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A novembre +16,19% le vendite di auto in Italia

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Ultimo aggiornamento 1 Dicembre, 2023, 20:23:46 di Maurizio Barra

A novembre sono state immatricolate in Italia 139.278 auto con una crescita

sullo stesso mese del 2022 del 16,19%. Il consuntivo dei primi undici mesi chiude a quota 1.455.271 con un incremento del 20,1% sullo stesso periodo del 2022. I dati sono del ministero dei Trasporti.

Stellantis ha venduto in Italia a novembre – secondo i dati elaborati da Dataforce – 40.808 auto, il 9,8% in più dello stesso mese del 2022. La quota di mercato è pari al 29,3% a fronte del 30,9% di un anno fa.

    Negli undici mesi il gruppo ha immatricolato 472.715 auto,  in crescita del 10,1% rispetto all’analogo periodo dell’anno scorso. La quota è in calo dal 35,4% al 32,5%.

 

 Negli undici mesi del 2023 si registra ancora un calo di ben il 18,1% sullo stesso periodo del 2019. Lo mette in evidenza il Centro Studi Promotor.
Il presidente Gian Primo Quagliano ritiene che a fine anno le immatricolazioni si attesteranno a quota 1.576.000. “Il livello ante-pandemia, che era ed è l’obiettivo da raggiungere, resta quindi lontano” spiega.. L’inchiesta congiunturale di novembre del Centro Studi Promotor su un campione rappresentativo di concessionari mette in luce che le vendite 2023 sono state frenate da tre fattori: la situazione economica delle famiglie aggravata dalla riduzione del potere d’acquisto per effetto dell’inflazione, i livelli decisamente elevati raggiunti dai listini e la situazione economica generale.
Particolarmente critica appare poi la situazione per le vendite di auto elettriche la cui quota sfiora in Italia il 4% contro il 15,2% dell’Europa Occidentale. L’attenzione in questa fase di mercato resta quindi concentrata su due obiettivi: come ritornare ai livelli ante-crisi? Come lanciare l’auto elettrica? L’indagine sui concessionari mette in luce una notevole cautela per i prossimi mesi. Il 63% indica su bassi livelli gli ordini acquisiti in novembre, mentre il 33% indica bassi livelli di giacenze di auto presso i concessionari con conseguenti difficoltà di consegna anche per vetture da tempo ordinate, il 49% indica i prezzi su alti livelli e il 44% si attende, tra l’altro, ulteriori aumenti dei listini delle auto. Le prospettive per il 2024 non appaiono quindi favorevoli. D’altra parte, a fronte di una previsione di crescita del Pil dell’1%, per il 2024, vi sono le incognite legate al ritorno del patto di stabilità, la cui sospensione nel 2020 ha consentito di recuperare rapidamente il crollo del Pil legato alla pandemia, e il cui ritorno potrebbe riaprire vecchie ferite. Le previsioni del Centro Studi Promotor per il mercato dell’auto nel 2024 verranno divulgate il 5 dicembre alle 11 nella conferenza stampa annuale che si terrà a Milano all’Hotel Melià. 

“Visto il perdurare del ritardo in tema di transizione energetica, l’Unrae ribadisce l’urgenza di intervenire sull’attuale schema incentivi, attraverso un provvedimento che interrompa le indiscrezioni di stampa e l’attendismo che si è creato sul mercato, che non si riflette ancora nei dati delle immatricolazioni”. Lo afferma il presidente Michele Crisci. “Tale revisione – spiega – dovrebbe prevedere modifiche delle regole attuali, accogliendo le richieste dell’Unrae di innalzamento del price cap e di estensione dell’incentivo a tutte le imprese con bonus a importo pieno, per rendere le stesse regole più fruibili, maggiormente indirizzate ai target europei e utili ad un accelerato rinnovo del parco”.
Ma la sola revisione degli incentivi non basta: “Richiamiamo ancora una volta – aggiunge Crisci – la necessità di una revisione del regime fiscale delle auto aziendali in uso promiscuo, che potrebbe essere velocemente attuata attraverso i decreti attuativi della Delega Fiscale, in modo da favorire la competitività delle imprese italiane, oltre a rilanciare un settore che, con il veloce ricambio dei veicoli aziendali, è in grado di accelerare il rinnovo del parco complessivo circolante”.
“Anche il penultimo mese dell’anno si chiude con immatricolazioni in crescita per il mercato auto italiano (+16,2%). Si conferma, quindi, il trend positivo del cumulato gennaio-novembre rispetto all’anno precedente, ferma restando la significativa distanza rispetto ai volumi pre-pandemia (-18% su gennaio-novembre 2019). Entrando oggi nell’ultimo mese del 2023, possiamo ormai ragionevolmente confermare che la chiusura del mercato auto italiano si attesterà a circa 1.580.000 immatricolazioni complessive (+20% circa rispetto al 2022)”. Lo afferma Roberto Vavassori, presidente dell’Anfia.
“Con la fine dell’anno, il consuntivo dell’ecobonus auto 2023 mostra un avanzo di circa 300 milioni di euro, che, peraltro, si somma ai 250 milioni restanti dall’ecobonus 2022 e non ancora riallocati. Segno che gli incentivi all’acquisto delle vetture green, previsti anche per il 2024, vanno rimodulati e resi più attrattivi per i consumatori, in modo che le loro scelte si orientino gradualmente nella stessa direzione degli obiettivi di decarbonizzazione della mobilità che l’Ue ha fissato”.
“La rimodulazione del vigente piano Ecobonus, insieme a una revisione della fiscalità dell’auto aziendale, sarebbe in grado di agevolare la sostituzione di modelli endotermici con alternative a bassissime emissioni e questo rappresenta la vera sfida della transizione ecologica, riguardo alla quale l’Italia si presenta molto indietro rispetto agli altri Paesi europei. Non dimentichiamoci inoltre che per il 2024 sono disponibili ulteriori 630 milioni per autovetture e commerciali leggeri che sommati ai residui 2022 e 2023 costituiscono un cospicuo plafond per stimolare adeguatamente gli acquisti di veicoli non inquinanti”. Lo afferma Adolfo De Stefani Cosentino, presidente di Federauto, la Federazione dei concessionari auto.
“Attendiamo, al più presto, un confronto allargato con il Governo – già nei prossimi giorni impegnato sul fronte della riconversione industriale nazionale del settore automotive – così da poter rimettere in pista risorse preziose per agevolare il ricambio del parco circolante. Procrastinare ulteriormente questa decisione, in attesa degli esiti del Tavolo Sviluppo Automotive e la ventilata ipotesi del Leasing Sociale, significherebbe rallentare ulteriormente il conseguimento di effetti reali sul mercato e sull’ambiente”, conclude De Stefani.

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