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Ex Ilva, l'8/1 il governo incontra Mittal: "Dia garanzie"

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Ultimo aggiornamento 30 Dicembre, 2023, 15:21:26 di Maurizio Barra


Ex Ilva, l'8/1 il governo incontra Mittal: "Dia garanzie" - foto 1

Tgcom24




I sindacati delusi dopo l’incontro

 La riunione “peggio di così non poteva andare”, secondo il segretario della Uilm, Rocco Palombella, che si dice pronto a “lottare fino alla fine”, senza esclusione di nessun tipo di iniziativa, per evitare lo scempio di continuare a far gestire Acciaierie d’Italia da ArcelorMittal e una chiusura che rappresenterebbe “un disastro senza precedenti”. Anche il capo della Fiom, Michele De Palma, e il coordinatore nazionale per la siderurgia, Loris Scarpa, dichiarano che la situazione è “a un passo dallo scontro” spiegando che nel corso dell’incontro sarebbero state prospettate tre ipotesi.

 

Le ipotesi sul tavolo (ma nessuna piace ai sindacati)

 Nella prima ipotesi Arcelor Mittal accetta finalmente di investire; nella seconda la multinazionale dichiara di essere d’accordo a uscire; e nella terza non c’è nessun accordo possibile e quindi l’amministrazione straordinaria. Nessuna di queste strade, secondo De Palma, risponderebbe alla richiesta dei sindacati di una salita del capitale pubblico. La preoccupazione è condivisa dal segretario della Fim Cisl, Roberto Benaglia, pronto a valutare con Fiom e Uilm ulteriori forme di mobilitazione a valle dell’incontro che il governo terrà con i sindacati dopo aver visto Mittal, il 9 o il 10 gennaio. Benaglia aggiunge che al vertice con il gruppo parteciperà il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e che il governo cerca una soluzione consensuale per evitare strappi, con il rischio di contenziosi internazionali e di dover pagare penali.

 

Urso: “Servono subito 1,3 miliardi di euro”

 Intanto il tempo stringe e il 10 gennaio termina l’obbligo imposto a Snam di continuare ad alimentare di gas il sito siderurgico di Taranto. Anche al di là delle esigenze di cassa più immediate, il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, indica in 1,3 miliardi il supporto finanziario necessario a garantire un futuro produttivo all’impresa, come previsto dal piano industriale, per le esigenze legate alla produzione e l’acquisizione degli impianti. “Se il socio di maggioranza non risponderà a questa richiesta il governo ne prenderà atto e prenderà i suoi provvedimenti”, dichiara Urso al termine del tavolo a cui per il governo ha partecipato con il ministro degli Affari Ue e del Pnrr, Raffaele Fitto, la ministra del Lavoro Elvira Calderone e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. 

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