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Inter, Marotta sulla seconda squadra: "Dove la facciamo allenare?"

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Ultimo aggiornamento 19 Ottobre, 2023, 23:33:23 di Maurizio Barra

Ospite della presentazione di “Odio il calcio”, il nuovo libro di Fabrizio Biasin, l’amministratore delegato dell’Inter, Beppe Marotta, ha parlato di vari argomenti: “Ricordo ai tempi del Como, si parlava tanto di AIDS e io ero ds: mi fecero uno striscione giocando su questa assonanza. Cena con Conte a Trento? Ma no, era una cena allargata a quindici persone”.


C’è spazio ancora per l’ironia in questo calcio?

“Oggi scherzare e fare ironia è pericoloso, devi stare attento a con chi parli, dove parli. Però mi piace fare calcio, la passione si concretizza con l’adrenalina di andare a giocare sabato a Torino o martedì col Salisburgo senza sapere cosa succederà. Se dovessi fare l’agente o altro, non mi entusiasmerebbe più”.


È diventato più autorevole col passare del tempo?

“Ma questo vale nella vita in generale, a una certa età si inizia ad avere una certa esperienza alle spalle. Ti porti dietro le cose buone e le cazzate che hai fatto, le sconfitte che hai subito: nella vita capita di aver sbagliato alcune cose e oggi ho la consapevolezza per poter affrontare anche cose negative”.


Ci sono le raccomandazioni a livello giovanile?


”Beh, in una squadra giovanile romana, non dico quale, fino a qualche anno fa c’era la squadra dei raccomandati. Non è una cosa che scopro io, sicuramente le raccomandazioni ci sono, però la classe dirigenziale tutta, almeno a livello professionistico, fa le selezioni in base alla capacità. Cosa diversa è esasperare, che per esempio capita nel mondo giovanile o dilettantistico: il diritto al gioco penso sia di tutti”.


Quindi vincere non è la cosa più importante di tutte.

“Assolutamente no, anzi. Vedo che però questo concetto è esasperato proprio laddove non ci dovrebbe essere, nelle squadre dilettantistiche. È una cosa che combatto e contesto, ne abbiamo parlato anche di recente con Abodi. È il male del calcio”.


Si fa la seconda squadra dell’Inter?

“Le seconde squadre, come sapete la prima è stata la Juventus e poi è arrivata l’Atalanta, secondo me sono uno strumento indispensabile come la crescita dei giovani. Il passaggio da Primavera a prima squadra è molto difficile, manca quello strumento intermedio che gli possa consentire una crescita, che può essere l’Under 23. Però, e faccio mea culpa, è che mancano le strutture adeguate: dove la facciamo allenare?”.


Le piace il Viola Park?

“Non l’ho visto, ma mi hanno detto che è una struttura unica in Europa. Tanto di cappello a Commisso, mi hanno parlato di una struttura italiana ma con mentalità americana”.


Conte dice di averla convinta a rifare Appiano.

“Antonio è molto esigente, negli stimoli che dà. C’era da fare un restyling dalla Pinetina e l’abbiamo attutato, era un processo già attivo prima di lui ma lui è molto attento a tutto quello che riguarda una società di calcio”.


Quindi sulla seconda squadra: sì, ma ci vuole del tempo…

“Eh, dobbiamo risolvere questo problema. Che riguarda l’Inter, ma anche tante altre società. Dico quello delle strutture in Italia”.

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