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Paolo Di Paolo, romanzo sulla memoria

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Ultimo aggiornamento 25 Ottobre, 2023, 14:58:56 di Maurizio Barra

(di Paolo Petroni)
PAOLO DI PAOLO, ”ROMANZO SENZA
UMANI” (FELTRINELLI, pp. 218 – 17,00 euro) – La memoria, le
parole sono i veri temi, naturalemnte connessi, di questo
romanzo di Paolo Di Paolo al di là di quello ecologico
d’occasione sul riscaldamento globale e i disastri climatici. A
cercar di richiamare l’importanza della memoria, a
interrogarcisi, a ribadirla è il professor Mauro Barbi di
ritorno da un viaggio su quel Lago di Costanza che da anni
attrae la sua curiosità di studioso ed è diventato centrale nel
panorama del suo lavoro.

   
Non a caso il racconto di Barbi si svolge tra la richiesta di
partecipare e lo svolgimento di un talk show tv con un
conduttore poco interessato a capire davvero appunto il valore
della memoria, il fatto che ”studiare il motivo e il
meccanismo dei bruschi cambiamenti climatici avvenuti nel
passato può aiutarci” a affrontare il presente, come lui cerca
di spiegare. Quel lago infatti fu il centro di un’improvvisa,
terribile galciazione da novembre 1572 alla primavera dell’anno
dopo, a una ventina di gradi sottozero che facero piombare
gelati a terra gli uccelli e diventare l’acqua così solida che
si poteva attraversare con un carretto. Era un paesaggio
nebbioso, piovoso, che ”non ha niente di rassicurante, è
inospitale e infido” mentre gli elementi ”fanno sterile la
terra, predicendo la fame”, con gli uomini che,”non graziati
dal letargo, guardano alla furia degli elementi con uno spirito
che li sovrasta e li offende”.

   
Il professore termina il suo intervento tv citando poi
Rabelais che racconta che ”in certi paesi, in inverno, le
parole gelano al freddo dell’aria, e non è possibile udirle”,
ma ”il ghiaccio conserva” e saremmo sorpresi se scoprissimo
che è qui il posto dove quelle parole disgelano e riacquistano
senso. Ed è un qualcosa che accade anche nei rapporti tra le
persone, come è successo al protagonista con Anna.

   
A dispetto del titolo e di quell’inzio ”in assenza di occhi
umani” sul lago ghiacciato, questi ci sono e sono, assieme al
protagonista e i suoi amici, anche gli ovvi responsabili del
guai climatici odierni, dimentichi del passato, così da ”non
cercare il posto del disgelo”. Anche perchè mentre Barbi cerca
lui stesso di ricordare o recuperare persone del suo passato, a
sgelarlo, a cominciare dall’amico Fiore cercato dopo 15 anni
alla ragazza belga di Madrid, da Cardolini a appunto la sua Anna
e l’ex bambina Sofia, dice di essere ossesionato da una domanda:
”Che cosa ricordano gli altri di noi?”, come ci ricordano?
Perché la memoria non è una sola e, pirandellianamente, ognuno
ha la sua.

   
Così una sorta di storia climatica tra gelo del lago e
surriscaldamento odierno va in parallelo al recupero di quel che
la memoria ha conservato del porprio passato e di come questo si
sia frantumato e rispecchiato negli altri come in un
caleidoscopio, che è comunque importante cercar di ricomporre
per tenatre di ritrovare un senso, se stessi. Un racconto
suggestivo ma complesso, che coinvolge il lettore nel ricomporre
un mosiaco fatto e nato da suggestioni, come ha spiegato
l’autore stesso, che insegue voci e luoghi e fà sì che il suo
protagonista nell’acqua e il ghiaccio del lago veda come uno
specchio in cui provare a guardare al di là e in profondità, per
fare i conti con uno smarrimento esistenziale.

   

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