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Sanità: Mangialardi (Pd), tagli per aprire ai privati

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Ultimo aggiornamento 14 Gennaio, 2024, 21:39:56 di Maurizio Barra

“Quando, come Gruppo Consiliare
regionale del Partito Democratico, criticammo aspramente la
legge di riorganizzazione sanitaria approvata nell’agosto del
2022 (Legge regionale n. 19/2022), dicemmo che la riforma
avrebbe aumentato di molto le spese per stipendi per le poltrone
d’oro dei superdirigenti delle costituende Ast, mentre lo
spezzettamento in 5 aziende territoriali autonome oltre a Inrca
e Ospedale di Torrette avrebbe causato disorganizzazione,
inefficienze e sarebbe presto risultato insostenibile dal punto
di vista economico-finanziario con conseguenti tagli. Spiace
constatare che eravamo stati ‘facili profeti’, sia dell’aumento
dei costi per stipendi dei dirigenti (1 milione e 300mila euro),
sia del caos che sarebbe presto sopraggiunto rispetto alle
prestazioni e agli operatori, causando quei disservizi che tutti
i cittadini marchigiani vivono quotidianamente sulla propria
pelle”. Così in una nota il capogruppo del Pd in Consiglio
regionale Maurizio Mangialardi. “A ciò – prosegue , si è poi
aggiunto il nuovo Piano Socio-Sanitario 2023-2025, approvato
nell’estate del 2023, non solo totalmente inadeguato, ma
addirittura pericoloso in quanto ha contribuito ad aumentare la
confusione”.

   
Secondo il capogruppo dem, “dal punto di vista politico, è
impossibile non notare una precisa strategia della destra:
mentre la sanità pubblica è allo sbando, il neo-sottosegretario
Salvi annuncia in modo molto chiaro all’atto della sua nomina
l’impegno per dare più spazio al privato: non tanto al privato
convenzionato, che verrà indirettamente messo in difficoltà dai
tagli operati dalla Giunta, ma quanto proprio all’aumento delle
prestazioni totalmente private come surrogato di quelle che il
pubblico non riesce e non riuscirà sempre più a fornire a causa
della feroce spending review”. “Una deriva – incalza Mangialardi
– risultata chiara sin dall’inizio dell’esperienza
amministrativa della Giunta Acquaroli, ma che sta subendo negli
ultimi mesi una forte accelerazione verso il definitivo
smantellamento del servizio sanitario regionale, come d’altronde
già evidenziato a chiare lettere dalla Corte dei Conti e dal
Collegio dei Revisori, con l’obiettivo di escludere
definitivamente fuori dal sistema gli indigenti e chi non può
pagarsi le cure. Per salvare il sistema pubblico, è invece
necessario, da una parte, aumentare la spesa sanitaria
portandola al 7,5% in rapporto al PilL (ed in questo senso è già
stata approvata una proposta di legge alle Camere di cui sono
primo firmatario); dall’altra parte, bisogna ripensare dalla
fondamenta il modello organizzativo imposto dalla Giunta
Acquaroli che, appena applicato, si sta già dimostrando
fallimentare. In particolare, l’assenza di una camera di
compensazione regionale sta facendo esplodere gli squilibri
territoriali; bisognerebbe al contrario restituire armonia a un
sistema che appare ora non solo sottofinanziato, ma anche
disarticolato e disorganizzato” conclude.

   

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