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Corsa contro il tempo per salvare Micromega dalla chiusura

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 22 Settembre, 2023, 17:46:05 di Maurizio Barra

Se entro la mezzanotte di domenica 8
ottobre
non arriveranno almeno cinquemila impegni ad abbonarsi o
sostenere la rivista, Micromega chiuderà.

   
“A giorni uscirà il numero 5 del 2023, un Almanacco delle
scienze curato da Telmo Pievani dal titolo La scienza è una
questione di metodo. Poi a novembre il numero 6 sul tema della
Cittadinanza vs identità e della galassia del fenomeno “woke”,
praticamente già pronto. Sarà l’ultimo” avverte il direttore
Paolo Flores D’Arcais che lancia l’Sos: se questi impegni non
verranno presi vorrà dire che “nella vita pubblica lo spazio per
una rivista di sinistra illuminista come MicroMega si è ormai
consumato. Non potremo perciò dirci arrivederci ma solo addio”.

   
Attualmente Micromega, fondata nel 1986, ha 500 abbonati alla
rivista cartacea, 1200 al settimanale on line MicroMega+ e una
vendita media in libreria di 300 copie al mese ma, chiarisce
Flores D’Arcais, “per un bilancio saldamente in equilibrio ci
serve almeno il triplo”. La rivista perde “tra i 10 e i 15 mila
euro al mese” e da due mesi i redattori e i fornitori non
vengono pagati: dunque, “la prossima settimana cominceremo ad
avviare le procedure per la liquidazione della società”.

   
Insomma, nonostante gli sforzi, tra cui la donazione di 100
mila euro di un amico e i versamenti/prestiti di Flores D’Arcais
alla società per complessivi 250 mila euro, oltre ai
corrispettivi dei mancati stipendi, “MicroMega muore. A meno di
un miracolo, di cui nessun Dio, ma solo voi, potete essere gli
autori” è l’ultimo appello del suo direttore che ricorda: “Muore
una testata di sinistra illuminista, da quasi trentotto anni
impegnata culturalmente, civilmente, politicamente, sul versante
egualitario, libertario, laico (e anche ateo), per una giustizia
eguale per tutti. Che ha espresso sempre in modo radicale il
proprio punto di vista, ma ha sempre accettato e anzi promosso
il confronto con posizioni anche lontane. Oggi spesso rifiutato
da altri, nella sinistra e nella Chiesa”.

   

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