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Marchetti su Tmw: “Un’eredità Mondiale”

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Ultimo aggiornamento 15 Dicembre, 2022, 08:05:24 di Maurizio Barra

Il collega Marchetti su Tmw: Il Mondiale ci ha regalato in assoluto tante emozioni, tante storie da raccontare, tanti spunti di riflessione. E parlando di mercato ci sono delle “scoperte” che sicuramente senza Mondiale non ci sarebbero state. Prendete – soprattutto – i giocatori del Marocco, che al grande pubblico non erano noti ma che anche per gli addetti ai lavori non erano superconosciuti: soprattutto se bisognava confrontarli con gli altri. E quindi sapere come si sarebbero comportati in un determinato contesto dove la qualità si alzava per forza. Ecco la risposta c’è stata. Ed ecco perché il Mondiale rimane una vetrina straordinaria, anche e soprattutto per il mercato. Nessuno però ha detto economica…

Noi volevamo però fare un’altra riflessione. Che arriva sempre dal campo ma che non è per forza determinata dal risultato. Studiando un report del CIES (il centro studi della UEFA) ci siamo chiesti, come loro, chi ha formato, nei club, i partecipanti al Mondiale. Perché tanto si parla in questi mesi del ritorno ai settori giovanili, della possibilità di cambiare qualcosa per migliorare il sistema italiano. Addirittura di privilegiare gli italiani per farli crescere meglio, forse con meno competizione. Quando poi ti accorgi che le 4 semifinaliste del Mondiale avevano una percentuale di convocati del campionato interno, veramente bassa. Quindi il talento evidentemente c’era, anche se non in patria. E allora: chi ha allevato quel talento. Il Cies in qualche modo ce lo ha spiegato. Per formati si intende che per almeno 3 stagioni (dai 15 ai 21 anni) abbiano giocato per un club

L’Ajax è il club che ha formato più giocatori al Mondiale: 11, forniti a 5 nazionali diverse. Va detto che il secondo e il terzo club sono un club del Costarica (il Deportivo Saprissa) con 10 giocatori formati che erano al Mondiale e 9 di un club qatariota (l’Al-Sadd) ma chiaramente hanno fornito solo le loro Nazionali.

Quindi per capire meglio dove vengono formati i giocatori abbiamo cercato di prendere i club che hanno fornito più di una nazionale: almeno 2, meglio 3.

Quindi la “nuova” classifica sarebbe Ajax (11 giocatori per 5 nazioni), Dinamo Zagabria e Sporting (8 giocatori per 2 nazioni) Manchester City (7 giocatori per 6 nazioni), poi Liverpool, Barcellona e PSG tutti a parimerito (7; 4), poi il Real (7;3), il River, Benfica e il Genk (7;2), il Chelsea (6;5), l’Arsenal (5;5), Monaco (5;4), Valencia (5;3), Tottenham (4;4), Atletico Madrid, Hoffenhemi e Stoccarda (4;3). E così via… si possono fare mille considerazioni su questi numeri. Capire come il calcio sia cambiato e sia diventato un fenomeno internazionale. Come i grandi club possano catalizzare anche il talento e formarlo, direttamente nella loro società, nei loro settori giovanili e portarlo poi anche ad esprimersi in un contesto prestigioso come quello Mondiale. Se poi volete possiamo vedere quanti di questi giocatori sono arrivati agli ottavi: rimangono più o meno le stesse, quasi con lo stesso numero di giocatori.

Molto dipende anche da chi si è qualificato a questo Mondiale, ma non con i criteri che abbiamo aggiunto. In Italia non solo non siamo riusciti ad allevare il talento che ci possa permettere di partecipare al Mondiale come squadra, ma neanche (nei grandi numeri) di allevarlo per gli altri, come magari succede in altre realtà. Come sicuramente succede in realtà ancor più strutturate come le squadre di Premier o le big della Liga.

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