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FI rilancia la casa dei moderati ma frena sul terzo mandato

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Ultimo aggiornamento 9 Gennaio, 2024, 03:39:33 di Maurizio Barra

 Forza Italia si mobilita e alla vigilia dei suoi 30 anni, che festeggerà il 26 gennaio – stesso giorno del ’94 quando la ‘discesa in campo’ di Silvio Berlusconi invase tutti i tg – scommette sui civici per allargare la casa dei moderati e recuperare consensi. Liste aperte, quindi, a nomi ‘esterni’ con cui stringere accordi, purché si riconoscano nel popolarismo europeo. Per Antonio Tajani è questa la strada per conquistare il 10% alle prossime Europee e raddoppiare alle Politiche. Indipendentemente dagli alleati di centrodestra a cui garantisce fedeltà per non soffiare loro ‘pedine’ e per vincere insieme nelle 5 Regioni al voto quest’anno. Sardegna compresa, dove prevale l’ottimismo e “l’accordo si farà”.

 

 

 Ma si smarca sul terzo mandato dei governatori: “Il mio dubbio ce l’ho”, rivela il vicepremier convinto che “l’alternanza sia un bene per la democrazia”. Mette le mani avanti perché “bisognerebbe fare una nuova legge, visto che quella attuale prevede due mandati” e cita perfino gli Stati Uniti che, da “casa della democrazia mondiale”, si ferma a due mandati. Poi insiste sulla corsa dei leader per il Parlamento europeo ma in versione più soft: “E’ una decisione da valutare insieme a Giorgia Meloni e Matteo Salvini” e comunque una scelta prematura per FI, appesa al congresso nazionale del 23 e 24 febbraio, il primo senza Berlusconi e quello che potrebbe incoronare Tajani alla guida del partito. Il segretario di FI traccia la sua strategia a breve termine.
Nella sede del partito alle spalle di Montecitorio, circondato da vecchia e nuova guardia, annuncia alla stampa mosse, new entry e prossime iniziative. Forte dei suoi 110 mila iscritti, il leader chiarisce che non pesterà i piedi a Lega e Fratelli d’Italia (“Non cerchiamo consensi tra le file degli alleati” bensì “nel mondo civico e nel grande partito dell’astensione”) ma lo fa nel giorno in cui ufficializza l’approdo di Orlando Angelo Tripodi al Consiglio regionale del Lazio, che a novembre ha detto addio alla Lega. E chissà se ora sarà proprio il sesto consigliere azzurro nel Lazio ad aprire le porte a un assessore in più che FI potrebbe chiedere al presidente Rocca, a scapito della Lega. Maurizio Gasparri, decano forzista e presidente dei senatori, smentisce che il passaggio di Tripodi sia il “movente” dell’operazione, ma ammette che “pesi e contrappesi esistono in politica” lasciando a buon intenditore poche parole. 

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