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Nordio: 'per concorso serve norma ad hoc, ora incertezze' 

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Ultimo aggiornamento 14 Luglio, 2023, 10:18:28 di Maurizio Barra

La commissione per la riforma del codice penale, da lui presieduta, “ha concluso che il concorso esterno andava tipicizzato con una norma ad hoc, perché non esiste come fattispecie autonoma nel codice, ma è il frutto di una interpretazione giurisprudenziale che coniuga l’art 110, sul concorso, con il 416 sull’associazione”. Così il ministro della Giustizia Carlo Nordio, al Corriere della Sera. Questo “ha comportato un’estrema incertezza applicativa. Le voci per introdurre una norma tipica sono quasi universali nel mondo universitario e forense”.

Alla domanda se non tema di favorire il crimine, Nordio risponde: “La mia interpretazione è anche più severa, perché anche chi non è organico alla mafia, se ne agevola il compito, è mafioso a tutti gli effetti. Se si affrontassero questi argomenti con animo freddo e pacato, e non con polemiche sterili, troveremmo una soluzione: scrivere una norma ad hoc molto semplice e molto chiara”. Rispetto allo scontro politica-magistratura “il confronto continuerà. Sono stato magistrato per quarant’anni, e mi sento ancora tale”.

Parlando di separazione delle carriere, Nordio sostiene che essa è “consustanziale al processo accusatorio voluto da Vassalli. Purtroppo è stato attuato a metà. Esiste in tutto il mondo anglosassone, e non mina affatto l’indipendenza della magistratura requirente. Tuttavia richiede una revisione costituzionale. Comunque fa parte del programma di governo, e sarà attuata. Significa anche discrezionalità dell’azione penale e facoltà del pm di ritrattarla. Tutte cose che in questo momento la Costituzione non consente. Ma eviterebbero almeno un 30% dei processi che si rivelano inutili e dannosi”.

Maria Falcone, ‘da Nordio schiaffo a memoria di Giovanni’ 

“Uno schiaffo alla memoria e al lavoro di Giovanni. Mi auguro che il Guardasigilli ci ripensi e si fermi”. Così a Repubblica Maria Falcone, sorella del giudice assassinato dalla mafia. “E’ un’offesa gravissima perché ricordo bene il grande lavoro di Giovanni per arrivare a questo primo passo importantissimo per poter indagare sui fatti di mafia” dice ancora. “Mio fratello – afferma – diceva che la mafia non è solo composta dai famosi ‘punciuti’, coloro che firmano col sangue il patto di appartenenza all’associazione, ma è proprio attraverso i rapporti che riesce a stabilire con tutta una fascia ambigua della società che crea la sua maggiore forza. Nordio forse non conosce, o forse non ricorda le tante sentenze della Cassazione che hanno consolidato il reato rendendolo uno strumento fondamentale per tutti coloro che indagano sulla mafia”. Secondo Maria Falcone si rischia di mandare all’aria i processi: “Credo anche che fare affermazioni del genere mi porta a chiedere se Giovanni e Paolo, dopo tanto lavoro e dopo tanto dolore, siano morti proprio invano. Sarebbe un segnale negativo rispetto ai risultati raggiunti con tanti sacrifici in questi anni”. Se passasse questa linea, conclude Falcone, “sarebbe una pietra tombale nella lotta alla mafia. Giovanni diceva che ognuno di noi deve fare la sua parte. Mi auguro che Nordio faccia la sua, perché anche lui deve dare il suo contributo nella lotta alla mafia”.

Di Matteo, ‘riforme giustizia attuano il piano della P2’ 

“C’è un disegno unico nelle riforme che attuano il programma fondativo di Forza Italia e affondano le radici nel disegno della Loggia P2”. Così, in una intervista alla Stampa, il pm della Procura nazionale antimafia Nino Di Matteo. “Il dibattito sulle singole riforme rischia di essere insufficiente, se non fuorviante, senza una visione d’insieme – aggiunge – Vedo una continuità. Nel solco del programma dei governi Berlusconi, negli ultimi anni la politica è pervasa da una voglia di rivalsa nei confronti di una certa magistratura. Quella che, in ossequio alla Costituzione, ha esercitato il controllo di legalità a 360°”. “Le riforme Cartabia e Nordio vanno nella stessa direzione – prosegue – Che non è rendere più veloce la giustizia, ma sdoppiarla. Implacabile sui reati comuni; lenta e spuntata verso le manifestazioni criminali dei colletti bianchi. Cartabia ha aperto il varco che Nordio percorre. Le sue riforme darebbero la spallata finale”. L’obiettivo complessivo, secondo il magistrato, sarebbe “ridimensionare l’indipendenza della magistratura, controllarla direttamente e indirettamente. Questa è la posta. Il sistema di potere intende blindarsi, inattaccabile dal controllo di legalità”. Oggi è possibile, per Di Matteo, “perché nel frattempo l’immagine della magistratura è diversa rispetto a 30 anni fa. Negli ultimi quindici anni si è consolidata la tendenza di una magistratura dominata da carrierismo e burocrazia”. Infine il concorso esterno: “Chi lo contesta ignora, o finge, che per primo fu Falcone a utilizzarlo per indagare Ciancimino; e che grazie a questo reato sono stati condannati politici importanti (Dell’Utri, D’Alì e Cosentino), funzionari di polizia, imprenditori, sindaci, magistrati. La mafia diventa più fluida. Eliminare il concorso esterno costituirebbe un grave danno”.

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