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Mattarella, la generazione Z è la speranza del nostro Paese

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Ultimo aggiornamento 16 Gennaio, 2024, 20:21:44 di Maurizio Barra

   La generazione Z, ossia i primi nativi digitali, rappresenta “la speranza del nostro Paese” ed è responsabilità degli atenei fargli comprendere quanto il mondo possa essere migliore da quello che in questi tempi gli presentano gli adulti. Sergio Mattarella arriva tra gli applausi a Vercelli per l’inaugurazione dell’anno accademico
dell’università del Piemonte orientale, un ateneo giovane (25 anni di vita) ma proiettato nel futuro e conferma la sua attenzione agli atenei nazionali visitati in gran numero durante la sua permanenza al Quirinale.

   Il rapporto tra giovani e università è in cima alle preoccupazioni del presidente della Repubblica che non si stanca di chiedere – lo ha fatto anche nel suo messaggio di fine anno – maggiore attenzione alle esigenze delle nuove generazioni, molte delle quali sembrano ignorate dalla politica, a partire dalla tutela dell’ambiente. Per questo il capo dello Stato ha da anni avviato una sorta di pellegrinaggio laico nelle università italiane a caccia di eccellenze, di attenzione alla didattica e, soprattutto, di formazione attraverso la ricerca.

   Un continuo pungolare le istituzioni affinché non dimentichino che l’obiettivo è la formazione delle nuove generazioni. Certamente didattica ma non solo: “bisogna far emozionare gli studenti”, ha detto oggi spiegando che l’istruzione non è solo numeri e lettere ma serve a “rendere i giovani protagonisti, a fare in modo che siano capaci di spirito critico e padroni della conoscenza per il futuro”.

   Mattarella respinge anche alcune letture sul “disorientamento” dei giovani che al massimo è determinato dalle “responsabilità degli adulti”: “come potrebbero i giovani
sentirsi a loro agio, trovare parametri di riferimento o coordinate di comportamento nel mondo che oggi gli adulti presentano loro?”, si è chiesto retoricamente. Un concetto che ha risposto alle parole del rappresentante degli studenti, molto applaudito, Federico Iato, che proprio di questo aveva parlato: “noi della generazione zeta non siamo ragazzi pigri e svogliati, siamo sopravvissuti allo studio durante la pandemia e vi chiediamo vita, insieme alla cultura”.

   Presente a Vercelli anche la ministra dell’università e della ricerca  Anna Maria Bernini che ha assicurato come il governo stia lavorando su “flessibilità, multidisciplinarietà, partecipazione, interattività e valorizzazione delle soft skill. Tutto ciò – ha spiegato – guardando a una riforma che superi alcuni vincoli legati all’aggiornamento della didattica”. Durante la cerimonia è stata conferita anche una laurea honoris causa in medicina e chirurgia alla manager sanitaria Mariella Enoc.

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