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Bernardeschi: "Mi dispiace per Cristiano, è uno dei tre calciatori più forti della storia. Rabiot criticato ingiustamente"

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Ultimo aggiornamento 20 Dicembre, 2022, 18:49:52 di Maurizio Barra

Federico Bernardeschi, calciatore dell’Italia e del Toronto, è intervenuto in diretta sul canale Twitch di ‘Cronache di spogliatoio’. Queste le sue parole a partire dal momento di Cristiano Ronaldo: “Mi dispiace per Cristiano, è uno dei 3 giocatori più forti della storia, per quello che ha dimostrato, che è stato, avrebbe meritato un finale di carriera diverso. Mi dispiace anzitutto a livello umano, per l’uomo che è. Un giocatore del suo livello è giusto che smetta quando vuole ma bisogna essere lucidi e capire quando è il momento più adatto. Fossi stato compagno di CR7 al Manchester United, avrei accettato la sua decisione. Sono un professionista, che lui voglia o meno rimane in squadra, io continuerei a dare tutto per la maglia”.


Cosa pensa dell’Argentina e Messi?

“Credo che fino a quando era in vita, Maradona abbia voluto tenere la corona di più grande della storia per sé, ora che non c’è più, l’ha donata a Messi. Non è un caso che Leo abbia vinto il mondiale a 35 anni, alla sua ultima possibilità. È da quando ha 19 anni che sentiva queste pressioni addosso, di dover vincere, di essere il più grande. Anche lui ha dovuto fare un percorso, affrontare delle difficoltà, andare oltre se stesso e scoprire lati del suo carattere che non aveva ancora palesato. Ci sono momenti decisivi nella vita e questo è il suo. Per quello che ha vinto, per quello che è stato e per quello che è, Messi è Maradona da 15 anni ormai”.


Che impressione le ha fatto Rabiot al Mondiale?

“Rabiot è sempre stato criticato ingiustamente dall’esterno, perché, se lo avessero visto “dall’interno” come ho fatto io per 4 anni, nessuno lo avrebbe mai criticato. Probabilmente bisognerebbe educare di più il pubblico a capire come si analizza un calciatore, non bastano 4, 5 partite sbagliate a dire che una stagione è fallimentare, perché poi, le qualità, quando le hai, vengono fuori sempre al momento giusto. In Italia bisogna lavorare, noi calciatori per primi, sul far capire che va bene criticare o essere arrabbiati se la propria squadra perde, ma non bisogna andare allo stadio per sfogare le proprie frustrazioni ma per divertirsi. Le prese in giro sono una cosa divertentissima, noi calciatori siamo i primi a scherzare tra di noi, ma non si deve superare una certa linea, bisogna tornare a divertirsi. Come è stato a fine anni ’90, era un calcio più romantico. Passano le generazioni e cambia il modo di pensare, siamo nell’era digital, una volta vedevi il calciatore la domenica per la partita e poi lo ritrovavi almeno una settimana dopo. Ora le vite dei personaggi pubblici sono sempre esposte, si conosce tutto della loro vita privata e questo può generare frustrazione, specie in una fase storica come questa, in cui l’Italia sta affrontando un periodo difficile”.

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