – dovrebbe vedere questa struttura unica al mondo, e Torino è fortunata ad averla”. Ma interpellato su come interverrebbe per ristrutturarla, Libeskind non si sbilancia: “ogni edificio – dice – deve essere rimodernato in termini di tecnologia e di allestimento, è un processo naturale”.
Golino, madre senza trucco per SciammaIn sala dal 19 ‘Ritratto della giovane in fiamme’
13 dicembre 201919:33
riva in sala dal 19 dicembre con Lucky Red – dopo il Festival di Cannes dove ha vinto il premio per la miglior sceneggiatura – ‘Ritratto della giovane in fiamme’ di Celine Sciamma, un film definito dalla stessa regista “femminile e femminista”. Una storia delicata d’amore tra due donne nella Francia del 1770 che ha nel cast anche Valeria Golino nei panni di una contessa, madre della coprotagonista (Helene Haenel), nel ruolo, forse per la prima volta, di una donna di età avanzata.”Sì la Sciamma mi ha voluto madre e per giunta senza trucco, ma la sceneggiatura mi aveva subito conquistato”, dice oggi a Roma l’attrice nell’incontro stampa tenuto insieme alla regista. Questa la storia. Una pittrice, Marianne (Noémie Merlant), riceve l’incarico di realizzare il ritratto di nozze di Héloise (Haenel), giovane donna appena uscita dal convento. La ragazza però non vuole sposarsi e quindi inizialmente rifiuta il ritratto, ma Marianne cerca di osservarla comunque per poterla dipingere a sua insaputa. Tra le due donne nasce lentamente però una storia d’amore in un film molto delicato, pieno di sguardi, mitologia e un pizzico di Sabba. “La madre che interpreto per la Sciamma – dice la Golino – è una donna severa, malinconica. Ho usato la tristezza che mi suscitava questo personaggio per interpretarlo. Sono amica di Celine -aggiunge -, la stimo molto, la trovo una regista elegante, intelligente, capace di essere molto profonda. Io sono completamente diversa, più irruente. La sua storia d’amore tra donne io l’avrei fatta piena di colpi di scena, burrascosa, invece lei la fa scorrere liberamente”.”Non voleva essere un resoconto di come le donne si amano – spiega invece la regista -. Questo mio film è sull’amore e basta, al di là dei sessi in un immaginario erotico in cui tutti si possono riconoscere”. Per la Golino nessuno scandalo che sullo schermo venga rappresentato un amore lesbico: “Forse dieci anni fa. Ora si vedono tutti i tipi di amori tra cinema e tv, spesso in modo superficiale o troppo politicamente corretto e questo mi infastidisce. La cosa peggiore è essere retorici. Un artista deve restare se stesso, integro, sta qui la sua bellezza. Ed è per questo che non sopporto i social: essere legati ai like o ai commenti lo trovo assurdo, rischi di fare cose per compiacere gli altri”. Per Valeria Golino due film appena conclusi, ‘Sei tornato’ di Stefano Mordini e ‘La terra dei figli’ di Claudio Cupellini. Infine una serie tv a cui sta lavorando da regista: ‘L’arte della gioia’ ispirata al libro scandalo dell’attrice e scrittrice siciliana Goliarda Sapienza.
Morto Danny Aiello, l’italoamericano di Spike LeeFu anche in C’era una volta in America. Aveva 86 anni
NEW YORK14 dicembre 201908:10
morto a 86 anni Danny Aiello, considerato l’italoamericano del cinema. Aiello aveva infatti interpretato il ruolo (non protagonista) in film come ‘Fa’ la cosa giusta’ di Spike Lee per il quale fu nominato ai Premi Oscar 1990 e ‘C’era una volta in America’ di Sergio Leone.L’attore ha lavorato anche con Madonna, interpreta infatti la parte del padre della cantante nel video della canzone ‘Papa don’t preach’.
Maselli ad Ascoli 60 anni dopo I DelfiniRegista si commuove, per me fu esperienza bellissima
ASCOLI PICENO13 dicembre 201920:43
– C’era anche il regista Citto Maselli oggi ad Ascoli Piceno per la proiezione della versione digitalizzata del film I Delfini, da lui girato in città 60 anni fa. Una iniziativa voluta dal Caffé Meletti, in piazza del Popolo che ha fatto da sfondo a parecchie scene con, una giovane Claudia Cardinale, Antonella Lualdi, Tomas Milian, tra gli altri. Un film che Maselli ha raccontato oggi di aver ambientato del tutto casualmente ad Ascoli, avendo scoperto la città solo perché, bloccato da una bufera di neve, aveva dovuto alloggiare in un hotel del centro. Maselli, particolarmente commosso, ha ringraziato per l’invito. “Sono tornato ad Ascoli e mi sono commosso molto nel rivedere piazza del Popolo, il Caffè Meletti. Avevo 30 anni quando sono stato qui per girare I Delfini e quella per me è stata un’esperienza bellissima ed emozionante per la mia vita”. Presente al cine teatro Piceno anche il regista ascolano Giuseppe Piccioni che nella sua città ha ambientato Il grande Black. “Maselli – ha detto Piccioni – con questo film ha legittimato l’idea di Ascoli città cinematografica. L’ha usata senza esplorare ambiti sociologici, gergali. Ne ha fatto l’emblema di città di provincia, piccolo borghese, che trova nel Caffè Meletti le contraddizioni più evidenti”.
In migliaia a Rimini per la mostra su FelliniGran folla per il primo week-end a Castel Sismondo
BOLOGNA15 dicembre 201917:52
– Migliaia di visitatori per i primi due giorni di apertura della mostra ‘Fellini 100 Genio immortale’, esposizione ideata e progettata da Studio Azzurro e allestita nelle sale di Castel Sismondo a Rimini. Sono stati quattromila i visitatori nel primo giorno: dopo il taglio del nastro ufficiale avvenuto alla presenza del sindaco di Rimini Andrea Gnassi, del presidente della Regione Stefano Bonaccini, del paroliere e produttore discografico Mogol, della stilista Alberta Ferretti, della giornalista e nipote del maestro Francesca Fabbri Fellini, una folla incessante è entrata nel castello per un viaggio multimediale nell’immaginario di uno degli artisti più visionari del ventesimo secolo.
Il tutto attraverso documenti inediti, disegni, costumi, manoscritti, film. Fra i visitatori, nella serata, anche il critico d’arte Vittorio Sgarbi. Un successo di pubblico che si è ripetuto nella giornata di domenica.
Il mito di Parsifal torna sul grande schermoMarco Filiberti racconta il viaggio iniziatico del giovane folle
16 dicembre 201909:26
Fine riprese negli studi di Cinecittà per ‘Parsifal’ di Marco Filiberti, più che film opera d’arte totale dove si mescolano mito, spiritualità e destino umano. Quarto film del regista, scrittore e sceneggiatore Filiberti, (Il Compleanno e “Poco più di un anno fa – Diario di un pornodivo), Parsifal ha necessariamente un impianto teatrale. Di scena Palamède e Cador, due marinai a bordo della loro imbarcazione, il Dedalus, in un imprecisato porto del Nord, un luogo senza tempo nel quale sono ben chiari i segni di un mondo oltre la rovina. L’arrivo di Parsifal, personaggio leggendario discendente di Titurel e padre di Lohengrin, giovane folle e ingenuo che sembra venuto dal nulla, costringe i due marinai a scendere a terra, dopo che il ragazzo ha sciolto il nodo che tiene ancorato il mercantile. Palamede e Cador si imbattono così in Elsa e Senta, due prostitute conosciute nella taverna-bordello del porto gestita da Kundry, una donna che, inaspettatamente, riesce ad avvicinare Parsifal del quale lei solo sembra conoscere il passato. Parsifal, il cui destino si lega strettamente alla ricerca del Graal, prosegue poi la sua peregrinazione, il suo viaggio iniziatico, fino ad arrivare in un non luogo dove un uomo, Amfortas, ferito all’inguine, è abitato da visioni apocalittiche e straziato dal dolore del mondo del quale si sente responsabile, poiché dominato dal desiderio. Parsifal, turbato da quella visione, si dirige nel tempo e nel luogo dove quella ferita ha avuto origine, la taverna-bordello di Kundry. Questa la storia evocativa del film che ha come cast artistico gli attori della Compagnia degli Eterni Stranieri: Matteo Munari, Diletta Masetti, Luca Tanganelli, Giovanni De Giorgi, Elena Crucianelli, Zoe Zolferino (e lo stesso Marco Filiberti). “Penso che questo film sia contemporaneo – dice il regista
– perché è contrario al sistema-mondo. E questo con un afflato spirituale che però non incanala mai la spiritualità nel sistema, ma casomai lo rompe. Quello che intendo dire – continua Filiberti- è che la vera rivoluzione in assoluto è quella che deve avvenire dentro di noi. Parsifal è allo stesso tempo il soggetto di un una rivoluzione individuale e universale”. Qual è la forza di Parsifal? “Quella di rinunciare totalmente all’Ego. Qui non si tratta di un io che patisce per questa sua rivoluzione, ma piuttosto di un atto liberatorio, di una rivoluzione iniziatica per affrancarsi dall’io” Cos’è il Graal che cerca Parsifal? È l’adesso – conclude Filiberti- e non a caso il film si chiude con questa parola”. Le riprese di Parsifal , prodotto dalla neo-nata Dedalus SRL, oltre che a Cinecittà, hanno avuto come location: l’Abbazia di San Galgano, l’Abbazia di Sant’Antimo, la Pieve di Corsignano, i Bagni di San Filippo, la Cripta dei Longobardi a Abbadia San Salvatore e le celle di San Francesco a Sarteano.
Box office Usa, Jumanji supera FrozenMa il film Disney va oltre quota un miliardo incassato nel mondo
15 dicembre 201918:55
– Ottima partenza per Jumanji: The Next Level, terzo capitolo della saga, che ruba il primato del box office Usa a Frozen 2 e rastrella 60 milioni di dollari al debutto nel mercato nordamericano e oltre 110 milioni a livello globale. Perde lo scettro dopo quattro settimane Frozen 2, che resta comunque secondo e fa suoi altri 5 milioni, sfondando il tetto del miliardo di dollari incassati in tutto il mondo.
Terzo Knives Out – Cena con Delitto, che si avvicina alla non trascurabile cifra di 80 milioni di incassi negli Usa, in 19 giorni. Non sfonda invece Richard Jewell di Clint Eastwood, quarto con soli 5 milioni in tasca.
Cinema: è on line sito dell’archivio Michelangelo AntonioniRaccoglie patrimonio del Fondo intitolato al regista ferrarese
FERRARA16 dicembre 201916:56
– E’ on line il sito http://www.archivioantonioni.it, che raccoglie il patrimonio del Fondo intitolato al regista ferrarese: foto, lettere, appunti, articoli, opere d’arte, raccolte di libri e musica, soprattutto i film, con l’idea di creare un museo virtuale in cui scoprire tutti gli aspetti della sua attività.
Il sito, che contiene il ricco archivio del Fondo Michelangelo Antonioni acquisito dal Comune di Ferrara nel 1998 e costituito da circa 47mila pezzi, è frutto di un complesso lavoro di studio, catalogazione e digitalizzazione, realizzato in collaborazione dalle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea del Comune, Fondazione Ferrara Arte, Ibc Emilia-Romagna, Ateneo di Ferrara e università eCampus.
Il sito, che resterà un work in progress, fornisce a studiosi e appassionati un accesso diretto ad una gran mole di documenti ed è anche una tappa di avvicinamento al futuro museo stabile che sarà dedicato ad Antonioni a Ferrara, arricchito pure da nuovi materiali promessi in dono dalla moglie Enrica Fico.
C’era una volta Sergio Leone, tra mito e rivoluzioneGrande esposizione a Roma. Raffaella Leone, papà l’avrebbe amata
16 dicembre 201917:06
In C’era una volta in America, Noodles (Robert De Niro) attraversando un portone di Coney Island, ci trasportava nel racconto a trent’anni dopo. E’ una delle tante emozioni ricreate in C’era una volta Sergio Leone, coinvolgente mostra dedicata al grande cineasta romano, concepita e realizzata dalla Cinémathèque Française e la Cineteca di Bologna, che dopo il debutto circa un anno fa a Parigi (dove ha ottenuto un grande successo), riporta gli universi cinematografici e privati del cineasta nella sua città, al Museo dell’Ara Pacis, dal 17 dicembre al 3 maggio.
Un viaggio scandito da oggetti personali, come la scrivania del regista, alcuni dei suoi libri o il piano Petrof dove Ennio Morricone faceva ascoltare all’amico d’infanzia (erano compagni di scuola alle elementari) le partiture delle colonne sonore per i suoi film, insieme a modellini, scenografie, sceneggiature, storyboard, bozzetti, costumi, oggetti di scena, centinaia di fotografie dal set e di famiglia. Un mondo di immagini e suoni arricchiti dagli schermi, che ci riportano ai capolavori del cineasta, capace tanto di rivoluzionare le forme di racconto, il genere western in primis, quanto di celebrare il mito. “Sono molto emozionata perché questa mostra che ho già visto a Parigi è straordinaria – spiega l’ad della Leone Film Group, e figlia del cineasta, Raffaella Leone (sorella di Andrea e Francesca), che con la famiglia ha messo a disposizione molto del materiale -. Si racconta mio padre, l’uomo, il regista. E’ come un tuffo nel passato. Ho apprezzato il far vedere da dove è partita la sua opera e dove è arrivata, facendo capire cosa ha lasciato nel tempo. Mi ha emozionato anche il racconto di quell’ironia che gli apparteneva. Poi non c’era posto più bello e significativo per riportare a Roma un romano. So che per lui sarebbe stato molto importante di questa mostra, ne sarebbe stato soddisfatto”.
Tante novità per 50 anni Giffoni Film FestivalGubitosi, nel 2021 avremo trecento giovani a lavorare
SALERNO16 dicembre 201917:52
– “Oggi è un giorno speciale e sono orgogliosamente emozionato perché ci avviciniamo all’atteso 2020, che è l’anno dei cinquant’anni della nostra storia”. Lo ha detto il direttore di Giffoni Opportunity, Claudio Gubitosi, al liceo Torquato Tasso di Salerno durante la presentazione del programma messo a punto per celebrare i cinquant’anni del festival del cinema per ragazzi, che quest’anno andrà in scena dal 16 al 25 luglio.
“Siamo ormai nel tempo di Giffoni Opportunity – ha proseguito Gubitosi – perché è questo che vogliamo continuare a fare, offrire opportunità. Lo faremo nel 2021 quando avremo trecento giovani a lavorare e Giffoni sarà la casa dei progetti innovativi e creativi che metteremo in cantiere da qui a poco”.
L’organizzazione sta lavorando per allestire una delle tappe all’estero anche a Disneyland Paris, in Francia e proporrà alcune attività in collaborazione con la Fondazione Scholas Occurrentes, promossa da Papa Francesco e attiva in tutto il mondo.
C’era una volta Sergio Leone, mostra a RomaAl Museo dell’Ara Pacis, dal 17 dicembre al 3 maggio
17 dicembre 201908:38
C’era una volta in America, Noodles (Robert De Niro) attraversando un portone di Coney Island, ci trasportava nel racconto a trent’anni dopo. E’ una delle tante emozioni ricreate in C’era una volta Sergio Leone, coinvolgente mostra dedicata al grande cineasta romano, scomparso a 60 anni nel 1989, concepita e realizzata dalla Cinémathèque Française e dalla Cineteca di Bologna, che dopo il debutto un anno fa a Parigi (dove ha ottenuto un grande successo), riporta gli universi cinematografici e privati del cineasta nella sua città, al Museo dell’Ara Pacis, dal 17 dicembre al 3 maggio.Un viaggio che si snoda per 300 mq in più rispetto alla mostra parigina, scandito da oggetti personali, come la scrivania del regista, alcuni dei suoi libri o il piano Petrof dove Ennio Morricone faceva ascoltare all’amico d’infanzia (erano compagni di scuola alle elementari) le musiche per i suoi film, insieme a modellini, scenografie, sceneggiature, storyboard, bozzetti, costumi, oggetti di scena, centinaia di fotografie dal set e di famiglia. Un mondo di immagini e suoni arricchiti dagli schermi, che ci riportano ai capolavori del cineasta, capace tanto di rivoluzionare le forme di racconto, il genere western in primis, quanto di celebrare il mito. Un genio raccontato anche dalle interviste, le fonti di ispirazione che hanno nutrito il suo cinema, da La sfida del samurai di Kurosawa citato a piene mani in Per un pugno di dollari, a de Chirico, dall’amato Goya (ne collezionava stampe all’acquaforte) a Cervantes da Edward Hopper al maestro della pop art Robert Indiana.Ricchissima poi la galleria di scene che hanno reso omaggio a Leone, dal Bond movie Skyfall a Le conseguenze dell’amore di Sorrentino, da Incontri ravvicinati del Terzo tipo di Spielberg a Mad Max Oltre la sfera del tuono di George Miller, a videogiochi come Red Dead Redemption. Senza dimenticare il suo impegno come produttore, per film come Il mio nome è nessuno o le prime regie di Carlo Verdone, e il grande progetto incompiuto di Leone, Leningrad, nel quale il regista avrebbe voluto raccontare gli anni di assedio alla città da parte dell’esercito tedesco durante la II guerra mondiale. “Sono molto emozionata perché questa mostra che ho già visto a Parigi è straordinaria – spiega l’ad della Leone Film Group, e figlia del cineasta, Raffaella Leone (sorella di Andrea e Francesca), che con la famiglia ha messo a disposizione molto del materiale -. Si racconta mio padre, l’uomo, il regista. E’ come un tuffo nel passato. Ho apprezzato il far vedere da dove è partita la sua opera e dove è arrivata, facendo capire cosa ha lasciato nel tempo.Mi ha emozionato anche ritrovare quell’ironia che gli apparteneva. Poi non c’era posto più bello e significativo per riportare a Roma un romano. So che per lui sarebbe stato molto importante di questa mostra, ne sarebbe stato soddisfatto”. Con straordinaria generosità “la famiglia ha aperto i suoi archivi – dice il direttore della Cineteca di Bologna Gian Luca Farinelli – Sergio Leone non ha realizzato film su Roma, ma forse è il regista più romano della storia del cinema, e ne ha la grandiosità. Da sempre ha giocato sfide molto rischiose e coraggiose”.Il percorso, a tinte ricche e sorprendenti, parte dalla nascita in Sergio Leone della passione per il cinema grazie ai genitori: il padre Roberto Roberti, nome d’arte di Vincenzo Leone, era stato attore, direttore artistico e regista e la madre, Edvige Valcarenghi, era un’attrice. Le immagini ci riportano ai suoi anni da aiuto regista e al debutto con il suo primo film, Il peplum Il colosso di Rodi (1961), fino all’approdo ai western, e al lavoro monstre durato 15 anni, sul capolavoro C’era una volta in America. Si rende anche omaggio anche ai suoi attori nelle loro trasformazioni e ai collaboratori del cineasta, dai rumoristi a compagni di set come il direttore della fotografia Tonino Delli Colli. Oltre che con la mostra, ricorda il vicesindaco di Roma con delega alla Crescita culturale Luca Bergamo, “Roma renderà omaggio a Leone attraverso una serie di iniziative tra febbraio e aprile, con 20 giornate dedicate al regista nelle Biblioteche civiche e alla Casa del Cinema”.
‘Il traditore’ fuori da corsa miglior film stranieroLe candidature finali per tutte le categorie il 13 gennaio
WASHINGTON17 dicembre 201909:36
– L’Italia con ‘Il traditore’ di Marco Bellocchio è fuori dalla corsa per il Best international feature film (nuova definizione dell’Oscar per il miglior film straniero). L’Academy of Motion Picture Arts and Sciences ha appena comunicato le shortlist preliminari di alcune categorie, tra le quali quella del miglior film internazionale. I dieci titoli ancora in corsa sono ‘Parasite’ di Bong Joon-ho (Sud Corea), ‘Dolor y gloria’ di Pedro Almodovar (Spagna), ‘The Painted Bird’ di Vaclav Marhoul (Repubblica Ceca), ‘Truth and Justice’ di Tanel Toom (Estonia), ‘I Miserabili’ di Ladj Ly (Francia), ‘Those Who Remained’ di Barnabás Tóth (Ungheria), ‘Honeyland’ di Tamara Kotevska e Ljubomir Stefanov (Macedonia del Nord), ‘Corpus Christi’ di Jan Komasa (Polonia), ‘La ragazza d’autunno’ di Kantemir Balagov (Russia) e ‘Atlantics’ di Mati Diop (Senegal). Le candidature finali per tutte le categorie saranno annunciate il 13 gennaio e la cerimonia degli Oscar 2020 si svolgerà il 9 febbraio.
Ozpetek torna a casa con La dea fortunaIl film con Accorsi, Leo e Trinca in sala dal 19/12
17 dicembre 201921:12
Coppia gay in crisi, famiglie arcobaleno, un po’ di malattia, il tempo che passa, transgender, tutta la musica che occorre, un quartiere popolare dove tutti comunicano, ma anche un palazzo nobiliare con dentro una strega. Insomma dramma e commedia, dolore e sentimento con un pizzico di magia. Ferzan Ozpetek è tornato a casa con ‘La dea fortuna’ in sala dal 19 dicembre con Warner Bros. E in questa tredicesima opera cinematografica del regista di origine turca, anche l’ombra di Mina che oltre l’apporto della canzone ‘Luna Diamante’, scritta da Ivano Fossati e da lei cantata, ha dato più di un consiglio artistico al regista di Fate ignoranti. “Che vita meravigliosa” (Carosello Records), è invece il nuovo singolo di Diodato, romantico tributo dell’artista alla vita, in tutte le sue sfaccettature e declinazioni scritto immaginando le atmosfere dei film di Ferzan Ozpetek, con cui è nato un incontro che ha portato alla stesura della versione presente nella colonna sonora del film “La Dea Fortuna”.”Con ‘La dea fortuna’ dopo tanti film, mi sono sentito davvero libero di fare un lavoro che somiglia a me”, dice oggi a Roma Ozpetek. Questa la storia. Arturo (Stefano Accorsi), scrittore alquanto insoddisfatto, e Alessandro (Edoardo Leo), che fa l’idraulico, si amano e da 15 anni vivono insieme. Pur legati da un grande affetto, tra loro manca la passione e c’è ormai quella crisi che loro non vogliono affrontare. A smuovere le acque sarà Annamaria (Jasmine Trinca), la confusionaria migliore amica di Alessandro che, per problemi di salute, si troverà costretta a lasciare in custodia alla coppia i suoi due figli: Martina ed Alessandro . La coppia gay troverà una nuova voglia di stare insieme grazie all’arrivo di questi due tonici bambini, e sarà baciata da quella Dea Fortuna che dà il titolo al film prodotto da Warner Bros. Entertainment Italia, R&C Produzioni e Faros Film. “Tutto è nato da una telefonata di mia cognata che per un problema di salute prospettava a me e al mio compagno se ci saremmo potuti occupare dei loro figli. Mi è subito piaciuta questa idea che avrei potuto sviluppare. Mi andava poi di raccontare più che il solito primo incontro di una coppia, la fine di un rapporto quando l’erotismo si trasforma in affetto”, dice Ozpetek. E aggiunge il regista: “Non volevo comunque dare alcun messaggio con questo film, ma raccontare solo il mio stato d’animo”. Per quanto riguarda la sua amicizia con Mina, dice Ozpetek con grande riserbo, quasi a non voler tradire la sua amica: “è lei che mi ha consigliato Barbara Alberti nel ruolo della nobile madre di Annamaria. Una specie di strega che vive in un maniero alla Hansel e Gretel capace di mille cattiverie”. “Mio figlio un giorno mi ha detto che Ozpetek cercava una vecchia cattiva con la faccia da carogna, una sorta di mamma, papà, zio e patriarca – dice la stessa Alberti con intelligenza e spirito – . Comunque per fortuna – aggiunge – questo film non vuole dare un messaggio, né dire siamo gay o non gay, ma, cosa ancor più importante: siamo felici o non siamo felici”.
Charlize Theron, quando mamma uccise mio padre”Era alcolizzato e violento. Fu legittima difesa”
17 dicembre 201919:45
– L’attrice Charlize Theron, oggi 44 anni, reduce dall’uscita di “Bombshell’, a Los Angeles ha rievocato – in un’intervista a Npr – la notte più traumatica della sua vita, quella in cui sua madre uccise a colpi di pistola suo padre per legittima difesa. Ma ha detto di non vergognarsi nel raccontare quel momento che risale al 1991.
Allora Theron aveva solo 15 anni e viveva con la famiglia in Sudafrica, dove è nata e cresciuta. “Mia madre e io eravamo nella mia stanza e ci spingevamo contro la porta perché tentava di sfondarla, era ubriaco”, ha aggiunto. “Nessuno di quei proiettili ci ha mai colpito, il che è solo un miracolo”. A quel punto, la madre della star, Gerda, si è risolta all’inevitabile: per salvare la vita a se stessa e alla figlia ha sparato a sua volta al marito. “Ma è stato per legittima difesa”, ha assicurato l’attrice. Gerda non è mai stata incriminata per aver aperto il fuoco. “Non mi vergogno – ha confessato Theron a Npr – a parlarne, perché penso che più parliamo di queste cose, più capiamo di non essere soli”
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Da Altan a Ratigher per Fumetti nei musei29 nuovi albi a Istituto grafica. Terza tappa andrà in Sicilia
12 dicembre 201919:23
– Gli esploratori dell’Appia antica, la “regina delle strade”. Papi, soldati, mercanti, imperatori che, chissà, per i ragazzi di Gud hanno lasciato qualche tesoro da ritrovare. La voce della Dea che nei tratti di Eliana Albertini soffia nella notte tra Villa Adriana e Villa d’Este a Tivoli. E ancora i samurai di Marco Galli al Museo Orientale di Venezia o le “quattro chiacchiere” con il mammut di Spugna al MuNDA dell’Aquila, fino al Maestro Altan che per il Castello Scaligero di Sirmione in Acqua passata ripercorre la leggenda del fantasma Ebengardo da 700 anni vaga in cerca della sua Arice.
Seconda tappa per Fumetti nei musei, il progetto Mibact realizzato con Cocoino Press – Fandango e il supporto di Ales spa, per avvicinare il pubblico più giovane alle collezioni d’arte e archeologia e ai luoghi preziosi che li ospitano. Dopo il successo dei 22 fumetti della prima edizione, premiata nel 2018 con il Gran Guinigi come miglior iniziativa editoriale dell’anno al Lucca Comics & Games, la collana si arricchisce ora di altri 29 albi, ambientati in altrettanti musei italiani, per offrire una diversa visione a bambini e ragazzi dei laboratori didattici, a suon di tavole, vignette e ballon, fino al 16 febbraio anche in mostra collettiva all’Istituto Centrale per la grafica di Roma.
“Un modo di avvicinare i ragazzi ai musei. Questa volta, poi, accanto a realtà molto frequentate ne abbiamo anche di meno note”, sottolinea il ministro dei Beni culturali e Turismo, Dario Franceschini.
Modigliani 2020, il genio e l’ereditàMostra a Roma e tanti eventi per il centenario della morte
12 dicembre 201913:16
– Una mostra-evento a Roma, con oltre 100 capolavori esposti sfruttando le possibilità espressive della tecnologia, per un’esperienza immersiva. E poi dibattiti e convegni, produzioni editoriali, un ologramma e la realizzazione di una casa tecnologica per ricordare un grande artista facendo attivamente cultura. Sono gli eventi che animeranno le celebrazioni dedicate nel corso del 2020 ad Amedeo Modigliani, nel centenario della morte, realizzate dall’IAM, Istituto Amedeo Modigliani. Un modo per ricordare l’attività del genio livornese, il tratto unico – nelle forme e nella luce – dei suoi dipinti e delle sue sculture, ma anche per permettere di approfondire la conoscenza della sua figura, rafforzando l’interesse del pubblico, anche attraverso l’eterogeneità delle iniziative. L’evento principale, in programma a giugno 2020, sarà “L’Impossibile Modigliani. L’artista italiano e l’arte africana. Simbolo, opere, tecnologia”, grande mostra, allestita al Quirinetta, che fonderà la tecnologia alle opere uniche del grande Modì e nell’ambito della quale per la prima volta al mondo sarà presentato l’ologramma Modigliani. Per tutto il 2020 poi l’arte del maestro livornese, morto giovanissimo nel 1920, a 35 anni, arriverà fino in Cina: l’IAM infatti organizzerà due mostre seguendo il format Modlight, ideato e registrato dall’Istituto. Ma un anticipo delle celebrazioni si avrà già il 12 dicembre, con la presentazione alla Casa del Cinema del libro “Il principe Modigliani” di Angelo Longoni.
