Ultimo aggiornamento 7 Novembre, 2022, 13:02:56 di Maurizio Barra
Meloni ha incontrato, a margine del vertice Onu sul clima, il presidente dello Stato di Israele, Isaac Herzog. Nel corso della mattinata ha avuto un faccia a faccia anche con il primo Ministro del Regno Unito, Rishi Sunak e con il primo ministro della Repubblica federale democratica di Etiopia, Abiy Ahmed.
Meloni vede premier Etiopia, rafforzare legami su energia Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha avuto un incontro bilaterale molto cordiale a margine dei lavori della CoP 27 con il Primo Ministro della Repubblica Federale Democratica d’Etiopia, Abiy Ahmed. Il Presidente del Consiglio ha espresso soddisfazione per la recente conclusione dell'”Accordo per una pace duratura attraverso la cessazione delle ostilità” tra il Governo etiopico e il Fronte di Liberazione del Popolo Tigrino ed ha sottolineato l’importanza di una sua efficace attuazione per il bene del popolo etiopico e la stabilità del Corno d’Africa. Meloni e Abiy hanno richiamato gli storici rapporti bilaterali e discusso delle opportunità di rafforzamento dei legami economici soprattutto in campo energetico. Il Presidente Meloni ha sottolineato come la collaborazione con l’Africa sia centrale per la politica estera italiana.

Report dell’Organizzazione meteorologica mondiale, in Africa 19 milioni di persone alla fame per la siccità. Oms, tra 2030 e 2050 per il clima +250mila morti all’anno. Al via la Cop27, per l’Italia attesa la premier Meloni (ANSA)
”Dobbiamo affrontare molte sfide, ma il cambiamento climatico è la più grande. Questa Cop27 dovrà tenere traccia delle promesse. Dobbiamo fare tutto il possibile per mantenere” l’obiettivo di limitare il riscaldamento climatico “a 1,5 gradi” rispetto ai livelli pre-industriali “a portata di mano”, ha scritto in un tweet la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in concomitanza con l’avvio della Cop27 a Sharm El Sheikh. “L’Europa mantiene la rotta”, ha aggiunto.
Meloni-Sunak,risposta unitaria all’aggressione all’Ucraina Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha avuto un incontro bilaterale molto cordiale a margine dei lavori della CoP 27 con il Primo Ministro del Regno Unito, Rishi Sunak. Lo comunica palazzo Chigi. Nel colloquio Meloni e Sunak hanno discusso le principali sfide che la Comunità internazionale deve affrontare, prima fra tutte l’esigenza di una risposta unitaria all’aggressione russa all’Ucraina, e hanno sottolineato l’importanza della cooperazione tra Italia e Regno Unito in ambito G7 e NATO. Insieme l’Italia e il Regno Unito potranno rafforzare il legame transatlantico. Meloni e Sunak hanno inoltre ribadito la volontà di lavorare insieme per sviluppare ulteriormente le relazioni bilaterali tra Roma e Londra.
Sunak, lotta al climate change è via per crescita pulita La lotta al cambiamento climatico può diventare la via per una “crescita globale pulita” e per nuovi posti di lavoro. E’ quanto il premier britannico Rishi Sunak afferma nel suo discorso odierno alla Cop27 in Egitto come anticipato da Downing Street. Per Sunak è essenziale che i Paesi del mondo rispettino gli impegni presi l’anno scorso alla Cop26 di Glasgow al fine di limitare l’aumento della temperatura globale: “un obiettivo ancora a portata di mano”. “Credo che possiamo farcela – dice il primo ministro – per questo i leader globali devono fare di più e più velocemente”. Secondo Sunak, l’invasione russa dell’Ucraina ha “rafforzato” l’importanza di porre fine alla dipendenza dai combustibili fossili, e così può arrivare una nuova spinta a investire nell’industria ‘green’. Il primo ministro conservatore deve presentare un nuovo investimento britannico da 200 milioni di sterline per proteggere le foreste e per lo sviluppo di tecnologie verdi nei Paesi in via di sviluppo. Inoltre il Regno Unito vuole mantenere il suo impegno internazionale di investimento per il clima da 11,6 miliardi di sterline e si impegna a triplicare i fondi per l’adattamento climatico da 500 milioni di pound nel 2019 a 1,5 miliardi nel 2025.
Guterres, serve un Patto solidarietà climatica fra Stati Un Patto di solidarietà climatica fra Stati ricchi e Stati emergenti. Lo ha chiesto stamani il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, in apertura del summit dei capi di Stato e di governo alla conferenze sul clima Cop27 di Sharm el-Sheikh. Il segretario generale ha ribadito che il cambiamento climatico è “la sfida centrale del nostro secolo”, ma che su questa “stiamo perdendo: le emissioni crescono e le temperature globali salgono”. “In apertura della Cop27, io chiedo un Patto storico fra le economie sviluppate e quelle emergenti, un Patto di solidarietà climatica – ha detto Guterres -. Un Patto in cui tutti i paesi facciano uno sforzo ulteriore per ridurre le emissioni in questa decade, in linea con l’obiettivo di 1,5 gradi. Un patto in cui i paesi più ricchi e le istituzioni finanziarie internazionali forniscano assistenza per aiutare le economie emergenti ad accelerare la loro transizione all’energia rinnovabile. Un Patto che ponga fine alla dipendenza dai combustibili fossili e alla costruzione di centrali a carbone. Un Patto che fornisca energia universale, affidabile e sostenibile per tutti”. Per Guterres “le due maggiori economie, Stati Uniti e Cina, hanno una particolare responsabilità nell’unire i loro sforzi per rendere questo Patto una realtà”. Il segretario generale ha chiesto “una roadmap” per attuare la promessa, fatta dai paesi sviluppati alla Cop26 di Glasgow l’anno scorso, di raddoppiare la finanza per il sostegno all’adattamento al cambiamento climatico, fino a 40 milioni di dollari all’anno. Quindi ha aggiunto che un fondo per ristorare le perdite e i danni del riscaldamento globale nei paesi meno sviluppati è “un imperativo morale”. “Ottenere risultati concreti sui loss and damage – ha detto – è un test decisivo sull’impegno dei governi al successo della Cop27”.
Sisi, la guerra in Ucraina ‘deve finire’ In apertura della conferenza Onu sul clima Cpp27, il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi ha chiesto di porre chiede al conflitto in Ucraina: “”questa guerra deve finire”, ha detto il capo di stato egiziano formulando un “sincero appello” ai belligeranti. “Noi, io e tanti leader qui, siamo pronti ad agire per fermare questa guerra che ha una grande influenza sul mondo intero”, ha detto ancora Sisi. “Abbiamo sofferto grandemente per il Covid-19 per due anni e ora stiamo soffrendo di nuovo a causa di quest’altra crisi, di questa guerra non-necessaria”, ha detto il presidente parlando per conto del suo Paese che “non è uno dei più forti economicamente”.
Media, Usa-Gb sotto di miliardi nei fondi sul clima
Stati Uniti, Regno Unito, Canada e Australia non hanno raggiunto la loro “giusta quota” di finanziamenti per il clima a favore dei Paesi in via di sviluppo. Lo afferma un’analisi di Carbon Brief (sito specializzato in scienza e politica del cambiamento climatico) riportata in esclusiva dal Guardian. I Paesi ricchi si erano impegnati a fornire 100 miliardi di dollari l’anno entro il 2020, ma l’obiettivo è stato mancato. La quota Usa era 40 miliardi di dollari, ma nel 2020 hanno versato 7,6 miliardi. Australia e Canada solo un terzo, Londra tre quarti. Tokyo e diversi Paesi europei, tra cui l’Italia, sono invece tra i più virtuosi.
Johnson, guerra di Putin ha rallentato i progressi sul clima La guerra in Ucraina ha rallentato i progressi contro il cambiamento climatico. Lo ha detto l’ex premier britannico Boris Johnson nel suo intervento alla Cop27 di Sharm el-Sheik. “Penso che Glasgow sia stato un punto culminante per la lotta contro il cambiamento climatico ma appena tre mesi dopo abbiamo avuto la catastrofe morale e umana dell’invasione dell’Ucraina da parte di Putin”, ha affermato BoJo, che aveva organizzato la Cop26 tenutasi l’anno scorso nella città scozzese. Nel suo discorso ha sottolineato di “essere lo spirito di Glasgow” e che bisogna quindi continuare sulla strada intrapresa nella conferenza precedente. Rispetto agli interventi da compiere per salvare il pianeta ha affermato che “questo è il momento di spingere a fondo sul pedale dell’elettrico”. Ha poi sottolineato gli sforzi intrapresi contro il climate change da Cina, Egitto e Stati Uniti, dicendo che però servono nuovi progressi. Sul suo Regno Unito ha affermato: “Non stiamo solo aiutando le persone con il costo dell’energia, ma ci stiamo assicurando che non potremo mai più essere così vulnerabili alle improvvise oscillazioni del prezzo del gas”. Ha ricordato poi gli investimenti di Londra nelle rinnovabili e nel nucleare. “Non abbiamo trovato abbastanza soldi per fare tutto quello che dovevamo fare”, ha detto rispetto agli impegni economici per il clima presi dai diversi Paesi. Secondo i dati raccolti dagli attivisti, il Regno Unito ha coperto i 3/4 degli impegni finanziari presi, comunque meglio di quanto fatto da Stati Uniti, Canada e Australia.
India, chiediamo finanza climatica e transizione equa Il ministro indiano all’Ambiente, Foreste e Climate Change, Bhupender Yadav, ha inaugurato ieri a Sharm El-Sheik il Padiglione indiano alla 27esima sessione del Cop27. Il ministro ha accolto i delegati presentando l’iniziativa LiFE-Lifestyle for Environment, lanciata dal premier Modi in ottobre, in occasione della visita del Segretario generale delle Nazioni unite Antonio Gueterres. Nella sua presentazione Yadav ha detto che, con LiFe, l’India propone “una soluzione semplice alla complesse sfide del cambiamento climatico, offrendo esempi delle possibili azioni da intraprendere a livello individuale, con uno stile di vita semplice e la scelta di pratiche sostenibili per la protezione della Terra”. Yadav ha anche sottolineato la posizione dell’India, “che lavorerà per progressi sostanziali nella discussione sulla finanza climatica e nell’introduzione di nuove tecnologie e di nuove collaborazioni per facilitare lo scambio tecnologico”.
I commentatori prevedono che l’India insisterà soprattutto sull’agenda della “loss and damage finance”, per un accordo che preveda sia la “transizione equa”, ovvero l’impegno che ai paesi in via di sviluppo sia garantita l’energia necessaria e la protezione della forza lavoro del settore dei combustibili fossili, mentre si muovono verso le rinnovabili, di pari passo con la richiesta di impegni finanziari per le cosiddette compensazioni climatiche. Il sito IndiaSpend ricorda che il paese, come dimostrato da uno studio recente di Lancet, sta già soffrendo per gli effetti avversi del climate change, con un aumento del 55% delle morti legate al caldo negli ultimi quattro anni, rispetto al quadriennio 2000-2004, e con una perdita di guadagno del 5,4% del suo Pil per il caldo estremo. Solo nel 2022, da gennaio al 30 settembre, l’India ha sofferto di 242 episodi di clima estremo.
