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Spread va oltre quota 200. Meloni: 'L'Italia è solida'

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Ultimo aggiornamento 7 Ottobre, 2023, 02:21:40 di Maurizio Barra

Da gennaio lo spread non si assestava per un’intera giornata sopra i 200 punti base, toccando anche quota 204. Il differenziale tra i rendimenti dei Btp e i titoli di Stato tedeschi ha chiuso a 202, con il rendimento del decennale italiano salito al 4,9%, dopo un picco del 5% sui livelli del 2012. Lo scenario però “non preoccupa” Giorgia Meloni. “L’economia italiana è solida e credo che il governo stia spendendo le risorse in modo serio, facendo leva sulla crescita economica, e che ciò sia compreso da tutti”, ha commentato la premier, che aveva già minimizzato le fibrillazioni sui mercati. In attesa della portata (e delle articolazioni) della manovra e del rating di Standard and Poor’s, Fitch e Moody’s fra fine ottobre e metà novembre, dalla Germania è arrivato il giudizio degli analisti di Scope. “Deficit di bilancio più alti potrebbero indebolire il profilo di credito” del Paese”, notano fra l’altro.

“Le revisioni al ribasso di crescita e prospettive di bilancio confermano – aggiungono – la preoccupazione che l’Italia abbia un percorso ristretto per consolidare le finanze pubbliche”. Le strettoie finanziarie impongono anche una spending review nei ministeri, che però viaggia in ritardo rispetto al traguardo del 10 settembre fissato dalla premier in estate. Da Palazzo Chigi è arrivato un nuovo input, e a breve anche delle linee guida emanate da Meloni “per dare avvio celermente a questo percorso”, come annunciato da Alfredo Mantovano durante l’ultimo Cdm. Il sottosegretario ha anche ricordato ai ministri che, se hanno bisogno di esperti per studiare gli interventi, l’ultima legge di bilancio ha già stanziato 75 milioni di euro per assumerli. Senza contare il Comitato scientifico istituito nel 2021 con questa missione. Gli obiettivi di spending review sono fissati dal Def ad aprile, e specificati da un Dpcm ad agosto. Dal 2024 al 2026 il traguardo era di un miliardo e mezzo di risparmi. Gran parte in carico al Mef (647 milioni), al ministero del Made in Italy (199), a quello della Difesa (193) e a quello delle Infrastrutture (135).

Una decina di giorni fa, al momento del varo della Nadef, Meloni e Giancarlo Giorgetti hanno richiamato la squadra di governo: o tagliano i ministri, oppure ci penserà il titolare dell’Economia, che intanto ha alzato l’obiettivo dei risparmi, portando quello del 2024 da 300 milioni a 2 miliardi. Meloni ha già chiarito che l’imperativo è evitare gli sprechi. La revisione di interventi, servizi erogati, procedure amministrative e assetti organizzativi, è l’input di Palazzo Chigi, non deve avvenire con sforbiciate lineari ma in base alle priorità politiche. Di certo, non si possono tagliare gli interventi legati al Pnrr (martedì è in programma una nuova cabina di regia convocata da Raffaele Fitto con altri nove ministri e gli enti locali), quelli di ricostruzione post-calamità e quelli di Transizione 4.0. Mentre si confeziona la manovra, va avanti il cantiere fisco. In arrivo una novità attesa dalle partite Iva.

“La rateizzazione dell’acconto di novembre verrà già applicata da novembre 2023 per una platea abbastanza ampia di contribuenti”, ha annunciato il leghista Alberto Gusmeroli. In uno dei prossimi Cdm è in arrivo poi la “revisione del calendario degli adempimenti, sia per le dichiarazione sia per i termini di versamento”, ha spiegato il viceministro dell’Economia Maurizio Leo, impegnato anche sui decreti attuativi per applicare da gennaio la direttiva europea sulla global minimum tax per le multinazionali. Un fisco “più tutor che autovelox” è necessario secondo il direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini: “La vera sfida non è dare sempre più poteri a noi o alla Guardia di finanza per recuperare, ma è fare in modo che i contribuenti, grazie alle semplificazioni e altri strumenti, non realizzino l’evasione fiscale”.

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